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RITA RAME

Elogio del Giovin Signore

A Crema sta per nascere un altro supermercato? Così sentivo dire ieri sera, e confesso che la cosa mi ha in un certo senso divertita. Proprio vero che a fare previsioni non ci s’azzecca mai: alla morte di Dio è seguito non già l’avvento dell’Oltreuomo profetizzato da Nietzsche bensì del consumatore senza identità e senza

A Crema sta per nascere un altro supermercato? Così sentivo dire ieri sera, e confesso che la cosa mi ha in un certo senso divertita. Proprio vero che a fare previsioni non ci s’azzecca mai: alla morte di Dio è seguito non già l’avvento dell’Oltreuomo profetizzato da Nietzsche bensì del consumatore senza identità e senza spessore. Questi, a differenza dell’uomo maturo in grado di dire di no, deve essere permanentemente nella condizione del ragazzo immaturo in balìa di desideri ai quali può soltanto cedere e ai quali, come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, non è in grado di porre fine.

 

A posteriori non si può fare a meno di considerare che il sistema della finanza planetaria ha rivelato una natura giovanilistica. Vive sulla propensione degli individui di età giovane all’acquisto incontrollato di merci, alla flessibilità degli stili di vita, al godimento disinibito, al ribellismo verso le norme stabili. A differenza dell’uomo maturo, progettuale e stabilizzato nelle forme di esistenza alle quali ha scelto di consegnarsi, l’eterno giovane ultra-capitalistico vive il presente instabile e non stabilizzabile dell’adolescenza perpetua estesa a ogni età dell’esistenza, centrata sul godimento a-progettuale e senza differimenti del life is now.

 

Il giovane si riconferma così il soggetto ideale per l’adesione al modello consumistico occidentale, massimo emblema del nichilismo anarco-consumistico delle moltitudini che non possono invecchiare, instabili, anglofone, immature. Questa infantilizzazione del mondo e della vita è una medaglia a due facce: da un lato c’è la pura dedizione al consumo, dall’altro il ribellismo verso le forme mature dell’eticità borghese (negate realmente dalla logica del capitale e avversate ideologicamente dagli eterni giovani).

 

Il “parco umano” di chi vive in forme provvisorie, precarie e mai mature, è pertanto variegato ma rigorosamente suddiviso in classi (sotto questo aspetto il mondo non cambierà mai). Accanto ai figli della classe medio-bassa che consumano voracemente e supinamente tutto ciò che è in “offerta speciale”, ci sono gli iperattivi figli della classe medio-alta che, bando agli antichi ozi, non si fermano mai: master a Berkeley, MBA ad Harvard e poi via a fare gli umanitari a bordo della Sea Watch, in Africa con Human Right Watch, o in una delle opere della Fondazione “Bill and Melissa Gates” (Microsoft) per “ridurre le diseguaglianze e debellare le malattie infettive”.

 

A differenza del “giovin signore” di scolastica memoria, il quale oziava aumentando il fatturato dei caffè cittadini e sfamando intere famiglie di camerieri, cuochi e servitori, gli ultimi rampolli della borghesia occidentale sono pericolosi. Si credono i salvatori del genere umano e si auto-considerano eroici operatori che si sacrificano per il bene dell’umanità. Non sanno che il loro vigore giovanile viene continuamente “succhiato” dall’Oligarchia al potere per consolidare il proprio impero. Non viene in mente alla Carola Rakete di turno che non si “fa del bene” scaricando migliaia di africani in Italia. Non pensa la profetessa del clima Greta Thunberg che “non si salva la Terra” andandosene in Usa non già su un aereo (troppo inquinante) ma sullo yacht da regata a carbonio zero “Edmund De Rotschild”, ribattezzato “Malizia II”, pilotato da Pierre Casiraghi, nipote del principe Ranieri di Monaco.

 

Detto fuori dai denti: era decisamente più simpatico il “giovin signore”, il quale possedeva per lo meno una sua personalità anziché caratteristiche standard costruite a tavolino. Senza contare che gli ultimi rampolli della borghesia europea non vengono per niente capiti dalla gente comune che si appresta ad entrare nella notte del sovranismo primitivo, nella barbarie del gretto populismo, così poi alle frontiere si dovrà di nuovo mostrare il passaporto a una masnada di ottusi doganieri, e sai che scocciatura. Il nuovo consumatore, sia esso di beni o di dogmi, non c’è differenza, è un alieno in attesa di trovare la via di casa. Vogliamo mettere qualche cartello lungo la strada?

 

 

RITA RAME

04 Ago 2019 in Società

44 commenti

Commenti

  • “Senza contare che gli ultimi rampolli della borghesia europea non vengono per niente capiti dalla gente comune che si appresta ad entrare nella notte del sovranismo primitivo, nella barbarie del gretto populismo, così poi alle frontiere si dovrà di nuovo mostrare il passaporto a una masnada di ottusi doganieri, e sai che scocciatura. Il nuovo consumatore, sia esso di beni o di dogmi, non c’è differenza, è un alieno in attesa di trovare la via di casa. Vogliamo mettere qualche cartello lungo la strada?” Curioso quello che scrivi e che io estrapolo, credendo di aver capito oppure no. Del tuo post questa è la parte più interessante. Però prima di commentare mi interesserebbe leggere altri interventi. Ripeto, per capire se ho capito un cazzo, o se tu riveli qualche contraddizione. Per capire se sei tu ad aver bisogno di qualche cartello o io un aiuto esegetico.

    • Spiegazione :
      “Senza contare che gli ultimi rampolli della borghesia europea non vengono per niente capiti dalla gente comune che si appresta ad entrare nella notte del sovranismo primitivo, nella barbarie del gretto populismo, così poi alle frontiere si dovrà di nuovo mostrare il passaporto a una masnada di ottusi doganieri, e sai che scocciatura.” Testo chiaramente ironico riferito alla sudditanza al Sistema Global della “generazione Erasmus”, tanto per capirci, in netto contrasto con il popolo (che lavora e la mantiene) becero e ignorante, che sta appunto per “entrare nella notte del sovranismo primitivo”.

      “Il nuovo consumatore, sia esso di beni o di dogmi, non c’è differenza, è un alieno in attesa di trovare la via di casa. Vogliamo mettere qualche cartello lungo la strada?” E’ un richiamo alla pietà: questi squinternati sono figli nostri, la colpa del loro male è nostra, siamo in grado di dare loro qualche indicazione o anche noi siamo bell’e che andati di testa?

  • Puerilismo coatto. Altro strumento per impedire la costruzione dell’identità personale.

  • Il tema è codesto, infatti: mantienili bambini per sempre e li avrai in pugno.

    Confesso di essere sbottata nel sentire la Greta planetaria bacchettare una delle sue platee con un minaccioso “ascoltate noi bambini!”. Ma da quando in qua i bambini hanno 16anni? A quell’età è ormai scaduto da tempo anche il diritto al pediatra. Patetica anche la “ribelle milionaria” tedesca che a 32anni, come si diceva una volta, “va in manifestazione” come se fosse un’adolescente. Ma si rende conto che a quell’età la maggior parte delle donne del pianeta ha già vissuto due vite mentre lei è ancora lì a ribellarsi contro il sistema che la mantiene e le sta pagando fior fiore di avvocati?

    Meglio, a questo punto, il giovin signore, intelligente al punto di saper ironizzare con sagacia sulla sua condizione e bandiera solo di se stesso. Un motivo in più per pensare che MAI nella Storia degli ultimi tre secoli siamo stati schiavi delle idee e delle merci come oggi. Altro che “libertà” con “L” maiuscola, si parli piuttosto di “ingenuità”.

    • Eppure a me sembra che quanto ho estrapolato dal tuo post potrebbe essere stato scritto da Pietro, peccato che sia sparito, e non da te. È questo che non mi quadra.

    • Difatti Salvini è merce, non politica alta.

    • Complottismo? Pietro scrive gli articoli e io li firmo?
      E dire che non hai neppure una fervida fantasia.

      Fammi un nome di “politico alto”, please.
      Se non ne trovi in Italia (molto difficile) accetto anche nomi stranieri.

  • Aspetto altre letture. Nessun complottismo, solo che, ripeto, non sembra scritto da te, e Pietro non è certamente un complottista. Riscrivo, fa a pugni col tuo populismo.

    • Allora non hai capito niente di quello che ho scritto. Cosa c’entra il populismo con quello che Livio ha correttamente definito “puerilismo coatto”? Finiscono entrambi in -ismo?

      E poi, scusa, non ho capito: soffri di sindrome da branco? Se non ci sono “altre letture” tu non sei in grado di farne una tua personale? In tal caso non c’è problema, si può tranquillamente leggere e non commentare …. come fan tutti.

  • ….. i tempi della “politica alta” sono inesorabilmente finiti e, putroppo non solo nel buffostivale!
    La “politica” ora si gioca sui tweet, sui selfie, sui post veloci su fb, sulle fake create e diffuse ad arte, il tutto ovviamente condito in “piaceri” fatti agli amici degli amici.
    Delle scelte magari esiziali per il pianeta, si decide su altri tavoli che, con la “politica” di cui sopra, poco o nulla hanno a che fare!
    …..oddio, poi magari, al momento giusto, salta fuori i “massone” di turno che da il …. “colpetto giusto allo sterzo”.
    L’uomo del “giovin signore” non esiste più, è stato spazzato via dall'”homo informaticus”, quello con lo smart sempre appresso (acceso e all’orecchio e magari anche all’occhio …..crash!).
    La “mutazione” è avvenuta in brevi decenni, a nostra (si fa per dire; qualcuno, nuotando nel main stream, se ne è anche accorto, non potendo però far altro che ….assecondare!) insaputa ed in modo irreversibile anzi, (vicenda 5G docet!)…… urmai se pèel pù turnà indré!
    A noi, del novecento, è dato solo di ….”accostare”, dove la corrente scema (voce del verbo “scemare” neh !!!) e assistere al tristo accadere!
    Che poi, ci si mette anche Livio col suo …..sciopero!
    Ma chissà che dopo la “vespertina” promossa da me (causa giustificata estiva) non ne voglia attuare lui una, in autonomia.
    ….. l’è ndoma mesdè….. spes ultima dea!

    • Eh, si, Franco. I “giovin signori” alto borghesi ancora non se ne sono accorti e vanno avanti a collaborare col nemico, ma “siamo in guerra”. Sono «guerra» le recessioni e le stagnazioni economiche che servono a distruggere le sicurezze private e le strutture rappresentative dei popoli. E’ «guerra» il cambio improvviso della parola d’ordine che prima era «crescita» e adesso è «diminuzione» demografica, di emissioni, di cemento, di industrie, il tutto a vantaggio dei terreni e delle sementi, cioè della chimica unita alla modificazione genetica.

      La guerra eco-demografica dei prossimi anni (bisognerebbe dirlo alla bambina Greta) si combatterà con le armi fornite dall’industria farmaceutica e dall’industria dei cibi sintetici che abbasseranno notevolmente le difese immunitarie e la fertilità, mineranno il sistema nervoso, innalzeranno la morbilità soprattutto degenerativa nella popolazione generale e …. ci dimezzeranno. Chiaramente il nemico della biosfera e dell’ambiente sono i sette miliardi di sovrappopolazione, non c’è cura fuorché la chimica per ridurre i loro consumi e le loro emissioni. Nonostante ogni tanto qualche peter pan se ne esca con la favola che rilanciando la natalità si potrà favorire il benessere e lo sviluppo economico.

      In questa discesa agli inferi l’uomo non solo viene martoriato ma anche colpevolizzato. Se non vuole che il robot lo sostituisca (colpa sua), cominci a competere con le macchine! Una sola cosa ancora non sono riusciti a fare: privare gli esseri umani della loro creatività e del loro spirito di collaborazione. Almeno noi che non siamo “giovin” e neppure “signori”, non molliamo.

  • Puerilismo coatto? Lo sappiamo tutti che il potere vuole l’ignoranza del popolo. È così che gli si fa credere di partecipare al destino del mondo. Ma Lei, signor Cadè, dal momento che io non so farmi un’idea, se leggesse quello che io ho estrapolato alle ore 9:32 dal commento di Rita, lo troverebbe in linea con quanto ha sempre scritto? Secondo me no.

    • Ma tu sei affetto da una pericolosa ossessione! Vuoi commentare il post, o parlare con Livio di Rita e con Rita di Livio? Strano che ad accompagnare il “giovin signore” non siano ancora apparsi Salvini, il fascismo, i campi di concentramento e le navi delle Ong. Ma forse ho parlato troppo presto.

  • Un tempo ho usato Cremascolta per una campaga anti supermercato. Affilavo le mie armi logiche e persuasive strenuamente, ripassavo i miei pensieri ovunque, specie al supermercato.
    C’è, nessun ce lo toglie!

  • campagna, rileggo sempre solo dopo l’invio, e non do l’olio alla tastiera…

    • In realtà, Adriano, il supermercato è un morto che cammina. Ucciso dall’e-commerce che a sua volta verrà soppiantato dalla chimica. Se da ragazzi si leggeva sugli “Urania” di uomini del futuro che “mangiavano pillole”, adesso ci siamo. E non è un romanzo.

      Già assumiamo integratori perché i cibi non hanno più sostanza … vuoi vedere che gliel’hanno tolta apposta per farci ingoiare pillole?

  • Ti seguo fino all e-commerce. Il tecnicismo non è contrario alla buona alimentazione in se stesso, anzi! Le mense fanno un eccellente servizio nutrizionistico ad esempio. Il punto debole è nella frutta e verdura fresca. Inoltre le condizioni di sfruttamento dei lavoratori pare siano ancora superiori a quelle degli addetti ai supermercati.
    La via i fuga? Ho parlato recentemente con un salutista fissato, addentro nella culinaria professionalmente, che mi ha parlato di pollame sopra i 20 euro al chilo. Non gli ho chiesto dei bargigli d’oro del cappone. Comunque fornirsi in prima persona di roba buona è cosa da appassionati con tanto tempo o da ricchi. Non saprei poi se tramite i consorzi le cose vadano meglio, ma i deperibili restano un problema.

  • Io mi fido di più del cibo industriale che non di quello artigianale dove non sai mai in che condizioni igieniche lavorano.

  • Dal mio panettiere mi servono il pane senza mettere i guanti. Con le stesse mani poi maneggiano i soldi e viceversa. Coi clienti come me che osservano e fanno notare. Pensate un po’ cosa non succede dove non ci sono controlli.

  • Cosa c’entri col post poi non lo so. Su Rita, tu che fai sempre notare i fuori tema, e non è colpa mia, per coerenza intervieni.

    • Va bene che in assenza di Livio devi sfogare su di me tutte le tue paturnie, ma io ho risposto ad Adriano. Lui ha intavolato il discorso “cibo”; che, comunque, non è estraneo alla guerra eco-demografica che si combatterà nei prossimi anni, e di cui i “giovin signori” contemporanei (essendo bambini per sempre) non hanno coscienza.

  • Già, il signor Cadè è sparito di nuovo. Ha ricominciato a fare i capricci? È ancora colpa mia?

  • Molto interessante, Rita, il tentativo di capire come proceda il ricambio generazionale della borghesia benestante europea. Il “giovin signore” in realtà era qualcosa di diverso, per ceto e per censo. Quel ceto, da tempo piuttosto ristretto, si è oggi ulteriormente assottigliato, mentre quel censo, da sempre ristrettissimo, ha oggi titolari molto diversi per estrazione sociale e culturale. Per cui, se per “giovin signore” intendiamo ormai il “giovin riccastro”, è chiaro che l’indagine sul ricambio generazionale si sposta su coordinate alquanto differenti da quelle pariniane o comunque lontane dal pregresso concetto di “signore”, termine peraltro dai proteiformi significati.

    Il tuo è comunque un tentativo davvero interessante, vista pure una certa scarsità di analisi su questa parte di gioventù europea. Sarebbe arduo estendere il discorso ad altri continenti, perché la globalizzazione è ferma per ora a schemi comportamentali individuali e non tocca ancora canoni di stirpe e patrimonio genetico (tra qualche generazione potrebbe accadere, io spero di no, visti certi modelli americani, russi e cinesi). In ogni caso, siamo sul terreno del ricambio generazionale di una fascia sociale benestante e agiata di tipo medio-alto borghese (la vera “ricchezza” è di pochissimi, quindi di un campione troppo ristretto e non significativo a questi fini). Mi sembra che ci siano spazi per un confronto stimolante e approfondito su questo tema. Anche perché nella Storia molti cambiamenti epocali sono stati guidati da giovani abbienti acculturati, più che da anziani indigenti ignoranti.

    Non condivido però l’identificazione automatica ed esaustiva degli attuali numerosi “giovin riccastri” figli di parvenu e dei pochissimi rimasti “giovin signori” con gli esempi fatti nel post. I giovinastri da te censurati mi paiono usciti, con i loro afflati soterici umanitari e con le loro esibizionistiche pose mediatiche, dal repertorio propagandistico del sanculottismo rosso-nero di piazza. Magari i “giovin riccastri” sono ancora peggio, mancando di ogni pulsione, vera o presunta, d’altruismo ecumenico, limitandosi al proprio gretto tornaconto quotidiano. Ma non sono certo i figuranti da burla propalati dai rancori delle masse rosso-nere, smaniose di rivalse contro certi ambiti sociali e culturali.

    Forse è per questo che hai scelto l’olio su tela 60×80 del 2006 di Francesco Rinoldi, “Quattro amici al bar” (qui l’immagine è tagliata, infatti di amici se ne vedono solo due, senza l’altra avventrice). Mi sembra un’immagine significativa dei “giovin riccastri”, anzi dei “giovin riccastri da strapaese”, più interessati al proprio bicchiere che ad altro.

    Esistono giovani diversi. Basta guardarsi intorno. Parliamone.

    • Be’ Pietro, non puoi pretendere … se un tempo i benestanti avevano anche la cultura, oggi la cultura non c’è più. Il Grand Tour del passato s’è ridotto all’Erasmus di oggi, un fenomeno di massa che coinvolge la middle class, non i veri ricchi. Ma in fondo anche la maggioranza dei “figli nobili” degli ultimi 150anni era piuttosto squattrinata e tirava a campare più o meno dignitosamente.

      Ho fatto un parallelo con i “giovin signori” a sfondo eco-umanitario perché come gli antichi signori anche questi sono degli “sfaccendati”, nel senso che non lavorano per vivere. E se la cultura è svanita, la propensione a mischiarsi con “il diverso” invece è rimasta. Il poeta tisico e il pittore sifilitico con cui fraternizzano certi giovin signori di un tempo qualche similitudine con l’africano problematico di oggi, in fondo, ce l’hanno.

      Ovviamente i giovani non “signori” o non “integrati” c’erano e ci sono. Quella inserita nel post è una tipologia umana ben definita, non comprende la gioventù in senso lato, e l’immagine è stata tagliata dal programma, io l’avevo inserita intera.

  • La mia impressione è che la scelta di certe scuole private, degli Erasmus più in voga, di determinati master e corsi postuniversitari all’estero sia sempre meno una scelta dei figli della borghesia tradizionale e sempre di più, invece, dei figli di famiglie di recente agiatezza, desiderose di rassicurazione e visibilità sociale. È solo un’impressione, non ho dati in proposito e mi baso su quel poco di conoscenze e relazioni di cui dispongo, quindi potrò sbagliarmi.

    Il paragone, Rita, con il poeta tisico e il pittore sifilitico ci può anche stare ma, oggi come allora, non mi sembrano casi numericamente significativi tra la gioventù di buona famiglia. E se il discorso intende avere un qualche significato di carattere generale, mi sembra che manchi la massa critica, allora dei mangeur d’opium, oggi dei cocainomani, per addebitare ai ragazzi borghesi attitudini così caratterizzanti rispetto al resto dei coetanei.

    Dissento sulla cultura. Che rimane in questo momento di confusione uno degli ancoraggi distintivi degli ambienti in cui molti nostri ragazzi crescono e studiano. In una società dove il denaro sembra divenuta la misura di tutte le cose, restano proprio le buone scuole, i buoni insegnanti, i buoni viaggi, le buone biblioteche a fare la differenza. Tutte cose che la ricchezza improvvisa o l’indigenza faticano a fornire in modo convincente.

    E dissento sugli sfaccendati. Un certo tipo di educazione familiare tende appunto ad evitare le derive e i deragliamenti che sappiamo. Anzi, a volte mi pare che siano proprio un certo attivismo e una certa intraprendenza di questi ragazzi a finire sotto attacco, in quanto frutto di una mentalità borghese legata più alle “opere” che ad altre propensioni.

    Per cui, volendo proprio riprendere la locuzione del “giovin signore”, peraltro a mio parere abbastanza sviante verso epoche ed esperienze superate, mi pare proprio, Rita, che ne abbiamo opinioni alquanto diverse. Forse anche perché partiamo da premesse identificative e descrittive piuttosto differenti.

    • Temo di non essere d’accordo. Molte famiglie “normali” (non ricche) hanno fatto la colletta mobilitando nonni e zii per mandare il rampollo più “intelligente” uno o due anni all’estero. Spesso il gioco non è valso la candela, ma ci hanno provato . C’è poi l’esercito dei non più giovani, che toccano i 35anni e più, che stanno passando la vita da uno “stage” all’altro senza, di fatto, concludere niente.

      Certo “i casi limite” citati nel post rimangono tali. Resta tuttavia l’altro problema, ben più serio, di un puerilismo generalizzato e indotto perché l’eterno bambino costantemente in attesa di costruirsi un’identità va dove tira il vento, non costituisce una minaccia per il potere costituito e affoga le sue insicurezze nei consumi. E’ un ottimo affare, insomma.

      Chiaramente ci sono al mondo “le buone scuole, i buoni insegnanti, i buoni viaggi, le buone biblioteche”, ma rappresentano uno zero virgola. Quanto ai risultati, non sempre il guadagno è proporzionato all’investimento. Eccellono quelli che già hanno una marcia in più, probabilmente; non tutti sono menti brillanti come Boris Johnson, tanto per capirci, ci sono anche tante piccole Mogherini. E qui, messi come siamo adesso, ci sarebbe bisogno di “guide” affidabili e concrete non di persone che parlano cinque lingue ma non sanno cosa dire.

      Se il quadro roseo che tracci rispondesse al vero, dovremmo avere una classe dirigente spettacolare, e questo in tutti i campi, ma sinceramente non vedo niente del genere. Il tema “famiglia” poi, di questi tempi è un tasto dolente. Esclusi i presenti, in senso generale, c’è ancora la famiglia?

    • Guarda Rita che da quanto ci stiamo dicendo emergono punti di dissenso ma anche di consenso. Ad esempio, mi sembra che su determinati aspetti abbiamo una divergenza più sul numero dei soggetti in questione, più o meno “giovani” o più o meno “signorili” in verità, che sulla loro esistenza o sulla loro rappresentatività del ceto di appartenenza. Ci sono, ci sono stati e ci saranno. E spesso sono ragazzi in gamba, non sono quelli sbeffeggiati dalle censure e dai luoghi comuni che l’attuale propaganda filogovernativa sta diffondendo, attraverso continue identificazioni con taluni personaggi mediatici di sinistra (figuriamoci) o con insistiti richiami a presunti vizi sociali di fannullismo, forse frutto, in certe menti ministeriali, di datate e maldigerite letture dickensiane o tolstoiane (e già sarebbe culturalmente ottimistico). Dopo le “pensioni d’oro” stiamo per attaccare i “ragazzi d’oro”? E poi? Ritiriamo fuori il libretto rosso e facciamo un’altra “rivoluzione culturale”, questa volta non coi tazebao ma via web, magari in bermuda da qualche karaoke balneare?

      Inoltre, sai benissimo, credo molto meglio di me, quanto ormai l’ambito politico non sia più da tempo, salvo qualche eccezione (pensa, proprio Ursula von der Leyen, oltre a pochi altri), frequentato dai ceti più facoltosi, acculturati e di risalente tradizione. Sia perché il vero potere ormai è altrove, sia perché l’ambiente è … quello che è. Per cui, temo non valga il ragionamento per il quale, se io avessi ragione, dovremmo avere “una classe politica spettacolare”. Così come sull’Erasmus (che mi sembra stiamo “liquidando” un po’ superficialmente) ci vorrebbe un post a parte, come dici tu giustamente, anche su questa scelta non anti-politica ma a-politica dei giovani di determinate famiglie (che è poi anch’essa, in ultima analisi una scelta con conseguenze politiche, come ahimè stiamo vedendo) ci sarebbe da scriverci sopra altro che un post.

      Mi rendo conto di quanto sia borghese, grigio e perbenista il mio discorso. E certi apparenti grigiori sono tipici anche di molti ragazzi borghesi che si esibiscono poco, lavorano e studiano molto e non si vergognano di quello che sono e da dove vengono, nonostante la rancorosa berlina mediatica scatenatagli contro da certi arruffapopolo da spiaggia.

  • Continuo a non capire. Chi sono “gli ultimi rampolli della borghesia europea”? Non sono scomparsi qualche decennio o secolo fa? E perché Rita ne decanta le virtù? Ripeto, mi sembra un nostalgico remember che capirei se fosse scritto da altri, ma non da Lei. Rispetto all’Erasmus poi credo che abbia coinvolto più la piccolissima borghesia, a suon di sacrifici, non i rampolli borghesi per i quali frequentare il mondo è ordinaria amministrazione.

  • Continuo a non capire. Chi sono “gli ultimi rampolli della borghesia europea”? Non sono scomparsi qualche decennio o secolo fa? E perché Rita ne decanta le virtù? Ripeto, mi sembra un nostalgico remember che capirei se fosse scritto da altri, ma non da Lei. Rispetto all’Erasmus poi credo che abbia coinvolto più la piccolissima borghesia, a suon di sacrifici, non i rampolli borghesi per i quali frequentare il mondo è ordinaria amministrazione.

    • Non ne decanto le virtù, constato solo che quelli erano parassiti innocui mentre i loro omologhi contemporanei sono parassiti infestanti e perniciosi. Se quelli “si lasciavano vivere”, questi “non ti lasciano vivere” ma ti coinvolgono nel loro marasma esistenziale.

      Sull’Erasmus c’è moltissimo da dire, ci vorrebbe un post dedicato.

  • Ho apprezzato l’ultima frase del post…
    …Un alieno in attesa di trovare la via di casa. Vogliamo mettere qualche cartello
    lungo la strada ?

    • Eh si, Graziano. Posto che la generazione dei “padri” ha le sue belle colpe, non credo che il disagio dei “figli” possa essere attribuito alle parole del capo-popolo di turno (troppo facile), penso invece che ognuno debba farsi carico dell’onere di far “crescere” una buona volta questi eterni bambini, dei quali peraltro il Sistema e’ ben contento, e difatti protegge le loro azioni.

      Come ho cercato di dire, ci sono differenze tra l’ozioso “giovin signore” di un tempo e l’odierno “nullafacente”, che in comune hanno solo il “qualcun altro” che provvede al loro sostentamento. Se il primo non faceva danni, il secondo ne fa eccome. Ma probabilmente anche questa involuzione e’ un aspetto della degenerazione dei tempi.

  • Aprendo il link è l’articolo n.3 . Argomento: Italia Europa.

    • Grazie, Ivano. Non so se siamo fuori tema. Ce ne faremo una ragione e rientreremo subito nei ranghi, scusandoci.
      Un riassunto significativo dei nostri problemi, quello di quest’articolo.
      Naturalmente non sono tutti addebitabili all’anno abbondante in cui ha governato questa maggioranza.
      Forse conterà il confronto tra la situazione di inizio 2018 e quella che ci troveremo adesso, nell’autunno 2019.
      Personalmente diffido di molti numeri e di molte statistiche. Ma diffido ancora di più di quelli che diffidano sempre e comunque di tutti i numeri e di tutte le statistiche.
      Vedremo. Di certo il quadro che sta emergendo è molto diverso da quello delle promesse elettorali di un anno e mezzo fa.
      Il problema comunque è noto: zero alternative sul piano politico.
      Quindi, stallo completo e progressivo affondamento economico.
      Il conto da pagare si fa sempre più salato e sta già incominciando la rincorsa a passarsi il cerino acceso.
      Colpa della von der Leyen, di Soros, Pippo, Pluto e Paperino.

    • Con i suoi profondissimi ragionamenti in dieci righe Linkiesta riesce ad essere talvolta peggiore del Fuffington Post.

  • Pietro, un anno politico ed economico, date le premesse, gli esiti e le prospettive future, a me non sembra un periodo breve. Sto pensando e confrontando altri passaggi di questo momento culturale e ci potrebbe stare anche il giovin signore, come ci potrebbe stare la contrapposizione tra le élite e la volontà del popolo sovrano che mai come in questo momento è protagonista. Senza mitizzare concetti passati, il popolo impegnato, informato, politicizzato direi, antagonista di un popolo che ora è tatuato, tribale, istintivo, che non mette in discussione niente credendo in qualcuno allo stesso modo incapace, magari no, di qualsiasi analisi. Per questo ho incollato un link che individua responsabilità senza l’accanimento di incolpare qualcun’altro perché così, come Pilato ci si lavano le mani. Troppo comodo e troppo facile.

    • Certo, Pietro e Ivano, i ” ….. nostri problemi, quello di quest’articolo.
      Naturalmente non sono tutti addebitabili all’anno abbondante in cui ha governato questa maggioranza……” pero’. senza dubbio chi ci ha governato in questo anno abbondante rappresenta in tutta chiarezza la sintomatologia della grave, letale malattia da cui è affetta la nostra Democrazia, la nostra Repubblica costituzionale.
      I 5*, un movimento di protesta nato dalla verve spettacolare di un comico illuminato (catalizzata da un ideologo che sapeva assi di informatica), che, sulle ali di un insperato, del tutto inaspettato successo elettorale (ma quanto vale ancora il “suffragio universale”, “drogato” come è dall’uso cinicamente mirato del mezzo informatico, in tutti i suoi multiformi applicativi) si sono inventati un'”alleanza contrattualizzata” con la “nuova” Lega di Salvini, quella che, non più “lombarda”, dismesse le ampolle del “dio Po” e fatto pace con “Romaladrona”, era programmaticamente lontana millemiglia dai pentastars, attrezzata come era ad occupare tutto lo spazio lasciato libero, dal centro alla destra, dalla dissoluzione della “balema bianca” prima (e della “costellazione” di piccoli partiti “remora” che si mantenevano a lei d’attorno) e dal progressivo disfacimento dell’apparato berlusconico poi, destinato ad esaurisi assiema al suo inventore (….ho visto cose che voi …..è tempo di morire!).
      Un gioco da ragazzi per chi il percorso l’aveva organizzato in modo “modernamente” attrezzato, fare un sol boccone di un “compagno di viaggio” tanto impreparato a confrontarsi con la cruda, dura, smagata concretezza del “governare”, condita con ingenuità e naiveté che, credo, abbiano provocato solo patetica tenerezza mentre il coltello affondava diritto al massacro sacrificale.
      Anch’io “fuori tema”? Ma certo!
      Solo che non ho l’attrezzatura culturale di Rita per buttarmi su un’ottica mondiale, noi “ingnericonlemani…… etc/etc” piuttosto che spaziare in alto guardando i grandi orizzonti, interpretando gli aruspici, preferiamo guardare giù verso terra, per non pestare le cacche disseminate sul nostro cammino!
      E la cacca che ci circonda è oramai al limite della sopportabilità, quanto a volgarità, sguaiatezza, insopportabile supponenza, mancanza di rispetto per le istituzioni, narrazione becera degli accadimenti, il tutto somministrato con continuità ai “social-dipendenti” che hanno subito in modo imbecille la mutazione che ha inserito ( ormai quasi nel loro DNA) la protesi “smart” ragione di vita, dalla quale dipendono in modo totale.
      Trovare la via di casa? Cartelli indicatori?
      Ma quale casa? Ma cosa indicare ed a chi?
      Mi ripeto (mi era venuta anche bene) “….A noi, del novecento, è dato solo di ….”accostare”, dove la corrente scema (voce del verbo “scemare” neh !!!) e assistere al tristo accadere!

  • Nessun dubbio che non ti sarebbe piaciuto. Invece a me sì. Perché dubitare che il clima politico, culturale e sociale possa farci rimpiangere qualsiasi decennio precedente, diciamo dal 45 in poi, è un segno non solo di poca lungimiranza, ma segno di nessuna conoscenza del passato, in plauso ad una visione del presente che magari può ingannare i balneari del Papetee, ma nessuno che preferisca un po’ di informazione piuttosto che dimenarsi in costume da bagno al suono dell’Inno di Mameli.

    • Sempre le solite banalita’, che palle. Ho bisogno di un periodo sabbatico. Statemi bene.

  • Non so neanche perché non te lo sei preso prima.

  • Salvini è quello che è e ci dovremo abituare. In verità speriamo di no. Ma sono i 5* che sconcertano, pur di rimanere dove sono. Sta passando tutto quello che il ducetto vuole, con un calar di braghe senza nessun conforto, dignità men che meno, decreto bis, Tav che sarà comodo il voto del Pd, così da poter dire no e fingere coerenza, in attesa della Fiat tax che più iniqua di così si muore. E scusate le banalità, ma ne approfitto vista la “minaccia” di anno (?) sabbatico della nostra…

  • Erasmus degli africani, senza contributi pubblici. I nostri ragazzi grazie a piccole borse hanno questa possibilità, senza contare il foraggio familiare. Leggo qualche contributo fa che anche i parenti, nonni e zii contribuiscono per un investimento per il futuro di figli e nipoti. Pare che anche molte famiglie africane si indebitino, facendo collette anche nei villaggi per tentare una strada per il futuro anche dei loro figli, sperando certamente prima o dopo di poterli raggiungere. Naturalmente, foraggiato il viaggio, di soldi non ne hanno più. Invece i genitori europei continuano ad elargire. Erasmus europeo contro Erasmus africano. Se penso che per molti dei nostri l’esperienza si traduce in una lunga vacanza ci lamentiamo che senza un progetto di integrazione anche per gli africani tutto di traduca in un “dolce far niente”? Indubbiamente abbiamo sbagliato tutto in fatto di integrazione, col risultato di un clima che ormai colpisce anche bambini o ragazzi di colore nati qui o adottati. Al punto che le madri di questi ragazzi si stanno associando per contrastare quei fenomeni di razzismo di cui sono vittime, pur integratissimi con la loro parlata veneta o piemontese o toscana. Mi verrebbe da dire però che chi semina vento raccoglie tempesta. Di esempi nella Storia ce ne sono molti. Non si può improvvisare la Storia futura senza conoscere quella passata.

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