giovedì 25 Aprile 2019

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C’è bisogno di più Europa

Redazione: riceviamo e volentieri pubblichiamo:

C’è bisogno di più Europa.

Alcune considerazioni sull’unione degli stati europei, l’Europa unita nei suoi limiti ci ha garantito più di 70 anni di pace, dentro un processo di pace, ha abolito le frontiere e le dogane e favorito la libera circolazione di persone e di merci. Ha istituito la moneta unica l’euro, l’Europa unita aiuta le zone più fragili, basta che i governi degli stati dell’unione europea presentino progetti di sviluppo economico e sociale, seri e fattibili per avere i finanziamenti, qui purtroppo l’Italia è molto carente, nel presentare progetti e spende una minima parte dei soldi a disposizione, nei fatti perdendo tanti soldi. Tante altre cose utili sono state fatte.

Sicuramente c’è bisogno di più Europa per raggiungere nuovi obiettivi.

  1. Una costituzione europea
  2. Unire tutte le forze dell’ordine pubblico, dentro un progetto per la sicurezza, per combattere le mafie, la corruzione, l’illegalità, l’evasione fiscale, lavoro nero, poi un esercito militare europeo.
  3. Istituire una bella e solida federazione di stati europei
  4. Istituire un servizio sanitario europeo universalistico efficiente e efficace.
  5. Istituire una scuola europea, di studio, formazione e istruzione.
  6. Moneta unica in tutti gli stati dell’unione europea.
  7. Gestione europea dell’immigrazione, con bella umanità, i migranti sono una doppia risorsa, per l’Italia e per l’Europa, visto anche il calo demografico e i piccoli paesi  che si stanno svuotando, basta filo spinato, basta paure, basta odio, basta porti chiusi,  basta muri materiali e mentali, altrimenti come dice Papa Francesco, chi costruisce muri finirà di rimanere chiuso dentro. C’è bisogno di porte aperte, di ponti di dialogo, di apertura mentale, di aiuti per salvarli in mare, poi ospitarli e integrarli.
  8. Piani, progetti agricoli europei, per favorire, il ricupero di zone abbandonate, lo spopolamento di colline e montagne, servirebbe anche per la salvaguardia e la conservazione del territorio e dell’ambiente.
  9. Nella globalizzazione c’è bisogno di un’Europa forte e unita politicamente, socialmente, culturalmente e bella. Che si impegna e contribuisca con tenacia a fermare le guerre nel mondo.
  10. C’è bisogno di un’Europa piena di valori umani, culturali, sociali e ambientali, che faccia emergere il positivo, la collaborazione, la solidarietà, una cultura di pace, un’ Europa dei diritti e doveri, un’Europa che apra una via bella con il resto del mondo, favorendo un processo per diventare tutti cittadini, europei e cittadini del mondo.
  11. Questi obiettivi si possono più facilmente raggiungere, con la partecipazione, l’impegno e responsabilità da parte di tutti i cittadini, per raggiungere anche l’obiettivo di una società più giusta e migliore per tutti i cittadini europei e del mondo, dove l’amore e il bene trionferà.

Francesco Lena via Provinciale,37

24060 Cenate Sopra

Commenti

64 risposte a “C’è bisogno di più Europa”

  1. Come non essere d’accordo. Speriamo che dalle elezioni del mese prossimo esca una “nuova Europa”, visto che la “vecchia” ha solo seminato zizzania e raccolto fallimenti. Speriamo nel futuro.

    Ieri le elezioni finlandesi si sono chiuse con i socialisti che hanno ottenuto lo 0,2 (!!!) in più della coalizione populista “Veri Finlandesi”. Si profila un governo alla pari con 39 seggi di qui e 39 seggi di là. E’ un segno di quel che sarà in Europa?

  2. Vado a memoria, senza recuperare troppi dati che comunque non servono, se non per passare un’informazione facilmente verificabile: Inps e pensioni. Con un Presidente in quota Lega e l’ordine non troppo velato di sospendere l’elaborazione di domande di pensione secondo leggi superate da quota cento che avranno una corsia preferenziale. Con neo pensionati che da quattordici mesi, esempio estremo rispetto a chi aspetta da meno mesi, non hanno ancora visto un euro. Tutto in previsione dei voti alle prossime europee. Se è questa l’Europa equa e solidale che i nostri governanti programmano siam messi proprio bene. Sperando anagraficamente di non vedere l’evolversi.

  3. Che poi il problema è la fine delle democrazie liberali di cui molti non si rendono conto. Fine subdola come tutti gli inganni. Populismo contro le èlite additate ora come le responsabili di tutti i mali quando il problema è la libertà che nessuno sa più usare. Tempi come questi li abbiamo già visti purtroppo. Segnalo un articolo di Giannini su Repubblica di oggi.

  4. E’ una scoperta sensazionale vedere la nostra Rita concordare con la tesi di Lena “basta porti chiusi, basta muri materiali e mentali” perché chi costruisce muri finirà di rimanere prigioniero dentro.
    Una scoperta che mi fa immenso piacere: tutti, se ci confrontiamo, possiamo sempre apprezzare il positivo degli altri.
    E’ difficile prendere le distanze dal manicheismo/fanatismo imperante, ma si può se si ha il coraggio intellettuale..

    • Piero, stai scherzando? Secondo me Rita ha commentato il post senza averlo letto. Le sue simpatie politiche si sa in che direzione vanno.

    • La tesi di Lena e’ chiaramente utopistica, Piero, vorrei vedere chi non e’ d’accordo su un mondo di pace, amore e musica. Che poi questo mondo possa esistere nella realta’ e’ tutt’ altra faccenda. E’ un auspicio al ritorno all’Eta’ dell’Oro,, allorquando non c’erano confini ne’ guerre, non ci si ammalava mai e si moriva dopo 150anni semplicemente addormentandosi.

      Nella realta’, invece, e quanto ai “porti chiusi”, io andrei un po’ piu’ in la’, essendomi sempre dichiarata a favore del blocco navale in acque extra-territoriali, possibilita’ che si spera la Nuova Europa voglia prendere in considerazione. Pena la sua sopravvivenza.

      Mi sembra comunque che il tragico rogo di Notre Dame, che tutto il mondo ha visto in diretta web o tv, sia stato avvertito da tutti come un fatto altamente simbolico: la Vecchia Europa se ne va, e’ lo sgretolamento di una cultura, e noi non ne abbiamo una nuova da mettere al suo posto. Ergo …. Ho appena sentito in tv la pseudo-giornalista dire “… ferro e fuoco hanno fatto crollare la torre …”, eccetera. Anche questo e’ un segno dei tempi. Tempi bui, di ignoranza e oscurantismo intellettuale. Non dicevo tanto per dire, nell’altro post, invocando un ritorno culturale nel continente europeo. No cultura, no party. La tecnologia possiamo tranquillamente usarla come carta igienica senza un pensiero che la diriga.

  5. ….ed il fiero Macron, che ha fatto il suo bel discorso strappa lacrime, a reti unificate, inzuppato nella retorica, non ha nemmeno sfiorato il tema delle risponsabilità!
    Non si tratta di “destino cinico e baro”!
    Non si mette in piedi un cantiere di restauro di quella portata (in tutti i sensi!) senza porre in essere tutte, ma proprio tutte le precauzioni che impediscano l’accadimento “imprevisto”.
    Il cantiere di Notre Dame “non può” prendere fuoco provocando un rogo di quelle dimensioni!
    Possediamo tutte le tecnologie che possano impedire, pre/venire un accadimento di quella portata!
    Cosa ha innescato e poi alimentato a dismisura l’incendio?!?
    Non si trattava di un “cantiere qualsiasi”, per il quale nomini un responsabile della sicurezza e via!
    Come dicevi Rita? “La tecnologia possiamo tranquillamente usarla come carta igienica senza un pensiero che la diriga.”
    Ecco …..

    • Esattamente. Il livore che e’ la cifra distintiva di un bieco personaggio alla Macron – e’ proprio questa l’Europa che non vogliamo, l’Europa che ha fatto nascere l’antieuropeismo – e’ stato ripagato con la stessa moneta. Macron ha ordito il colpo di stato in Libia servendosi dell’egoico Haftar per colpire l’Italia (Total contro Eni, finanza contro il capitale famigliare) e una mano santa e’ arrivata da qualche parte per dargli uno schiaffone. Il mondo intero ci ha rimesso una cattedrale gotica, questo e’ vero, ma tutti adesso cominciano a vedere il vero volto della Francia: colonialista, schiavista, saccente, prepotente, prevaricatrice. E’ bastato un corto circuito per annientarla. Vedremo come se la cavera’ la Germania.

  6. Siamo alla… Provvidenza o alla manina che orchestra un complotto a fin di bene contro l’Impero del Male?
    La realtà, Rita, è molto più complessa delle nostre fantasie!

    • Si, è vecchia la storia. E’ nato prima l’uovo o la gallina? La realtà è complessa, Piero, o chi dovrebbe affrontarla non è in grado? Non ci crede più nessuno alla lagna della realtà complessa, tutti invece abbiamo capito benissimo che ai vertici ci sono persone inadeguate delle quali conosciamo la pochezza morale e tecnica.

      Comunque, adesso che le televisioni mondiali non fanno altro che mandare in onda immagini e notizie di Notre Dame, facendoci vedere com’era prima dell’inizio dei restauri (orrore!!!) e il cantiere da due soldi che avevano allestito (ha ragione Renzo Piano: “in un cantiere non esiste la fatalità”), possiamo complimentarci con noi stessi e insegnare ai saccenti cuginetti transalpini come si fa manutenzione su un monumento storico: vengano a visitare i cantieri sempre aperti del duomo di Milano, e imparino!

      Per il resto, è iniziata la grande fiera dell’ipocrisia: tutti sembrano essersi accorti all’improvviso che l’Europa non sta in piedi a Pil e spread ma ha una tradizione e dei valori fragilissimi senza i quali possiamo anche attaccarci al tram e partire. Non si sa per dove.

    • Ma che dici? Ho scritto: “Total contro Eni, finanza contro il capitale famigliare”.

      Total – Eni
      finanza – capitale famigliare (il nostro)

  7. “Come non essere d’accordo?” Così il tuo incipit del commento al post di Lena.
    Io ho provato una felicità immensa, non per tanto per il “contenuto” dell’accordo, quanto per la tua conversione sulla via di Damasco (sei d’accordo con tutto quanto da sei anni stai combattendo).
    Una conversione che avrebbe dimostrato la “bontà” del nostro blog, nel senso che tutti (io l’ho fatto tante volte) possono, tramite il dialogo con altre tesi, arricchire la loro posizione.
    Ma mi auguro, magari sul altri temi, che prima o poi, facendo tua la lezione di altri, confessi il tuo retromarcia.
    Quando un blogger ha una “conversione”, è la vittoria di tutti perché è la forza della nostra piazza.

    • Piero, forse non mi sono espressa in italiano, o sono stata fraintesa. Oppure, è tale la tua voglia di vedermi in qualche parrocchia a fare i tortelli per pagare le bollette delle famiglie straniere che vengono in Italia a farsi mantenere, che hai dato corpo alle tue fantasie invece di ascoltare le mie parole. Succede.

      – Ho scritto, ma forse non l’hai letto: “La tesi di Lena e’ chiaramente utopistica, vorrei vedere chi non e’ d’accordo su un mondo di pace, amore e musica. Che poi questo mondo possa esistere nella realta’ e’ tutt’ altra faccenda.” Ho persino usato come esempio l’Età dell’Oro, più chiaro di così!!! Qualcuno può non essere d’accordo con una prospettiva peace & love? Ciò significa che sia realizzabile? Vedi tu.

      – Non ho mai detto di essere contraria all’unione dell’Europa in quanto tale (a dire la verità nessun politico ha mai detto una cosa del genere) ma di non volere QUESTA Europa (vado sul maiuscolo così si legge bene), ovvero l’Europa della BCE. Confido in un CAMBIAMENTO RADICALE dopo le elezioni del mese prossimo. Altrimenti, chiederò la cittadinanza svizzera.

      – Personalmente sono cresciuta europea, avendo cominciato a girare in lungo e in largo l’Europa, sia per studio e che per diletto, a partire dalla terza media. E ti assicuro che il fatto di dover mostrare il passaporto alla frontiera non ha mai disturbato i sonni di nessun giramondo. Anzi, faceva sentire tutti quanti più tranquilli. Protetti, in un certo senso. Cosa che oggi assolutamente non è. Giriamo tutti con una bomba sotto il culo.

      – La baraonda politica, economica, culturale, mentale e sociale introdotta successivamente dalle socialdemocrazie europee, suddite della grande finanza israelo-statunitense, mi ha inorridito all’inizio così come mi fa schifo adesso. Se questa è una retromarcia, dimmi tu cos’è un passo avanti, magari riesci a spiegarlo meglio di me. Vedo comunque che le suddette socialdemocrazie stanno perdendo colpi su colpi dappertutto, l’ultima in ordine cronologico è stata la Finlandia, e questo mi fa ben sperare. Si avvicina il necessario e salutare cambiamento.

      – Sottoscrivo tutto quanto da sei anni vado DICENDO, Piero, non quello che sto combattendo e continuerò a combattere finché avrò la forza di farlo. Non so come ti sia venuta una simile idea. Mai e poi mai vedrai uscire dalla mia penna una parola buona a favore dei banditi insediatisi a Bruxelles, della loro politica ottusa e delle loro formule economiche perdenti. Né mi vedrai propensa alla logica demenziale dei porti aperti a tutti quelli che hanno scelto l’Italia per sbarcare il lunario (figurati, io sono per il blocco navale!!!). Vadano in Egitto, Tunisia, Marocco dove c’è lavoro, parlano la stessa lingua e pregano lo stesso dio. In Italia abbiamo esaurito i posti a sedere. Sold out. Credo anche che, se posso aggiungere un commento politico, i porti aperti saranno la tomba del M5s, il quale invece di fare tesoro della disfatta del Pd dovuta a un’insensato immigrazionismo, ne ha seguito le orme pari pari. Quando si dice essere ciechi e sordi alle istanze popolari … peggio per loro.

      – Mi dispiace deluderti sulla mia “conversione”, dunque. A parte il fatto che le baggianate del politicamente corretto non sono VERITA’ e perciò non c’è niente/nessuno a cui convertirsi (o tu credi di essere nel giusto, fortunato mortale?), temo che nemmeno per quest’anno andrò a far benedire le uova sode a San Benedetto. Me ne farò una ragione.

  8. Gentilissimo Direttore,
    resto dell’idea che, se l’Europa vuol tornare a ‘scaldare il cuore’ dei popoli che la compongono, vuole cioè riprendere a essere l’Europa dei popoli e dei cittadini, occorre ripartire dall’ideale e dal sogno di cui si nutrirono i Padri fondatori e a questo ideale, a questo sogno, riaffezionare i giovani; verificare se le difficoltà di oggi non derivino dal fatto che siamo stati timidi nell’osare, che abbiamo avuto qualche gradualità di troppo nel procedere sul terreno di una più compiuta integrazione. E il sogno dell’Europa unita – mi piace ricordarlo, perché si tratta di fatti storici – nasce nei primi anni del secondo dopoguerra, all’indomani della tragedia della Seconda Guerra Mondiale, e nasce in primis – forse non casualmente – nella mente e nel cuore di tre esponenti di altrettanti Stati – un italiano, un tedesco, un francese – accomunati da due fattori, che hanno molto agevolato la Loro intesa: la conoscenza della lingua tedesca e il fatto di essere tutti e tre esponenti di partiti d’ispirazione cristiana; mi riferisco, ovviamente, ad Alcide De Gasperi, a Konrad Adenauer e a Robert Schuman. Uno dei primi mattoni dell’edificio dell’integrazione europea è stata la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Ebbene, anche questa, che sembra essere una collaborazione di ordine meramente economico, è stata il frutto di un sogno di pace; perché l’Europa nasce dall’idea di garantire la pace e, da questo punto di vista, è stata un successo storico. Nel caso specifico, si voleva impedire che si originasse ancora – tra la Francia e la Germania, produttori di carbone e di acciaio – una contesa finalizzata a garantirsi la prevalenza sul mercato. E l’italiano De Gasperi – rappresentante di un Paese che pure non aveva grandi interessi in questo segmento economico e merceologico – aderisce e aderiscono, in tutto, sei nazioni, a questo embrione di integrazione europea, che sembra economico ma risponde al desiderio di assicurare la pace, commerciale e tra le nazioni. E poi, ancora, la Comunità Europea della Difesa e il sogno di Alcide De Gasperi – purtroppo rimasto irrealizzato, perché siamo stati troppo timidi – di un esercito comune europeo. Fosse nato l’esercito europeo – e gli ultimi anni di vita di De Gasperi, quelli del ritiro dalla politica attiva, sono ‘costellati’ di lettere in cui esorta a procedere in direzione della costituzione di un esercito europeo -, forse, quando è stata scritta la Costituzione europea, si sarebbe partiti da uno stadio più avanzato di integrazione e, probabilmente, avremmo avuto una Costituzione capace di osare di più. Serve più Europa, secondo me, non meno Europa, ma più Europa intrisa di questa idealità. E De Gasperi fu anche agevolato, a pensare in questa direzione, dal fatto di essere stato parlamentare a Vienna, di aver vissuto l’esperienza di un Parlamento – quello dell’Impero asburgico – in cui collaboravano rappresentanti di un vero e proprio mosaico di nazioni e di gruppi etnici: ungheresi, galiziani, cechi, sloveni, croati, rumeni, italiani e altre popolazioni ancora. In fondo, l’Unione europea è il tentativo di dare concretezza a un sogno antichissimo, quello di Carlo Magno, di Carlo V, di Giuseppe Mazzini… Certo, se l’interlocutore è un imprenditore, occorre illustrare le opportunità di finanziamenti e contributi che l’Europa offre. Ma se vogliamo riaffezionare i giovani all’ideale dell’Europa unita – un tentativo intelligente in tal senso fu il Progetto Erasmus, per gli studenti universitari -, se vogliamo garantire un futuro all’Unione Europea, dobbiamo ricordare Loro che questo tentativo – per quanto attuato in modo imperfetto, timido, graduale, quindi ancora incompiuto – ha, comunque, garantito la pace a tutti noi, che siamo nati e cresciuti senza sperimentare conflitti tra nazioni che hanno caratterizzato, invece, la storia europea precedente. Inoltre, le sfide epocali che abbiamo di fronte non paiono facilmente affrontabili dalle singole nazioni, in ordine sparso: i fenomeni migratori, il baricentro geo-politico che non è più quello euro-atlantico ma ha come perno, già oggi, l’Oriente del globo, dal punto di vista demografico ed economico. C’è un’esigenza pressante di una politica estera comune dell’Europa, unico antidoto a un esercizio nocivo delle singole prerogative nazionali che può generare enormi criticità, come si vede oggi platealmente in Libia, con importanti Stati europei più o meno coinvolti nel sostegno a fazioni diverse che si fronteggiano. Davvero servirebbe un’Europa capace di parlare con una voce sola”.

    Antonio Agazzi

    • Da trent’anni, ormai, ci appelliamo a ciò che avremmo dovuto fare ma non abbiamo fatto. Ha senso continuare ad autoflagellarsi? Oppure, dobbiamo convenire che le socialdemocrazie che si sono succedute in questo arco di tempo non sono state in grado di attuare il progetto? Nè, c’è da scommetterci, sapranno farlo in futuro. Urge battere altre strade.

      Forse ha ragione Pennetta nel dire che l’Europa, e cioé l’Occidente, è morto nel ’68, molto prima di nascere :
      https://www.enzopennetta.it/2019/04/la-notte-delloccidente-e-le-sue-radici/

    • Questo nostro “occidente” mi sta tanto rassomigliando al Boeing 737 della Ethiopian Airlines precipitato mentre era appena decollato da Addis Abeba: i piloti cercano di riprendere i comandi del mezzo che sta inesorabilmente picchiando verso il disastro, ma il computer di bordo, che pure è un aggeggio tecnologico “intelligentissimo”, programmato come ….meglio non si può con l’obiettivo di un viaggio sereno verso la meta, non cede il suo predominio e continua a rassicurare che “sta facendo la cosa migliore da farsi” e quindi, prosegue a farla!
      Fortunatamente, al contrario di quanto drammaticamente accaduto ai passeggeri del Boeing 737, a noi (almeno come singoli cittadini!) è concesso di “scendere dal volo EU 2019 e decidere se starcene per un pò a vedere “come butta”, prima di “imbrcarci” nuovamente!
      Qui, si stanno affannando a preparare le liste, i capi lista, le possibili alleanza, ma …..per fare che cosa?!?
      Ma certamente, noi peones/cittadini, non è proprio necessario che siamo informati sul “piano di volo”, tanto, c’è il pc di bordo. Inutile stare ad affannarci!

    • Davvero un bel pezzo, caro Antonio, “ultimo dei ….democristiani”.
      Mi sgorga dal profondo una domanda: ma qualcuno ascolta le vox clamans in deserto?!? O sono destinate a scomparire, inesorabilmente assorbite dal buco nero della …. ir/real politic dei mala tempora che stiamo ….correndo?
      E “in mezzo a tutta sta ignoranza (cfr Ezo Jannaci https://www.youtube.com/watch?v=1ooEpjXSJ7U ) è facile anche dire” ….. “arridatece er puzzone”!!!!
      …..”e tutti che cantano I love you”…..

  9. Prima o poi, Rita, vincerà l’Europa dei sovranisti ma sarà la fine dell’Europa.Non accadrà il 27 maggio perché in Europa non conta la Commissione (fosse pure tutta di sovranisti), ma il Consiglio dei capi di governo e di Tatò è questi, almeno fino alle elezioni politiche interne, saranno a maggioranza non sovranisti (almeno a parole).
    Quando detto Consiglio sarà a maggioranza sovranista, allora davvero finirà il sogno di Spinelli…
    Torneremo alle nazioni e ai nazionalismi.
    E a pagare il conto saranno i giovani europei.
    La mia generazione è quella che ha avvelenato il pianeta e ora si appresta ad affondare il sogno europeo.

    • Piero io non so “quale” Europa vincerà alle prossime elezioni, so invece chi ha distrutto il sogno di Spinelli: Germania e Francia. E’ bene dare un nome e un cognome ai colpevoli, chiarirsi le idee giova di solito alla comprensione dei fenomeni e impedisce di pararsi dietro alla solita vecchia scusa “la realtà è complessa”. Balle, siamo noi gli ignoranti che non la capiamo.

      Guardiamola in faccia questa realtà, una buona volta. Le liberal-democrazie europee hanno dato ai popoli degli zuccherini per subordinare le società alla realizzazione edonistica dell’individuo, facendo degenerare la libertà in liceità. Il “dispotismo dolce”, per dirla alla Tocqueville, a partire dall’ultimo dopoguerra si è installato al di sopra di folle solitarie di uomini tutti uguali plagiati nell’ortodossia del “politicamente corretto”. Quando invece lo scopo di una vera democrazia avrebbe dovuto essere il bene comune, ove la persona svolge il proprio fine (telos) e la “vita buona” si riconosce nella comunità di cui è parte.

      In un vero Stato democratico è il popolo a essere sovrano. Ma noi, in Europa, non abbiamo mai avuto Stati democratici bensì Stati liberali in cui sovrano assoluto è stato il numero a profitto. In un vero Stato democratico l’appartenenza comunitaria pone degli obblighi verso gli altri, ragione per cui la libertà va intesa come responsabilità. Mentre nello Stato liberale c’è solo un limite della libertà soggettiva che finisce dove comincia quella dell’altro, e a questo punto il dovere civico diventa facoltativo.

      Il liberalismo sfrenato, per vizi privati e pubbliche virtù, promuove la realizzazione della ricchezza individuale come emancipazione del singolo da ogni misura e norma etica: va bene tutto, dai matrimoni gay agli uteri in affitto, dall’eutanasia alle manipolazioni genetiche, l’importante è che il cittadino sia un bravo consumatore perché chi è ricco deve diventare ancora più ricco. Non c’è mai stato in circolazione tanto denaro come adesso (hai visto in quante ore la Francia ha raccolto 1 mld. di “donazioni”?), peccato che quel danaro sia in mano a poche famiglie.

      Nelle vere democrazie, che in Europa non ci sono mai state, si mira ad evitare che il Re diventi un tiranno, che il singolo diventi un despota, che il datore di lavoro diventi uno schiavista sfruttatore, che la potenza di sé diventi bieca “volontà di potenza” su una realtà reificata e quindi annichilita. L’Europa liberale non ha mai badato a queste cose e, giustamente, è entrata in crisi. A questo punto poco importa che la faccia del tiranno invece dei baffi o la frangetta abbia i connotati di “$” o di “€”, bisogna sbarazzarsene e basta prima che sia troppo tardi.

    • No Piero, la nostra generazione avrà anche avvelenato il pianeta, e forse invelenito gli animi, esacerbati gli istinti, ma io credo che le risposte le stiano dando le nuove leve, con risposte ai problemi che tali non sono. Le risposte intendo. Come se l’irruenza delle giovani età avesse la capacità di fare tabula rasa di decenni di costruzione, aventi un obiettivo che è ancora tutto da dichiarare, se non nell’improvvisazione di curare i sintomi ingannevoli di una malattia che si sottovaluta. Poi la Storia ce ne racconterà delle belle, sentite e risentite purtroppo. Si sdoganano sovranismi, nazionalismi e addirittura l’irrazionale delle religioni issati come bandiere del cambiamento. E tutto riassumibile in quegli integralismi che deprecati in altre culture vorrebbero qui trovare spazio legittimo azzerando decenni, se non secoli, di conquiste della ragione. E tutto per mano di uno che abusando del suo ruolo mina gli equilibri faticosissimi che si è cercato di trovare. Adesso addirittura lo scontro tra sindaci e prefetti, senza considerare il raschiare il fondo del barile, vedi probabile aumento dell’Iva, quando aveva promesso, lui e sodali, che mai avrebbe messo mano nelle tasche degli italiani. E tutto in un delirio di onnipotenza che non ha più niente a che fare col governo della Cosa pubblica e ricerca di bene comune, se non nell’inganno camuffato dalla voglia di cambiamento. In tutti i casi credo anch’io che alle prossime europee i sovranisti non avranno la meglio. La Le Pen non ha mai vinto, in Finlandia, anche se per pochissimo, hanno vinto gli europeisti, in Slovacchia c’è stata una svolta diciamo verde e democratica nonostante l’aria che tira da quelle parti. Insomma, dalla padella speriamo di non finire nella brace.

  10. Sono convinto anch’io, Ivano, che il nostro ministro sceriffo stia superando la soglia critica: il delirio di onnipotenza che gli danno i sondaggi potrebbe tradirlo.
    Prima con una direttiva che si rivolgeva a chi era fuori dalla sua competenza, ora scavalcando i sindaci: gli italiani vogliono più sicurezza, non un uomo forte che scardina gli equilibri costituzionali.
    Anche quando diventerà premier (le premesse ci sono tutte) dovrà stare attento che avrà comunque sempre a che fare con un “Consiglio dei ministri” e non potrà considerarsi, Lui solo, l’Uomo della Provvidenza.

    • Fatti coraggio, Piero, il governo sta per cadere, basterà aspettare l’esito elettorale e poi sarà finita. Ma com’è possibile che tu non abbia capito che non c’è mai stata frizione tra sindaci e prefetti, o comunque tra organi dello Stato, bensì fra Lega e M5s (Salvini-Trenta)? La cosa era così palese che dopo 24h è scoppiata la bomba: l’amore fra il giallo e il verde è ufficialmente finito. E del resto, si sa, l’amore è bello finché dura. Fossi nei panni dei grillini non sarei per niente sereno, dato che toccherà a loro pagare il prezzo maggiore. Gli italiani hanno capito benissimo chi sta bloccando l’Italia: opere pubbliche, revisione del sistema fiscale, riforma della legge sugli appalti, esecuzione del referendum per l’autonomia, vertenze di lavoro irrisolte, eccetera, eccetera. Lo hanno capito persino all’estero, e difatti “Time” ha inserito Salvini nelle 100 persone più influenti al mondo (gli italiani sono solo 3, oltre a lui uno chef e uno stilista) mentre dei pentastellati nessuno oltreconfine conosce l’esistenza. Se prima li compativamo perché, poverini, erano alle prime armi e dovevano farsi le ossa, adesso i loro NO sono diventati intollerabili. Ci hanno provato, come la Raggi, ma la realtà li ha bocciati. E ancora non sono trapelate indiscrezioni sui destinatari del reddito di cittadinanza …

    • ….si, ma non dimentichiamo che il Matteo plurimostrinico è il “terminale” della “bestia” che, Giorgetti in testa, definisce e tiene aggiornate strategie e tattiche!

    • A mio modesto parere il “Matteo plurimostrinico” è sopravvalutato all’estero e sottovalutato in Italia. Di sicuro per noi è una novità assoluta che un politico nostrano sia considerato oltreconfine un “punto di riferimento” o un “ago della bilancia” di equilibri transnazionali. Di solito, gli ridevano dietro. Non so se anche questo vada interpretato come un segno dei tempi, fatto sta che è così. Mentre il M5s è palesemente un’armata Brancaleone, né carne né pesce, che all’estero non viene neppure considerata e in Italia ha finito per diventare un “partito meridionalista”, esattamente come un tempo la Lega di Bossi fu un “partito lumbard”. Adesso fanno la voce grossa (come tutti quelli che hanno paura) ma dura minga, dura no.

  11. Eppure c’è gente che in questo Governo, il più sgangherato degli ultimi 70 anni, ci ha creduto. Naturalmente i più avveduti, i soliti Radical Chic, l’avevano detto da subito che non avrebbe funzionato, gli altri invece, almeno alcuni, cauti, anzi, sprovveduti, la menavano con il solito “lasciamoli lavorare”. Bene, ora siamo alla resa dei conti. Quello che succederà dopo è tutto un’enigna, sperando solo di non finire in qualche lista o censimento. A proposito di questo sto leggendo quel libro che ho consigliato tempo fa. Anche divertente, oltre che inquietante, perché i paradossi lo sono sempre. Solo che è solo un libro fortunatamente, mentre la realtà è ben più tragica dei paroloni difficili che usano i radical chic e che nel libro si vorrebbero cancellare dai vocabolari. Naturalmente sto usando parole semplici, sperando che i Commissari per la Semplificazione popolare della Sintassi della Lingua italiana sono, scusate “siano”, ma “sono” lo capiscono meglio tutti, benevoli con me. Non ho ancora finito il libro, e al radical che me lo ha consigliato non ho chiesto di svelarmi la fine, preferendo la sorpresa. Perché di fatto potrebbe essere classificato come un giallo. E i Gialli sono imprevedibili per loro natura. Come era un giallo l’imprevedibilità degli esiti dell’esame del Dna che letti in diretta da Barbara D’Urso hanno finalmente fatto incontrare dopo vent’anni la soubrettina/ona con la madre naturale a cui era stata tolta. Con impennata di ascolti naturalmente che ha fatto dire ai commentatori che la Barbarona aveva sbancato tutti i dati auditel. Naturalmente tutti i Radical Chic come me sono inorriditi davanti alla scena ( vista a Blob, sia chiaro). Subito dopo però si sono chiesti se il naturale giudizio sprezzante non fosse proprio la conferma dello snobismo di pochi di fronte alla massa di occhi lucidi incollati davanti allo schermo, così partecipi di fronte alla spettacolarizzazione di un momento così ricco di autentico sentimento. E di grande televisione. E allora si sono fatti lucidi anche gli occhi degli intellettuali che per un attimo si sono finalmente riappacificati col mondo dimenticando le liste e i censimenti. E credo anche col pubblico della Corrida, armato di trombette, pentole e mestoli per una volta protagonisti della Storia nel decretare a suon di pernacchie o standing ovation chi è il vincitore o il perdente tra tanti geni italici.

    • In tempi non sospetti Cassandra aveva detto: dei due ne rimarrà uno. Ecco, ci siamo.

  12. Mi permetto di segnalare che la nostra Costituzione ha un impianto socialdemocratico e, pertanto, mette al centro il lavoro, la tutela del risparmio e i legittimi interessi delle nostre aziende. I trattati internazionali che ci legano all’unione europea sono incompatibili con la nostra Costituzione. Essi, infatti, mettono al centro la stabilità dei prezzi e la concorrenza, promuovendo di conseguenza la precarietà e il darwinismo sociale.
    Da quando è entrato nell’unione europea, infatti, il nostro paese ha smesso di crescere e ha perso un terzo della produzione industriale. In compenso abbiamo assistito ad un incremento esponenziale del numero dei poveri assoluti e dei disoccupati. Questi, ovviamente, sono dettagli insignificanti per il nostro amico sognatore (di incubi) di Cenate Sopra.
    Se apri le frontiere a merci prodotte in paesi nei quali non si pagano le tasse e a lavoratori che provengono da paesi nei quali il lavoro non è pagato, per reggere la concorrenza di questi paesi non puoi fare altro che distruggere lo stato sociale e abbassare i salari. Per garantire la libera circolazione di merci e persone, quindi, abbiamo rinunciato alla libertà di lavorare per un salario che ci consenta una vita dignitosa. E’ difficile capire che questo sistema è pensato per favorire chi non deve lavorare per vivere, per chi vive di rendite senza lavorare? E che tutti gli altri hanno solo da perderci?
    L’unione europea, inoltre, non è un’istituzione democratica in quanto è guidata dalla BCE che è una banca privata e dalla commissione europea che si riunisce a porte chiuse e i cui membri non sono eletti. Il cosiddetto parlamento europeo non può legiferare, può solo ratificare le decisioni della commissione. Anche questi, ovviamente, sono dettagli insignificanti per il nostro amico sognatore (di incubi) e per quanti si propongono di “cambiare leuropa”.
    Siamo sicuri che ci sia bisogno di più europa?
    Ancora non abbiamo capito che l’unione europea è un mostro voluto dalle elites ordoliberiste per distruggere lo stato sociale, il lavoro, il risparmio e la democrazia?

    • Grazie per questo puntuale commento, Vittorio. Come dicevo, per intendere la profonda crisi in cui è sprofondata l’Eurozona (parlare di Europa mi sembra eccessivo, trattandosi di un’entità teorica) bisogna scindere il concetto di Stato democratico dal concetto di Stato liberale, un’istituzione caratterizzata da una distanza incolmabile tra il vertice e la sua base. L’Eurozona negli ultimi 20anni è stata esattamente questo, una catena di Stati liberali dove ognuno si faceva gli interessi suoi, e di conseguenza le sue istituzioni rappresentative sono andate auto-delegittimandosi.

      Per la prima volta nella storia dell’umanità è accaduto l’impensabile: tutti gli strumenti dell’informazione, tutte le funzioni dell’economia e quasi tutto il potere politico e giudiziario si trovano concentrati nelle stesse mani, o, per meglio dire, controllati da un’unica regia manifesta. Le peggiori porcherie avvengono ormai alla luce del sole. Ciò crea una situazione del tutto nuova e senza precedenti: sconforto e delusione, assenza di prospettive future, decadenza civile e individuale, una massa ignara del suo passato.

      Sta nascendo il nuovo tipo antropologico transumano: sradicato cronico, liberal, cosmopolita, falsamente umanitario, irreligioso, consumista sfegatato, tecnologico, con uno spiccato spirito gregario unito a un formidabile conformismo. Dove potrà mai andare un continente popolato da individui del genere? Da nessuna parte, probabilmente; tant’è vero che dopo due secoli di colonialismo non abbiamo più neppure alcuna influenza sull’Africa, che ci è stata scippata dalla Cina.

  13. Il commento di Vittorio merita una particolare attenzione perché mette in crisi l’intero sistema europeo (è un contro-manifesto rispetto a quello di Lena).

    Per ora solo una postilla:
    non è per nulla la Commissione europea a contare di più in termini decisionali in Europa, ma il Consiglio dei capi di governo e di Stato: sono questi che prendono le decisioni più importanti.
    Un sistema anti-democratico?
    E’ indubbio che è il parlamento europeo, eletto dai popoli sovrani, a “dover” contare di più, ma finora sono stati i capi di governo (espressione legittima dei rispettivi nazionali) a non volerlo (anche se, rispetto al 1979, un po’ di potere il parlamento europeo l’ha avuto).
    Non dimentichiamo, poi, che i Commissari europei sono espressione dei capi di governo e di Stato e, quindi, indirettamente (ma solo indirettamente, in ultima analisi) hanno una legittimità democratica.
    Un tema, questo, complesso che richiederebbe ben altro approfondimento: per ora solo una postilla.
    Una cosa potrei aggiungere: se dovessero un giorno vincere i sovranisti, temo che crescerà ancora di più il potere effettivo (e i veti incrociati) dei capi di governo espressione delle nazioni “sovrane”.
    Saranno i popoli a deciderlo.

  14. https://www.nuovefrontierediritto.it/il-processo-di-delocalizzazione-produttiva/. E’ un testo indubbiamente impegnativo, ma forse aiuta a capire oltre la semplificazione, un po’ scontata, di Vittorio. Nel senso che i pareri sull’argomento sono molteplici e mi pare di capire che arrivare ad una conclusione sia un azzardo come nell’intervento di Vittorio che puzza di complottismo. Insomma, perché l’Unione europea dovrebbe martellarsi le palle in questo modo? Per quale fine ultimo? Nata per garantire 70 anni di pace possibile che ora mandi tutto in vacca? E’ sicuro Vittorio senza cognome di quello che dice?

  15. Sopravvalutato all’estero solo perché fa paura. Difatti la prossima settimana incontrerà Orban. Non lo accolgono di certo in Portogallo dove la sinistra ha rilanciato il paese.

    • I paranoici hanno sempre paura, paura di ogni cosa, della loro ombra come dell’inconscio non rimosso. Ma da qui ad avere paura di personaggi democraticamente eletti come Orban e Salvini ce ne corre. La maggioranza degli elettori dei loro Paesi che li manda avanti, visto che ad ogni tornata elettorale fanno il pieno di voti, sarà tutta formata da ignoranti, impreparati, incolti, analfabeti e rozzi? O, più probabilmente, gli ignoranti sono quelli che credendosi intelligenti danno del loro agli altri? Vecchia storia, anzi vecchissima.

      Se in Portogallo (10milioni di abitanti, come tre delle nostre aree metropolitane) la sinistra ha risollevato il Paese ci fa molto piacere saperlo. Nel resto d’Europa con problematiche di tutt’altra natura e caratura la sinistra ha fallito miseramente. Ma, a dire la verità, ha fallito anche in Grecia dove gli abitanti sono grosso modo gli stessi, così come hanno fallito i compagni di merende di “L’Altra Europa con Tsipras”. Non è che alle cosiddette sinistre negli ultimi decenni siano mancate le occasioni di dimostrare ai popoli di cosa sono capaci, solo che al termine del periodo di prova sono state licenziate. Ora cosa dovrebbero fare i popoli, riassumerle? Sono per caso scemi?

  16. Se la democrazia di un politico la si valuta dal consenso stai toppando di brutto cara mia. Vai indietro di qualche decennio e poi ne riparliamo. Ce ne fossero stati di paranoici a quel tempo, invece erano tutti come te.

    • Come di consueto, quando mancano gli argomenti, si passa all’insulto.
      Viva la fascio-crazia.

  17. Mancano gli argomenti? Io ne ho portato uno. E non mi sembra argomento da poco. Insulti? Quali insulti? Semmai sei tu che insulti la Storia. Quella che quelli come te si rifiutano di studiare. Un altro insulto? Va bene, me ne assumo tutte le responsabilità!
    Altra perla: “Time” ha inserito Salvini nelle 100 persone più influenti al mondo”. Forse dimentichi che la classifica del Times ingloba tutti: positivi o negativi che siano. Poi ognuno discerne per sè.

    • Ti ricordo Adriano che i “taia e medega”, per dirla alla cremasca, non sono mai piaciuti a nessuno. E’ una parte che non ti si addice. Dopodiche’, Buona Pasqua a tutti e tante buone cose. Baci.

    • Ma dai Adriano, non vorrai mica che lasci questo blog in mano all’estrema destra? Se poi ne fai una questione di toni, di buone maniere da salottino alla Gozzano allora è un altro paio di maniche. Perchè sai com’è, quando il gioco si fa duro anche misurare le parole diventa difficile, non credi? E poi, perché misurarle quando si crede nella propria missione? Anche Gesù Cristo ad un certo punto imprecò e cacciò i mercanti dal tempio. Quindi anch’io mi associo agli auguri di Rita purchè sia davvero una resurrezione, non da uova di cioccolato, ma risveglio dal sonno della ragione. L’ennesimo purtroppo!

  18. Una seconda postilla al commento di Vittorio.
    I trattati europei sono contro la Costituzione? Una cosa so: si tratta di trattati approvati o dai popoli (con un referendum) o dai parlamenti eletti dai popoli. Sono contro la Costituzione italiana? In Germania i cittadini hanno il potere di sottoporre trattati all’esame della massima Corte, in Italia no, ma comunque, non mi risulta che la nostra Corte abbia mai espresso una sentenza del genere.

    Una terza postilla.
    Da quando è decollato l’euro i tassi di interesse sono crollati (e noi italiani, che avevamo tassi vertiginosi, l’abbiamo avvertito in modo significativo). Bassi tassi di interesse significano basso costo del denaro, bassa inflazione e quindi tutela del risparmio (non dimentichiamo che eravamo abituati negli anni Settanta e Ottanta a tassi di inflazione anche di due cifre).
    Un fatto è certo: mentre altri Paesi hanno sfruttato i bassi tassi di interesse (e quindi anche i minore costo del nostro debito pubblico) per ridurre il debito, noi non ‘abbiamo fatto e non possiamo accusare l’Europa, ma solo noi stessi se oggi il debito pubblico ci sta strangolando.

    • Quarta postilla:
      “La commissione europea non conta nulla. Conta solo la finanza internazionale.”

      Carlo Cottarelli 19/04/2019

      Buona Pasqua

  19. Allora smettiamola di dare sempre la colpa alla politica. Soprattutto a quella passata. Io l’ho sempre detto. E non solo io. Le sorti del mondo sono sempre in mano all’economia. Di fatto a me i politici fanno sempre un po’ pena. Credono di essere i protagonisti di tutto, ma non contano un fico secco. Il confronto, o lo scontro, va fatto con la grande finanza. Ha ragione Cottarelli.

  20. Ripeto quanto già detto altre volte. I politici amministrano solo le briciole cadute sotto il tavolo. A questo punto azzeriamo gli schieramenti. Politica e gente da una parte e finanza dall’altra. Rinunciamo a consumare e facciamo diventare poveri i più ricchi. Un delirio, lo so, che sovvertirebbe tutte le regole, ma a questo punto, pur di evitare drammatici ritorni al passato non rimane altra scelta che un totale cambio di prospettiva. Ma come fare a convincere tutti?

    • . . . . . . . . ………Più Via Lattea…….. . . . . . . . . . . . . . . .

    • Si, piu’ via Lattea. Rivogliamo indietro l’autostrada celeste sulla quale transitavano in un senso le anime dei nascituri che stavano per incarnarsi e nell’altro quelle dei morti in procinto di rientrare nel “varco” senalato da Deneb, la “rosa piu’ bella sulla croce”.

  21. In effetti, Vittorio, la Commissione europea conta ben poco checché ne dicano tanti detrattori di casa nostra.
    Di sicuro, tra la Commissione europea e il Consiglio dei capi di governo, conta immensamente più il Consiglio dei Capi di governo: la Commissione altro non è che un organo esecutivo di decisioni prese (anche per quanto riguarda le procedure finalizzate a mettere i conti in ordine).
    Se poi vogliamo allargare il discorso, su tutti i governi (di destra o di sinistra) pesa moltissimo la finanza internazionale, ma è un fatto che una “Unione di Stati” come la Ue ha maggiore possibilità di fronteggiare la forza delle multinazionali: pensiamo alle multe salatissime inflitte contro Google, ad esempio.
    Una ragione in più per rafforza l’Unione europea, non disgregarla.

    • Mi domando: se davvero “la Ue ha maggiore possibilità di fronteggiare la forza delle multinazionali”, perché negli ultimi 20anni non lo ha fatto? Perché siamo stati tutti (tranne ovviamente la Germania) cannibalizzati? Perché abbiamo una disoccupazione al massimo storico e il peggior standard di vita degli ultimi decenni (eccetto l’1% che mai nella Storia ha goduto di condizioni migliori)? A me sembra che se un’istituzione ha delle potenzialità, vent’anni sono un periodo più che ragionevole per sfoderarle. Altrimenti, vuol dire che non le possiede.

      Quanto alle “multe salatissime a Google”, meglio distinguere tra l’apparire e l’essere, tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto :
      http://www.ereticamente.net/2019/04/lue-ed-il-diritto-dautore-la-censura-della-rete-roberto-pecchioli.html

    • “tra la Commissione europea e il Consiglio dei capi di governo, conta immensamente più il Consiglio dei Capi di governo”

      Benissimo. E tra il Consiglio dei capi di governo e le oligarchie finanziarie, chi conta immensamente di più?

  22. A dire il vero, Vittorio, qualche Paese è riuscito a “controllare” il movimento dei capitali (quello che tu chiamo “finanza internazionale”. Si tratta della Cina (regime comunista) e l’India (la più grande democrazia del mondo). Ed è per questo che sono tra i pochi Paesi che hanno ampiamente beneficiato dalla globalizzazione. Hanno cioè “governato” la globalizzazione, ciò che noi, abbagliati dal verbo neo-liberista, non abbiamo fatto e siamo stati da essa travolti.

    • A quale prezzo è stata “governata” la globalizzazione?
      Al costo di 2 euro all’ora e messa in schiavitù della forza lavoro?
      Non sarà che il sistema è fallimentare a prescindere e va distrutto senza pietà?

    • Ti sei dimenticato del Giappone che ha il rapporto (debito pubblico)/PIL al 250%, la disoccupazione allo 0% (ma guarda un po’) e, da solo, produce più brevetti di tutta l’unione europea messa insieme. Identico discorso per la Corea del Sud. Che dire, inoltre, di Svizzera, Islanda, Canada, USA, Israele, Australia, Nuova Zelanda, Taiwan e (coming soon) UK?
      Tutti allegramente fuori dall’unione europea e dall’euro. Tutti scemi?

  23. Vedo, Vittorio, che citi Carlo Cottarelli: è lui che – dati alla mano – dice che il debito pubblico giapponese non è comparabile con quello italiano!

  24. Se leggi Carlo Cottarelli (e di questo credo se ne intenda) i due debiti non sono “comparabili” per come sono “composti”: depurati dalle differenze, sono abbastanza simili.
    Che la nostra ricchezza privata sia alta, molto di più di quella tedesca, è noto.

    Non mi interessa, Vittorio (mi piacerebbe conoscere il tuo volto), la tua posizione politica (che conta è che ciascuno le sappia argomentare).
    Quello che mi pare utile qui, in questa piazza che è il nostro blog, è che ci aiutiamo insieme, ciascuno con le sue conoscenze, a “fare ricerca”, a liberarci cioè dalle semplificazioni che spesso si trovano sui social e vengono espresse dai tweet.
    Ho sempre pensato a CremAscolta come un “luogo di confronto, di dialogo”, un “luogo di ricerca” che possa “arricchire tutti”.
    Mi fa un grande piacere, quindi, che tu ti sia associato a noi: sei il benvenuto!

  25. Chi conta di più, ti domandi, Vittorio, Il Consiglio dei capi di governo e di Stato europeo o la finanza?
    Una domanda seria che ci rimanda a un’altra domanda: ha più forza di resistere alle pressioni della finanza detto Consiglio dei capi di governo della Ue o un singolo governo “nazionale”?

    • Scusa se m’intrometto in questa domanda rivolta a Vittorio, ma in caso di emergenza hai maggiori possibilità di salvarti scappando da una casetta monofamigliare o da un condominio di ventisette piani, dove se ti lanci dalla finestra muori sfracellato?

    • Cosa le fa’ pensare che il consiglio dei capi di governo della UE, così come la commissione europea, abbia una qualche intenzione di “resistere alle pressioni della finanza”?
      A me sembra che questi organismi e, in ultima analisi, tutta l’UE siano stati creati appositamente per assecondare la finanza internazionale e non per contenerla.
      Il contrasto insanabile tra la nostra costituzione repubblicana e i trattati internazionali (vedi trattato di Maastricht) è tutto qui: la nostra costituzione ha un impianto socialdemocratico e, pertanto, tutela il lavoro e il risparmio, l’UE tutela la stabilità dei prezzi e la concorrenza, quindi i mercati e la finanza a discapito dei lavoratori.
      Solo dentro la cornice dello stato nazionale le classi subalterne possono lottare per i diritti sociali, allargare gli orizzonti di democrazia e migliorare la propria condizione. Tutto questo non può avvenire nell’unione europea che è governata dalle oligarchie finanziarie, come ci ha ben spiegato der kommissar Karl Von Kottarell.
      Io, pertanto, mi batterò contro la dissoluzione dello stato nazionale e affinché vengano riaffermati il primato della volontà popolare e della costituzione repubblicana.

      P.s. Non fatevi abbindolare dal delirio eurofeticista di Lena.

      Distinti saluti
      Un abbraccio

  26. Mi infilo qui piuttosto che in Trenta giorni all’alba che solo a pensarci mi viene il batticuore. Mi viene il batticuore, e su questo dovremmo riflettere, a pensare al cambiamento culturale, epocale in atto. Perché van bene i conti da far quadrare e tutti i tecnicismi non di mia competenza che mi escludono dal dibattito sull’altro post, pur nutrendo seri dubbi sulla veridicità di alcuni commenti indubbiamente mediati dalle proprie posizioni politiche che spesso ne inficiano l’obiettività. E questo vale anche per me naturalmente. La posizione politica deforma per forza. In verità anche qui non mi sento molto a mio agio, ma tant’è. Quindi, indipendentemente da queste considerazioni lapalissiane, io credo che tutto si stia giocando all’insegna delle solite ideologie che, bandite quelle storiche considerate obsolete, stanno lasciando spazio a quelle apparentemente nuove che sotto la copertura della promessa di voler cambiare l’Italia e l’Europa ne stanno cambiando violentemente i connotati. O per lo meno questi sono gli intenti dichiarati. Ma io ho l’impressione che questo cambiamento non sia altro che ricalcare vecchi schemi incapaci come siamo di inventarne di nuovi. E i rigurgiti ai quali assistiamo dimostrano solo la volontà di cambiamenti culturali di cui dicevo prima. Ora, domani si celebrerà il 25 aprile, festa significativa di chi nostalgico di niente si appresta, si prepara, cercando di contrastarlo, ad assistere poco per volta ad un azzeramento della Storia. Come se la nostra Storia non avesse garantito a tutti uguali diritti ed eguali libertà. Diritti e libertà di cui i giovani sono i primi beneficiari inconsapevoli. Inconsapevoli perché la mancanza di conoscenza li fa ritenere diritti scontati senza sapere cosa sono costati a uomini e donne di qualche generazione fa. A meno che questi giovani non sappiano che cosa farsene. Dandoli per acquisiti, senza fatica, questo inevitabilmente porta a non vedere che l’esercizio della democrazia dev’essere di vigilanza continua. E tanti segni lascerebbero pensare che della libertà proprio non sanno cosa farsene, innescando uno scontro generazionale tra chi la Storia l’ha vissuta e chi crede che quella sia solo uno scorrere casuale di eventi. Muore un governo, se ne fa un altro e via di questo passo. Anche se pare che molti Grillini domani saranno in manifestazione, come lo stesso Di Maio. Dall’altra parte si assiste, sì, senza dubbio, al rispolvero di un’ideologia mai scomparsa attestata da forze politiche che non esitano a reclutare nelle loro file quei gruppetti che della nostalgia han fatto la loro bandiera. Bandiera che se fino a qualche anno fa si poteva derubricare a folklore ora aspira a diventare forza di governo ( europeo )nel caso che tra trenta giorni avessero la meglio i sovranismi o nazionalismi tanto invocati. Anche in termini economici, rispolverando vecchie ricette che tanto somigliano al libretto del pane o del latte. E anche coloro che al Governo sembrerebbero più vaccinati di altri, tra misure assistenziali o demagogia populista, altro non fanno che ricalcare vecchi schemi. Tutto all’insegna del voto di scambio chiesto per gratitudine per tutte le elargizioni dispensate a destra e a manca. Tutto per mantenere uno status quo, che neppure collaudato in termini di tempo, vuole perpetuarsi nonostante i dissidi interni che ad ogni ora balzano alla cronaca. Insomma, al Governo abbiamo due personaggi assolutamente dissimili anche rispetto al 25 aprile. Caro Salvini, dai poliziotti di Corleone non potresti andarci il 26? Non vorrai anche in questo caso essere tacciato di fascismo? Altrimenti fai coming out: ebbene sì, sono fascista, e da emulo ora, vorrei essere proprio come lui a breve, cioè Benito Mussolini, la sua macabra incarnazione. Quanto ai soci di governo: poverini, antropofagizzati e neanche se ne accorgono. Ma davvero vogliono fare quella fine? Su signori, un altro compromessino sulla pelle degli italiani e il futuro parlamentare è assicurato.

  27. Caro Adriano, prendo atto della tua adesione al manifesto romantico proposto dal sig. Francesco Lena, ma ho dei dubbi che il sig. Silvestro (se si tratta del micione), possa condividere quanto irragionevolmente contenuto al punto 7. Infatti come lo stesso sostiene (ed io condivido), la salvaguardia ambientale del pianeta è realizzabile solo a condizione di una severa decrescita demografica che dovrebbe attestarsi a livello mondiale intorno ai 4 miliardi in luogo degli attuali 7, e per quanto riguarda lo “stivale” intorno ai 45 milioni di abitanti in luogo degli attuali 60. In buona sostanza, secondo lo scienziato con le vibrisse, il contributo che l’Italia dovrebbe dare per salvare (non a chiacchere) il pianeta, è decrescere di 15 milioni di abitanti nei prossimi 30 anni.
    Che ne pensi adesso Adriano, non vengono anche a te dei dubbi sull’adesione del “micione” ai poetici ma irragionevoli contenuti del summenzionato punto 7 ? A presto, Valeriano.

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