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ANNA ZANIBELLI

Fashion Week: la moda passa, lo stile resta… O è il contrario?

“La moda passa, lo stile resta”, così diceva la grande Coco Chanel quando ancora non sapeva che sarebbe diventata un’icona per le generazioni a venire. Ogni volta ripeto con ironia questa frase quando, al cambio di stagione, mi avventuro per le vie del centro alla ricerca di quel paio di capi destinati a rinfrescarmi il

“La moda passa, lo stile resta”, così diceva la grande Coco Chanel quando ancora non sapeva che sarebbe diventata un’icona per le generazioni a venire.
Ogni volta ripeto con ironia questa frase quando, al cambio di stagione, mi avventuro per le vie del centro alla ricerca di quel paio di capi destinati a rinfrescarmi il guardaroba. E scopro, con una punta di nostalgia, che la moda non passa, ritorna sempre, è ciclica. Come potrei dimenticare quelle scarpe, distrutte dopo un volo sul selciato con il motorino! Per non parlare dei jeans con i risvoltini, ricordo ancora mia madre chinata ai miei piedi mentre misurava, con precisione millimetrica, che fossero entrambi della stessa lunghezza. O la gonna pantalone portata alle medie, assieme all’orologio al quarzo oggi super trendy, spirato miseramente dopo l’ora di arte, affogato tra pitture acriliche e non. La felpa di quella marca americana tornata in auge, indossata la sera del mio primo bacio, a una festa di paese durante i fuochi d’artificio, in un momento di distrazione generale. Il chiodo in pelle nera, gli anfibi! La moda non passa, tempo qualche decennio e te la ritrovi lì, a stamparti in faccia un sorriso sognante, denso di ricordi, alla sola vista di una vetrina.
Tutti i giovani di ogni generazione hanno sperimentato quanto fosse determinante essere un po’ “alla moda” per sentirsi parte di un gruppo, di una cultura, di un modo di essere. Dalle nostre nonne, con le gonne a ruota anni 50, fino a noi oggi, che ci ritroviamo a comprare gli stessi vestiti di quando avevamo 15 anni. La moda è come la storia, si ripete.
E’ lo stile, tanto decantato dalla nostra Coco Chanel, che non resta, aimè. Perché lo stile è tutt’altra cosa. Lo stile nasce dal buongusto, dal carisma, dalla classe. E’ qualcosa che non si può imparare ma, per anni, è stato tacitamente tramandato, come un codice non scritto, finchè se ne sono perse le tracce. Ricordiamo Jacqueline Kennedy, Grace Kelly, Audrey Hepburn.
Quando c’è lo stile la firma sul vestito non serve più. Basta il portamento, il fascino di una persona, l’eleganza. Non a caso spesso viene oggi erroneamente interpretato il significato di “bon ton”, termine tanto amato dalla nostra Mademoiselle Coco. L’insieme cioè di buone maniere delle quali c’è una carenza spaventosa.
Oggi i modelli più gettonati sono coloro che urlano, litigano e strepitano in tv. Coloro che ostentano le firme sugli abiti e poi non sono capaci di cedere il passo o il posto sull’autobus a una persona anziana. Coloro che mancano di rispetto a camerieri, insegnanti, personale sanitario e operatori in qualsiasi struttura al servizio degli altri. Perché “fa figo” essere prepotenti e maleducati. Esibire vuotezza, volgarità e totale mancanza di gusto. Finchè la massima aspirazione è avere la macchina grossa e farsi i selfie con le labbra in fuori da postare su Instagram, lo stile sarà destinato a un tracollo vertiginoso.
Come la moda, dovrebbe esistere un ciclo che ritorna anche per tutte quelle cose che oggi passano nella più generale indifferenza, quando va bene, altrimenti guardate con un filo di disprezzo. Che un giorno possano quindi ritornare di moda la buona educazione, la classe, la sensibilità. Che siano di tendenza il rispetto, la discrezione, la gentilezza.
Cara Coco Chanel, se oggi “la moda resta ma lo stile passa”, tu chiudi un occhio e continua a ispirarci. Magari un giorno riscopriremo che l’eleganza dei modi, a differenza degli abiti, sarà il nostro migliore biglietto da visita.
Anna Zanibelli

ANNA ZANIBELLI

22 Set 2019 in moda

64 commenti

Commenti

  • Ciao Anna, benvenuta!
    Quello che assolutamente era assente ai “nostri tempi” era la invasiva presenza dei “social, che hanno evidenziato la loro straodinaria e potentissima capacità di far emergere e valorizzare coloro che sanno interpretare al meglio il peggio della nostra italica ( e nn solo) comunità!
    A questo dobbiamo rassegnarci, tranne che per il …”se liconosci li eviti” !!!

    • Un GRAZIE a tutti voi per l’accoglienza!

  • La forma é contenuto.

    • Non so se nelle ampie dissertazionii filosofiche su forma e contenuto vi sia questa posizione, comunque condivido Ivano, salvo che piuttosto può lo diventare, per le nuove prospettive che si aprono dopo che del proprio essere apparente si è fatto un biglietto da visita. Ma sul tema sarò pi chiaro in un commento dedicato.

  • Brava Anna, fai bene a rimarcare l’importanza dell’eleganza dei modi anziché degli abiti. Non so tu, ma io quando mi trovo in luoghi affollati e vengo inavvertitamente urtata ricevo le scuse solo da adulti e anziani, è raro che un giovane si giri a chiedere scusa. Ti sgrugnano, ti passano davanti nelle code, ti tagliano la strada in auto e in bicicletta, ti ignorano a piedi perché incollati allo smartphone, il tutto con assoluta naturalezza. Non tutti, certo, ma in larga maggioranza. Anche questo è il sintomo di un ciclo che si avvia alla fine, dubito che Coco Chanel in questo contesto si sarebbe trovata bene, né credo che avrebbe fatto amicizia con Chiara Ferragni.

  • Mi sembra un’ottima diagnosi, soprattutto in ambito femminile. Certo, anche in ambito maschile molte osservazioni centrano in pieno l’attuale sboccata cialtroneria di determinati contesti italiani e non solo, anche politici. Il fatto è che il maschio italiano più attempato, specie se di estrazione provinciale e per di più rurale, oltre ad aborrire le “mode”, si trova anche un po’ a disagio a porsi in ambiti discorsivi in cui si sottolinea l’importanza dello “stile”. Sarà perché vengono in mente gli “stilisti” e, a una certa età, certi aviti pregiudizi sono duri a morire.
    Non vi è comunque dubbio che un gentiluomo abbia a che fare con una sola firma: la sua. E che per lui l’eleganza consista nel passare inosservato, come disse un finto Lord molto poco elegante. Forse lo stile è anche l’opposto, per un uomo, del porsi in pubblico come “smart” e “trendy”.
    Per un padre e marito e nonno (penso anche a Crema e ai cremaschi), credo proprio che lo stile sia pure inversamente proporzionale alla cilindrata delle auto date ai figli, alla quantità di botulino usato dalla moglie e al numero di foto dei nipoti propinate ad amici e conoscenti.

  • Il termine moda è comune nell’arte dell’abbigliamento, e altro del nostro “non essenziale”, ma è comune anche alla matematica statistica. Per moda si intende il valore riscontrato con maggior frequenza, contro la mediana, il gruppo di valori vicini al centro di un grafico. Penso che la traduzione in capriccio e buon senso, rispettivamente, appaia corrispondente.Ora, penso, lo standard del vestiario dovrebbe essere adeguato alle condizioni climatiche, a esigenze eventuali di mimetismo, ma anche alla funzione nel regno animale della “livrea” cioè un forte segnale inviato visivamente, specie tramite il piumaggio (pavone ad es.).
    E allora, perché gli uomini cambiano continuamente modo di vestirsi? Perché ad esempio abbiamo abbandonato il tabarro, quanto mai adatto ai ritmi di vita moderna per praticità?
    Una risposta valida Anna ce la da’: senso di appartenenza al gruppo. La seconda, la stessa valida per i gioielli, ostentazione di ricchezza nel mostrare il superfluo. Calma che ci arrivo.
    La moda è così innocente? “Abboccare” alle mode vuol dire essere costituzionalmente pronti ad asservirsi al ruolo degli influencer (effetto pifferaio magico). D’altra parte se andassi in giro per Crema col tabarro si direbbe che voglio mettermi in mostra, far l’originale, e neanche questo va bene. Non resta che, come per tutti i cambiamenti, linguistici ad esempio, esercitare una certa resistenza, restar nella mediana, e cedere quando si inizia a puzzar di muffa, senza chiudersi, perché il miglioramento vero può raggiungerci anche sull’onda della moda, ad esempio un tabarro, che so, elasticizzato, fatto con un tessuto a memoria di forma e rifrazione termica variabile. Fenomeno pericoloso e diseducativo, dicevo. Appena trasmesso un podcast sulla democrazia, ci troviamo a tornarci sulla via del vestiario: per me il fenomeno, emerso in tutta la sua potenza col benessere della società industriale, è tutt’altro che innocente e fiacca la capacità di resistenza alle suggestioni. Una conferma storica? Il personaggio greco più fighettone della storia del Peloponneso fu Alcibiade (inventore del mantello a struscio, del taglio della coda dei cani…). Chi fu più spregiudicato politicamente e nocivo per Atene?
    Eleganza femminile? Seguite le hostes, sobrio, gradevole, per molti sexy (tma abbastanza da far passare la paura del volo a un mio amico), piccoli tocchi di aggiornamento senza stravolgimenti.
    Ultima, per Anna: il “grazie per voi” ormai è tardivo, al secondo post sei già di famiglia. Brava.

  • Naturalmente tutto è riconducibile alle pulsioni sessuali. Come tutti i nostri comportamenti del resto.

    • Umhhhh. Frequento le letture psicanalitiche, ma mi attengo a un modello personale; tre istinti primari: salvaguardia e promozione individuale, riproduzione, socialità, che originariamente era una subordinata, ma via via ha assunto carattere di autonomia. l’apparire direi che c’entra in tutte e tre, ma visto che non si mangia è prevvalente nella sezione destra. Ma questa è solo una mia classificazione dei motori comportamentali primari. Ci stiamo allontanado troppo dall’ago e filo.

  • Richiamato all’ordine. Obbedisco.

  • “Vuotezza, volgarità e totale mancanza di gusto”.
    Mi viene spontaneo, Anna, ricordare il video shock che mi è capitato di vedere giovedì sera a Piazza pulita (una trasmissione che non vedo quasi mai): il video di Carola Rakete che scendeva dalla scaletta della nave accolta da un coro di insulti a sfondo sessuale da parte del popolo che inneggia a Salvini.
    Confesso: mi sono vergognato di essere italiano.
    Mi sono vergognato nel toccare con mano dove siamo scesi così in basso in termini di “volgarità” e di “mancanza di gusto”.
    Se i lettori di CremAscolta volessero vederlo, lo troveranno sicuramente sul sito de La 7 (trasmissione Piazza pulita di giovedì scorso): mi piacerebbe sapere se avranno la stessa sensazione.

    • Piero, non facciamo della demagogia. Quattro individui che sbraitano non sono “il popolo che inneggia a Salvini”. Comunque, anche se non l’ho visto, immagino lo spettacolo indecoroso, la volgarità becera e incivile. Del resto, c’era allora un governo che seminava odio, rancore e paura. Anch’io avrei preferito che, invece di insultarla, avessero accolto la Rackete con le buone maniere e, con delicatezza, l’avessero messa in galera per 20 anni. Poi, rispettando le regole del galateo, avrebbero dovuto affondare la sua nave. Anch’io mi sono vergognato di essere italiano quando ho visto una criminale (la Rackete) che se ne tornava tranquillamente per i fatti suoi ricevendo scuse ed encomi. O tempora…
      (ma in questo post si parla d’altro, lasciamo perdere la malavita organizzata)…

  • Non facciamo demagogia, certo, ma, come spesso accade sul web, e sempre con pseudonimi o firme false, segnalo i duri attacchi che la cantante Emma Marrone sta subendo in queste ore, sempre da parte di leghisti, dopo aver interrotto il suo lavoro perchè malata di cancro. Tutto questo perchè? Per aver attaccato durante i suoi concerti la politica di Salvini. Sempre a proposito di eleganza. Chissà se uno di questi attacchi è a firma del signor Cadè sotto falso nome. Non credo. Cadè, uomo tutto d’un pezzo ha il coraggio delle sue opinioni. Inaspettate. E’ proprio vero, non si finisce mai di conoscere.

    • Io non so chi sia Emma Marrone. Ma non si può discutere di politica prendendo spunto da quello che dei deficienti scrivono sui social. È un letamaio dove l’appartenenza politica è solo un medium di psicopatie, non c’entrano destra o sinistra.

    • Chi insulta deve aspettarsi, poi, di venire a sua volta insultato.
      Chi di spada ferisce ….. dice il saggio.
      Comunque non capisco la guerra ai social da parte di chi si beve tutte le str***** della carta stampata. Caso mai potrei dirne male io, che evito accuratamente sia l’uno che l’altro. Ma in realtà l’argomento non m’interessa minimamente. E’ un non-problema.

  • Signor Cadè, Lei sottovaluta il potere dei social. Senza quelli i 5* non sarebbero al governo. Senza parlare della propaganda di Salvini e dei suoi selfie, anche farlocchi. Egregio signor Cadè, i social sono lo specchio della società, tutta.

    • Io non mi ci specchio mai. Sono un asocial.

  • Non mi pare proprio. Anche Cremascolta é un social e Lei si esprime, non dico confronta, parecchio.

    • Ma io non mi specchio affatto in cremascolta. Scriverci è solo una cattiva abitudine.

  • Interessante Rita, né social né carta stampata. E allora dov’è che ti fai informazione, tu che sai tutto?

  • Interessante Rita, né social né carta stampata. E allora dov’è che ti fai informazione, tu che sai tutto?

  • Suppongo “La moda passa ,lo stile resta “sia OK.
    Che dire di una donna che t’inventa il profumo “Chanel N.5”,e che ama la canzone “Qui qua vu Cocò”

  • Sono fortemente tentato dal tirar fuori uno degli “n telefonini” che dallo Swatch iniziale (un chiletto circa, color bordò, con una tastiera da ….macchina da scrivere), si sono succeduti prima di diventare progressivamente, a “nostra inasputa” “smartphone”.
    Una cosa che sia solo un telefono, che suona quando qualcuno ti chiama, e non un tiranno, delatore che ti impone di essere…. sempre “connesso”!
    Per via delle “mode” che ritornano…..chennedici Anna?

  • Non intendevo, certo, Livio, coinvolgere l’intero popolo di Salvini (conosco moltissime persone della Lega che non avrebbero mai pronunciato quegli insulti): mi riferivo a quel gruppo organizzato di sicuro dalla Lega per accogliere con le… buone maniere il nemico di Salvini.
    Non entro nel merito, Livio, dei tuoi giudizi su Rakete (ognuno crede alle “narrazioni” che preferisce), ma mi sono permesso di toccare il tasto del “linguaggio”, un linguaggio sempre più “incattivito” non solo dai social, ma anche dalla “faziosità” (non della politica – che è un’altra cosa), ma dei “partiti” (e non i riferisco, naturalmente, solo alla Lega).

    E’ questo che mi ferisce.
    Come quando sento con un linguaggio sprezzante chiamare “gretini” tutti coloro che manifestano per un pianeta meno inquinato: mi vergogno di essere italiano.

    • Piero, quali narrazioni? Se uno viola la legge, di solito, deve pagarne le conseguenze. A meno che non si usino diversi pesi e misure (ovvio che si usano).
      Sui ‘gretini’, certamente tu sai che ‘cretino’ viene da ‘cristiano, perché si pensava che i cristiani fossero degli illusi, degli ingenui, come i ‘gretini’. Mi sembra vi siano altre cose di cui vergognarsi.

    • Incredibile. Uno straniero che viene in Italia a speronare una motovedetta della Guardia di Finanza, sputa in faccia pubblicamente a un Ministro dell’Interno democraticamente eletto, viola leggi e regolamenti dello Stato, sarebbe il frutto di una “narrazione”? C’è davvero da vergognarsi di essere italiani. Mi chiedo come possa andare avanti un Paese dove esistono pensieri deviati di questo genere.
      Quanto ai gretini non so se qui, in questa piazza, qualcuno sia nato ieri.
      E’ tutto talmente evidente. Si auspica la nascita di un nuovo sessantotto (stavolta fatto dai bambini, i giovani sono già fusi, tra un po’ entreranno in scena i neonati) per distogliere l’attenzione delle masse consumatrici dai problemi veri. Intanto comprate le rinnovabili e le auto ecologiche che la Germania ha bisogno di soldi, pagate di buon grado le eco-tasse e godetevi i green-show rappresentati dal circo mediatico. Per le cose serie ci sarà tempo più avanti. Forse, si vedrà.
      In tempi di politically correct sembra sia proibito mandare al diavolo la pallida svedese incoraggiandola a studiare prima di voler bacchettare il mondo intero. “Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, tuona la novella Jeanne d’Arc da un palazzo di vetro zeppo di personaggi totalmente ininfluenti sulle sorti dell’umanità, che vengono decise altrove. Il tutto facendo ben attenzione (l’hanno imboccata bene) a non inserire alcuna specificazione per quanto riguarda chi starebbe usurpando chi, in quali forme e in quali misure. Un distillato d’ipocrisia.
      Chi ha deciso, comunque, di votarsi alla causa del totalitarismo della bontà, cerchi almeno di non fare il maestrino ad ogni costo. Si ricordi che sta semplicemente esternando il suo pensiero, non “il” pensiero :
      http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/contro-informazione/le-grandi-menzogne-editoriali/7903-il-totalitarismo-della-bonta

    • La narrazione la facevano quelli del PD: “questo governo semina odio e paura”. Neanche Robespierre incuteva tanto terrore! E infatti si è visto. Una capitana tedesca ci scarica dei migranti clandestini, viola le leggi dello Stato, attacca una nostra nave militare e, in combutta coi suoi avversari politici, sbeffeggia il terribile ‘dittatore’ e offende lo Stato italiano. Cosa fa un dittatore feroce, seminatore di odio e di paura, in questi casi? Chiude la capitana fuorilegge per trent’anni nei piombi di Venezia? Espone la sua testa mozzata nel porto di Lampedusa? No, peggio, molto peggio: permette che quattro ‘ultras’ le gridino qualche parolaccia, come allo stadio. Che orrore! Che vergogna! Per fortuna “è finita la stagione dell’odio” (Zingaretti). Ora vedremo colare il miele dal cielo e, tra gli ‘osanna’ dei buoni, potremo finalmente ritrovare la pace e l’amore.

    • Fra l’altro, non mi pare che il feroce dittatore abbia censurato tivù o giornali o social, dove era continuamente ingiuriato e sputtanato. Altro aspetto insolito per un tiranno. Vedo invece che da quando si è impoltronato il governo dell’amore, dei buoni, dei serenissimi, hanno cominciato a chiudere canali youtube e profili social dissidenti. Sicuramente lo fanno per il nostro bene.

  • Rispondo a Franco ricordando con una punta di ironia il mio primo Telefonino Ericsson color blu apparso quando andavano di moda le borsette mini! Praticamente con cellulare di un kg, due banconote e il mazzo di chiavi non c’era posto nemmeno per lo scontrino di un caffè, in tal caso avrebbe potuto esploderti la borsetta. Potrebbe essere uno spunto per scrivere qualche divertente ricordo su questi nostri primi maldestri approcci alla tecnologia!

  • E dopo il tabarro a memoria elastica di forma e tenuta termica variabile (quello che indosserà il mio uomo del 3000) un esempio molto pratico di stupidità modaiola che riguarda noi maschietti: ma quante volte abbiamo cambiato la moda delle mutande? Non è che le si dovrebbero vedere tanto, ma soprattutto se sbagliate sono dannosisssime per gli “attributi” di cui madre natura ci dota, specie durante la guida. Pare faccciano venire adddirittura il mal di testa! Eppure… anche nel momento più basilare della vestizione siamo vessati dal dover scegliere ed essere alla moda, lì dove è così facile capire che esiste un solo modello congruo alla sensbilità delle nostre fattezze naturali: a pantaloncino modicamente elasticizzato. Eppure dalla succintissime Eminence strizza testicoli anni settanta agli incontinenti boxer in cotone anni 2000, favorenti un insano ballonzolamento, non ci siamo rassegnati a uniformare il gusto.
    Meglio gli scozzesi che hanno risolto il problema alla fonte: niente mutande sotto il kilt!

    • Almeno I miei slip erano attinenti. Qui si va a ruota libera!

    • Adriano, che brutte immagini che evochi. 😀😁😂

  • Adriano, sai come va. Comunque, qui la colpa è di Piero. Ha usato una citazione (“Vuotezza, volgarità e totale mancanza di gusto”) come pretesto per fare un’altra delle canoniche tirate anti-salviniane (chi vota PD deve farlo almeno una volta al giorno, come regola igienica). È sicuramente più elegante parlar di mutande.

  • Non ho la pretesa, Livio, che tu mi legga: io sono forse l’unico “non-salviniano” (che non vuol dire appartenere a un partito) a tessere più volte, anche con post ad hoc, degli elogi a Salvini.
    Mi dispiace, quindi, che tu scenda sul terreno partitico: io mi vanto di usare la mia testa che uso per esprimere le mie valutazioni, sulla base delle poche conoscenze, qualsiasi politico).
    Non ho approfittato del post per accusare Salvini (non ho cause da difendere né bandiere da abbracciare), ma perché mi sembrava calzante parlare del “linguaggio” tipico dei manichei (di oggi ma anche di ieri), un linguaggio (fino a ieri anche dei 5 Stelle) che ritengo dannoso per la convivenza civile: sulle opinioni ci si confronta, non ci si insulta.

    A proposito di Carola Rakete, poi, non seguo la “giustizia popolare” o di partito: attendiamo i giudizi (tre gradi di giudizio) della magistratura (tutta rossa?).
    Personalmente, ho letto pareri di ex giudici della Corte costituzionale che sostengono tutto il contrario della “narrazione” a cui tu credi (tutti rossi?).

  • Ma dai, Piero, io non scendo su nessun terreno partitico perché non voto per nessuno e non ho simpatie politiche (a parte il PD che mi fa ribrezzo). Cerco di osservare e di capire cosa succede. La propaganda della sinistra contro Salvini ha assunto toni grotteschi e ridicoli. E gli insulti e le minacce di morte che il leader leghista riceveva in continuazione, e quelli che lo volevano appendere a testa in giù ecc., non erano fenomeni di odio incoraggiati da qualcuno? No, era la giusta ‘protesta democratica’.
    Se neghi di aver colto un pretesto per fare una tirata contro i leghisti, menti sapendo di mentire, su, siamo onesti. Hai detto, “mi sono vergognato di essere italiano”. Per così poco? Io mi vergogno molto di più per questo governo.
    Difendere i confini di un Paese dall’immigrazione clandestina mi sembra una delle condizioni fondamentali di una società. Come il far rispettare la legge.
    E in effetti, la magistratura politicizzata è un grave problema.

    • Piero, devo rettificare: non credo che tu menta sapendo di mentire (che è la prassi di ogni buon politico). Penso invece che tu creda sinceramente alle ‘narrazioni’ che si adattano meglio ai tuoi pregiudizi, come è normale. Così, suppongo, tu credi sinceramente che la Rackete abbia esercitato un dovere umano e cristiano nell’aiutare dei ‘naufraghi’, credi sinceramente che sulla sua nave esistesse uno stato di ‘necessità’ che legittimava la sua azione illegale e credi sinceramente che sia stato un atto di coraggio da parte sua violare la legge e aggredire dei militari italiani per ragioni ‘umanitarie’ (Antigone contro Creonte!). Poi credi sinceramente che il magistrato che l’ha scagionata abbia applicato correttamente la legge. E, suppongo, credi a queste narrazioni perché corrispondono a una tua idea di ‘bontà’ e di ‘solidarietà’ come valori che stanno al di sopra della legge. E in questo ti do ragione. Solo che nei fatti in discussione io non vedo nessuna ‘bontà’ o cose simili.
      Credo al contrario che usare retoricamente questi valori per coprire manovre politiche o economiche sia “vuotezza, volgarità e totale mancanza di gusto”.

  • E per chiosare mi scuso delle brutte immagini evocate dagli slip, come dice Ivano. Intendevo solo parlare del più essenziale e basilare indumento del vestiario, del sesso maschile, il meno influenzabile dalle mode, dicono, e nemmeno riusciamo a metterci d’accordo! Si è sollevato un bel vespaio. Ho solo da dire che adesso nessuno faccia l’offeso, infantilmente. Sono i bambini infatti che dicono “è stato prima lui!”. Epoca di paure e transizioni, il clima è rovente, non solo quello meteo, e la polemica sboccia come gli incendi con la siccità (autocombustione? Mah). Io voglio leggere questa polemica come segno di vitalità, anche se è costata in passato l emarginazione di alcune figure di brillante ingegno quanto permalose (non voglio dire che al tempo non si sia superato il limite, solo si poteva anche sorvolare, visto che le vere offese gratuite Franco, come caporedattore, provvede a obliterarle). Come presidente, da voi voluto, mi limito a piccoli suggerimenti: sempre meglio prima scrivere su un foglio e solo il giorno dopo sul blog, ma solo se la notte è stata soddisfacente. E se proprio la divergenza non si sana non ne facciamo una tragedia, purché sia stata espressa senza offese. Sentivo ieri un’intervista con un gruppo musicale di dieci elementi che si vantavano di coprire tutto l’arco parlamentare, e oltre, mantenendo l’armonia musicale e l’amicizia. Che così sia.
    No, niente amen!

    • Bel suggerimento. Hemingway diceva che si deve scrivere da ubriachi, ma si deve correggere da sobri.

    • Il commento di Piero ha impresso una deviazione radicale rispetto al tema del post. Possiamo ‘resettare’ e tornare a parlare di mutande. In ogni caso, Adriano, io mi dissocio dal tuo concetto di ‘armonia’. Bisogna risanare le divergenze? E perché mai? L’armonia vera è dialettica di opposti, tensioni e distensioni, tesi e antitesi. Sai che noia uno stesso accordo continuamente ripetuto, senza dissonanze! Questo è il tempo della lotta, della resistenza, e lo sarà sempre di più. E se qualcuno sente che vengono offese le sue idee o i suoi valori, bisogna metterlo nel conto. A forza di ‘ragionamenti pacati’ e di ipocrisia siamo arrivati a una terribile stagnazione intellettuale e a forme di totalitarismo sempre più subdole. La gente prima o poi si ribellerà. E non funzionerà in eterno il trucco “dormi che ti passa” (ovvero la “distrazione di massa”). Non sarà possibile rimandare per sempre rivoluzioni e conflitti violenti. E stamattina non ho bevuto.

    • Sono d’accordo Livio, questo è il tempo della resistenza e della lotta. Siamo (nostro malgrado) implicati nella battaglia finale. Le prossime generazioni avranno tempo più avanti per parlare di mutande.

  • Moda! Parola magica addensata di molteplici significati dal tempo e dalle varie culture e anche in questo caso Anna mi da l’opportunità di riflettere. Teoricamente sarebbe il modo di essere secondo la tendenza del momento, meglio, ciò che gli addetti ai lavori definiscono come tendenza, all’interno di determinati canoni di eleganza, buon gusto, novità; in pratica una forma d’arte che riguarda l’estetica di tutta la nostra sfera esistenziale. Chi decide e sulla base di quali parametri stabilisce che quest’anno va “di moda” il giallo, le scarpe basse con o senza calze, l’ombelico in vista (d’inverno perchè d’estate è naturale), i capelli sciolti o con la cofana, i jeans che scoprono le natiche. Posto che la moda sia una forma d’arte, come tale dovrebbe essere l’interprete del suo tempo, ma tolti alcuni veri artisti dello stile il resto è solo mercato, perchè non mi si dica che ciò che vediamo sulle passerelle poi ce lo mettiamo. Addirittura “la moda” a volte si impossessa dell’arte e si autodefinisce New Dada, Pop, Minimal, Funk e ne scimmiotta i valori fondanti. Facendo solo l’esempio della Funk Art, che non è il massimo dell’estetica, il termine significa arte della paura, o se vogliamo tra il povero e lo strambo, nasce come fenomeno di reazione sociale e di rinnovamento culturale contro un galateo borghese che ci voleva ben vestiti. Così i pantaloni ben stirati e cadenti a due centimetri dal tacco non si stirano più e cadono una spanna sotto, si mettono i maglioni che tutti buttano, non ci si siede sulle panchine, ma sul marciapiede e nacse una vera e propria cultura. È qui che arriva la “moda” e allora il maglione bucato non è più quello del nonno, ma con i buchi fatti in fabbrica e con la griffe ben visibile, i pantaloni rovinati dal tacco non sono usciti dall’armadio di papà, ma portano il marchio D&GLineafunk e sono tutt’altro che gratis. È solo manierismo e si verifica quasi sempre: quando il businnes si impossessa dell’arte la sua parabola rivoluzionaria è già finita e i veri artisti hanno imboccato altre strade.

  • E venne Cigoli Sergio (ben arrivato!) a risospingerci in argomento!
    Brevemente ( e passoechiudo, perchè ieri dei lavori stradali, qui a Ripalta Apina dove risiedo da una trentina, hanno tranciato il cavo tel e devo inventarmi improbabili collegamenti in rete) più che la moda, personalmente mi industrio di coltivare un mio “stile” nell’abbigliarmi, in ciò favorito da un grosso armadio guardaroba che, negli anni (ahimè, quanti) si è rimpinzato di roba (in pratica nn ho mai buttato quasi nulla!).
    Quindi qualche cosa …..”ritorna”, Anna, gioco forza!
    Non risponderà tutto ciò ai dettami della moda, ma senz’altro è significativo rispetto ai miei gusti ed al personaggio del quale sono interprete.

  • Non credo a nessuna narrazione (non ho… pregiudizi), Livio, mentre tu, sì, che ci credi. Ciò in cui non credo è la “giustizia” politica.
    L’Italia è uno Stato di diritto e toccherà ai magistrati (nei tre gradi di giudizio) a stabilire chi ha violato e chi ha rispettato le leggi!
    Tutto qui.
    Cerco di stare il più possibile lontano dai partiti, da tutte le fazioni.
    Il post di Anna mi ha solo dato l’occasione di esprimere una mia riflessione sul “linguaggio” diffuso nel nostro tempo (che non è solo quello che ha a che fare con la Lega – il linguaggio dei social viene molto prima di Salvini!): un linguaggio che può fare del male.
    E questo non ha nulla a che vedere con l’assenza di indignazione: io sono, forse, più indignato di te e, almeno come te, vorrei una “rivoluzione di sistema”.

    • Quindi, la tua opinione sul caso Rackete (sappiamo che l’hai sempre difesa), o su ogni altra questione, non dipende da ‘narrazioni’ o pregiudizi, è la pura verità, mentre l’opinione degli altri è solo prodotto di ‘narrazioni’ e pregiudizi?

    • Quelli che ‘sanno’, come Piero, lo troveranno inutile. Quelli che invece semplicemente ‘credono’ a delle narrazioni possono trovare interessante questo confronto tra due ‘narrazioni’ diverse:

      https://www.youtube.com/watch?v=lAub6hkrjqE

    • Attento a come parli, Livio, o la mannaia destinata ai “pre-giudicanti” calerà anche su di te. E intanto che si perde tempo con le scempiaggini della Rackete o della Thunberg di turno, la censura continua il suo cammino. Docenti universitari come Gervasoni vengono accompagnati alla porta, profili facebook non graditi vengono oscurati, siti internet dissidenti vengono zittiti. Chiamasi “vigilanza democratica”.
      E’ di questi giorni la censura della pagina Fb di Marco Di Eugenio che tempo fa aveva pubblicato un articolo ironico di Veneziani dal titolo “Il prossimo segretario del Pd sarà negro”. Hanno risposto alle sue rimostranze che l’algoritmo blocca automaticamente la parola “negro”, non è colpa di nessuno.
      Bei tempi quando Pasolini era libero di dire che la Democrazia Cristiana era un’associazione di stampo mafioso, oggi se dici la stessa cosa del Pd (che è la prosecuzione della Dc) ti blindano all’istante. La caccia al dissidente, ribattezzando razzista, fascista, nazista, sessista, xenofobo, omofobo, e via dicendo è aperta

    • Rita, a differenza di Piero, io ammetto di avere dei pregiudizi. Ma se uno vuol portare esempi della “vuotezza, volgarità e totale mancanza di gusto”, può scegliere tra centinaia di fenomeni di linguaggio degradato, osceno, insultante, violento ecc.. Piero, che non ha pregiudizi, parla infatti di aver solo voluto riflettere su un “linguaggio diffuso nel nostro tempo (che non è solo quello che ha a che fare con la Lega)”. Però, per pura coincidenza, ha scelto un esempio preciso, accusando di ciò “il popolo che inneggia a Salvini”. Questo crea il sospetto che anche Piero abbia alcuni pregiudizi e alimenti alcune ‘narrazioni’. Piero dice anche che cerca “di stare il più possibile lontano dai partiti”. Questo vuol dire, a rigor di logica, che è equidistante tanto dalla Lega quanto dal PD. Io invece avevo capito un’altra cosa, probabilmente a causa dei miei pregiudizi.

    • Mah, se si vuole “riflettere sul [pessimo] linguaggio diffuso nel nostro tempo” ci vuole poco. Basta osservare i messaggi pubblicitari che vengono normalmente trasmessi in fascia protetta, campeggiano sui tabelloni pubblicitari e fanno sfoggio di sé nelle edicole. Al confronto le espressioni inappropriate di Salvini (che peraltro io non vedo, forse perché per me la volgarità è interiore più che esteriore) sono barzellette.
      Non capisco, comunque, perché ci si debba vergognare della propria appartenenza al Pd.
      Siamo tutti abbastanza adulti per assumerci la responsabilità delle nostre idee. O no?

    • Hai ragione, la volgarità è un tratto interiore. E io penso non vi sia linguaggio più volgare della ipocrisia. Ne abbiamo avuto un esempio disgustoso nei discorsi dei PD e dei 5* fatti in occasione della fiducia al Conte bis. E ne abbiamo esempi quotidiani nelle parole – non importa quanto eleganti, pacate, razionali – degli pseudo-ambientalisti, degli pseudo-umanitari, degli pseudo-libertari ecc.. Non è solo vuotezza e volgarità intellettuale, è anche una forma subdola di violenza, che corrompe le coscienze. Dobbiamo liberarci di questo marciume, ricreare un’ideologia filosofica, sociale, economica, che riaffermi i valori fondanti della vita. In caso contrario, la nostra distruzione è incombente. L’eleganza nel parlare non è essenziale.

  • Io, ad esempio, non appartengo al Pd, e credo neanche Piero. Diciamo che io scelgo la moderazione piuttosto che gli estremismi. Già scritto un sacco di volte che tra il male minore scelgo quello che mi sembra il meno peggio. Scoppierà una rivoluzione, una nuova lotta armata? E’ probabilissimo, ma non voglio esserne complice. Indipendentemente da logiche di partito io credo che se si potesse in qualche modo ritardare il disastro questo sarebbe l’auspicio migliore. Se poi qualcuno non vuol trarre insegnamento dalla Storia pazienza. E senza tirare in ballo la presunta egemomia delle Sinistre io mi chiedo sempre se gli estimatori del Capitano abbiano gli anticorpi critici per soppesare le parole del loro capo. Se così fosse non avrei nulla da obiettare, è questa la democrazia, ma qualche dubbio mi viene continuamente e niente riesce a fugarlo.

    • Io credo che questi nostri discorsi andrebbero trasferiti in altro post, qui c’entrano come i cavoli a merenda (a meno di non ridurre anche la politica a un fatto di mode).

  • Ha ragione, io l’ho già detto tempo in altro titolo. Gira e rigira si finisce sempre in politica. Per tutti i post basterebbe lo stesso titolo.

  • Rimaniamo pure in tema di eleganza e/o volgarita’. E’ piu’ elegante l’uomo pubblico che parla con un ritmo soporifero per un’ora e mezza senza dire un bel nulla, o l’uomo pubblico che comunica una sola cosa ben precisa per volta utilizzando un linguaggio comprensibile al di la’ di ogni ragionevole dubbio? E’ piu’ volgare il tipo prete-mancato che briga in sagrestia per raggiungere uno scopo, o il passionario che dice in chiesa davanti a tutti cio’ che pensa? A ognuno il suo stile, notoriamente chi si assomiglia si piglia.
    Quanto poi all’appartenenza o meno al Pd, e’ chiaro che non c’e’ bisogno di avere in tasca la tessera per dichiararsi tali, se si parte dal presupposto che Pd e’ sinonimo di “meno peggio” allora si e’ del Pd. Altrimenti si fonda un altro partito.

  • “Una cosa ben precisa per volta”? Intendi “sempre quella”, sineddoche di tutti i mali d’Italia?

    • Ma che fortuna che la cosa detta sia sempre quella!!! Costretti a doverci rapportare con personaggini volgari e arrivisti che danno versioni diverse dello stesso fatto a distanza di 24h, smentendosi da soli in continuazione, direi che si tratta di una rara manifestazione di eleganza.

    • E a proposito di eleganza…”sineddoche”. Neanche Conte oserebbe tanto.

    • Però, ragazzi (si fa per dire), è sempre il solito giro, Macalli, Rita, Cadè, Macalli, Rita, Cadè, Macalli, Rita, Cadè… E poi il signor Macalli non mi insulta neanche più. Questo mi preoccupa. Cosa ho sbagliato?
      Comunque, senza di noi scenderebbe sul blog una pace sepolcrale. Si sentirebbero i grilli cantare, lo stormire delle foglie, la riposante risacca. Siamo dei disturbatori della quiete pubblica.

  • Per chiarire – se non sono stato sufficientemente chiaro (capita a tutti) – la mia riflessione, puntualizzo che ho preso solo lo spunto di quel… pezzo di popolo di Salvini che ha accolto Carola Rakete (insulti così volgari e così osceni che mi hanno davvero ferito come persona). La politica nella mia ottica c’entra, ma poco: in più occasioni mi sono permesso di dissentire da certi modi… degradanti di fare la satira (e non contro Salvini).
    Parlando poi di “gretini”, è un termine che io vedo diffusissimo sui giornali che sono tutt’altro che “salviniani”.
    Mi interessa il linguaggio, il costume, linguaggio e costume che esplodono nei social (da qualsiasi fazione).

    • La vera massificazione si fa in questa finta resistenza, che in realtà è frutto di disagio, a questo nuovo afflusso di linfa vitale: finalmente dei giovani fattivi, bravi anche quando insensatamente a volte facevano barricate, e c’eravamo, ancor più bravi ora che sperano in un futuro, non migliore, solo un futuro. E scusate, un nonno e uomo di scienza non potrebbe dire altro.Ma scussate soprattutto se derogo a un ruolo, un presidente non dovrebbe prendere posizione. E torniamo infine all’ago e filo!

    • Caro Piero, io invece sono stata ferita come persona dall’atto di forza della Rackete che si e’ permessa di venire in Italia a sputare in faccia agli italiani andandosene impunita grazie a un sistema giudiziario che fa acqua da tutte le parti. Trovo questo episodio di una volgarita’ inaudita, come la maggior parte dei cittadini onesti di questo martoriato Paese, e spero che nessuno tiri fuori la fake del “salvataggio naufraghi” riferito a un’azione dichiaratamente (l’ha detto lei) politica.
      Parte comunque da un pregiudizio la definizione “popolo di Salvini” riferito a quanti hanno accolto lo sbarco della no-global tedesca con una raffica d’insulti. Si sono presentati? Li conosci, o l’ha detto Repubblica? Chi ti dice che non fossero elettori del Pd o di Forza Italia? C’e’ bisogno di avere la tessera di un partito per dire parolacce? Non si puo’ essere maleducati e basta?

  • Circa le osservazioni di Liivio sui numeri i riliievi parlano chiaro: c’è ascolto, basta andare sulla pagina F.B. di Cremascolta per accersene. Purtroppo devo dire che molta gente è intimorita dal partecipare alla discussione. Troppo autorevoli o troppo litigiosi?

  • Ciao, sai non sono d’accordo, è vero che il grosso della popolazioni abbia dubbi gusti, ma è sempre stato così, lo stile è qualcosa di più ricercato, intimo, personale e una persona che lo ha non lo perde, solitamente ha anche personalità, ma la massa invece segue le mode, mode che sono passeggere, e anche se possono tornare anche ciclicamente, alcune si altre no, ma di fatto passano e non restano, sono limitate a dei periodi più o meno lunghi.
    Perciò di fatto è sempre valida la frase di Coco

    • “….Rino, sfodera scuse plausibili…..”
      “…..Rino, non riconosco gli aneddoti …..( Enzo Jannacci-30 Anni Senza Andare Fuori Tempo (1989) “Silvano”)
      https://www.youtube.com/watch?v=UUQVQcfAHNY

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