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MARINO PASINI

Il silenzio di Pio XII e la recita interrotta

Che la Chiesa distribuisca patenti, attestati di santità non vuol dire che il destinatario, uomo o donna che sia, è quello giusto. Non è detto che la Chiesa la imbrocchi. Fra di noi, o sottoterra, ci sono eserciti di santi sconosciuti, gente che ha tirato la carretta per una vita, con dignità, gente umiliata e

Che la Chiesa distribuisca patenti, attestati di santità non vuol dire che il destinatario, uomo o donna che sia, è quello giusto. Non è detto che la Chiesa la imbrocchi. Fra di noi, o sottoterra, ci sono eserciti di santi sconosciuti, gente che ha tirato la carretta per una vita, con dignità, gente umiliata e onesta che ha fatto il proprio dovere fino all’ultimo respiro, e di questi nessuna commissione si metterà a scartabellare per esaminarne il caso (come le 7998 pagine per Pio XII): per questi sconosciuti, la storia è più scarna, ma non meno ricca di coraggio, anche se della loro santità non frega a nessuno. Papa Pio XII mandava in visibilio intere folle adoranti, ma più di uno lo definiva un uomo gelido, solitario, che non sopportava il contatto esterno, e lo chiamavano il “Papa di ghiaccio”; l’arcivescovo Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle cause dei santi, si lamenta che non è stata condotta “un’indagine canonica su diverse grazie e presunti miracoli a lui attribuiti” e che per spingere verso “la beatificazione di Pio XII non basta ricordarlo, studiarlo, ammirarlo, lodarlo. E’ necessario invocarlo”.

E’ una serata che odora di neve imminente, a Roma, sabato 13 febbraio 1965. Il vento mulinella l’aria, con schiaffi gelidi, e al Gianicolo, pare di essere a Cortina d’Ampezzo. Quattro giorni prima bastarono trenta centimetri di neve, e Roma, già allora con qualche problema di inefficienza, si bloccò; la città, paralizzata. Tram e treni fermi, chiusi gli aereoporti, le scuole e gli uffici. Per Roma, era la nevicata più copiosa del Novecento, anche dei due secoli precedenti. I giornali annotano centinaia di alberi caduti,  nei parchi, nelle ville. Il sindaco di Roma, Amerigo Petrucci diffonde un comunicato: “tenere sgombri i marciapiedi prospicienti gli stabili di loro competenza”. I vigili del fuoco sono sommersi dalle chiamate. L’unica piazza diligentemente sgomberata dalla neve, segnala un cronista, è Piazza San Pietro, al Vaticano. In un vicolo, al civico 48 di Via Belsiana, all’angolo della Chiesa del Santissimo Sacramento di San Lorenzo in Lucina – le cui origini risalgono al 1576 – si scende a un sotterraneo, un budello bianco, a volta, largo dodici metri e lunga una trentina. Alcune fotografie dell’archivio storico Riccardi, ritraggono il sotterraneo rettangolare con lunghe panche di legno e un tetto curvo, a mo’ di grotta; di recente è diventato un outlet che vende scarpe, e la chiesetta, sconsacrata nel 1970,  un Temporary Design e Fashion Shop.

Via Belsiana sbocca in Via Condotti, la famosa strada dello shopping, e capita ogni giorno di vedere turisti davanti all’Oratorio di S.Lorenzo in Lucina, indugiare sulla scala d’ingresso, lanciare un’occhiata alla facciale attuale, del XVIII Secolo, forse opera di Nicola Michetti, l’architetto della reggia di Peterhof, San Pietroburgo. Gabriele D’Annunzio conosceva bene l’Oratorio, e il budello di vicolo Belsiana, ci veniva con le sue amanti, per ascoltare Bach, Mozart. “L’Oratorio abbandonato nella Via Belsiana – scrive il Vate – ti ricordi? Che poteva contenere un prete e un sagrestano..Il coro, maschile e femminile, occupava la tribuna di legno dipinto, ove rimaneva appena qualche resto di doratura”.

Gli attori della Compagnia “Teatro Scelta”, una quindicina in tutto, diretti da Gian Maria Volontè e Carlo Cecchi, la sera del 13 febbraio 1965 scendono nel budello di vicolo Belsiana. Fuori, fa un freddo cane. I pochi passanti sono intabarrati come se fossero al Polo Nord.  Poco dopo, intorno alle 21.30, arrivano giornalisti, critici teatrali, amici della Compagnia, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Bruno Zevi, Rafael Alberti, Florestano Vancini, Giangiacomo Feltrinelli, e si affrettano a infilarsi nel sotterraneo di vicolo Belsiana. La recita de “Il Vicario” del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, sta per iniziare. Sono passate da poco le 22, la prova è cominciata da pochi minuti, quando nel sotterraneo irrompono dei poliziotti. La recita è bruscamente interrotta, il pubblico invitato ad uscire. Perchè? I poliziotti si schermiscono; fuori: dicono. Uno di loro mostra un foglio, timbrato con scritto che la struttura manca di agibilità. Le persone presenti protestano, e sono spintonate all’esterno. Un giovane, Piero Capponi, chiede ai poliziotti se hanno un mandato: per risposta viene malmenato; altri colpi di “sfollagente” li subisce Leonardo Settimelli, cronista de “L’Unità”; entrambi sono condotti al Commissariato di Campo Marzio e denunciati per resistenza alla forza pubblica. La polizia, oltre cinquanta agenti di pubblica sicurezza, muniti di bombe lacrimogene, transennano e bloccano l’accesso alla Via. Nel frattempo, la Questura rende pubblico un comunicato: “In considerazione del carattere sacro della Città Eterna, sede vescovile del Sommo Pontefice, centro del mondo cattolico e meta di pellegrinaggi, il governo italiano avrà cura di impedire in Roma tutto ciò che possa essere in contrasto con detto carattere”.

Le critiche all’operato, o meglio, al non operato del Papa Pio XII, al suo silenzio, durante gli anni delle persecuzioni, dei pestaggi agli antifascisti, la deportazione degli ebrei,  lo sterminio, le camere a gas,  stava montando in tutto il mondo, e creando molta irritazione negli ambienti ecclesiastici. Anche la rivista “Israel” pubblicava articoli che criticavano il Papa. Si stampavano libri, documenti, con critiche, anche durissime contro Pio XII. Il Vaticano fu costretto ad intervenire, e cercò di impedire, in tutta Europa, la recita de “Il Vicario”. L’allora Arcivescovo di Milano, Montini, futuro papa Paolo VI, scrisse una lettera al giornale cattolico inglese “The Tablet”, ricordando le manifestazioni di gratitudine, nell’immediato dopoguerra da parte di istituzioni e privati ebrei. Il silenzio di Pio XII, scrisse Montini, era necessario per consentire alla Chiesa di salvare il maggior numero possibile di ebrei; una denuncia pubblica della Shoah avrebbe reso ancora più estrema (c’è scritto proprio così) la persecuzione degli ebrei. Più estrema? Ne sono stati ammazzati a milioni: peggio di così non poteva andare. E i tanti criminali nazisti e fascisti aiutati da alti prelati a fuggire in Sud America?

Furono molti i cattolici a cui non piacquero le parole del cardinale Montini, tra cui Arturo Carlo Jemolo, Carlo Bo, Albert Schweitzer. Francois Muriac scrisse. “Non abbiamo avuto la consolazione di udire dal successore del galileo Simon Pietro una condanna netta e chiara e non con allusioni diplomatiche, la messa in croce degli innumerevoli fratelli del Signore”.

Rolf Hochhuth scrisse il testo sul finire degli anni Cinquanta, dopo aver soggiornato in Italia, vicino al Vaticano. Nonostante non ci fosse modo di accedere agli archivi vaticani, lo scrittore tedesco riuscì a procurarsi molti documenti. Per qualche anno, Hochhuth provò invano a far rappresentare il suo testo nei teatri. Anche molti editori si rifiutarono di pubblicarlo, fino al 1963, quando l’editore Rowohlt, di Amburgo, accettò e il libro venne stampato e distribuito. Nello stesso anno, Hochhuth incontrò un regista teatrale, Erwin Piscator che tagliò il testo di più di un terzo, e il 20 febbraio 1963 lo mise in scena al Deutsches Theater, a Berlino, scatenando un putiferio, manifestazioni di protesta davanti al teatro e scomuniche del Vaticano. Poi, fu la volta di Basilea, 24 settembre 1963, con la regia di Friedrich Schramm, e il teatro, all’esterno fu preso d’assalto, con marce e sit-in di centinaia di manifestanti.

Il 10 dicembre 1963 ci fu la prima del “Vicario” a Parigi, al Teatro Atheneé, diretto da Peter Brook, con la versione di Jorge Semprun, e la presenza in sala di molti giovani israeliani. La recita fu interrotta quattro volte per il lancio di manfesti da parte di un comitato Pro-Pio XII. L’attore francese Antoine Bourseiller, che nella recita interpretava Padre Riccardo Fontana – un giovane prete che si ribellò contro l’ostinato silenzio del pontefice -, intervistato per la rivista “Webtheatre” (novembre 2011), ricorda i fischi e le urla: venduti agli ebrei! Comunisti! Pagliacci! Per sette recite ci furono continue interruzioni. A Mosca fu vietata la rappresentazione, per la politica di avvicinamento di Krusciov al papato. Ma le critiche al “silenzio di Pio XII”, non si fermano; ci fu la presa di posizione di Albert Camus, in una sala gremita di padri domenicani: “C’è una voce che avrei desiderato udire durante quegli anni terribili. Mi si dice che essa ha parlato: io constato che le parole che ha detto non sono pervenute fino a me”. Albert Schweitzer, nel giugno 1963, scrive una lettera all’editore tedesco del “Vicario”: “E’ significativo che il testo di Hochhuth sia comparso. Si tratta non solo della condanna del silenzio di una personalità storica, non soltanto di un verdetto storico, ma un avvertimento alla nostra epoca, che si abbandona a una strada totalmente priva di umanità”.

“Il Vicario” traccia la storia di due destini paralleli, quello di Kurt Gerstein, ufficiale arruolatosi nelle SS, che ottenne incarichi delicati, come l’ordinazione e la consegna del gas destinato ai campi di sterminio, e che bussò alle porte vaticane avvertendo di ciò che stava succedendo, e di un personaggio fittizio, Riccardo Fontana, prete cattolico che sceglie di morire ad Auschwitz (il testo è dedicato all’internato n. 16.670 di Auschwitz, padre Massimiliano Kolbe, il francescano polacco che offrì la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia).

I teatranti, tra cui i due fratelli Volontè, Carla Gravina, avevano girato, per tutta l’estate precedente, in Toscana e nel Lazio, come saltimbanchi, recitando Brecht, spostandosi con camion e corriere, su cui mangiavano e dormivano. Il trambusto, l’interruzione della recita,  la cacciata del pubblico dal sotterraneo, da parte dei poliziotti, e la via, a tarda notte, del tutto sgomberata, non impedisce agli attori di asseragliarsi all’interno del budello, e inscenare uno sciopero della fame. Tre giorni dopo, lunedì 16 febbraio, vicolo Belsiana è ancora chiuso al traffico, gli attori dentro al sotterraneo, quattro automezzi della polizia impediscono a chiunque di raggiungere il teatro. La polemica è esplosa sui giornali, in Parlamento. Una rivista satirica “Lo Specchio”, immortala con fogorafie, un via vai di panini col salame, che arrivano agli “scioperanti della fame”, giù nel budello. La sera di lunedì, alcuni attori del gruppo (non tutti: gli altri restarono nello scantinato)  uscì senza dare nell’occhio dal vicolo Belsiana, costeggiò i muraglioni, i palazzi e raggiunse Via del Babuino, la libreria Feltrinelli, dove era prevista la lettura del “Vicario” davanti agli stessi giornalisti e critici che erano stati scacciati dal sotterraneo. Quella notte, all’1:55 , una bomba scoppia in via di Porta Angelica, sotto la caserma delle guardie svizzere, poco lontano dall’alloggio di papa Paolo VI.

La vita del “Vicario”,  un testo teatrale tutto sommato mediocre, nonostante la forza dirompente della sua critica serrata al silenzio di Pio XII, continuò ad avere mille difficoltà ogni volta che si provò a rappresentarlo, soprattutto in Italia. A Teramo l’amministrazione comunale si oppose, e ovunque le proteste, le manifestazioni dei sostenitori della beatificazione di Pio XII. L’edizione italiana de “Il Vicario” risale al 1964, pubblicata da Feltrinelli, e mai più ristampata. Il testo, ripubblicato da un piccolo editore di Porto San Elpidio, Wizarts, nel 2004, non è più rintracciabile, e la casa editrice ha chiuso i battenti. I diritti sono passati a una casa editrice della Svizzera romanda, nel Cantone di Neuchatel. Ancora di recente, febbraio 2017, uscendo da una lettura del “Vicario” al teatro Fraschini di Pavia, un gruppo di giovani cattolici tradizionalisti volantinò fuori dal teatro, per protestare contro “la corruzione della verità storica”.

La faccenda del comportamento di Pio XII, il suo silenzio, l’antisemitismo della Chiesa cattolica nella sua storia, gli editoriali de “La Civiltà cattolica”, prima e durante il fascismo, hanno profuso una grande quantità di studi storici, libri, articoli, e non sto ad annoiarvi citandoli ognuno, perchè la lista è lunga, e non siamo all’Accademia, ma in un blog, comunque, a chi interessa queste  sono le fonti principali, indispensabili:

C. Pescetelli “Roma Beat”, Zona editrice, 2015. E. Perra. “Il dibattito pubblico italiano sul comportamento del Vaticano durante la Shoah” Italianistica vol.3, Utrecht (http://www.italianisticaultraiectina.org). S.Friedlander “Kurt Gerstein ou l’ambiguité du bien” Paris, 1967. S.Friedlander “Pio XII e il Terzo Reich”, Feltrinelli, 1965. David I. Kertzen “I Papi contro gli ebrei”, Rizzoli, 2001. A. Tornielli “Pio XII. iL Papa degli ebrei”, Piemme, 2001. M. Phayer “La Chiesa cattolica e l’Olocausto” Newton Compton, 2001. C.Falconi “Il silenzio di Pio XII”, Kaos ed., 2006. A.Riccardi “Pio XII”, Laterza, 1986. M.Marchione “Il silenzio di Pio XII” Sperling & Kupfer, 2002. Giovanni Sale “Hitler, la Santa Sede e gli ebrei”, Jaca Book, s.d.. J.Cornwell “Il Papa di Hitler”, Garzanti, 2000. D.J.Goldhagen “Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto”, Mondadori, 2002.

 

 

 

MARINO PASINI

11 Mag 2019 in Senza categoria

12 commenti

Commenti

  • Attento Marino, anche su Cremascolta ci sono antisemiti/e. E ci sono anche quelli/e che sparano contro l’antifascismo, dimenticando che se non ci fosse stato il fascismo di antifascismo non saremmo qui a parlarne.

    • Starò attento. Del resto, l’antisemitismo, o giudeofobia, non è un fenomeno scomparso. Tutt’altro. Anche a Crema, senza andare lontano, nel febbraio 1999, con Piazza Duomo strapiena, ci un un signore che parlò di “capitalismo ebraico di Wall Street…I venti potentissimi banchieri ebrei”, con la folla che urlava “Senatùr, Senatùr”. Tutta Crema fremeva, scrive “La Padania”. Ci fu una donna che svenne per la passione. Ci fosse stato un giornale locale a protestare, a segnalare, nonostante i giornalisti locali non mancavano, confusi tra la folla, con il loro bel taccuino. Macchè. L’importante era la presenza di Umberto Bossi, o di un’altro personaggio noto a Crema; la folla, la novità, e altre miserie. La faccenda, però, non sfuggì a un quotidiano nazionale che citò ampi passi del suo discorso, sottolineandone la “vena giudeofobica”.

    • Bossi, come fascismo e antifascismo, appartengono al passato mentre il capitalismo ebraico e’ una realta’ di fatto (basta andare a vedere chi sono le grandi famiglie della finanza mondiale) e Trump ne e’ il rappresentante politico ufficiale. Sappiamo tutti cosa sta accadendo da decenni in Medioriente. O kurdi e sciti sono morti di serie B? Un giorno della memoria, in effetti, loro non ce l’hanno.

  • A dire la verità, Marino, la Chiesa l’ha imbroccata raramente, e in genere per caso. Tanto e’ stata antisemita quando non doveva esserlo, quanto oggi e’ immigrazionista opponendosi al sentire comune. Sembra che il popolo le dia noia (dai suoi palazzi dorati, forse non lo vede bene). E intanto il gregge si riduce e le pecorelle si danno alla fuga. Spiace dirlo, ma fra 50anni (voglio essere di manuca larga) non ci sara’ piu’ alcuna Chiesa cattolica.

    Bei tempi quando il sindaco Amerigo Petrucci ordinava la pulizia dei marciapiedi di Roma, oggi la Raggi sembra interessarsi di tutto fuorche’ della citta’ che dovrebbe amministrare. Non che sia la sola, intendiamoci, e’ decisamente in buona compagnia. Povera Italia.

  • Marino, aspettati un commento da Rita. Anzi, io non vedo l’ora di leggerlo. Comunque mi fa piacere immaginare nuove maggioranze su questo blog. Fuor da diplomatiche buone maniere che quando il gioco si fa duro sono solo stucchevoli.

  • Che tempismo. In contemporanea.

    • Anche se un commento mascherato.

    • Ti sei autoproclamato giudice dei commenti altrui? Tipico.

  • Leggo con molto interesse, Marino, le tue intelligenti esplorazioni storiche.

    Una sola considerazione che non riguarda naturalmente te, ma noi “lettori” e blogger: dobbiamo sempre essere cauti nei giudizi perché se è vero che la Chiesa cattolica (ma anche quella luterana: provate a leggere quello che Lutero diceva degli ebrei – c’è una bella traduzione del nostro cremasco Vittorio Dornetti) ha bollato gli ebrei come coloro che hanno crocifisso Dio – un marchio che ha segnato secoli e secoli di storia e che sono alla base di tanti pogrom anti-ebraici, è anche vero che il Vaticano ha “salvato” alla fine della seconda guerra mondiale moltissimi ebrei dalle grinfie dei nazi-fascisti.

    E questo vale anche per il papa di oggi: se è vero che in alcune occasioni ha dimostrato una grande apertura a chi scappa dalle guerre o da condizioni di vita non dignitose, in altre ha sostenuto con forza che il dovere dell’accoglienza è associato alla capacità di “integrare” i nuovi arrivati (si accolgono solo quanti l’Europa è in grado di integrare e quindi di offrire loro lavoro) e in altre ancora ha gridato il “diritto” degli africani di “rimanere” in Africa.

    Semplificare è il vezzo (e il vizio) di chi discute al bar: cerchiamo noi di liberarcene.

    • Sì, i luterani (eccetto figure importanti come Dietrich Bonhefer e la Chiesa confessante tedesca) furono ancor più entusiasti dei cattolici nell’accettare il nazismo, la guerra, la persecuzione degli ebrei. Nel libello “Degli ebrei e delle loro menzogne” (1543) Lutero scrisse una sfilza d’insulti indirizzati agli ebrei: padroni del mondo, criminali, cani sanguinari, deicidi, assassini rituali di bambini cristiani, usurai, blasfemi, parassiti, pestilenti, serpenti velenosi, e le sinagoghe nidi del demonio. E’ vero che anche “La Civiltà Cattolica” che agli inizi del Novecento era il Verbo teorico per tutti i cattolici, non solo i Gesuiti, non fu da meno, seminando tanto odio antiebraico sul periodico cattolico, anche se con toni un filino meno truci. Comunque i cattolici, in generale, anche in Germania dettero filo da torcere a Hitler, e rappresentavano la sua vera preoccupazione; e quando fu messo a tacere il “Zentrum”, il forte partito cattolico, per Hitler, con la sinistra politica divisa, e allo sbando, la strada per il potere fu spianata. Vero anche che non pochi furono i preti, i frati che nascosero antifascisti nelle chiese, nei conventi. Lo ricorda, per esempio Enzo Forcella in “La Resistenza in convento”. Ma è indubbio che alti prelati, il Vaticano (del resto, il fascismo e il nazismo li avevano accettati, anche di buon grado) si dettero da fare per far ottenere passaporti a personaggi criminali italiani, tedeschi, croati, francesi di Vichy. Molto operò il vescovo austriaco, di stanza a Roma, e ben conosciuto da Montini e da Pio XII, Alois Hudal, appassionato fascista che procurò i documenti necessari per fuggire. Un altro fu il padre francescano Edoardo Domoter. Molto interessante, tra gli altri, è anche il libro del giornalista Andrea Casazza, genovese, “La fuga dei nazisti” ed. Il Melangolo, che racconta la fuga di Mengele, Eichmann, Priebke, Pavelic da Genova all’impunità in Sud America. Nel libro-reportage di Casazza si parla del cardinale Siri. A Genova, nel 1951 fu eletto un ex-podestà fascista; Siri tuonava contro il pericolo comunista, e la rotta Genova-Buenos Aires, allora, era ben frequentata da gente che voleva scappare per evitare la prigione, o peggio, le ritorsioni. Furono migliaia le persone che fuggirono, e alcuni erano pezzi da novanta, fondando in Argentina, in Bolivia, in Paraguay intere colonie. Senza copertura non potevano fuggire.

  • Quello dei silenzi di Eugenio Maria Pacelli sulla Shoà è uno dei nervi scoperti, dei tasti dolenti e dei conseguenti tormentoni storici e mediatici nei rapporti tra lo Stato della Città del Vaticano e lo Stato di Israele. Ovviamente, le discussioni e le polemiche in proposito si sono sviluppate non solo, com’era ovvio, in Medinat Ysra’el ma anche in innumerevoli Stati in tutto il mondo. Altrettanto ovviamente, la Repubblica Italiana è una delle realtà nazionali in cui meno si propende a condannare il Pastor Angelicus per questa ragione e in cui l’orientamento maggioritario è quello di accedere alla tesi del “minor danno”.
    Soprattutto ora, dopo i tentativi di riabilitazione di Gary Krupp ed Eamon Duffy; dopo l’acquisizione nel 1990 del titolo di Servo di Dio e nel 2009 di quello di Venerabile; dopo l’affidamento della causa di canonizzazione finale alla Compagnia di Gesù, che di solito porta a termine gli incarichi, sarebbe in effetti prudente ponderare bene la posizione di Pacelli, del suo entourage di allora e dell’intera questione in generale. Per cui, mi pare che questo documentato contributo di Marino Pasini possa offrire spunti molto interessanti in proposito.

    Comunque, certamente Pio XII avrebbe fatto di recente discorsi ben diversi ai sinti, ai rom e alla famiglia di Casal Bruciato.

  • Su Pio XII la Chiesa cattolica non demorde. Il 4 giugno scorso in un convegno romano “Omaggio al venerabile Pio XII Defensor Civitatis”, cardinali, studiosi pro-causa beatificazione, grattasottane e succhiabalaustre che non mancano mai nel momento del bisogno, hanno dibattuto e sottolineato i passi avanti verso il traguardo: la futura santità del Papa “di ghiaccio”, Pio XII. Il convegno si prende , lo stesso giorno di giugno, una pagina intera del quotidiano “Avvenire” (che leggo e seguo, a volte, per le buone pagine culturali). Pier Luigi Guiducci scrive che la deportazione degli ebrei (una vera sfiga per Pio XII, in quegli anni turbolenti) fu resa possibile il 16 ottobre ’43, il triste giorno della razzia degli ebrei, perchè pochi giorni prima, il 7 ottobre furono deportati in Germania duemila carabinieri, e rimase sguarnita la città; gli ebrei romani furono comunque avvertiti del pericolo imminente, ma non ascoltarono, non credettero alle informazioni ricevute. Altra colpa ce l’hanno gli Alleati che potevano decriptare i dispacci nazisti, e non vollero rilevare ciò di cui sarebbero stati a conoscenza, cioè l’imminente deportazione degli ebrei. Anche i partigiani, secondo Guiducci, hanno delle colpe perchè dimostrarono un’assenza d’iniziativa militare, e non fecero nulla per impedire la deportazione in atto. Tutti colpevoli, quindi, eccetto il Papa, il venerabile. E non è finita. Nelle ore più tragiche, Pio XII, per evitare il rischio che anche lui fosse deportato (santo sì, ma non fesso) distrusse molte carte che recavano i nominativi degli ebrei salvati, e che avrebbero potuto convincere i tanti storici “prevenuti” che hanno osato criticare il Papa.

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