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PIERO CARELLI

Da eresia a nuovo mainstream

Una delle pagine più nere scritte dal parlamento italiano. La “rappresentanza” democratica sacrificata sull’altare dell’ideologia dell’anti-casta (saremo gli ultimi in Europa quanto al rapporto parlamentari/popolazione). Un omaggio al populismo diventato il nuovo mainstream. Capisco il Pd che, dopo tre votazioni contro, ha fatto propria – Parigi val bene una messa – la bandiera dei pentastellati.

Una delle pagine più nere scritte dal parlamento italiano.

La “rappresentanza” democratica sacrificata sull’altare dell’ideologia dell’anti-casta (saremo gli ultimi in Europa quanto al rapporto parlamentari/popolazione).

Un omaggio al populismo diventato il nuovo mainstream.

Capisco il Pd che, dopo tre votazioni contro, ha fatto propria – Parigi val bene una messa – la bandiera dei pentastellati.

Capisco meno l’opposizione.

Ciò che capisco bene è che il virus populista ha contagiato ormai tutti e nessun partito, tanto meno in un eventuale appuntamento referendario, vuole essere tacciato di essere dalla parte della “casta”.

Già, essere anti-casta è popolare (l’80% degli italiani si è già dichiarato favorevole alla svolta populista) e nessuno intende perdere voti.

Il populismo da “eresia” è diventato l’elemento comun denominatore dei partiti.

Quello che temo non è tanto il vulnus dell’8 ottobre 2019, ma quello che potrebbe accadere, una picconata dopo l’altra, alla democrazia “rappresentativa” (in nome di un mitico “popolo puro”).

Il tutto con un applauso plebiscitario.

 

PIERO CARELLI

09 Ott 2019 in Attualità

42 commenti

Commenti

  • Demagogia allo stato puro, che neppure considera l’irrisorio risparmio per le casse dello Stato. Il populismo peggiore che poco per volta, togliendo privilegi alla casta, vedrà sedersi sugli scranni del parlamento solo i disoccupati. I migliori, preparati,capaci, meritevoli preferiranno dedicarsi alle loro professioni più remunerative e prestigiose piuttosto che mescolarsi a steward da stadio come Di Maio e monotematici come Salvini. Mi chiedo come mai, dopo la bocciatura del referendum dell’altro fighetto di Renzi, possa passare questa riforma votata anche dal PD. E’ l’inizio della fine della Democrazia, di quando ad aspirare ad un posto a Roma era non gli improvvisanti, ma magari qualcuno che in consigli comunali o regionali un po’ di gavetta l’aveva fatta. Improvvisatori allo sbaraglio quindi, solo che ci rimetteremo tutti. Una democrazia funziona se tutti, di tutte le estrazioni sociali o culturali, ritengono di poter essere rappresentativi, non quattro pirla nullafacenti che vogliono solo garantirsi uno stipendio.

  • Condivido, Ivano, la tua amarezza.

    In una democrazia il sovrano è il popolo che esprime la sua volontà scegliendo i propri “rappresentanti”.
    Sono una casta i rappresentanti del popolo che hanno il “potere” conferito loro dal “popolo sovrano” di votare leggi che riguardano l’intera comunità?
    Hanno gli attuali parlamentari dei privilegi? Certo che sì: perché allora non si eliminano, dimezzando ad esempio il loro compenso e eliminando i benefit relativi? Perché colpire il “cuore” della democrazia che è la “rappresentanza”?
    Già: tagliare i rappesentanti, il mantra dei populisti, è più… popolare!

    • Giorgia Meloni, segretaria dei “Fratelli d’Italia” insiste, come fanno i leghisti, e non solo loro, per l’elezione diretta del prossimo Presidente della Repubblica, e se potesse anche altri presidenti. Non più, dice, un’elezione “di palazzo”, ma “del popolo”. Sono le stesse cose, sputate sputate, che dicevano negli anni delle leghe contadine, i dirigenti del partito fascista, a Cremona, come a Ferrara, a Roma come a Palermo. Il Parlamento era composto, allora come ora, di persone corrotte e squalificate, ed è necessario, se non si può dargli una spallata (i tempi, adesso, non hanno bisogno di manganelli e olio di ricino), si può baipassarlo. Il taglio dei parlamentari è il primo passo, probabilmente. Michelangelo Bovero, ieri su “La Stampa” ha ricordato molto bene proprio questo, quando il discredito cade sulla democrazia rappresentativa, e si elegge il popolo come sede principe a cui dare la parola, saltando completamente quelli che sono i contrappesi, gli equilibri parlamentari usciti da elezioni democratiche, il caos si avvicina. Pare non basti l’esempio della Brexit, dove con il referendum, l’aver voluto accettare la sfida della “democrazia diretta”, il risultato ha prodotto l’impazzimento della situazione politica, con scontri anche all’interno delle famiglie, nelle comunità locali, e sta rischiando di mandare in frantumi la storica democrazia britannica.

  • Quello che temo, Ivano – lo ripeto – è quello che potrebbe accadere alla democrazia rappresentativa: la prospettiva del popolo dei social o delle spiagge al potere!

  • Il “populismo”, il virus che ormai ha contagiato tutti, è pericolosissimo: non ci accorgiamo, ma è un veleno che a piccole dosi metterà ancora più a rischio la nostra già malata democrazia.
    Ormai lo slogan è questo: invece che raccontare al popolo la verità, tutti corrono alla ricerca dell’applauso.

  • Piero il taglio dei privilegi era proprio la battaglia degli anticasta. Secondo me, per come si stanno mettendo le cose, Stella e Rizzo non scriverebbero più il libro che han scritto. Almeno spero. Comunque i privilegi avrebbero dovuto servire a tenere lontani i nostri politici dalle tentazioni. Non è andata così e lo sappiamo tutti, ma non è assicurato che i tagli risolverebbero la situazione. Io ripeto quello che ho scritto nel mio commento precedente. Se il lavoro di politico diventa appetibile solo per i disoccupati siamo fritti. Terreno scivolosissimo.

  • Già, un terreno scivolosissimo!
    Il parlamento sarà meno rappresentativo dei territori (leggo che addirittura intere regioni non potranno avere un loro rappresentante al senato e ci vorrà una nuova legge elettorale per rimediarvi) e più espressione delle segreterie dei partiti.
    Una nuova legge elettorale, poi, che si prevede “proporzionale” ci porterà alla Prima Repubblica: altro che restituire il potere al popolo! Con un sistema proprorzionale puro ancora di più i cittadini non sceglieranno il governo, ma questo nascerà post voto.

    • Adesso, invece, nasce SENZA il voto tra Bruxelles e Washington.

    • Piero, un sistema maggioritario sappiamo bene a quali risultati porterebbe. Valuta tu il rischio da correre.

  • Piero come fai a capire il Pd, che è sempre stato contrarissimo a questa norma, lo sai solo tu. E’ noto che i pidini hanno barattato con il M5s la riduzione di deputati e senatori con il voto dei sedicenni.
    Non prendiamoci in giro, please.
    Se vuoi fare il governo con i grullini, devi sapere che il do ut des diventerà il tuo pane quotidiano. Lo ha sperimentato sulla sua pelle anche la Lega, che alla fine li ha mollati per disperazione.
    Qui il populismo non c’entra affatto. La norma, che ci farà risparmiare solo un pugno di dollari, non frega niente agli italiani – siamo del tutto indifferenti – e perciò il popolo si chiama fuori.
    Credo invece che l’opposizione abbia fatto bene a votare a favore perché se avesse votato contro, poco ma sicuro, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane il dibattito mediatico si sarebbe concentrato su questo punto lasciando in ombra la finta-manovra economica che, evidentemente, è un “pacco” mostruoso perché la joint venture Pd-M5s, dovendo obbedire alla Ue, non farà gli interessi degli italiani, ed è bene che tutti lo sappiano. Tra poco si vota.

  • L’ho chiarito: Parigi val bene una messa (un governo fino alla fin della legislatura)
    La stessa ragione di convenienza che ha portato la Lega a votare sì nelle precedenti votazioni e in quella di ieri: in omaggio al “contratto” con Di Maio (questa mattina ho sentito un esponente di livello della lega che ha bollato il taglio di ieri come “demagogico”)..
    La politica non è mai… coerenza, ma solo… convenienza.

    • Ne sono pienamente convinta. Mai, infatti, mi ha sfiorato il pensiero di ipotizzare una “politica alta”. Probabilmente non c’è mai stato niente di più basso della politica, fermo restando che ci sono periodi “un po’ meglio” e periodi “un po’ peggio”, categoria alla quale l’attuale momento storico (a livello mondiale) appartiene.

    • Chissà, Piero. Forse un giorno non molto lontano dirai anche tu, come ho sempre detto io, che la politica oggi è m….. Certo, può cambiare qualcosa, ma m…. rimane.

  • Caro Livio, la politica non per le… anime belle come noi e questo l’ho sempre saputo.
    E’ fatta di compromessi e questo non è ignobile perché è proprio questo il cuore della politica: “mediazione di interessi diversi” (che rappresentano le differenti esigenze dell’elettorato).
    Che conta è non cadere in compromessi che violino alcuni principi-base.
    Nel caso specifico, abbiamo visto sia la Lega che Zingaretti cadere nella trappola di Di Maio.
    Ma la cosa che si comprende poco è perché anche altre forze politiche siano cadute nella trappola.

  • So bene, Ivano, che non esiste un sistema elettorale perfetto, ma quello che posso dire è che il modello “maggioritario” consente agli elettori di scegliere il governo.
    Non si tratta, naturalmente, di un maggioritario che si riduca a… un voto in più: la Consulta l’ha chiarito bene che si deve raggiungere una determinata soglia.

  • Sai bene, Marino, tu che sei uno storico, che mostro ha generato la mitizzazione del “popolo” fatta da Rousseau (guarda caso, la piattaforma dei 5 Stelle): Marat (l’ami du peuple)-l’incendiario, Robespierre e Saint-Just.
    Di sicuro noi abbiamo degli anti-corpi che allora non c’erano (abbiamo alle spalle lo Stato liberale con i suoi pesi e contrappesi), ma quello che è in atto è proprio il graduale smantellamento dei contrappesi.
    La politica è l’arte della mediazione e la mediazione – quella in ultima istanza – è possibile solo in quell’organismo di rappresentanti che è il parlamento eletto dal popolo.

    • Caro Piero tu dici che abbiamo degli anticorpi; mi auguro che hai ragione, ma ho seri dubbi. Faccio qualche passo indietro. Umberto Bossi decise, anni addietro, di iscriversi al Partito Comunista, a Verghera, nel varesotto. Mentre paga la quota d’iscrizione (5mila lilre) scrive sul foglio nome e cognome e una prima balla: dice di essere medico. La verità è che è solo iscritto a Medicina, Università di Pavia, e resterà iscritto fino a quasi 40anni d’età, ben lontano dal laurearsi. Nel ’75 sposa Gigliola Guidali e vanno a vivere in un trilocale. Si mantengono con lo stipendio di lei, che fa la commessa e qualche aiuto dei genitori. Nel ’94 Gigliola concede l’unica intervista, al settimanale “Oggi”, e cosa dice? Che Umberto è un fannullone, caratterialmente incapace di avere un lavoro, che si diletta nell’elettronica, traffica con la fotografia, la pittura e scrive poesie dialettali. Un giorno, andando in banca – dice la signora Gigliola – scopre che sul conto corrente non c’è più una lira. Aveva preso tutto lui, dice la moglie di allora di Bossi, fino all’ultima lira. (Informazioni citate anche da Claudio Gatti, giornalista d’inchiesta del Sole 24ore, e pubblicate sul suo libro “I demoni di Salvini”, Chiarelettere 2019). Umberto Bossi, un bel giorno incontra Bruno Salvadori, un autonomista della Val d’Aosta e dopo tante chiacchiere insieme, Umberto Bossi si butta anima e corpo in una nuova passione, e stavolta, a 38anni, è quella giusta. La politica. Inventa un movimento, che all’inizio è giudicato una roba che durerà dalla sera alla mattina, una boiata paesana; sono tutti convinti che è una bolla che scoppierà presto, e invece (visto gli anticorpi che abbiamo, cioè che non abbiamo) Umberto Bossi e la Lega Lombarda, poi Lega Nord finirà per prendersi Lombardia, Piemonte, Veneto, e un fracco di amministrazioni pubbliche. Poi, dalle casse della Lega sono spariti – dice “Il Fatto Quotidiano”, che lo ha ricordato in un articolo dell’8.10.19 – 49milioni di euro di finanziamenti pubblici ricevuti sulla base di giustificativi irregolari. Questo che scrivo è solo un esempio, da come “un fannullone”, come disse la sua ex moglie, che non trovava nè arte nè parte, sia diventato in un tempo breve un importante personaggio pubblico e politico. Dove ci trovi gli anticorpi, caro Piero? Io non li vedo. Non fra l’italica gente. Altrove, forse. Ma spero che tu abbia ragione e il mio pessimismo, torto.

  • Seguo con stupefatta apprensione i contorsionismi di questa nostra democrazia parlamentare, “drogata” dai sondaggi, dai “social”, dalle “fake news” (assecondate da un diffuso giornalismo senza srupoli), che distoglie l’attenzione dai temi cruciali: corruzione diffusa da infiltrazioni malavitose (quelle si “organizzate!) anche ai livelli più alti, evasione fiscale esorbitante da qualsiasi parametro EU, debito pubblico fuori controllo, mettendo mano in modo incosciente a quella che dovrebbe essere viceversa la “bussola” intangibile alla quale aggrapparsi: la Costituzione.
    Una classe politica che sta perdendo ogni credibilità nei confronti dei cittadini elettori, con eclatanti dichiarazioni e promesse, contraddette da comportamenti, anche a breve termine, spudoratamente opposti, che fa emergere personaggi sempre più mossi da ambizione personale e sempre meno eticamente determinati al bene della cosa pubblica.
    In questo contesto anche il recente “taglio” dei parlamentari, si presenta come una sorta di “cambiale in bianco”, (sottoscritta dal Parlamento in modo quasi plebiscitario!) sconnessa come è da un un quadro organico di riferimento che non sia la serie di promesse (altri “pagherò”) che sarà troppo facile disattendere.
    Vorrei avere la tua sicurezza, Piero, nell’affermare che “….noi abbiamo degli anti-corpi….”, perche tutte le premesse per una brutta …. “infezione”, ci sono tutte!
    .

  • Non ho sicurezze, Franco, ma solo la fiducia che dopo 70 anni dalla Costituzione (una Costituzione liberal-democratica con valori che si ispirano alla tradizione cristiana e a quella del socialismo), abbiamo qualche anti-corpo in più rispetto ad altre epoche.
    I pesi e contrappesi (anche se questi sono ritenuti dai populisti un ostacolo) sono essenziali per una democrazia che non vuole scivolare nel populismo.
    Sono convinto che una democrazia deve vivere della “partecipazione” dei cittadini (ben vengano quindi anche i cosiddetti “media civici” di De Biase), ma alla fine il punto di mediazione più alto non può che essere costituito dal parlamento che è il cuore stesso della democrazia: è il parlamento (che non è una casta) ad avere il potere che gli conferiscono gli elettori.
    La logica lineare – lo ribadisco – mi pare semplice: se i parlamentari hanno dei privilegi (come siamo tutti convinti), “si taglino i privilegi”, non i parlamentari!

  • Sinceramente, leggendovi, non posso fare a meno di concludere che al mito della “mitizzazione del popolo” credete solo voi. Quale mito? Ma soprattutto, quale popolo? Sulle cose essenziali i politici non chiedono affatto il voto dei loro cittadini: nessuno ha chiesto agli europei né se volevano l’euro (e nei pochi casi in cui l’hanno fatto, la risposta è stata, in effetti un NO), né se erano d’accordo di accogliere milioni di africani e asiatici di fede islamica, i quali, con il loro tasso d’incremento demografico, nel giro di un paio di generazioni li sommergeranno completamente e li sostituiranno, facendo sparire per sempre la loro millenaria civiltà. Nessuno ha chiesto al popolo neppure se era consenziente sulle politiche che premiano le multinazionali e non recano alcun vantaggio, per non dire altro, ai comuni mortali. La massa della popolazione, nella società contemporanea, è formata da persone che contano ZERO.
    Quindi, esattamente, di quale presunto “populismo” stiamo parlando?
    Il vero problema dei giorni nostri non è certo questo bensì la circostanza (agghiacciante) che tutti abbiano un prezzo, che nessuno provi vergogna o almeno un po’ d’imbarazzo a dire oggi il contrario di ciò che diceva la settimana scorsa. Immagino che i nostri nonni si stiano rivoltando nella tomba, loro non erano fatti di questa pasta, per loro la parola data era sacra, non sarebbero stati capaci di adulare chicchessia, tanto meno di mentire, in vista di un vantaggio economico o professionale.
    Invece di correr dietro ai non-problemi suggeriti dai media mercenari, cominciamo a domandarci cosa ha reso le persone così disponibili a mettersi in vendita, a cancellare il proprio orgoglio e il rispetto che ciascuno deve a se stesso. La volgarità dell’american way of life, di sicuro, non è estranea al fenomeno. Ma per quale perverso motivo noi dovremmo seguirla?

    • Cos’è il titolo, Rita?
      “Rita contro tutti”?
      Esordisci con un “Sinceramente, leggendovi” ma a chi va questo commento?
      Quel “leggendovi” mi ha riecheggiato il “voi” d’antan, pensa un pò a quale condizionamento mi hanno portato le estive esternazioni di “uomo solo al comando” con ostentazione di panza (e ti/vi evito il mohito, perchè mi sono imposto di eliminarlo dal mio lessico familiare!).
      Non so se sentirmi accomunato (prefrirei non esserlo) nel “credete solo voi (aridaie)”.
      Con chiarezza: nessuna mitizzazione del “popolo” (anzi, per il vero io ….tirerei verso il “popolo bue”, pensa un pò!), altri, ai quali non va assolutamente la mia simpatia e consenso, magari agitando ben in mostra icone, simulacri che appunto sulla dabbenaggine di….”bocca buona” del “popolo” giocano a far presa, scelgono come primo interlocutore il “popolo sovrano”, quello delle piazze, più o meno …. oceaniche, senza intermediazioni (magari culturali, al limite) che possano spostare dalla pancia verso l’alto (cuore, cervello, mente, fantasia compresa) le reazioni e i comportamenti!
      Epperò, parimenti, sono proprio d’accordo con la tua conclusione, quella dell’ultimo paragrafo del tuo commento, che è poi la ….sostanza dello stesso, credo.

    • “Leggendovi” era riferito ai tre o quattro che hanno commentato.
      Non so chi siano i “tutti”, né m’interessa mettermi contro chicchessia.
      Dico solo ciò che penso. Ebbene si, non riesco a perdere il vizio.

  • Personalmente mi trovo d’accordo sulla riduzione a 400 del numero dei deputati. Mi sembra un rapporto ragionevole tra rappresentati e rappresentanti, con circoscrizioni elettorali comunque significative.
    Sognando a occhi aperti, andrebbe abolito, del tutto, il Senato. I problemi di rappresentatività sono ben altri e cominciano dalle liste elettorali della partitocrazia più invasiva e prepotente. Basta anche senatori a vita: il parlamento non è un pensionato partitico.
    Ci vorrebbe una drastica sfoltita degli innumerevoli organi parlamentari (commissioni, uffici, agenzie) che ruotano intorno ai 400 deputati. Per non parlare del personale, dei servizi, dei costi altissimi di questa burocrazia. Insomma, basta mangiatoie politiche per profittatori e parassiti.
    Continuando nel sogno, abolirei tutti i carrozzoni delle Regioni, questi pozzi senza fondo utili solo a moltiplicare le greppie politiche. Province o dipartimenti della giusta dimensione basterebbero. Comunque, non ci sono regioni più “speciali” delle altre.
    E poi un sistema elettorale maggioritario puro. Collegi uninominali secchi, con doppio turno per i due principali antagonisti quando nessuno ha raggiunto il cinquanta per cento. Basta liste chiuse di partito. Chi tra i liberi cittadini ha i requisiti si propone. Occhio ai premi di maggioranza: non siamo ai tempi della legge Acerbo.
    Sbarramento al cinque per cento, i piccoletti si organizzino. E basta “gruppi misti”, refugium peccatorum di transfughi e personaggi in cerca d’autore.
    Per la cittadinanza italiana, quando recitano a memoria tutta la Costituzione, i Quattro Codici, il Catechismo di Ratzinger e la Divina Commedia, allora ne parliamo.
    Nessuna elezione diretta del Capo dello Stato. L’elezione la fanno i 400 parlamentari. Siamo una Grande Nazione, non una cooperativa basata sui selfie.
    Soprattutto, via l’art. 69 della Costituzione, torni l’art. 50 dello Statuto: nessuna retribuzione, indennità o rimborso ai parlamentari. Se i partiti vogliono la bicicletta, si paghino i loro ciclisti.
    E, ovviamente, voto a tutti i sedicenni.

  • Vedo, Rita, che allarghi l’orizzonte e mi fa piacere.
    Mi fa piacere perché siamo tutti favorevoli a moltiplicare i canali di trasmissione della volontà del popolo ai rappresentanti eletti.
    Per quanto riguarda l’Europa, vorrei precisare che tutti i trattati sono stati sottoposti ai parlamenti nazionali (liberamente eletti dal popolo) e allo stesso popolo laddove la Costituzione lo consente (la Costituzione italiana e quella tedesca non consente di sottoporre al popolo mediante referendum i trattati internazionali). In Irlanda il popolo si è pronunciato una decina di volte su decisioni europee.In Italia, dove il referendum abrogativo non è previsto per detti trattati, si è svolto un referendum consultivo sulla decisione di rafforzare i poteri del parlamento europeo che ha raccolto l’88% del consenso.
    Vorrei ricordare che il Trattato di Maastricht è stato ratificato dalla Camera dei deputati con 406 voti a favore, 46 contrari e 28 astenuti.
    Si vuole introdurre il referendum abrogativo per i trattati internazionali? Si può discutere.

    • Diciamo che in Italia l’idea di sottoporre le decisioni al giudizio del popolo non piace e non è mai piaciuta. E quando proprio ci si vede costretti a concedere questo diritto, com’è successo ad esempio con i referendum sull’acqua pubblica o sull’autonomia differenziata, ma anche sul finanziamento pubblico ai partiti, semplicemente si insabbia il verdetto “sgradito” facendolo perdere nei meandri della burocrazia.
      Neppure l’attuale governo, ancorché formalmente ineccepibile, è stato eletto dal popolo (che qualche antidemocratico continua a chiamare “popolo bue”), e la circostanza è semplicemente vergognosa né, mi risulta, conta su compagni di sventura nel mondo occidentale. Vorrei vederli i tedeschi e i francesi alle prese con un esecutivo deciso da “foresti” all’estero, altro che gilet gialli …. con Trump, magari, che chiama Macron “Emmanueli” o la Merkel “Angelina mia”. Una pacca sulla spalla e via con una raffica di nuove tasse e di penalizzazioni economiche.

  • Caro Pietro, alcune considerazioni in merito al tuo ricco e articolato commento.
    Tutto dipende dagli obiettivi che si hanno:
    – se si voleva abbattere i privilegi, si poteva tagliare questi (anche dimezzando il loro compenso ed eliminando tutti i benefit);
    – se si puntava a una maggiore efficienza, si doveva puntare alla diversificazione delle funzioni delle due Camere (i modelli, anche in Europa, non mancano: me ha sempre intrigato quello tedesco);
    – quello che è stato fatto l’altro ieri non è stato né l’uno né l’altro, ma si è abbattuto drasticamente la “rappresentanza” degli eletti: così l’Italia è diventata l’ultima in Europa in termini di rapporto numero parlamentari e popolazione.
    – concordo con te: i senatori a vita dovrebbero sparire dalla Costituzione;
    – concordo con te: il modello elettorale che davvero consente ai cittadini di scegliere il governo è quello maggioritario con il doppio turno (da quanto trapela sulla stampa, c’è una componente del governo che sta sostenendo proprio questa ipotesi);
    – non concordo con te sull’ultima idea: immagino sia una bella provocazione perché, da storico come sei, sai bene perché è stato introdotto un compenso ai rappresentanti del popolo.

  • Nel nostro Paese, l’Italia, la legge fondamentale della Repubblica Italiana è la Costituzione, quella approvata dall’Assemblea costituente nel ’47 entrata in vigore nel ’48.
    Il primo articolo della Costituzione afferma che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
    L’enunciazione è chiarissima e non mi pare si presti a dubbio alcuno sulla sua interpretazione.
    Il “popolo” è chiamato in causa in modo “autonomo” dalla Costituzione, successivamente solo nella Sezione seconda: “LA FORMAZIONE DELLE LEGGI” nell’articolo 71 dove, avendo prima affermato che (art. 70) “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”, “il Popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”.
    La consultazione diretta del “popolo” (oltre che per le Elezioni che si svolgono secondo quanto previsto dalla legge elettorale) è prevista solo tramite REFERENDUM al fine di abrogare una legge del Parlamneto (ove lo richiedano 500.000 elettori o 5 Consigli regionali) e nel caso di Leggi che abbiano per oggetto la revisione della Costituzione stessa, secondo precise regole.
    Questo quanto sancito dalla Costituzione.
    Parlare quindi di “sottoporre le decisioni al giudizio del popolo” e di “governo eletto dal popolo” non ha riferimento alcuno con le regole del nostra democrazia; questo si quindi è sostanzalmente “antidemocratico”, Rita, e, a mio parere, demagogico, e fuorviante rispetto a quelle che sono le responsabilità, i diritti e doveri dei cittadini che, tutti assieme, compongono il “popolo” Italiano.
    Tutto ciò, ovviamente se l’approccio alla tematica voglia essere di tipo consapevole e documentato (come io credo vogliamo sia in un blog come il nostro), dove non si sventolano al “popolo” (ops!) crocefissi, immaginette, bambini in braccio e ….”icone da richiamo” consimili!

    • Ora basta pero’ continuare a ripetere che nessuno ha mai detto che questo esecutivo non si potesse fare bensì che fosse altamente inopportuno dal punto di vista politico. Altrimenti chi legge comincia a pensare che siamo arteriosclerotici. Posso dire che questa operazione che si sa pilotata e’ stata fortemente antidemocratica o rischio grosso? Lo direi in ogni caso.

  • Il problema di moltiplicare le opportunità per ascoltare la voce dei cittadini (opportunità già previste dalla nostra Costituzione) esiste.
    Ho qualche dubbio però che sia utile ricorrere allo strumento del referendum sui trattati internazionali per loro natura complessi. Si ricordano tutti che, quando in Francia si è votato per il Trattato costituzionale europeo, gran parte dei cittadini l’ha bocciato ma senza entrare nel merito (troppo complesso: non si può pretendere che i cittadini abbiano tutti la capacità di leggere e di comprendere talora centinaia di pagine!).

    • Ti chiederei di essere più chiaro Piero: tu ritieni che esistano altre “opportunità per ascoltare la voce dei cittadini” oltre quelle da me citate, in Costituzione, oppure auspicheresti che nuove opportunità venissero introdotte? Esprimi timori rispetto al Referendum, ma quello esistente è solo abrogativo no?

  • Ho parlato, Franco, di opportunità già previste dalla Costituzione (dal referendum alle proposte di legge di iniziativa popolare e alle petizioni). In che senso moltiplicarle? Potenziare l’uso di tali canali. Parlo di “uso” non di “abuso”: se si utilizza lo strumento referendario, è necessario sottoporre ai cittadini dei quesiti chiari tipo “divorzio sì-divorzio no”, “aborto sì-aborto no. Se invece si sottopongono agli elettori Trattati europei o una riforma complessa come quella di Renzi del 2018, non si potenzia la democrazia, ma la si uccide.
    Io vedrei bene sottoporre i temi cosiddetti “eticamente sensibili”: dal testamento biologico (già legge, ma non si è sentita la voce della gente) al suicidio assistito.
    Si tratta cioè di ascoltare il “sentire comune”. Ascoltare non vuol dire consentire al popolo di legiferare, perché dovrà sempre essere il parlamento – il luogo della mediazione politica – ad avere l’ultima parola. Sarebbe utile, in questa logica, precisare meglio il ruolo del “referendum consultivo”: è questa semmai l’innovazione da studiare..

  • Un chiarimento per Marino.
    Quando ho parlato di anticorpi che noi abbiamo, mi sono riferito ai decenni in cui noi abbiamo collaudato lo “stato liberale” con i suoi pesi e contrappesi e l’ho fatto pensando alla stagione della Rivoluzione francese al tempo dei giacobini al potere.

    Comunque, lo Stato liberal-democratico, di questi tempi, concordo con te, Marino e con te Franco, non è una conquista acquisita per sempre: il populismo seduce, eccome seduce!

    • Le società umane sono veicoli adattivi, strategia socio-biologica di lunghissima data che ha trovato utile unire individui in gruppi perché “l’unione fa la forza”. La “forza” di tale unione, ha scopi adattativi, ci si adatta meglio e si resiste meglio alla selezione naturale (quindi ci sono ragioni di “difesa” e di “offesa” nella relazione gruppo-mondo), laddove gli individui si uniscono in “individui di ordine superiore” quali i gruppi. I gruppi o società animali e quindi umane, hanno finalità adattive. Oggi Pochi comandano su Molti: si chiama così lo “stato liberale”? In tal caso, non funziona. I segnali di dis-adattamento, infatti, sono enormi.
      Ergo: in atto c’è un adattamento (uno dei tanti), qui la seduzione non c’entra.

    • Caro Piero, il populismo seduce e non solo per “merito” dei populisti. Oggi, i rivoluzionari sono i conservatori, la destra, e chi come Casaleggio jr., il quale ha scritto che oramai la democrazia rappresentativa è superata, e (sintetizzo) bisogna passare al cliccaggio via internet, registrandosi, magari versando una quota con tanto di password, di codice d’accesso. I progressisti, la sinistra sono diventati i conservatori, di ciò che è acquisito, magari dopo anni di battaglie, di scioperi. Abbiamo contrappesi, anticorpi contro queste spallate? Amin Maalouf, giornalista e scrittore libanese (“Il naufragio delle civiltà”, ed. La Nave di Teseo) cita l’inizio di questa spallata al sistema liberal-democratico, e soprattutto al vocabolario della sinistra che in tutta Europa, dal Secondo dopoguerra, nel Novecento, egemonizzò il dibattito culturale, con l’arrivo al potere in Inghilterra della “lady di ferro”, Margaret Thatcher, maggio 1979, e dell’ayatollah Khomeiny, febbraio 1979, in Iran. Occidente e Oriente s’increpavano. Nel mondo arabo il panarabismo, Nasser, tramontava; in Occidente, la Thatcher dette voce all’Inghilterra profonda, stanca di scioperi, lotte sociali, sussidi ai “lazzaroni”, le tante tasse per sovvenzionare la spesa sociale, e ridette dignità a una destra conservatrice che a lungo era stata zitta, quasi si vergognasse di dirlo apertamente: allora, prima della Thatcher, in Europa, Italia compresa, la destra era relegata a quattro gatti di nostalgici del fascismo: c’era la sinistra, la sinistra estrema, il centro-sinistra, e i centristi. I conservatori non sopportavamo di essere definiti “la destra”. Oggi, tutto è cambiato. Anche il linguaggio. Purtroppo, negli anni del trionfo del liberismo, anche molta sinistra riformista si è accodata, con il risultato che perfino la terminologia cambiava d’abito. Non più sfruttati, ma esclusi; non più borghesi, ma ceto medio, più o meno riflessivo. E intanto, per anni, i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali, in Italia, tutti, si aumentavano lo stipendio a ogni stagione, raggiungendo, su questo provvedimento, maggioranze bulgare. E il discredito della politica ha fatto da contrappasso l’arrivo dei “vaffa”, in Italia; in Inghilterra del verbo “to shrug”, me ne infischio, me ne frego. Anche durante il pre-fascismo, i primi squadristi usavano urlarlo a squarciagola “io me ne frego”. Questo non vuol dire che il fascismo è alle porte. E mi scuso se l’ho fatta lunga. Gli intellettuali seri o mediocri sono una razza noiosa, pallosa, e non sono affatto “di moda”;per strada, a volte ,nascondo i libri dentro sacchetti plastificati del supermercato. Studente? No. Professore? Neanche. Va al corso serale? Non proprio. E allora cosa ci fa con tutta quella solfa che tiene “into the bag”, che è pure pesante, nel sacchetto biodegradabile? Non mi dica che la legge proprio tutta? Tutta no, dipende. A volte sottolineo, prendo appunti. Appunti de che? Piccoli pensieri? Non liste della spesa? No, non proprio. Lei sa che è proprio strano? In effetti, forse un pò lo sono, ma non lo dica in giro, i tempi sono strani. Non sarà mica comunista? No, mai stato. Mah, lei non la conta giusta…..

  • Lo Stato liberale (non hai bisogno, Rita, che lo spieghino altri, proprio tu che sei laureata in Scienze politiche) è lo Stato che si fonda sulla “divisione dei Poteri” ed è questo (a meno che cancelliamo, in nome del populismo, questa struttura fondante) che impedisce a chicchessia di “prendere i pieni poteri”: solo uno Stato “totalitario” (non liberale) lo consente, anzi… è un tutt’uno con la pienezza dei Poteri.

    • Il mio discorso non era teorico ma super-pratico. Quando non è più supportato dall’unione che lo ha creato (un popolo, ad esempio) qualsiasi Stato muore. La Storia è stra-piena di apparati statali, giuridici e religiosi, morti e sepolti. Tra un po’ si aggiungerà all’elenco anche lo Stato liberale con la “divisione dei Poteri” che non è riuscita ad impedire che Pochi tirassero il collo a Molti. Ci sarà qualcosa di nuovo, e poi ancora. E ancora. Lo spirito di adattamento del genere umano è incredibile.

  • Condivido, Marino: i politici hanno fatto ben poco per scrollarsi dalle spalle l’accusa di essere una casta, anzi hanno peggiorato le cose non tenendo per nulla conto della montante rabbia popolare.
    E ora Di Maio, cavalcando la tigre della giustizia popolare, ha emesso la sentenza di condanna.
    Questa, almeno, è una ricostruzione, se non altro dei padrini della Casta (i due noti giornalisti autori del best-seller)

  • Piero, forse gli anticorpi ci sono, vedi i risultati di ieri in Ungheria, con molta rabbia di Orban che si è visto soffiare 11 dei 23 capoluoghi nelle mani dei sovranisti, Budapest compresa. Che significa una rimonta da parte di chi, avendo vissuto regimi dittatoriali, capisce il grande danno che potrebbero arrecare i nazionalismi e sovranismi dilaganti anche in Italia. Significa che il pensiero democratico, chiamato sinistro anche su questo blog, ha buone probabilità di riaffermarsi anche in paesi europei che stanno virando pericolosamente a destra. Sperando che anche i turchi, dopo lo strappo di Istanbul e altre importanti città da parte delle opposizioni, con la popolarità del sultano in calo, capiscano che cercare di recuperare consenso con l’offensiva contro i curdi, vedi pulizia etnica che anche noi ben conosciamo, altro non è che l’espressione più pericolosa di quei personalismi che gravissime conseguenze hanno sempre portato. Se poi penso che la Turchia avrebbe anche ambizioni di entrare nell’Unione europea, e il rifiuto dell’Europa espresso, credo che appunto gli anticorpi ci siano tutti, prima dell’esplodere di qualche gravissima malattia. Finché c’è vita c’è speranza.

    • Spero che l’Europa, Ivano, si sia fatta in questi giorni un’idea corretta del boia islamico di Ankara. Ha distrutto in pochi anni le fondamenta nazionali dello Stato laico che Atatürk e i suoi continuatori avevano edificato in un secolo. Ci mancherebbe solo di trovarcelo nell’Unione Europea a sparnazzare e pontificare. Vade retro.
      Viva le combattenti e i combattenti del popolo curdo, senza i quali i criminali dell’ISIS avrebbero continuato a dettare legge su quello scacchiere geografico. Adesso vengono massacrati dai turchi e presto ci troveremo in casa i delinquenti nostrani di ritorno, evasi dalle prigioni curde grazie al ricattatore di Ankara. Il quale ci minaccia coi milioni di clandestini invasori da lui usati come intimidazione.
      I convertiti, le convertite, i vari Maurizio e Patrizia di Roccacannuccia e Castelfinferlo, rinominatisi con nomi coranici e autopromossi da disoccupati di provincia ad alfieri del profeta, ci costeranno una cifra, sia che ci mettano loro le bombe, sia che li si metta noi finalmente al gabbio.
      Bravo Trump, complimenti, sei riuscito nell’impresa impossibile di far rimpiangere Obama e la Clinton messi insieme. Incredibile ma vero.

  • Ricordiamo che i ricchi stipendi della casta nacquero per evitare di cadere in tentazione. Non è mai bastato. Ma non sarebbe una soluzione neppure la proposta di Pietro di lavorare gratis. Dalla casta si passerebbe al censo. E mai come di questo tempi i ricchi pensano solo a loro stessi. Sono finiti i tempi dalla borghesia illuminata, se mai c’è stata. Basterebbe togliere ai politici quell’aura di persone importanti, minacciandoli a gran voce di ricacciarli a casa il prima possibile. Basta riverenze e ossequi, basta acclamazioni pubbliche, balconi o spiagge e culti della personalità. Cominciamo a considerarli dei semplici lavoratori. Che ingenuo, vero?

  • Quella di Pietro (non ho dubbi) è stata una provocazione: andava bene, naturalmente, quando in parlamento andavano solo coloro che potevano permettersi di vivere di rendita.
    Per quanto riguarda le vicende elettorali del populismo, credo anch’io, Ivano, che prima o poi questi fenomeni europei (e non solo) si sgonfino, ma si sgonfieranno definitivamente (?) quando verranno meno le cause che li hanno determinati (se, ad esempio, l’Unione europea riprenderà il suo cammino che si è interrotto e se le vecchie classi dirigenti avranno capito perché hanno perso il contatto con la gente a favore dei populisti e dei sovranisti).

  • Sperando Piero che la sinistra non adegui il suo linguaggio a quello degli slogan che conosciamo. Io penso ancora che la Politica abbia anche il dovere civico di educare.

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