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MARINO PASINI

LA BEFFA DELLE PROVINCE

  L’Italia strapaesena doveva abolire le province, che sono inutili, dove i litigi, i dissapori sono costanti, invece, di province ne abbiamo di più; si sono moltiplicate, come la corruzione. Dopo Mani Pulite, quasi per dispetto, anzichè cambiare atteggiamento, brutte abitudini, la corruzione si è intensificata. La provincia mista di  Trani, Andria, Barletta, con Bisceglie

 

L’Italia strapaesena doveva abolire le province, che sono inutili, dove i litigi, i dissapori sono

costanti, invece, di province ne abbiamo di più; si sono moltiplicate, come la corruzione. Dopo Mani Pulite, quasi per dispetto, anzichè cambiare atteggiamento, brutte abitudini, la corruzione si è intensificata. La provincia mista di  Trani, Andria, Barletta, con Bisceglie e Molfetta ha scatenato vere e proprie risse per decidere dove metter la targa del tribunale provinciale, dove impiantare gli uffici amministrativi della provincia. Li vogliamo noi, dissero ad Andria, perchè siamo il polo industriale; no, noi tranesi  perchè siamo l’attrazione turistica e abbiamo una bella cattedrale. Tempo fa, un dirigente leghista nazionale propose per Crema, alle elezioni locali, lo slogan: se vinciamo noi, Crema e il cremasco diventerà provincia. Quindi, perchè non una provincia a Voghera, Vigevano, città con oltre 40mila abitanti, e con un loro territorio storico, culturale ben definito? Siamo una nazione, vedi in Lombardia, con tanti comuni appiccicati, orgogliosamente ognuno per sè, molto meno per sè quando si tratta di cacciare i soldi. Invece di abolirle le province, siamo riusciti a fare il contrario. A che servono le province? A niente. Ci sono le regioni, ci sono già i comprensori territoriali, che rappresentano, o dovrebbero rappresentare la vera realtà geografica. La Brianza, il Casalasco, l’Oltrepò, la Lomellina, il Lodigiano, il Cremasco, il Cremonese. Che serve una provincia, come quella cremonese con centri lontani come Crema e Casalmaggiore? A far sentire Cremona meno sola, probabilmente, perchè storicamente affondata nella campagna, nella Bassa. Crema ha una cinquantina di comuni di riferimento, ha il suo territorio, la sua raccolta differenziata, una  storia culturale autonoma, ed è a capo di un comprensorio, quindi che ci stanno a fare le province? A macinare soldi, come per altre faccende. La politica non ha il coraggio di abolire le province perchè c’è gente da licenziare, da piazzare da qualche altra parte, e voti in bilico che potrebbero liquefarsi. E si resta così. Si decide di non decidere. Le province le aboliamo, anzi no, le moltiplichiamo. Ora non più. Si è messo un freno, dopo la moltiplicazione. Si è detto basta, per fortuna. Una comica. Strapaesana.

Cremona è una bellissima città. Città della musica, e più di questo è  la città di Arvedi, e più di questo ancora è la città delle vacche da latte, del granoturco. Dove la cultura politica rumina ancora discutendone con la Coldiretti, la cui forza, dalla fine dell’800 a oggi ha plasmato e dominato la città di Tognazzi. Più che il luogo dove si fanno meravigliosi violini, le fiere degli strumenti musicali, Cremona è la fiera di Grumello, d’importanza europea, la fiera del bestiame.

Di recente ho visto sulla tv locale, Cremona 1, un bisticcio politico per la elezione di un presidente di qualche ente d’importanza provinciale, e la bisboccia politica pareva la replica delle discussioni che da ragazzo vedevo sotto i portici dei bar, in piazza del Duomo a Crema, nei giorni di mercato. Allevatori, agricoltori a discutere il prezzo del latte: ti vendo dieci manze, che prezzo mi fai, i mediatori a scrivere sul taccuino. Ho avuto un’impressione sbagliata? Può darsi, oppure no, magari il colpo d’occhio era la storia che si ripete. Chissà. Crema appartiene alla stessa cultura, agricola, paesana di Cremona, oppure è anche qualcos’altro? Può avere un futuro territoriale, politico, amministrativo diverso da quello attuale? Cremona è lontana dal cremasco, e da qualche tempo intensifica i suoi rapporti con Mantova. Se passa la proposta del raddoppio stradale della Cremona-Mantova, per esempio, nella provincia di Cremona, e per il cremasco ci saranno in futuro, e per parecchio, solo centesimi da spendere su altre  faccende, perchè i soldi andranno quasi tutti lì, sullo stradone che al cremasco interessa poco o niente. Il futuro di Crema è legato all’intensificarsi dei suoi rapporti con la metropoli, anche con Lodi, Treviglio, Bergamo. Crema ha una ridicola stazione ferroviaria, da paesino di campagna, e non avrà mai, probabilmente il raddoppio ferroviario. Le linee ferroviarie dei pendolari sono considerate un costo, perchè lo sviluppo, da tempo, è sui treni veloci. Crema e il suo trenino resterà al palo, ci si può scommettere. Con il completamento della superstrada per Milano, si potrà arrivare a San Donato Milanese, alla MM3 in auto, in venti minuti, e in autobus in mezz’ora con la linea diretta. I cremaschi, quando capiranno che è questa la strada da percorrere, su cui battere il chiodo? Oppure vogliono continuare a leccarsi le ferite, a crogiolare nella propria decadenza, a contare le perdite, o a disperarsi di tenere, a fatica, le scuole superiori, l’autonomia ospedaliera, quel poco di vita culturale, artistica che c’è? La decadenza dei piccoli centri, in un epoca di tagli finanziari è una realtà che coinvolge molte realtà minori, grandi paesoni, o cittadine, dal Nord al Sud.

Non è un caso, tra l’altro, che ovunque, nel mondo, piccoli centri e le campagne sono il pilastro, i bastioni delle forze politiche conservatrici, dei tradizionalisti, degli avversi alla modernità, sono in maggioranza i paesani e i provinciali gli elettori di Putin,Trump, Erdogan, Orban, Kaczynski, dalla Carinzia alla Sicilia, ovunque, nel mondo. L’urbanesimo, la democrazia, le libertà, la cultura ha sempre faticato nelle campagne e nelle cittadine, dove il provincialismo si respira più dell’ossigeno.  Crema è un’eccezione, un gioiello? Sì, anche altre storielle che ascolto da una vita. Crema è un grosso paesone, grazioso, perfetto ai pensionati che si avvicinano al capolinea, che si accontentano del poco che passa il convento. Il traffico è scarso, se le radici degli alberi sono alte e gli anziani inciampano si provvede a tagliare l’albero anche se è sano e quasi centenario. Tra poco Crema avrà anche il bike-sharing, le bici a noleggio per i quattro turisti che vengono a cercare il regista famoso scappato a Milano, e per le comitive di anziani che fanno su e giù, anche loro per Via Mazzini, a piedi, in gruppo, senza la bicicletta, e non vedono l’ora di mettere le gambe sotto il tavolo per mangiare i tortelli.

MARINO PASINI

15 Ott 2019 in Senza categoria

25 commenti

Commenti

  • Così, Marino, tanto per cercare di capire di cosa si sta parlando, in mezzo a ……tutto sto casino istituzionale: sommessamente: ma le province non erano state abolite?
    Sì, la legge Delrio approvata nell’aprile 2014 prevedeva la riformulazione delle province in enti di secondo livello, private di buona parte dei trasferimenti in attesa della loro abolizione formale per cui era necessaria una riforma della carta costituzionale.
    Il 4 dicembre 2016 la bocciatura del referendum costituzionale ha cancellato anche l’abolizione delle province. 
    Così sono rimaste in vita svuotate di gran parte del personale e di gran parte dei finanziamenti che permettevano di tener in piedi scuole e strade.
    La riforma costituzionale bocciata con il referendum del 4 dicembre prevedeva semplicemente di eliminare la parola “province” dalla Costituzione, rimandando poi a una futura legge ordinaria la determinazione delle funzioni e delle competenze di questi enti o la loro eventuale cancellazione.
    Una nuova riforma dunque che sostituisse la riforma Delrio convertita in legge nell’aprile del 2014 che stabiliva di sostituire le province con assemblee formate dai sindaci dei Comuni che ne facevano parte. I nuovi enti con competenza in materie come edilizia scolastica, tutela e valorizzazione dell’ambiente, trasporti, strade provinciali. Un’altra funzione era il “controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale” e la “promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale”. Tutte le altre competenze sarebbero dovute passare ai Comuni, ma le cose sono andate a rilento e di fatto le competenze delle province sono rimaste molto simili a quelle prima della riforma.
    Con la riforma Delrio le province erano diminuite ma solo perchè 10 di esse (Torino, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) erano state trasformate in altrettante città metropolitane, i cui territori coincidono con quelli delle province e che, di fatto, hanno le funzioni fondamentali delle vecchie. 
    Dal 2014 in pratica non è cambiato nulla, si sono persi soldi, tempo e soprattutto saranno necessari interventi di manutenzione straordinaria a scuole e strade dopo che per tre anni nessuno ha saputo di chi fosse la competenza.
    La situazione, all’ 11/10/!9 , così come si delinea dalla dichiarazione del Presidente dell’Unione delle Province Italiane (si, esiste anche questo organismo, nel … buffo stivale!) Michele de Pascale (Presidente della provincia di Ravenna):
    “Accogliamo positivamente la decisione di inserire tra i collegati alla Legge di bilancio 2020 anche un Disegno di legge di revisione del Testo Unico degli enti locali, votata ieri nelle risoluzioni di maggioranza al DEF. Segno che il Parlamento ha compreso quanto questo intervento di revisione profonda delle riforme su Province, Città metropolitane e Comuni, sia indispensabile, come noi ormai da mesi sottolineiamo, per porre fine all’incertezza istituzionale che condiziona l’amministrazione dei territori”.
    Le risoluzioni di maggioranza approvate da Camera e Senato, si impegna il Governo a considerare, quale collegato alla decisione di bilancio, il disegno di legge di Revisione del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali.
    “Noi (UPI) siamo pronti a contribuire con le nostre proposte alla definizione del Disegno di Legge, ma ribadiamo le nostre priorità: prima di tutto definire per le Province funzioni certe, che valorizzino il ruolo di semplificazione e di motore degli investimenti locali tipici di questa istituzione. Poi intervenire per risolvere tutte quelle storture rispetto alla governance di questi enti, che non consentono di assicurare la stabilità necessaria all’azione amministrativa. La delega deve essere anche l’occasione per semplificare il sistema, ricostruendo un quadro certo in cui le Regioni si occupano di legislazione e controllo e le funzioni amministrative sono assegnate a Comuni, Città metropolitane e Province, cancellando la miriade di enti strumentali intermedi, inutili e dispendiosi. L’obiettivo comune – conclude de Pascale – deve essere la risoluzione delle criticità che da troppi anni stanno pesando sui territori e le comunità e tornare ad assicurare agli Enti locali la piena capacità di portare a termine il compito assegnato loro prima di tutto dalla Costituzione e assicurare alle comunità e ai territori servizi efficienti in tutto il Paese”.
    E viva l’Italia patria di Poeti, navigatori e …..suonatori di mandolino!

  • Caro Marino non mi puoi citare il turismo come dato così denigratorio! Il flusso è stimato (stampa su dati dell’ufficio turistico) per un rapporto con i residenti di sei turisti ogni dieci abitanti/anno, questo perché Crema è città d’arte, e la sua scelta da parte di un regista non ne è che una conseguenza, non tutta la causa del turismo: gli serviva un ambiente colto e raffinato, ma dinamico, per una storia neoplatonica.
    Ma Crema è altro, perché diceva il proverbio cremasco di fine secolo scorso “chi vuol pane va a Milano” ed è proprio questo lato dinamico-imprenditoriale del Cremasco che viene negato dall’insano connubio con “la sonnacchiosa”.
    Paesana, sì, se non si aprono gli occhi a certi Cremaschi, quei pendolari ad esempio che protestano sulla linea diretta delle Autoguidovie per Rogoredo, porta del mondo, la K521, perché il veicolo addentrandosi in città può arrivare in ritardo a S. Donato! Non abbiamo il “su ferro” e facciamo bene il “su gomma” allora! I corsi di economia politica ormai non fanno che insegnare che le città sono in competizione cannibalesca: prendiamone atto per il nostro orgoglio e i nostri figli, certo sempre che la medicina non sia peggio del male. L’interland è in degrado, ridiamo i poteri ai singoli centri per curare la propria fetta, e rispolveriamo un po’ del vecchio spirito dei Comuni. Ma le devo dire io che sono adottivo-naturalizzato queste cose? Ambizione ragazzi!

  • Sulle Province, come dicevo la scorsa settimana commentando l’ultimo post di Piero, sono convinto che si stiano abolendo le realtà amministrative sbagliate. A mio parere, sarebbero infatti le Regioni da abolire, per motivi istituzionali, economici e di buon governo. Quanto a Crema Provincia, è una storia infinita. Anche perché ormai sarebbe una provincia non di cremaschi ma di tutt’altri abitatori. Comunque, se hanno fatto provincia Isernia, non mi scandalizzerei. Un’Italia divisa in dipartimenti amministrativi ben perimetrati, muniti di delega adeguata e senza elefantiaci carrozzoni regionali, così devastanti per costi, sprechi e mangerie di partito, sarebbe, secondo me, più efficace ed efficiente dell’attuale e, soprattutto, meno storicamente artificiale.
    Sul fatto che Crema sia un paesotto e i cremaschi siano dei paesani, caro Pasini, dipende. Il rapporto tra persone e luoghi, tra abitanti e territori risente di variabili tanto soggettive quanto oggettive. Non è facile ricostruire le ragioni di un legame cognitivo e interpretativo per sua natura così esposto a esperienze diverse da soggetto a soggetto. Tutto è relativo, persino la “cremaschità”.

  • Marino, se seguissimo il tuo ragionamento da sempre dovremmo avere amministrazioni di destra. Invece a Crema, smentendoti, abbiamo da 2 mandati una guida Bonaldi. Come a Milano. Saremo anche un paesotto, ma che vota a sinistra, come in centro a Milano. Vuol dire che non siamo così provinciali. In verità non ho una mappatura della distribuzione degli orientamenti politici per valutare differenze tra periferia e centro, ma Crema é così piccola che credo non ci siano grosse differenze. A meno che qualcuno non abbia informazioni tali da smentirmi, confermando la tesi che ogni mondo é paese. Marino, non siamo così provinciali.

  • Sulla falsariga: non ” confermando”, ma “sconfermando”.

  • Credo, Ivano, che effettivamente in molti pensino, vivendo a Crema, di essere limitati nelle proprie possibilità e opportunità di sviluppo culturale. È chiaro che non siamo nell’Atene di Pericle o al Village di Warhol. Come sempre, dipende dalle opinioni, che sono però disparate e spesso opposte.
    Dicendo che il rapporto tra persone e luoghi, tra abitanti e territori risente di variabili tanto soggettive quanto oggettive, intendevo proprio indicare da dove potrebbero derivare certe disparità di opinione su città, paesi e contrade, ad esempio anche su Crema.
    In genere, tra le variabili che si incrociano tra loro e portano a prese di posizione più o meno positive o negative verso il proprio contesto abitativo e residenziale, ci sono senz’altro quelle soggettive riferite ai propri obiettivi, aspirazioni, desideri, che ovviamente sono diversi da persona a persona. Tra le variabili oggettive, anch’esse rilevanti, ci sono le situazioni di fatto e i dati di realtà in cui ci si trova concretamente a vivere, che influiscono molto sulle condizioni dell’esistenza e quindi su come viene percepito il proprio legame tra persona e luogo, tra abitante e territorio.
    Personalmente, alla luce delle variabili soggettive e oggettive che influenzano il mio legame con Crema e con i cremaschi, devo confessare che la mia opinione è positiva. Ma rispetto pienamente chi, come Marino Pasini, esprime giudizi opposti a causa delle proprie diverse coordinate soggettive e oggettive di riferimento.

  • Da apolide ho avuto termini di paragone ampi, sempre vissuto in grandi centri urbani, il che voleva dire all’epoca anche movimento di idee. Oggi vuol dire solo scompostezza, moto insensato. Una delle mie massime, da quando ho potuto trasmettere alle persone intorno a me dei criteri, è stata “muoversi piano e pensare veloce”. Possibile che il fermento che abita questa piccola città non lasci sconcertato il nostro pregiatissimo amico Marino? Sembra quasi certi giorni un luna park del pensiero, e allora sento di non aver sbagliato a metter radici, perché questa città la posso paragonare solo alla Bologna uniiversitaria degli anni fine 50 – 60, esperimento fallito. Ora tocca a noi, o meglio, a chi prima o poi dopo di noi, amico mio!

  • Ringrazio Francesco Torrisi, ha squadernato tante notizie sulle province abolite, semi-abolite, ancora in piedi che non c’erano nel mio scritto.
    Caro Adriano, non saprei dirti se Luca Guadagnino se n’è andato via dal palazzo Premoli per ragioni “neoplatoniche”. Certo, non credo che il regista siciliano ha messo maglioni e mutande nella valigia e ha puntato verso la Paullese senza fare ritorno per motivi neo-platonici. Neppure per il pane. Nemmeno chi scrive va spesso a Milano per il pane, ma per il Milano Film Festival, terminato da poco, roba di qualità che a Crema non vedremo mai, nemmeno se rivivrai un’altra vita, sempre a Crema. A chi interessa la danza c’è il MilanoOltre con tante compagnie; a chi è appassionato di montagna tra poco cominciano molti incontri con alpinisti, scrittori di montagna, per una settimana intera. E dal primo novembre, per dieci giorni c’è il Jazz festival con più di cinquanta concerti, per tutte le tasche, anche gratis, dalle periferie, ai teatri, ai locali. E’ cominciata la stagione teatrale, e all’Anteo Palazzo del Cinema puoi vedere film in lingua originale e sottotitoli anche alle 11 del mattino a 4,50 euro, senza contare le sale da concerto, il Conservatorio, l’Auditorium, tra poco parte la Palazzina Liberty, il Dal Verme, e poi ci sono le biblioteche, con riviste e quotidiani di tutt’Italia, e francesi e inglesi e americani e spagnoli. E’ mai stato alla Braidense? E’ tutta in legno, è bellissima. Alla biblioteca di Parco Sempione, a fine estate si possono leggere giornali e riviste, leggere i libri della biblioteca all’aperto nel giardino aperto sul parco. Ci sono piccole gallerie d’arte, ne ho visto un paio di recente, con mostre d’ arte contemporanea e fotografia che nelle piccole città non vedremo mai. A Crema passa l’Wedding Award, con manifesti ovunque, e questa è la cultura cremasca. Ma non mi aspetto nulla da Crema, conosco l’andazzo, quel che passa il convento, la sua stampa, La Provincia, il Torrazzo, Prima Pagina, il cremasco settimanale, Mondo Padano. E’ lo specchio giornalistico, di bassa qualità, che è lo stesso, salvo rare eccezioni, dei piccoli centri. Crema non fa eccezione.
    Caro Pietro, non serve citare Isernia. Basta ricordarsi Verbania, un misto di Intra e Pallanza, diventata provincia, ma è ricordata per una bella villa Taranto, una buona trattoria vista lago, anche se ad Arona, a Stresa, dicono che dall’altra parte è la sponda povera, ci stanno i poveracci.

    • Nel rispondere al commentario mi son bevuto (dimenticato) Ivano Macalli, e mi scuso. Ho scritto che la democrazia, la libertà, i diritti delle minoranze, e i voti alla sinistra vanno meglio, molto meglio nelle metropoli, nelle grandi città. Peggio nei piccoli centri, nelle campagne, in tutto il mondo. E’ un fatto incontestabile. Poi ci sono eccezioni, naturalmente. A Crema, per due volte ha vinto il centro-sinistra, è vero. Vedremo alle prossime elezioni, se la Lega, Forza Italia, Comunione e Liberazione, Fratelli d’Italia trovano una lista comune, come andrà, alle prossime elezioni locali. Non sono ottimista, ma spero di sbagliarmi. Nella nostra cittadina, che chiamo paesone, perchè una città per esserlo sul serio, deve meritarselo, non solo perchè c’è scritto sui fogli di protocollo comunale, una città ha una ferrovia decente e non quel trenino dei puffi che oggi, per percorrere poco più di trenta chilometri per arrivare a Città Studi, a Milano, ha impiegato un’ora e cinquanta minuti, per l’ennesimo guasto. E con la cultura che passa, il tribunale altrove, il Wedding Award tanto importante, con manifesti ovunque, dove vogliamo andare?

  • Evvai col “wedding award” , tutto deve essere spettacolo, per la serie “l’importante è esagerare”, come cantava negli anni ’80 l’immenso Enzo Jannaci: https://it.video.search.yahoo.com/yhs/search?fr=yhs-avg-fh_lsonsw&hsimp=yhs-fh_lsonsw&hspart=avg&p=l%27importante+%C3%A8+esagerare+jannacci#id=1&vid=843bce50477f8019ff0e6dd4c6a7c68e&action=click
    E anche il matrimonio deve essere una cosa ….esagerata, e cosa di meglio che sposarsi cacciando un bel pacco di soldi al “Campione di matrimoni”, si, quello che ha vinto il “wedding award” di CREMA, che poi il tutto andrà su facebook, instagram e social magari specialistici per la gioia (e l’invidia!) di amici e parenti!
    “Wedding Award a Crema: Vetrina di eccellenza e punto di riferimento per tutto il panorama del Wedding lombardo” ……tela chì l’america”!!!!
    Pasini ta kapeset prope nagotta!!!

    • Caro Francesco, hai straragione. Sono un provinciale fino al midollo (l’ho sempre detto, e della cosa mi vanto, perchè può essere una qualità), e mi ostino a non capire quanto godono (m’impegno, ma non ci riesco) i provinciali negli spettacoli d’eccellenza delle cittadine, o paesoni, come l’Wedding Award da poco pubblicizzato in ogni cantone, ogni tabellone. Avrei dovuto portarci, all’evento, “la fonna”, la morosa, che c’è il titolo all’inglese, e non perdermi le premiazioni. E’ roba internazionale, e spettatori foresti, pure di Mozzanica.
      Caro Pietro, tutto giusto quello che dici, i due amici rovescio della medaglia, i quadri, e il resto. Cosa vuoi farci, sarà che l’offerta culturale cremasca è un pò scarsina, e non riesco a vederci l’oro, neppure l’argento (neanche il bronzo) quindi, quando posso, metto la sacca in spalla, e vado altrove, non solo a Milano. Anche se le metropoli non mi disorientano, non mi fanno paura, e come dice Robert Walser “costringono con il loro incessante movimento, a una moralità”. Poi ognuno può essere felice anche a Melzo, Melegnano. Anche a Casaletto di Sopra, soprattutto se coltiva granoturco, e se ne frega del teatro d’Europa. La penso come Montale, preferisco camminare a Milano, dove non mi conosce nessuno, e posso guardarmi intorno, e ci sono tante belle cose da vedere. Alla Triennale c’è un giardino silenzioso, bellissimo, una biblioteca tutta bianca, a vetrate, e tanti libri d’arte e d’architettura. C’è l’Orto botanico, piccolo, ma delizioso. Se vuoi fare ricerca nelle biblioteche, a Crema non la puoi fare, ci sono gli annali del Torrazzo e la storia di Scannabue.
      Caro Ivano, non divoro niente, anche perchè non sono ricco, quindi, devo stare attento al portafoglio, e a molte cose rinuncio. Ma sono snob. Certo, sono snob perchè amo il cinema di qualità, il buon teatro, l’arte, le buone librerie, le biblioteche, i locali dov e ascoltare musica, le sale da concerto, magari uno strano snob cresciuto in una famiglia povera, che ha frequentato la scuola delle Segretarie, che ha lavorato per 14anni in un ferramenta. Magari che conosce meglio il popolo basso, le sue abitudini, le sue qualità, i vizi, i vezzi, le mediocrità, di altri che scrivono su questo blog. Sono snob perchè trovo Crema una cittadina-paesone noioso e impalpabile, perchè la vedo così. Perchè è così, voi pensatela come volete.

  • A proposito delle variabili soggettive nell’apprezzare o meno Crema, quali ad esempio quelle dei propri obiettivi, aspirazioni, desideri individuali, molto differenti da persona a persona, faccio l’esempio di due miei diversi amici.
    Uno vorrebbe vivere ogni giorno in uno stimolante avvicendarsi di frequentazioni umane, in una continua movida esistenziale e culturale. Concerti, vernissage, teatri. In pratica, vorrebbe vivere come se si trovasse in certi quadri di Boccioni, con la città che sale e magari la rissa in galleria. E, se lo vedi, è davvero sempre in movimento, una forma unica di continuità nello spazio. Appena può, prende l’auto e va a Milano, dove il suo ipercinetico metabolismo intellettuale riesce a rassicurarsi e appagarsi. Fossero più accessibili, andrebbe spesso in megalopoli molto più sconfinate, iperattive, brulicanti.
    Un altro invece ama trascorrere, in consapevole e beata indolenza, lunghe ore nella campagna più sperduta, in bicicletta o con mezzi ancor più consoni all’ambiente naturale, vagando tra campi, rogge, piste erbose, dove il suo nomadismo rurale trova quiete e silenzio. Alberi, nuvole, fauna selvatica. In pratica, vorrebbe vivere come se si trovasse in certi quadri di Constable, tra guadi ombrosi e campanili lontani. E, se lo vedi, è davvero l’immagine della serenità arcadica, come un agreste randonneur al bicchiere della staffa.
    Entrambi sono cremaschi d’ascendenza plurisecolare ma hanno con la loro città un rapporto diverso, perché diversi sono i loro obiettivi, aspirazioni, desideri individuali.
    Frequentandoci abitualmente, facendo parte di un gruppo di attempati bon vivant, talvolta in compagnia il primo dice al secondo che la sonnacchiosa routine cremasca uccide l’ingegno, il secondo gli risponde che lo stress metropolitano uccide gli zebedei. Allora il primo dice che anche a Milano ci sono parchi e giardini e il secondo risponde che anche a Crema c’è un fermento culturale notevole, addirittura sproporzionato alla dimensione cittadina. E vanno avanti così, invece di prendere atto del fatto che ognuno sta dove vuole e dove gli piace, scegliendosi il posto e la vita che crede. L’unica vita, del resto, che gli sia concessa.

    • Ovviamente, esistono molte possibilità intermedie, che in genere sono la normalità. La pinacoteca della vita offre quadri per ogni gusto e immedesimazione.
      Inoltre, il bello dell’umana esistenza, nella nostra epoca, è anche di poter entrare ora in uno scenario, ora in un altro, in piena libertà, con una facilità sconosciuta alle precedenti generazioni.
      Non esistono alternative escludenti. Si può apprezzare tutto. Da Milano a Crema, dagli eventi della metropoli a quelli locali (CremAscolta ne pubblicizza addirittura due nella stessa data e nei medesimi orari), dal fermento meneghino alla sobrietà campestre.

  • Marino, in sintonia con Pietro, perchè pare, anzi, non pare proprio, che tu debba incontrare tutto lo scibile culturale metropolitano, come se non ci dovesse negare niente. Per certi versi anch’io credo che la cultura apra scenari nuovi per le menti aperte, ma credo anche che la fruizione continua e spesso passiva di tutto il proposto, non dia quelle garanzie che altre esperienze umane, non cultural-mondane, ma psicologiche, sociali, politiche, offrano opportunità di crescita maggiori che un vernissage o uno spettacolo di Milano oltre. Ricordo anni fa che nel foyer di chissà quale teatro in molti ironizzassero per la presenza di attori nudi in scena, commentando divertititi che quello sì che era uno spettacolo moderno, non provinciale, perchè il pubblico metropolitano, smaliziato, mai si sarebbe scandalizzato per simili visioni. Poi ci sono le conferenze, gli incontri con gli scrittori, i concerti, le mostre, ma credo che non siano assolutamente sufficienti a sprovincializzare come vorresti dire tu. Tutto sta ad intendersi su cosa voglia dire essere provinciali. Crema, o i molti quartieri di Milano o altra grande città, frattali di mondi fotocopia, a me pare che siano tutti uguali. Crema nel suo piccolo offre spaccati e libertà per tutti i gusti. Anzi, credo anche che il tuo atteggiamento un po’ snobistico, forse si presti a qualche accusa rovesciata di provincialismo.

  • Caro Marino, io invece trovo molto provinciale sentire in piazza le signore, più spesso che i signori, dire “ah, dobbiamo proprio vedere le ultime mostre a Palazzo reale, o al Mudec o alla Triennale, o magari potremmo andare da Sozzani a vedere i premi del World Press Photo, piene di foto di guerra, di naufraghi o morti del Mediterraneo, di Curdi, bombardamenti, medici e mutilati di Emergency, ( poi votano Lega ), dai che ci sta dentro anche un aperitivo in Corso Como. Mi viene in mente quell’altra sciura che diceva di leggere solo i premi Nobel. Naturalmente queste considerazioni non sono calate sulla tua persona.

  • Nessuno trova interessante il parallelo tra essere snob e provinciali? Eppure abitiamo in una piccola città e qualche esperienza di questa simbiosi forse l’abbiamo avuta tutti. Naturalmente ognuno deve decidere in quale delle due categorie classificarsi.

    • Delle sciure e dei sciuri cremaschi, e degli intellettuali con casa di proprietà di famiglia e buone scuole e soldi di mamma e papà qualcosa ne so, ma parlarne non serve. La Galleria della signora Carla Sozzani, purtroppo defunta, ancora funzionante, in una via, Corso Como oramai quasi soltanto frequentata da centinai di turisti, e una palestra, la Virgin, i milanesi che non sono l’inventore di MasterChef alla tv (appassionato palestrista di Corso Como), ci passano ma non si fermano. La World Press Photo, che una volta all’anno passa nelle maggiori città del mondo, anche a Roma, presenta pure foto sportive premiate, naturalistiche, non solo quindi di accoppati curdi, o naufraghi. Magari questo, le sciure cremasche non lo sanno, e tu che stai spesso in piazza, come dici, avvisale, che ci sono pure foto piacevoli, non solo sofferenti. A Milano ci sono altre mostre di fotografie, ora, perchè sono snob ma parlo concreto, e metto sul piatto quello che c’è, non faccio filosofia. In Via Meravigli, a Milano c’è una bella mostra fotografica, che dovrebbe finire a breve, con due fotoreporter giovani e di qualità, e la mostra è gratis, e il consiglio è ai cremaschi disposti ad alzare il sedere dalla loro sedia, e farsi la trentina di chilometri, che per un americano, un inglese, un australiano sono niente, per i cremaschi una fatica. E se hanno interesse per la fotografia, è da non perdere. Ci sono altre mostre, di fotografia, in piccole gallerie, e questo le sciure non lo sanno, come in Via San Vittore al numero 13; c’è un portone e bisogna suonare, dentro una piccola galleria, una mostra collettiva internazionale di qualità, orario 11-19; la mostra di fotografia che è un piccolo gioiello è quella di Mimmo Jodice, grande fotoreporter che chi legge, o leggeva “il manifesto” dovrebbe conoscere, ed è in Viale Vittorio Veneto, vicino a piazza della Repubblica, orario 10-19, anche questa gratis. Le sciure vanno a Milano nei soliti posti, e non vedono l’ora di tornare a casa, perchè il niente di una cittadina può essere molto confortante, tranquillizza, e c’è sempre la televisione, come diceva mia madre, per vedere le cose, o internet, per coprire il vuoto.

  • Raga, a costo di essere catalogato tra quelli che …”volano basso”, io vorrei che in questa tranquilla provinciale cittadina il delizioso centro storico vedesse qualche vigile urbano che giustappunto mostrasse di “vigilare” sui comportamenti troppo spesso inurbani dei cittadini, vorrei che, come un disco rotto sto chiedendo da anni, si definisse e realizzasse un piano della viabilità ciclistica che consentisse di circolare con la bici in centro, vorrei che si realizzasse (come promesso e mai fatto) il censimento delle essenze arboree cittadine e relatvo piano manutentivo, vorrei che nn ci si limitasse a fare un’ordinanza che vieti di riscaldare l’aria in inverno lasciando aperte le porte dei negozi (parallelamente…..profumandola lasciando auto e furgoni ferme/i col motore acceso) ma che l’ordinazza fosse anche fatta rispettare ( e già, ma per farlo occorre che ci siano i vigili, in centro e ….).
    Tutte cazzate è? Che non costerebbero nemmeno un pozzo, si, quel pozzo che si prosciuga per altri interventi sulla necessità e priorità dei quali magari si potrebbe discutere!
    Ok, volo basso, ma almeno, se cado, sopravvivo!

  • In Via Bacchetta, Crema Nuova il omune ha speso oltre 300mila euro, accoppato alberi sani e di qualità, e da fine febbraio che sono in ballo, e l’estate è trascorsa senza una pianta, nella via sfortunata. Nella ciclabile dei Mosi lungo il rettilineo all’altezza del distributore di gas e benzina, due anni fa hanno potato gli alberi solo da una parte, lasciando il lato campo com’era, così gli alberelli ora pendono, hanno la chioma sbilenca. In Via Pacini, in Via Filippo Juvarra, a Milano, zona Città studi gli alberi sono quasi tutti bagolari, gli stessi di Via Bacchetta, sono alti, grossi, maestosi, bellissimi, vicini ai condomini, e hanno subito una potatura eccellente, come Dio-natura-cittadina comanderebbe. Se non si sanno le cose, se non si fa come metterci le mani, con umiltà si chiede consiglio; invece no, non si sa che pesci pigliare, a Crema, e il risultato è che si buttano i soldi, e per fare prima il tagliaalberi di turno decide di togliere i rami che possono infastidire il passaggio, e non il resto. Si buttano i soldi, tanti soldi, che sono nostri, per una scuola cattolica, per educare i giovani cremaschi a diventare succhiabalaustre e grattasottane dei tempi vandeani, e lo sgorbio edilizio dei Sabbioni è lì a ricordarci chi siamo e dove abitiamo. Ho vissuto quasi quarant’anni a Crema senza un teatro, quasi trent’anni senza una piscina comunale. A Lodi, che è una cittadina seria, con una seria ferrovia, un tribunale, piscine da parecchi anni, un teatro da decenni, la Canottieri Lodi, e due cinema che resistono, e non proiettano solo la stessa programmazione che c’è a Romano di Lombardia, due librerie decenti, tra cui un buon “Libraccio”, Lodi ha una personalità, in piccolo, che Crema se la sogna. Crema, molto lentamente, con il suo andazzo indolente, qualcosa è riuscito ad ottenere, qualcosa ha perso, un pò di soldi li ha buttati, e ora può sperare solamente che gli allargano gli stradoni, per le città vicine e lontane, che sono città vere. Invece di buttare i soldi per una scuola cattolica avrebber potuto costruire un palazzetto dello Sport, che c’è a Montichiari, a Treviglio, ma un posto è quello che è, ho perso la speranza che sia qualcos’altro, da un bel pò. Perchè quando la cultura in un luogo è scarsa, è mediocre, è misera, anche gli stimoli se ne vanno a farsi benedire, e la mentalità, sovente, ricalca la realtà del luogo dove spendi la tua vita. Nei luoghi bucolici, gioiello, tranquilli, pacifici, pure quelli dove i metropolitani, o i cremaschi vanno a svernare, in Alto Adige, in Carinzia, nelle valli bergamasche o bresciane, dove le mucche fanno muuuu, e la vista sui picchi innevati fa tanto romanticismo, la democrazia, le libertà, i diritti delle donne e delle minoranze, hanno subito, e subiscono resistenza. Nelle montagne austriache l’estrema destra fa il pienone; in Alto Adige i criminali nazisti , tanti, furono nascosti per mesi, prima d’imbarcarsi via mare per il Sud America; nelle valli Brembana, Seriana, Camonica, nelle colline del varesotto, la Lega Nord e ora quella Nord-Centro-Sud, va alla grande, Bossi, Boso e Borghezio dicevano che se ci fanno girare “i maroni” schieriamo le armate che vengono giù dalle valli. Pure nelle nostre campagne, la Lega non dispiace affatto. i giovani residenti nel cremasco, se ci sono che mi stanno leggendo, un consiglio, da non più giovane, lo voglio dare. Lwv

    • Ai giovani residenti nel cremasco, se ci sono che mi stanno leggendo, un consiglio lo voglio dare. Se Crema la sentite stretta, se coltivate certe passioni, se avete ambizioni, speranze, pure illusioni, ed è giusto, anzi doverose averle nell’età primaverile, levate le tende, andatevene via da una cittadina sonnacchiosa che tarpa le ali, come Crema. Il mondo è là fuori, è zeppo di rischi, di delusioni, ma a volte serve il coraggio, per levarsi di torno. Si potrà poi, tornare, nel luogo placido, ma la vita vi consiglio di spenderla in una città vera, se per voi alcune faccende sono importanti, sono la vostra vita. Un giorno, incontrando Giorgio Bocca, quando abitava in Via Bagutta, a Milano, gli chiesi se era stato difficile andarsene da Cuneo, la sua città natale. Certo, che lo è stato, mi disse, ma dovevo andarmene, era l’unica cosa di cui ero sicuro, che ci facevo a Cuneo? Che c’è da fare a Cuneo?

  • Nella veloce battitura ci sono alcuni errori, vocaboli saltati, accenti mancanti, e altro. Mi scuso.

    • Già in gioventù sono andato a vivere a Milano per un mese per vedere com’era: era bello! Ma era la Milano di allora; col tesserino universitario andavo in mensa (esempio di globalizzazione), con quattro spicci passavo lal serata a Brera, poi la mattina lezione da infltrato in Università, bello insomma, ma era la Milano di allora, ripeto, quella da girare in macchina senza che ti strpitassero dietro e quindi senza sbagliare strade, quella con la gente che spuntava fuori dalla nebbia e sorrideva. Adesso l’ho trovata bella solo andandoci un giorno all’alba per dare una mano a mio figlio, e ho pensato: “sembra ancora Milano!”. Difficile per chi ha visto le città di un tempo trovarle ancora vivibili, poche storie. Qui, a Crema, si vive! E si fanno le stesse cose senza tutto il casino inutile che distrae. In certi postacci bisogna andarci chirurgicamente: orario preciso, indirizzo preciso, missione eseguita, sganciare le cime e prendere il largo. E tuttavia ho fiducia: si può ancora salvare la situazione, ma non son certo esempi da seguire. Ma chi sa che non faccia una seconda esperienza, ora che oltre che cugini e amici a Milano ho un figlio e nipoti. Se faccio un contratto turistico mi porto dietro le tue istruzioni per l’uso Marino, parola (il tu ormai è dovuto)

  • Caro Adriano, si va alla grande città per fame e anche, per chi ha certe passioni, per un’altra fame, degli occhi, e del cervello, delle emozioni. La faccenda misera, malata di provincialismo stupido è che Crema è vicina (e lontana) da cinque città vere, Milano, Bergamo, Pavia, Brescia, Piacenza, Cremona, ma non fa alcuna pubblicità a ciò che offrono queste città, eccetto Cremona per ragioni di sudditanza territoriale volute dalla politica. Così viene pubblicizzato il programma modesto del Teatro Bellini di Casalbuttano, e nisba del Teatro Fraschini di Pavia, del teatro Municipale di Piacenza, del Teatro Grande (bellissimo) e Stabile di Brescia, del teatro Donizetti (in restauro) di Bergamo, senza contare della decina e più d’importanti teatri di Milano dove passano compagnie anche di tutta Europa, come San Pietroburgo, Marsiglia e il meglio della danza, della lirica, della concertistica, della prosa. A Crema ci sono due scuole musicali, e gli allievi all’ultimo anno per quale motivo non offrono dei piccoli concerti, come avviene alla sala Puccini del Conservatorio di Milano? Al Collegio Ghisleri di Pavia ci sono spesso importanti concerti, e Pavia non è l’Australia, sono 45 chilometri. Perchè l’indolenza, la pigrizia, finisce per pesare, e quando si decide di fare qualcosa, lo sforzo è talmente eccezionale, che per due mesi, a Crema torna il silenzio, il nulla, o cose mediocri, paesane. Perchè manca il coraggio, perchè si preferisce mugugnare, lamentarsi, e accontentarsi, e tra poco arriva l’inverno e da lunedì a giovedì ci sarà il coprifuoco, da Via XX Settembre a piazza Garibaldi, eccetto la scuola per la terza età, benemerita, utilissima, dove manca la Croce Rossa all’esterno visto l’età dei frequentatori, non si sa mai, un’infarto, un mancamento. Crema è adatta agli anziani, che vogliono sapere qualcosa di Raffaello o di Leonardo Da Vinci, non certo a un giovane con ambizioni, interessi intellettuali, artistici, che in città vere se vuole, le trova. A Rho è in costruzione una cittadella della Salute che dovrebbe ospitare circa 70mila persone, ospedali, centri di ricerca, università. A Crema per ristrutturare un edificio privato vicino a Porta Ombriano (in passato, un autoofficina) ci sono voluti più di 40anni, di cui più di 30 anni per vederla recintata, e la ristrutturazione è ancora ferma; forse farò in tempo a crepare prima di vedere che l’hanno terminata. Siamo messi male, caro Adriano, nella cittadina-paesone gioiello dove sono nato e cresciuto, Crema.

  • https://www.teatrofraschini.it/stagione/. In effetti, prima di aver confrontato il programma del nostro di teatro, che farò, già mi sembrerebbe di vedere che i livelli sono diversi. La ragioni non le conosco, ma posso immaginare che siano anche legate ad una questione di capienza e di budget, non solo di scelte artistiche. Perchè è scontato che alcune compagnie o personaggi costino più di altri e quindi il numero di biglietti staccati non ammortizzerebbe certi cachet. Ricordo un titolo di tempo fa ” se io fossi l’Assessore alla cultura” che scatenò vivaci interventi.Si potrebbe fare uguale per il Consiglio di amministrazione del San Domenico e del suo Direttore artistico. Ricordo che allora io definii il cartellone del precedente Consiglio una cosa per sciurette in pelliccetta, ma qualcuno cercò di smentirmi lodando il discreto livello culturale delle proposte. Lo farebbe anche adesso? Il cartellone di quest’anno io non lo conosco e forse un giudizio un po’ affrettato confermerebbe quanto Marino sta scrivendo dalla sua comparsa sul blog.Posso comunque dire la mia sorpresa e perplessità quando vidi la composizione del Consiglio attuale.

    • Caro Ivano, da qualche anno ho notato che il programma del Teatro San Domenico di Crema è migliorato; capitano anche spettacoli, della prosa di buon livello. Certo, la prosa di primo livello, per esempio “Aspettando Godot” con la regia di Peter Brook; “Platonov” del Teatro di San Pietroburgo con i sovratitoli in italiano, visti anni fa a Milano, a Crema non passeranno mai. Ma il livello intermedio, per esempio “Ritorno a Reims” con Sonia Bergamasco, spettacolo che girerà l’Italia, è possibile che passi pure per le cittadine di provincia. Aspettarsi che Crema, 34mila abitanti, che non è Spoleto, possa avere un programma eccellente di prosa, musica classica, lirica, danza, jazz, rock, letteratura, ecc. è impossibile. Ma non è detto che bisogna per forza mangiare la sbobba e dire che è saporita. Consiglio, comunque, di alzare le chiappe, se si ha passione, tempo a disposizione, qualche soldo, e voglia di nutrirsi d’altro, e non solo della solita minestra, e di seguire i programmi culturali, artistici di altre città, a noi vicine. Lodi ha un festival di fotografia etica che è il più importante d’Italia. E poi abbiamo la fortuna di essere a poco più di 30 chilometri dalla metropoli, che ha un programma culturale, musicale, teatrale, cinematografico molto ricco e di qualità. Eppure il Comune di Crema, la stampa locale snobba ciò che avviene a Milano, come se non volesse contaminarsi, come se Milano fosse in Groenlandia. Una vergogna. Una faccenda misera. Per l’appunto, provinciale. Vedrai, Ivano, che tra vent’anni l’offerta milanese, anche delle altre città vicine che non sono Cremona sarà seguita e pubblicizzata. Basterà un’altra mentalità, iniziativa, coraggio culturale, apertura mentale. E vincere la pigrizia che va al cervello, poi e diventa cronica.

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