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FRANCESCO TORRISI

Un saluto “comesideve” a Franco Zeffirelli

Un saluto “come si deve” a Franco Zeffirelli uno dei tanti Italiani che il mondo ci ha riconosciuto come “grande”. E per un saluto “come si deve”, vado in prestito di un testo dello stesso Franco Zeffirelli pubblicato il 9/8/2002 dal sito Vita (http://www.vita.it/it/article/2002/08/09/zeffirelli-la-mia-storia-vera-eccomi-son-figlio-di-nn/15583/). A me è molto piaciuto, restituisce un’immagine niente affatto “patinata”, scontata

Un saluto “come si deve” a Franco Zeffirelli uno dei tanti Italiani che il mondo ci ha riconosciuto come “grande”.

E per un saluto “come si deve”, vado in prestito di un testo dello stesso Franco Zeffirelli pubblicato il 9/8/2002 dal sito Vita (http://www.vita.it/it/article/2002/08/09/zeffirelli-la-mia-storia-vera-eccomi-son-figlio-di-nn/15583/).

A me è molto piaciuto, restituisce un’immagine niente affatto “patinata”, scontata del grande artista, che si rivela Uomo coraggioso, persona che si merita tutto il nostro affettuoso rispetto.

Il Centro culturale Gli scritti (16/6/2019)

“La mia vita è un premio; una madre che genera una vita è una donna premiata qualunque sia la sua situazione, qualunque siano i conti da pagare, qualunque siano i suoi problemi emozionali: ha il marito, non ha il marito, ha quello che la ricatta, quello che l’ha abbandonata.

Il privilegio di portare la vita è un privilegio che gli uomini non hanno: noi siamo inferiori alle donne per questo. Il miracolo di sentir germogliare nel proprio ventre una nuova vita, il vederla sbocciare e vederla venir su rende voi donne più forti.

Anche se alla fine i figli vi deludono, gli anni della creazione della vita nessuno ve li toglierà mai e in qualunque momento della vostra esistenza, quando la pena del mondo, l’abbandono degli affetti vi cadrà sulle spalle, ripercorrerete certamente col pensiero, col cuore quei meravigliosi mesi in cui avete creato una vita. Che poi quello sia divenuto un assassino, un papa? non importa.

Ed è strano che sia io a dire queste cose, io che non sono né padre né madre né niente? sono solo figlio. Di più, sono un aborto mancato. Avrei dovuto essere abortito perché nascevo da due persone che erano entrambe sposate: lui aveva una famiglia bella e pronta, lei aveva tre figli ed erano tutti e due al tramonto dell’età delle frizzole. E invece si innamorarono pazzamente e mia madre rimase incinta.

Tutti naturalmente le consigliarono di abortire. Il marito era moribondo, quindi non c’era neppure la possibilità di nascondere la gravidanza illegittima. Mio padre da buon galletto andava dicendo in giro che questo figlio era suo, però non faceva niente. Ma la gravidanza andò ugualmente avanti.

La mia nonna stessa me lo confessò e mi chiese scusa; disse «Io ero la prima feroce nemica di questa gravidanza». E io invece nacqui contro il parere di tutti, perché mia madre ripugnava il pensiero di uccidermi: «Morirei di rimorso, nel pensiero di aver avuto tre figli e di aver distrutto un’altra vita».

Molti dei miei avversari invece dicono: «Magari ti avesse fatto fuori». È l’odio delle persone? mentre io vorrei conoscere solo l’amore, perché sono stato amato nel ventre di mia madre, ho assorbito tanto di quell’amore, l’ho sentito, mi è entrato addosso. Mia madre l’ho persa che avevo sette anni, però sono rimasto impregnato del suo amore. Quando qualcuno ti ha amato veramente tanto e tu l’hai amato, questo amore, questa fiammella, questa fiaccola non si spegne mai, ti è sempre accanto.

Siamo fatti di spirito, chi ci crede; io ci credo profondamente perché la vita mi ha dato continue verifiche di non essere un ammasso di cellule ma di essere un corpo che alloggia temporaneamente uno spirito che è la frazione del grande Creatore, di Dio a cui torneremo.

Questa è la mia concezione: non me la sgangherate perché sto benissimo così, dormo sonni tranquilli, sono arrivato a settant’anni e voglio arrivare tranquillo al mio ultimo passo.

Forse interessa un piccolo episodietto della mia vita. Calza a pennello proprio in seguito alla mia storia. Quella di un bastardino. Infatti, io non avevo il nome né di mia madre né di mio padre. Mia madre inventò questo nome Zeffirelli perché, secondo un’antica tradizione dell’ospedale degli Innocenti di Firenze che si tramanda dai tempi di Lorenzo il Magnifico, ogni giorno della settimana corrispondeva ad una lettera. Il giorno che nacqui io toccava alla Z e mia madre, che oltre ad essere una grande sarta era musicista, pianista, un’appassionata di Mozart, con tanto di farfalle e zeffiretti, quando le proposero la Z come iniziale, all’impiegato comunale disse, appunto Franco Zeffiretti. Quello non capì bene e, invece delle doppie ‘t’, mise le doppie ‘l’: Franco Zeffirelli.

Sono sicuro di essere l’unico con questo nome al mondo, però più tardi, divenuto grandicello, ero soltanto figlio di NN. A scuola tutti sapevano che il mio babbo si chiamava NN e mia mamma si chiamava NN. Quindi era tutto uno sfottò, anche se innocente perché veniva da bambini che non sanno. Un giorno ci fu una rissa nel convento di San Marco dove io frequentavo l’Azione Cattolica e dove viveva una persona molto importante, molto curiosa, che ogni tanto arrivava con i suoi libri e i suoi occhialoni.

Era Giorgio La Pira. Lui insegnava storia del diritto romano e viveva lì come un frate laico, ma stava molto con noi, ci guardava e ogni tanto interveniva dicendo: «La Madonna. Quando avete un problema c’è sempre la Madonna, la Madonna! Salva tutto la Madonna».

Quel giorno ci vide picchiarci e chiese che stava succedendo: «Ha detto che mia mamma è una puttana», gli risposi. Lui disse al ragazzo con cui mi stavo picchiando: «Tu vai a casa, che se comincio a parlare io della tua mamma ne vengono fuori delle belle!. Poi mi prese, tutto scosso e incavolato, mi tirò su per quel bellissimo scalone che certamente conoscete, che va dal chiostro al primo ordine del convento, e in cima al quale c’è L’annunciata di frate Angelico.

Mi portò su di corsa proprio davanti a questo dipinto. «Lo sai cosa è questo?» mi chiese. «L’Annunciazione» risposi. «E sai cos’è l’Annunciazione?» «E beh, è venuto un angelo davanti alla Madonna e le ha detto che sarà madre di Gesù?» «Sì va ben? ma come?» «E la madre di Gesù?» feci io sempre più confuso. «Come sarebbe diventata la madre di Gesù?» A quel punto io mi impappinai definitivamente, perché sapevo come nascevano i figlioli? ma non volevo attribuirlo a Dio.

Allora mi aiutò lui: «Perché lo Spirito divino è disceso nella carne, nel ventre di questa donna e si è incarnato. Hai capito? Quindi non vergognarti mai. La maternità è sempre santità. Qualunque cosa dicano di tua madre, tu la devi pensare sempre come una santa perché è come la Madonna, e quando avrai bisogno di qualcosa nella vita prega la Madonna e pregherai tua madre».

E questa cosa da allora mi è rimasta addosso. È lo splendor veritatis, per riprendere le parole di Giovanni Paolo II. Da quel giorno il problema di mia madre, della sua moralità, del suo atteggiamento e amore verso di me non l’ho più avuto.”

FRANCESCO TORRISI

19 Giu 2019 in Attualità

11 commenti

Commenti

  • Quanti i colpi di piccone per cancellare un’epoca? Non voglio mica rattristarti fratello mio, siamo ancora creativi, ma ricordo mio padre ogni volta che un amico, gente di gran rilievo nel tuo mondo ingegneristico, se ne andava, diceva: “tutto un mondo se ne va”. Tranquillo ragazzone, ogni volta ricaricava la scheda degli anni da vivere!… ma non quel pezzo. E ora diciamo oi a ogni mobile, suppellettile el nostro mondo che impoverisce la coreografia le stesse cose, e non siamo capaci di notare nulla che riempia quello spazio, pur sapendo che ogni nicchia è immediatamente ripopolata, ma i fili che ci collegano a quello spazio che per noi resta vuoto, non li sentiamo.

    • Adriano, al tuo bel commento ho cercato di darci la ….solita “spolverata”, ma al combinato disposto ‘”oi” / “el” mi sono arreso!
      Capito cmq il senso, ma vale le pena che lo riposti sistemato, dai!

  • Grazie, Franco: mi sono commosso anch’io.
    Quello che emerge è un “vissuto” per molti aspetti… attualissimo di molti bambini, nonché uno spaccato di certi stereotipi in vigore un tempo, da cui per fortuna oggi abbiamo preso le distnze.

  • Ma soprattutto un esteta. I suoi protagonisti erano sempre bellissimi, come se gli amanti e i santi lo siano sempre. Ve la ricordate la classe di Valentina Cortese, con inflessione francese, del resto lo era, nei panni della madre di Francesco, o quelle delicate tende di lino che svolazzano intorno al baldacchino del malato? Poi non so se si deve parteggiare. Zeffirelli inizia negli anni del neorealismo andando controcorrente, in una ricerca del bello che non aveva certamente il rigore del Visconti oltre La terra trema. Il suo mondo era di cartapesta, sontuoso, ma cosmetico. In Gruppo di famiglia in un interno di Visconti, nel sontuoso appartamento del Professore, senza soffitti, dove tutto era assolutamente finto, tutto ricostruito in studio, ma di un realismo stupefacente, nessuno si accorse che era tutto di cartapesta, comprese decorazioni, tappezzerie equadri. Pur capendo che una ricostruzione teatrale e cinematografica rispondono a esigenze diverse. Non so se Zeffirelli sia stato un grande regista. Un cultore del bello, a suo modo, bellezza superficiale però, di ninnoli, di fronzoli, che rende bella anche la cura agli appestati, con Chiara strepitosa o Maria ai piedi della croce più scenosa che drammatica. Perché dico questo? Per aver visto ieri sera un suo allestimento di non so quale anno, della Traviata all’ Arena di Verona. Bruttissimo allestimento, con quello stentato funerale di Violetta all’inizio, nell’Opera non è così, carro e cavallo più napoletani che parigini, con quella bruttissima scenografia, con quel salotto di plastica, con quel ritratto che campeggia che più oleografico di così si muore, con quel camino sul soppalco che i carri di Carnevale anche di Crema sono meno artificiali. Poi non so se i cantanti, chissà se Cadè l’ha vista, siano stati bravi o meno, ma dopo venti minuti io ho girato. Insomma il regista della stucchevolezza. Che poi le sue origini siano state difficili è altra questione, ma le difficoltà potrebbero offrire miglior chance. E in tanti artisti si è visto.

    • Non ricordo quella Traviata, ma certo queste critiche a Zeffirelli hanno un fondamento. Personalmente, non lo amo. Nella mia pur vastissima cineteca, non ho neppure un film suo.
      L’unica cosa che mi lega a lui è la data di nascita.

  • Giorno e mese immagino. Altrimenti vorrebbe dire che gli anni li porta un gran bene 😁😁😁

  • Comunque era una diretta in mondo visione.

  • Sì, ho qualche anno di meno. E comunque, che Dio l’abbia in gloria, De mortuis nihil nisi bonum…

  • In cremasco si usa dire che quant i nas ie’ tei bei, quant che i sa spusa ie’ tei sciur e quant i mor ie’ teu, con la dieresi che non trovo, bu’.

    • Nel senso che l’ipocrisia é sempre esistita.

  • L’annunciazione del Beato Angelico…
    fra le varie annunciazioni,una delle più comunicative.

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