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PIETRO MARTINI

Voto ai sedicenni

Da tempo se ne parla. Ma poi, alla fine, non se ne fa niente. Si tratta del diritto di voto ai sedicenni. Di recente Enrico Letta ha rilanciato la proposta, dopo che negli ultimi anni altri esponenti politici, di diverse formazioni partitiche, avevano presentato in questo senso proposte di modifica costituzionale. Anche la Lega lo

Da tempo se ne parla. Ma poi, alla fine, non se ne fa niente. Si tratta del diritto di voto ai sedicenni. Di recente Enrico Letta ha rilanciato la proposta, dopo che negli ultimi anni altri esponenti politici, di diverse formazioni partitiche, avevano presentato in questo senso proposte di modifica costituzionale. Anche la Lega lo aveva fatto nel 2015, con Massimiliano Fedriga primo firmatario del testo depositato alla Camera l’11 novembre di quattro anni fa. I Socialisti avevano in precedenza depositato una loro proposta, come altri prima ancora. Insomma, pare che l’attuale convergenza tra il PD e il M5S sul voto ai sedicenni trovi radicamenti politici in non poche prese di posizione precedenti, nell’arco di una vasta, anche se non completa, rappresentanza parlamentare.

 

Visto il collegamento del diritto di elettorato attivo al raggiungimento della maggiore età, con l’abbassamento di questa da 21 a 18 anni (con la riforma del 1975) da diversi decenni in Italia si vota a partire dai 18 anni. Non per il Senato, dove si vota dai 25 anni in su, sempre in base al dettato costituzionale. Per cui è sorta subito la domanda: se la regola generale, per le elezioni politiche e amministrative, diventa quella del voto a 16 anni invece che a 18, perché non abbassare anche il limite per il Senato, ad esempio da 25 a 21? E ancora: non varrebbe la pena di abbassare pure i limiti per il diritto di elettorato passivo, oggi di 25 anni per la Camera e di 40 per il Senato, sempre per previsione costituzionale? Magari, rispettivamente, a 21 e a 30 anni? Certo, lo stesso termine Senato mal si concilierebbe con una composizione comprensiva di una parte di trentenni. Tutto questo solo per dire che nelle ultime settimane l’argomento del voto ai sedicenni sta tirandosi dietro diversi discorsi di revisione anche degli altri limiti di età previsti dalla nostra normativa.

 

E c’è di più: data la stura al dibattito, si comincia a proporre anche l’abbassamento da 18 a 16 anni dello stesso limite della maggiore età, magari basandosi su esempi esteri o addirittura su talune risalenze storiche. Il che potrebbe portare a ulteriori conseguenze, sia in ambito civile che penale. Si pensi ad esempio ai limiti di età per l’imputabilità o per la capacità nelle fattispecie di alcuni reati, riguardo alla responsabilità del reo o alla posizione della vittima. Insomma, il dibattito ha cominciato a spaziare parecchio. Ovviamente, tutto ciò non esclude che anche stavolta non se ne faccia nulla. Non sarebbe la prima volta, con uno scespiriano Much Ado About Nothing.

 

Infatti già fanno capolino le polemiche sul fatto che, dando il voto ai sedicenni, si favorirebbe il voto di certi giovani immigrati, magari musulmani. Dal che, unitamente a possibili provvedimenti del tipo “ius soli” (con camuffamenti semantici del genere “ius culturae” o “ius vattelapescae”), potrebbero prodursi risultati allarmanti. Inoltre, si dice, si anticiperebbe il voto di tanti ragazzi immaturi e suggestionabili, quindi facile preda della propaganda di sinistra (o di destra, ciascuno la gioca a modo suo: il concetto, destro o sinistro, sarebbe comunque che i sedicenni e i diciassettenni sono in genere sbroccati e sbarellati). E via dicendo. Per non parlare di chi considera l’intera faccenda del tutto irrilevante (“non cambia niente”, “non serve a niente”), visto che il globalismo finanziario e lo strapotere delle centrali capitaliste userebbero come specchietto per le allodole anche questa finta concessione ai sedicenni. Il voto ai sedicenni come ennesimo inganno pseudodemocratico del Satana globalista. Perché tutti ormai subiamo l’oppressione delle lobby e dei vertici economici mondiali, conculcatori dei sedicenni come dei novantaseienni. E via con la solita filastrocca. Il canovaccio è lo stesso usato decenni addietro contro i Padroni e il Sistema, basta sostituirli con i Mercati e il Globalismo nel ruolo dei cattivi, mettendo il Sovranismo e il Populismo al posto del Proletariato e della Classe Operaia nel ruolo dei buoni. Stessa tiritera, beninteso sempre a favore dell’amato Popolo.

 

Al contrario, dilagano sui media i sostenitori, spesso attempati, di un giovanilismo entusiasta e messianico, i quali nutrono per la gioventù in quanto tale un’attrazione fatale e travolgente. L’idea che i sedicenni possano col loro voto rigenerare il mondo, rimediare alle malefatte dei vecchi e portare a una società più bella, buona e giusta, è forse sincera e in buona fede. Anche qui, i discorsi richiamano, ma con esiti opposti ai precedenti, i tempi andati del giovanilismo sessantottesco, delle belle speranze affidate ai giovani, dell’istintiva fiducia nelle nuove generazioni. Tutte cose forse possibili ma espresse da soggetti e in contesti malcelatamente nostalgici e scollegati dall’effettiva realtà e dalle concrete potenzialità dei sedicenni di oggi, lontanissimi da quegli ancoraggi culturali e politici. E resta da chiedersi quanto questa idea di una gioventù così soterica sia attendibile, alla luce dell’attuale sindrome da digital addiction adolescenziale, portatrice di oligofrenie e psicolabilità sempre più evidenti. E resta pure da chiedersi quanta parte abbiano, in taluni senili slanci di captatio benevolentiae juventutis, certi rimorsi dovuti a una vita trascorsa, nei fatti, a devastare questo mondo prima di passarlo alle generazioni successive. Comunque, il peana giovanilistico è tornato prepotentemente in questo dibattito sul voto ai sedicenni. Ed è difficile dire quanto sia frutto di ponderazione, ingenuità o calcolo elettorale.

 

In realtà, in Italia i sedicenni e i diciassettenni sono grosso modo un milione e centomila, per cui rispetto ai 49 milioni circa di aventi diritto al voto rappresenterebbero su per giù il 2% del totale. Percentuale da diminuire in ragione del loro assenteismo al voto. Ovviamente, siamo lontani da un esito dell’attuale discussione. Ma mi pareva giusto proporre questo tema. Anche perché il diritto di voto è da sempre una cosa importante, per cui molte generazioni hanno combattuto e si sono sacrificate. Insomma, non proprio una cosa da chissenefrega. Inoltre, non sono sicuro che le sedicenni e le diciassettenni sarebbero così stolterelle alle urne. Noi maschi maturiamo un poco più tardi (quando maturiamo: conosco felicissimi anziani immaturi) ma forse queste ragazze non voterebbero poi così sbadatamente, comunque votino. Visto anche come votano tanti adulti.

PIETRO MARTINI

06 Ott 2019 in Politica

36 commenti

Commenti

  • Assolutamente contrario. 16 anni li abbiamo avuti tutti, e se ognuno ricordasse i propri in coscienza si potrebbe decidere di aspettare ancora un po’. Non che i 18 offrano maggiori garanzie. No, no, no. Rimetterei in discussione anche il voto agli adulti, magari ricominciando a ridiscutere di Democrazia, sperando di non ritornare a Salvini, e neppure a Renzi, definito ieri sera in un programma televisivo da un brillante giornalista di “sinistra” l’Ego della bilancia. In tutti i casi i sedicenni li conosciamo tutti, basta sedersi in un locale pubblico e captarne gli “sragionamenti”.

    • Caro Ivano, non sarei così categorico. Forse già il bar seleziona il peggio degli aspiranti nullafacenti. Molto mi è stato utile, forse anche più che a servire la città come medico, quest’ultimo scorcio di attività ambulatoriale di cinque anni, dopo la dipartita dall’Ospedale, per incontrar gente. Bene io ho sentito discorsi concreti, e anche affermazioni genitoriali di figli studiosi. Altro elemento di vizio del campione tuttavia: un ragazzo che viene a visita con papà o mamma è probabile che abbia un buon rapporto familiare, sempre fecondo.
      Certo, che se i marpioni della politica fanno il filo a questo 2% di elettorato qualcosa hanno adocchiato. D’altra parte, mio aforisma del periodo marinaresco, metter la barca in acqua per vedere dove perde.
      Io credo che i ragazzi abbiano sentito puzza di pericolo reale, che non siano cresciuti nella bambagia della sicurezza sociale come i fratelli maggiori, e questa è la scossa che da sempre sveglia la gente.
      E ora, a Pietro, o a chiunque, su questo bel tema, che va oltre il voto, non si potrebbe fare una verifica sulla panoramica mondiale? Ad es. negli S.U. la patente a sedici anni era limitata a certi percorsi casa-scuola fin quando mi sono informato.
      Ultimo parere: l’esenzione di pena da certi reati per la minore età, a sedici anni, come l’incapacità di assenso ai rapporti sessuali alla stessa età, mi fanno ridere: almeno in quest’ultimo campo l’esperienza che hanno buon numero di sedicenni alcuni di noi non l’accumulano in tutta una vita!

  • Adriano, i sedicenni che si fanno accompagnare dal medico o hanno un buon rapporto coi genitori o sono imbranati. Li facciamo accompagnare anche alle urne? Che poi non sono diversi dagli adulti che anche solo per un prelievo si fanno accompagnare da mogli o mariti. Per questo parlerei di maturità intellettuale, poltica ecc. anche per il.diritto al voto? Ragazzi studiosi? Quanti percentualmente? Tutto quel 2% degli aventi diritto? Poi, allargando il discorso, considera quanti sono i giovanissimi che causano incidenti in macchina, o altri, lasciandoci. Incapaci di governare la macchina sarebbero capaci di governare le loro scelte politiche? Te li vedi i giovani del Papetee e altre riviere con la scheda in mano? Secondo me.

  • lasciandoci…la pelle!

  • Grazie, Pietro, per un post così ricco e così stimolante.
    Noi… attempati (io lo sono più di tutti) abbiamo in gran parte perplessità su una scelta del genere perché pensiamo ai nostri tempi, ma il mondo sta cambiano profondamente nel bene e nel male.
    Grazie ai social (piaccia o non piaccia e a prescindere dal manicheismo dei social) oggi le conoscenze o, meglio, gli stimoli alla conoscenza sono più forti e più diffusi dei nostri tempi.
    Se una giovanissima sedicenne come Greta (non entro nel merito degli insulti che sono piovuti su di lei: nel nostro discorso non contano), è riuscita con la sua fragilità di ragazzina e di affetta da sindrome di Asperger, a mobilitare giovanissimi di tutto il mondo (perfino in Asia), vuol dire qualcosa (piaccia o non piaccia tale fenomeno a Trump o a Putin).

    In Italia, poi, si tratterebbe di bilanciare il voto degli anziani (sproporzionato per via del crollo della natalità: abbiamo il tasso di fecondità più basso al mondo!): è un caso che l’Italia forse è l’unico Paese al mondo che spende di più nel sistema pensionistico che nelle politiche attive per il lavoro dei giovani?

    • Caro Piero, hai ragione, il bilanciamento elettorale a fronte delle dinamiche demografiche è un elemento di riflessione molto importante. E lo si può attuare in molti modi. Ricordo quest’estate una lettera a un quotidiano nazionale in cui si proponeva, per il diritto di voto, di sottoporre gli ultraottantenni a verifiche simili a quelle per la patente di guida, il porto d’armi e altre abilitazioni in cui è richiesta una sufficiente condizione psicofisica per le attività da svolgere. Altrimenti ha proprio ragione Ivano, sul voto nelle case di cura per anziani (e non solo, la casistica è molto estesa).
      Intanto, prima di simili interventi, un po’ pesanti (anche per le ASL), si potrebbero aiutare i sedicenni e tutti i nostri studenti a comprendere e studiare l’educazione civica, il diritto basilare e quel minimo di nozioni utili a esercitare con maggiore consapevolezza e competenza le proprie facoltà elettorali. Possibile, ad esempio, che al liceo classico e nei percorsi di formazione umanistica si abbondi con nozioni matematiche di poco inferiori a quelle del liceo scientifico e non si insegni uno straccio di diritto e scienze giuridiche? Si fa diritto, sia pure in modo molto generale, in certi istituti e non al classico?
      Tanto per dire come i permessi di pesca contino ma come conti anche sapere che cosa sono una canna, un amo e un galleggiante, sapendoli poi adoperare (accidenti, brutto esempio, i pesci non sono i politici, siamo noi elettori i pescati, comunque il concetto era che i permessi senza la capacità di usarli non bastano).

  • In efetti anche nei tempi d’oro della democrazia ateniese le percentuali di votanti si aggiravano fra l’1 e il 2 su dieci abitanti, diverso da “cittadini”…Il sistema di selezione era un po’ rozzo: come se essere maschi adulti e con la cittadinanza testimoniata già dalla paternità fosse un requisito di saggezza, e poi in quanto a capacità di influenzare e corrompere non erano messi mica bene! Meglio il campione vichingo (altra democrazia primordiale, quello per voto interno al clan, come del resto quello romano per tribù, ma con donne di pari peso. Oggi leggevo sul comunismo assoluto di Lipari del V a.C., ma lì di decisoni da prendere ce n’erano poche: sopravvivere a stenti e pirati e stop, e comunque era un esperimento a termine, con ritorno al possesso delle terre per sorteggio dopo vent’anni, ma per decisione di chi? Diodoro è attendibile ma non spiega, ma è notevole che tali esperimenti nascano dalla necessità di tenersi stretti, in tutti e tre gli esempi, per la paura di una minaccia soverchiante, come oggi. Una possibilità di trainig maturativo ai giovani la darei. Teniamo presente che quelli di adesso iniziano presto a votare in associazioni, assemblee… Non si potrebbe procedere per categorie di provvedimenti legislativi, tipo quelli privi di risvolti penali, perché finire ai ferri per la svista di un bamboccio, mi girerebbero anche a me. O comunque situazioni di rilevanza generale, una sorta di voto plebiscitario (mi viene in mente il clima), diverso dal ereferendum, ovviamente. Chi ci fornisce dritte su modelli esteri ci farà cosa grata.

    • Scusa Piero, mi era sfuggito il tuo parere. Il senso di controbilanciamento al voto di troppi anziani, ma mica tutta gente che discute su Cremascolta, è un argomento forte.

  • Fatta una rapida ricerca sul brutale wikipedia trovo che Malta, dopo l’Austria, è passata ai 16 anni. Un campione limitato ideale per vedere che succede. Certo, cultura ed economia, tutta turistica e bancaria, sono un po’ diversi da noi, ma si può seguire il fenomeno, andando nel tempo a cercar dati, peeché di Malta si parla solo per gli sbarchii rifiutati sui media.

  • Piero diciamo che la sindrome di Asperger rende Grata una privilegiata. Poi si deve valutare se i ragazzi scesi in piazza abbiano la stessa sensibilità. Sono scesi in piazza per l’ambiente che è solo un aspetto del fare politica. Riconosco che adesso probabilmente ne sanno qualcosa in più, almeno alcuni. Ma non diamo per scontato, vedi le grandi conquiste sociali o civili di questi ultimi decenni, che tutto abbia segnato le coscienze di tutti. I corsi e ricorsi della Storia ci insegnano che niente è per sempre e quindi non diamo per certo che una sfilata di ragazzi con bellissimi e intellogenti cartelloni ironici, uno li scrive, due, tre, quattro li trasportano, siano il segno di un’informazione politica, non dico a tutto campo, ma almeno quel tanto che garantisca una scelta minimamente ponderata. Io credo che ci sia differenza tra chi partecipa ad un rave party e chi magari sfoglia il giornale del papà piuttosto che smanettare attraverso i social. Tu Piero i ragazzi li conosci bene, sei passato attraverso gli anni della contestazione e senz’altro hai elementi per valutare quanto abbia pesato l’impegno di pochi e il disimpegno di quasi tutti. E i ragazzi, se ne fa un gran parlare e studiare, si informano giusto attraverso quelli ( i social), con tutta la malinformazione che sappiamo. Le fake news non le ho inventate io. Non voglio dire con questo che i giornali dicano sempre la verità, ma forse un’educazione a leggere, e leggere, comporta più fatica che accendere uno smartphone coi suoi titoloni ad effetto e le sue foto passate al photoshop dove tutto è preconfezionato. Sai Piero, il marketing ti fa vendere anche la m****. Bilanciare il voto degli anziani? Anche lì…Fanno votare pur nelle case di riposo, dove i votanti vengano accompagnati in cabina da tutori vari che magari votano per loro. Vogliamo abbassare l’età dei votanti? Va bene, ma abbassiamo, paradosso, anche l’età degli adulti aventi diritto. Spensieratezza e rincoglionimento senile viaggiano di pari passo.

    • Tanto per discutere, perché la legge non la faremo noi, ma le decisioni plebisictarie non sono miica una novità. Non si potrenbbero trovare i settori di competenza anche dei 16 invece di decidere volta per volta?

  • Segnalo in prima pagina sulla Provincia di oggi l’editoriale del direttore Marco Bencivenga, poi due intere pagine (pag. 2 e pag. 3) sull’argomento, con particolare attenzione ad alcune realtà locali, per esempio il Manin, lo Stanga e il Romani. Il giornale ha anche condotto un apposito sondaggio, che ha espresso in provincia una maggioranza di contrari ancora più elevata che a livello nazionale, dove comunque la percentuale di contrari sembrerebbe netta.
    Stamattina è comparso in proposito sul web un testo abbastanza corposo su Il Post, dopo una serie molto nutrita di pezzi su vari siti di diversa impostazione culturale e politica.
    La situazione nei paesi europei ed extraeuropei è facilmente rilevabile da numerosi articoli in rete, che riportano anche le distinzioni fatte a volte tra le elezioni politiche e quelle amministrative oppure particolari requisiti, oltre a quello dell’età, richiesti per votare. Le situazioni sono molto varie ma la linea di tendenza va verso un passaggio dai 18 ai 16 anni, anche se la maggioranza dei paesi è per ora ancora sui 18.
    Da noi l’iter legislativo per l’abbassamento del voto per il Senato sta entrando nel vivo e forse dai 25 anni non si scenderà a 21 ma direttamente a 18, anche se la prossima settimana, proprio al Senato, la votazione potrebbe riservare sorprese (vedremo).
    Sia sulla stampa tradizionale che sul web vanno molto le opinioni dei personaggi che nei vari periodi storici si sono espressi in materia di allargamento o meno di certi diritti ai più giovani. Ad esempio, si cita l’opinione negativa di Platone (La Repubblica). D’altra parte, per Aristotele l’uomo è “per natura” un essere politico e su questo assunto in molti esprimono opinione positiva.
    Personalmente penso che ai giovani vadano dati soprattutto buone scuole, buoni lavori e buoni ambienti naturali ma l’abbassamento dell’età per votare, pur non essendo importante come quelle cose, potrebbe “metterli alla prova” e non essere così sconvolgente, visto il numero non elevatissimo degli interessati. E poi, tra platonici e aristotelici, da cavouriano preferisco i secondi.

    • Concordo sulla conclusione. Non ci dimentichiamo che questi ragazzi da “grandi” si troveranno le leggi che noi lasciamo loro. Facciamo in mdo che tornino a discutere, di tutto, non solo di clima, che è già una buona partenza. Citavo Malta. La cultura locale è abbastanza conservatrice, adddirittura è vietata la cremazione, mi stupisco di quest’apertura, eppure…

  • Più che dibattere sul “voto ai sedicenni SI/NO” (comunque non se ne farà niente, sono le solite chiacchiere da giornale), mi preme sottolineare una tendenza alquanto raccapricciante: nei prossimi anni il “gioco duro” si farà sulla pelle degli adolescenti.
    In un momento storico in cui bisogna ridare impulso all’industria automobilistica (tedesca) con le rottamazioni finanziate dagli Stati e serve far guadagnare le multinazionali che vendono rinnovabili, si mandano in piazza i ragazzini (che sull’argomento sanno poco o nulla) allestendo i “venerdì dei gretini”.
    In un momento storico in cui la chiusura delle frontiere e le politiche di gestione dei flussi migratori mettono costantemente alla prova la tenuta degli Stati, si manipolano le menti dei ragazzini (che sull’argomento sanno poco o nulla) attraverso il gioco di ruolo “The Border” (in anteprima italiana a Bologna al “Terra di tutti film festival”), che offre una “live experience intima e toccante” in cui i partecipanti potranno diventare loro stessi clandestini (secondo la visione vetero-no-global, è sottinteso).
    In un momento storico in cui quasi nessuno vuole più andare a votare (i governi, intanto, si decidono altrove), si vogliono mandare alle urne i ragazzini (che sull’argomento sanno poco o nulla).
    Cari signori, a che gioco state giocando?
    Questo dovremmo chiederci, tutto il resto è puro folklore mediatico.

  • La faccio semplice, anzi semplicissima: siccome la società civile in Occidente sembra essere divisa fifty-fifty con poche irrilevanti variabili (la “vittoria decisa” non esiste più), chissà mai che i ragazzini geneticamente modificati possano infine far pendere il piatto della bilancia dalla “parte giusta”.

  • Sull’esigenza che i diritti civili siano esercitati con cognizione di causa e adeguata preparazione, come avrai visto dal mio commento di circa un’ora fa in riscontro a Piero, siamo perfettamente d’accordo, Rita, e mi permetto solo di aggiungere che, dai 16 anni ai 113 anni di Anna Benericetti da Forlì (che non so se voti ancora), in Italia potremmo certamente fare in tal senso molto meglio.
    Sul fatto che per l’ennesima volta, su questo argomento, si rischi di fare solo folklore mediatico, sono pure d’accordo, come mi ero permesso di indicare nel post citando il “tanto rumore per nulla”. Vedremo come va, visto che per adesso siamo alle parole e non ancora ai fatti.
    Che i ragazzi siano più influenzabili a 16 che a 18 anni o ad altre tenere età, può darsi. Non sono uno psico-socio-antropo-pedagogo e lascio il campo agli esperti terapeuti dell’età giovanile. Ogni forza politica cerca il consenso elettorale puntando su strumenti adeguati all’età dei possibili elettori. Da tempo si utilizzano i vari cluster elettorali perimetrati per ceto, sesso, età, scolarità e via dicendo. Insomma, anche qui, come per le capacità cognitive elettorali, mi sembra che il discorso spazi su tutte le fasce di età. Magari, chi lo sa, forse per i più giovani si contrapporranno i giochi di ruolo come “The Border” ad altri del tutto opposti (se ne potrebbe rappresentare uno in cui si affondano i barconi e si annegano i clandestini, “The Drowing”, per non parlare di altri role-playing di ancora maggiore attrattività). Anche per gli adulti, dopo la brochure patinata inviata in tutte le famiglie italiane da Berlusconi nel lontano 1994, i tempi sembrano finalmente maturi per dei giochi di squadra digitali basati sulla propaganda politica dei diversi partiti. Ma anche qui, il marketing voter-oriented riguarderebbe tutti i segmenti del mercato elettorale.

  • Baggianate giornalistiche a parte, ho l’impressione che il voter-oriented ultimamente funzioni pochetto. Un po’ ovunque in Occidente l’elettorato gira a ruota libera e gli exit-poll non ne imbroccano una che è una. In una fase di individualismo sfrenato come l’attuale, del resto, è pressoché scontato che ognuno sia convinto di sapere tutto di tutto. Ho i miei dubbi, comunque, che ci sarà mai un gioco di ruolo tipo “The Drowing” poiché i manipolatori di giovani (e vecchie) menti stanno esattamente dalla parte opposta. Forse tu non sarai d’accordo su questo punto, ma io ne sono più che convinta.

    • Discorso difficile, Rita, almeno per me. Bisognerebbe avere più pratica di politica, sul campo.
      Dall’esterno e da profano, posso solo riportare l’impressione, forse un po’ qualunquistica, lo ammetto, che certe “manipolazioni” si facciano abbastanza da tutte le parti.
      C’è da dire che a volte (e in questo concordo con te) l’assertività politica e una certa carenza di impostazione “scacchistica” (si fanno mosse prevedendo solo quelle immediatamente successive dell’avversario, a breve termine) portano a scelte inopportune e controproducenti. Ad esempio, dopo 26 ore di commenti sentiti in diversi ambienti e in contesti di tutti i tipi (le mie idee non mi impediscono di ascoltarne tante altre, in numerosi ambiti sociali), ho l’impressione che a Crema il salvinismo abbia di recente aumentato i suoi consensi elettorali, e davvero di parecchio.
      Ma tutto questo non riguarda solo l’aspetto specifico del voto ai sedicenni, bensì la situazione politica per tutti, comunque la si pensi.

  • Pietro il motivo per cui il salvinismo (non solo a Crema) sta aumentando non e’ tanto dovuto a Salvini quanto piuttosto alla disarmante pochezza politica, umana, morale, intellettuale, degli altri. In un simile avvilente panorama istituzionale, se facciamo una lista io e te sfondiamo di sicuro.
    Quanto poi ai16enni, direi che sono lontani dalla realta’ piu’ ancora che dalla politica, per cui sarebbero i genitori a “consigliarli”. Ergo: se hai un figlio 16enne voti due volte.

  • Rita e Pietro, una lista comune. Pietro, saresti d’accordo?

    • Era un paradosso, caso mai qualcuno non lo avesse capito. Per quanto mi riguarda, l’idea di buttarmi in politica, cioè di buttarmi e basta, non mi ha mai sfiorato neppure nei miei anni peggiori.

  • Io credo che prima di dare il voto a dei ragazzi sarebbe necessario dar loro una cultura, una visione della società, liberarli dalla schiavitù alla ‘greed economy’ che (magari camuffata da green economy) li manipola e li guida. È possibile questo? Pare di no, dato che gli stessi adulti sono ormai altrettanto manipolabili e asserviti a questa economia satanica che porterà il mondo allo sfacelo. Questo purtroppo sembra rendere il voto l’ornamento inutile di una finta democrazia.

    • Stiamo parlando di una generazione dominata dagli influencer.
      Non so in quanti si soffermano su questo fatto. I politicanti, non di sicuro.
      Sono pubbliche le interviste ai manifestanti dei “venerdì del gretino”. Disarmanti.

  • Adriano in altro post rivolge un invito a questo. E sono d’accordo, solo che per parlare di Democrazia si deve essere democratici. Sarà questo il problema?

  • Concordo con quanti sostengono che l’estensione del diritto di voto ai sedicenni richiederebbe una preparazione adeguata in quanto “cittadini”.
    Sono anni che si intende rafforzare il ruolo di quella che una volta si chiama “educazione civica”, che vuol dire, come minimo, una chiara informazione non solo sui diritti e doveri, ma anche sui valori della nostra Costituzione e sui meccanismi previsti per l’esercizio della sovranità popolare), e in senso più ampio elementi di diritto costituzionale e di economia (come sarebbe possibile “leggere” le decisioni del potere politico, in gran parte di carattere economico senza l’abc dell’economia?).
    L’ex ministro della Pubblica Istruzione aveva previsto l’introduzione della nuova educazione civica già da quest’anno in via sperimentale ma obbligatoria. L’attuale ministro ha ritenuto più opportuno prevedere un anno di “formazione dei docenti” (di tutti perché si tratta di una disciplina… trasversale e non solo affidata agli insegnanti di storia).
    Naturalmente, questo vale per tutti, anche per i diciottenni
    E, naturalmente, servirebbero corsi analoghi per gli adulti: noi esigiamo che gli immigrati conoscano i nostri valori e le nostre leggi, ma quanti sono gli italiani maggiorenni che li conoscono?

    • Caro Piero, forse bisognerebbe ricominciare con i corsi di calcolo a macchina della pregiatissima scuola delle Segretarie (allora avevamo degli attrezzi pesanti, con il carrello che andava a sinistra, e quando andava a destra pensavi che usciva direttamente dall’attrezzo, tanto vibrava la Divisumma). Poi avevamo Computisteria; e Tecnica Bancaria, cioè come ammansire, tranquillizzare il cliente trovando il modo di accalappiarlo. C’era anche la Partita Doppia, perchè i conti debbono tornare sempre, e questa è la differenza, tra le parole e i fatti: se prelevi dei soldi (conto di sinistra), a destra il tuo conto in banca cala (situazione di destra); poi altre cose molto serie che ho dimenticate perchè all’esame per diventare Ragiùnat, ho copiato. Non so, comunque se al liceo, che è una scuola un filino diversa dagli istituti professionali insegnano tutte queste faccende somme, cioè come fare economia, perchè questo l’ho imparato, come si dice, per forza di cose, sul campo dove di erba ne cresce poca, e devi pensare sempre al bilancio sennò sono guai. Ecco, davanti a una classe di liceali una cosa la vorrei dire, venendo da una scuola così importante come le Segretarie, che i soldi sono, come mi è capitato di leggere di recente su una rivista (che non c’era alle Segretarie) “Esprit”, luglio-agosto 2019, che i soldi sono il sangue dei poveri. Eh sì, ragazzi e ragazze di Cremascolta che sarete una folla, dite ai vostri genitori quanti soldi avete in banca o in posta, o inSvizzera, e se sono tanti vuol dire che è tanto sangue che scorre, truppe di cartaccia che costano sangue dei poveracci. Se non è così, bisognerà far carta bollata con quei soloni dell’Esprit.

  • Piero, alla elementari si chiama Cittadinanza e Costituzione, che appunto ha sostituito la vecchia Educazione civica. E la sospensione di quest’anno non ne pregiudica lo svolgimento. Per le superiori è altra cosa. Alla Primaria si comincia dalla classe prima col cartellone delle regole che i bambini devono imparare a rispettare. Magari non sanno ancora leggere e scrivere, ma le prime indicazioni sono quelle: diritti e doveri. Si continua nelle classi successivi, festeggiando o commemorando, previa formazione degli alunni, quelle feste nazionali che i bambini sono in grado di comprendere. Spesso si risolvono i piccoli conflitti che nascono nelle classi con lunghe discussioni guidate, circle time o conflict corner, si commemora il giorno della Memoria ( e qui qualcuno sbufferà ) per i bambini più grandi con visione di film, letture e la visita al giardini dei Giusti. Fino alla classe quinta con una bella cerimonia dove ai bambini viene regalata la Costituzione, con lettura degli articoli, famiglia, educazione, salute, che più direttamente li riguardano. Che poi sia diventata una materia trasversale piuttosto che con un’ora dedicata va bene comunque, le regole e il rispetto degli altri si insegnano anche in palestra. E tutti gli insegnanti qualche conoscenza la devono avere. Ora capisco che alle medie e superiori sia altra questione, la formazione dev’essere più mirata e la specializzazione necessaria. A meno che non si incontrino docenti di matematica o tecnica, in genere senza molta formazione umanistica e storica, che la conoscenza se la sono fatta per conto loro. Comunque, in base all’articolazione oraria dei singoli Istituti alla Primaria spesso l’ora di Progetto diventa un’ora di Educazione civica programmata. Ben venga quindi la nuova disciplina, sempre partendo dalla base, e che diventi presto materia valutata anche alle superiori in modo che i ragazzi di quell’età terribile acquistino la consapevolezza che un diritto è allo stesso tempo un dovere, e non solo il diritto di voto. Lasciamo i 18 anni, che spesso sono ancora pochi.

    • Evidentemente questo programma non funziona, visto l’altissimo numero di adolescenti zoticoni che circolano nelle nostre città. Quando poi capita di ascoltare le “interviste agli studenti” medi e universitari, c’è da scappare a gambe levate. Senza una comunità viva, senza un vero senso di appartenenza, si può raccontare ai più giovani tutte le filastrocche che si vuole ma quelle cose non verranno mai “sentite intimamente”. Non le sentono i loro genitori, non le sentono i loro nonni, non le sentono i loro insegnanti, per quale strano motivo dovrebbero sentirle loro? L’educazione civica non viene dai libri (leggasi “cervello”), viene dal cuore.

    • Hai ragione, la scuola non basta. Siamo circondati, anche adulti, da stimoli ed esempi negativi che influenzano anche noi. Sono i falsi miti del contemporaneo.

  • Lascerei vivere spensieratamente,
    il tempo del motorino.

  • È normale che sul voto a sedicenni si allarghi spesso il discorso in cerchi concentrici, come quando si tira un sasso in acqua, estendendo le considerazioni sull’immaturità dei sedicenni a quella dei diciottenni e magari di un’intera generazione, adducendo esempi vari. Ampliando quindi le riflessioni alla generale mancanza di preparazione dei giovani riguardo ai temi dell’educazione civica, della normativa costituzionale e del vivere civile. E poi ulteriormente prendendo in considerazione la generale situazione di condizionamento di tutti quanti, giovani o vecchi, da parte dei nefasti poteri forti e delle nefande lobby finanziarie. Sono tutti cerchi concentrici argomentativi e dialettici giustificati, che però fanno perdere un po’ di vista l’aspetto specifico di diritto positivo assunto nel suo contesto attuale, stando così le cose e, purtroppo, senza molte possibilità di rinnovamenti generalizzati dello status quo.

    In pratica, qui ed ora, in questa situazione, quali possono essere le ragioni specifiche per dire sì o no al voto di un ragazzo di sedici anni, anche alla luce del fatto che lo stesso diritto elettorale è riconosciuto a un ragazzo di diciotto? Certo, rinunciare a tutte quelle importanti e interessanti riflessioni e considerazioni sembrerebbe un peccato. Tuttavia, oggi i diciottenni votano e i sedicenni no. E senza allargare i cerchi intorno al punto, che fare in concreto? In quei due anni, dai sedici ai diciotto, avvengono processi di maturazione tali da farci dire no agli uni e sì agli altri? Oppure già oggi votano tanti di quegli immaturi che è meglio inibire tale facoltà a circa un milione di immaturi in più? Forse è un approccio limitato e limitante. Ma riportare il discorso sul perché sì a diciotto e no a sedici, posti questi diciotto e questi sedici anni come sono oggi, potrebbe offrire spunti e argomentazioni più nel vivo e nel merito della questione.

  • Cari amici, avete capito adesso perché il Pd ha barattato con il M5s la riduzione di deputati e senatori con il voto dei sedicenni? S’illude che riempirsi la bocca della parola “verde” e fare il lavaggio del cervello agli adolescenti attraverso i “venerdì del gretino” sia una buona mossa per ottenere qualche voto in più (i pensionati che attualmente tengono in vita il partito di Zingaretti, prima o poi verranno a mancare).
    Anche all’estero i partiti di stampo Pd sono impegnati nella stessa folle impresa. Consapevoli che non basterà spaventare i ragazzini con i proclami in salsa apocalittica, né farli marciare tutti al ritmo dell’eco-senso di colpa (i giovani sono volubili e si stancano presto), alzano la posta e puntano su quello che i fanciulli d’Occidente hanno di più caro: il divertimento. La trovata è del dj Fatboy Slim (cosa non si fa per un pugno di sterline), che ha mixato con una canzone l’appello di Greta. La spacciano “coscienza ecologica” e “preoccupazione per il clima”, ma è lobotomia di massa.
    Se non lo avessi visto con i miei occhi, non lo avrei creduto possibile :
    https://www.theguardian.com/global/video/2019/oct/09/fatboy-slim-samples-greta-thunbergs-speech-to-the-un-during-uk-concert-video

  • In effetti ci sono diverse angolature da cui affrontare questo tema. Ad esempio, una è quella di dire come la si pensa in proposito, in concreto e nello specifico. Modalità forse ingenua, visto che poi la politica segue percorsi tutti suoi, ma tutto sommato sincera e onesta. Se poi si resta sul pezzo, senza troppe risonanze concentriche sui massimi sistemi, meglio ancora.
    Se invece prevale la maieutica interpretativa delle dinamiche politiche, e anche questa angolatura è più che valida e legittima, allora la modalità cambia. Personalmente, aderendo a questa modalità, penso che siano, ovviamente, favorevoli al voto ai sedicenni i partiti che pensano di avvantaggiarsene. Gli altri, per tatticismo mediatico, fanno il pesce in barile e si preparano all’ostruzionismo. Mi sembra evidente che il M5S punti molto su questa carta, per palesi motivi. La Lega ci puntava anni fa, oggi è in una situazione diversa e fatica a sconfessare la sua precedente presa di posizione. Di sedicenni leghisti ce ne saranno anche ma forse le fasce di età favorevoli al salvinismo sono altre.
    Che il PD debba fare buon gioco a cattiva sorte, non c’è dubbio. I cosiddetti giovani cooptati dal partitone viaggiano in genere sui venticinque anni, quando li scovano. Prima seguono i canti di altre sirene. Su Fratelli d’Italia è difficile esprimersi. Qualche vantaggio potrebbe forse venirne ma non è detto. Sui sinistrati più rossi neanche a parlarne. Lì sarà la natura a fare il suo corso.
    I Verdi potrebbero intercettare molti dei consensi dei sedicenni e dei diciassettenni. Davvero parecchi. Ma c’è un problema. Ne uscirebbero, dopo un po’ di tempo, dei Verdi un po’ diversi, meno succubi di certe leadership ex-sessantottine che oggi ipotecano in Italia il colore verde e le sue declinazioni politiche. Per cui, sarà molto interessante vedere come si muove questa parte politica, che solo in Italia continua a farsi del male invece di farsi tutto il bene che meriterebbe.

    • Il baratto “diminuzione parlamentari-voto ai sedicenni” non è un’illazione ma è stato detto apertamente dagli interessati, senza peli sulla lingua. Ieri, subito dopo la votazione favorevole, il tontolone Di Maio ha detto ai giornalisti “molto bene, adesso possiamo far votare i sedicenni”. Siamo di fronte a gente senza pudore. Se l’avessero, del resto non starebbero seduti dove stanno contro il volere degli italiani.

  • Non capisco, Rita, dove tu possa vedere un accordo politico di natura negoziale e compromissoria tra PD e M5S riguardo al taglio dei parlamentari e al voto ai sedicenni. Tu parli addirittura di “baratto”. Ma in genere le ipotesi transattive e le mediazioni conciliative implicano una parte di rinuncia e una parte di ottenimento dei risultati attesi per le varie parti coinvolte, a maggior ragione quando queste parti sono soltanto due.
    Sappiamo però entrambi molto bene che gli eventuali sedicenni chiamati al voto difficilmente voterebbero PD e molto più facilmente M5S. E sappiamo pure quanto il taglio dei parlamentari, non a caso, certamente per ragioni non solo teoriche, sia sempre stata una battaglia politica del M5S, non certo del PD, che in materia non ha certo da guadagnare.
    Insomma, che transazione politica, che accordo spartitorio, che “baratto” è? No, proprio non esiste.
    Il “baratto” è un altro, più a monte. Il M5S fa la voce grossa su tutto, indistintamente, dopo averla subita dalla Lega, mentre in cambio il PD, in punta di piedi, è riuscito a tornare al governo, dopo che troppe facili cassandre lo davano per spacciato.
    Un esempio, invece, di “baratto” vero, sulla pelle degli italiani, in pregiudizio del bilancio pubblico e dei conti dello Stato? Facilissimo: il devastante (economicamente ed eticamente) reddito di fancazzismo del M5S, per ricambiare del voto favorevole i suoi giovinottazzi meridionali disoccupati o occupati in nero, in cambio della quasi altrettanto devastante (economicamente e logicamente) Quota 100 della Lega, per ricambiare del voto favorevole i suoi vecchiettoni settentrionali impazienti e strilloni.
    E, personalmente, credo che il taglio dei parlamentari e il voto ai sedicenni facciano molto meno male all’Italia, agli italiani onesti e all’economia nazionale, oltre che alla dignità e alla credibilità della politica, di quelle due perniciose scempiaggini, che ancora ci sbancarottano.

    • No Pietro, non è fantapolitica, sono cose dichiarate tra le righe sia dagli interessati via social (ormai va così) sia dalle minoranze che hanno parlato apertamente di “mercato delle vacche”, nonché pluri-commentate da vari cronisti politici. A dire il vero nel baratto avrebbe dovuto esserci anche il cosiddetto “ius culturae”, ma alla fine i ladri di Pisa hanno convenuto che non sarebbe convenuto a nessuno dei due. In previsione delle imminenti consultazioni elettorali, soprattutto.
      Sia il taglio dei parlamentari (una cinquantina di milioni appena) che il voto ai sedicenni non sembrano comunque interessare granché agli italiani. Sarà meglio che si mettano d’accordo sul Def, che sta per regalarci altre tasse più o meno mascherate da “aggiustamenti” dei conti. Siamo tutti curiosi di vedere dove andranno a prendere i 7 mld. messi a bilancio sotto la voce “evasione fiscale”. Quella vera, naturalmente, non ne verrà minimamente toccata, com’è sempre stato.

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