martedì 18 Giugno 2019

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Harry Popper e il complotto filosofale

 

Pochi saranno d’accordo con me se dico che la nostra epoca è dominata dalla fede. Eppure è così. Oggi ogni verità è provvisoria, si usa finché serve e poi viene gettata. D’altro canto, anneghiamo in un mare di informazioni contraddittorie, di teorie scientifiche effimere, di valori mutevoli. Dobbiamo trovare qualche appiglio sicuro, credere in qualcosa o, con la stessa forza, non credere. Questa premessa mi serve per introdurre un tema in sé banale ma che, a modo suo, attiene a questo desiderio di certezza. Parlo del fatto che oggi, come molti non credono più ai miracoli o agli oroscopi, altri non credono più ai complotti e in questa perentoria convinzione, di per sé irrazionale, sembrano trovare quasi il conforto di una verità. Credo che tale bizzarro fenomeno rientri in quella sorta di religiosità che si usa definire ‘il politicamente corretto’.

Il politicamente corretto, come è noto, si basa su articoli di fede che non vanno discussi e uno di questi, di recente conio, dice appunto: “io non credo nei complotti”. Per le persone politicamente corrette il complotto è tabù e parlarne provoca in loro una reazione di ostilità con la rapidità di un riflesso rotuleo. Questo mi pare molto strano, dal momento che il complotto – che potremmo definire “accordo segreto per fini colpevoli” – ha sempre fatto parte del lessico storico e politico. Suppongo perciò che ‘complotto’ abbia oggi un nuovo significato. Questo spiegherebbe il frequente impiego di neologismi come complottismo e complottista. A complicare le cose, tali epiteti vengono usati per indicare questioni senza nesso tra loro: UFO, scie chimiche, terra piatta, sbarco sulla Luna, vaccini ecc..

In effetti, il termine ‘complottismo’ indica molto genericamente una tendenza a vedere dietro certi fatti trame occulte e di solito maligne. A fornirne il paradigma teologico è stato Popper, anche se lui, in modo più aulico, la definiva “teoria cospirativa della società”. Si tratta in sostanza dell’idea che fenomeni sociali negativi come guerre, attentati, povertà, disoccupazione ecc., dipendano dalle decisioni di potenti élites. Questi invisibili e malvagi burattinai si servirebbero dei servizi segreti, dei mass media, della politica ecc.. con lo scopo, in ultima analisi, di accumulare colossali profitti economici.

Popper vede in ciò un residuo di superstizioni religiose e mitologiche, in cui arcane divinità stabilivano il destino degli uomini, inviando loro carestie, epidemie e altri mali. Nella cristianità sarà poi il diavolo a portare l’infelicità sulla Terra. Infine, nella nostra epoca ormai secolarizzata, a incombere su di noi sarebbero le multinazionali e le banche. Questa idea arcaica, da un lato appagherebbe il nostro desiderio di individuare capri espiatori per i mali che ci affliggono e dall’altro permetterebbe di semplificare interazioni e variabili molto complesse, riducendole a fenomeni facilmente comprensibili. Se vi sono colpi di Stato, crisi economiche, manovre antidemocratiche ecc., se ne può dare la colpa a poteri oscuri e demoniaci come il Bilderberg, la CIA, la massoneria, la finanza ebraica ecc., saltando a piè pari ogni difficile esame di realtà.

La spiegazione di Popper ha un suo fascino, benché non spieghi nulla, essendo puramente immaginaria. Popper aggiunge che le cospirazioni di fatto esistono ma che “alla fin fine raramente hanno successo”, per una serie di ragioni varie e imprevedibili. Questo, secondo lui, smentirebbe la teoria cospirativa. Qui evidentemente Popper entra nel nonsense. L’esistenza delle cospirazioni dimostra che le cospirazioni non esistono. Forse Popper pretende che non possano esistere cospirazioni a lui ignote. Di questo, però, possiamo dubitare. Tanto più se si pensa che è nella natura di una cospirazione restare segreta. Popper non dimostra la falsità della teoria cospirativa analizzando fatti storicamente determinati, non dimostra neppure che certe ‘verità ufficiali’ non abbiano natura surrettizia. Egli si limita a fornire argomenti astratti, non dimostrabili o, come direbbe lui stesso, non falsificabili. Ogni ipotesi di ‘cospirazione’ viene così giudicata irrazionale a priori, ridotta a delirio paranoico, ingenuità intellettuale, malafede politica ecc., a prescindere dalla sua attinenza a fatti reali.

Paradossalmente, Popper non si avvede che lui stesso, denunciando teoremi cospirativi, ricorre a un pensiero cospirativo, basato su semplici sospetti. Infatti presume che la credenza nelle cospirazioni venga alimentata da segrete manovre politiche contro-cospiratorie. E insieme immagina potenti archetipi mito-psicologici che si celano dietro tale credenza e la plasmano. A un complottismo irrazionale egli oppone così un negazionismo forse ancor più irrazionale e fantasioso. E questo spirito irrazionale è oggi tanto forte che se Roosevelt dicesse ancora “dietro l’apparente governo siede un governo invisibile”, sarebbe subito assimilato ai seguaci di sette rettiliane e terrapiattiste.

Dunque, possiamo leggere la critica alla teoria cospirativa fatta da Popper come leggiamo una favola. Se invece ci piacciono la logica e la concretezza, la possiamo tranquillamente buttare. Tuttavia, da essa prende forza il dogma politicamente corretto della non esistenza dei complotti. In tale prospettiva, puramente fideistica, il cospirazionismo diviene ipso facto un nemico dell’ordine sociale e della sua razionalità. È una sorta di infezione mentale contro cui adottare gli opportuni vaccini e contromisure. E non fa differenza se a esserne infetto è un documentato giornalista, uno storico scrupoloso, un integerrimo magistrato, un grande filosofo, un premio Nobel o il comune uomo della strada. Si crea una nuova Inquisizione, con i suoi delatori e i suoi tribunali, il cui scopo è estirpare l’eresia.

In sintesi, io penso che in mancanza di argomenti e di prove può essere irrazionale tanto il credere in un complotto quanto il non credervi. Non si può saltare a conclusioni senza prima valutare le premesse. Prima di farsi un’idea vanno soppesati i fatti, i moventi, i testimoni, le prove, gli indizi. E anche con ciò forse non potremo sciogliere i nostri dubbi. Poco male, dubitare è una forma di igiene mentale. E in fondo, il complottismo non è che l’applicazione su vasta scala di un classico dubbio: cui prodest? Si suppone cioè, per usare le parole di Popper, “che la spiegazione di un fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno”. Popper ritiene, senza darne le ragioni, che tale metodo non sia scientifico. Anch’io ritengo che il cui prodest non sia garanzia di verità, ma di solito ci mette sulla buona strada. In ogni caso lo trovo molto più scientifico della teoria mitopoietica di Popper.

Infine, è ovvio che se esistesse una cospirazione, i cospiratori vorrebbero mantener la cosa nascosta. Il discredito, la derisione, l’ostracismo, la censura che subisce chi parla di complotti, parrebbero dunque indizi a favore dell’ipotesi cospirativa. Ma sono indizi, lo ammetto, che non provano nulla. Anzi, lasciano ancor più perplessi. Infatti, chi mai potrebbe temere i complottisti e credere sia necessario neutralizzarli? Anche se portassero prove indubitabili che a monte dei mali sociali vi sono le manovre di una élite finanziaria, politici corrotti, giornalisti prezzolati ecc., non credo che questo minaccerebbe la struttura del potere. Vedremmo qualcuno che ne discute, qualche opinionista che si accapiglia e niente più. Nessuno si sogna più di fare rivoluzioni. Non sarebbe politicamente corretto.

Commenti

146 risposte a “Harry Popper e il complotto filosofale”

    • Voglio dire, che complotto sarebbe? Comunque, se desideri partecipare alla cospirazione, contattami privatamente.
      P.S.: ‘cospirare’ significa ‘respirare insieme’, quindi occorre intimità, segretezza, ça va sans dire…

  1. Complotto o no, è un fatto che negli ultimi decenni c’è stato un massiccio trasferimento di reddito dalla classe lavoratrice ai più ricchi ed è questo uno dei fattori che hanno alimentato risentimenti e rancori nei confronti delle vecchie élite dominanti.

    • Padron Piero il tuo commento è emblematico della serie: “sembran palle, ma stringerle fan male”!!!!

    • Piero, ma i poveri non sanno “complottirsi”? Eppure di rivoluzioni ce ne son state. Pensa un po’ alla Parigi di fine settecento. Solo che per ordire complotti si deve essere ricchi e potenti, e sia sa che i poveri contemporanei sono solo intelligenti. Quindi non complottano.

    • Una rivoluzione non è un complotto. Ma non si può escludere che una rivoluzione si scateni attraversi meccanismi cospirativi che sfruttano la rivoluzione per altri fini.

    • Piero, credo sia proprio questo il punto. La progressiva e inarrestabile concentrazione della ricchezza in gruppi economici e finanziari sempre più ristretti (e conseguimento impoverimento del resto del mondo) non può che creare rancori e sospetti. È inevitabile che la gente pensi ad ‘accordi segreti’ tra i potenti allo scopo di rendere sempre meno equa la distribuzione delle ricchezze esistenti. Anche perché è storia antica (corruzione, ipocrisia, violenza ecc. ci son sempre state). La differenza sta nello sviluppo di organizzazioni, tecnologie e mezzi di propaganda infinitamente più efficaci che in passato.

  2. Ei poveri, si sa, sono molto disponibili ai richiami, alle promesse dei “capi popolo”, quelli che parlano alle loro “pance” (vuote!).
    Chi la pancia ce l’ha già piena, ha una rosa maggiore di scelte, opportunità (da questo appunto, gli “opportunisti”!).

  3. Io non sostengo l’esistenza o la non esistenza di presunti complotti (la lista potrebbe essere lunghissima, dagli assassinii dei Kennedy o di Moro alle torri gemelle ecc.). Mi preme solo far notare che credere o non credere in un complotto è ugualmente irrazionale finché non si hanno elementi concreti per giudicare. Oggi invece, alla parola ‘complotto’, molti reagiscono con una specie di riflesso pavloviano.
    In secondo luogo volevo esprimere la mia personale opinione sulla critica di Popper alla ‘teoria cospirativa’. Per quanto citata e riverita, io trovo sia solo aria fritta.

    • Come quasi tutto cio’ che e’ uscito da Popper, osannato dal gruppo dominante che ha mandato il mondo a scatafascio e dal suo esercito di utili idioti. Ma il tempo e’ galantuomo, per fortuna.

  4. Signor Cade, non stiamo a giocare con le parole. Se un complotto è tale è per forza preludio ad altro. Sempre. Perché prima che le rivoluzioni scoppino c’è sempre una pianificazione o ispirazione. E se a fin di bene benissimo. Se a fin di male….Pianificare un attentato a Hitler, mai riuscito, é bene, affamare il mondo è male, finché gli affamati non complottano a loro volta. Ma leggere la Storia in questo modo significa dare ragione ai complottisti. In un avvitamento dal quale non saprei come uscire.

    • Signor Macalli, le rivoluzioni le fanno le masse e le masse non complottano, agiscono. Ovviamente deve esserci qualcuno che pianifica o che ‘cospira’, ma io credo che spesso chi fa la rivoluzione non lo sa e non sa di essere usato.
      E poi scusi, ma non mi pare che Lei si stia avvitando. Solo, come chiunque si adatti ai modelli del politicamente corretto, crede che non si debba credere ai complotti. E in effetti, sotto il termine generico di complottismo hanno ormai ammucchiato tante di quelle baggianate senza senso e senza nesso tra loro, che uno fa prima a dire “i complotti son tutte paranoie”, senza star lì a sottilizzare.

  5. https://www.ilfoglio.it/politica/2018/06/28/news/l-italexit-spiegato-con-la-teoria-cospirativa-di-popper-202877/
    Ecco un tipico esempio, tra i tanti, di giornalismo alla Harry Popper (cioè aria fritta):
    comincia col sostenere che hanno vinto le elezioni le forze politiche che alimentano l’idea del complotto
    prosegue elencando alcuni casi di complotti (ovviamente immaginari, non c’è bisogno di indagare!)
    cita ovviamente a sostegno Popper e la sua teoria
    conclude denunciando un complotto perché i complotti non esistono ma quelli che ci credono li fanno davvero
    È chiaro che quello che scrive il giornalista qui può essere vero o falso, non si può sapere. Il punto è che nessuno può trarre da questo modo d’argomentare alcun elemento concreto di giudizio. Solo pregiudizi. Solo aria fritta.

  6. Un’immagine magari cinematografica : notte buia, di nebbia, atmosfera gotica, luci fioche a petrolio a qualche angolo, inutili a squarciare il velo di fumo di Londra, e una sinistra figura un po’ curva sotto il peso dei suoi incubi, andatura circospetta, qualche rumore, fosse solo uno sgattaiolare di gatti neri e qualche topo, e il pover’uomo che pauroso anche del rumore dei propri passi continuamente si gira indietro, guardingo, col cuore che gli batte forte in attesa che il male incomba su di lui. Sudori freddi, respiro ansimante e i pochi passi che lo separano dalla sua casa dove, sprangato il portone cigolante, il vuoto e il silenzio, finalmente al sicuro, in fuga da tutto e da tutti, ma finalmente al riparo dagli intrighi che costruiscono il mondo, in pace, accesa una candela e chiusi gli scuri, nella sua casa dove i fantasmi compaiono anche lì. Vive male il sospettoso. Ma se il contrario fossero l’ingenuità e il candore?

  7. È tipico del politicamente corretto ridurre l’ipotesi di una cospirazione alle sue componenti psicologiche (sospettosità patologica, disturbi paranoidi e simili) evitando così di chiarire la sua relazione a fatti reali.
    Ecco invece un esempio, tra i tanti, di ipotesi cospirativa (consiglio l’ascolto da 2:45). Naturalmente ognuno può valutare come crede la serietà e la competenza delle persone implicate.
    https://www.youtube.com/watch?v=VCZ90VyGZdM

  8. Mah, io ormai mi sono fatta l’idea che il devoto del politicamente corretto sia sostanzialmente un fifone matricolato che, pur di non morire di paura, preferisce credere che i complotti siano la fantasia di qualche buontempone. O del web, che ultimamente si prende tutte le colpe. C’e’ anche in costui una certa pigrizia di fondo: che barba dover ri-scrivere la Storia. Ma soprattutto, la “sua” storia. Con il rischio, magari, di dover dare ragione a quelli a cui fino al giorno prima ha dato torto.

    • Della serie: i complotti sono nati insieme all’uomo, per quale astruso motivo non dovrebbero esistere oggi? Prima si ordivano nei corridoi dei palazzi del potere, o nelle sagrestie, oggi si fanno a livello planetario. Non c’e’ piu’ un popolo da sottomettere, ma il mondo. Il perche’ non e’ un mistero: per fare ancora piu’ soldi.

    • Sembra che nessuno dubiti dell’esistenza di cupole mafiose, cioè di organizzazioni segrete il cui unico scopo è quello di far soldi e le quali non si fanno scrupoli di raggiungere il loro obiettivo con mezzi criminali, attraverso complotti, attentati, intimidazioni, collusioni politiche ecc.. Questa gente fa un business sporco, è gente sporca, grossolana e ignorante.
      Viceversa, non è pensabile l’esistenza di cupole o consociazioni simili e l’uso di mezzi altrettanto infami nell’alta finanza, nei grandi potentati economici e industriali, dove scorrono fiumi d’oro giganteschi. Lì sono tutte persone pulite, raffinate e colte, che lavorano onestamente alla luce del sole, che fanno il loro business nel rispetto degli altri e che non si sognerebbero mai di complottare per impadronirsi di fette sempre più grosse del mondo.

  9. Quello dei topi che seguirono il pifferaio magico, il fenomeno delle balene spiaggiate, quello degli stormi di quaglie che affogano in mare durante le migrazioni, etc. etc., rientrano fra i complotti o fra la basilare stupidità biologica? Fenomeno che cercheò di definire, ora che Livio me lo indica col dito sotto il naso, ma che sicuramente ha un comun denominatore minimo unico, per nulla condiviso a livello conscio.

    • Scusami Adriano se te lo dico, ma se volevi essere incomprensibile ci sei riuscito.
      Ora aspettiamo che tu ci aiuti a capire.

    • Piu’ calzante al tema in discussione e’ l’esempio dei lemmings che ogni primavera corrono all’impazzata per centinaia di chilometri allo scopo di andare ad affogare in mare. Accade pero’ che le retroguardie, vedendo cosa accade al resto del gruppo, facciano marcia indietro e tornino sui loro passi, salvando cosi’ la specie dall’estinzione. Anche sul cammino dell’uomo la diffidenza ha il potere di salvare la vita. Mai credere alle balle del signore del castello, il quale, appunto, deve mantenere ad ogni costo il suo alto (oggi altissimo) standard di vita.

    • Rita, devo farti due piccoli appunti.
      Primo: nessun animale che io sappia si suicida, a parte l’uomo. Il suicidio di massa dei lemmings credo sia solo una leggenda. Comunque è una metafora che calza molto bene.
      Secondo: ti ricordo che anche Margarete von Kupfer è signora di un castello…

  10. Un esempio (limitato al recente passato) di come i complotti influiscono sulla storia:

    https://www.youtube.com/watch?v=dKlrK7ntheQ

    Il complotto è l’anima della politica e della guerra. Non si può discutere, secondo me, del fatto che i complotti esistano o no. Si tratta semmai della possibilità di portare alla luce il complotto x, y, z, e di analizzarne storicamente il contesto, le finalità e le modalità.
    Ovviamente, se si scoprono documenti, scambi di mail, prove che rivelano la natura complottistica di un fenomeno – sociale, politico, militare – e qualcuno ne smonta l’immancabile struttura manipolatoria e falsificante, è segno che nel complotto c’erano delle falle (ma questo è naturale, la perfezione non esiste). Oppure dimostra che non si può mentire sempre, pur avendo strumenti di propaganda eccezionali, senza che prima o poi la verità venga a galla.

    • Discutibile la sua analisi. La Storia politica italiana é ancora piena di misteri, vedi le tante stragi insolute. O falle nel complotto o si deve attendere ancora. Falle poche, quindi complotto riuscito, o inquirenti incapaci. O collusi. Ma qui si ritornerebbe ai complotti.

    • In effetti, pensare che la verità venga sempre a galla è ‘candore e ingenuità’. Tuttavia, a volte, prima o poi, qualcosa emerge e fa capire meglio come siano andate le cose.
      Sul problema delle stragi, Le consiglierei di guardare questo video. È un po’ lungo ma interessante e ognuno può trarne le proprie deduzioni.
      https://www.youtube.com/watch?v=WgscgXl3iDk
      Sono ragionamenti semplici e chiari. Per smentirli ovviamente occorre portare prove contrarie a quelle presentate. Oppure sospendere il giudizio. Se Lei ha una resistenza filosofica o metafisica a credere nei complotti, quest’ultima potrebbe essere l’unica soluzione.

    • A proposito di sospendere il giudizio, mi è venuto in mente quel tizio francese che diceva:
      “Alcuni dicono che Mazarino è morto, alcuni che è vivo. Ma io non credo né agli uni né agli altri”.

  11. A proposito di Mazarino sarebbe giusto così, fino a presa visione del cadavere. Non sarebbe l’unico caso, dalla Storia alle canzonette, perché altrimenti passare dall’opinione al complotto la strada sarebbe brevissima e ovviamente lineare. Troppo facile.

    • Eppure Mazarino è vivo o è morto, tertium non datur, e se uno non può vedere il cadavere coi suoi occhi dovrà pur credere che una cosa o l’altra sia vera. A meno che non si tratti del gatto di Schrödinger.

    • Da ragazzo giocavo a carte, o altro, col bandito Barellino, camuffato da innoquo turista. poi mi hanno detto a chi mi accompagnavo, e certe frequentazioni sono andate a incastro. Ora la storia non sa dire esattamente se e come sia morto. Oltreoceano? Certo che “tonino” era proprio simpatico. peccato che ammazzasse la gente!

  12. Alt, fermi tutti. Credo che Renzi abbia detto una parola definitiva sul problema:

    “Sono stato per tre giorni al Bilderberg, per la prima volta. Altro che complotti e logge internazionali: un luogo di alta discussione, di confronti su intelligenza artificiale e cybersecurity, rapporti con la Cina e conquista dello spazio, futuro dell’Europa e relazioni con gli Stati Uniti. Purtroppo siamo sommersi da banalità e pregiudizi: se solo si potesse discutere di cose serie, anche in Italia. E invece qui anziché parlare di intelligenza artificiale, dobbiamo confrontarci con la stupidità naturale di una leadership politica…Tornerà prima o poi il tempo della qualità, della competenza, del merito. Nel frattempo speriamo che questi non facciano troppi danni, altro che i complotti del Bilderberg!”.

    Dopo queste parole di Renzi devo rimangiarmi tutto quello che ho detto.

    • E chissà cosa dirà la nostra sacerdotessa del Quarto Reich, frau Grüber…

    • Ovviamente c’era anche lei insieme a Renzi e al mocciosetto borioso del “Fatto Quotidiano” Stefano Feltri. Ma diciamocelo, ormai il Bilderberg è un’appuntamento mondano tra cento altri, non ha più niente di complottistico, né potrebbe, vista la quantità esagerata di apparati mediatici che vi partecipa regolarmente. Ai tempi del “vero” Bilderberg mica li avrebbero invitati le Gruber, i Renzi e i Feltrini. Ma poi s’è capito che le “cose importanti” si potevano fare da un’altra e così si è passati da Agnelli, Pirelli, Valletta e Guido Carli a Malagodi e La Malfa, per poi scendere a Monti, Bonino e Letta fino a … Lilli Gruber e Monica Maggioni, Renzi e Feltri junior. La prossima volta inviteranno Paolino Paperino, che proprio qualche giorno fa ha compiuto 85anni! Auguroni Donald, quanto ci hai fatto divertire.

    • Dietro sicuramente, ma non “nel” Bilderberg, che è una scenografia di cartone.

    • Parlando seriamente, le parole di Renzi mi hanno turbato. Purtroppo io ho una incoercibile tendenza alla fisiognomica. Ora, se uno con la faccia di Renzi dicesse che la Terra è sferica io comincerei a pensare che i terrapiattisti hanno ragione. Perciò, sentire da lui che i complotti non esistono mi ha creato una sottile angoscia…

  13. C aro Livio, rientrato da un’assenza leggo il tuo appunto al mio presunto ermetissmo. Mi scuso, mi sembra sempre di essere trasparente. Nella struttura della vita stessa c’è una componente autofagica, a partire dalla cellula che digerisce parti di se stessa per rinnovarsi. Sono alo studio sostaze di origine vegetale orientale (ubiquitina) che dovrebbero promuovee queste distruzioni allungando la vita. Se si procede di livello di scala, fino all’essere e alla collettività, ecco che anche questa pulsione cresce in proporzione, e l’effetto non è più un suicidio, una mutilazione, ma un fenomeno di massa, come quello che abbiamo sotto gli occhi per l’uomo o che l’etologia ci indica per altri animali. Le occcasioni, le contingenze, sono dettagli. Ora siccome non riusciamo ad ammetterlo invochiamo una causa teza: il complotto, più semplice da capire dell’autolesionismo, condotto fino all’irreparabile. Un’ipotesi di lavoro? Solo? Mi sembra la più attendibile.

    • Grazie della spiegazione. Non avevo capito che collegavi i complotti al metabolismo delle cellule. Però, Adriano, non sono del tutto convinto. Prendiamo un caso celebre, le torri gemelle. Nei filmati si vede chiaramente una terza torre che crolla e lo fa indiscutibilmente secondo le modalità di una demolizione programmata. Ora, questo fatto misterioso non viene spiegato nelle versioni ufficiali e questo potrebbe far dubitare che in quell’attentato vi siano ancora elementi poco chiari e che, forse, non si vogliono chiarire (perché forse legati a un disegno pianificato per ottenere il casus belli che serviva allora agli USA per entrare in guerra). Secondo te non dovremmo invece analizzare i fatti, cercare le cause, ma ritenere che in quel fenomeno vi sia un autofagismo naturale, senza scomodare ipotesi politiche o servizi segreti. Idem per ogni altro caso analogo. Sarà, ma mi lascia perplesso, ancor più di Harry Popper.

    • Mah, credo che sugli attentati sia anche inutile interrogarsi, tanto non sapremo mai come sono andate le cose. Esempio di ieri: un elicottero si schianta a Manhattan non lontano da Times Square, cioé in una rigorosissima “no fly zone”, a un passo dalla Trump Tower. Tutti i media del mondo parlano dell'”incidente” e della morte del pilota, unico umano a bordo. Fine della trasmissione. E’ inutile chiedersi cosa ci facesse lì il velivolo in questione e perché nessuno lo abbia intercettato prima della violazione di quello spazio di cielo, non lo sapremo mai.

    • Questa è veramente un’epoca senza certezze. Come diceva un fisico famoso in passato, “l’unica cosa di cui siamo certi è che niente possa superare la velocità della luce…forse”.
      E i complotti? A parte ipotesi mitologiche o metaboliche, io credo che ogni tanto qualcosa salti fuori…forse.

    • Sai Rita qual è secondo me il problema? E non parlo solo di complotti politici o finanziari ma anche di teorie mediche, scientifiche, economiche, sociali ecc.. Ascolti l’Espertone A che dice una cosa, l’Espertone B dice il contrario e poi arriva l’Espertone C che dice una cosa diversa, mentre l’Espertone D dice che “il problema è mal posto” e così via. L’uomo comune come me, che non è un Espertone, resta attonito e non sa cosa pensare. Allora magari si mette a leggere 200 libri sulla materia cercando di capirci qualcosa ma rischia di trovarsi nella stessa situazione di prima o di essere ancor più confuso (chiunque pratichi una disciplina intellettuale sa che non basta leggere e studiare per capire). Oppure fa un semplice conto: gli Espertoni che sostengono la teoria A sono x%, i seguaci della teoria B sono x% ecc. e poi si mette col pensiero dominante. Il che non vuol dire che sia quello giusto, ma dà maggior sicurezza. Oppure rinuncia ad avere una sua idea e fa lo scettico.
      In altre parole, questa è un’epoca che ‘cospira’ contro ogni reale conoscenza, sostituendola con opinioni più o meno fondate, più o meno informate, sempre relative, sempre controverse. E ognuno di noi annega in un mare magnum di tesi traballanti ed effimere. Questa perenne incertezza tende a paralizzare l’azione, a rimandarla di continuo e a porre continue riserve. Perciò, come ho scritto all’inizio, uno deve ‘credere’ in qualcosa, perché la vita è azione. E questo apre la strada agli slogan e alla propaganda, per cui gli stessi meccanismi psichici su cui si fa leva per vendere una saponetta si sfruttano per orientare la politica e la società. Si crea nella gente l’illusione di ‘sapere’ mentre è solo ‘fede’. È sempre stato così, certo, ma mai con la forza che oggi l’informazione ha di condizionare le masse. Chi è più bravo a illudere (o a mentire) vince. Ma fino a quando?

  14. Il tema del complotto meritava certamente un’attenzione qualificata e questo post mi sembra fornisca ottimi spunti per una discussione davvero interessante. Che, tuttavia, potrebbe prendere probabilmente una piega alquanto diversa da quella iniziale.

    Probabilmente, signor Cadè, utilizziamo vocabolari, dizionari etimologici e anche dei sinonimi e contrari differenti. Non mi illudo di fondar argomenti solo su basi linguistiche ma non condivido la fonte dove ha rinvenuto la definizione per cui “potremmo definire accordo segreto per fini colpevoli” il complotto.

    L’utilizzo mirato di atti linguistici mediaticamente popolarizzati come complotto, cospirazione, congiura facilita la collocazione del loro enunciato in un campo semantico e quindi dialettico preordinato allo sviluppo di argomentazioni ad uso oratorio. Già l’allontanarsi dal semplice lemma, attribuendo più o meno implicitamente alla voce lessicale di per sé neutra una valenza negativa, segna l’inizio di tale operazione di finalizzazione argomentativa. Le mie fonti non danno alcun significato negativo a questi termini. Proprio nessuno. E oltre a non dare valenze “colpevoli”, danno esiti non solo “in danno” ma anche “a favore”.

    Infatti, rovesciando completamente questo presunto disvalore morale, peraltro smentito da un paio di immagini umane bellissime su cospirazione e congiura, forse di origine latina, e da un’immagine non convenzionale su complotto, forse di origine romanza, tutto cambia.

    E il cambiamento è in senso duplice, allontanandosi dalle diatribe popperiane e dai filosofismi ormai carte de visite obligé della modernità intellettuale, per calcare invece il terreno col piede dei fatti storici e delle umane realtà. In un primo senso, si può superare la vacuità della contrapposizione da operetta e telenovela tra “complottismo” e “anticomplottismo”, che solo la più stolida contemporaneità mediatica poteva inventarsi. In un secondo senso, si può esprimere un compromettente ma forte e chiaro elogio, etico ed estetico, del complotto, della cospirazione, della congiura, da sempre parte formidabile dell’umano sentire, agire, realizzare.

    • La questione diventa ancora più complessa se ci addentriamo nella linguistica. Secondo il vocabolario Treccani : “complòtto s. m. [dal fr. complot, di etimo incerto]. – Cospirazione, congiura, intrigo ai danni delle autorità costituite o (meno com., e solo in senso estens. e fig.) di persone private.”

      Ma che dire quando sono proprio “le autorità costituite”, e cioè i vertici del potere, ad agire ai danni della comunità? Perché qui credo che ci si debba intendere sul concetto di “autorità”, visto che oggi come oggi “le persone private”, pur rimanendo giuridicamente tali, hanno un’influenza che supera di gran lunga quella delle persone pubbliche che, almeno in teoria, alle prime sarebbero superiori. La singolarità dei complottisti contemporanei è che non intendono affatto usurpare il posto di qualcuno (ma chi glielo fa fare!), anzi, stanno benissimo dove stanno: dietro le quinte. Parlerei dunque di “attività manipolatoria a scopo di lucro” anziché di complottismo, ed è ovvio che una tale azione in un mondo umorale come l’attuale ha infiniti campi di applicazione.

    • Massimo rispetto per il Treccanissimo, Rita. In questo caso, mi basavo invece sul Devoto-Oli u.e 2019 e sui due altri tomi del set, l’ottimo etimologico del Nocentini e il buon sinonimi/contrari del Trifone. Lo dico solo per trasparenza di fonti. Ma sono d’accordo con te, Rita: l’ambito linguistico non è l’unico. Ma per poter partire bene, non è certo indifferente notare che le parole hanno un’origine e un significato. Comunque, condivido pienamente con te anche l’idea di provare ad applicare il concetto cospiratorio sia a chi il potere lo vuole prendere, sia a chi il potere lo vuole mantenere. Come non essere d’accordo? Ma qui siamo solo all’inizio del discorso. Che può diventare di estremo interesse se sviluppato oltre l’impostazione di Popper, circa la quale sono d’accordo al cento per cento con il signor Cadè. Tutte le volte che si tira fuori Popper si rischia di trovarsi come dopo una dose di popper. Sono in entrambi i casi vasodilatatori effimeri.

    • Concordo pienamente. Penso anche che l’etimologia potrebbe portarci più lontano della politica, dalla quale ormai è impossibile cavare un ragno dal buco.

  15. Elogio del complotto. Abbiamo nascostamente cospirato in favore del nostro clan di grosse scimmie antropomorfe, in danno di uri e altre grandi prede ritenute divinamente invincibili, soffiando insieme sul fuoco sacro nel fondo delle nostre caverne, dando estetica sacralità alla nostra cospirazione con pitture rupestri magiche. Abbiamo oscuramente complottato in ogni impero dell’antichità per conquistare regni ai confini del mondo, elevare templi ai nostri dei, cogliere di sorpresa nemici, eserciti, nazioni. Abbiamo segretamente congiurato su teschi e pugnali nelle nostre vendite carbonare, giurando insieme odio all’oppressore e vendetta ai traditori, ponendo le pietre d’angolo dell’Italia redenta dallo straniero. Il nostro più grande statista fu un campione del complotto, dal siluramento di d’Azeglio a Plombières, dal via libera ai Mille ai Plebisciti. E oggi? Complottiamo in borsa sino al confine dell’aggiotaggio, con lo spionaggio industriale tra multinazionali, sui mercati economici con trust e undisclosed dealings, complottiamo, cospiriamo, congiuriamo da milioni di anni, facendo del segreto, della sorpresa, dell’insospettabilità le nostre armi più efficaci.

    Fu un complotto quello di Adamo ed Eva ai tempi dell’Eden. I kittim crocefissero il discendente di Davide perché pensarono a un complotto foriero di ulteriori rivolte popolari. Per non parlare del padre di tutti i complotti, quello degli angeli ribelli, sconfitti anche perché traditi. Il Serpente, il Golgota, Satana (ma l’elenco sarebbe lunghissimo, comprendendo anche le due guerre mondiali) sono lo specchio di questa nostra insopprimibile attitudine al complotto. Il complotto siamo noi. Rovesciamo quindi la prospettiva delle stucchevoli anime candide. Complotto è bello. Viva il complotto.

    • Signor Martini, Lei ha ragione nel ricordare l’esistenza di un complotto per così dire istituzionalizzato, che è quello che sempre ha caratterizzato attività politiche, militari e strategiche. Quando, per fare un esempio recente, Colin Powell mostrò la famigerata fialetta, prova di fantomatiche armi batteriologiche, si trattava di un complotto di questo tipo. Quando gli USA misero in giro la storia che i soldati iracheni uccidevano barbaramente i neonati, era pure quello un classico complotto. Falsità diffuse per demonizzare il nemico. Ma questo è sempre successo. Pensi alle menzogne inventate sui Templari per poterli sterminare. Ma quello che oggi molta gente percepisce come complotto è più che altro la riduzione della vita a meccanismi capitalistici perversi, che impoveriscono sempre più la base e arricchiscono sempre più i vertici. Si sospetta che responsabili del fenomeno non siano leggi della natura ma quei vertici stessi che ci guadagnano.

  16. Signor Martini, nel merito della terminologia, per me ‘complotto’ resta un’unione di ‘complici’ nella progettazione segreta di un’azione il cui scopo è attentare al potere costituito, quindi atto illecito, indipendentemente dal fatto che tale complotto ci sembri motivato da ragioni più o meno valide. Cospirazione e congiura hanno un etimo nobile. Credo, se non ricordo male, che già gli antichi cristiani fossero visti come cospiratori (perché nelle loro riunioni clandestine si scambiavano baci, mescolando i loro respiri) e congiurati (perché in quegli incontri facevano giuramenti comuni). Quindi potrei anche condividere la sua ammirazione per le cospirazioni. Tuttavia occorre tener presente che il mondo moderno presenta profonde trasformazioni paradigmatiche. Per esempio, non è più la classe proletaria che lotta contro la classe padronale ma il contrario. Così, le cospirazioni non hanno più lo scopo di rovesciare poteri malvagi e opprimenti ma al contrario quello di rendere questi poteri sempre più forti.

    • Attentare a Hitler fu atto illecito? Il potere costituito non sempre ha legittimità, anche democraticamente rappresentativo, e di questi tempi anche di più, vedi tecnologia e il potere perverso dell’informazione conseguente. Non c’ero ieri sera al caffè filosofico, è non ho ancora avuto modo di sfogliare le slide avute, ma non era questo il tema della conferenza di Piero?

  17. E poi questa difesa del potere costituito mi sembra proprio un allineamento al politicamente corretto che Lei, signor Cade’, tanto deplora.

    • Signor Macalli, io non so come fare. Sembra che non riesca a spiegarmi. Non ho difeso nessun potere costituito. Ho detto solo che il complotto, tradizionalmente, mirava a modificare la gestione del potere e, quindi, era un atto formalmente illegale (colpo di Stato, attentato ecc.). Che poi uno sia solidale con le ragioni del complotto o non lo sia è un altro discorso.
      Quindi, anche gli attentati a Hitler, benché potessero apparire moralmente legittimi o doverosi, erano atti eversivi, illegali.
      Se oggi, senza voler fare ovviamente alcun paragone, uno attentasse alla vita di Soros o di Putin o di Salvini (esempi a caso), sarebbe per la legge un criminale, ma altri potrebbero considerarlo un eroe.

  18. Signor Cadè, io considero le battaglie di libertà contro l’oppressione, in qualunque modo condotte, sempre legittime. Il contrario sarebbero codardia o porgere l’altra guancia. Nel ghetto di Varsavia (un esempio come tanti) cosa avrebbero dovuto fare? Accettare supinamente rastrellamenti e deportazioni senza opporre una minima resistenza? Di fronte ai grandi eventi della Storia non si possono usare categorie di giudizio morali. E poi i paragoni che fa non hanno senso. Quando i tre che Lei cita ( a caso, ma neanche tanto, almeno due ), saranno andati oltre, e a parte il fatto che mettere in sequenza Soros e Putin ( tanti giornalisti scomodi incarcerati, questo sì che è immorale), e Salvini non ha ancora prodotto errori tali da essere considerato oltre la caricatura del dittatorello, allora se ne potrà parlare, ma non di fronte ai tribunali degli uomini, ma della Storia. Altrimenti si dovrebbe concludere che il Potere costituito, perchè tale, ha pieni poteri. Ed è questo che è profondamente ” eversivo e illegale. Non combatterlo.

  19. “Quindi, anche gli attentati a Hitler, benché potessero apparire moralmente legittimi o doverosi, erano atti eversivi, illegali.” Costernato, e mi chiedo che logica o ideologia o perversione ci siano dietro questa affermazione. Nessun ragionamento reggerebbe, anche se so bene che Livio Cadè ci proverà. Ma sarà solo uno dei suoi soliti paradossi!

    • Signor Macalli, io dispero. La Sua attitudine a uscire dalla logica per entrare nella retorica e nella demagogia è più forte di qualunque ragionamento io possa opporle.
      Faccio comunque un tentativo. Mi pare chiaro che un atto va considerato eversivo e illegale in relazione al contesto giuridico nel quale si produce, ossia nella prospettiva di un ordine costituito. Un attentato che mira ad assassinare un legittimo rappresentante delle istituzioni lo è per definizione (eversivo e illegale), anche se il suo obiettivo è eliminare un ‘dittatore’. Non mi interessa qui definire chi è buono e chi è cattivo (che è un altro discorso) ma indicare il conflitto tra un potere costituito e i suoi avversari. Se Le sembra un paradosso non so che farci. Lasciamo perdere e mettiamoci a parlare di buoni e cattivi.

    • Tra l’altro, mi pare che certi modi di argomentare giustifichino la mia definizione di ‘riflessi pavloviani’.

    • Qui, però, si continua a percorrere la strada facile: l’attentatore complotta per colpire l’ordine costituito. A torto o a ragione, poco importa. Ma se questo meccanismo calzava al passato, è fuori luogo nel presente. Vogliamo parlare del tempo che fu, o del tempo attuale?

      Oggi è il pubblico (il potere costituito, ovvero la cupola economico finanziaria) che cospira contro il privato (la collettività). I termini della questione si sono invertiti! Sembra che nessuno voglia affrontare l’argomento. Eppure il complottismo moderno riguarda esattamente questo punto.

      Se un tempo si rischiava la pelle impelagandosi in un complotto con finalità ideali o di prestigio personale, oggi nessuno rischia niente perché prevale la matematica certezza di restare impuniti. Al posto della pistola o della spada c’è un algoritmo, quello della finanza globale. Viva, viva il complotto anche in questo caso? Non so se i paragoni con la storia passata reggono la sfida, a me pare tutta un’altra cosa.

    • Rita, hai perfettamente ragione. Ma se sfogli i miei commenti troverai che ho detto la stessa cosa in una mia risposta al signor Martini: “le cospirazioni non hanno più lo scopo di rovesciare poteri malvagi e opprimenti ma al contrario quello di rendere questi poteri sempre più forti”.

    • E’ esattamente così.
      Anche il complottismo, pertanto, va visto e considerato sotto una luce completamente diversa rispetto al passato. Il quale, appunto, è passato.

  20. Nessun riflesso pavloviano, e anch’io dispero. Che Lei giustifichi gli eventi della Storia o i fatti della politica secondo la sua logica o in base a criteri da ordine costituito la dice lunga sul auo concetto di libertà o altre amenità demagogiche e retoriche che poi sono i paradigmi in base ai quali si impone un dittatore piuttosto che un democratico. E il governo in carica ne è l’emblema. Lei é in buona compagnia, non io. E a me interessa questo, non i massimi sistemi di società piene di ordine e rispetto delle regole ” costituite”. Ripeto, a suo modo Lei sta negando le conquiste della Storia. Forse sarebbe meglio che anche Lei cominciasse a dividere i buoni dai cattivi. Questo è il mio criterio, col suo, ad esempio, Salvini riempie le piazze. Io le preferisco vuote.

    • Signor Macalli, se Le fa piacere scriverò cento volte sulla lavagna “Hitler era un mostro” o “Salvini è un dittatorello”. Faccia Lei.

  21. Ma signor Cadè, Lei in questi anni non ha fatto che ripeterlo questo concetto, l’ha già scritto molto più di cento volte. In tutti i casi viva la caparbia coerenza.

  22. Sembrerà incredibile, ma a parte i dittatorelli locali e non, in un mondo ormai grande come il nostro è difficile trovare l’indirizzo del potere. Un tempo si sapeva dove abitava, fosse Versailles o Palazzo d’inverno o qualche bunker. Quando ci si riusciva il potere lo si stanava con facilità per condurlo su carrette al patibolo o regolare i conti seduta stante. Ha ragione Rita, anche se da anni, poco elegante citarsi, io ripeto continuamente e da sempre che i nostri piccoli politici (italiani) amministrano solo le briciole del potere. Il resto è in mano alla finanza e all’informazione. I nostri politici dovrebbero fare ad esempio come ha fatto Orban che coltivando amicizie facoltose controlla anche il 90% dell’informazione del suo paese. Per poi suggerire a qualcuno che il consenso della maggioranza magiara non è condizionato e gli ungheresi sono liberi di votare chi vogliono, perchè non sono tutti stupidi. L’ho letto anche su questo blog, giuro.

    • Bene, anche il signor Macalli si inserisce a pieno titolo nella schiera dei complottisti.

  23. No signor Cadè, nessun complotto. E’ chiarissimo quello che vogliono. Il problema sta nel trovare il modo per contrastarli. E’ stato tutto un crescendo nel corso dei secoli, con brevi interruzioni che han fatto credere di poterlo controllare, il potere. Ma che il popolo l’abbia sempre preso in quel posto, e scusi, un raffinato come Lei la volgarità, si sa che non è mai stato indolore, con la differenza che un tempo era un male circoscritto a latitudini ed epoche, oggi è globale se non si affronta il problema nel suo insieme. Tanto la globalizzazione è irreversibile, altro che piccoli sovranismi e nazionalismi. Insomma, far di necessità virtù. La speranza sta quindi nei numeri, i ricchi sono pochi, i poveri tantissimi. A qualcuno verrà pure un’idea, non Le pare?

    • Signor Macalli, se è chiarissimo quello che vogliono (ma chi?), perché non si può dire chiaramente? Lei se la prende col Potere come un monaco medievale poteva prendersela col diavolo.

  24. Tutto può essere utilizzato, anche lemmi, parole e locuzioni di semantica neutralità.
    L’utilizzo Etico della congiura è sconfinato. La geremiade etica cospiratologica sul potere trasformatosi da complottato a complottante scatena ormai passioni nibelungiche. Comunque, le rivoluzioni contro i tiranni complottisti sfruttatori del popolo si fanno o non si fanno. Inutile anatemizzare e poi tutti al bar con lo spritz.
    Anche l’utilizzo Filosofico degli enunciati linguistici complottologici è diventato così invasivo da provocare acute crisi di rigetto metabolico. Sull’intrigologia si accalcano filosofi veri o presunti, tra cui taluni ripetenti e rinviati a settembre, che ammantano i propri borborigmi palcoscenici ed editoriali di filosoficità. Basta dire “epistemologia” ogni tre parole.
    La bulimia filosofica congiuristica fa da contraltare all’anoressia giuridica complottistica, visto che l’approccio Giuridico comporta accertamenti probatori e modalità ermeneutiche incompatibili con le narrazioni cospirazioniste. L’onere della prova, non rovesciabile, resta la bestia nera delle supposizioni congiuriste. Affermare qualcosa e poi dire che può essere o non essere, per cui pari siamo, è da parfait magicien.

    Insomma, ce la si mette tutta per rovinare quell’opera dell’ingegno umano che è il complotto. Il cui nome però sfugge ancora ai suoi zelanti utilizzatori. “Prestito francese da altre lingue romanze”. “Da con-plot, dal significato originario di folla, calca”. “Probabilmente dall’antico francese plot, blocco, ceppo”. E che c’entra il ceppo? Che si cospirasse su ceppi, che ci fosse una simbologia, una sacralità, qualcosa attinente al ceppo dell’albero? Sarebbe finalmente qualcosa di interessante.
    Ma l’utilizzo più bello, diciamo pure Romantico, è quello Estetico del complotto. Ci sono epoche in cui l’etica cede all’estetica. Non sempre è una sfortuna. Balzano alla mente immagini potenti, avvincenti. Il pensiero e l’azione dei congiurati. Il Gesto, il Beau Geste. Il colpo di pennello geniale sulla tela dell’Umanità. L’accordo fulminante sul rigo musicale della Storia.

    Sarebbe bello avere ancora l’età per complottare.

    • Signor Martini, ci si può abbandonare con voluttà alle orge di parole e al pathos romantico o simbolico delle antiche congiure. Temo però che le cospirazioni dei nostri tempi siano molto più prosaiche.

    • …. e altrettanto prosaiche devono essere le armi scelte per combatterle. Una montagna non si può abbattere neppure con il tritolo, occorre pertanto ridimensionarla col piccone e poi procedere alla polverizzazione dei massi. Detto altrimenti: non è vero che il globalismo cannibale c’è e bisogna tenerselo (quando mai sulla Terra qualcosa è durato per sempre?), ma bisogna frantumarlo poco alla volta prima di procedere alla sua distruzione. Ci vorranno 10-20anni, o forse di più, per farlo? Benissimo, vorrà dire che il lavoro iniziato oggi verrà completato domani da qualcun altro. Qual’è il problema? Ma se mai si comincia ………..

    • Rita, tu sei troppo ottimista. Col piccone ci vorranno almeno 10 o 20 secoli. Io spero in qualche catastrofe naturale. Tipo un’inondazione che sommerge la montagna…

    • Infatti io credo di capirLa. Ma il Male è per me una realtà metafisica e credo che questo Lei non lo possa capire.

    • A parte le battute, quello che Rita dice è importante. Cioè: cosa possiamo fare? Di fronte a questo meccanismo infernale che sta creando sempre più povertà e disoccupazione, che si nutre di violenza e di menzogne, che non si fa alcuno scrupolo morale e che sembra destinato a diventare sempre più invincibile, è facile sentirsi impotenti. Questo è un blog di pensionati (io ancora no), di gente che non si mette certo a far rivoluzioni. Ma i giovani cosa devono fare? Cercare di adeguarsi, secondo la morale del “aggio a campà pur’io” o ribellarsi? E come si fa una rivoluzione oggi?

    • Aggiungo una considerazione: la censura della Rete sta diventando sempre più capillare. Ormai, su youtube, se dici che l’immigrazione di massa è un pericolo per l’Euroopa o anche solo se dici ‘negro’, ti chiudono il canale con la motivazione che fai dell’incitamento all’odio. Idem se ti dichiari ostile all’euro o dici che la Nato è un organismo guerrafondaio. O se dici che l’alta finanza è controllata in gran parte da ebrei. Così, se dici che la famiglia naturale è da preferire alla famiglia arcobaleno, o che come genitore preferiresti che tuo figlio fosse etero, ti chiudono perché inciti alla discriminazione. Ci sono delatori che segnalano le tue idee eversive e la mannaia della rete ti colpisce implacabile. Il nuovo regolamento, che dice di voler bloccare l’incitamento all’odio, è di pochi giorni fa. Credo che ne vedremo gli effetti nei prossimi mesi. Siamo tutti controllati e spiati. Signor Martini, come si fa a complottare in queste condizioni?

    • “Come si fa una rivoluzione oggi?”. Come sempre, partendo da un complotto.
      “Come si fa a complottare in queste condizioni?”. Come sempre, essendo incorruttibili tra i corrotti. Schifasoldi.
      Altrimenti, basta ruggiti del coniglio e viva questa vita, oje vita, oje vita mia, da paisà, sciuscià, tralalà, tiracampà. Non si può vivere come Pulcinella e credersi Sigfrido.

      Tutto cambia, niente cambia.
      In epoche di verità, i Catilina complottano “omnia simulandi atque dissimulandi”.
      In epoche di menzogna, basta dire la verità, tanto nessuno capisce.
      Rivoluzioni e complotti mancano dove manca il coraggio, non dove abbonda il dibattito.
      Per questo, chi oggi prende più di centomila euro all’anno può stare tranquillo.
      Con governanti come questi, fatto fuori l’ultimo Landini, sarà solo una canasta con dei Sinistrati tutti grazie, prego, scusi.
      I giovani? Troppi vecchi li adulano solo per sentirsi meno vecchi. I giovani diventano il tamagotchi dialettico dei vecchi.
      Ebenezer Scrooge ha comprato tutti gli spettri sul mercato.

      Che cosa succede? Semplice: nessuno è più capace di violenza fisica.
      Tutti parlano, nessuno picchia. È scomparsa la violenza fisica, manca il timore fisico.
      Bene, anzi benissimo. Allora, questa flat tax arriva sì o no?

  25. I giovani hanno già deciso. All’insegna appunto dell’“aggio a campà pur’io”. Questo blog è emblematico, i giovani comparsi su Cremascolta l’hanno fatto sporadicamente. Ed erano giovani di qualità che evidentemente usano anche altri canali, ma quelli che usano punto altri canali di cosa parlano tra di loro, visto che con noi vecchi non parlano? In verità qualche ragione ce l’hanno. Confrontarsi con Livio Cadè è scarnificante, ci vuole una pazienza infinita a confrontarsi col più bravo di tutti. A meno che non abbiano tempo. Magari stanno complottando per una grande rivoluzione e non vogliono che il signor Cadè lo sappia. Potrebbe rovinar loro la festa.

  26. Signor Cadè, dimentica l’informazione Rai ormai nelle mani di Salvini e la Magistratura nelle mani della politica. Altro che separazione dei poteri. E’ questa la rivoluzione che si sta preparando. Non sono forse giovani i nostri premier, o uno (premier)? Perchè si sa, uno cala le braghe e l’altro inchiappetta. E credo che alla fine sia questo che i giovani sanno fare. E la rivoluzione che nel Suo elenco Lei tanto bistratta era forse l’unica possibile dopo l’immobilismo degli ultimi decenni. Comunque non si preoccupi, mediamente i giovani la pensano come Lei. Si sta già tornando indietro. Non ne rimarrà deluso. E il male non sarà di certo quell’entità metafisica che capisce solo Lei e capace di mettere d’accordo tutti. Che male sarebbe?

    • P.S.: però adesso chiudo, faccio un giro lungo il Serio, dove sono stati fotografati da Alvaro Dellera gli scoiattoli rossi. Non se n’erano mai visti. Vuol forse dire che la natura si sta riappropriando del mondo dopo che noi glielo abbiamo sottratto? Che la rivoluzione la sta iniziando lei? Se così fosse sarebbe meglio di qualche piena del Serio. E i vari signori Cadè, con questa rivoluzione gentile, ce li pipperemmo per altre decine di anni, ma pazienza.

    • Non faccia l’offeso. È Lei che dice di non capire cosa sia la metafisica.
      Sulla rivoluzione, Lei è sibillino. Ma è giusto, ci vuole segretezza.

      P. S.: dov’è che si son visti gli scoiattoli?

    • Io sono una camminatrice, e di scoiattoli rossi lungo il Serio non ne ho visti. Speriamo che non siano come il famoso puma di Passerera, che qualche anno fa ha tenuto banco per un’estate intera sui giornali locali. Qualcosa dovranno pur scrivere, d’altra parte.

      A proposito di giovani (categoria che ormai arriva fino a 45 anni), preferiscono parlare di tecnologia e di serie televisive, che sono indiscutibilmente il fenomeno del momento, ma dubito che sappiano (la maggioranza, almeno) in quale macchina infernale sono inseriti. Ovviamente avranno ognuno le loro opinioni su attualità e politica, ma temo che gli approfondimenti non-tecnici siano fuori dai loro interessi, che sono sostanzialmente pratici e contingenti. Il lavoro è in pole position e non teme rivali. Sotto questo aspetto penso sia un bene che non vedranno gli anni della pensione, visto che lavoreranno fino all’ultimo giorno; perché, altrimenti, cos’avrebbero fatto?

  27. E’ un articolo della Provincia di pochi giorno fa: credo sia stato fotografato lungo la riva destra dalle parti della passerella dedicata Giorgio Bettinelli. Ma Alvaro, che qualche volta è intervenuto, potrebbe darci informazioni più precise, se ci leggesse. Io lungo quella riva passeggio tutti i giorni. Ho visto coniglietti, nutrie, cormorani, garzette, aironi, anatre, gallinelle d’acqua, ma scoiattoli non ancora. E ci sto andando anche adesso.

    • Io ho visto anche un paio di volpi. In certi periodi transitano i cigni. Un paio di mesi fa ce n’erano undici qui alla palata. Meravigliosi. A me piacciono molto anche i ramarri. La mattina presto vedo dei grossi pesci che nuotano nell’acqua bassa, credo siano cavedani. Il mio cane si illude di poterli afferrare. Naturalmente fringuelli, picchi, usignoli e uccelli rapaci. Un paio di volte ho incrociato una poiana che rovistava nell’erba e ho creduto fosse un’aquila. E poi ci sono quegli animali disgustosi che camminano su due zampe. Scoiattoli non ne ho mai visti.

    • E così si scoprì che il cremasco sta tornando ad essere un piccolo paradiso. Non solo il cremasco, in realtà, succede dappertutto. Anche in Liguria il mare è di gran lunga più pulito di una decina di anni fa e mediamente c’è più rispetto per l’ambiente. Non grazie ai giovani, poco ma sicuro, che adesso che la scuola è finita il venerdì non si ricordano neanche più di andare in piazza a fare caciara per “salvare Madre Terra”, che si salverà senza ombra di dubbio, perché qui i soli precari siamo noi.

  28. Donna di poca fede. È stato fotografato da Alvaro, che non avrebbe nessun interesse a diffondere un falso. Speriamo intervenga, visto che conosce il blog. A meno che sotto non ci sia qualche complotto 😂😂😂

    • Perlomeno sappiamo che gli animali non complottano. Questa è una delle tante cose che li rendono più belli di noi.

    • Alcuni conoscenti che abitano nel parco del Serio mi hanno detto di aver visto anche loro degli scoiattoli. Non credo si tratti di un complotto. Ma non si può mai sapere.

    • Gli animali complottano benissimo.
      Complottano anche i vegetali, con maggior lentezza.

  29. Che la fauna padana stia cambiando é un dato di fatto, per ragioni superflue da indagare. I cigni sono stanziali lungo il canale a Salvirola, ho visto due ibis a Cremosano nei pressi del cimitero, come ho visto uno stormo di cicogne. Dall’Appennino scendono daini e cinghiali, nel cremonese ne sono stati avvistati parecchi. E magari non c’entrano, ma poche sere fa, uscendo da un ristorante a Orzinuovi, ho visto un campo con migliaia di lucciole.

  30. Secondo me sono stati introdotti dai nostri nazionalisti o sovranismi, per anticipare l’insediamento di quelli grigi che non sono autoctoni. Perché é ovvio che prima o dopo arriveranno
    E allora addio identità padana. Anzi, mi aspetto un decreto sicurezza tris. Chiudiamo le frontiere prima dell’invasione.

  31. Dovremo seguire con attenzione il complotto degli scoiattoli. Forse vogliono solo farci credere che la natura gode di ottima salute e che non sono necessarie politiche ambientali. Non escludo che abbiano preso dei coniglietti selvatici e abbiano attaccato loro una coda finta perché sembrassero scoiattoli. Tutto è possibile all’homo complottens.

    • La storia degli scoiattoli rossi e grigi mi fa sempre un po’ impressione. Sono praticamente cresciuta nei Parchi di Nervi, oltre 90mila metri quadri di parco storico (settecentesco) a ridosso del mare che ha visto scorrazzare generazioni di bambini che davano le noccioline agli scoiattoli. Finché un paio d’anni fa Commissione Europea, Ministero dell’Ambiente e Regione Liguria, alla luce del fatto che nel frattempo i rossi (autoctoni) erano stati neutralizzati dai grigi (nordamericani), hanno deciso lo sterminio degli “stranieri” in nome della sopravvivenza degli autoctoni (ormai estinti) e la salvaguardia della biodiversità.

      Il “problema” degli scoiattoli grigi, se così si può dire, è che si riproducono con la velocità della luce e quando sono troppi, sono troppi. Come le nutrie, o i ratti. Morale della favola, i parchi sono stati chiusi al pubblico per un paio di giorni, nessuno ha mai saputo com’è andata, meglio così, e alla riapertura gli scoiattoli non c’erano più. Spariti. Una cosa “innaturale” per i nerviesi che negli ultimi secoli quando dicevano “parchi” dicevano “scoiattoli”. Circola ultimamente l’idea di rimettere i rossi, ma a cosa serve se si già che col tempo i grigi prenderanno il sopravvento? E’ la legge della jungla: vince il più forte.

      Occhio, dunque, a gioire per la presenza di scoiattoli lungo il Serio. Tra qualche anno le istituzioni di cui sopra potrebbero intervenire anche qui. Alla luce del sole, non c’è bisogno di complotti, tanto fanno quello che vogliono.

  32. No, secondo me avrebbero fatto prima a prendere quelli grigi, sterilizzarli e poi tingerli con un colore indelebile, magari verde, sa, per l’identità . Rossi avrebbe significato il ritorno dei comunisti. Oltretutto i coniglietti non si arrampicano. Vuole che i nostri spin doctor non ci abbiamo pensato?

  33. Rita, tu dici “non c’è bisogno di complotti, tanto fanno quello che vogliono.”
    Purtroppo è vero. Ma allora perché questi che “fanno quello che vogliono” si preoccupano ancora di tenere in piedi castelli di frottole e ancora cercano di salvare l’apparenza? Capisco il sindaco che non vuol perdere la poltrona ma ai ‘padroni’ veri cosa gliene frega di proteggere l’illusione democratica, l’illusione della libertà ecc.? Evidentemente il risveglio di una coscienza più critica nelle masse li preoccupa ancora. Come dice il signor Macalli, loro sono pochi, forse un centinaio di persone, contro miliardi. Bisogna essere dei pastori eccezionali per governare un gregge così sterminato.

    • I soldi da soli non bastano ad appagare l’uomo, che da sempre soffre di complesso d’inferiorità perché vorrebbe essere dio. A maggior ragione se è ricco sfondato aspira a diventare un ideale, una guida mistica, il patriarca di un popolo, un emblema che rimanga inciso a chiare lettere nella Storia dell’umanità. Saecula saeculorum, amen. Dio mise alla prova Abramo perché il comportamento del patriarca potesse divenire una bandiera per tutti i popoli, c’è scritto nel Talmud. E difatti, Abramo ce lo ricordiamo ancora adesso. E’ un po’ questo il senso del discorso: “diventare bandiera”, un esempio imperituro. E qui, ovviamente, l’apparenza conta eccome.

    • Desiderio di apparire? Nei politici c’è senz’altro un elemento narcisistico importante. Ma i veri ‘Padroni’ (chiamiamoli così per comodità) non aspirano a mostrarsi, non leggi mai i loro nomi sui giornali, non sai che faccia hanno. Sono come antichi imperatori, noti solo ai ministri e alla corte. E non si tratta tanto di quei 26 supermiliardari che hanno più soldi di 4 miliardi di persone messe insieme. C’è chi è molto più potente di loro pur non comparendo nella lista. Ci sono lobbies farmaceutiche e alimentari, fabbricanti di armi. Ci sono i Rotschild o i Rockefeller, i cui patrimoni sono talmente sconfinati da essere difficilmente valutabili. Ma perché questa cresomania? È una malattia psichiatrica? Il problema è che invece di essere rinchiusa con la camicia di forza questa gente domina il mondo. E lo fa con sistemi criminali.

    • No, non stavo parlando di desiderio di apparire ma di vere e proprie aspettative messianiche, sintetizzabili nella costruzione del Terzo Tempio di Ezechiele. Ma nell’epoca della razionalità e delle leggi sull’odio certe considerazioni sono proibite, e perciò mi astengo,

      A questa gente di apparire non può fregar di meno. Anzi. Lasciano volentieri la ribalta al primo attore di turno, che intanto deve fare quello che il regista ha deciso.

  34. E comunque si deve considerare la complicità di tutti noi, soggetti acriticamente a regole di mercato che non facciamo che alimentare. Ma ormai il sistema ha raggiunto picchi di perversione tali da impedirci proprio di sottrarci.

    • Sì, siamo tutti complici, anche noi che scriviamo qui. Perché la Rete è una sorta di pifferaio magico o di “grande Satana”, seduttore e bugiardo. Sta crescendo delle generazioni di drogati, che passano il tempo a caricare foto, a lasciare messaggini insulsi, a saltare con la mente da un link all’altro come pulci impazzite. E il cervello va in pappa. E io non voglio dire che vi sia dietro un complotto, credo sia un fenomeno entropico, ma certamente fa comodo a qualcuno.

  35. Altro che spettri dickensiani, i ricchi si parano il culo con la beneficenza, ormai globale e mediatica, e così passano Natali in pace, i poveri hanno ricominciato a tendere la mano. Niente è più un diritto nella mollezza dei tempi, meglio la questua della rivolta.

  36. Beneficenza globalizzata, preciso, credendo di impressionare con le grandi somme elargite, quando per loro sono spiccioli, come se ancora fossero i tempi delle indulgenze. In cambio la perdita di dignità dei poveri.

  37. Signor Martini, Lei ha sintetizzato mirabilmente tutta la questione. Forse bisogna aggiungere una cosa. La gente oggi pensa che la libertà sia qualcosa che il sistema ti garantisce. Ovvero, qualcosa che ti danno gli altri e tu devi solo ricevere, come un dono o un diritto naturale. Nella società degli uomini non è così. Ci sono sempre alcuni che cercano di sottomettere gli altri e lo fanno in tanti modi diversi, più o meno violenti. È un problema di forza, l’etica non c’entra nulla. Se vuoi esser libero devi ribellarti al potere (militare, politico, economico, religioso, culturale ecc.) che ti rende schiavo.
    Certo, si possono fare dei compromessi e accettare di essere dei servi, se la paga è buona. Noi tutti lo facciamo. Meglio quello che morir di fame o essere ammazzati. Anche qui, i grandi ideali non c’entrano nulla. Sono calcoli d’opportunismo e di paura. La gente non si ribella finché teme di perdere quel poco che ha, di finire dalla padella alla brace.
    Noi ne siamo l’esempio. Chiacchiere a non finire, azioni concrete neppure una. E poi ci hanno insegnato che la violenza è una brutta cosa. E ce lo insegnano proprio quelli che la usano come strumento di potere. La violenza è il diritto dei padroni, la non violenza è il dovere degli schiavi.
    Insomma, possiamo fare del complotto un esercizio teorico, ma se dobbiamo passare ai fatti, a una rivoluzione concreta, che speranze abbiamo di cambiare qualcosa a nostro vantaggio? Sembra nessuna. Anche perché non sappiamo più chi è il ‘Re’, chi è che comanda, qual è la statua da abbattere. La responsabilità del Male si disperde in mille rivoli, parlamenti, sistemi bancari, consigli di amministrazione, leggi di mercato, trattati internazionali, scambi commerciali, informazione, tecnologia, progresso, crescita…
    La colpa sembra distribuita tra un’infinità di soggetti e di interazioni complesse. E a tutte queste cose ci sentiamo legati come al nostro sistema circolatorio o nervoso, siamo convinti che da loro dipenda la nostra vita. Quindi, come potremmo ribellarci?
    Infatti, quello che ci viene insegnato è che non dobbiamo opporci, che questo sistema è l’unico possibile, non dobbiamo lottare contro di lui ma solo collaborare per farlo andare avanti.
    Eppure qualcosa potremmo fare. Ma dovremmo cambiare il nostro stile di vita, ed è troppo faticoso, troppo rischioso.
    Morale? Aspettiamo la solita leggina palliativa, e intanto pensiamo ad altro. La rete è piena di diversivi e di trastulli. Facciamoci un bel selfie mentre sorridiamo davanti a un piatto di spaghetti. O mettiamo online la nostra foto da un letto d’ospedale, tutti ci invieranno messaggi di simpatia e di solidarietà. Ma violenza mai! La nostra è la società dell’amore universale.

  38. A proposito di complotti, stamattina all’alba, guardando il cielo, ho tirato un sospiro di sollievo. Finalmente sono riapparse. Era qualche giorno che non le vedevo e cominciavo a preoccuparmi. Parlo delle scie chimiche lasciate dagli aerei, pardon, scie di condensazione. Tutti sanno che è solo vapore acqueo che si forma in alta quota, sopra gli ottomila metri. Però è strano perché a me sembrava che gli aerei volassero bassi. È strano anche che durino delle ore e che ricoprano così il cielo, dandogli quel colore lattiginoso e malaticcio. Ma certamente c’è una spiegazione scientifica. È strano anche che i giorni scorsi non le vedessi. Forse per il clima, o forse c’era meno traffico aereo. Comunque, non dobbiamo preoccuparci. Chi avrebbe interesse a spandere sostanze chimiche nell’atmosfera? Geoingegneria? Ricordate quel poveretto, direttore dell’Istituto di biometeorologia, che disse “siamo al centro di un esperimento planetario”? Si scatenò un putiferio e fu costretto a rimangiarsi le parole, arrampicandosi sugli specchi. Io, da parte mia, son sicuro che non esista un tale esperimento. E anche se esiste, sono sicuro che è per il nostro bene.

  39. ….si, vela dico apertis verbis ( e mi scuso per l’espressione dialettale, ma di meglio non mi veniva) sono davvero proude di essere c/redattore di questo “bar dello sport di livello”!!!
    E’ un piacere leggerVi e, soprattutto, ri-leggervi!
    Big abrazo, amigos….

    • Nella nuova home page, comunque, io il sottotitolo brevettato da Franco lo metterei: “CremAscolta@blog – spazio virtuale per il cazzeggio di qualità”. Così chi entra per la prima volta, fa in tempo a decidere se rimanere o andarsene.

  40. “Un blog di pensionati”, “chiacchiere a non finire” e altre sue espressioni di così rude franchezza, signor Cadè, mi hanno davvero colpito. Se siamo nonni blogger (“nonni!”, e viene in mente la Cappuccetta Rossa del Brondi); se rivoluzioni e complotti li discutiamo ben rassicurati economicamente e ben rimpannucciati socialmente; se siamo anziani discoli indisciplinati, senili bambinacci riottosi, irriducibili Franti insensibili ai temi epocali delle rotonde di via Cadorna, delle civiche manifestazioni d’ingegno della politica cittadina, degli impegni solidali umanitari; se invece postiamo centinaia di commenti ogni volta che si discute del sesso degli angeli, delle zampe delle formiche, della bioetica sodomitica et similia; insomma, se le cose stanno così, che fare? Ci diciamo a vicenda birba birba? Suvvia, signor Cadè, ci suggerisca una via d’uscita verso un serio impegno nel sociale, una parola di viatico verso il bene della comunità locale. Ci conduca fuori da questa gehenna di colpevoli cazzeggiatori.

    • Signor Martini, se non ho mai dato consigli e perché nessuno me li ha chiesti. Ma visto che Lei cortesemente mi chiede di indicare una via, cercherò di accontentarLa. Tra l’altro ho sempre sognato di essere il Messia. Dunque, io credo sia necessario:

      non stare sui social (tipo facebook ecc.) – usare il computer e gli altri aggeggi elettronici il minimo indispensabile (meglio sarebbe buttarli) – usare l’auto il minimo indispensabile – non comprare cose superflue (tipo l’ultimo smartphone) – non seguire i mass media (giornali, radio, tivù ecc.) – non assumere farmaci (se non in casi eccezionali) – non fare esami e visite mediche (se non in casi eccezionali) – non fare del male a nessuno (nemmeno agli animali) – mangiare poco e in modo sano (e niente carne) – lavorare il minimo necessario – non affaticarsi inutilmente – vivere in luoghi poco abitati – non leggere libri brutti e noiosi – non insegnare quello che non si sa – parlare poco – non credere a ciò che non si può provare – non criticare gli altri – coltivare pensieri pacifici – essere frugali – non cercare di piacere agli altri – non accettare alcuna autorità – essere sinceri con tutti – essere gentili con tutti – essere spontanei – essere semplici – accontentarsi di quello che si ha e che si è – non lamentarsi – sapere che tutto quel che ci capita è una nostra responsabilità – cercare nella vita la bellezza e l’amore – condividere i propri ideali con qualcuno – imparare a star soli – amare il silenzio – ricordarsi che tutti dobbiamo morire…

      Basterebbero queste semplici regole per cambiare il mondo, senza bisogno di rivoluzioni cruente. Forse sono troppe o troppo poche, non lo so, come Messia sono un dilettante alle prime armi.

    • Un’altra regola importante è non imporre regole a nessuno, neanche a sé stessi. Non sono neppure regole, sono orientamenti.
      D’altra parte, se venissero applicate il nostro mondo collasserebbe, sarebbe un disastro.

    • Vecchia regola.
      Se fai sul serio e ti rispondono scherzando, forse hanno qualcosa da imparare.
      Se scherzi e ti prendono sul serio, forse hai qualcosa da imparare.

      In attesa del prossimo scritto del signor Cadè, in attesa anche dei relativi commenti di Ivano e degli altri interessati, aggiungo qui un ulteriore commento.

      Condivido queste 33 indicazioni, oltre alla successiva, ad eccezione delle seguenti 3: non fare esami e visite mediche, lavorare il minimo necessario e non accettare alcuna autorità.
      Avendo cessato l’attività professionale, in pratica sono solo 2.
      Su metà scarsa delle altre 30, la mia condivisione è applicata in modo abbastanza costante. Sulla restante abbondante metà, l’applicazione dura qualche tempo, poi la rettitudine cede all’incontinenza, alla trasgressione, al vizio.
      Cattivo cenobita, tradisco il perimetro claustrale, rompo la disciplina, pecco. Poi mi assolvo, con riprovevole indulgenza.

      Il problema, per noi cattolici italiani, non è sapere le cose giuste. È farle.

  41. Insomma, un po’ d’anarchia, ma non troppa. Scusi, ma con quello che ha scritto la sua argomentazione sarebbe vicina allo zero, come l’elenco della spesa precedente, non distante dalle buone maniere di Donna Letizia. Alle pratiche formali Lei aggiunge pratiche morali per poi dire che non si devono imporre regole a nessuno. Insomma si decida, per evitare, come si dice a Crema, di fare la figura del taia e mesega. Sa, la vendetta è un piatto freddo. 😙😙😙

  42. Per essere più preciso, mi pare che il suo elenco di buone pratiche sia assolutamente distante dal reale. Viva le debolezze umane. Concludo: anni fa Lei mi scrisse che secondo il mio criterio non si sarebbe potuto parlare di niente, senza esprimere un giudizio. Ora ha cambiato idea. Nel carrello della spesa ha scritto ” non giudicare”. Insomma, si decida. 😉😭😂

    • Il signor Martini mi ha chiesto, ironicamente, di indicare una via d’uscita, io ho scritto, seriamente, quello che penso. Donna Letizia? Ma non c’è nessuna letizia in quelle ‘regole’. So bene che la nostra società fa tutto il contrario. Basta rovesciare quelle regole per potersi specchiare, e saperlo è tragico.
      Tuttavia, ripeto, secondo me non si devono imporre regole a nessuno, neanche a sé stessi. Questo non piacerà ai legisti e ai normativi, ma io la penso così.
      Sul ‘non giudicare’, a parte che la coerenza non è per me una regola, io non l’ho scritto. Ho scritto di non criticare, che è un altra cosa. Non giudicare è divino.

  43. “Sul ‘non giudicare’, a parte che la coerenza non è per me una regola, io non l’ho scritto. Ho scritto di non criticare, che è un altra cosa. Non giudicare è divino.” Quasi in diretta: Lei continua a giocare con le parole, ma la sostanza non cambia.

  44. Ieri Livio ci siamo lasciati senza una spiegazione a te comprensibile. la mia ipotesi di lavoro: tutta la materia vivente è permeata da istinti di “scrematura”, suicidi. Difficile ammetterlo, più facile imputare le proprie perdite a un complotto.
    Il presupposto è che il complotto raramente esiste, ma che noi siamo ugualmente capaci di farci del male da soli, come sta accadendo col clima e tutto quanto distruggerà la nostra specie e tante altre al seguito, senza il coraggio di ammetterlo, invocando fino all’ultimo la tesi del complotto.

    • Caro Adriano, io potrei anche ammettere l’apoptosi. Ma se uno dice che la CIA ha pianificato un attentato per creare un casus belli e permettere agli USA di bombardare un altro Paese e me ne porta le prove (sto lavorando di fantasia, ben inteso), devo dirgli che in realtà non c’è nessun complotto ma solo un fenomeno di suicidio cellulare programmato?

    • Non facciamolo sapere agli iraniani che “il complotto raramente esiste”, altrimenti ci fulminano seduta stante.

  45. Credo di dover al signor Martini una spiegazione. La ‘regola’ di non accettare alcuna autorità si capisce meglio se si pensa al famoso detto: “se incontri il Buddha, uccidilo”. Non accetto i guru, i maître à penser, chi pretende di importi la sua verità, non accetto dogmatismi religiosi, scientifici, storici ecc..

    • La ringrazio della precisazione. Personalmente non mitizzo il principio di autorità e men che meno gli autoritarismi e gli autoritari, specie se camuffati da amici del popolo, salvatori della patria, messia carismatici e altri simili cialtroni, demagoghi e arruffapopolo. Oltre tutto, la mia accettazione dell’autorità non esclude un “inconculcabile amor di libertà”, come dicevamo in tempi migliori sulle nostre barricate risorgimentali.

      Chiarissimo l’esempio del detto sull’incontro col Buddha, una delle premesse interiori di qualunque percorso di perfezionamento personale dopo qualsiasi iniziazione.

      Su dogmi e dogmatismi, taccio per carità di patria, di religione, di stile.

    • Vedo bene Livio nel panni del dissacratore che si oppone agli odierni influencer che le sparano grosse ormai su tutto, dalla semplice (dis)informazione alla scienza. Un certo seguito ce l’hanno, questo va detto, anche se noto un sensibile e graduale incremento dei “risvegliati”. Era ora, meno male! Nel tempo del non-pensiero, non ci starebbe male in questa piazza politicamente scorretta una rubrica di koan. Cosa dici, Livio?

  46. Pietro, il vecchio detto del predicare bene e razzolare male vale sempre, vero? in verità io non so se l’agito quotidiano del signor Cadè corrisponde a questo veritiero detto, ma di fronte ai moralisti, anche se negano di esserlo, a me viene il sospetto che siano i peggiori interpreti dell’ipocrisia contemporanea. E qui non parlo solo di Cadè naturalmente. Ad esempio, conosciamo tutti l’affezione del Signor Cadè al blog, anche se alterna, dopo mesi di sparizione è tornato alla grande, e se nel suo elenco è indicato di usare meno il pc quando in “nostro” ne è dipendente più del sottoscritto, ravvedo la prima contraddizione, e mi viene il sospetto che trasgredisca anche gli altri precetti elencati. Quanto al resto delle indicazioni c’è quella di non andare dal medico e sottoporsi il meno possibile ad esami diagnostici se non strettamente necessari. Invece, vorrei ritornare a parlare del male al ginocchio che mi tormenta da tempo. Dolore controllato, per modo di dire, a spalmate di gel e il solito antidolorifico, tanto per non fare pubblicità a prodotti assolutamente inefficaci. Ebbene, dal medico ci sono finalmente andato ieri per sentirmi dire di continuare coi soliti palliativi perché tanto è solo un po’ di artrosi. Ebbene, ieri avrei voluto una certa diagnosi di malattia, pur di farmi passare questo dolore, magari tramite visita specialistica e radiografia. Invece no, al doloretto ho aggiunto la scontentezza di veder minimizzato il mio dolore. Ecco, io credo che il signor Cadè sia così, anche Lui dal medico qualora davvero si sentisse malato. Del resto l’ho sempre detto: il signore è un caso molto interessante, così caparbio, intransigente, vanesio all’inverosimile, indubbiamente qualche qualità fa bene ad esibirla perché è obiettivo che ne abbia, e questo mi concede quella estorta, unilaterale(?) confidenza virtuale, credo, che mi porta tanto a dialogare o scontrarmi con piacere, a volte divertimento, con Lui. Del resto cosa dire di un signore che pretende ossequiosamente il Lei? Insomma, mi diverto a trovargli contraddizioni . Perché spesso ho l’impressione che non sia veramente quello che racconta di essere. Ho l’impressione che in questo gioco di ruoli che è Cremascolta, perché cosi è, fino a calcare la mano col solo effetto di stupire, sia vero quello che ha detto non so chi degli uomini: “poveri essere umani che si truccano per non somigliare a se stessi”. Anche se alla fine io credo che dispetto maggiore sarebbe non tanto contrastarlo, sgamarlo e magari offenderlo, del resto sa difendersi benissimo grazie ad una buona dose di cattiveria innata, e anche qui il nostro protagonista negherebbe, ma ignorarlo. Ecco, quasi quasi non lo commento più, anche se l’ovvia prevedibilità, mi farebbe aspettare la risposta che dei miei commenti potrebbe benissimo fare a meno. Naturalmente con “simpatia” per il nostro protagonista, e un’infinita pazienza, che tu caro Pietro dimostri di avere in quantità maggiore alla mia, ma tu sei un signore, io no. Comunque è bravo, offre sempre molti spunti di riflessione, anche se l’è an balù. Scommetto che mangia anche le bistecche, naturalmente di animali anestetizzati prima del macello. Gli altri punti alla prossima puntata.

    • Scusami, Ivano, vedo solo ora questo tuo commento di ieri alle sette e mezza. So che dovrei risponderti e in effetti ci sono cose che tu dici alle quali risponderei molto volentieri. Ma nel frattempo tu e il signor Cadè siete già andati molto avanti nello scrivervi, eccome, e io ho perso il tempo, il ritmo e quindi anche il senso di quello che avrei dovuto dirti in risposta. Sono proprio un bradipo, commento con i tempi usati un tempo per scrivere le lettere e apro il computer ogni tanto, come fosse una lanterna magica. Ma come fate a essere così veloci? Mi sa che avete dei computerini di quelli moderni che si portano dietro e si struscia sopra il dito. Io ho un vecchio scatolotto con le lucine e i ronzii, oltretutto quando lo apro devo andare al piano di sotto. Comunque, mi fa piacere che siate tornati “nemici come prima”.

    • Meno male. Tuttavia, signor Macalli, provi a chiedersi: “a chi può interessare quello che io penso del signor Cadè?”. Io credo a nessuno.

  47. “Del resto l’ho sempre detto: il signore è un caso molto interessante, così caparbio, intransigente, vanesio all’inverosimile…spesso ho l’impressione che non sia veramente quello che racconta di essere… io credo che dispetto maggiore sarebbe non tanto contrastarlo, sgamarlo e magari offenderlo, del resto sa difendersi benissimo grazie ad una buona dose di cattiveria innata, e anche qui il nostro protagonista negherebbe, ma ignorarlo…Scommetto che mangia anche le bistecche, naturalmente di animali anestetizzati prima del macello…”
    ecc…ecc…
    Sono anni che Lei va avanti su questo tono, con offese personali, insinuazioni sui miei costumi, battute triviali, cercando di ridicolizzarmi e cose simili. Nessuno Le dice niente perché probabilmente pensano che Lei sia divertente. Ovviamente La troverebbero meno divertente se offendesse loro.
    Senta, signor Macalli, io sono una persona educata e glielo chiedo educatamente: la smetta.
    Se ha qualcosa da dire lo dica ma lo faccia rispettando le persone. Se me ne sono andato dal blog è proprio per la Sue continue molestie verbali.

  48. Signor Cade, stabilire delle regole su una piazza virtuale è indubbiamente difficile, e assumersi le proprie responsabilità è un valore imprescindibile. Ci si espone al giudizio, senza dubbio. Questo significa incontrare estimatori, e fin lì va tutto bene, ma significa anche trovare oppositori, e allora cominciano i dolori. Che se sono solo suscitati dalla maleducazione infastidiscono, e se sono suscitati dalla sincerità infastidiscono uguale. Mi dica Lei quale sarebbe la strategia da adottare, anzi me l’ha già detto: le buone maniere. E le buone maniere io non le ho, come non voglio nessun potere su di Lei, non voglio proprio che Lei se ne vada dal blog per la seconda volta. Vedrò di andarmene io, o per lo meno di non conferire più con Lei. Non senza un ultimo giudizio: Lei è troppo suscettibile per esporsi tanto. Buona notte, e veda Lei di non sognarmi. In attesa del Suo domenicale di domani. Con molta fatica, perché è scontato, vedrò di non commentarla.

    • Signor Macalli, mi è capitato molte volte di dover sostenere discussioni anche focose con chi la pensava in modo diverso dal mio. Questo è normale e del resto io ascolto sempre con interesse le altre opinioni, se hanno un senso. L’ho fatto anche in situazioni pubbliche, esponendomi con argomenti impopolari. Sono stato spesso attaccato sul piano delle idee ma mai su quello personale. Nessuno mi ha mai detto “lei è un vanesio inverosimile, lei è un onanista, lei deve far più sesso, lei dice cazzate che non interessano a nessuno, lei è un ipocrita” ecc..
      Se qualcuno l’avesse fatto penso che non mi sarei offeso solo io ma anche gli altri presenti.
      Qui invece sembra far parte del gioco venir presi in giro o insultati.
      Sono sicuro, signor Macalli, che Lei non direbbe mai le cose che scrive qui se si trovasse a discutere con me in pubblico. È la tipica perversità dei blog, dei suoi meccanismi psicologici.
      Non mi infastidisce affatto la sincerità, tutt’altro, ma non sopporto la maleducazione. Neanch’io desidero che Lei se ne vada dal blog, o che non commenti più i miei interventi. Mi contraddica finché vuole. Le Sue osservazioni permettono spesso di approfondire un argomento. Le chiedo solo di non buttarla sempre sul personale e di non usare espressioni offensive. Grazie

  49. Caro signor Cadè, considero Lei, al pari di altri interlocutori, credibile e di ottimo spessore. E’ per questo che mi piace conferire con Lei. Ma forse Lei dà una lettura dei miei commenti, e delle mie intemperanze verbali, forse un pò troppo personalistica. E’ vero che alcuni miei interventi possano sembrare attacchi ad personam, ma Le assicuro che non è così. Del resto le ricordo i suoi di attacchi alla mia di persona, spesso anche più offensivi e caustici. Non ne ho mai fatta una tragedia. In verità non ricordo da chi sia venuto il primo attacco, considerata l’incompatibilità di vecchia data, ma credo che anche Lei debba assumersi qualche responsabilità. Pace fatta quindi? Certamente non “amici come prima” ma chissà che davanti ad un caffè o un bicchiere di vino si possa trovare un minimo di conciliazione. Siccome di vista La conosco farò il tentativo, incontrandola, di invitarla alla mio tavolo. Buona giornata.

  50. Scusa Rita se non ho risposto prima alla tua proposta circa una rubrica di koan. Io la vedo dura. E non vorrei neanche banalizzare una pratica venerabile. Forse è sufficiente lanciare qualche provocazione, creare qualche crepa nei dogmi del pensiero ‘corretto’.

  51. Qualche domanda, da ingegneremeccanicoconlemanisporchedigrasso al Maestro Livio:
    – Perchè scegliere come titolo “Harry Popper e il complotto filosofale”, affibbiando al filosofo Karl Popper un “Harry” che non gli appertiene punto, ma risuona da Harry Potter della ben ultranota saga romanzo/film/televisiva “Harry Potter e la pietra filosofale” ?!?
    – Il brand “Harry Popper” utilizza una più che chiara assonanza con il nome del maghetto più famoso del cinema per promuovere un modello di preservativo che addiritturarichiama nell’icona/design il viso del più famoso Harry: occhiali e bacchetta magica!
    https://www.comodo.it/blog/harry-popper-il-preservativo-magico/
    – Il Maestro Livio non è tipo da …..”cannare” il nome di un celebre filosofo, ergo quando citando Popper (Karl) dice “che la spiegazione di un fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno”, si riferisce con amabile ironia a CremAscolta ed ai suoi di uomini, al suo di gruppo? Forse per “preservarlo” o “preservarsi” da ……?
    – Il Maestro perdonerà la mia im/pertinenza (ops!) ma …domandare è sempre concesso no?
    E noi ingegneri etc etc facciamo “santommasismo ” un modo di essere!

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