domenica 26 Maggio 2019

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Il riscaldamento globale aumenta le disuguaglianze economiche

Ecco Adriano,

l’articolo della settimana con una breve considerazione: il riscaldamento globale porterà sicuramente dei grandi problemi per la popolazione del pianeta.

Però, come si evince dall’articolo in oggetto, il peso maggiore ricadrà fatalmente sui paesi in via di sviluppo (terzo mondo). Ora sostenere che, poiché l’occidente ha sfruttato in modo massiccio le fonti fossili per produrre energia, indispensabile per lo sviluppo economico, anche il terzo mondo debba ricorrere allo stesso modello per la sua crescita economica sarebbe un grave errore che si associerebbe al bieco sfruttamento attuale. L’articolo lo evidenzia molto chiaramente. Anzi esiste uno studio sulla rivista Econometrics fatta alcuni anni fa che evidenzia come l’implementazione di strutture meno impattanti costi molto meno rispetto alla riconversione che deve essere fatta nel mondo occidentale, poiché in questi paesi ci si muove su un terreno”vergine”. Ora l’occidente dovrebbe investire sulla educazione sessuale, sulla scuola ed una medicina degna di questo nome, sul finanziamento e l’assistenza tecnico-scientifica sugli investimenti intelligenti delle tecnologie verdi. Quindi evitare speculazioni finanziarie e vendite di armi. Ora, non seguire questa strada, sarebbe per noi un autodanneggiamento e daremmo loro una robusta corda per impiccarsi. Allora Adriano potresti ampliare questa modesta riflessione, visto che hai vissuto e operato in mezzo a loro e quindi conosci bene le tradizioni sociali e religiose.

Silvestro

Ma mi guardo bene dall’aggiungere o togliere ai concetti espressi da un uomo al cui confronto sono un nano! Leggiamo e limitiamoci a imparare:

“L’aumento delle temperature globali accresce le disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri. Lo dimostra una nuova analisi che ha incrociato i dati sugli effetti del riscaldamento globale nelle diverse regioni della Terra con quelli della variazione del prodotto interno lordo pro capite. Il riscaldamento globale tende ad accentuare le disuguaglianze economiche tra le nazioni. È la conclusione di uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Noah S. Diffenbaugh e Marshall Burke, entrambi della Stanford University.

Lo studio si inserisce in una corrente di ricerca che nell’ultimo decennio ha effettuato diverse analisi per quantificare l’impatto dell’aumento delle temperature globali medie su agricoltura, ecosistemi e salute umana. Particolarmente complessa ma di grande importanza, poi, è la valutazione dell’impatto economico del riscaldamento globale e dei suoi effetti sulle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri.

I risultati degli studi effettuati finora confermano quello che si può facilmente intuire da considerazioni generali: i paesi più poveri hanno maggiore probabilità di subire gli effetti negativi del riscaldamento globale, in termini ambientali, e i loro abitanti in termini di qualità di vita, economia e salute. Questo avviene in parte perché questi paesi e i loro cittadini hanno scarsi strumenti per difendersi dal fenomeno del riscaldamento globale e in parte perché vivono tendenzialmente nelle zone più calde della Terra, dove un ulteriore incremento della temperatura media può mettere in crisi la produttività lavorativa, in particolare quella agricola, e le condizioni di vita.

Inoltre, i paesi più ricchi sono quelli che storicamente hanno emesso più gas serra, quindi sono i principali responsabili del riscaldamento globale in atto. La mitigazione delle emissioni è dunque da considerare anche una questione di equità sociale.

Diffenbaugh e Burke hanno raccolto i dati sulla crescita economica e sulle fluttuazioni delle temperature per quantificare l’impatto del riscaldamento globale dovuto alle attività umane sulla distribuzione del prodotto interno lordo pro capite per le varie nazioni. Hanno poi considerato i modelli climatici più condivisi dalla comunità scientifica per stimare quale sarebbe stata l’evoluzione climatica della Terra in assenza di emissioni di gas serra. L’analisi dei due autori ha dimostrato che tra i paesi più poveri il prodotto interno lordo pro capite si è ridotto tra il 17 e il 31 per cento nel periodo 1961-2010 a causa del riscaldamento globale. E se si dividono tutti i paesi in dieci gruppi in base alla ricchezza, si vede che tra il primo e l’ultimo gruppo il divario economico è del 25 per cento più grande di quello che si avrebbe senza il contributo umano all’aumento delle temperature. L’effetto, secondo i ricercatori, è duplice perché il riscaldamento globale aumenta la crescita economica nei paesi più freddi e la diminuisce in quelli più caldi. Secondo gli autori, quindi, anche se negli ultimi cinquant’anni le disuguaglianze tra le nazioni sono andate tendenzialmente diminuendo, c’è una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento globale abbia rallentato questa diminuzione. In altri termini, anche se non è chiaro se i paesi più ricchi abbiano beneficiato dell’aumento delle temperature, c’è una probabilità superiore al 90 per cento che i paesi più poveri abbiano raggiunto un prodotto interno lordo inferiore a quello che avrebbero avuto senza il riscaldamento globale

Commenti

38 risposte a “Il riscaldamento globale aumenta le disuguaglianze economiche”

  1. Dico la verità, questi “studi” americani, poi ripresi dall’Occidente pecorone, cominciano a rompere le scatole. Già ci tocca subire il pippone quotidiano della setta Gretology, che se uno è un po’ debole di cuore gli prende un colpo dalla paura e schiatta lì dov’è, poi arrivano gli americani che devono giustificare le devastazioni che hanno fatto e stanno facendo nei Paese del Terzo Mondo dando la colpa al clima ….. anche basta, pietà.

    Il clima della Terra non è stabile per natura, è così da sempre, con o senza l’effetto serra.
    Naturalmente non sto giustificando l’inquinamento, dico solo che rappresenta “uno” dei fattori. Riporto per maggiore chiarezza una tabellina esplicativa sull’andamento del clima sul pianeta da un milione di anni fa a oggi:

    • Un miliardo di anni fa: si ritiene che il clima fosse caldo e senza ghiacci.
    • 300 milioni di anni fa: la parte meridionale del supercontinente Pangea era ricoperta prevalentemente da ghiacci.
    • 150-65 milioni di anni fa. Quando vivevano i dinosauri il pianeta terra era privo di calotte polari e il clima era più caldo di quello attuale. Presenza di grandi distese di foreste .
    • 25 milioni di anni fa: la temperatura cala repentinamente. Le foreste si riducono a vantaggio delle praterie.
    • 10 milioni di anni fa: aumentano i ghiacci alle calotte polari. Continua il raffreddamento el pianeta ma si alternano ere interglaciali.
    • 1 milione di anni fa: si ritiene si siano avvicendate ben 7 glaciazioni, intervallate dal rialzo della temperatura e dalla diminuzione dei ghiacci.
    • 125.000-115.000 anni fa: periodo caldo interglaciale. Aumenta il livello dei mari, si riducono le calotte polari e i ghiacciai montani.
    • 115.000-75.000 anni fa: aumenta il freddo. I ghiacci si espandono e molte terre abitate dall’uomo diventano inospitali.
    • 75.000-10.000 anni fa: clima prevalentemente rigido, intervallato da periodi in cui la temperatura si eleva. La presenza di ghiacci consente la grande migrazione di uomini e animali tra Asia e America.
    • 8.000 anni fa: termina l’ultima glaciazione
    • 5.000-3000 a.C.: Il clima è più fresco e umido di quello attuale. Il Sahara è coperto da vegetazione e popolato da animali.
    • 2.500-1.400 a.C.: i ghiacci si sciolgono e aumenta il livello dei mari: il clima è più caldo di quello attuale.
    • 1.400-300 a.C.: periodo fresco con temperature mediamente superiori di 1°C. a quelle attuali.
    • 300 a.C.- 800 d.C.: l’aridità spinge masse di nomadi dall’Asia all’Europa, mentre le piogge favoriscono la l’agricoltura mediterranea.
    • 800 d.C.- 1.200 d.C.: è il periodo più caldo dalla nascita di Cristo. La Groenlandia è libera dai ghiacci e viene colonizzata dai Vichinghi.
    • 1.200-1.400: instabilità climatica tendente al freddo. I vichinghi abbandonano la Groenlandia.
    • 1550-1850: piccola era glaciale che determina gravi carestie nel Nord Europa .
    • 1850-2.000: la temperatura del pianeta tendono a salire.

    • Sembra dipenda dalle attività solari. Ma qui lo dico e qui lo nego. Non sono mica un gretino.

  2. Il discorso è multifattoriale, come Silvestro ci ha illustrato nelle varie riprese. Tuttavia il fattore umano è quello che agisce con metodicità devastante da un breve tempo con acuzie. Nessuno è autorizzato a dire “ci credo” o “non ci credo”. La responsabilità è troppo grossa per esprimere opinioni personali. Nemmeno chi è in possesso di una media preparazione scientifica è autorizzato: ne va delle sofferenze dei nostri figli e nipoti, non oltre perché molto più lontano non si va, salvo gruppi superstiti.
    E’ invece d’obbligo far sentire ai potenti una pressione d’opinione implacabile, perché null’altro conta al momento.

    • Separerei le due cose: un conto è la necessità di inquinare di meno (obiettivo che si può raggiungere con una drastica riduzione della popolazione mondiale); altra storia sono i mutamenti climatici ciclici che dipendono in larga misura da “eventi esterni”. Circa 14mila anni fa il lago glaciale americano Livingston si è improvvisamente riversato nell’Atlantico facendo salire il livello dei mari di 14 metri in 300 anni. In parole povere, un vero e proprio diluvio. Colpa dell’effetto serra? Il surriscaldamento globale è stato interrotto da almeno tre episodi traumatici di improvviso raffreddamento, detti Dryas. Colpa dell’effetto serra?

      D’accordo che da 150anni a questa parte siamo propensi a credere che TUTTO quel che accade dipenda dalla miracolosa creatura chiamata “uomo”, ma attenzione a non fare la fine di Narciso. I cambiamenti climatici sono “anche” colpa nostra, ma ci sarebbero anche se noi non ci fossimo. Poco ma sicuro. Se le specie terrestri stanno attraversando la sesta grande estinzione di massa, vuol dire che prima di questa ce ne sono state altre cinque (certificate).

  3. Sono le popolazioni più povere che, tra l’altro, subiscono i danni determinati dai fenomeni atmosferici violenti che sono associati al riscaldamento climatico.

    Di sicuro, comunque, la bomba demografica in certe aree del pianeta va disinnescata con una buona ed efficace educazione sessuale.

    • Balle. Guarda cos’hanno tirato fuori gli israeliani da una striscia di deserto!!! Bisogna lavorare e zappare, lavorare e zappare, lavorare e zappare. Finche’ stai sdraiato sulla stuoia, e’ difficile che dalla terra nasca qualcosa, o che l’acqua s’incanali per conto suo nei tubi fino ai campi.

  4. Cara Rita il tuo “I cambiamenti climatici sono “anche” colpa nostra” già mi piace di più. La proposta di zappare che tu fai serve solo a dar da mangiare a qualche generazione, ma alla lunga non fa che peggiorare gli equilibri, distruggendo più biodiversità.
    Come la giri e come la volti la termite bipede aristotelizzata non può occupare più della metà del pianeta. Il resto deve vivere nel proprio equilibrio, per dar vita a noi, oppure tutti giù dalla zattera che affonda! Certo, c’è stata anche la glaciazione di Venezia, documentata da un dipinto, nel 700 se non sbaglio. Il clima è capriccioso, ma il trend è quello che studiano gli uomini di scienza. E se mi parli di sudditanza agli statunitensi, e sai quanto son simpatici anche a me, ti rispondo, ma perché Rovelli è americano? Ed è uno dei più convinti assertori dell’incompatibilità climatica con la nostra presenza a breve. Ma, addolorato, non si arrende! Ma ti faccio un’altro discorso: se ci fossero dubbi, se tu ammettessi di poter sbagliare, non sarebbe meglio per le persone cui vuoi bene? Non spereresti che se si deve andare arrosto questo avvenga fra più secoli possibili? O quando la tecnologia sarà arrivata a livello tale da poterci difendere, e mancano solo una cinquantina di anni, perché l’Islanda sta già iniziando a sue spese a smaltire CO2 atmosferica! Già, ma loro hanno geotermico in abbondanza, per agire su scala planetaria ci vuole la fusione nucleare, o la carbon-tax. È per quest’ultima che la pressione dei singoli individui si deve far sentire!
    E anchwe Silvestro si farà ancora sentire, ma l’ho pregato di pazientare.
    Piero, sei centratissimo, perché l’operazione sta progredendo anche nei paesi islamici, ma il Marocco è già invaso da nigeriani, e quando dai desetri in progressione e dal calore, che ucciderà indipendentemente dalla fame, scapperanno milioni di uomini, donne, bambini avremo una nuova maturità tale da soccorrerli, qui, o ai confini nord del mediteraneo, è ininfluente. Lo stop alla riproduzione si verificherà per allora comuque.

  5. Gentile sig.ra Rita,
    come già partecipato in privato a Piero e a Adriano, in “nome della rosa” ho per il momento deciso di astenermi dallo scrivere sul blog. Ma, mi raccomando, siccome ogni tanto lo sbircio, lei continui a scrivere.
    In questo mondo che sembra smarrirsi, l’impegno e la tenacia di chi opera al servizio della ragione, rimane l’unico segno di consolazione e di speranza per un mondo migliore.
    Con vicinanza e stima.

  6. E’ chiaro che il problema numero uno consiste nel dimezzamento (almeno) della specie umana sulla Terra. Si tratta solo di decidere “in che modo” farlo. Ma mi sembra che su questo punto siamo tutti d’accordo. Non nutro invece nei confronti degli “uomini di scienza” la stessa fiducia che hai tu. La storia della scienza è piena di cantonate galattiche. Rovelli, poi, l’ho sempre trovato di una banalità disarmante, con tutto il rispetto dovuto alla persona.

    Non credo neppure che un giorno la tecnologia ci potrà difendere, perché la tecnologia siamo noi. Quando mai ci siamo dimostrati in grado di difendere noi stessi?

    Mi dissocio anche dalle scene bibliche da “Exodus” hollywoodiano, i cui azionisti di maggioranza sono le mafie internazionali. Se è vero che le sabbie del Sahara si allargano, è altrettanto vero che la sabbia è una materia prima di prim’ordine, stante l’elevata presenza di biossido di silicio, una particolarità che la rende adatta a svariati usi industriali. Ovviamente la possibilità di estrarre ed esportare o utilizzare localmente la sabbia sahariana implicherebbe elevate potenzialità di profitto, e se non lo capiranno prima gli africani vorrà dire che ci arriveranno i cinesi, o forse ci sono già arrivati. Anche il mercato della sabbia indiano sta suscitando ultimamente particolare attenzione. Siamo sempre lì: bisogna lavorare, e ci sono culture sulla Terra che non possiedono la cultura del lavoro (è una constatazione, non dico che ciò sia bene o male in sé), negarlo sarebbe da ipocriti.

    • Rita se è per la sabbia e i Cinesi ho già visto un filmato semi-privato che mostra le scavatrici cinesi all’opera nel deserto, ma non per la sabbia, per gli inclusi minerali preziosi! Quelli pensano a tutto, con mia massima stima, ma se ne fregano di tutti. Hanno proposto addirittura di scavare un tunnel nell’Atlante a loro spese col solo impegno di tenersi i materiali di risulta. Il Governo marocchino ha risposto picche. Ma il mondo industriale crollerà, di questi materiali avremo poco bisogno! Il problema è che il dimezzamento arriverà, presto e con sofferenza. La vogliamo davvero? Siamo così cattivi? E il bacino Mediterraneo è area fragile (al prossimo numero di Silvestro che tengo in serbo).
      TI RIBADISCO A QUESTO PUNTO IL RICHIAMO: MA SE TI VENISSE ANCHE SOLO IL DUBBIO DI ESSERE FUORI STRADA, NON POTESTI DICHIARARTI SEMPLICEMENTE AGNOSTICA?
      Ma sai, da uomo di scienza, quante volte ho sbagliato concettualmente, non parlo della pratica clinica. vale a questo punto il principio di falsificazione:non è scienza senza errore, ma dalla sintesi emerge il superamento.
      Vero che il dimezzamento delle presenze umane avverrà, ma con la riduzione e il ridimensionamento della società industriale si ridurrà anche la possibilità di rimediare al danno.
      rovelli: fa il corso in Italia di una settimana sin località delle olomiti, e un amico chimico 83enne che le frequenta mi assicura che è persona non solo intelligente e preparata, ma sensibile, amabile.
      Per chiudere mi fa piacere l’apprezzamento del caro amico Valeriano, che per ora ho inutilmente tentato ad aggregarsi, ma Cremascolta è una carta moschicida!
      No Valeriano, non ti prendo mica per una mosca!

  7. Ma no, Valeriano! Ero qui che aspettavo la prossima puntata …….
    Non capisco il “nome della rosa” ma chiederò lumi.
    E poi scusi, lei si contraddice: parla di “impegno e tenacia di chi opera al servizio della ragione” e poi se ne va? Ci ripensi.

    • E se parlassimo di riscaldamento globale come effetto (addizionale) dell’esponenziale incremento di radiazioni elettromagnetiche artificiali (pulsanti) avvenuto negli ultimi pochissimi anni ?
      E’ un argomento quasi tabou che difficilmente ‘passa’, visto il noto e certo controllo sistematico delle informazioni scientifiche ‘indipendneti’.

      Se qualcuno desidera approfondire il tema con articoli scientifici vi rimando a https://www.blogger.com/blogger.g?rinli=1&pli=1&blogID=8635517630960809760#allposts

      In sintesi,
      Proprio come un tubo a vuoto nella vecchia tecnologia elettronica, le microonde sono isolate dal vuoto dello spazio. Poiché il vuoto dello spazio agisce come un isolante, le frequenze radio a microonde sono disperse nella nostra atmosfera ad un ritmo accelerato. La Terra è un campo elettromagnetico rotante contenente un materiale dielettrico chiamato acqua. L’invio di frequenze radio oscillanti a microonde attraverso un campo elettromagnetico in un materiale dielettrico, come l’acqua, crea un riscaldamento a radiofrequenza (chiamato anche riscaldamento RF) a livello molecolare dell’acqua.
      Che poi è quello del banale … forno a microonde!

      Quindi siamo dentro ad un unico grande forno a micro-onde!

      Tramite link qui sopra chi vuole può molto approfondire questi concetti con dimostrazioni ed evidenziazioni tecniche e rilevazioni fatte.

      Ma … silenzio! Concentriamoci sulla CO2 (che tanto non ha padri oppure ne ha talmente tanti che … non ne ha!).
      Giorgio

    • Livio hosentito una successione di pareri, ma quanti sono rispetto ala visione accreditata?
      tutto ciò assomiglia alla scommesa di Pascal: se ti sbagli e perdi hai perso tutto. E poi, cosa cisarebbe dietro al parere scientifico diciamo prevalente, un complotto? Silvestro dammi una dritta!

  8. Tutte chiacchiere. Nessuna prova scientifica che dimostri quello che dicono. I soliti complottisti. Scienziati del cazzo, esclusi, solo competitivi , solo ideologici. Affermare che i cambiamenti climatici siano sempre esistiti anche senza l’uomo non dimostra assolutamente che non esistano responsabilità dovute all’inquinamento. Chiunque abbia buon senso, nel vedere le fotografie della pianura Padana, risultanti che è uno dei luoghi più inquinati della terra, non può non chiedersi se i cambiamenti climatici non possano dipendere anche da noi. Gli scienziati del video danno proprio l’impressione di essere al soldo della multinazionali. E uno di loro, per difendersi, naturalmente ne parla. E’ proprio da stupidi non chiedersi come l’aria di una grande città o area industriale, come agisce sulla pelle delle persone, non possa avere conseguenze su quella piccola fascia di atmosfera che ci permette di vivere o sopravvivere. Le cause dei cambiamenti climatici nelle varie ere, che non possono essere scientificamente provate se non nel racconto della loro ciclicità, non dimostrano assolutamente l’ineluttabilità di fenomeni climatici estremi a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. O perlomeno questi sedicenti esperti lo spieghino, oltre le chiacchiere.

    • Le prove scientifiche le fornisce già la Scienza con la “S” maiuscola, che bisogno c’è di andare a cercarle altrove? Il pensiero unidimensionale basta e avanza. Sul fatto poi che l’aria sia putrida nella Pianura Padana, che notoriamente è una “conca” geologica, non ci piove (o meglio, piove acido), ma qui il problema è demografico: siamo in troppi! Troppi riscaldamenti accesi, troppi condizionatori che vanno a paletta, troppe macchine in circolazione. Le industrie, invece, sono un ricordo d’altri tempi. Quindi? Facciamo un harakiri di massa? O, molto semplicemente, andiamo a stare da un’altra parte? Io, opto senza se e senza ma per la Siberia.

      Vorrei chiedere al signor Cinciripini, ma se non sbaglio gliel’ho già chiesto, indubbiamente le radiazioni elettromagnetiche artificiali sono altamente dannose, ma come la mettiamo con quelle naturali? Negli ultimi 80 milioni di anni la polarità magnetica della Terra si è già «invertita» più di 170 volte a intervalli di circa 5.000-10.000 anni e attualmente il campo magnetico terrestre si sta abbassando in modo significativo. Notoriamente il corpo umano è un corpo elettrico e il magnetismo possiede un carattere altamente pervasivo (basti pensare all’orientamento di molti animali), quindi, cosa sta per succederci? Qualcuno lo sa?

    • L’inquinamento è un altro problema. Gli scienziati interpellati dicono che le emissione di CO2 prodotte dall’uomo non possono causare il ‘riscaldamento globale’. Ma Lei veramente non riesca a ragionare se non insultando?

  9. Rita, nessuno lo sa, per questo consiglio un pochino di cautela, soprattutto a quelli che millantano di essere degli esperti arrogandosi il diritto di aver capito tutto. Ripeto, lo dimostrino.

    • Tu e io non lo sappiamo, non “nessuno lo sa”. D’accordo che sei un fedele della scienza (non uso la “s” maiuscola perché non me la sento), ma mi piacerebbe sapere alla luce di quali conoscenze scientifiche tu giudichi lo scienziato che “ne sa” e quello che “non ne sa”. Evidentemente non hai fatto tesoro della Storia (quella, si, con la “s” maiuscola), altrimenti sapresti che innalzare una teoria al ruolo di «bandiera» sempiterna di una determinata visione scientifica equivale a scontrarsi con il carattere transitorio e perfettibile di tutte le teorie esistenti.

      Per sua natura il sapere scientifico non può pervenire allo status di verità definitiva e incontrovertibile, come dimostra l’incessante aggiornamento delle sue «certezze» con integrazioni ritenute in precedenza inconciliabili. Lungo sarebbe l’elenco degli scienziati, professionisti o dilettanti, che hanno intuito delle verità nascoste ma non hanno avuto la soddisfazione di vederle riconosciute dal mondo accademico dei loro tempi. Non perché non fossero in grado di addurre delle prove a sostegno di ciò che dicevano, semplicemente in quel momento non potevano fornire una spiegazione soddisfacente del «perché». Ma il tempo è galantuomo e tante cose che oggi magari fanno sorridere, domani potrebbero fare piangere.

  10. Che l’inquinamento sia un altro problema è anche questo da dimostrare. Io ho il.sospetto che lo sia, ma cosa ci vuol fare, io ho solo il blog a disposizione. Loro invece , avendo a disposizione media più potenti si sentono portatori di chissà quali verità. E fanno bene, qualche credulone complottista lo trovano sempre.

    • Signor Macalli, io credo, forse mi sbaglio, che la Sua competenza in climatologia sia vicino allo zero. Quindi su quali basi definisce queste persone “scienziati del cazzo”? E poi: “esclusi, solo competitivi, ideologici”? Che ne sa Lei?
      Inoltre, li definisce “i soliti complottisti”, perché Lei sa bene che i complotti non esistono, sono solo paranoie per creduloni ecc.. Però poche righe dopo dice che questi scienziati sono al soldo delle multinazionali. Evidentemente per nascondere la verità (che Lei invece conosce). Dunque anche Lei crede nei complotti?

  11. Complotti: ho scritto che “danno l’impressione”, con una sfumatura di relativismo quindi. I complottisti invece sono certi di quello che dicono. Senza se e senza ma, come quando Lei parla di trascendenza o bellezza. ☺☺☺

  12. Rita e Livio che dicono la stessa cosa senza concordare. Telepatia? Perché qualcuno crede anche a quella.

    • Ho già pronto del materiale sulle medicine alternative per varie occasioni del prossimo anno in cui in tabella riporto l’identikit del negazionista fatto da tre dipartimenti di psicologia di tre Università statunitensi: purtroppo, l’unica cosa che mi preoccupa è che non è emersa possibilità di mediazione, né conta nulla il livello di preparazione.
      Ora faccio un ultimo sforzo: immaginiamo un’auto che percorre l’autostrada del ponte crollato a Genova. La radio è accesa, la passeggera dice al conducente: “Fermati è crollato il ponte!” e lui risponde: “Ma che sciocchezza, alla tua età credi ancora alle bufale radiofoniche?” Nessuno dei due avrà possibilità di verifica.
      Visto il numero di ultranovantenni lucidi che incontro ogni giorno forse noi avremo modo di toccar con mano la verità, vista la rapidità del cambiamento, ma intanto il ventennio utile sarà scaduto.
      Per Giorgio Cinciripini: non ci piove, fisica di portata popolare: viviamo in un microonde, e se creature biologiche possono adattarsi, sia pur con ampie perdite, come è stato nelle zone radioattive o dalle acque velenose, un sistema fisico non vedo come potrebbe ritrovare l’equilibrio.
      La denatalità: come Piero mi informa che il Bangladesh ha raggiunto il livello di utilizzo di sola energia rinnovabile io informo che, con un’azione politica persuasiva porta a porta ha raggiunto il tasso di 19/1000 (dato 2016), che è quello corrispondente al semplice ricambio generazionale, e il medio oriente, ho già affermato, è sulla via della natalità negativa, anche in paesi con forte impronta religioso-politica come l’Iran. Ma allora si può e si deve!

  13. Solo…. “per il momento”, gentile sig.ra Rita:
    …….“Infine, Pensiero e Parola si rivolsero verso l’Essenza. E al suo cospetto, TACQUERO”.
    In: Nostalgia degli dei.
    Ultimo capitolo, ultima pagina, ultima riga, ultimo lemma.
    Con rinnovata stima, Valeriano.

  14. Caro Adriano, il numero di persone che ogni anno muoiono per errori medici o a causa dei farmaci è spaventoso, una vera strage che falcidia la popolazione quanto le malattie cardiache o il cancro. E probabilmente sarebbe molto più alto se i dati sulle cause di morte non fossero facilmente manipolabili dagli stessi medici. Quindi, dovremmo temere le medicine alternative o la medicina ufficiale?
    E il tuo paragone del ponte non regge, ma forse il ponte sì. In situazioni di emergenza reagisco d’istinto ma se ho tempo mi informo e cerco di farmi un’idea. Una verità scientifica, che comunque è sempre temporanea e parziale, fortunatamente non è ancora stabilita per scrutinio democratico. Se anche il 99% della comunità scientifica crede una cosa, l’altro 1% potrebbe aver ragione.
    Nella fattispecie, che l’anidride carbonica prodotta dall’uomo sia la causa del riscaldamento globale, sulla base delle varie campane che ho ascoltato, a me pare una sciocchezza. Forse mi sbaglio. In ogni caso, non ne faccio un dogma o una bandiera.

    • Caro Livio
      si da il caso che sia intimo amico di professionisti delle “altre medicine” e che le stia studiando sistematicamente da due anni. appunto. Ci sono delle fasce di applicazione ben determinate e il clima fra i vari settori è di amicizia, anche se non di tutto vi può essere comprensione. Ho fa gli amici pranoterapeti scappati dalle università come seri professionisti medici a fine carriera che finalmente si son dati a pratiche naturopatiche, senza contaddizioni.
      Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio, ma il ponte regge: proprio come per un figlio con un tumore ti giocheresti l’ultima carta in un Ospedale (dopo un anno di cure naturopatiche anche Steve Jobs l’ha fatto) anche in questo caso, giocando al buio, ma essendoti rimasta una carta sola coperta, te la giochi in modo da aver la coscienza a posto, cioè sopprimendo qualsiasi convinzione personale, per gli altri.

    • No, Adriano, è un discorso che per me non regge. È chiaro che in una situazione disperata nessuno può sapere in anticipo come agirà. Questo non toglie che quando sei più lucido e calmo ti formi delle opinioni e cerchi di corroborarle con dati e riflessioni. Per quel che mi riguarda, se tu come “ultima carta” intendi la chemioterapia, io non la giocherei comunque.

  15. Fuori da qualsivoglia ideologia o “gomblotto”, solo fatti (ops! pp del verbo fare è!) in merito al ….”malessere del pianeta:

    ISOLA DI PLASTICA: Si tratta di un’immensa massa di spazzatura, grande come l’intera Francia, che vaga nell’Oceano Pacifico: oltre 21 mila tonnellate di microplastica, in un’area di qualche milione di kmq con una concentrazione massima di oltre un milione di oggetti per kmq.
    Entrando in qualsiasi supermercato si può toccare con le mani come qualsiasi oggetto dagli alimentari agli utensili, all’abbigliamento sia confezionato in plastica. Dove finiscono queste tonnellate di plastica?
    Difficile ipotizzare, a tempi brevi, un massiccio, diffuso ritorno a comportamenti più “virtuosi”, quali quelli dei tempi in cui ero ragazzino ed andavo dal lattaio col pentolino (quello da far girare a centrifuga quasi/sempre senza rovesciarlo) dal droghiere con la sporta della spesa, per prodotti confezionati in carta più o meno oleata.
    Possibile, invece passare a “plastiche amiche”, a polimeri e compounds biodegradabili ad elevato contenuto di rinnovabilità: Il processo di biodegradabilità consiste nella degradazione della plastica (in condizioni aerobiche o anaerobiche) in biossido di carbonio, acqua (o metano), sali minerali e biomassa, ad opera di microorganismi quali batteri, funghi ed alghe.
    Certo qualcuno deve smettere di “farsi le palle d’oro” con la plastica, investendo viceversa in ricerca/adeguamento/investimenti, adeguatamente incentivati dall’ente pubblico, con legislazione ad hoc. ( ops! emendamenti ad hoc, tipo “eolico”, astenersi please!)

    QUALITA’ DELL’ARIA (si perchè che nell’aria che respiriamo ci sia anche un ….pochetto di ossigeno ci è necessario per sopravvivere!): rendiamoci conto che le piante sono viventi nostre amiche. La fotosintesi clorofilliana è un processo d’importanza fondamentale, non solo per la sopravvivenza delle piante ma anche per la nostra stessa vita: viene liberato ossigeno a partire dall’anidride carbonica presente nell’atmosfera !
    Smettiamola di massacrarle con potature scriteriate, con tagli immotivati, fuori da qualsiasi sapiente progetto di medio/lungo periodo.
    L’automobile fa parte oramai della nostra vita, però consuma ossigeno e caccia fuori anidride carbonica, rendiamocene conto e comportiamoci di conseguenza , . Anche qui le scelte/non dell’Ente pubblico sono fondamentali, rispetto alle norme da emanare ed alla applicazione/vigilanza sulle stesse.

    QUALITA’ DELL’ACQUA (se non beviamo acqua “pulita”…. moriamo!): i nostri comportamenti quotidiani sono fondamentali, ovviamente a livello diverso rispetto ai nostri ruoli socio/economico/lavorativi, rispetto a questo prezioso fondamentale elemento. Ed anche qui il ruolo dell’Ente pubblico nelle scelte di fondo e quotidiane è decisivo rispetto agli standard di comportamento. Per troppo tempo, di fatto si è accettato che i corsi d’acqua (e la nostra pianura ne è ricchissima) ricevessero sversamenti di ogni natura, liquidi o solidi senza adeguata azione dissuasiva, vigilanza e senzione.

    Volutamente mi sono limitato a considerazioni “base”, che passano anche e soprattutto attraverso i comportamenti, anche quotidiani di ognuno di noi (che sono quelli sui quali abbiamo le …. “unità di misura” che ci consentono di intervenire), comportamenti troppo spesso incoscientemente sottovalutati, ma che, in scala, hanno conseguenza pesanti per i precari equilibri sul pianeta.

    • Franco, qui non si parla dell’inquinamento (di terra, aria, acqua) ma del famigerato ‘riscaldamento globale’. E per quel che mi par di capire non c’è una relazione, se non minima, tra le due cose.

  16. Ragazzi mettiamola così: anche chi “toglie attendibilità alle previsioni negative non mostra di rifiutare in blocco tutto il sitema logico a sostegno delle stesse. Esempio, uno per tutti: Rita svaluta l’impatto CO2 ma non quello dell’incremento demografico, che ha in altri discorsi logici dipanati definito “moltiplicarsi come ratti”. E allora, vi prego, per i figli di tutti noi, per la cultura a rischio di tutti noi, se almeno in un segmento del dicorso predittivo credete, fate! Impegnatevi nel contrastare quello, anche solo quello! Basta che non restiate a guardare, limitandovi a un “ma, chi sa, sono voci, e poi ci sono le prove contrarie…” Poi ci si mette insieme e si segue l’andamento delle cose, ma muovetevi!
    Come? Se conoscete Associazioni serie di settore su un singolo punto anche così, oppure con il semplice passa-parola.
    Grazie amici impegnati, perché concordi su tutto o in parte, non vi disconoscerò mai l’impegno. Per gli altri, i concordi, che non sono il 50% come potrebbe sembrare dal contraddittorio ma la stramaggioranza, rinvigorito il tema studiamo qualcosa, anche di piccolo, anche di locale, anche piantare un albero simbolico con una targa di monito, ma facciamo qualcosa, dopo aver fatto il danno!

  17. Livio, ho spostato l’attenzione su obiettivi che ci coinvolgono direttamente e sui quali ognuno di noi puo “fare”!
    Riscaldamento globale vuol dire aerei, navi, automobili, condizionatori (caldo/freddo +, sommessamente, il ….. “gigantesco forno a microonde” oggetto dell’attenzione di Cinciripini!) e qui, a livello di grandi numeri ovviamente, almeno per una ventina d’anni non ci saranno all’orizzonte mutamenti migliorativi apprezzabili! Argomenti nemmeno sfiorati da chi ci chiede il voto per le imminenti elezioni Europee.

    • O.K. Fanco, ma lasciami ribadire il mio pensiero di uomo calato nel pieno centro del sentito comune, che sia stato manipolato da… complottisti? o meno.
      Se sbaglio, faccio bene a muovermi in coneguenza, se non sbaglio, faccio bene due volte. (Si capisce?)
      In altre parole o è vero o non è vero che restano trenta anni utili. Se è vero bisogna fare in modo di dilazionare questi trenta a sessanta, perché Silvestro calcola la messa a punto della fusione sui cinquanta, e con l’energia sufficiente potremo invertire il ciclo ingoiando CO2. Per l’effetto microonde non so. Se poi non fosse vero lo stesso tipo di comportamenti virtuosi migliorerebbro comunque enormemente la qualità della vita, riportandola a cinque decenni or sono.
      Nel giocattolo non mancano poi gli imprevisti: parlo innanzitutto della pandemia, milioni di morti per l’effetto pollaio e la galoppante inefficacia degli antibiotici, e allora le carte si rimescolano di nuovo, con un certo alleggerimento della pressione antropica, ma con un ritardo di provvedimenti idonei e razionali per il disinquinamento, che passerebbe in second’ordine. Ergo urge per le persone di buona volontà e sana coscienza fare tutto quanto possibile su tutti i fronti. Ottimi i comportamenti individuali rispetosi, ma la partita si gioca sulla pressione politica!

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