martedì 18 Giugno 2019

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Silvestro e il ritorno dei CFC

Silvestro un giorno ci dirà cose belle, ma non basterà a blandirlo una doppia dose di croccantini, né una scorpacciata di alici, dovremo smettere semplicemente di fare gli imbecilli noi, e mettere alle corde i negazionisti, deriderli, prima che la loro colpa diventi troppo grossa perché la coscienza la possa reggere. Intanto vediamo il nostro bel micio furbo, ma sfigato, di cosa ci avverte ancora:

Tornano ad aumentare i gas che distruggono l’ozono

Dal 2013 i livelli atmosferici dei CFC, ovvero gas che distruggono lo strato di ozono, sono tornati ad aumentare nonostante la loro messa al bando in tutto il mondo. Una parte consistente di queste nuove emissioni illegali proviene da province della Cina orientale.

Dal 2013, le emissioni annuali di clorofluorocarburi (CFC) – una delle più importanti classi di molecole che distruggono lo strato di ozono che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette del Sole – il cui uso è vietato dal Protocollo di Montreal, sono aumentate in modo inaspettato. L’immissione in atmosfera di questi gas

proviene in buona pare da alcune regioni della Cina orientale. A documentarlo è uno studio effettuato da un gruppo internazionale di ricercatori diretto da Matt Rigby dell’Università di Bristol, e pubblicato su “Nature”, che ha in particolare tracciato il CFC-11, uno dei clorofluorocarburi in passato più diffusi.

Negli ultimi decenni i livelli atmosferici di CFC-11 erano in discesa in seguito agli accordi internazionali per una loro progressiva messa al bando. Le analisi dei dati registrati da varie reti di monitoraggio sparse per il mondo hanno però mostrato che dal 2013 c’è stato un nuovo inaspettato rialzo, indice che da qualche

parte erano riprese emissioni illegali di questo composto, un tempo ampiamente usato come fluido di refrigerazione nei frigoriferi e come schiumogeni negli isolati degli edifici.

Per escludere che l’aumento fosse realmente dovuto a una nuova produzione, ha spiegato Rigby, “abbiamo esaminato le stime sulla quantità di CFC-11 che potrebbe essere inglobato in schiume isolanti in edifici o frigoriferi prodotti prima del 2010, ma le quantità erano troppo piccole per spiegare il recente aumento”.

Per poter stabilire la provenienza del gas, è stato necessario allestire una nuova rete di rilevazione; le centraline di quella usata fino ad allora erano collocate in punti molto lontani dalle possibili fonti di emissione, proprio per essere sicuri di rilevare le concentrazioni medie globali di CFC-11. L’analisi dei dati provenienti dalla nuova rete – che copre diverse aree parti di Nord America, Europa, Australia meridionale,

Corea e Giappone – ha ora mostrato che dal 40 al 60 per cento delle nuove emissioni, pari a circa 7000 tonnellate all’anno di gas, proviene dalla Cina orientale, e in particolare dalle province di Shandong e di Hebei. Per l’individuazione dei responsabili specifici bisognerà chiedere la collaborazione diretta delle autorità cinesi, che peraltro proprio di recente hanno individuato e chiuso alcuni impianti di produzione illegali. I dati indicano peraltro che aumenti minori si siano verificati anche in altri paesi o nelle regioni più occidentali della Cina, tutte aree troppo lontane dagli attuali punti di monitoraggio della rete di monitoraggio.

Purtroppo, anche la nuova rete non copre molte aree del globo, specie nei paesi in via di sviluppo, ma quel che è peggio, osservano i ricercatori, è che “probabilmente abbiamo rilevato solo una parte del totale dei CFC prodotti. Il resto potrebbe essere incluso in edifici e refrigeratori e verrà rilasciato nell’atmosfera nei prossimi decenni”, ritardando il tempo necessario allo strato di ozono e al “buco” dell’ozono antartico per riprendersi.

23 maggio 2019.

Capito? Bisogna dormire con un solo occhio chiuso… o qui ci fanno fuori nel sonno!

 

Commenti

4 risposte a “Silvestro e il ritorno dei CFC”

  1. Una curiosità, Adriano/Silvestro: quali sono gli argomenti “contro” di quel 3% della comunità scientifica che non crede affatto al “fattore umano”?

    • Cao Piero la gitro a Silvestro, per non essere impreciso. Io infatti “ne so quanto Internet” e le riviste di settore, il che non vuol dire sempre errori o mistificazioni, ma comunque margine di imprecisione

  2. Silvestro insegue Titti il canarino e non mi risponde. Le motivazioni sono di ordine psichico essenzialòmente: la grande paura inconscia spinge a cercare soluzioni rapide alternative, come i topi del pifferaio magico. Si parla di cicli geologici, di venti solari, di una risorsa di GAIA che manterrà comunque l’omeostasi, di assenza di prove che la scienza fornisce solo a consuntivo. Peccato che a consuntivo non ci saranno prove che tengano, per un cimitero planetario. Ben fai a sottolineare che si tratta solo del 3%, anche se dal rumore che fanno, per soffocare la loro paura, sembrano tanti. Non aiuta certo avere l’uomo più potente del mondo che definisce gli allarmi “merda di toro”. L’ultimo numero di “le scienze” , in cui titola Balbi “Il destino delle specie tecnologiche”, dopo un’analisi della letteratura in merito ci da una possibiità, dolorosa, su 4: “L’unico scenario che lascia qualche speranza è quello in cui tanto la popolazione quanto la temperatura si stabilizzano grazie all’adozione di misure tempestive”. Ciò vuol dire, come ci insegna Silvestro, un collasso di almeno il 25%. E di misure tempestive, con una finestra di soli 20-30 anni, non ne vedo.
    Ora ho io un dilemma: o prendo io Titti, o Silvestro non lo rivediamo!

  3. i corsa in sorpasso Silvestro mi grida: “un professore di chimica dell’università di Modena che sostiene che ci sono ben 30.000 scienziati statunitensi che hanno firmato contro il riscaldamento climatico antropologico ma non dicono che modelli hanno utilizzato e qual’è il livello di fiducia statistico che ne è emerso.
    E poi 30000 sono forse quasi tutta la comunità scientifica degli USA, mi puzza molto di balla elettronica.
    Questo è tutto altro non so, io mi baso su riviste internazionali serie e sulle mie trascorse esperienze universitarie.
    Ciao Ezio 👋.

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