giovedì 25 Aprile 2019

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2019: Cosa ci aspetta?

Una nazione, o una federazione di Stati, per esistere non può accontentarsi di essere uno scatolone di popolazioni, un contenitore di interessi economici o una società di mutuo soccorso delegata a proteggere le libertà del singolo individuo e a garantire i suoi inalienabili diritti. Deve essere di più, molto di più, altrimenti si sfascia alla prima occasione, come sta accadendo all’attuale Europa investita da uno tsunami di rabbia, rancore e malcontento popolare. Da settimane, ormai, la Francia è sconvolta da un movimento di popolo, né di destra né di sinistra, nato spontaneamente per opporsi alle opprimenti misure economiche intraprese da Macron per conto dei gruppi finanziari che lo hanno portato all’Eliseo. La marcia dei Gilets Jaunes ha fatto subito proseliti in Belgio e Olanda, dove i cortei hanno radunato folle di contestatori. Tensione altissima anche in Spagna, teatro permanente delle proteste degli indipendentisti catalani e baschi. Gruppi di “eco warriors” hanno bloccato per giorni il traffico aereo della Gran Bretagna scatenando i droni sullo scalo londinese di Gatwick e causando ritardi e cancellazioni, con relative ingenti perdite economiche per le compagnie aeree coinvolte. Studenti e sindacati in piazza persino in Ungheria per protestare contro la legge che introduce la settimana lavorativa di sei giorni e l’innalzamento del tetto degli straordinari. Agli ungheresi, evidentemente, non era ancora arrivata la polpetta avvelenata del liberismo senza regole, adesso sanno anche loro “come si lavora” nei Paesi più industrializzati del mondo.

L’anno che ci sta lasciando è stato un vero disastro e non si può far finta che la Germania non c’entri nulla, perché c’entra eccome. Attraverso il centro di potere politico economico e finanziario rappresentato da Angela Merkel e Jens Weidmann (Bundesbank), la Germania ha ucciso la Grecia per salvare i propri istituti esposti dopo averne finanziato non solo il deficit, ma anche garantito gli incauti acquisti ellenici di armi sul mercato tedesco e francese. Con il denaro dei contribuenti europei la Germania ha salvato (forse) i suoi colossi bancari alla canna del gas, cosa che all’Italia delle crisi di MPS e banche venete è stata vietata. Berlino, invece, lo ha fatto tranquillamente nazionalizzando di fatto Deutsche Bank (di cui tutti ricordiamo il ruolo di killer esercitato nel 2011 contro l’Italia attraverso la svendita dei Buoni del Tesoro) e Commerzbank, il cui valore sul mercato è poi crollato lo stesso.


Cos’altro potevamo aspettarci? Dopo aver mandato per vent’anni in Europa i trombati, i falliti, gli incompetenti della politica dei vari Stati nazionali, era lecito pensare a un risultato diverso? Nel frattempo i Cinesi acquisiscono in Europa industrie e porti (come il Pireo in Grecia) mentre l’America tiene ben schiacciata sotto il tacco del suo stivale finanziario l’economia del Vecchio Continente, la qual cosa potrebbe prefigurare la fine dell’egemonia del modello americano. C’è solo da sperare che non si avveri quanto teorizzato dal politologo Giovanni Arrighi: “nessuna potenza egemone ha mai rinunciato alla sua egemonia mondiale senza prima scatenare una o più guerre.”


Diciamocelo: le cose fino ad oggi in Europa sono andate di male in peggio, ma nulla vieta ai cittadini europei di nutrire un’ultima speranza per il 2019, un anno che si annuncia cruciale per le sorti dell’Unione. Tra sei mesi avremo finalmente un’Europa degna di questo nome, o l’Europa continuerà ad essere un club privé di banchieri e finanzieri alla ricerca spasmodica di maggiori guadagni e totalmente disinteressati a un reale futuro dei popoli e delle culture? Il danaro, si sa, è apolide e non conosce confini. Chi il danaro non ce l’ha, invece, è prigioniero delle sue quattro mura, quando ha la fortuna di averle. L’anno prossimo ritorneremo a vedere il cielo? In caso contrario, cominciamo a cercare un riparo per proteggerci dalla tempesta in arrivo.

Commenti

28 risposte a “2019: Cosa ci aspetta?”

  1. Scrivevo oggi ad un’amica rispondendo al suo “Tanti auguri per un felice e sereno 2019”:
    “….se si potesse resettare come con il PC! Ma nn accadrà e avremo a che fare con le stesse schifezze, e….buon 2019 !?!
    Nella mia vita non mi era mai accaduto di affrontare una fine d’anno così …. loffia!
    Sarà perchè ieri sera ho visto (in home video) “SCHLINDER’S LIST”!?!
    Vediamo di tenere botta fino alle Europee (e annessi e connessi) di questa primavera.
    Sarà pure partita una primavera, a fine maggio no?

    • Ma allora ti vuoi male! Io ho visto “The Greatest Showman”, con un Hugh Jackman in forma smagliante, e sono andata a dormire tranquilla e serena. Personalmente, tendo sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno. E devo dire che, dopo le sceneggiate dei giorni scorsi, tra improbabili gilet azzurri e ridicoli nipotini dei partigiani che hanno anticipato il 25 aprile al 25 dicembre (troppo forti!), il 2019 mi fa ben sperare.
      Non ci resta che attendere, dice quel detto sempre attuale.

  2. ….hai ragione Rita, deve essere stato un attacco di “cupiodissolvite”, che mi sono beccato guardando i comportamenti dei guitti, che la pessima legge elettorale che teniamo, ha consentito di tramutare, di botto, in “padri coscritti”!
    E dire che di solito sono anch’io per il bicchiere mezzo pieno.
    E va beh, a mezzanotte , riempiamolo comunque sto bicchiere, per brindare al nuovo anno, si fa così no? Tutti gli anni, e perchè non farlo anche per il “Governo del cambiamento”?!? Dicono che vadano forte i calendari del “duce” …. ma li, più che di cambiamento si tratta di “revival”, tipo “…..quando c’era lui, caro lei” e “treni che arrivavano in orario” (che poi sappiamo come è andata a finire!!!), cmq Buon anno a todos los amigos!

  3. Vedo, Rita, che anche tu punti sull’Europa non certo come contenitore di rabbia e di rancore, ma come soggetto in grado di affrontare problemi che i singoli Paesi non sono in grado di affrontare.
    Ma… come è difficile cambiare le regole attuali e aumentare il grado di integrazione introducendo ad esempio gli eurobond.
    Qualcosa di positivo la crisi ha prodotto: ha accelerato il processo di “integrazione” (creando una serie di meccanismi anti-spread, salva-Stati).

    Trovare la quadra di interessi divergenti è davvero difficile, tanto più se pensiamo che ci troviamo in presenza di ben 27 Paesi.
    Ma non possiamo desistere: l’obiettivo (a cui si deve tendere anche se oggi appare una chimera) è quello di un equilibrio di interessi all’insegna del cosiddetto win-win (un accordo cioè che preveda “vantaggi” per tutti, ciò che è stato la molla di tutti i partner dell’Europa.

    • Credo che nessun politico sia così stupido da puntare su rabbia e rancore, che durano un attimo. E comunque, fino a prova contraria e fino ad ora, i sentimenti estremi e i risentimenti sono stati creati proprio dalle troppe decisioni demenziali di “questa Europa”. Reazioni anche violente si stanno registrando sotto diverse forme in tutti gli Stati dell’unione (tranne in Italia, per ora) e più di un eurocrate dovrebbe recitare il mea culpa. L’atteso appuntamento di maggio dirà l’ultima parola sulla sopravvivenza della Ue: o l’Unione cambia pelle completamente, oppure andremo incontro a disastri ben peggiori degli attuali. Non ci resta che attendere, cinque mesi passano in fretta.

    • A proposito di eurobond, dimenticavo. Come ho sottolineato nel post, la Germania ha delle grosse responsabilità nel disastro-Eurozona. In tanti hanno stappato la bottiglia quando si è riunificata ma, col senno di poi, fu un grave errore lasciarla riunire in modo di consentirle di diventare forte abbastanza da spadroneggiare sull’Europa. I tedeschi, si sa, son fatti così. La Merkel è stata la nemica numero uno degli eurobond, che all’inizio comporterebbero un aumento dei costi per la Germania, che ora riesce a finanziarsi a tasso zero proprio grazie alle paure create dalla macellazione della Grecia. Gli ottusi tedeschi, che quando si puntano non li schioda più nessuno, non riescono a capire che l’introduzione degli eurobond non sarà a costo zero, tuttavia, se andiamo avanti di questo passo, tra non molto i loro prodotti, Bmw e Mercedes, aspirapolveri e frigoriferi, si venderanno sempre di meno. Dopo di che voglio vedere cosa ne faranno delle loro fabbriche, avendo fatto anche la furbata di tagliare i ponti con la Russia.

  4. Considero anch’io, Rita, le prossime elezioni europee come uno spartiacque della storia dell’Europa: il rischio è che salti tutto un lavorio diplomatico di decenni alla ricerca di un punto di equilibrio. Se vinceranno coloro che guarderanno solo agli interessi (pur legittimi) delle singole nazioni senza tener conto degli interessi (pur legittimi da parte di governi che, come in Italia, rispondono all’elettorato) degli altri, sarà davvero la fine.
    Non mi interessa tanto chi vince (il partito, lo schieramento), ma mi interessa che vinca che sappia guardare solo al proprio ombelico, ma sappia ascoltare anche gli altri: la politica è proprio questa, cercare cioè un punto di equilibrio che rappresenti per ciascuno un vantaggio.

  5. Credo che dovremmo preoccuparci di “coloro che guardano agli interessi della finanza internazionale”, non agli interessi delle singole nazioni. E’ più che logico che in uno Stato Federale (l’Europa) ognuno dedichi un’attenzione particolare al “suo” Stato, accade in tutti gli Stati sovrannazionali del mondo, e ci mancherebbe altro che non accadesse. Sarebbe come se in un condominio si pulissero le scale, gli ascensori, i garage, i giardini, abbandonando nel lerciume più totale i singoli appartamenti. Nel giro di qualche decennio crollerebbe il palazzo.

    Se ognuno spazzasse davanti alla sua porta la città sarebbe pulita, dicevano i saggi Cinesi, e come sempre avevano ragione. Non so come andranno le prossime elezioni europee, ma spero che l’Europa cambi verso radicalmente, mi sembra che vent’anni di fallimenti possano bastare.

  6. Che cosa ci aspetta? Un rafforzamento oppure un indebolimento dell’Unione Europea.
    Per qualche mese, fino alle elezioni, in molte realtà nazionali europee si addebiteranno all’Unione Europea le sue colpe, quelle dei singoli membri, tutte le colpe possibili e immaginabili. Utilissime, evidentissime chiacchiere elettorali.
    Dopo le elezioni, verrà il momento della verità.
    Una maggiore coesione istituzionale, militare e diplomatica e una migliore politica economica potranno consentirci di impostare nel decennio successivo le premesse per un’Europa veramente unita, indipendente e libera.
    In caso contrario, l’Europa sarà sempre di più l’ancella, a turno, di americani, russi e cinesi. Sarebbe ora di smetterla con i bisticci e i pasticci di campanile e di cortile.
    E sarebbe ora di cominciare a pensare in grande, a pensare a un’Europa federale, forte, coesa.
    Non sarebbe la prima volta. L’Europa deve e può avere il suo grande posto nel mondo. Deve solo volerlo.

    • Credo proprio che nessuno sappia cosa ci aspetta, in primis quelli che fanno previsioni. Vent’anni fa sembravano tutte rose e fiori, infatti, e la realta’ e’ qui da vedere. Non tutte le colpe sono della Ue, su questo non ci piove, mentre la sterile e affamante krukken austerity e’ senza ombra di dubbio colpa di una Ue germanocentrica. Credo che banalmente i cittadini chiamati alle urne si chiederanno se stavano meglio ieri oppure oggi e, altrettanto banalmente, credo che un indebolimento politico (senza Merkel) ed economico (se gli altri piangono, i tedeschi non ridono) della Germania sara’ salutare per l’Europa intera. Alcuni partiti politici spariranno, altri spunteranno dal nulla. Niente di nuovo sotto il sole, insomma.

    • ….ops! Pietro, la tua frase di chiusura non può non richiamarmi le tante scrittte a caratteri cubitali, mal cancellate e quindi quasi sempre riaffioranti, parole d’ordine del “regime”, che non è finito propriamente bene a suo tempo!
      Io credo che, grande o meno grande, il ruolo che l’Europa può e deve giocare è quello di chi ha alle spalle un “cultura” che gli States non hanno, che i Cinesi hanno cancellato, che i Russi …..lasciamo perdere!
      Di questo noi Europei non dobbiamo dimenticare di andare orgogliosi, sempre ammesso che la smettiamo di mandare in Europa “politici” da “riciclare”!

    • Non so perche’ in Europa serpeggi l’idea che Cina e Russia non abbiano cultura (gossip mediatico, probabilmente) ma non e’ cosi. Da qualche anno i Cinesi hanno reintrodotto alle elementari gli insegnamenti confuciani, ad esempio, mentre i buona parte dei giovanissimi europei sono ormai degli idioti digitali, e la Russia nell’ultimo ventennio ha fatto passi da gigante sul fronte del recupero della cultura uccisa da decenni di bieco totalitarismo.. Se c’e’ qualcuno che deve rinascere dalle ceneri, questa e’ l’Europa.

    • Sì Francesco, anche sul curvone di Ticengo, in alto, e dovendo mettersi a sessanta chilometri non si poteva non leggere.
      D’altra parte, se anche le singole verghe nazionali europee fossero unite, diciamo tra loro fasciate …

      A parte gli scherzi, l’Europa potrebbe ripartire bene se facesse un po’ di ordine al proprio interno e se parlasse all’esterno con una voce sola, chiara e forte.
      L’Italia potrebbe giocare un ruolo importante. La Germania è oggi la nazione più forte, da cui partire, senza tante fisime. Se l’Italia avesse meno debito pubblico e la Francia avesse meno sciovinismo economico, sarebbe un buon triangolo di ripartenza. Dando il peso che meritano a quelli che, per debito o per millanteria, oggi alzano la voce alla periferia europea e contano in realtà come il due di coppe quando briscola è bastoni.
      Tra grandi, ci si allea coi grandi.
      E se la Gran Bretagna sta meglio in un cantone, ci stia. Ogni tanto nella storia lo fa, poi ci ripensa.

      Ci occorre meno debito pubblico, per tornare grandi abbastanza.
      La criminalità organizzata, le mafie, l’evasione fiscale e gli sprechi pubblici potrebbero consentirci prelievi economici enormi e potrebbero essere le nostre pesche miracolose per sanare il bilancio, rilanciare gli investimenti e diventare di nuovo una grande nazione, innovativa, libera, in prima linea con la bandiera europea.

    • Vent’anni fa siamo partiti dalla Germania unita), con la moneta in particolar modo, e abbiamo sbagliato. Cerchiamo di non sbagliare di nuovo. Il problema del debito pubblico italiani, ormai lo abbiamo capito tutti, non sta tanto negli sprechi (anche, ovviamente, ma non siamo piu’ cicale di altri) quanto nello strozzinaggiio a cui dobbiamo sottostare pagando 2.700 mld. di euro all’anno di interessi. Vorrei vedere chiunque. Non ce la faremo mai ad estinguere il sospeso, nonostante gli introiti da tassazione superino le uscite da gestione ordinaria. E’ chiaro che bisognera’ seguire un’altra strada.

      Se fossino un Paese sovrano, come il Giappone o l’America, il problema non si porrebbe neppure, ma poiche’ siamo in una confederazione di Stati, la voce del capobranco e’ legge.

    • Perfetta l’immagine del branco, Rita. Diciamo pure di un branco di lupi.
      Del resto, homo homini lupus.
      Fuori dal branco sei spacciato, sei una preda isolata.
      Il branco infatti non è l’unico, ne esistono altri, molto aggressivi.
      L’Europa è un branco debole oggi ma potenzialmente forte domani.
      In tutti i branchi esistono gerarchie, basate sulle zanne o sull’economia.
      I capibranco possono cambiare. Ma c’è una scala gerarchica da salire. Restare in fondo a questa scala e continuare a guaire non aiuta.
      Nel branco regredisce chi è gravato da malattie, ferite, debito pubblico.
      Progredisce chi guarisce, cicatrizza le ferite, riprende forza, paga i debiti e torna libero.
      Da sempre i debiti si pagano. Con la schiavitù, con la prigione, con gli interessi.
      La colpa dei debiti non è dei creditori, è dei debitori.
      Gli errori si pagano, non ci sono scorciatoie. Chi millanta scorciatoie mente.
      Dalle prossime elezioni l’Europa dovrà decidere se continuare a cedere territorio e risorse agli altri branchi oppure incominciare a ringhiare e colpire di nuovo.
      Chi oggi divide e indebolisce l’Europa tradisce il suo branco per favorire i branchi avversari.

    • Sono d’accordo Pietro, ma mi sembra di capire che l’Italia per la prima volta dopo tanto tempo non stia guaendo. Speriamo in bene.

  7. 2700 miliardi di euro l’anno, Rita?
    Stai parlando agli interessi che paghiamo sul debito pubblico? Se sì, siamo intorno ai 70-80 miliardi l’anno (quest’anno dovremo pagare un po’ di più per via dello spread che i nostri governanti hanno fatto di tutto per alimentare (tant’è che, quando i toni si sono smorzati e i mercati si sono resi conto che nel governo era prevalsa la linea della ragionevolezza o comunque della volontà di una intesa con l’Europa, lo spread è sceso).
    Dare la colpa agli altri è la via più facile per liquidare i problemi.

    • Si Piero, mi riferivo al fatto che stiamo pagando interessi dall’inizio degli anni “90, il calcolo era quello. Quanto allo spread che avrebbero fatto salire i nostri governanti, non sono d’accordo. Come ben sai, i mercati sono umorali e la forsennata campagna mediatica degli ultimi mesi ha avuto il suo peso. Vedremo, adesso, dai decreti attuativi, come reagira’ il mondo economico. Dopo di che, potremo giudicare, da cittadini, l’operato del governo.

  8. Perché allora lo spread è sceso quando ci si è avviati all’intesa con Bruxelles? Che cosa c’entrerebbe la forsennata campagna mediatica?
    I mercati – lo sappiamo – sono umorali, ma seguono in ultima analisi una logica: le condizioni che impongono per prestare i soldi sono dettate dalla fiducia o meno di averli restituiti con gli interessi (è quello che farebbe ciascuno di noi nel momento in cui presta soldi a un terzo).
    Io, da cittadino italiano, mi aspetto una ulteriore riduzione dello spread (almeno di 100 punti, il livello che il nuovo governo ha trovato al momento della assunzione del potere.
    Non dimentichiamo che lo spread in Francia è sotto quota 50, un traguardo per noi – nelle nostre condizioni (in gran parte ereditate) – irraggiungibile.

    • Dopo la chiamiamola intesa con Bruxelles lo spread non doveva piu’ minacciare nessuno, e percio’ e’ sceso. Non del tutto, ancora, perche’ il braccio di ferro sui decreti attuativi relativi alla manovra e’ in corso, dopo di che scendera’ ulteriormente per tornare a farsi sentire in prossimita’ della scadenza elettorale. Quesa e’ la “logica”.

  9. Lo spread è sceso perché sanno tutti che i Decreti attuativi usciranno fortemente ridimensionati. Perché è ormai chiaro che il reddito di cittadinanza, coi paletti che stanno mettendo costerà meno del previsto perché non sarà accessibile a tutti gli aspiranti. Quanto a quota cento le condizioni sono così penalizzanti che in tanti preferiranno aspettare la scadenza naturale. Assegno ridotto in virtù di minori contributi versati e tfr rimandato sine die, o a 67 anni scoraggeranno molti.

  10. In effetti, oltre alle due “bandiere” non pare sia rimasto moltissimo. Un bagno nella realtà (nella stessa realtà dei mercati che non prestano soldi se non hanno fiducia).
    Un bagno nella realtà che io come cittadino italiano… applaudo.
    Se scende lo spread, paghiamo meno tutti (se ne sono accorti i due nostri baldi giovanotti).

    • Gli italiani ne hanno le tasche piene dei “pare”, “forse”, “magari”. Dove sono i decreti attuativi? Che ne sanno i media di quello che e’ rimasto o non rimasto della manovra? Un buon bagno di realta’ gioverebbe anche all’esercito degli indovini.

  11. Ieri Macron ha detto all’Italia “ognuno si guardi in casa propria”. Addirittura la porravoce dei Gillet Gialli ha risposto a Di Maio che le offriva l’utilizzo della piattaforma Rousseau “niente ingerenze, fatevi gli affari vostri”. Ladies and gentlemen: questa e’ l’Europa.

    Solo gli italiani potevano pensare che tedeschi e francesi non fossero sovranisti. Loro sono i sovrani del sovranismo. Si puo’ dire, anzi, che lo abbiano inventato. Come inizio del 2019, non c’e’ male. Da qui a maggio ne vedremo delle belle.

    • Rita, solo Di Maio poteva pretendere di rivendere Rousseau ai francesi.

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