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PIERO CARELLI

La traversata del deserto

Un bagno di umiltà   Il Pd di nuovo al governo? A mio avviso (per quanto possa valere la mia opinione), non ci sono le condizioni minime. E non ci sono perché il partito ha bisogno di fare una traversata nel deserto che, a distanza di oltre un anno dalla disfatta elettorale, non ha ancora

Un bagno di umiltà

 

Il Pd di nuovo al governo? A mio avviso (per quanto possa valere la mia opinione), non ci sono le condizioni minime. E non ci sono perché il partito ha bisogno di fare una traversata nel deserto che, a distanza di oltre un anno dalla disfatta elettorale, non ha ancora effettuato.

Riconoscere, ad esempio, che il bisogno di sicurezza e di legalità (ben interpretato da Salvini) non ha colore politico, ma è un bisogno-diritto di ogni cittadino.

Riconoscere che il bisogno di “protezione sociale” (ben espresso da Di Maio) non può mai essere sacrificato sull’altare dei “diritti individuali”.

Riconoscere il bisogno di chiudere la stagione dell’emergenza migranti irregolari facendo quanto non ha voluto (o non ha potuto) fare Salvini, vale a dire siglare accordi con i paesi di origine e di transito dei migranti stessi (sia al fine di fermare le partenze che di rimpatriare chi non ha avuto il riconoscimento dello status di rifugiato), attivare ciò che Salvini ha più volte annunciato, cioè corridoi umanitari per i più vulnerabili (selezionandoli in loco). Il tutto – incluso in primis, un piano straordinario di investimenti in Africa – con la copertura e le risorse della Unione europea (e non – come ha fatto Salvini – contro la Ue).

Rilanciare il piano dell’ex ministro in quota Lega Paolo Savona che prevedeva massicci investimenti, con risorse europee perché solo gli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali possono creare “lavoro” e, col lavoro, “redistribuire” ricchezza e dare così operatività al “reddito di cittadinanza”.

Comprendere che non basta la conversione ambientalistica a rendere il partito più credibile perché questa dovrebbe essere una bandiera che tutte le forze politiche “responsabili” dovrebbero impugnare, mentre la sinistra ha nel suo Dna una forte attenzione alle persone più gragili (un’attenzione che ha dimostrato, in qualche misura, Di Maio).

Fare propria la lezione dei partiti dell’ex governo giallo-verde: la loro straordinaria capacità di parlare alla gente, anche mediante i social (non si tratta di rincorrere ricette demagogiche, ma in prima istanza di “saper ascoltare” gli umori, le paure, le preoccupazioni, le legittime aspirazioni della gente, ciò che il Pd non aveva saputo fare chiuso com’era nella sua… torre d’avorio).

 

Una tentazione populista in cui non cadere

 

Possono essere delle parole d’ordine efficaci quelle di un’Italia “più green”, “più giusta”, “più a misura delle donne”, “più digitale” (parole pronunciate da Zingaretti nella sua conferenza stampa di sabato sera), ma per riempirle di “contenuti” (che non siano generici come quelli del famigerato “contratto” giallo-verde) ci vogliono almeno mesi.

Il Pd, se vuole “dire qualcosa di nuovo” di “credibile”, ha bisogno di un ripensamento profondo della sua mission e di una visione strategica che non ha (e che, a dire il vero, non hanno neppure le altre forze politiche). Ha bisogno di superare le divisioni interne e di aggregare le varie anime della sinistra (vecchia e nuova). Ha bisogno di diventare un “soggetto” nuovo, capace di dare risposte “lungimiranti” (non funzionali al consenso immediato) all’altezza della drammaticità del nostro tempo.

Un suggerimento, infine: non si ceda alla tentazione populistica del taglio dei parlamentari. Se si vuole risparmiare, basta rapportare i compensi dei parlamentari alla loro “effettiva produttività” in parlamento (e non nelle piazze o sulle spiagge o nei talk-show): in questo modo si risparmierebbero altro che 100 miloni di euro l’anno!

 

 

PIERO CARELLI

26 Ago 2019 in Attualità

99+ commenti

Commenti

  • Chiarisco: il taglio dei parlamentari è una ricetta populistica confezionata apposta per catturare il consenso popolare. Tagliare i parlamentari significa “meno rappresentanza”, “maggiore lontananza dei candidati dagli elettori”. Può funzionare nella logica pentastellata di promuovere la democrazia alla Rousseau (piattaforma). E può catturare consenso perché la si presenta come un taglio della “casta”.
    Ma la “casta” – se lavora bene – ha una “responsabilità” non nei confronti degli “azionisti”, ma di tutti gli italiani (anche alle future generazioni). Andrebbe, quindi, “pagata” di più! Naturalmente, se è “produttiva”. E’ qui il nodo: rapportare lo stipendio dei parlamentari alla loro “produttività”.
    L’immaginario della casta sprecona ha un sicuro fondamento perché vediamo da anni europarlamentari che danno perennemente campagna elettorale in Italia, parlamentari che sono perennemente sui social, nei tal-show, nelle piazze, ministri che sono notoriamente “assenti” nei loro ministeri perché devono andare sulle spiagge a fare campagna elettorale.

    Il governo giallo-rosso non si farà (almeno lo spero), ma io faccio l’appello a tutte le altre forze parlamentari (altre rispetto ai 5 Stelle) perché dicano “no” a questa ennesima soluzione populistica dei problemi e abbiano il coraggio di promuovere una riforma (che farebbe risparmiare forse più soldi pubblici) che rapporti il compenso a quanto un parlamentare produce (non solo alla semplice “presenza” nelle Commissioni e nelle Aule che sarebbe ilo… minimo sindacale).

    • I dubbi di un poli-ingenuo (in tutti e due i sensi, ingenuo in politica e ingenuo multidisciplinare): ma il taglio dei parlamentai, idubbiamente operazione di facciata, non doveva servire a snellire le decisioni? Sul futuro del PD mi è piaciuto inoltre il pensiero di Pasini, che finalmente parla di socio-politica, senza nulla toogliere alla delizia delle sue perle letterarie: si può far politica di sinistra senza portare ancora grasso sotto le unghie, di quello che non va via nemmeno con la candeggina, o calli alle mani pigmentati di nera terra nelle ragadi?

    • Non c’è una traversata possibile del deserto perché c’è solo il deserto

    • La traversata del deserto

    • L’Economist del 3 agosto analizza l’incapacità di molti paesi europei di trovare accordi, alleanze, mettere su un governo che possa durare. In politica le alleanze sono spesso precarie, a meno che non siano imposte, oppure perchè legate a una emergenza devastante, come sono le guerre, o come fu il terrorismo in Italia. Questa incapacità è un’altro segnale rovinoso per la democrazia, il liberalismo, il socialismo democratico, a vantaggio di chi, con la scusa del sovranismo punta a svuotare libertà e diritti, come già accade in Turchia, Ungheria, Polonia, Russia. Di bisticci rovinosi ne seppe qualcosa Romano Prodi che dovette governare con Mastella e Bertinotti, cadreghe e quelli che volevano la Luna in Terra. Gli osservatori, anche qualificati (e chi scrive, certo non lo è), hanno l’abitudine di passare al setaccio gli equilibri di un accordo raggiunto (magari a fatica), spulciando e contando col pallottoliere chi ha di più, chi meno, chi comanda, chi ha accettato l’inaccettabile. Poi, nessuno si meraviglia, da tempo ormai, che un dirigente politico possa essere candidato per la Cultura, il Lavoro, gli Interni, persino la Sanità. Tanto, si dice, sono i sottosegretari, i consiglieri, lo staff, i tecnici che fanno quasi tutto, mentre il ministro ci mette la faccia e basta. Se questa faccenda viene considerata normale, è altrettanto normale che la democrazia sia in realtà una farsa, e destinata, nel tempo, a franare, essere sostituita da qualcos’altro. Nel caso italiano, odierno, c’è chi sostiene che il Partito Democratico non dovrebbe governare con i 5stelle perchè, tra i tanti motivi, i grillini sono un minestrone di tutto un pò, che sono poco affidabili, che sono una cosa e il suo contrario. Quindi, come dice Piero Carelli e non solo lui, sarebbe meglio “traversare il deserto”, meditare, raccogliere le idee, farci magari un bel laboratorio, sperando che venga su qualcosa di fruttuoso (pure chiedendo udienza ai discepoli di Carlo Carretto, il religioso che stette dieci anni nel Sahara, pregando, meditando e lavorando, anche se chi scrive dubita della capcità dei dirigenti piddini, da Zingaretti a Renzi, abituati a ben altro, di poter starci, o attraversarlo, se non da turisti e con una comoda jeep, il deserto). E con chi, allora, il Partito Democratico dovrebbe provar a governare, se non con i 5stelle? Con Berlusconi e la Gelmini? Con Gasparri o Giorgetti? Governare gli italiani è sempre stato complicato assai, più difficile che con gli svizzeri. C’è chi ha detto che governare gli italiani non è difficile, è inutile. L’importante, comunque è dimenticare chi siamo, non chiedere la Luna e non impuntarsi sulle cadreghe, ragionamento ovvio, ma che nel Belpaese non è così scontato.

  • Una ulteriore chiarificazione.
    Non si possono improvvisare governi solo per “arginare” il consenso di partiti “avversari”.
    Il voto, nella attuale situazione, è l’unica chance.
    Ho sentito Domenico De Masi (il sociologo che abbiamo invitato a Crema alla nostra Scuola di educazione all’economia) che coloro che sono contro la formazione di una nuova maggioranza e per il voto fanno oggettivamente il gioco di Salvini: mi dispiace, professore, io non ci sto a un discorso che lede profondamente l’idea stessa di democrazia.

    • Il laboratorio, il cantiere delle idee. Magari a Cortona, o in un’altro bel borgo di collina che la sera, le idee fluiscono meglio con le gambe sotto il tavolo e il vino sul tavolo. Mentre la robusta minoranza scoutista-cattolico-tuittista-figlia di mamma e papà gioca a calcio e fa ripetizioni e lezioni a giovani che vengono da lì, fa concorrenza al laboratorio delle idee, e ha già comperato (non si sa mai, che può servire anche subito) il biglietto per nuove destinazioni: in braccio, o a fianco di Berlusconi, a rifare En marche due macronista. La traversata nel deserto è solo un modo di prendere tempo, per racapezzarsi su come affrontare le migrazioni, per esempio. E non serve farsi vedere nelle periferie di Milano se poi si vive in zona Garibaldi o Corso Magenta. Non si può mostrare malinconia e avere la faccia di chi ha sofferto, ha patito le ingiustizie, se si è cresciuti con non poche comodità e una famiglia danarosa.

    • Bravo Tiziano, concordo pienamente.

    • Caro Piero , apprezzo le tue considerazioni, ma mi paiono molto ingenue, inoltre non vanno al fondo dei problemi che il”popolo” dovrebbe affrontare a mio modesto parere, l’antropologia culturale media è alquanto bassa , vedi berlusca sugli elettori di 10 11 anni, detto questo come pensare che il popolo possa esprimere o selezionare classi dirigenti con criteri meritocratici, quindi sempre a mio modesto parere le classi dirigenti in senso lato dovrebbero sporcarsi le mani e lavorare per il”bene comune”comunque lo si intenda.

  • Stai tranquillo Piero, se anche il governo giallo-fucsia (di rosso al giorno d’oggi c’è rimasto il vino) si facesse per volontà Ue e il tramite di Mattarella, durerebbe pochi mesi perché i giocatori in campo sono scarsissimi, per non dire pessimi. E dunque, se c’impediranno di votare in autunno, vorrà dire che andremo alle urne in primavera. Reputo tempo perso il chiacchiericcio mediatico che si fa in questi giorni su programmi inesistenti, manovre economiche inesistenti, futuri ministri inesistenti, accordi di legislatura inesistenti. Probabilmente la pensa così anche Di Maio, che questo week-end se n’è andato al mare con la morosa.

  • Piero, io credo che la situazione sia davvero emergenziale. L’ho già detto sul blog; in questo frangente conseguente la …. “cura Salvini/bestia”, somministrata tramite social alla folla degli “smart/dipendenti”, che quello che si prospetta con le elezioni anticipate: destra/destra al Governo ed alla Presidenza della Repubblica, personalmente lo considero una iattura da evitare!
    Ergo impreparti per impreparati (lo erano un anno fa i 5* a governare, lo sono i piddi adesso con un segretario alla affannosa ricerca di un assetto ….post renziano) ricordato e sottolineato che in una Repubblica parlamentare i governi si fanno in Parlamento (e non nelle Piazze o sulle spiagge!) si scelga un premier “come si deve” ( e Conte avrebbe tutte le carte in regola per esserlo sia in Italia che in EU) si metta giù un programma (ottimo il tuo “bagno di umiltà”) anche “come si deve” e la si faccia finita una volta per tutte con sondaggi e campagne elettorali continue, GOVERNANDO con le due forze parlamentari che “hanno i numeri e ci stanno”, fino alla fine del mandato. Ma per davvero.
    Come diceva Gaber? “…..far finta di essere sani….”

    • Dimenticavo, Mattia, di avere letto una intervista al… tecnico Tria nella quale il ministro riteneva utile l’aumento dell’Iva pur di ottenere maggiori vantaggi (in primis la possibilità di fare più investimenti ).

  • Sul numero dei parlamentari condivido l’osservazione di Piero sulla potenziale minore rappresentanza (soprattutto delle minoranze) derivante da un numero inferiore, anche se dipende molto di più dalle leggi elettorali.
    Devo dire che tutta la questione numero dei parlamentari è uno specchietto per le allodole. Basta guardare i dati assoluti e relativi alla popolazione rispetto agli altri Paesi europei per rendersi conto che il problema non esiste [https://www.youtrend.it/2019/05/08/il-parlamento-nel-mondo-tutti-i-numeri/#datawrapper-chart-EN9rM]. Non sono troppo tanti adesso (945), e non sarebbero troppo pochi con la riforma (600); è irrilevante rispetto ai problemi del Paese.
    Condivido con Franco che i governi in Italia li fa il Parlamento, non il popolo in costume per acclamazione. Se ad ogni cambiamento di vento si va a votare, la campagna elettorale perenne costringe a non affrontare mai i problemi italiani per timore di scontentare qualcuno (non che i giallo-nonsobenechecolore mi sembrino promettenti da questo punto di vista, ma così è giusto che funzioni una democrazia parlamentare).

    • Si certo Mattia, “i governi in Italia li fa il Parlamento” (è la scoperta dell’acqua calda), ma quando il governo in carica cade la parola torna al popolo senza se e senza ma. Non si fanno gli inciucioni per non perdere le poltronone, perché questo è un sistema degno della Repubblica dello Stato Libero di Bananas.
      Gli italiani non sono così scemi da non aver capito che questa occasione per i disperati “pidigrilli” è l’ultima occasione ma, sinceramente, non gliene può fregar di meno. Vogliamo andare a votare il 10 novembre, prima data utile. Non è così difficile. In Spagna, Belgio, Polonia, Austria cosa hanno fatto quando hanno visto che non si poteva giungere a un’intesa nell’interesse del Paese (non delle poltrone)? Sono tornati a votare. Non è mica morto nessuno. Tremate all’idea che l’asse Salvini-Meloni-Toti faccia il pieno di voti? Eh, bé, cari signori, sono i rischi della democrazia. In un regime non sarebbe accaduto.

  • Una domanda sulla proposta di Piero di basare i compensi di deputati e senatori sulla loro produttività: in che senso “produttività”? Come la misureresti?
    Nel senso che se intendi:

    Produttività = output (valore aggiunto) : input

    L’input del parlamentare sono le ore lavorate (sappiamo solo quelle in aula o negli uffici parlamentari però), ma l’output qual è?

    • Il link presenta un’indagine statistica utile a farsi un’idea della distribuzione delle leggi approvate tra i vari gruppi in una legislatura. Parla di produttività ma in realtà misura la produzione, ovvero compara gli output senza guardare agli input.
      È come sostenere che un fornaio che fa 100 panini è più produttivo di uno che ne fa 50; non lo sappiamo, dipende dagli input produttivi. Se il secondo fornaio ha impiegato un quarto delle ore lavorate è più produttivo del primo (a parità di prezzi di vendita e costi di produzione, oppure possono variare i costi o i prezzi e non il lavoro, ma ci siamo capiti).
      Nel caso dei parlamentari non so se c’è un modo sensato di valutare quali siano gli input e gli output. Sicuramente il numero di leggi firmate non ci dice nulla sulla bontà del lavoro del parlamentare.
      Consideriamo anche che le leggi sono di complessità differente, e che non sono necessariamente migliorative della situazione in essere.

      Detto questo, se qualcuno trova un criterio che ha senso per discriminare i compensi dei parlamentari ottimo, ma sembra più un ideale che una proposta attuabile.

  • Per Rita delle 17:34. É vero, in un regime questo non accadrebbe, ma i regimi nascono proprio perché questo non accada più. Magari viene da ridere sentire Salvini che chiede pieni poteri, ma si deve riconoscere che gli piacerebbe un casino averli. Invece a Piero vorrei dire che improvvisare un governo anche solo per contrastarne un altro é più che dignitoso e morale quando le prospettive, almeno a parole, sono esplicitate tutte. Meno male che siamo in Europa, per quel poco che può e potrà fare. E poi quante balle, in una democrazia parlamentare si ha tutto il diritto di provare alleanze, indipendentemente da sondaggi o piattaforme digitali purtroppo. Se poi ci si dovrà anche mettere d’accordo con Casaleggio juonior (ma chi é costui?) pazienza.

    • E per chi non ricordasse Salvini é stato al governo col 17%. Che poi sia cresciuto é altra questione, ma non so se alle prossime politiche avrebbe lo stesso consenso dei sondaggi di queste settimane. Già é in calo.

    • Nella vita ognuno fa le sue scelte.
      Se tu ti senti rappresentato dal governo dei falliti, io (e svariati milioni d’italiani) invece no.

  • L’obiettivo di cui parli, Adriano, si può ottenere in modo particolare col monocameralismo, una opzione che alcuni paesi europei hanno scelto.
    Il nostro è bicameralismo (quasi) perfetto: da qui i tempi lunghi (lunghissimi) del processo decisionale.
    Si può accelerare i tempi conservando il bicameralismo? Certo: conferendo alle due Camere funzioni diversificate (una “legifera” e l’altra “controlla l’operato del governo).

    • O.K., così ci siamo, e per questa funzione di controllo serve meno gente, mica per risparmiare.

  • E’ più che corretto, Franco, che si esplori una maggioranza alternativa a quella… dimissionaria. Puntualizzo anch’io che le due “maggioranze” (5 Stelle e Lega e 5 Stelle e Pd) hanno pari “legittimità”: tra l’altro i numeri sono pressoché identici in parlamento (anzi il Pd ha avuto qualche voto in più rispetto alla Lega).
    Gridare, quindi, a un governo “illegittimo” perché “non eletto” come farà Salvini nell’ipotesi che tale governo si formi (ciò che io non mi auguro) è un gridare puramente propagandistico.

    Quello che io intendo sostenere (ma posso sbagliare) è che non si formano i governi per arginare il successo di altri. Ha ben da dire Di Maio (e chi con lui, compreso il Pd) che occorre far di tutto per impedire una deriva democratica, ma non dimentichiamo che Di Maio, seppur obtorto collo (pur di portare in porto le proprie proposte programmatiche), ha avallato tutte le misure di Salvini.
    Evocare oggi il pericolo di una svolta autoritaria, a mio modesto avviso, ha un senso solo elettoralistico.

  • La mia, Mattia, è stata una “provocazione” quando ho lanciato l’idea (di buon senso) di rapportare il compenso dei parlamentari alla loro “produttività” perché l’unico criterio “oggettivo” sarebbe la “presenza” in Commissione e in Aula. Il criterio del numero degli “emendamenti” proposti non sta in piedi perché sappiamo tutti che in certe occasioni si presenta una valanga di emendamenti (di cui l’uno è quasi la fotocopia dell’altro, giusto per fare ostruzionismo). Sarebbe utile il criterio della “qualità” degli emendamenti, ma chi stabilirebbe tale qualità? Il presidente di Commissione sulla base della documentazione che c’è alle spalle o sulla base della capacità dell’emendamento di guadagnare il consenso della maggioranza? Anche un’idea del genere non sarebbe praticabile perché sarebbero “promossi” solo gli autori degli emendamenti della maggioranza.

    Del resto, siamo di fronte a un problema analogo a quello che è presente nella scuola al fine della “valutazione” dei docenti.

    L’idea, comunque, di Rita, potrebbe essere studiata e si potrebbero studiare esperienze di altri paesi magari già in atto.(la mia idea è – ripeto – tanto di buon senso che è impossibile che non sia stata applicata in qualche parlamento).

    • Stavo rispondendo a Rita mentre pubblicavi questa risposta.
      Mi trovi d’accordo.
      Sui dipendenti pubblici si può intervenire più facilmente, ma è troppo lunga per un commento…

    • Si può intervenire così facilmente sui dipendenti, che fino ad oggi nessuno c’è mai riuscito. Forse l’Arcangelo Gabriele … chissà. Comunque le graduatorie di “produttività” dei politici ci sono. Non è un segreto quanto rendono presi uno per uno.

  • Concordo, Ivano, sulla necessità di esplorare maggioranze alternative (anche se io continuo a credere che il Pd non è ancora pronto per tornare al governo), anche sulla base del principio secondo cui non si possono cambiare maggioranze solo per i sondaggi. Un conto è il popolo che viene convocato ogni cinque anni per “votare” i propri rappresentanti e un conto sono i sondaggi che rischiano di paralizzare i governi.

    Con questo – concordo con Rita – non si deve mai demonizzare una consultazione popolare anche se si teme che vincano i partiti avversari che si ritengono “pericolosi” per la democrazia (ho un po’ di anni e ricordo che quasi tutti i partiti considerano quelli “avversari” come pericolosi per la democrazia).

    • Io invece ritengo che sia sacrosanto demonizzare. Di brutti esempi ne é piena la Storia.

    • Comunque Piero, se per qualche mese ci toccherà sorbirci l’inciucione (so già che mi divertirò un sacco), diciamocelo apertamente: ci vuole proprio una faccia come il c***.

      14 Luglio 2013, Beppe Grillo attacca Matteo Renzi, “ebetino di Firenze in ginocchio dalla Merkel” (HuffPost).

      20 Ottobre 2014, Immigrazione, Grillo all’attacco: “Basta tabù, via i clandestini sui barconi. Rischio malattie” (Repubblica).

      6 Gennaio 2015, M5S, senatore Giarrusso: “Renzi andrebbe impiccato. La gente è molto arrabbiata” (Il Fatto Quotidiano).

      11 Febbraio 2016, Conflitto interessi, è scontro. M5s attacca: “Il Pd fa un regalo a Berlusconi” (Repubblica).

      9 Ottobre 2016, Migranti, M5s attacca Renzi: “Da quando c’è lui sbarchi in Italia triplicati” (Repubblica).

      16 Gennaio 2017, M5S contro Matteo Renzi, “assassino” dell’economia italiana. Luigi Di Maio: “Uomo voragine, dopo Firenze indebita l’Italia” (HuffPost).

      8 Giugno 2017, Di Maio (M5S): Debiti dell’Italia fatti da Renzi per le sue miserabili promesse elettorali (intervista a LA7)

      6 Dicembre 2017, Banche, Di Maio (M5s): “Renzi e Boschi? Hanno responsabilità enormi. Spero vengano accertate” (Il Fatto Quotidiano)

      4 Febbraio 2018, Il candidato premier per il Movimento 5 stelle attacca gli avversari, elencando sul blog i candidati del Pd e del centrodestra che sarebbero coinvolti in vicende giudiziarie. (Repubblica)

      16 Agosto 2018, Ponte Morandi, scontro M5s-Pd. Di Maio: “A noi Benetton non pagava campagne”. Renzi: “O è un bugiardo o uno sciacallo” (Repubblica)

      27 Marzo 2019, Di Maio: “Tacciono sul salario minimo e vogliono aumentare gli stipendi dei parlamentari”, Luigi Zanda: “Parole senza fondamento” (HuffPost).

      18 Luglio 2019, Di Maio al Pd: “Mai col partito di Bibbiano che toglie bimbi a famiglie”. I dem: “Quereliamo” (Il Fatto Quotidiano).

  • Con la differenza che i pd5* se le davano di santa ragione senza essere al governo, i lega5* al governo. Difatti si vede come sono finiti. Se inciucio era o sarà non cambia molto. Ormai è chiarissimo che un Conte bis della precedente maniera sarebbe solo un modo per restare dove sono. Nuove politiche romperebbero gli equilibri. Sarebbero imprevedibili e nessuno di loro vuole rischiare.

    • Appunto, tu con gente del genere ti ci metteresti? Salvini li ha mollati, il Pd invece se li è presi. Il motivo? Poltrone, poltrone, poltrone. L’inciucione è infatti una “creatura” di Renzi che senza il potere nelle mani muore (Renzi, sì, è un pericolo pubblico).
      Il Conte bis cambia moltissimo perché se già prima c’era una palese disaffezione del popolo verso la politica, adesso è subentrata una repulsione quasi viscerale nei confronti delle istituzioni in generale, che suscitano ribrezzo, disgusto, orrore, schifo. Dopo una porcheria del genere nessuno potrà mai più, neppure a livello teorico, pronunciare la parola “politica”, né alta né bassa, e comunque da domani comincia il divertimento.
      Alla prossima tornata elettorale i “pidigrilli” verranno disintegrati, dopo di che vedremo chi arriva …. Salvini non basterà più, troppo morbido. Io l’avevo detto, del resto, che rappresentava solo un “ponte”.

  • Salvini troppo mobido? Voglia di dittatura? È questa la politica alta o bassa che vorresti? Cara Rita, siamo ancora al meno peggio. Piuttosto che rischiare, qualsiasi “compromesso democratico” è meglio così. Tanto la bacchetta magica chi ce l’ha? Siamo tornati all’epoca dei ricchi, altro che élite culturali. Se nessuno saprà instaurare un dialogo tra politica e finanza ed economia allora davvero saremo col culo per terra. E nessun autoritarismo ne solleverà le sorti, se non con lacrime e sangue. E a quel punto spero di non esserci più. Leggevo dell’intervento dei grandi di Biarriz contro il disastro amazzonico, assolutamente necessario, e dell’irritazione di quel paranoico di Bolzonaro che già grida al complotto immaginando chissà quali obiettivi neocolonialisti. Non c’è niente da fare. I sovranisti non vedono oltre il loro naso, come Salvini che già grida che questo inciucio, complici Europa e Mattarella, si sta preparando da mesi. Ma per piacere, lucidità ci vuole, non smania di potere. E purtroppo, anche a rischio di passare per qualunquista anche a me verrebbe da dire che tanto sono tutti uguali, ma tant’è, dal mio punto di vista al peggio non rimane che opporre il meno peggio. E visto che la nostra Costituzione lo permette proviamoci. Se poi non funzionerà allora andremo a “democratiche elezioni”.

    • Puoi scommettere che l’inciucione fatto sulla pelle dei cittadini spianerà la strada a un governo “forte”, non perché lo dico io ma perché lo spiegano dettagliatamente decine di migliaia di saggi di scienza della politica.
      Credi che nei prossimi mesi non si riempiranno le piazze? Ti viene in mente qualcosa?
      Io ho già un’idea di come andrà a finire.
      Tutto il resto sono chiacchiere da Repubblica (delle banane).

  • Scendere in piazza é piu che legittimo, si é fatto spesso, e va bene. È la repressione dei governi che piacciono a te che non va bene, anche se in alcuni paesi il popolo inizia ad alzare la cresta. E forse i tuoi politologi, in questo momento storico magari si sbagliano.E questo inciucio non é detto che sarà sulla pelle dei cittadini, dal momento, ripeto, che la nostra Costituzione democratica lo consente. Non siamo di fronte ad un colpo di Stato, non esagerare.

    • Non so come tu possa parlare per me, visto che ci conosciamo solo di vista.

      Invece io lascio che sia tu a parlare per te :
      “Siamo di fronte alla confusione più totale, non solo per noi che leggiamo e ascoltiamo, ma soprattutto per loro, che vogliono restare dove sono a tutti i costi. Ma la mossa più strana è quella di Salvini che accetta il ricatto del piccoletto della riduzione dei parlamentari a cui si è aggiunto ora il taglio degli stipendi. Abbiamo poi dall’altra parte un Renzi, al solito prevaricatore, che bypassa Zingaretti in totale spregio del fatto che segretario dei Pd non è certamente lui. Oltretutto dimenticando la batosta subita col suo referendum. Poi c’è Conte tentato di mettersi da solo con i sondaggi che dicono che alleandosi con le sinistre porterebbe un sacco di voti. Stiamo solo assistendo al soliti giochetti dei numeri con vertenze sindacali aperte e migliaia di lavoratori in angoscia come la mancata assunzione di tanti insegnanti in attesa di veder regolarizzata la loro posizione. E loro lì, col pallottoliere a fare due più due, con Di Maio terrorizzato di ritornare a vender bibite al San Carlo, e come Lui tanti grillini senza arte né parte. E magari con la prospettiva di formare un governo con le sinistre dopo essersene date di santa ragione. Verrebbe da dire che se per primi fanno i populisti loro, bene, che lo facciano anche gli elettori, mandandoli di pancia a casa tutti. (…)

      “Anche ammettendo che Salvini abbia voluto ostacolare fantomatiche alleanze tra il Pd e i 5stelle, un governo di tal genere sarebbe altrettanto innaturale come il precedente/attuale. Insomma, loro sono nel casino, ma noi anche di più.”

      “(…) io andrei piano a definire i 5stelle un movimento di sinistra.”

      “(…) tra i pentastellati é pieno di fascisti, qualunquisti, oltre che di delusi della sinistra.”

      Inutile dire che queste tue affermazioni, postate il 14-15 agosto e ribaltate poco più di dieci giorni dopo fanno pendant con gli insulti che i due alleati di governo (whahh …ah, ah, ah) si sono scambiati sino all’altro ieri. Dico la verità, mi vergogno per voi.

  • Mi fa piacere toccare con mano tanta “passione politica”.
    Da parte mia, ho preso le mosse dalla necessità che il Pd faccia la traversata nel deserto prima di avere le carte in regola (ed essere quindi “credibile”) per tornare al governo.

    Se dovessi allargare il discorso, potrei dire.
    Un nuovo governo è di sicuro “conveniente” in primo luogo ai 5 Stelle perché se si dovesse andare al voto nei prossimi mesi almeno la metà dei parlamentari pentastellati rimarrebbe a casa (e questo è il minimo), ma soprattutto una vittoria – molto probabile – del centro-destra egemonizzato da Salvini vanificherebbe (o quanto meno snaturerebbe) la loro bandiera che è il reddito di cittadinanza e quindi vanificherebbe la loro “missione” storica.
    La loro esigenza di un nuovo governo è quindi coerente.

  • Salvini, che è un intelligente animale politico, non si azzarda a dire che il governo nascente (sempre che nasca) è “illegittimo” perché sa che non è vero (avrebbe la stessa legittimità del governo giallo-verde stante i numeri in parlamento), ma dice solo che siamo in presenza di un “ribaltone”.Ma… dii sicuro, rispetto alla campagna elettorale un “ribaltone” è stato anche il governo giallo-verde.

  • Politica è trasformare il potere in servizio:…
    Arte dell’impossibile ?

  • Un elemento positivo che riesco a intravedere nel nascente governo è questo: potrebbe essere una banco di prova per abbattere il “manicheismo” (reciproco) che si è creato tra i 5 Stelle e il Pd, un passaggio che ritengo necessario se pensiamo che, al di là degli insulti (sempre reciproci) c’è più “affinità” tra i pentastellati e i democratici che tra i pentastellati e la Lega.
    Se dovessero mettere insieme questa “anima comune” (in particolare un’attenzione privilegiata agli “ultimi”, ai “perdenti”, agli “esclusi”), magari qualcosa di “buono” per il paese il loro governo riuscirebbe ad offrire.

    Non penso, naturalmente, a un nuovo “bipolarismo” (che sarebbe utile al paese) perché anche tale bipolarismo potrebbe nascere solo dopo una lunga e difficile… traversata nel deserto.

    • Chi sono gli “ultimi” per te, Piero? Quelli che avendo l’Isee a “zero” sono percettori del reddito di cittadinanza?

  • Sono convinto che la mia provocazione sul compenso dei parlamentari (proprio perché basata sul buon senso) possa trovare una formula normativa.
    Senza scomodare docimologie (che presumo esistano in qualche parlamento), sono certo che – per avere un’idea – basterebbe chiedere non solo ai presidenti di Commissione, ma anche ai capi-gruppo parlamentari per sapere “quanto” e “come” lavorano i singoli parlamentari.

  • Per Rita delle 12:46. Che il momento sia in continua evoluzione lo sappiamo tutti, e va bene che magari nel corso del tempo anche noi osservatori ne usciamo frastornati e in continua e contraddittoria riflessione. Quindi non scomodarti, ognuno si vergogni per sé. Ma soprattutto si vergognino quelli delle lapidarie convinzioni.

    • E in tutti i casi, in questo momento non rimane che tifare con quello che sembra il meno peggio. Rispetto a Di Maio invece non ho mai avuto dubbi. Basta vedere le manovre di queste ultimissime ore.

    • Noi dalle lapidarie convinzioni (ma come fa una convinzione a essere lapidaria?) per lo meno non siamo “frastornati” dall’attuale bordello istituzionale:abbiamo considerato fin dal primo giorno paccottiglia cio’ che poi si e’ svelata tale, e adesso ci divertiamo. Tutto dipende dal grado di osservazione che si riesce a esercitare.

  • Mi sentirei di proporre a todos los amigos che con tanta foga stanno dicendo la loro in questa fase convulsa di ….non governo del Paese, se se la sentono di elimnare dal vocabolario termini quali “inciucio” (e derivati), “poltrone”, “ribaltone” et similia, in favore di locuzioni più dignitose rispetto al fare e descrivere politica.
    Che ne dite? Ci proviamo?
    Ritengo che mai come ora forma e sostanza si sovrappongano tra significato e significante!
    Cordialmente, neh….

    • Di “partito delle poltrone”, “inciucione”, e “ribaltone da prima repubblica” stanno parlando in questi giorni tutte le testate web e tutti i talk-show d’Italia. E suppongo (visto che non lo leggo), anche il cartaceo. Sono verità sotto gli occhi di tutti, basta parlare con la gente per sentire dire esattamente le stesse cose dappertutto.
      Noi non siamo cittadini come gli altri? O il blog è in corsa per aggiudicarsi il premio “moralista dell’anno”? Giusto perché non ho né il tempo né la voglia di mettermi a cercare, altrimenti potrei fare l’elenco degli insulti (e derivati) che negli ultimi mesi sono stati rivolti proprio da questa piazza al governo giallo-verde e in particolare a Salvini & Co. In quei casi forma e sostanza, significato e significante, non valevano? O bella.
      Per quanto mi riguarda, se uno si chiama Luigi non lo chiamerò mai Giovanni.
      Mi sembrerebbe una scortesia nei suoi confronti, oltre che un’inesattezza.

  • Condivido l’appello di Franco: almeno noi, che non siamo al bar, sforziamoci di evitare un linguaggio che inquina il discorso, come il termine inciucio (come se il governo giallo-verde non lo fosse).
    Lo ripeto: i due governi (uno uscente e l’altro – forse – nascente) hanno pari dignità e legittimità costituzionale.
    Le opinioni sono diverse, naturalmente, ma queste riguardano delle “opportunità politiche”: è ovvio che la Lega voglia andare al voto il più presto per raccogliere il consenso che ha accumulato, ma è dovere del capo dello Stato esperire se ci siano altre maggioranza parlamentari (leggo che una improbabile riedizione di un governo giallo-verde non avrebbe più al Senato la maggioranza perché un certo numero di senatori 5 Stelle lo boccerebbe).

    • Perché, Piero, gli sproloqui contro i giallo-verdi non inquinavano il discorso?
      Io sono nata con gli “inciuci” Dc-Pci-Psi, non ricordo che nessuno li abbia mai chiamati con un altro nome. Si vede che la generazione precedente era meno bacchettona dell’attuale.

  • So bene, Tiziano, come la pensi.
    Tu vedi il deserto, non la traversata. Naturalmente guardiamo due oggetti diversi (se non comprendo male): tu il deserto creato da Salvini, io il deserto che dovrebbe attraversare il Pd per poter tornare al governo, una traversata che non potrà che essere (uno un termine dotto che tu conosci) una metanoia.

  • Ti capisco bene, Marino: né tu né io vediamo un Renzi e uno Zingaretti che partecipino a dei seminari di riflessione (sulle ragioni che hanno condotto il Pd a perdere la capacità di “parlare” alla gente), di ricerca di una sua “identità” nel contesto dei grandi problemi del nostro tempo (tu hai parlato del Dna della sinistra, ma questo Dna va declinato oggi con chiare misure) e di elaborazione di un “progetto” per gli anni Venti.
    Non conosco, Marino, più di tanto gli uomini del Pd, ma so che ci sono uomini – soprattutto della base – che questa traversata la vogliano fare, con umiltà e con la legittima ambizione di offrire qualcosa di nuovo al paese
    Quello che mi rammarica è sentire parlare più che di programmi (questi non si improvvisano in quattro giorni), di ministeri con maggiore “visibilità”.
    Un discorso – lo so – che riguarda anche i 5 Stelle, ma – questa è la mia convinzione – è un modo di partire col piede sbagliato.
    O si offre al paese una bussola, si indica una direzione (anche con una “operazione verità”), o altrimenti, meglio tornare al voto degli italiani.

  • So bene che dobbiamo cercare di uscire dalle “convenienze” di bottega e pensare a un serio e responsabile progetto per il futuro del nostro paese, ma ciò che sento ha a che fare solo con convenienze di parte: la Lega ha convenienza di andare subito al voto, i 5 Stelle hanno tutta la convenienza di evitare il trauma del voto, il Pd (stando ad alcuni critici) ha tutto da perdere facendo “da spalla” ai Cinque Stelle tanto più con un Conte bis).
    Nessuno pensa al Paese (se non con la classica retorica partitica: tutto viene fatto per l’interesse generale, anche ciò che conviene solo a una parte).
    L’interesse generale dovrebbe essere espresso dal presidente della Repubblica che dovrà vagliare la serietà e la solidità di una nuova maggioranza parlamentare e poi decidere: se cioè è bene per il paese andare al voto (non perché interessi a qualcuno) o se è bene un governo che abbia un respiro per la legislatura (non perché interessi a qualcuno).

    • Si, credo anch’io che il Pd si stia suicidando.
      E probabilmente lo sanno anche loro. Ma il potere …….

  • Forse, Gianni, c’è stato un equivoco (a meno che non abbia compreso bene il tuo pensiero). Se ti riferisci alla mia provocazione sul rapportare il compenso dei parlamentari alla loro produttività, non certo ho pensato al popolo che dà le pagelle (il popolo dà già le pagelle quando vota), ma un meccanismo, che si basi su parametri obiettivi, che valuti il lavoro e l’efficacia dei singoli parlamentari e dei singoli ministri (il criterio della “presenza” non può essere il solo parametro).
    Si tratta di studiarlo, provando a vedere come hanno risolto il problema in altri paesi.

    Chiarisco ulteriormente la mia posizione: se fosse impossibile trovare un meccanismo del genere (nella scuola, in altri paesi, il meccanismo di valutazione in questione è stato trovato), perché, invece che tagliare i parlamentari (una misura sfacciatamente demagogica ma che fa molta presa come tutte le misure demagogiche), perché non dimezzare il loro stipendio? Forse – nella logica del risparmio – si risparmierebbe di più.

  • Fantasie meritocratiche

  • Fantasie, il punto è la competenza che genera soluzioni, i parlamentare dovrebbero sottoporsi ad un esame per valutarne l’adeguatezza. La meritocrazia dovrebbe guidare la valutazione. Il modello cinese mi pare ottimo vedi il mandarinato.

  • A proposito di un possibile meccanismo di valutazione dell’operato del parlamentare (ma anche di un ministro, e pure di un europarlamentare che riceve un compenso ancora maggiore), Gianni, mi viene in mente che, oltre al criterio della presenza, ci potrebbero essere altri criteri oggettivi: la valutazione dei capigruppo e dei presidenti delle Commissioni. Ma credo che altri criteri oggettivi possano orientare la ricerca. Sappiamo che le leggi italiane, oltre che in numero eccessivo, sono “scritte male”, “incoerenti” talvolta al proprio interno e contraddittorie rispetto ad altre leggi dello Stato (da qui un numero abnorme di ricorsi ai giudici con un costo enorme per la collettività). Non si tratterebbe di un criterio oggettivo da “studiare”, magari affidando lo studio a uomini come Cassese che di queste cose se ne intende?
    Penso poi a un ulteriore criterio oggettivo: le volte che le leggi vengono giudicate “incostituzionali” dalla Corte costituzionale.
    Sarebbero criteri “forti” che andrebbero ben ponderati.

    Comunque, la strada maestra sarebbe quella di studiare come altri paesi “democratici” hanno risolto il problema.
    Io ritengo sia un problema risolvibile e che andrebbe risolto con una urgenza.

    Lo ripeto: l’alternativa – se si vuole per forza (un valore puramente simbolico) tagliare i costi dei parlamentari, è quella di dimezzare il compenso a tutti i parlamentari (deputati, senatori ed europarlamentari italiani che sono pagati dalla collettività italiana).

  • Il governo giallo-rosso che sta per nascere (un governo “di necessità” come lo chiama un osservatore), frutto di un blitz-boomerang di Salvini, potrebbe, a mio avviso (so di volare troppo alto) diventare contro la volontà dei contraenti un “laboratorio politico” da cui nell’arco di qualche anno potrebbe sorgere una “sinistra del tutto nuova”: un incontro tra gli “ideali” giovanili del Movimento e la “competenza” di politici che hanno fatto per anni esperienza di governo.
    In altre parole, a prescindere dalle nostre preferenza, potrebbe nascere un “soggetto” politico nuovo che ci riporterebbe al “bipolarismo” “semplificando” per gli elettori la scelta politica e garantendo una “governabilità” col ritorno al “maggioritario” (il sistema proporzionale – l’abbiamo toccato con mano – non dà per nulla questa garanzia).

    Un sogno? La traversata nel deserto sarà proprio questo laboratorio: non convegni e seminari di studio, ma un “lavorare insieme” mettendo in comune “il meglio” non solo delle due “tradizioni”, ma soprattutto affinando ciò che le due forze politiche hanno già “in comune”.

    Sarà un percorso lungo, ma se si avrà la volontà politica di effettuarlo, sarà “un bene” per il paese che tornerebbe “normale” (con due schieramenti: uno di centro-destra e un altro di centro-sinistra).

  • Sarà dura, non avendo attraversato il deserto (avrebbe potuto farlo in un anno e mezzo, ma non l’ha fatto), affrontare un’altra traversata, quella di mettere insieme due linee, quella della “continuità” (che Di Maio, naturalmente dovrà seguire avendo lui avallato tutto, anche i cavalli di battaglia di Salvini) e la linea della “discontinuità” di Zingaretti (necessaria se vuole dare credibilità all’operazione).
    Ci vorranno mesi a trovare una quadra su un programma comune minimo, ma i problemi arriveranno dopo quando si tratterà di individuare le misure concrete (è facile dire che vogliamo un paese più green, più giusto…).
    I problemi arriveranno quando, praticamente, subito, si dovrà por mano alla legge di stabilità. Finora i 5 Stelle e la Lega avevano “distribuito” risorse “in deficit” (chieste ai… maledetti mercati!), ma ora si si dovranno trovare reperire tagliando le spese, facendo una seria battaglia contro l’evasione e il lavoro nero, contro la corruzione…
    E tutto questo senza alcun “disegno di medio e lungo respiro”.
    Sarà non dura, ma durissima.
    Il rischio è che ambedue le forze politiche affondino nelle sabbie del deserto.

  • Per ora siamo proprio sulle sabbie mobili del deserto e, nel frattempo, Salvini è già pronto a mobilitare le piazze per raccogliere alla fine un bottino ben più grande di quello che ha conquistato fino a ora.
    Una cosa è certa: Salvini (lo ripeto) deve fare un monumento ai migranti, agli scafisti e alle ong perché sono loro che gli hanno dato l’occasione per raccogliere tanto consenso.
    Il nuovo governo – sempre che nasca – deve porre il problema dell’immigrazione al centro della sua attività, non perché sia il tema centrale (il tema centrale è il lavoro che non c’è e quindi gli investimenti che creano lavoro), ma solo così si rimuove uno dei fattori che hanno lacerato la comunità nazionale (anche i cattolici) in questi ultimi anni.
    Il nuovo governo deve saper fare molto di più di quanto abbia fatto Salvini: un rimpatrio immediato di chi non ha diritto a rimanere (valorizzando al massimo le conoscenze africane di tutta l’Europa), corridoi umanitari “europei”, accordi con i Paesi di origine e di transito perché vengano fermate le partenze e il via alla “migrazione regolare”: quote di persone che corrispondono al fattivo bisogno delle imprese europee (ad eccezione di chi ha il diritto dello status di rifugiato che può entrare solo grazie ai corridoi umanitari) e, naturalmente investimenti “europei” nei Paesi in questione (lo sta facendo da anni la Cina: perché non l’Europa che avrebbe tutto da “guadagnare”?).
    I problemi vanno “risolti” e vanno risolti non solo “a valle”, ma soprattutto “a monte”

  • Confesso che mi preoccupa non poco lo scontro tra le due forze che si accingono a formare un nuovo governo sull’incarico di vice-premier. di fronte ai problemi con cui dobbiamo misurarci mi pare uno scontro non solo patetico, ma che nessuno può capire.
    Ciò che conta è trovare delle “soluzioni di problemi”. Sono i temi che contano.
    La mia impressione iniziale viene ogni giorno sempre più confermata: il Pd, non avendo fatta la traversata del deserto, si sta bruciando la credibilità.
    Solo un progetto di ampio respiro e con uomini di alto profilo potrebbe dare un senso all’esperimento in corso (ma leggo che i nomi in circolazione – almeno parecchi di loro – di ambedue le forze politiche – mi paiono tutt’altro che di alto profilo.
    O il Pd è in grado di dare un contributo che dia una “svolta” (tenendo conto dei “bisogni” che avevano ben interpretato sia Di Maio che Salvini – altro sono le “soluzioni” date a tali bisogni), oppure si vada al voto e che sia il popolo sovrano a decidere.

  • Un mantra sta stregando da oltre un anno tutte le orze politiche (da Salvini a Di Maio, da Zingaretti a Berlusconi e alla Meloni): sterilizzare l’aumento dell’Iva.
    Sono anni che si pone l’esigenza di trasferire le imposte dal “lavoro” al “consumo”, ma la demagogia continua a imperare. La Germania, a suo tempo, ha avuto il coraggio di aumentare l’Iva di diversi punti pur di alleggerire le imposte sul costo del lavoro e liberare così risorse per gli investimenti (e paradossalmente anche per i consumi: più reddito prendono i lavoratori, più consumano).
    Si tratta, naturalmente, di calibrare tale aumento: i beni di prima necessità devono conservare l’Iva più bassa.

    Un tabù che ieri un vice ministro del governo giallo-verde (Cinque Stelle) ha avuto il coraggio di violare: più Iva, ad esempio, sui beni che fanno male alla salute (vedi le merendine) e che inquinano di più (sui biglietti degli aerei, ad esempio).

    Si comincia a ragionare, ma non credo che tale ragionamento arriverà ai tavoli delle trattative.

    • Da una breve ricerca, vero che la Germania ha aumentato l’iva nel 2006, ma dal 16% al 19%, qui si parla di passare dal 22% (che è già il valore più alto nel G20) al 25%.


      source: tradingeconomics.com

      Concordo pienamente con la necessità di abbattere il costo del lavoro, sia per consentire alle aziende presenti di restare competitive, sia per permettere la nascita di nuove.
      La mia impressione è che però i soldi non vadano cercati con tasse sul consumo, quanto da una profonda revisione della spesa previdenziale, che è insostenibile e inaccettabile da chi lavora e lavorerà.

  • Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore se lo spread dovesse rimanere basso come in questi giorni, in un anno potremmo risparmiare – in termini di costo del debito pubblico – ben 15 miliardi ogni anno, la metà circa della legge di bilancio che il governo andrà nelle prossime settimane a varare.
    Naturalmente, i complottisti saranno pronti a sparare contro le trame occulte del Grande Capitale!

  • (Interessante notare, Piero, come i tuoi pacati interventi non suscitino molto contraddittorio. È proprio vero che la rete ci ha abituati a scambi eccessivi, drammatici. Oramai, se non vi è pathos ci è difficile sentirci coinvolti. Purtroppo.)

  • Per principio, Natalina, fuggo dalla rissa, dai dibattiti caratterizzati dai toni aggressivi, da chi ha troppe certezze per mettersi ad ascoltare opinioni altrui, dibattiti in cui da un lato c’è il Bene e dall’altro il Male (il colore grigio che è il colore prevalente nelle opinioni dei mortali perché, piaccia o noi, siamo tutti nella caverna platonica e nessuno di noi è stato trasportato dai cavalli alati al cospetto della dea Verità).
    Cerco poi di evitare di “andare fuori tema” (i nostri post sono in gran parte dei contenitori di tutto e di più).

    Mi pare di capire (ho apprezzato il tuo tentativo di smorzare i toni, di invitare tutti a “ragionare” cioè a confrontarci senza la pretesa di avere verità assolute) che siamo in profonda sintonia: provare almeno a mettere sul tavolo, senza animosità, argomenti che so di essere sempre discutibili.

    Negli ultimi miei interventi ho provocato a lanciare delle “provocazioni” che in altri contesti “caldi” avrebbero suscitato dibattiti a non finire sia da destra che da sinistra. Ma io non ho bisogno, come un bambino, di… like: mi interessa solo “suggerire” “pacatamente degli argomenti “costruttivi”.(sia che parli di temi come la formazione del governo in corso sia che parli di “locale” – dalla… protesta, la proposta è il nostro slogan)..

  • Caro Piero, non si può dire che i nostri politici siano dei vacanzieri! Guarda un po’, in un paio di settimane o poco più, mentre la gente era in ferie, che cosa hanno tirato in piedi!
    Però sono contento che adesso i sinistri si stiano mettendo tra di loro e che i destri ci stiano provando. Almeno le cose sono più chiare. I sinistri di qua, i destri di là. Finalmente un po’ d’ordine.
    Sembra che saranno i sinistri a governare, con i loro due maggiori partiti e con le restanti frattaglie del frazionismo di famiglia. All’opposizione pare quindi ci vadano i tre partiti dei destri, sperando che sopravvivano al berlusconismo, al salvinismo e, speriamo presto, al melonismo.
    Il problema dei sinistri è che sono pieni di sinistrati. Vedi Prodi, Bersani e gli altri che stanno riemergendo dall’avello. Quello dei destri è che sono pieni di maldestri. Vedi Salvini, il terzo in tutta la storia umana che è riuscito a sodomizzarsi da solo, dopo Eliogabalo e De Sade.
    Però non c’è da prendersela o da agitarsi. Se i sinistri vanno al governo, a destra ci si può dare una bella rigovernata (ce n’è proprio bisogno) e prepararsi al dopo. Intanto, per un po’, il Komintern non ci becca. Putin, cipiromerlo! E poi, i sinistri al governo, già di per loro, ne combineranno a iosa. Con Casalino, Sibilia e Dibba, andiamo sul sicuro. Se aggiungiamo Guerini, Emiliano e la Bindi, sul sicurissimo. Oltretutto, dovranno rimediare economicamente alle scempiaggini dell’ultimo anno. Scemenze come il reddito di fancazzismo e la quota sfasciaprevidenza. Auguri. Più la grana dell’IVA. Augurissimi. Magari ricominciano a riempirci di clandestini: tombola, destra über Alles.
    Se invece il governo non si fa, si va a votare e ci si libera di tantissimi opportunisti arruffapopolo.
    Insomma, a destra, buone notizie comunque!

  • Con l’aumento dell’Iva dal 16 al 19%, la stangata fiscale più pesante dal dopoguerra, la Grosse Koalition presieduta dalla Merkel ha potuto contenere la pressione fiscale sulle imprese dal 38,7% al 30% incrementando così la competitività.
    Un’operazione coraggiosa che ha dato i frutti.
    Si tratta, Mattia, di pesare i vantaggi e gli svantaggi: se uno svantaggio oggi consente di avere dei vantaggi duraturi, non è questa la strada da percorrere?
    Si tratta poi di introdurre un’Iva selettiva: non è sacrosanto penalizzare con una imposta più alta ciò che fa male alla salute e ciò che inquina e depenalizzare invece beni, come ad esempio, libri?
    Ciò che volevo sottolineare, in primo luogo, era l’esigenza di smontare il mantra, un tabù di fronte al qual tutti si inginocchiano.
    Il male della politica italiana è quello di distribuire risorse semplicemente “in deficit”, chiedendo soldi ai… maledetti mercati.
    Una politica miope e mi auguro che il nuovo governo, sempre che nasca, riesca ad andare oltre la “distribuzione” di ricchezza tramite il reddito di cittadinanza e quota 100 (sulla stessa lunghezza d’onda, tra l’altro, degli 80 euro di Renzi).
    Se si aumentano le spese (e la spesa sociale va aumentata, non diminuita), si deve avere il coraggio di trovare le risorse, magari (come nel caso della Germania) dolorose oggi per potere avere i frutti domani (e frutti non temporanei).

    Non si vuole colpire il consumo (ma colpirlo in modo selettivo per me è sacrosanto ed è un dovere di una classe politica degna di questo nome), si colpisca la “rendita”: sarebbe una strada che potrebbe portare un po’ di uguaglianza in un Paese in cui le disuguaglianze sono cresciute enormemente!

  • Caro Pietro, tra tutti i limiti che sottolinei con la tua sagace ironia, mi pare che tu convenga con me sull’esigenza di “semplificare” la politica tornano al bipolarismo (e, di conseguenza, al sistema maggioritario che eviterebbe governi tipo giallo-verde o giallo-rosso): da una parte la sinistra, dall’altra la destra e il popolo decida!

  • E chi lo sa, Piero, questi pur di non affrontare i problemi reali dell’Italia si inventano ogni giorno un diversivo nuovo e uno schieramento imprevisto. Vedremo.
    In fondo, da sempre a sinistra convivono sia forze più strutturate storicamente ma un po’ più frolle e compromesse con l’establishment, come questo PD, sia forze movimentiste più squinternate e velleitarie ma un po’ più dinamiche e giovanili (con giovani veri ma anche coi soliti tristanzuoli “giovani ottativi”, per dirla alla Arbasino), come questi Cinquestelle. Insomma, questa sinistra che pare vada adesso al governo sta tornando a essere quasi normale.
    A destra invece non riusciamo ad avere una destra di tipo europeo, vedi in Germania e in Francia, una destra veramente rappresentativa dei tipici e tradizionali interessi del ceto borghese. Sarà che in Italia i borghesi stanno abbandonando la politica. Anche a destra poi è normale avere sia forze più moderate e perbene, riformiste quanto serve, laiche quanto basta, magari un po’ indolenti e decadenti, sia forze più spigliate e colorite, intemperanti e volgarotte, buone per la parte di elettorato sensibile alla sceneggiata e alla sagra. Ecco, a destra queste ultime per un anno le abbiamo avute, quelle altre non le abbiamo da diversi decenni. E più in generale, il cammino verso una vera destra, una grande destra nazionale, sia pure con le sue due anime consuete, quella per la borghesia della dignità e del decoro e quella per le piazze e le ciceruacchiate, è ancora un cammino lungo. Certo, molti la pensano diversamente. Qualcuno crede che Berlusconi riesca a fare come il Ra di Stargate, magari non proprio, diciamo quasi. Molti pensano che far fare a Fratelli d’Italia il sottocoda dei leghisti, come sta facendo la Meloni, porti vantaggio. E ho un amico trattorista che stravede per la Bernini. Mah, staremo a vedere.

    • Caro Pietro, è vero che la politica, soprattutto quella italiana è zeppa di voltafaccia, di nemici-amici, di passaggi dalle stalle alle stelle e viceversa, di sbruffoni e gradassi, di salti della quaglia, di ministri che potrebbero passare dal Lavoro e Previdenza Sociale alla Sanità, agli Esteri, sapendo una mazza di tutto questo, ma dobbiamo, per forza di cose, guardarci attorno e salvare il salvabile. Il Belpaese è questo, non serve cercarne un’altro che non c’è. Il pericolo sovranismo incombe, da Putin, a Trump, a diversi paesi europei preda della destra estrema, o dei conservatori che sono scivolati a destra, pensando e attuando già a una post-democrazia, governi autoritari che mantengono una facciata democratica, svuotata di senso, utilizzando le nuove tecnologie; un mix di tradizionalismo, di ritorno al passato, con il dispiegamento delle armi della comunicazione di massa. Puntare alla ricchezza economica, al Suv, ma con in tasca il rosario. L’abitazione supertecnologica, e il quadro di Padre Pio alla parete, che protegge dalla sventura. Le tue osservazioni, le trovo lucide e le condivido, tra l’altro scritte con proprietà di scrittura, per quel che vale il mio parere, di ottima qualità.

  • Concordo, Pietro: la Destra ormai è a trazione “sovranista” (l’area berlusconiana è stata di fatto saccheggiata da Salvini e dalla Meloni) e la Sinistra è a trazione “populista”(sarà difficile che il Pd riesca a contenere il populismo dei Cinque Stelle).

    Non possiamo però essere nostalgici: sono i nostri tempi (gli errori delle classi dirigenti) che hanno portato a questa convulsa situazione.

    • Tieni però presente che, a sinistra, i Cinquestelle sono sempre più in crisi, adesso non solo di sinapsi neuronali ma anche di consensi elettorali. E che a destra, dopo tanto rumore per nulla, visto l’autogol clamoroso di Salvini, un po’ più di spazio per delle forze politiche più dignitose e decorose di quelle dell’ultimo trentennio forse ci sarebbe. E poi, non è detto che in politica e, soprattutto, in economia contino di più quelli che fanno maggiore rumore in piazza. Anzi. I mercati saranno anche il lupo cattivo della solita filastrocca, ma ti rendi conto di quanti miliardi di spread stiamo risparmiando da quando in politica si vedono in giro meno braccialettini, patacche, rosari, bermuda e panze pelose? Certo, con le altre destre di oggi siamo ai brodini e ai golfini. Per questo non sono affatto nostalgico ma ci vedo anzi più spazi futuri, ammesso che a destra sbaracchiamo un po’ di baggine ed evitiamo ai fratelli d’Italia di fare da sottopancia ai fratelli di sceneggiata. In fondo, intorno è tutto un cimitero. Se ci si vuole muovere, è adesso.
      Sul PD, ha fatto l’unica cosa giusta che potesse fare, dalla batosta del marzo 2018. Ma gli manca un leader vero, che sappia emozionare e motivare di nuovo la gente. Ovviamente, come destro spero che non lo trovino. Se no, da questa parte non si ha il tempo per un progetto nuovo e diverso. E con quelli che abbiamo in casa, di tempo ne serve parecchio.

  • Vorrei, Mattia, riprendere il dialogo che abbiamo aperto.
    Un tabù trasversale è il tema delle tasse: non se ne parla perché tutti fanno a gara per “distribuire”.
    Responsabilità vuole che se si aumenta la spesa sociale (e di questi tempi è urgente) occorre trovare le risorse per coprire tale aumento, risorse che si possono trovare o tagliando gli sprechi o imponendo tasse.
    Due misure che – so bene – sono politicamente “impopolari” (perché anche il taglio delle spese comporta dei costi “elettorali”) ed è per questo che nessun politico ne parla.
    Nel XXI secolo i nostri governi, tanto più quelli del “cambiamento”, altro non fanno che ripetere gli errori dei governi degli anni Settanta e Ottanta che son responsabili di un debito pubblico per cui oggi paghiamo ancora 60-70 miliardi ogni anno (costo del debito pubblico).
    E’ questo il governo del cambiamento? E’ questo il governo di novità di Conte bis? Governi cioè “irresponsabili”?

    • Piero mi hai strappato un sorriso, grazie: il governo Conte sarebbe “di cambiamento” rispetto al governo Conte? Trattasi forse di Parlamento affetto da patologia bipolare?
      I “cambiamenti” non li decidono i politicanti che si scambiano le cadreghe bensi’ la societa’ civile in ambito elettorale. Un autentico cambiamento puo’ venire solo ed esclusivamente dalle urne, non dai pasticciacci d’importazione.

  • Leggo che… le Cinque stelle tornano a brillare (nei sondaggi) dopo un lungo periodo in cui sono state offuscate dal “sole” Salvini.
    Questo vuol dire che tra qualche mese si andrà a votare perché lo richiedono i penstastellati?
    Non può una democrazia essere schiava dei sondaggi: saremmo permanentemente in campagna elettorale e al voto!

    Come sai, Rita, io ritenevo non fossero maturi i tempi di un connubio Cinque Stelle e Pd, ma siamo in una democrazia parlamentare e, ancora di più in un sistema elettorale “proporzionale”. Il Capo dello Stato, quindi, non ha alternativa se non quello si esperire nuove maggioranze (sempre che ci siano).
    Il nuovo esperimento non funzionerà (come temo)? Non essendoci altre maggioranze, si andrà al voto.

    • Mattarella ha sbagliato l’anno scorso quando e’ andato avanti tre mesi a fare melina per evitare di fare un governo di Centrodestra, partorendo cosi’ il mostro. Adesso, sempre per lo stesso motivo, sta dando vita ad un nuovo mostro. Passera’ alla storia come creatore di mostri.

  • Scrivevo, Pietro, che il rassemblement di sinistra che si sta formando è a trazione pentastellata perché, come forse sai, i Cinque Stelle stanno salendo in modo significativo nei sondaggi.

    Il tempo partorirà un nuovo “centro-sinistra” che metterà insieme il “populismo” ma anche l’entusiasmo dei pentastellati e l’esperienza politica (comprese le conoscenze internazionali) del Pd?
    Per ora è un’utopia, ma cammin facendo (sempre che tra i due partner si giunga a un “accordo” di programma e non a un contratto), magari, lavorando a fianco a fianco, gli avversari di sempre potranno scoprire che hanno più elementi in comune di quanto siano “diversi”.

    • Come sai meglio di me, Piero, a sinistra si litiga sempre, fin dai tempi del “frazionismo” di storica memoria. Per cui, sarebbe come azzardare ipotesi sulla possibilità di mettere d’accordo delle scuole rabbiniche talmudiche oppure quelli che dicono che Crema è bella o brutta da viverci. Tuttavia, anch’io penso che la prospettiva potrebbe essere quella di una sinistra composita e articolata ma pur sempre sinistra, quindi portatrice di intese e collaborazioni tra le due principali anime attuali, sia a livello nazionale che locale, come in effetti già si sente ipotizzare in termini elettorali regionali. I pesci piccoli della sinistra, poi, o andranno al traino o scompariranno. Ed era anche ora che certi personalismi alla Renzi o alla Grillo cedessero a una logica simile a quella di molti altri paesi europei. Così come Salvini doveva ringraziare le precedenti balorde politiche migratorie del PD, adesso il PD deve ringraziare Salvini per il suo balordone agostano. Succede, era inutile caregnarci prima ed è inutile caregnarci adesso. Chi sbaglia paga, soprattutto quando l’autogol da babbei è così clamoroso. E poi, scandalizzarsi perché i politici sono attaccati alla poltrona mi sembra come lamentarsi perché piove o tira vento. Sai che scandalosa novità.
      Invece, il problema adesso è a destra. Magari non subito, diciamo fra tre o quattro anni. O ci si inventa qualcosa di nuovo, oppure Salvini diventa il biglietto da visita per tutti quelli che stanno da quella parte. Oddio, se ne sono viste anche di peggio. Però sarebbe un peccato. Proprio un peccato.

    • Cari Piero e Pietro, ancora un commento, poi chiudo. Poco fa ho visto alla tv Diego Fusaro, un giovane filosofo che si dice sovranista e che parla del popolo come se lo conosce e lo frequenta. Che viene da lì. Non è vero, che il popolo lo conosce perchè non proviene dal popolo, non ha faticato come il sottoscritto che per studiare Hegel l’ha fatto la sera, mentre di giorno, già a 16anni ero al lavoro, perchè serviva un’altro stipendio in famiglia. Ma lui, ama pontificare, e ha tutto il diritto di farlo, ma lo faccia su Hegel, che pare un esperto, non sul popolo di cui non ha la puzza, e le umiliazioni,che il sottoscritto conosce e lui no. Il sovranismo è solo un’altra parola, dei tempi nostri, che sostituisce il nazionalismo, di cui è stretto parente. Cambiano le parole, ma non la sostanza. E il nazionalismo portò a due guerre mondiali, allo sfacelo di interi paesi. Perchè il nazionalismo, e il sovranismo, si nutrono di odio, tutto qui.

    • Mi sembra, caro Marino, che il passo avanti lo stiano facendo le forze politiche al governo, cioè le tre componenti della sinistra italiana, PD, Cinquestelle e LeU. Le prime dichiarazioni non lasciano dubbi sulla volontà di rimettere al centro del confronto politico la effettiva realtà delle cose, anche in termini di linguaggio e di reale significanza dei fatti. In un mondo di ricchi e di poveri, di abbienti e indigenti, di facoltosi e bisognosi, l’approccio della sinistra è ovviamente diverso da quello della destra sul nocciolo della questione fondamentale, quello della produzione, gestione e distribuzione delle risorse e della ricchezza. Infatti, ecco che si parla di rimodulare gli scaglioni IRPeF con maggiore progressività. Altro che flat tax. Ed ecco che si ipotizzano provvedimenti a favore dei ceti più disagiati, con forti investimenti. Sulla scuola, le avvisaglie ci sono tutte. E siccome i più poveri (fino a quando non spacciano) sono i clandestini, ecco che sull’immigrazione si cambia musica. È sbagliato prendersela con la sinistra se fa il suo mestiere di sinistra. Che poi questa sinistra sia ormai pantofolaia e mantenga ben poche promesse, questa è un’altra storia. L’attuale governo ha un’occasione enorme per poter governare come vuole, anche a lungo. Tutti e tre questi partiti di sinistra hanno oggi un’opportunità incredibile, servita loro su un vassoio d’argento. Se la sprecheranno, saranno, in una logica di sinistra, veramente imperdonabili.

    • Mi permetto di aggiungere che in questo momento, per quelli di destra come me, abitanti nel mondo reale, il rischio principale è che questo governo di sinistra rimetta al centro della politica la questione sociale in modo molto esplicito. Per chi oggi vive bene, sarebbe un gran danno se si smascherassero le filastrocche di copertura della reale questione economica. Da sempre nella storia noi borghesi benestanti inventiamo lessici e locuzioni per sviare il problema. Vedremo. Speriamo che Salvini riesca ancora a convincere la gente che il mondo non si divide in italiani ricchi e italiani poveri ma in italiani buoni ed europei cattivi, in eroici patrioti e imperialisti invasori, in martiri italici e persecutori stranieri, come ai tempi di Mazzini e Radetzky (allora per noi andò alla grande). Speriamo che l’affabulazione del popolo che difende la sua sovranità contro i tiranni globalisti regga ancora per un po’, magari condita con le solite allocuzioni moraliste e sanfediste. Insomma, speriamo di continuare a mantenere l’osso tra le zanne. In nome del popolo sovrano, ovviamente.

  • Fare previsioni sulla politica italiana è come aspettarsi che uno dell’Atalatina faccia goal alla squadra A della Juventus, può accadere, ma non è certo. Molte cose sono imprevedibili: che Renzi stracciasse la tessera del Pd, era certo, se il Pd osava proporre un governo con gli amici di Grillo; ora, si sa che la tessera, per il momento resta integra, anzi, ci passa sopra pure il ferro da stiro. Che Salvini al Papeete poteva prendere troppo sole, dice qualcuno, poteva accadere, ma che il colpo di sole, come dice Vittorio Feltri, o quelli del “Giornale”, potesse arrivare a tnato, nessuno ipotizzava un disastro così, per i leghisti. Ma, è solo momentaneo. Roma, e quelli dei dintorni non sono più “ladroni” quindi, è meglio non fare previsioni. L’avanzata dell’estrema destra in tutta Europa è una realtà, non un dispetto momentaneo. Da noi può succedere di tutto. Berlusconi, scrisse Peppino Fiori nella sua biografia, aveva qualche problema con la Edilnord, e in quattro e quattr’otto ha imbastito un partito, che contro le previsioni di tutti è piaciuto assai. Formigoni, oggi, è passato nel dimenticatoio, e lo hanno pure dimenticato pure chi l’ha votato con entusiasmo; ma in Italia, paese straordinario per un giornalista, che ci trova tanto da scrivere (mica come la Svizzera, la Svisèra, che è una noia mortale, così precisina), ci si può divertire, con le anticipazioni (che fanno cilecca), con le previsioni (pure), e con le analisi che vanno a male in fretta.

  • Non so se in politica noi italiani siamo più imprevedibili di altri, tedeschi, francesi o inglesi che siano. Forse azzardar pronostici politici è arrischiato da quando c’è il suffragio universale. Questo però non significa che tutti prendano cantonate allo stesso modo.
    Nel nostro piccolo, anche su CremAscolta una lettura dei post e dei commenti passati la dice lunga, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo. Basta leggere.
    Insomma, anche sulle previsioni, come su molte altre cose, dipende.
    Comunque, mentre prima il governo Rosso-Nero poteva invocare a scusante la propria eterogeneità per giustificare il raddoppio dei programmi, delle scemenze e degli aggravi di bilancio, adesso questo governo Rosso-Rosso non può più. Massima coerenza: rosso più rosso uguale rosso. Persino Renzi, Grillo e Travaglio hanno convenuto, benedetto e consacrato. E non si sono levate voci contrarie da parte di Saviano, don Ciotti, Jacopo Fo, padre Zanotelli o da altre belle menti del profondo rosso. Il Papa è talmente emozionato che si è perfino chiuso in ascensore. Insomma, chi voleva la Sinistra al governo adesso ce l’ha tutta. Ed è proprio la Sinistra che abbiamo in Italia, quella vera, quella che c’è, non ce ne sono altre, ci stanno pure le frattaglie, per cui questo è sicuramente il Governo-Della-Sinistra-In-Italia. Quindi adesso vediamo una volta per tutte all’opera La-Sinistra-Al-Governo-In-Italia. Siccome la Costituzione non dice che i governi li fanno i sondaggi, siccome qualcuno di Destra ha regalato, da gran bischero, questa opportunità alla Sinistra, adesso vediamo che cosa è capace di fare questo Tanto-Atteso-Governo-Della-Sinistra.
    Dalla fondazione del Partito Socialista nel 1892, in quasi centotrent’anni di storia, per la prima volta gli italiani hanno un governo Tutto-Rosso, grazie a chi sappiamo (i rosari vanno lasciati agli esperti, altrimenti sono guai).
    Ricordo un fiducioso “lasciamoli lavorare” a favore dei Rosso-Neri.
    Adesso abbiamo i Rosso-Rossi. Che dire?
    Ma sì, “lasciamoli lavorare”.

  • Un governo rosso-rosso? Non lo so, Pietro. E’ rosso un movimento che ha approvato, anche se obtorto collo, tutti i provvedimenti di Salvini (definito di destra-destra)? E’ rosso un movimento che non ha ancora abbandonato le sue battaglie “demagogiche” (ultimo il il taglio dei parlamentari: perché non dimezzare lo stipendio invece che cancellare parlamentari se si vuole puntare al risparmio dei costi della politica? perché non tagliare i costi della “burocrazia” sia della Camera che del Senato?)?

    Non so che cosa potrà combinare il nuovo governo: stando alle quattro paginette di programma, mi pare prometta ben poco.

    Per uscire da una crisi ventennale, ci vuole un progetto di largo respiro e lungimirante. Sono in grado due forze politiche che faranno a gara alla ricerca di una “visibilità” (finalizzata al consenso)?

  • Leggo che Fioramonti è diventato ministro della Pubblica Istruzione: è lui che nei giorni scorsi in una intervista dichiarava che avrebbe finanziato le misure anti-precariato nella scuola maggiorando le imposte su prodotti che fanno male alla salute (dalle merendine aalle bevande zuccherate) e su bene e servizi che inquinano (vedi biglietti aerei).
    Mi pare che il tabù dele tasse (un tema di cui nessuno finora aveva parlato nelle trattative) stia per cadere, ma ce la farà il neo-ministro pentastellato a convincere il governo?

    Leggo pure che Di Maio è passato dal lavoro e dallo Sviluppo economico agli Esteri: è questa la politica del “cambiamento” (tanto più collocare un ragazzo di 33 anni, del tutto inesperto, agli Esteri)?

    • Una volta contava niente, conta niente tutt’ora il ministero che si occupa di cultura, beni ambientali, che poteva capitare a caso (eccezione per Alberto Ronchey), come capitò per Vincenza Bono Parrino, socialdemocratica, che ebbe, a differenza di questi qui, l’umiltà di dire: non so granch’, ma mi metterò a studiare. La signora avrebbe preso delle ripetizioni, magari cercando di scoprire come mai quando Tanassi, Preti, Longo scendevano dalla macchina, e la portiera veniva spalancata dall’autista, anche se stropicciavi gli occhi, e la portiera sbatteva (quindi voleva dire che qualcuno doveva essere sceso, non si vedeva nessuno. Oggi, con Luigi Di Maio, che tanto ne sapeva di Lavoro, perchè ne era già esperto in precedenza, come Salvini, D’Alema, Renzi, ne sa di cose straniere, della Farnesina. E’ un lettore di “The Economist”, “Foreign Affairs”, “Le Monde diplomatique”; invece di andare allo stadio a strappare i biglietti, o a sollevare i secchi di calcina del babbo costruttore edile, passava il tempo a leggere i reportages di Bernardo Valli, Tiziano Terzani, Egisto Corradi, pure telefonava a Loris Zanatta grande esperto dell’America Latina per chiedergli dove sta il Venezuela, e come è messo con Maduro, visto che il suo compagno di partito, il Dibba, pensa che bisogna sostenerlo, il Maduro, che c’è un complotto degli imperialisti americani contro di lui. Ma siam o in Italia, e la destra,nonostante Vittorio Feltri tuoni e sbraita, non disse molto quando Cesare Previti fu incaricato al ministero dell’Interno nel governo Berlusconi. Ma è giusto dare fiducia a questo governo; in Italia la Luna non la ottieni, siamo il paese con più evasori fiscali dell’Unione europea, dove la corruzione è altissima, dove vogliamo andare? Anche mezzo passo avanti, nel Belpaese è un successo.

  • Tutto cambia, caro Piero, anche le destre e le sinistre. Che i loro soliti colori siano più o meno marcati o attenuati, che siano più o meno coerenti o incoerenti, che ci piacciano oppure no, gli schieramenti politici e i partiti che li compongono siedono in parlamento da una certa parte e rappresentano nella società determinati ceti e censi, che non li hanno eletti per i loro begli occhi. Che poi gli eletti siano più o meno capaci e onesti, è un altro discorso.
    Per cui, ecco oggi da una parte un governo di sinistra PD-Cinquestelle-LeU e dall’altra un’opposizione di destra Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia. Più chiaro di così. Se non sono sinistre e destre queste, le altre dove sono? E chi preferiva le sinistre o le destre d’un tempo non può comunque evitare di ammettere che oggi queste sono le forze in campo, per la sinistra e per la destra. Piacciano o non piacciano. Abbiamo in Italia, qui ed ora, altre sinistre o destre? No. Queste sono, queste ci teniamo e queste andremo a valutare.
    Ciò posto, questo è un momento storico.
    Sbagliavo a dire che in 130 anni, dal congresso di Genova, questo è il primo governo tutto di sinistra, tutto rosso. È da quando si è fatta l’Italia unita e indipendente che succede una cosa simile. Sono 160 anni, non 130, dall’apertura del parlamento a Torino, che la sinistra ci provava senza successo. Oggi è accaduto. Quando domani mattina quelli giureranno, lo faranno come il primo governo italiano tutto di sinistra nell’intera storia moderna della nostra nazione. Si potrà discutere sulle sfumature di rosso. Ma rossi sono. E resterà scolpito nella pietra il nome di chi, in un’Italia tutta di destra, ha provocato nella storia italiana il primo governo tutto di sinistra.
    Comunque, «lasciamoli lavorare».

  • Vedo nella lista dei ministri alcuni docenti universitari, soprattutto di economia: mi pare un buon segno, non tanto perché bastino le “competenze” per essere dei buoni “politici”, ma è certo che i buoni politici hanno bisogno di “competenze”, tanto più con i tempi che corrono.

    Non riesco, invece, a capire le strategie (o tattiche?) politiche: un Dio Maio agli Esteri (è il rospo maggiore che devo ingoiare) giusto perché si tratta di un ministero di “visibilità internazionale”; un fifty-fifty di ministri (se teniamo conto dell’incarico di Commissario europeo dato a Gentiloni) quando in parlamento il gruppo parlamentare pd è all’incirca la metà di quello dei pentastellati. Si tratta di una compensazione considerato che la presidenza del Consiglio – la carica più “visibile” di tutte – appartiene all’area pentastellata? Oppure perché in questa operazione è il Pd che ha tutto da perdere facendo da supporto… ancillare ai Cinque Stelle, più oggettivamente interessati a evitare le elezioni per non perdere metà degli parlamentari?

  • Con la tua ironia intelligente e nello stesso tempo sferzante, Marino, nonché con la tua… memoria riesci a stimolare una riflessione più di tanti miei contributi… discreti, sommessi.
    Fai bene a ricordare il passato: ho la sensazione che non pochi ministri non lo conoscono e proprio per questo ripetono bellamente gli errori commessi.
    La storia fa bene.
    A tutti.
    Anche a tutti noi.

  • Alcune considerazioni ai margini degli ultimi contributi (che leggo sempre volentieri perché i diversi punti di vista sono sempre per me una ricchezza e uno stimolo).
    Io non devo, Pietro, il rosso-rosso che tu vedi.
    Se pensiamo al Pd, ne è passata di acqua sotto i ponti della sinistra! Definirlo rosso mi pare una forzatura come sarebbe definire rosso il partito socialdemocratico tedesco (la linea del Pd – che mi risulta – è nel solco delle riforme di Schroeder!). In Germania c’è sì del “rosso” e si chiama Die Linke (so che tu, Pietro, la Germania l’ha frequentata a lungo per ragioni professionali). Possiamo vederlo anche sul solco della svolta di Blair in Gran Bretagna, vale a dire un riformismo che a ben poco a che vedere col… rosso antico (che, tra l’altro, in Gran Bretagna non c’è mai stato).
    Se parliamo poi dei 5 Stelle, mi pare un magma di pulsioni le più diverse.
    Dal punto di vista sociologico, poi, la mitica classe operaia “rivoluzionaria” che da decenni votava la sinistra, oggi non vota più il Pd: la classe… rivoluzionaria oggi vota Lega e Cinque Stelle.

    • Il fatto che il rosso del PD sia piuttosto stinto dopo aver dato rifugio a molti ex DC, caro Piero, è una verità non solo storica ma anche una conseguenza cromaticamente oggettiva. Se però pensiamo a quale parte della DC vi abbia trovato asilo, allora il rosso resterà anche stinto ma con delle venature, almeno per me, molto poco rassicuranti.
      Poi, soprattutto il protagonismo e la spregiudicatezza di Renzi hanno sbaraccato certe vecchie guardie (rosse), accelerando determinati processi meditativi e cogitativi di partito altrimenti caratterizzati dalla velocità del bradipo. Un rosso stinto, quindi, ma di laboriosa scoloritura.
      Quanto ai Cinquestelle, ho sempre trovato ridicolo il tentativo di negare la loro appartenenza alla sinistra, il loro definirsi “gialli” invece che rossi quali sono. Anzi, sono molto più a sinistra del PD. Che poi nascano a tavolino da un cabarettista e da un softwarista olivettiano, è un’altra questione. Quanto a LeU, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Quindi? Beh, non c’è niente di male a essere di sinistra e più o meno rossi. Ho un sacco di amici a sinistra. Quello che non capisco è perché, invece di ammettere onestamente il proprio credo e sventolare coerentemente la propria bandiera, ci si debba camuffare da altro (a volte da ben altro) dicendo che quella sinistra non c’è più, cosa ovvia proprio perché ogni epoca ha la sua sinistra, a propria immagine e somiglianza, proprio come nel caso della destra. Certo, oggi essere di sinistra fa meno figo di una volta ed è comprensibile che si compulsino tutte le fonti possibili per ostentare cromatismi più nobili. Ad esempio, Goethe ha sul cromatismo dei testi un po’ ostici ma di una certa utilità.

  • Tendo poi a vedere gli aspetti positivi della politica.
    Nella composizione del nuovo governo ho visto (lo ripeto) alcuni quarantenni docenti universitari, in particolare di economia: a me pare un buon segno: l’avere elle competenze alle spalle e un approccio – tipico di un docente universitario serio – “scientifico”, vale a dire “non fazioso”, fanno ben sperare.

    Un altro aspetto considero positivo: la “collaborazione” tra due forze politiche diverse ma con certe affinità su alcuni temi, non potrà che “farle crescere”.
    I “partiti” (o movimenti che siano) tendono a vedere gli altri come degli “avversari” (naturalmente, lo fanno per catturare voti perché ognuno si sente portatore della “salvezza” del paese), come un “problema” (così si è espresso nei giorni scorsi un autorevole esponente dei 5 Stelle).
    Superare forme più o meno larvate di “manicheismo” non potrà che fare “bene” al paese: abbiamo bisogno di “sinergie”, di mettere “insieme” il meglio di ciascuno, se si vuole davvero essere “utili” al paese e risolvere i suoi problemi strutturali.

  • La collaborazione 5 Stelle-Pd, poi, potrà diventare un “laboratorio” da cui potrebbe nascere (anche questo tema l’ho già toccato) un “centro-sinistra rinnovato, svecchiato” e anche questo farà del “bene” al paese: se si tornerà al bipolarismo e al sistema maggioritario, saranno gli elettori che “sceglieranno il governo”, non i partiti in parlamento per ragioni quasi sempre “elettorali”.

    • Per onesta’ intellettuale, Piero, dovresti andare a rileggerti cosa dicevi solo pochi mesi fa, se non addirittura solo qualche settimana fa, a proposito dell’incompetenza comprovata dei pentastellati. Adesso che si sono messi con il tuo partito del cuore sono diventati magicamente capaci di “fare del bene al Paese”? Le “facce” che contano non sono forse sempre le stesse? Viste, riviste, straviste. E quando mai “i professori” prestati alla politica sono passati senza fare disastri?Va bene che il trasformismo e’ una peculiarita’ tutta italiana, ma un minimo di contegno in certi casi non guasterebbe.

  • Onestà intellettuale vuole che si veda le “carte buone” in ogni forza politica. E’ quello che ho fatto. Basterebbe leggere attentamente lo stesso post che qui viene commentato per vedere gli “elogi” a Salvini (il nuovo governo dovrà, in tema di sicurezza e di legalità, partire da Salvini per completare la sua opera). Da quando poi si è insediato il governo giallo-verde, in almeno due post (e in numerosi commenti) ho sottolineato come Salvini esprimeva delle preoccupazioni reali di tanta gente che il Pd non vedeva.
    A proposito del Pd, poi, ho notato in più occasioni che aveva perso il contatto col suo popolo di riferimento (non è un caso che non pochi milioni di elettori si sono spostati verso la Lega e verso i 5 Stelle.

    A me, Rita, interessa che “si risolvano i problemi” (e il problema dei flussi migratori è uno di questi) ed è questo – e solo questo – che mi sta “a cuore”: i partiti sono “strumenti” che rimangono in piedi se sono funzionali a risolvere i problemi.

    Per quanto riguarda i pentastellati sono stato il primo sul blog che, apoena avuta la notizia della formazione del governo, ho espresso la mia reazione negativa sul passaggio di Di Maio dal Lavoro e Sviluppo economico agli Esteri (anticipando – si fa per dire – quello che nel giorno dopo Salvini ha dichiarato, sempre a proposito di tale cambiamento).

    Dei ministri pentastellati, poi (a parte Di Maio), ho parlato solo del nuovo ministro della Pubblica Istruzione perché, a mio avviso, è l’unico (finora) che ha avuto il coraggio di violare il tabù delle tasse (vuole almeno 3 miliardi entro l’anno e sa dove reperirli: non “in deficit”, pa tassando alimenti che fanno male alla salute e a mezzi di trasporto che inquinano di più): chapeau!

    • Lasciamo perdere Salvini che qui non c’entra {anch’io sono convinta che la sua criticatissima scelta alla fine lo ripaghera’), stiamo parlando di M5s, contro il quale negli ultimi 14 mesi da questa piazza si e’ sparato a zero senza esclusione di colpi. Sono diventati improvvisamente degli statisti, Conte incluso?

      Sappiamo benissimo tutti che Pd-M5s non combineranno nulla di buono. Se avessero saputo risolvere i problemi i pidini lo avrebbero fatto in tutti gli anni che sono stati al governo mentre M5s e’ troppo statalista per poter guardare lontano. Dicendo dunque “lasciamoli lavorare” si mente sapendo di mentire.

    • Esatto.
      Proprio come un anno fa.
      Mentire sapendo di mentire, in modo così evidente e trasparente, è uno dei vari modi possibili e utilizzabili per far capire chiaramente che si stanno prendendo in giro certe ingenuità.
      Di solito le virgolette aiutano a capirlo, Rita.
      Spero che domani le piazze si riempiano, in nome del sovranismo o di qualsiasi altra locuzione che animi l’infinito numero delle patrie menti e sommuova i cuori pulsanti dell’amato popolo. Che si riempiano per Salvini, la Meloni, Biancaneve o il Gatto con gli Stivali, basta che si riempiano, si agitino e, soprattutto, inveiscano.
      Il primo governo tutto di sinistra della nostra storia nazionale, coi suoi rossi stinti (PD), i sui rossi camuffati da gialli (Cinquestelle) e i suoi rossi conclamati (LeU), sta per mettere mano, almeno dalle sue prime dichiarazioni, ad alcuni nodi economici fondamentali degli attuali assetti della società italiana. Personalmente, non per fare la solita parte del gretto borghese, dello shylock e dello scrooge, trovo più onesto, invece di scomodare le favole di Andersen o dei fratelli Grimm, ammettere con sincerità che, più questo governo trova opposizione popolare di massa e di piazza, magari oceanica, più facilmente possa andare a casa senza aver toccato quei nodi economici e quegli interessi sociali. In pratica, non ho nessuna voglia di vedermi aumentata l’aliquota del quarantatré o tagliata un’altra fetta di pensione. Papale papale. Quindi, viva il sovranismo, il populismo, il Principe Ranocchio e la Principessa col Pisello (no, quella no, altrimenti inneschiamo le solite discussioni bioetiche).

  • Diego Fusaro, Marino, l’ho conosciuto una decina di anni fa al Festival della filosofia di Modena: era allora un enfant prodige, un filosofo precoce.
    Studioso di Marx e di Hegel che utilizza ampiamente nei suoi libri e nei suoi interventi.
    Nonostante il suo “Bentornato Marx!”, è da tempo vezzeggiato sia dai Cinque Stelle, prima, e dai sovranisti, poi (nonché dai talk show).
    Ragiona per categorie filosofiche, ma ho l’impressione (convengo con te, Marino) che abbia ben poco contatto con la… realtà fattuale.

  • A prescindere dalle sfumature di rosso o di giallo, a me personalmente (e sicuramente anche a te) interessa che si “risolvano i problemi”: dei flussi migratori incontrollati (un problema che si può risolvere solo se l’Europa tutta se lo prende a carico e solo se l’Europa sarà in grado di rimuovere le cause a monte), del lavoro che si può creare solo con gli investimenti (e non con il marchingegno complesso dei navigator), delle politiche espansive di cui il nostro paesi ha estremamente bisogno se vuole tornare, dopo circa venti anni, a crescere…
    E problemi così grandi, a mio avviso, si possono affrontare solo “insieme”, uscendo dalla facile tentazione secondo cui che l’Europa è il problema, che gli altri partiti sono il problema.
    E’ ora che usciamo tutti – è il mio auspicio – dalla stagione del manicheismo perché sono convinto che solo con la “collaborazione”, nel rispetto dei propri ruoli, il malato dell’Europa che siamo noi può iniziare a guarire.

  • Il problema dell’Europa, caro Piero, resta tutto da risolvere a livello europeo, a prescindere dalle strumentalizzazioni elettorali di campanile e di cortile di Salvini, Di Maio, Zingaretti o altri callidi cinedi della comparsata di strapaese. Questa mezza Europa non è un’Europa compiuta. L’attraversano forze economiche trasversali che spadroneggiano e ne impediscono la realizzazione completa. Forze di mercato, forze di interessi categoriali, forze non sempre esplicite e dichiarate. Forze che passano per gli organismi che rappresentano determinati interessi specifici e non invece gli interessi comunitari, ad esempio la commissione. Un punto cruciale, indicato più volte anche da te. Questo nuoce all’Europa vera, all’Europa di una legittima volontà di affermazione e di una sana forza vitale, a un’Europa che non può essere solo l’Europa della moneta e delle transazioni finanziarie, l’Europa dei cambiavalute, della scarsella e della bottega. Occorrono un’unica politica militare di difesa e d’armamenti, un’unica politica internazionale e diplomatica, un’unica politica riguardo ai disastri dello scempio ambientale, dell’immigrazione selvaggia, della criminalità mafiosa, dell’evasione fiscale. Lo sviluppo delle nuove generazioni passa dal coraggioso emendamento delle vecchie.
    Non lo so se adesso le cose cambieranno oppure se torneremo al solito gioco europeo dei quattro cantoni e delle tre tavolette. Come italiani possiamo evitare di mandare in Europa i bifolchi della scarpa sui fogli. Possiamo tenerci a casa certi impresentabili giullari. Ma per guarire questa Europa malata ci vorrebbe un farmaco potente, non so quale, però di quelli che ti guariscono o ti accoppano. Non lo so, Piero, non vorrei che dopo il respiro di sollievo per il nuovo governo italiano, dall’Europa ci arrivassero solo i soliti sorrisi, le solite pacche sulla spalla e i soliti ossi al cane. Vedremo.

  • Concordo, Pietro, ma non dimentichiamo che gli Usa hanno impiegato circa 150 anni, mentre noi siamo solo nella fase adolescenziale: insieme – tutti i governi della Ue (sono loro che decidono tutto, non la Commissione europea) prendano consapevolezza che il trasferimento di competenze all’Europa (pensiamo solo ai flussi migratori e alla politica di investimenti in infrastrutture) “conviene” a tutti.
    Non c’è altro argomento migliore.
    Lo stesso Salvini ha toccato con mano come il problema migranti non fosse un problema italiano, o maltese, o spagnolo o greco, ma un problema europeo.

  • Un auspicio che rimarrà solo nei miei sogni: dopo una lunga stagione politica dominata dall’IO (da Berlusconi a Renzi a Di Maio e a Salvini), mi aspetto un corale NOI.
    E dopo una stagione di sovra-esternazioni mediatiche, mi aspetto che i ministri lavorino… 24 ore nei loro ministeri a studiare prima i problemi e… in silenzio!
    Devono parlare con i “fatti”: è l’unico modo per “convincere”.

  • Capisco tanto livore dei miei amici leghisti. Ma… a chi dovrebbero destinare tale livore se non alla propria leadership (a Salvini ma anche a tutti coloro che l’hanno spinto a staccare la spina)?
    Ma i partiti (e i loro fans) non guardano mai ai loro errori, ma scaricano tutto sugli altri: è uno sport che elettoralmente ha funzionato, ma continuerà a funzionare?

    Leggo che ieri sono uscite dalla piazza parole forti: se toccheranno quota 100 e il decreto sicurezza, non usciranno più dal parlamento (sintetizzo).
    Parole che mi ricordano D’Annunzio e il primo Mussolini.

    • Carissimo Piero, pur con la massima cordialità e stima nei tuoi confronti, dissento da questa tua affermazione comparativa.
      Al novanta per cento sul primo Mussolini.
      Al centodieci per cento su D’Annunzio.
      I pensieri, le parole e le opere, così come le situazioni e i fatti storici, mi sembrano imparagonabili.
      E anche solo un accostamento tra Salvini e d’Annunzio mi appare di una totale improponibilità.
      Non basta una piazza per fare l’uomo.
      Non basta un microfono per fare il Patriota.

    • Ho letto che Salvini e la Meloni sbraitano perchè il governo Grillo-e-amici/PD non è eletto dal popolo, ma dal Parlamento, ed è minoranza, nei sondaggi, del Belpaese. Negli Stati Uniti, la destra, che è il Partito Repubblicano non è la prima volta che governa grazie al sistema elettorale che premia alcuni stati, ma è minoritaria nella nazione. Se non sbaglio Trump governa, mentre i democratici sono all’opposizione, nonostante due milioni circa di voti in più dei repubblicani. Ma i democratici non protestano, accettano la democrazia parlamentare, non fanno gazzarra perchè sono maggioranza nel paese. Non disprezzano la democrazia come è abitudine della destra politica, purtroppo, quasi ovunque.

  • Non ho certo paragonato Salvini né a D’Annunzio né al primo Mussolini, i due che lanciano improperi contro il parlamento.
    Mi limitavo, Pietro, al linguaggio che ho letto su un giornale (non ricordo quale: si trattava della rassegna stampa; come non ricordo chi l’ha pronunciata).
    Non ho dubbi: in una piazza infiammata tutto può scappare, anche qualche parola di troppo.
    Tutto qui.
    Grazie, comunque.

    • Grazie a te, caro Piero, la tua precisazione è graditissima.
      Piazze e gazzette, gogne perfette.
      Comprendo che le due buonanime (o malanime, dipende dal punto di vista: siamo una nazione in cui la libertà di pensiero, parola e opinione, almeno per ora, esiste ancora, e questo blog lo dimostra) possano essere appartenute, per dirla in termini equestri, a scuderie molto diverse da quelle oggi più in auge. Ma una cosa è parlare di purosangue, qualunque colore di scuderia si porti in campo, una cosa è parlare di bardotti.
      Comunque, sentir gridare viva l’Italia e veder sventolare il tricolore è sempre meglio che sentir dire da qualcuno che ci si pulirà le terga oppure vederlo bruciar bandiere in piazza.
      Per fortuna dell’Italia, certi pretesi maestri di coerenza sono stati di positiva incoerenza.
      Intanto, alla festa del PD, canti e cori con bandiera rossa, bella ciao e l’internazionale, con molti pugni chiusi alzati davanti alla telecamera (con nel polso qualche tremito senile).
      Sarò qualunquista e via dicendo, ahimè, ma sia questi che quelli mi fanno venire in mente un modo di dire cremasco che qualifica una certa fattispecie comportamentale: “roi da cursa” (non è francese).

  • Caro Marino, in Italia le “regole” delle istituzioni vengono sempre piegate alla propaganda di partito (e non mi riferisco al caso del governo giallo-rosso: gli esponenti di partito della Lega nei talk-show riconoscono che il governo in questione è legittimo come lo era quello giallo-verde, che con un sistema elettorale proporzionale i governi non sono “eletti” dal popolo ma si formano in parlamento (come non è stato eletto il governo giallo-verde), ma… nella piazza – spesso disinformata sulle regole – spesso e volentieri fanno un altro discorso teso a “catturare”, ingannando, il popolo,

    • La “vil piazza”, caro Piero, ha capito perfettamente la differenza esistente tra “legale” e “inopportuno”. Nessuno mette in discussione che sotto il profilo sistemico e teorico il rifiuto di dare il via libera a nuove elezioni sia in coerenza con le logiche di una repubblica parlamentare, ma è altrettanto evidente che tale coerenza ha un senso finché non DELEGITTIMA LE ISTITUZIONI. Infatti da Mortati a Moro si è sempre attribuito al capo dello Stato un potere di scioglimento delle Camere determinato dall’esigenza che le maggioranze ivi espresse siano in sintonia con il sentimento popolare. Insomma, in tempi normali nulla quaestio: il popolo non ha diritto di votare quando il parlamento sa esprimere una maggioranza. Ma questa formata dai due partiti che hanno perso nell’ultimo anno e mezzo tutte le le elezioni è una maggioranza? Più che altro sembra un fragilissimo vaso di cristallo e il collante “paura-della-Lega” non potrà tenerlo assieme a lungo. Presto molte contraddizioni verranno a galla, non potendo i grillini rinnegare l’esperienza gialloverde e non avendo il Pd guidato da Renzi né uomini né idee per proporsi come sostituto della Lega.
      Nel frattempo, le istituzioni saranno delegittimate.
      Tale delegittimazione è potenziata da un’altra anomalia (che non viene neppure negata ma spacciata addirittura per benefica e autorevole): l’ingerenza di potenze e istituzioni straniere nel processo politico italiano allo scopo di non far più toccare palla alla Lega sovranista. Ma come siamo arrivati così in basso? Che razza di società lasceremo ai posteri?

  • D’accordo: è tutto “legittimo”.
    E’ inopportuno politicamente?
    La domanda poteva essere posta anche per il governo giallo-verde: come era opportuna una maggioranza formata da due partiti che si sono avversati durante la campagna elettorale (giusto come oggi tra 5 Stelle e Pd)?

    L’unica cosa giusta da fare (ma ogni partito guarda ai vantaggi che può avere e nessuno guarda all’interesse del Paese) è il ritorno al sistema “maggioritario”, un sistema che ridà al “popolo sovrano” il suo “diritto” sacrosanto di “eleggere” il governo (oggi non esiste alcun governo eletto dal popolo perché ogni governo si forma in parlamento).

  • No Piero, la situazione di questi giorni è profondamente diversa da quella che precedette le elezioni politiche del 2018. Non si può far finta che quattordici mesi di governo giallo-verde non siano passati, che il Pd non abbia perso consensi (comuni, province e regioni “rossi” da sempre), che il M5s non abbia dimezzato il suo elettorato precipitando rovinosamente.
    Il giudizio politico degli italiani non è acqua fresca.
    Un po’ di rispetto, cribbio.
    Plateali come non mai sono stati inoltre gli “appoggi esterni” che hanno guidato (per essere gentili) la decisione di Mattarella di evitare le elezioni con il preciso intento di sbarrare la strada a Salvini. Gli eurocrati lo hanno anche detto pubblicamente, papale papale, senza peli sulla lingua. Siamo un protettorato da oltre mezzo secolo, inutile fingere il contrario, ma un atto d’ingerenza come questo non s’era mai visto prima.
    O meglio, lo avevamo visto in Grecia.
    E poi, che vergogna la totale perdita di dignità degli sfigati senza arte né parte in lizza per aggiudicarsi una poltrona! Alla decenza c’è un limite, altro che mojito al Papeete Club, che al confronto ha il sapore (di sale) di un’innocente marachella. Mi chiedo con quale stomaco i ventenni riescono ancora ad andare a votare. Ma probabilmente gran parte di loro se ne frega, li capisco, è anche questa una forma di auto-protezione.
    Per il ritorno al “maggioritario” credo che si dovrà attendere il prossimo millennio.
    Ci penseranno gli africani che nel frattempo si saranno insediati in Europa.

  • Le elezioni europee, come sai, Rita, danno spesso risultati diversi da quelle politiche (come, del resto, quelle regionali). Un esempio clamoroso, tra gli ultimi: Renzi ha ottenuto più del 40% alle Europee (quindi più di Salvini) e poi ha avuto un tracollo sul referendum e sulle politiche del 4 marzo 2018.
    Se dovessimo inseguire i successi elettorali di uno o di un altro partito in una delle tante elezioni italiane, dovremmo andare a votare almeno ogni anno: come potrebbe un governo condurrre in porto un programma che abbia un minimo di respiro?

    Mi fa piacere sapere che la Lega sia favorevole al maggioritario (altro che per il prossimo millennio!): è questa la strada da seguire o, meglio, la strada del ritorno.
    Non so se andrà in porto perché ogni partito guarda alle proprie convenienze: di sicuro al Centro destra conviene il maggioritario e potrebbe convenire anche allo schieramento che potrebbe nascere dall’attuale governo: allora davvero sarebbe la gente a “scegliere” i governi (e non i partiti che formano un governo sulla base, appunto, delle convenienze: nel caso in questione perché sia i 5 Stelle che il Pd avevano tutto da perdere ancìdando alle elezioni).

    • Se vogliamo essere onesti, principalmente con noi stessi, dobbiamo dire le cose come stanno: i mercati e quindi l’Europa che e’ uno dei loro uffici amministrativi “dovevano” sbarrare la strada al sovranismo salviniano. Punto. Mattarella e Conte sono stati gli impiegati che hanno completato la pratica. A che serve girarci intorno, visto che l’hanno capito tutti?
      Imparagonabili sono poi le esperienze di Renzi e Salvini: il primo ha ottenuto dagli italiani una cambiale in bianco (sulla fiducia) che gli e’ stata prontamente ritirata; il secondo ha addirittura raddoppiato i consensi governando. Non mi sembra che sia la stessa cosa.

  • “Lecose come stanno”, per me, Rita, sono queste:
    l’ex “capitano”, per arroganza politica e ignoranza istituzionale, ha tagliato il ramo sul quale si era issato, per la fretta ( e magari sapeva che stavano maturando eventi che non gli sarebbero stati affatto favorevoli) di tramutare in voti, con elezioni anticipate, il consenso (magari …. “estivo a torso nudo”) che i sondaggi gli riconoscevano.
    Questa la realtà inoppugnabile dei fatti: la fine dell’alleanza Lega/5* l’ha decretata lui.
    Male informato/consigliato? Tradito dalla “bestia”? Stava diventando troppo “ingombrante”, magari anche in …. “casa sua”?
    Personalmente non solo non mi stava affatto simpatico ma assistevo con disgusto al dilagare del deteriorarsi delle modalità di comunicare, di fare politica ( il linguaggio stesso che da “forma” progressivamente era divenuto “sostanza”) , assistito come era dal sostegno dei “social” che, per loro stessa natura, ancorchè non favorire l’approfonfimento dei problemi, al contrario si nutrono di slogan, riproducono “parole d’ordine”, incentivano il becero, superficiale copia/incolla.
    Che poi l’ex capitano fosse davvero in grado ci raccogliere in voti tutti i consensi che i sondaggi gli riconoscevano sarebbe stato tutto da dimostrare.
    Abbiamo una Costituzione pienamente vigente, abbiamo un Parlamento pienamente vigente dove abbiamo eletto democraticamente i nostri rappresentanti che operano “senza vincolo di mandato”, e da loro e non da altri, il Governo deve ricevere la fiducia.
    Non è certo con la “furbizia”, con l’invenzione di “scorciatoie” che si può inventarsi una “via breve” per “governare” un Paese Democratico.
    L’Italia non si riduce al …..pratone di Pontida, dove è lecito anche insultare il Presidente della Repubblica!
    Che ci sia stato un “recall” bello pesante, in questo senso, non mi fa altro che piacere!

  • Le cose come stanno, Franco, i fans di Salvini le conoscono, ma non lo dicono perché elettoralmente funziona meglio una “narrazione” a loro favorevole.
    L’intervento dei.. Poteri forti? Come? Salvini non era andato a Mosca e a New York per avere la benedizione di Putin e di Trump?

    Stando al fedele Giorgetti, Salvini è il… povero Cristo che ha “subito” la svolta obtorto collo. E’ stato, in altre parole, il suo popolo che lo ha trascinato.
    Forse è vero: di sicuro è il fatto che il capitano sa giocare meglio le sue carte nel ruolo di oppositore, di capo-popolo (in questo è bravissimo perché è bravissimo a parlare direttamente alla gente e a interpretarne gli umori.

    Farà un’opposizione durissima (il Conte 1 di fatto non aveva opposizione), mobiliterà le piazze, infiammerà il suo popolo.
    La proposta di un referendum sulla legge elettorale è il primo segnale.

    Io – l’ho già ribadito più volte – mi sono schierato contro il ritorno al proporzionale (introdotto, anche se in una forma mista in presenza di un tripolarismo): il governo Conte bis potrebbe creare le condizioni per il ritorno al bipolarismo.
    Sarà dura perché i pentastellati sono nati con lo spirito di essere i… salvatori del Paese e quindi sempre restii ad allearsi con altre forze che, a loro dire,, hanno portato il Paese nel baratro.
    Ma… non vi è altra scelta se si vuole (lo ripeto a iosa) restituire al popolo sovrano il suo diritto di “scegliere” il governo che desidera.

    Non sarà semplice, perché si dovrà richiedere una percentuale molto alta di consenso e non basterà “prendere un voto in più” come dice Salvini, a meno che si voglia cambiare la Costituzione.

  • Caro Piero, guardando il pubblico di Pontida alla televisione, gli insulti ai giornalisti, a Gad Lerner, a Mattarella, credo sia tutto nella norma, conoscendo un pò la popolazione “strapaesana”, che nel Belpaese, è una bella fetta, con la loro cultura, la violenza sottotraccia, che se accesa, dall’entusiasmo (dice il vicesegretario leghista), o dal risentimento, dal rancore potrebbe anche dilagare, oppure spegnersi se al banchetto improvvisato il rosso delle colline della Val Calepio, e le luganiche riempiono lo stomaco, e partono i peti, gli sbadigli, il pensiero che domani è lunedì, e aspettano altre ore di fatica vera. Comunque, quando ero ragazzino, mio padre mi portava spesso allo stadio (che non si chiamava ancora Voltini) di Crema ogni domenica per il Crema A.C., e qualche volta anche per la Pergolettese. Il pubblico allo stadio era sempre scarso, e occupato più che a guardare la partita a stare incollato alle radioline per sapere se a San Siro, o in trasferta, cosa combinavano l’Inter o il Milan (per dire quanto interessare vero c’era per il calcio cremasco, da parte dei cremaschi), ma, ogni tanto, il pubblico dei “popolari” urlava contro l’arbitro, oppure stava moscio, e confondeva i giocatori dicendo “goooal” (perchè aveva segnato l’Inter), mentre l’attaccante della Pergolettese, aveva magari solo calciato malamente fuori dal campo. Vicino a me e mio padre stazionava sempre, perchè i tifosi sono spesso abitudinari, e cercano gli stessi posti, come se li avessero prenotati per tutta la stagione, un signore, un commerciante, sempre compito, silenzioso, che d’improvviso si alzò dal cuscinetto che aveva sotto il sedere (cuscino dell’Inter, che si apre come un libro) e sbraitò come uno sfegatato contro l’arbitro, non ricordo per cosa, dicendo: arbitro pirla, coglione, e altre brutte cose, finendo col dire: demagogo. Il termine, mi rimase impresso, e il tizio lo doveva aver sentito da qualche parte, quella parola lì, così, dopo anni, leggendo sul vocabolario trovai il significato di demagogo, bello complicato. Anche per “sovranismo”, molti sovranisti non sanno che vuol dire la parola “sovranista”, come quel tizio, conoscente di papà, tifoso cremino, Messa tutte le domeniche, che mi sorrideva e mamma diceva che era così per bene.

    • Sembra una barzelletta, un racconto copiato da Zavattini, da Achille Campanile, ma di storie così, ne avrei da raccontare, di colleghi al reparto ferramenta, al magazzino, nei cantieri edili che macinavano chilometri per un motomondiale G.P., o andavano in Germania a vedersi il Gran Premio Formula Uno. Uno di questi mi disse che aveva messo su casa, con una cucina moderna, e voleva riempire gli scaffali del salone, oltre che con la televisione tipo cinema, anche con dei libri, perchè fa bella impressione. E trovò la soluzione: in alcune vetrine d’arredamento notò dei libri finti, e chiese a me come procurarli. Serio serio.

  • Cari ragazzi, le cose come stanno sono i fatti: nelle ultime 24h sono approdati a Lampedusa 224 persone, in larga misura tunisini “in fuga” dalle patrie galere.
    Oggi a Pontida sotto il tricolore (non all’insegna della rosa camuna) c’erano 80milla persone che gridavano “liberta’, liberta’!”. Siamo lontani anni luce dai tempi di “Padania libera!” e dalle canottiere del povero Bossi.

    Al contrario i fans di Zingaretti si devono accontentare del solito comizio alle Feste dell’Unita’ davanti a quattro pensionati, mentre i fans di Renzi si chiudono a chiave dentro la Leopolda ad ascoltare le supercazzole di Maria Elena, il Bomba e i figuranti che cantano “Azzurro”.

    Andate pure avanti a credere che il popolo segue Salvini perche’ “e’ un grande comunicatore” e il vostro partito avra’ i giorni contati. Le cose come stanno dicono invece che gli italiani del gatto e la volpe che si sono impossessati del governo non ne vogliono sapere perche’ sono i rappresentanti del piu’ assoluto NULLA.

  • Le cose come stanno, Franco, sono quelle “narrate” dalla Lega, anche se è lo stesso Salvini a essere pienamente consapevole di essere caduto in trappola dal suo popolo, ma gli adoratori del Capitano non lo diranno mai.
    Alcuni filosofi hanno teorizzato la doppia verità: già una per gli addetti ai lavori (Giorgetti, ad esempio, che – assieme ad altri esponenti della Lega, è una persona “seria”) e una per “il popolo”.

    Sia chiaro: questo doppio registro non riguarda solo Salvini, ma forse, nel caso di Salvini e di questo specifico autogol (riconosciuto dai leghisti che non hanno le fette di salame sugli occhi), tocca il livello più alto.

    Certo, le “narrazioni” sono di tutti i politici: Berlusconi, Renzi…
    Compito di un blog (serio come il nostro) dovrebbe essere quello di andare “oltre” le legittime narrazioni a scopo elettorale: no?

    • Le cose come stanno, Piero, le dice “anche” l’ultima rilevazione Winpoll-Il Sole 24 ore (non la “narrazione” dalla Lega), che in completa discordanza con gli altri istituti di ricerca (Tecnè, Demopolis etc), dà i pentastellati al 16,6% contro la media del 19-20% delle restanti rilevazioni. Anche sullo stato di salute politica della Lega il sondaggio pubblicato dal Sole ribalta la narrazione: la Lega resta salda al 34% delle scorse Europee, mentre Fratelli d’Italia sfiorerebbe il 9%. Insieme 6,8% attribuito a Forza Italia l’eventuale coalizione di centrodestra arriverebbe al 49,7%. Poiché le forze di governo raggiungono a malapena il 40%, ne consegue che l’opposizione sfiora il 50%. Un’anomalia tutta italiana.
      Ma passiamo al gradimento del Conte bis, che pare non sia al massimo. Anzi. Il 55% degli italiani si dichiara apertamente contrario al governo mentre il 4% “non sa”. L’asticella si ferma pertanto al 41%, un numero che solitamente si raggiunge a fine legislatura, quando gli elettori sono sfiduciati e logorati dalla mancata attuazione delle promesse elettorali.
      I sondaggi sono aria fritta? Benissimo, ci mandino a votare e poi ce la raccontiamo.

  • Mah, sarà perchè a me piacerebbe che si andasse a votare ogni 5 anni, come prevede la costituzione e non quando ….. “a uno gli scappa”, xchè i sondaggi lo danno vincente!
    Chevvolete farci, sono un ragazzo del ’43 e nella Costituzione ci ho creduto, come ad una grande conquista della Democrazia conquistata, succeduta alla vergogna del fascismo (nonché della Monarchia!!!) , e ci credo ancora!

    • Perché, questa roba qua che ci è toccata sarebbe una democrazia?
      Da vocabolario: “democrazìa s. f. [dal gr. δημοκρατία, comp. di δῆμος «popolo» e -κρατία «-crazia»]. – 1. a. Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi.”
      Come fa il potere a “risiedere nel popolo” se chi meno lo rappresenta governa e chi più lo rappresenta viene escluso? Questo concetto sfugge sinceramente alla mia comprensione.

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