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ADRIANO TANGO

Davvero li vogliamo chiusi?

Miracolo! Qualcosa su cui 5 Stelle e Lega vanno subito d’amore e d’accordo: la chiusura domenicale degli esercizi commerciali! E dire che credevo si trattasse di una buttata anacronistica solo provocatoria, da mettere nel “paniere delle minacce” per poi fare le dovute concessioni in contrattazione generale, tanto per salvar la faccia con gli Elettori. Come

Miracolo! Qualcosa su cui 5 Stelle e Lega vanno subito d’amore e d’accordo: la chiusura domenicale degli esercizi commerciali! E dire che credevo si trattasse di una buttata anacronistica solo provocatoria, da mettere nel “paniere delle minacce” per poi fare le dovute concessioni in contrattazione generale, tanto per salvar la faccia con gli Elettori. Come vedete ho sempre avuto idee nette, ma per conoscere le vostre meglio richiamare il progetto di legge, ormai affinato, a quanto pare: apertura dei supermercati concessa per una domenica su due, aperti i negozi per quattro festività su dodici, deroghe per le località turistiche e centri storici, ma attenzione, per le località marine le aperture potrebbero essere quelle dei mesi estivi e per le montane quelle invernali (quindi come dire fate le scorte o voi residenti fissi fin quando ce n’è!) E per le scelte nei dettagli delega alle Regioni (cosa che ancor meno capisco, trattandosi di realtà comunali estremamente diversificate). Altra sorpresa: nella trattativa pare che la Lega, e non Cinque Stelle, sia stata la forza più radicale! Ma non dovrebbe essere la compagine con più rapporti con la fascia dei commercianti? Comunque, almeno nei centri di popolosità contenuta nei diecimila abitanti, saranno aperti i negozi fino ai centocinquanta metri quadri, oltre i diecimila quelli fino ai duecentocinquanta (questa mi è meno chiara ma forse la bozza che ho non è aggiornata), mentre saranno invece sempre aperte le rivendite di generi di monopolio (e ti pareva possibile una rinuncia alla caramella premio?) Seguono eccezioni minori, tipo i campeggi. Ma che peccato, a Crema non potremo andare a far la spesa allo spaccio del camping!

Ma attenzione, qui si brilla in rigore, perché, in un paese pieno di leggi senza pena, in caso di violazione delle nuove regole sono previste sanzioni: qui si paga! Da € 10.000 ai 60.000 e oltre per recidiva (esattamente quanto stabilito per le slot-machine abusive o truccate, direi un po’ più pericolose del pane e formaggio o del latte e biscotti per i bambini!)

Perché me la prendo tanto, ma soprattutto, perché spero mi farete obiezioni convincenti per dimostrarmi che sbaglio?

Restando fermo il punto che ogni provvedimento che favorisca la bottega contro il mostro-ipermercato mi trova amico, non sarà certo questo regolamento a ottenere il risultato. Così si favorirà solo Amazon! Perché ormai la gente che lavora, in gran percentuale, ha bisogno di riempire il frigorifero proprio la domenica.

Deroga per i piccoli Comuni e centri storici? Ma si sa che è proprio lì che risiedono gli anziani, quelli con minor potere di acquisto, e la “bottega” è più raffinata nel prodotto, ma più cara!

E poi, anche se è triste che sia divenuto il supermercato il luogo dell’incontro sociale, fulcro che una volta magari si individuava nella Chiesa e relativo oratorio, o vari bar dello sport, circoli più o meno politici, si sperava in un passaggio del testimone alla biblioteca e annessi spazi, ai musei, e così via. Fantasia ingenua? E allora supermercato sia, ma basta che la gente si parli viso a viso, e non solo tramite i social, magari Cremascolta, che dovrebbero essere solo la premessa per il dialogo a contatto di pelle.

Ma se proprio questo provvedimento deve passare qui entriamo in gioco come cittadini, anche a Crema, nell’esigere un ruolo regolatore dei Comuni, come efficace cabina di regia, perché queste aperture 50% siano regolamentate con una buona distribuzione territoriale almeno di accorpamento di quartieri, per non causare interruzioni di servizio, al pari delle farmacie. Inoltre ricordo i tempi in cui le cose erano regolamentate più o meno così: si produceva un’inutile traffico di migrazione intercomunale alla caccia del centro commerciale aperto, anche perché l’elenco era affidato alla gestione privata, non ricordo di chi, sbagliata e non aggiornata, e allora su e giù macchine fra Crema e Lodi, Soncino…

Resta comunque la mia delusione nel constatare lo spirito retrò di quest’idea balzana nata da menti che, dicono, volerci guidare verso il futuro. Io ci vedo, comunque la si metta, un triste passaggio culturale, e non intendo con ciò dire che l’acquisto sia cultura, ma l’incontro, sempre e dovunque, sì. Smentitemi!

ADRIANO TANGO

02 Feb 2019 in Senza categoria

11 commenti

Commenti

  • So, Adriano, che il provvedimento in questione è divisivo.
    Condivido la tua osservazione secondo cui il supermercato oggi è una sorta di agorà di Atene antica, di oratorio dei nostri anni verdi e quindi diventa uno spazio di incontri (a prescindere dall’aspetto commerciale: conosco un amico che tutti i giorni si reca all’Ipercoop, ma non per fare acquisti ma per fare incontri).

    C’è un aspetto che quanto meno merita una considerazione: è giusto che cassiere e commesse debbano sempre fare la… festa in un giorno feriale?
    So che potrebbe sembrare questo un argomento debole, ma mi risulta che sia stato proprio questo il cuore (o uno dei cuori) del provvedimento: : tutelare i “diritti” dei lavoratori.

    • Vero… vero, può piacere a noi “post-lavoratori facoltativi” far festa quando ci pare, ma se la cosa coinvolge una coppia è diverso. quindi un regime equilibrato mi starà bene, ma regolamentato a livello cemntrale, come ogni diritto del cittadino! Poi, l’aspetto salottiero, è squallido, se vogliamo, e propeio le fasce culturalmente elevate della città si incontranop al centro commerciale, addirittura esempi dei pèresentazioni letterarie! Ma che vuoi fare, siamo americani coatti!

  • Mi sembra che l’arma sia a doppio taglio. Frequento poco l’Ipercoop, non mi piace, è dispersiva e i suoi prezzi sono i più cari in assoluto. Ma giusto la settimana scorsa ci sono passata dopo tanto tempo e notavo la quantità crescente di negozi chiusi alla fine dell’anno, sbarrati, cessata attività. Camminare in quei corridoi è diventato ormai di uno squallore unico, non si vede l’ora di uscirne. Resistono solo gli assatanati del gioco incollati ai monitor e gli amerikkani del pollo fritto seduti a tavola. Sai che botta di vita.

    Il globalismo di mercato, del resto, funziona così: il supermercato si mangia il negozietto, l’ipermercato si mangia il supermercato, la vendita on line si mangia l’ipermercato, la miseria si mangia la vendita on line. Game over. Qualcuno aveva dei dubbi?

    • Mi sembra una visione equilibrata. Tuttavia il tuo citato iper batte tutti per squallore, i più piccoli conservano un aspetto più umano, e prodotti migliori.
      Resta il problema dell’approvvigionamento esistenziale, oltre a quello degli incontri.
      Il da amazon non comprerei nemmeno i dadi vegetali da brodo, ma forse sono vecchio…

    • Sono d’accordo. Io da Amazon non compro più neppure i libri (cartacei), ho ritrovato il piacere di chiacchierare con la libraia. Non è questione di “sono vecchio o giovane”, è che ci hanno disumanizzato e noi adesso (prima o poi doveva succedere) ci stiamo ribellando. Per i nativi digitali, invece, temo non ci siano speranze, essendo totalmente sprovvisti di termini di paragone. Loro conoscono solo il post-human.

  • Bravissima e chiarissima dottoressa Rita, come al solito.
    Circa l’ Iper citato, pieno accordo con i pensieri espressi su tale struttura.
    Mi sia concessa l’ironia: ma perché, in tempo di surriscaldamento globale e di deboli nevicate, non apprezza, almeno, lo stupendo parcheggio con tetto in acciaio?
    Restando in tema, senza ironizzare, rimpiango le pochissime domeniche austere, senza cavalli vapore, ma con cavalli veri , di inizio 1974.
    Potrei rimpiangere i miei vent’anni dell’epoca citata, ma questo non è in tema.
    Inoltre mi piacerebbe conoscere l’opinione dei “teologi cattolici”, i quali, a me pare, osservino, sul tema del decreto del Professor Monti, un silenzio ponzio-pilatesco, uso questa aggettivazione senza offesa alcuna per il prefetto di Augusto.

    • Sono d’accordo, è tutto molto triste. Negozi chiusi se ne contano ormai a decine, centinaia di desolanti casi del genere in ogni città, centro storico, periferia, dappertutto serrande abbassate e mai più rialzate, le vetrine vuote e le scritte “affittasi” ormai stinte. Non si contano più i cambi continui di gestione. A Crema la Piazza del Duomo ha ormai un solo bar, triste e solitario, che fa venire subito voglia di scappare da un’altra parte. Non ci sono dubbi sul fatto che la prossima “vittima” sarà il supermercato. Mangiare bisogna, siamo tutti d’accordo, ma tra le diete, i problemi sanitari in aumento e le allergie alimentari di ogni genere, c’è da scommettere che in futuro si andrà sempre più spesso a comprare il cibo in farmacia. O, forse, basteranno delle compresse. E dire che ci avevano promesso un mondo migliore …..

  • Infocommercio.it, titolava nel settembre 2015:
    Il Senato riprende l’esame della disciplina degli orari dei negozi
    “E’ ripreso alla Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato della Repubblica l’esame del disegno di legge relativo a “Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali”, approvato dalla Camera dei Deputati il 25 settembre 2014…..”
    Concludendo” …..Il comitato ristretto incaricato di redigere un testo unificato tra i due disegni di legge e gli emendamenti presentati ha pertanto davanti a sé un impegno laborioso da compiere per raggiungere la necessaria sintesi tra queste varie posizioni contrastanti. Vedremo nei prossimi giorni quale sarà il risultato di questo lavoro di mediazione…..”
    “Nei prossimi giorni”, di quattro anniemmezzo fa! Così vanno le cose nel “buffo stivale”!
    Personalmente mi piacerebbe assai che i “super” chiudessero nei festivi. Gli acquisti di routine per tenere la dispensa fornita si possono benissimo programmare durante la settimana!
    In citta’, per alimentari et similia, come …..le farmacie, apertura a turno in rotazione tra i “butigher”.
    Ma dai, famen pè, Turisi!

    • La bozza che ho letto sembra già il frutto di questa mediazione. Personalmente, ma questo è un sentito immotivato, mi angoscia la città frenetica ma mi deprime la città inoperosa. Ma questa sensazione esula dalle opprtunità. Franco ti assicuro che il mio primo figlio e famiglia, nonostante la bambinaia fissa, i nonni avanti e indietro, con il supetrmercato chiuso di domenica farebbero la fame, perché nemmeno Amazon li soddisferebbe, con i loro orari frenetici a variabili. E quando i noni non ce le faranno più a caricarsi come asinelli in questo circuito Crema-Milano?

    • Esselunga (che dove ci sono gli Ipercoop non può aprire, ricordiamo tutti il bel libro di Caprotti “Falce & Carrello”) consegna la spesa a casa con un piccolissimo rincaro di prezzo. Anche a Crema, figurarsi a Milano.

  • Per Rita.
    Sì, mio figlio se ne serve, ma quando c’è qualcuno in casa! E ti assicuro cha a Milano di gente e famiglie così ce ne sono tante! Oggi sono dovuto andare, auto + tram, solo per prendere uno dei bambini a scuola e tornare indietro, e ne parlavo con il garagista che per nuova amicizia mi tiene la macchina quando, come sempe, non si sa dove cacciarla. Da persona con racconti di prima mano dalle più diverse situazioni mi assicurava che è una situazione del tutto normale. Di questi tempi ti dicono dall’oggi al domani dove lavorerai, in che città o paese del mondo, nel prossimo mese, figurarsi far programmi di orari! Con la mania delle riunioni a termine infinito anche se sei fortunato e ti trovi nei paraggi di casa non si può fare un programma. Alla citata scuola elementare c’erano altre persone a prendere i bambini: tutte storie di turni, magari fra genitori separati, relativi suoceri, con inventiva dell’ultima ora. Tanto cambiato da dovrci entrare di persona per crederci rispetto ai nostri tempi.

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