menu

MARINO PASINI

L’Italia strapaesana

L’unica conferma storica che ci riguarda è che siamo un paese, una nazione strapaesana che affonda nella corruzione, nell’ambiguità, nell’ipocrisia, nell’ammirazione per i potenti di turno, meglio ancora se la sanno raccontare con astuzia; personaggi passati dalle stelle alle stalle (pure qualcuno fucilato, o a testa in giù), o dalle stelle alle briscole sociali, agli arresti

L’unica conferma storica che ci riguarda è che siamo un paese, una nazione strapaesana che affonda nella corruzione, nell’ambiguità, nell’ipocrisia, nell’ammirazione per i potenti di turno, meglio ancora se la sanno raccontare con astuzia; personaggi passati dalle stelle alle stalle (pure qualcuno fucilato, o a testa in giù), o dalle stelle alle briscole sociali, agli arresti domiciliari, a diversi grattacapi con la giustizia. Da Farinacci a Mussolini, da Umberto Bossi a Belsito, da Galan a Formigoni, Previti, Craxi e la Milano da bere, i socialisti che rispolveravano Proudhon, come se il filosofo anarchico lo conoscessero a menadito le maestranze che, come disse Enzo Biagi, hanno fatto l’ossatura storica del Partito di Turati.

Anche Berlusconi  piaceva molto ai pensionati bacchettoni che in segreto  dicevano: il Berlusca fa bene a divertirsi la sera: la vita è ben triste, sempre a girar intorno alla moglie. Ma ora il Cavaliere ha stancato. “Lo statista” non piace più. I nuovi leghisti, delle birrette al Leoncavallo, rispolverano  il rosario, come se nel tempo perso, i muratori, gli idraulici, gli elettricisti che ho conosciuto, elettori della Lega di Bossi, adesso di Salvini, invece di tirar fuori il Suv dal garage, la domenica, e portar la famiglia all’iper di Cremona Po a fare shopping, occupano il tempo libero a recitare giaculatorie, novene, o sgranano il rosario con il petto  tatuato con lo stemma del Milan,  chiedendo la remissione dei peccati. Oppure come un piastrellista con cui ho condiviso i caffè alle macchinette del brico-ferramenta, che  raccontò la sua settimana di ferie d’agosto a Riccione, stessa spiaggia, stesso mare, stessa suocera vicina d’ombrellone, lui che faceva, per tirar sera in spiaggia,  i cruciverba. Chi ha scritto l’Odissea? chiese il piastrellista alla suocera: cinque lettere verticali. Che ne so chi ha scritto l’Odissea? Dante?  E sua suocera: scrivi Sonzi, è il mio cognome, cinque lettere e l’odissea l’ho vissuta io, la mia vita è stata più che un’odissea, sempre a sgobbare, sempre a sgamellare. Non va bene, Elena, Sonzi non va bene. E il piastrellista, che ogni volta voleva pagare lui, rise come un fanciullo preso in castagna: i cruciverba, la suocera rompiballe, quel “pirla” di Omero che non gli veniva in mente. Tu lo sapevi che era Omero, dì la verità, che fai il poeta, mi disse guardando strano, con diffidenza intuitiva,  curiosità e un sottile disprezzo, che forse era mescolato all’invidia (Omero non  serve a comperarmi il Suv) ma che sfiga, però, che passo per ignorante, disse raccattando la moneta di resto dalla macchinetta, Gianni, il piastrellista, che ogni volta che arrivava a caricar il cemento mi diceva: dai poeta, vieni a bere il caffè.

Agli italiani strapaesani piacciono quelli che sanno loro come sistemar le cose a beneficio della categoria, che assicurano di tagliare i rami secchi, di toglier di mezzo gozzovigliatori, parassiti, e ci tolgono dall’incombenza di pensarci, del come riuscirci. Avanti i celoduristi. I ghe pensi mi, sempre che li lasciano lavorare, perchè con i lacci e i lacciuoli dell’inconcludente democrazia, come la chiama Veneziani, si riesce a combinare poco di buono. Poi arrivano le novità: la piattaforma Rousseau, altro filosofo, che vagabondava per i laghi svizzeri e si faceva ospitare nei castelli, per passeggiare nei giardini a catalogare le erbe, oltre che scrivere importanti libri che conoscono solo pochi specialisti del ramo,  quella razza di sfaticati e fannulloni che sono gli intellettuali, gli opinionisti di sinistra. E gli elettori cinquestelle? Sono tutti lettori di Rousseau e le sue “confessioni”? Per questo hanno dato il nome di una importante piattaforma digitale? Siamo un paese macchietta. Il paese dei condoni, dei reati prescritti, delle carceri sovraffollate, ma dove costruire nuovi carceri non si può. Non si deve. E quando lo si fa, paion soldi buttati; così, per risparmiare, per fare prima l’edificio carcerario che verrà su, sarà un pugno in un occhio, come lo sono i nuovi tribunali. Architettura inguardabile. Un insulto al paesaggio, al Belpaese.

Pure Renzi, venuto dopo una storia di stalinisti, di sdraiati sulla linea, di coraggiosi partigiani che hanno pagato caro il loro coraggio, si è improvvisato reuccio di partito, tuittando più velocemente di una segretaria ai  tempi della Olivetti, con comparsate in palcoscenico e discorsi da bravo figliolo che ha imparato la lezione dalle televisioni commerciali. Nell’Italia dello strapaese più la fai da sbruffone più ottieni credito e voti (almeno per un pò, perchè l’applauso può durar, ma finisce in sbadiglio); la maggioranza silenziosa degli italiani, il rispetto ce l’ha per i furbi che non pagano le tasse, che privatizzano i profitti e socializzano le perdite. “Mani Pulite” andò bene finchè tartassò qualche politico o manager di lusso, invece borbottò parecchio quando quei “magistrati comunisti” (Borrelli? Davico? Di Pietro?) indagarono, incriminarono gente anonima, del ceto medio, medio-basso, quando ebbero a che fare con la corruzione dilagante che appartiene all’Italia dello strapaese. Al recente funerale di Francesco Saverio Borrelli la gente comune dov’era? Dov’erano i pensionati milanesi che i primi tempi (insieme a Bossi e a Vittorio Feltri)  non passava giorno che applaudivano il lavoro della magistratura milanese? Al funerale  c’era poca gente comune. Quelli di “Mani Pulite”, altri magistrati, sindaci e assessori, gente delle istituzioni, fotografi, giornalisti, qualche curioso. Gira la storiella, falsa, che la Procura di Milano “ha salvato il Pci”, come se Libero Greganti non fu messo in galera per mesi, tanto che D’Alema, non Berlusconi, fu il primo a parlare di “teorema della magistratura” contro un partito politico: la Procura di Milano che, secondo la “volpe del Tavoliere” (come Luigi Pintor chiamava D’Alema) si accaniva contro il Pci. Una persecuzione, disse D’Alema. Ma le cose si dimenticano, per tifoseria interessata, per ignoranza politica.

La vita è una giungla e non c’è posto per tutti, quindi è meglio che sistemi i miei figli, dice l’Italia strapaesana, se si può, e i figli degli altri, se non hanno la fortuna, una famiglia benestante come rampa di lancio,  peggio per loro; ecco che ci sta bene il rosario, nelle difficoltà dell’oggi: siamo tutti peccatori, e quando le cose vanno male, ci si ruba il pan di bocca, e per questo dobbiamo chiedere il perdono, che certamente, se preghiamo con devozione, ci sarà accordato. E che Papa Francesco la smetta di parlare dei bongo-bongo che pure puzzano, e pensi un pò di più ai poveracci nostri. Ci mancava anche un papa comunista a crearci problemi, che già ci stanno gli ambientalisti che starnazzano se provi a strappare una foglia; e quelli di sinistra: tutti tartassatori. Pensano solo al villaggio bucolico, salvare il Panda e le tartarughe marine, mangiano pure i germogli, mandano in malora i macellai, e vogliono alzare le tasse. Che le paghino loro le maledette tasse, i sinistrossi che sono tutti insegnanti, dipendenti pubblici, che stanno con il culo comodo, e lo stipendio sicuro.

Dedicato alla memoria di Giorgio Bocca, spentosi il giorno di Natale del 2011.

 

MARINO PASINI

08 Ago 2019 in Politica

29 commenti

Commenti

  • Si tratta di Piercamillo Davigo e non Davico. Mi scuso.

  • Non siamo mica la germagna che lì son tutti onesti, buoni, laboriosi, studiosi e intelligenti. E ci rispediscono i migranti con l’aereo, legati e bendati.

    • Ho apprezzato, signor Mainetti, la “Germagna”: viene meglio di Germania; e l’ironia, il sarcasmo danno lo stesso piacere sostenuto di una buona Barbera. Porti pazienza, comunque, presto i sovranisti comanderanno ovunque, i rosari si venderanno più dei profilattici, e solo “le negre” belle, ben fatte, avranno diritto d’asilo, solo per le novene con i lodigiani, i cremaschi, non per fare altro, ci mancherebbe); e in futuro, in Italia Germania Francia Austria Polonia Ungheria Spagna ovunque se magna, la linea Maginot.

  • Devo dire che questo Pasini, ricco di neolinguismi, ivi compreso l’uso dei verbi, ma neocorretto grammaticalmente, sanguigno nel prender e dar parola alla storia, a personaggi che l’hanno autorevolmente tratteggiata in diretta, mi piace di più del raffinato cesellatore di siparietti. Infatti sulle capacità letterarie di Pasini nessuno può esprimer dubbi (piacere poi è altra cosa, che non si pesa, ma ci avvince), ma un Pasini contestabile, di parte anche se parla per altra persona, è più cremascoltesco ( e mi lancio così nel neologismo). Già, questo è un blog, non un’antologia, con tante radici e ramificazioni, che spazia negli interessi più vari, dalla letteratura alle scienze ed economia, senza fratture, proprio perché quel che diciamo è contestabile per definizione, e l’abilitazione a farlo ha un solo dictat: l’autocontrollo nei toni e la comprensione per i toni altrui, casomai stessero scappando di mano, anzi, di tastiera. Poi, per raggiunti limiti di esperienza (di età vale rigorosamente solo per gli altri), abbiamo tutti bucce dure e comprensione del mondo nelle sue stranezze e debolezze. Caro Pasini, starai pensando, ma questo parla, parla, ma non dice nè di sì nè di no a quel che io metto nero su bianco!
    Appunto, mi interessa più il “come”, e lascio il commento a chi più preparato di me sul “cosa”.

    • Signor Tango, debbo sembrarle come quel tizio che si presenta con giacca e cravatta, oppure col garofano rosso all’occhiello al circolo del tennis per una partitella, da giocare. E poi, la pallina, invece di tirarla in campo, la lancio fuori dalle righe. Pio XII, Corrado Stajano, Farinacci, chi se ne frega, “Cremascolta” è un blog, dove uno tira la palla sull’attualità, su faccende che scottano, magari, e gli altri rispondono. A volte la palla va di là, a volte va in rete, ma intanto c’è gioco. Lei ha tutte le ragioni. Al cento per cento.

  • Nell’interpretazione del cammino umano i beni sono dettagli,
    con data di scadenza.

    • I commenti di Graziano C, sempre concisi ed essenziali, sono spesso criptici (almeno di primo acchitto).
      Bisogna ….lasai surà, ga ol al sò temp ….poi piano piano vengono a galla!

  • Signor Graziano Calzi, mi scusi, ma non ho capito il suo commento. Le interpretazioni, spesso, mi sfuggono. La saluto.

  • La signora, presidente per una manciata di voti, consapevole della sua debolezza già strizza l’occhio a Visegrad. Se é vero pure che ha speso tanto, in verità le consulenze le usano tutti, significa che non ha competenze né determinazione o idee chiare. Ritorni a casa a fare figli e a dedicarvisi.

    • ….e la manciata di voti glieli ha dati 5* …. sensa culpa nè pecat!
      Ma sapevano quello che stavano facendo?
      Fuor di polemica è la domanda che realmente mi pongo.
      Quale l’atteggiamento politico di questo governo nei confronti della EU?

  • Visto Mister Pasini come ha preso fuoco la miccia?
    Non volevo essere scortese eh! Sono scrittore oltre che segaossa, e so analizzare un brano, ma la rissa mi piace, e anche il gioco pesante, tanto le botte guariscono alla svelta, e se poi ci si aggiunge il suo stile diventa armonia nelle dissonanze dei controcanti. Non è un panegirico, ma un apprezzamento e incoraggiamento a procedere sì.
    E ora parto, saluto tutti.

  • Francesco, a parte il fatto che forse un governo da circa un anno non c’è, È adesso me che meno, la domanda prima dovrebbe essere: cosa intendiamo fare di quest’Italia? Siccome l’italia non é tutta Salvini, gli altri cosa intendono fare? Quando si legge delle polemiche interne al Pd viene da piangere di fronte a progetti inesistenti. Non si può più fare solo campagna contro. Se così prepotenti e arroganti da stare al contropotere si inventino qualcosa. Ma non i soliti slogan anche di sinistra. Non c’è più tempo. Qualcuno invoca un nuovo governo sinistra 5*. Ma potrebbe essere credibile?

    • Sì, questo è il punto, Ivano. L’abbondanza di querimonie e la mancanza di alternative. Vediamo adesso che cosa succede, perché le sceneggiate stanno cambiando ancora.
      La cosa che davvero potrebbe essere pericolosa, per chi sta dalla parte degli assetti costituiti, sarebbe un’alleanza tra PD e Cinquestelle. In fondo, Salvini a questo è servito: allontanare per un anno o poco più questo scenario. Ecco perché gli si perdona tanto, davvero così tanto, da parte di certi ambienti economici, che hanno in mano il vero potere decisionale. E parlo dell’Italia e di interessi italiani: l’Europa cattiva è una filastrocca di pronta beva e prendersela con la von der Leyen (che tra l’altro ha più palle di tanti nostri sbracati arruffapopolo) serve solo a favorire i depistaggi dai problemi veri, tutti nostri.
      Per cui, va bene così: Salvini chiacchiera di tutto tranne che della vera ragione per cui è stato messo lì. Finché si blatera di ONG e di TAV, l’argomento di una modifica degli assetti economici e sociali e della distribuzione della ricchezza passa sempre nel dimenticatoio. Ma adesso forse la faccenda ritorna in discussione. Solo che gli interlocutori, dall’altra parte della barricata, fanno una pena infinita.
      Meglio per la Destra e peggio per la Sinistra.
      Gli manca l’uomo giusto, con la narrazione giusta, per muovere le emozioni giuste.
      Io spero non lo trovino, ovviamente.

  • Devo dire, senza entrare per adesso nel merito del testo di questo post, che apprezzo del signor Pasini sia gli scritti meno direttamente collegati all’attualità politica e sociale, che sinora sono stati numericamente prevalenti, sia i suoi interventi in cui maggiormente traspaiono certi punti di vista politici e pure partitici. I quali, a prima vista, mi sembrerebbero, per usare una terminologia forse un poco desueta, diciamo così, di sinistra, con tutta l’approssimazione che una simile indicazione oggi può avere.
    E ciò, direi, potrebbe offrire interessanti spunti di dialogo e confronto sui temi di maggiore attualità. Anche a chi magari esprime in genere punti di vista differenti.

    • Chi trova un uomo di sinistra adesso? Più facile un quadrifoglio! Sì, ne conosco, ma tacitati, o ibernati forse, nostalgicamente assopiti, a parte le letture. Io vorrei sentire un vero programma di sinistra! Vorrei un sindacalista che non fa programmi economici ma interessi dei lavoratori meno fortunati! Arrivati all’età in cui si è spaziato in tutto l’arco parlamentare, come si fa a orientarsi senza fari colorati? Altro che nero e rosso, se se ne trova uno arcobaleno è già una fortuna! Ops… mi sono addentrato in politica, ma io non sono un politologo! Meglio che io parta, ci vediamo dopo ferragosto. E, mister Pasini, le mie scuse per aver incoraggiato con questa nota il gruppo a procedere sulla tangente! Amici, torniamo al suo scritto, che o ho l’ho capito male io o non l’avete capito voi. Io esco allo scoperto nella NL di ferragosto, ma voi, l’avete veramente capito?

  • Rita, la politologa sei tu… ma l’hai capito? Basta, basta, me ne vado, ho capito!

  • I fatti “reali” sono”
    – Il leader della Lega chiede elezioni anticipate, alle quali la Lega correrà “da sola” ( “basta con il vecchio”!)
    – Il leader della Lega si propone come premier del futuro Governo
    – Il leader della Lega presenta formalmente in Parlamento la sfiducia al Premier Conte (ribadendo nel contempo il rispetto che nutre nei confronti di Conte stesso e DiMaio) per il lavoro fatto assieme.
    – la sfiducia avrà i voti di tutte le forze tranne i 5* (questo non è un fatto ma una mia, ovvia, previsione
    – tutto è, dopo questi fatti, nella mani del Presidente della Repubblica.
    Personalmente mi auguro che ci sia un forte richiamo del Presidente alle Camere, nel quale con chiarezza faccia il punto in modo istituzionale sulla drammatica crisi politico istituzionale, e senza defadiganti, umilianti tentativi di creazione di nuove sciagurate, improvvisate coalizioni di governo, sciolga le Camere e indica elezioni anticipate.
    Al popolo del “buffostivale” si offrirà la ghiotta occasione di buttarsi ancora una volta tra le braccia dell’ennesimo “uomosoloalcomando”, possibilità per la quale pare proprio, malgrado le passate + o – negative/negativissime esperienze, pare nutra (per …..dna) spiccata/fatale tendenza.
    Chissà che, dopo averci ….. sbattuta la faccia, i progressisti italiani non trovino, rovistando negli anfratti più reconditi delle loro coscienze democratiche, la spinta per operare politicamente, democraticamente, intelligentemente (forse chiedo troppo) in modo pulito, unito ed efficace in nome della (tuttora vigente, ricordiamolo!) COSTITUZIONE REPUBBLICANA.
    A noi (ops!) cittadini è dato solo attendere che ….finisca sta nuttata!

  • INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
    (Articolo di Cacciari )

    Non ho vissuto l’età dei totalitarismi, l’età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. Nell’età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze non può bastare, non è piu possibile una “fuga immobile” anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole.Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste
    culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.
    Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti “protestanti” ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre , non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini.Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l ‘inclusione di tutti ,seguendo l’insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale :”Homo sum humani nihil a me alienum puto”.
    Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e “veloce” che “vivendo in burrasca” rischia di precipitare nel baratro dell’indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi ,dell’intolleranza, dell ‘aggressività pericolosa e ignorante.
    Questi stessi giovani ,invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos,una cultura che percepisca l ‘uomo come fine e non come mezzo, che consideri l ‘”altro da sè “una risorsa importante giammai una minaccia .
    Nell’età delle interconnessioni non c ‘è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l’essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.
    Non è neanche questione di destra o di sinistra , di rosso o nero ma il problema è , soprattutto ,di carattere culturale.La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall’UOMO, non prima dall ‘uomo Italiano , nè come in passato ,prima dall’uomo della Padania ma dall’UOMO in quanto umanità È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l’uomo , la sua dignità, il suo inestimabile valore e ,al di là di ogni faglia e filo spinato ,lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.
    INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c ‘è molto da fare, a partire dalla formazione scolastica . Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria ,principalmente di quella della mente.

  • Non di oggi, ma attualissimo.

    • Reputo Cacciari uno dei pochi intellettuali progressisti rimasti sulla piazza.
      Ha pure il pregio di ….farsi capire!
      Chissà che riesca a ……farsi capire anche dalla “sinistra”, PD in primis, ovviamente!

  • Pieni poteri”. Espressione la cui interpretazione dipende da chi la
    dice, e qui la lettura è facilissima. E quindi stamattina, e i mesi
    scorsi, sono stati tutta una citazione di frasi, date e nomi celebri.
    Che verrebbe da dire: troppo facile trovare somiglianze e differenze.
    Con o senza troppo cultura storica. Perché quell’espressione per chi la
    pronuncia è ovvio che voglia dire qualcosa di ben preciso. Invece per
    chi aderisce, acconsente, sostiene, se infarcita di rosari, madonne,
    sentimenti filiali, lacrime e commozione in finale di comizio, si carica
    o si ammanta di significati in più tali da far emergere quelle
    contraddizioni che danno filo da torcere, o sorrisi ironici, agli
    esegeti del pensiero politico.  Significati in più da far insorgere
    gesuiti di rango contro quella faciloneria della partecipazione di chi
    non non ci va troppo per il sottile. E quindi un sacco di elettori a
    vocazione Cristiano Cattolica che qualche interrogativo dovrebbero porsi
    con un Bergoglio osteggiato dalla tradizione, ma osannato da coloro che
    della tradizione confessionale ne ha sempre fatto a meno. Pur
    contemplando compromessi storici, coalizioni di centro sinistra e tutte
    quelle mediazioni sui diritti civili, ad esempio, che pur dividendo
    hanno comunque trovato una via di conciliazione. Ora tutto è  cambiato,
    lasciando spazio a quelle contrapposizioni uscite purtroppo dal
    confronto morale che dovrebbe indirizzare le scelte politiche di ognuno
    di noi. Si brandiscono simboli religiosi contro concretezza di decreti e
    leggi che immediatamente li annullano, pur rimanendo simboli esibiti
    favore del consenso di una parte di italiani. Che però se ne fregano,
    così  che colti in castagna non rimane loro che rifiutarsi di dare
    risposte a domande che dentro di sé neppure sorgono. Però, dopo questo lungo preambolo, una domanda, anzi due, a chi vota per Salvini le vorrei porre. 1) Cosa significa l’espressione “Pieni poteri” che nell’enunciato non porrebbe limiti? 2) Se si dichiarano cristiano cattolici e impersonificazione di tutti i simboli esibiti in questa campagna elettorale permanente, come si fa ad aderire ad esempio al Decreto bis sulla sicurezza? Naturalmente le domande potrebbero essere molte di piu.

    • Caro Ivano, il tuo preambolo, le tue due domande, mi fanno perfin …tenerezza!
      Quello della “riflessione” è un atteggiamento mentale intelligente, che è ormai stato espunto dal mondo face book/ twett/instagram, in quell'”atmosfera” si “beve” tutto e lo si rimanda tal quale, anzi, “arricchito” della propria ignoranza, volgarità, nullità intelletuale.
      La “brodaglia” culturale è quella.
      Sono (siamo?!? oddio, proprio no!) stati nutriti, allevati in batteria allo scopo di eliminare qualsiasi rimasuglio di ….”libero arbitrio”, “deliberato consenso” ed ora il “capitano” si presenta all’incasso a riscuotere e, purtroppo (dico io) riscuoterà quanto gli spetta. Se saremo bravi potremo solo limitare i danni (se saremo bravi!).
      E non c’è richard gere che tenga!

  • Certo Francesco, con tutti quelli che anche qui si sono lamentati del pensiero sinistro, questo è il risultato. Se penso a questi settant’anni e rotti, il dopoguerra, la ricostruzione, il lavoro, l’istruzione obbligatoria, la scuola media unificata, poi il biennio successivo, i diritti sociali, sindacali e civili, tutto si sta azzerando in una tale confusione, con le èlite che non han capito niente, così snob rispetto al popolo, ecco, io in tutto questo avrei ausoicato, avendo il popolo strumenti in piu, quella riflessione di prima che avrebbe dovuto rinsaldare il confronto, il dialogo, non questa feroce contrapposizione, con gli spettri del passato che tornano, in un inganno verso il popolo credulone, tra reddito di cittadinanza e pensioni anticipate in totale spregio dei conti pubblici, con tasse che verranno tagliate, non si sa a quale prezzo, una prossima legge di bilancio che chissà se mai vedrà luce, con miliardi di euro che non ci sono, e allora forse è meglio scappare, tanto poi la colpa è dei precedenti, le tasse dicevo, aumentate in quest’ultimo anno del due per cento, gli 80 euro di Renzi spariti, no, non è vero, sotto forma di detrazione non ci si rimetterà, tutte balle, la misura di Di Maio che la destra futura alleata cancellerà, così spariscono del tutto i grillini, la Tav che non si sa bene se serve o non serve, ma tanto era già partita, e via elencando. Anche per tirare il fiato. Come procedere quindi? Anche Cacciari parla di un destra progressista che chissà dov’è, in Francia alcuni cominciano a pensare ad un’alleanza tra estrema destra ed esterna sinistra. Senza arrivare a tanto perché la sinistra, invece di inseguire, come pare, un’ipotetica intesa coi 5stelle non cerca di coalizzare appunto con quella destra moderata con un po’di testa sulle spalle? Siamo sopravvissuti a governi di centro sinistra, perché non fare un tentativo di sinistra destra? Così, in modo da moderare i toni e toglierci di dosso la paura di una deriva forse autoritaria. Non vorremo arrivare anche noi alla ragazzina che nelle piazze di Mosca legge la Costituzione? Perché lì la frittata sarebbe fatta.

  • A proposito del “Giornale”, del “Giornale nuovo” e di Indro Montanelli. Non ci sono dubbi che il cronista di Fucecchio, alto e magro come un chiodo, è stato il più talentuoso giornalista italiano del Novecento, per la sua scrittura superba. Ma c’è da dire che di errori, di sviste ne ha collezionate parecchie; e son rimasti vari dubbi e interrogativi sul suo passato “fascista”.

    Montanelli ha ritenuto che in italia ci fosse spazio per una destra moderata, e solo molto tardi ha capito che “i moderati” nel Belpaese sono specie rara, che andrebbe protetta per il “surriscaldamento italiota”, le grida, le urla, gli inutili dibattiti televisivi dove ha ragione chi ti parla addosso; le giravolte, i voltagabbana, i teorici dell’incoerenza venduta come elasticità mentale. Montanelli è servito alla borghesia italiana come scudo ai bolscevichi, per la sua riconosciuta autorità e qualità di cronista, ma i lettori del “Giornale nuovo” non leggevano i suoi editoriali, e non hanno condiviso la sua rottura con Berlusconi. Quando Montanelli fondò “La Voce”, sperando e disperando di trovar un’opinione pubblica critica, senza tifoserie, restò senza lettori e dovette chiudere la baracca. Capì, amaramente che i “suoi” lettori del “Giornale” meglio si ritrovavano con Vittorio Feltri come direttore, o con Belpietro (che fu a lungo luogotenente di Feltri): loro sì, che sapevano sollecitare e solleticare le caratteristiche del popolo e della borghesia “moderata”, oggi tutta o quasi con Salvini.
    Montanelli ha avuto torto marcio raccontando il colonialismo fascista. Gli italiani, in Africa, non furono affatto brava gente, come il 19 febbraio 1937, quando in seguito a un attentato alla vita del maresciallo Graziani, “civili e militari uscirono dalle case, dalle caserme e dettero inizio alla più furiosa e sanguinosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto. Armati di randelli, mazze, di spranghe di ferro abbatterono chiunque – uomo, donna, vecchi o bambini – incontrarono sul loro cammino nella città-foresta di Addis Abeba (A.Del Boca, Italiani brava gente?, Neri Pozza 2005, pag.9). Fu una mattanza. Montanelli che era andato in Africa a cercarci “una coscienza di uomo”, allora comandò una banda di ascari eritrei, sul fronte Nord, i quali si sparpagliavano “a razziare e, all’occorrenza fornivano i sacramenti definitivi a qualcuno che poteva essersi rintanato in qualche nascondiglio a esalarvi l’ultimo rantolo” (I.Montanelli, XX Battaglione eritreo, Panorama, Milano 1936, pag.9, in Dal Boca, op.cit.). Negli anni della strategia della tensione che imperversò in Italia dal 1969 al 1976, e che oggi è documentata e riconosciuta da varie sentenze definitive, da un ampio ventaglio di storici, il documentario “La forza della democrazia” di Stajano e Marco Fini, che apparve a puntate sulla rete due della Rai nel 1977, non scandalizza più nessuno, ma a suo tempo fu attaccato con veemenza giornalistica dal “Giornale nuovo”. Montanelli parlò di “truffa canagliesca di una televisione di Stato ridotta a officina di falsi e spaccio di droga ideologica”. A Stajano, per chiara vendetta politica, fu impedito per anni di lavorare alla Rai, nonostante fosse sotto contratto, e i suoi progetti tutti cestinati appena venivano presentati ai capistruttura. C’è poi il libro della studiosa di Locarno, Renata Broggini, che ha documentato l’anno nascosto in terra elvetica di Montanelli nel 1944 (Passaggio in Svizzera, Feltrinelli 2007) che pone molti interrogativi sul “tempista Montanelli nel cambiare sponda, abile – scrive la Broggini – a sfruttare le disavventure per riproporre nel nuovo clima politico il suo personaggio “fuori dal coro”, smanioso di tornare sulla scena. Il “grande” Indro è grande anche nelle ombre che il suo personaggio ha proiettato.

    • Grazie del contributo Marino, al solito senza ….peli sulla lingua!
      La conclusione credo sia un compendio ineccepibile!

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti