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WALTER VENCHIARUTTI

Il lavoro dei fornaciai e la civiltà del cotto

Sabato 16 Novembre alle  16.30 presso la Sala Cremonesi del CCSA  di Crema verrà presentata una anteprima del monografico di  Insula Fulcheria 2019 che quest’anno consta di una decina di  saggi dedicati alla produzione del cotto. La lavorazione della terracotta è presente fin dall’antichità nel  Cremasco ed è giunta fino  ai giorni nostri trasformandosi di

Sabato 16 Novembre alle  16.30 presso la Sala Cremonesi del CCSA  di Crema verrà presentata una anteprima del monografico di  Insula Fulcheria 2019 che quest’anno consta di una decina di  saggi dedicati alla produzione del cotto. La lavorazione della terracotta è presente fin dall’antichità nel  Cremasco ed è giunta fino  ai giorni nostri trasformandosi di volta in volta da artigianale e artistica a meccanica e industriale. Prima che questa attività scompaia totalmente dallo scenario locale sono state raccolte le ultime  testimonianze e le complesse conoscenze tecniche che l’hanno contraddistinta.

La  ricerca in base alla diversità di approccio  si è avvalsa di:

fonti scritte, che hanno seguito la metodologia documentaria                          –fonti orali,  con interviste agli ultimi protagonisti fornaciai                        –fonti materiali, sono stati esaminati  i mezzi di produzione (macchinari) e le strutture architettoniche                (la tipologia dei  forni).

L’ indagine risulta aperta all’antropologia culturale perché investe:

La cultura fisica, viene esaminata la funzione morfologica, il rapporto  uomo/ambiente naturale, dove sono sorte le fornaci.

La Cultura sociale, è stata indagata la funzione socializzante dei gruppi umani , il lavoro dell’uomo, della donna, dei bambini, la divisione per la specializzazione dei lavori.

– Non è stata tralasciata  la Cultura spirituale,la  funzione estetico artistica che si è rivolta al sovraumano. Non  è stato prodotto solo  vasellame o utensileria da salotto  ma insigni monumenti  laici e devozionali.

Tre autori  illustreranno   il percorso seguito  dall’elemento fittile:

Fabio Maestri, vivace organizzatore di  eventi  culturali e animatore di diverse associazioni del volontariato  nel soncinate, esaminerà la distribuzione progressiva e capillare delle fornaci nel territorio.

L’apprezzato  storico dell’arte Valerio Guazzoni seguirà lo stretto rapporto  tra arte della terracotta e pulsioni mistiche che si sono sviluppate in un preciso periodo storico. L’arte religiosa ha saputo andare  oltre l’utensileria di pregio  ed è testimoniata  dai compianti  (Palazzo Pignano, Soncino), dagli altari in terracotta (Mozzanica, Duomo).

Christian Campanella docente e architetto, autore  di importanti interventi nazionali e internazionali nel settore della conservazione  del  restauro intratterrà sul possibile riutilizzo e la valorizzazione  degli stabilimenti di laterizi,lasciti  dall’archeologia industriale  che purtroppo sono andati irrimediabilmente distrutti.

La storia attraverso la memoria ci insegna a non dimenticare le esperienze degli avi, ad apprezzare il simbolismo,  a sottrarre dal completo degrado del tempo le vestigia di quella che, senza timori di smentite, possiamo definire come “civiltà del cotto”.

 

WALTER VENCHIARUTTI

10 Nov 2019 in Antropologia

8 commenti

Commenti

  • Dalla ” civiltà del cotto” alla “civiltà cotta”.

    • Bella! Ivano, mi rubi ….. il mestire!!!!
      Bella e davvero significativa!

  • Scusate se insisto, ma dopo essere stati la “civiltà del cotto” siamo stati anche una “civiltà industriale”. Per questo ritorno su una mia vecchia proposta: conservare quel relitto visibile da via Stazione, da dove uscirà il sottopasso, che ben rappresenta la Crema che fu. Perchè non basterà di certo il Museo Olivetti previsto da Ancorotti a testimoniare il benessere economico che le fabbriche portarono a Crema, con la loro Storia politica e sindacale.

    • Purtroppo, Ivano, in quel di Madignano (a sin lungo la Statale per CR) dopo anni/anni di progressivo decadimento, sono andati totalmente distrutti i colossali forni nei quali erano state cotte anche le formelle del Duomo di Crema. Era un manufatto degno di entrare a far parte del patrimonio dell’umanità (almeno Cremasca!).
      Ricordo di averne fatto oggetto di un mio post di anni fa, purtroppo restato, ahimè senza seguito!

  • Già la foto che presenti, Walter, è un documento storico prezioso. Se poi si riuscisse a conservare, grazie alla regia intelligente e sapiente di Christian Campanella, qualche “monumentum”, sarebbe un ulteriore valore aggiunto.

    So che tu sei stato l’ideatore e l’anima di questo ricerca storica (nei suoi aspetti anche antropologici): una ricerca che restituisce alla città un pezzo significativo della nostra storia (della storia anche di non poche nostre famiglie: anche mio padre ha lavorato alla fornace).
    So anche che tu hai recuperato anche un video d’epoca: una vera e propria perla di storia locale!

  • Già la foto che presenti, Walter, è un documento storico prezioso. Se poi si riuscisse a conservare, grazie
    alla regia intelligente e sapiente di Christian Campanella, qualche “monumentum”, sarebbe un ulteriore valore aggiunto.

    So che tu sei stato l’ideatore e l’anima di questo ricerca storica (nei suoi aspetti anche antropologici): una ricerca che restituisce alla città un pezzo significativo della nostra storia (della storia anche di non poche nostre famiglie: anche mio padre ha lavorato alla fornace).
    So anche che tu hai recuperato anche un video d’epoca: una vera e propria perla di storia locale!

  • Chiedo scusa per la ripetizione involontaria.

    A Ivano: ricordo bene la tua idea. Fai bene a tenerla “accesa” e a ricordarla ai politici e agli industriali. Magari, poco alla volta, si potranno creare le condizioni perché l’idea possa camminare.

    • Chissà, Pietro che le “repetita” …… juvino !!!!!

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