giovedì 25 Aprile 2019

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Silvestro e la fine del mondo

La redazione ritiene che questo illustre parere di un nostro follower, che non ama tuttavia le platee, non debba andar perso.

Garantiamo che si tratta di uno scienziato di prim’ordine, il cui valore gli Statunitensi riconoscono pagandolo per consulenza matematico-statistica a suon di centinaia di migliaia di €. Resta tuttavia, anche in campo scientifico, un personaggio eclettico, in grado di afferrare il succo del discorso e valutare la fondatezza di allarmi in più settori. E, visto che guardiamo sempre lontano, generalmente oltreoceano, dove invece più è ascoltato, vi propongo con calore questa voce di casa nostra! Questi stralci sono presi dalle nostre ultime conversazioni email. Egli da il consenso a comparire, ma cambiando lo pseudonimo abituale in Silvestro (riferimento allo sfigato gatto dei cartoons).

Domanda: quanto pensi che manchi perché la fusione  nucleare ci venga in soccorso con energia realmente pulita?

Adriano, non farti troppe illusioni, prima che sia operativo il primo impianto pilota semiindustriale saranno ancora necessari circa 50 anni, deve essere operativo il reattore di studio ITER  tra circa 20 anni e forse nei primi anni 2080 il primo reattore industriale. Il plasma rimane sempre una bruttissima bestia da domare. Comunque, con un livello fiducia del 95% penso che sia già suonata la campana a morto per il pianeta (sesta estinzione di massa a cura di HOMO INSAPIENS). 

 

Domanda: se tu fossi in me, padre e nonno, dove consiglieresti a tuo figlio di trasferirsi per far prender tempo ai propri figli?

Adriano, senz’altro nei paesi scandinavi o nella Russia del nord (mar bianco e dintorni). Però ormai anche la Svezia, come mi informa mio figlio, sta alzando le barriere, specialmente ai cittadini europei dei paesi mediterranei, per una logica conseguenza. Mettiti il cuore in pace, speriamo di raddrizzare la baracca in questi ultimi tre decenni altrimenti è un disastro. Questo è quello che accadrà per l’irresponsabilita’ dei nostri politici, economisti, imprenditori finanziari (sic.) ed industriali e religiosi avendo portato avanti una folle politica demografica che continua ancor oggi!!! Poi versano lacrime di coccodrillo  sulla condizione umana attuale. Nota che la popolazione umana non dovrebbe superare i 3,5 — 4,0 mld. e i 40 — 45 ml. in Italia pena l’aumento esponenziale dell’entropia con gli effetti che stiamo vedendo.

Ripeto quindi, fino alla noia, questi signori quando si proiettano nel lontano futuro riescono persino a vedere il loro sfintere anale. Ora se ti ricordi, ad una conferenza, sono stato tacciato come nazista per aver sostenuto queste tesi. Peccato che la vita, su questo pianeta venga estinta. Nota che secondo un recente calcolo, la vita più o meno intelligente si sviluppa mediamente su uno o due pianeti per galassia e per di più non per tutte le galassie del nostro universo,  PECCATO. Vedi Tu quale sia la probabilità! Adesso basta poiché sono troppo incavolato.

Ciao e  scusami per lo sfogo.

Silvestro

E io concordo, altro che scusarlo! ma uso termini più coloriti del suo signorile “incavolato”. E voi? E… gli auguri di liete festività, direte? Non me la sento proprio, c’è ben altro da augurasi!

Commenti

16 risposte a “Silvestro e la fine del mondo”

  1. Aggiungo una nota per miglior coprensione sulle valutazioni di Silvestro (semplice Wikipedia, non io): “quando un sistema passa da uno stato di equilibrio ordinato a uno disordinato la sua entropia aumenta”; nella teoria dell’informazione “la grandezza che misura la quantità di dati prende il nome di entropia” .

  2. Com’è saggio Silvestro! Ha ragione: tra 50anni non ci sarà più l’homo sapiens, né il robot sapiens, ma, probabilmente, l’homo sapiens superior. Il superstite, pochissimi esemplari, di una specie che si è auto-distrutta.

    Concordo pienamente con Silvestro anche sulla “via di fuga”. A differenza della maggior parte dei luoghi, negli altipiani asiatici e nelle steppe siberiane oggi è ancora possibile immergersi nel paesaggio primordiale, eterno e immortale, circondati da giganti vegetali alti quaranta metri. Il pino silvestre, l’abies, e il cedro siberiano non hanno mai smesso d’inchinarsi umili al cielo. Da sempre sono «quiete verticale», puntano in alto, mentre intorno tutto scorre lento e silenzioso. Due colori: il verde e il bianco. Bastano e avanzano.

    Fregatene, Silvestro, se gli angeli arcobaleno, quelli dell’utero in affitto e dell’eugenetica senza limiti, ti danno del nazista. Si tratta solo di paranoici senza speranza.
    http://www.centrostudilaruna.it/cronache-dellantifascismo-paranoide-e-schizofrenico.html

  3. Rita il fatto di ricercare matrici politiche è molto pericoloso in questa fase. Il messaggio trascende il senso politico, è tale da dover essere assorbito senza se e ma, anche dal più sprovveuto elemento della nostra società, al pari di quello: “se non guari prima di attraversare la strada ti prendono sotto”.
    Silvestro non è solo saggio, è un mostro di preparazione rispetto a noi “comuni”, e non è maggiormente noto solo per il suo carattere schivo, salvo a chi va in cerca di veri intelletti.
    La pressione apartitica sull’opinione pubblica deve servire a preparare l’opinione pubblica a decisioni inedite. Di oggi l’avvertimento che entro trent’anni la fascia sud mediteranea dovrà affontare un radoppio di popolazione, ma se l’Italia è già in esubero di venti milioni che si fa?
    Il vecchio “non si può” che dicevamo ai bambini non va più bene? Nessuno è più ospitale di me, ma non si potrà. e allora? Chi si interessa di una politica della denatalità qui, in sede, e ove il problema è effervescente? Poi potremo anche aprire alla libera circolazione, a vantaggio di tutti, ma attezione a non far siglare negativamente i pochi che attualmente ragionano. E invece c’è chi ripropone modelli sociali familiari fortunatamente desueti, perché la natura ci sa pensare anche da sola, indicare la via giusta nel contesto, ma a volte è brutale se non la si asseconda.

    • Chi ricerca matrici politiche? Ho solo replicato all’affermazione di Silvestro “ad una conferenza, sono stato tacciato come nazista per aver sostenuto queste tesi”, volevo semplicemente dargli una pacca sulla spalla e dirgli che la cosa non è grave. Stop.
      Che poi “entro trent’anni la fascia sud mediterranea dovrà affrontare un raddoppio di popolazione” è, ovviamente, un’idea come un’altra destinata a lasciare il tempo che trova. Le previsioni non c’azzeccano mai, come sappiamo. Per averne conferma basta andare a rivedersi le proiezioni-statistiche-simulazioni degli Anni ’80-’90 sul Terzo Millennio: cannate praticamente tutte.

      Il problema della denatalità dovrebbero averlo gli africani, non certo noi. Mi auguro che nessuno sia così folle da pensare che gli europei (poveri europei) potrebbero “istruirli” in tal senso. Con quale forza delle idee? Con quali valori e tradizioni? Con quale cultura? Quella che non abbiamo?

  4. Non ho, Adriano, strumenti per dire che siamo ormai alla…. fine del mondo.
    L’allarme l’ha lanciato negli anni ’50 dal club di Roma: da allora abbiamo avvelenato ancora di più pianeta, ma nello stesso tempo i Paesi… volenterosi (nonostante pomposi accordi: vedi Trump che si è ritirato dagli accordi di Parigi), si stanno dando da fare – anche se non è loro priorità, per arrestare l’irreparabile.
    Se guardiamo ad alcune nazioni, ci rendiamo conto che la consapevolezza del pericolo che sta correndo l’umanità è forte: quello che è in corso (mentre noi piangiamo) ha dello straordinario.
    Io mi auguro che il movimento che si costruendo, anche in Italia (vedi la recente assemblea fondante che si è verificata alla Statale di Milano), al seguito di Greta, possa realizzare risultati importanti: quelli della nostra generazione hanno devastato mari, terre e cielo; tocca ai giovani (ma una mano la diamo anche noi) a riportare il pianeta ad essere un… habitat abitabile.

    • Piero grazie della fiducia nell’umanità che ci comunichi, ma bisogna spingere perché cambi la mentalità mettendo subito il problema al primo posto e tutto il resto nei mali minori (che poi sono sintomi rispetto alla MALATTIA). I militari sanno bene che basta seguire gli indici di sovrappopolazione, di surriscaldamento, per sapere dove dovranno “sporcarsi le mani”. Purtroppo o ci rassegnamo al fatto che la natura faccia da sola, e ridimensioni più o meno improvisamente la presenza di queste fastidiose termiti bipedi a una quota accettabile, e che vivranno comunque in condizioni terribili, o si deve iniziare la riforestazione e l’emissione negativa di CO2, cioè la sua cattura dall’atmosfea, a un prezzo tale che può esere coperto solo da una carbon tax mondiale, con duplice effetto. La mia speranza sta nel fatto che ogni sforzo allontana un po’ il momento del tracollo, ma invece in alcuni si fa addirittura strada un atteggiamento della resa incondizionata, o di delega alla scienza e ai governi, ma la scienza è solo un’arma, i governi hanno solo un pungolo, l’opinione pubblica, che deve divenire collettiva.

    • Ma certo! Tutto ciò che può servire a rinviare il collasso è sacrosanto, anche perché, se molto o poco si salverà, sarà tutta scuola per chi resta. Ma è necessario mettere mano alla base del problema, per spalmar via lo sterco accumulato.

  5. Al micione Silvestro,
    nel sacrosanto nome della ragione, la prego, continui a scrivere e a fare conferenze. E, se mi permette un suggerimento, non perda tempo ad ascoltar il rumoroso e cadenzato raglio degli asini bipedi.
    Pensando di farle cosa gradita e in segno di vicinanza le partecipo il dolcetto che segue:

    AL STRASÉR
    (Il cenciaio)

    Al sommesso grido: “ghè al maiùlica….” s’annunciava Bacile, un cenciaio originario di Bagnolo Cremasco che con il suo inseparabile carretto tirato da un asino, passava periodicamente per i paesi del cremasco a raccogliere rottami di metallo, stracci, bottiglie con fondo, ossami e pelli di talpe e conigli. Quanto raccolto, quando non remunerato in spiccioli, veniva barattato con stoviglie di maiolica e terraglie: una chicchera, un piatto, una scodella, una brocca etc.
    Antesignani dell’economia circolare e della raccolta differenziata a domicilio, i cenciai degli anni ’50 anticiparono – nonostante il dileggio della nomea della loro arte – il più reboante e decantato mestiere dei moderni “operatori ecologici”.
    In quei tempi quasi tutto veniva riciclato, anche lo sterco itinerante di equini e affini. Ricordo mia mamma, che temendo la concorrenza, mi diceva concitata: “ Cór, piséga, tó sö al portarùt e và a catà sö i fìc che ghà apéna fàc al caàl da Gìno” (1) . I “fichi” di cavallo, muli o asini, raccolti per le strade, venivano in seguito utilizzati come ottimo fertilizzante per rose e fiori da giardino.
    A quei tempi, per le strade e ogni dove cremasco, non si osservava l’immondezzaio che attualmente ci circonda. Parimenti in quei tempi, anche la qualità delle acque di canali e rogge – pur in assenza della moderna rete fognaria – era senza ombra di dubbio, migliore dello schifo attuale.
    Un “progresso ambientale” quello avvenuto da noi in sessanta anni, di cui c’è poco d’essere orgogliosi, e che, più prima che poi, ci chiederà conto.

    Vé da Bagnól, sénsa fradèl Arriva da Bagnolo, seza fratello
    an tàl Bacìle sö’l sò càr un tale Bacile sul suo carro
    ce i la tìra adré bèl bèl chi lo tira pian pianino
    i’è le gàmbe d’an sumàr sono le gambe di un somaro

    Pèr le stràde quànt al pàsa Per le strade quando passa
    al mànca mìa da fàs sènt non manca di farsi sentire
    ma la ùs l’è talment bàsa ma la sua voce è talmente bassa
    da sentìla quànt l’è arént da sentirla quando è vicino

    “Ghè al maiùlica: “È arrivato il venditore di maioliche:
    stràs, òs e butìglie, stracci, ossa e bottiglie,
    pèi da dunèi, pelli di conigli,
    tópe e fèr rót” di talpe e ferraglie”

    Còl gràn cólt e ’l sùl che péca Con la calura e il sole battente
    adòs a i’òs e sö le pèi dall’ossame e sulle pelli
    ghè ’na spösa che tarnéca olezza una puzza ammorbante
    pèr nùn dì di martinèi per non dire delle vespe

    Al sò gùl al ta sinsìga Il loro volo ti infastidisce
    stès da lùr apò i muscù come loro anche i mosconi
    ’nànc e ’ndré lùr i bisìga avanti e indietro loro svolazzano
    töc culuràc da virdisù tutti colorati di verde metallico

    Pèr trè tópe e ’n butigliù Per tre talpe e un bottiglione
    ana pèl da na dunèla una pelle di una coniglia
    an pó da ràm e da utù un po’ di rame e di ottone
    lù al ta dà ’na scüdèla. il cenciaio ti da una scodella.

    (1) Corri, sbrigati (prima che ci vadano altri), prendi il porta immondizie e vai a raccogliere lo sterco che ha appena fatto il cavallo di Gino (fruttivendolo ambulante di Ombriano).

    • Caro Valeriano
      Silvestro, che ho incontrato anche oggi, ha troppa autostima, e tanta poca el volgo, per lasciarsi turbare. Semplicemente evita il contenzioso futile. Preannuncia altri interventi, e il personaggio è troppo di rilievo perché io non mi presti a fare da portavoce!
      Anche il tuo commento, casomai gli fosse sfuggito, è stato girato sulla posta personale.

  6. ….beh il grido: “strasè dunè/as os fer rot, pel da dunei” ce l’ho ancora tal quale anch’io, a Crema!

  7. sapete “ragazzi, l’Italia era forse più globalizzata già prima dell’Auto-Sole di quanto si creda. Vissuti quegli anni fra lazio e Bologna, ricordo le stesse cose, sia pur con diversi dialetti (li capisco tutti, ma non li uso per rispetto)! Silvestro, non ti offendee se abbiamo divagato, una botta di nostalgia… passaci altre perle, sarò il tuo fedele ambasciatore. e anche Valeriano, la sua firma su un pezzo sarebbe graditissima!

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