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RITA RAME

Euro-schiavi

Correva l’anno 2015 (!) quando pubblicai questo post su “Cremascolta”, era il mese di maggio e nessuno se lo filò. Visto che la minoranza di destra-centro in questi giorni ha riportato in auge il MES, mentre la maggioranza di sinistra-centro sembra voler minimizzare, lo riposto. E chissà che non si possa cominciare a parlare di

Correva l’anno 2015 (!) quando pubblicai questo post su “Cremascolta”, era il mese di maggio e nessuno se lo filò. Visto che la minoranza di destra-centro in questi giorni ha riportato in auge il MES, mentre la maggioranza di sinistra-centro sembra voler minimizzare, lo riposto. E chissà che non si possa cominciare a parlare di questa “ombra” che si aggira sopra le nostre teste

 

 

“Siamo degli schiavi alla mercé di un’euro-dittatura. Basti vedere la fine che facendo il povero Tsipras: se vuoi liquidità – gli ha detto la Troika – devi fare ciò che ti chiediamo, ogni tanto potremo permetterti qualche riforma veramente voluta da te come il reddito di cittadinanza o l’aumento dei salari, sappi comunque che a lungo andare neanche quelle saranno più possibili. Questa è la democrazia dei Signori d’Europa (che però stanno in America), e questo è il MES, l’organismo-canaglia che presta aiuto economico agli stati membri in difficoltà’ in cambio di fette sempre più consistenti di sovranità’ nazionale.

 

 

I membri del MES (i Paesi dell’Eurozona in generale, Germania e Francia in particolare, ma ci sono anche investitori privati) godono di privilegi e immunità’ da ogni forma di giurisdizione. I beni, le disponibilità’ e le proprietà’ di loro pertinenza non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio o qualsiasi altra forma di pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative. I locali del MES – che ha sede in Lussemburgo – sono ”inviolabili”.

 

 

La sua azione può essere così semplificata: 1) voi mi affidate i vostri soldi e io li gestisco come voglio; 2) non avete diritto di chiedermi delucidazioni su come li spendo e non potete effettuare nessun tipo di controllo sulla mia gestione; 3) decido io quali informazioni darvi e con quali modalità; 3) oltre all’importo iniziale, siete obbligati a versarmi anche tutte le successive somme aggiuntive che vi richiederò; 4) se avrete bisogno di un prestito, deciderò io se concedervelo e a quali condizioni; 5) nel caso emergano degli illeciti finanziari, delle irregolarità’ o anche dei crimini gravissimi non potrete denunciarmi a meno che non sia io stesso ad autorizzarvi.

 

 

Nessuna persona sana di mente accetterebbe di sottoscrivere un contratto del genere, eppure gli Stati europei – appositamente creati da una elité finanziaria – lo hanno fatto. E l’aspetto più’ inquietante della vicenda è che il MES si sente così potente che non si preoccupa neppure di tenere segrete le clausole del Trattato che disciplina la sua esistenza, che sono online. Come dire: siete ancora così ingenui e legati agli organi d’informazione istituzionali da ritenere che, se davvero ci fosse un pericolo reale, i mass media lo denuncerebbero e tutti lo saprebbero?”

 

 

Sono passati quattro anni e siamo nel 2019. E’ cambiato qualcosa? Altroché, perché il MES vuole fare un ulteriore passo avanti: invece di entrare in azione quando si presenta una grave crisi finanziaria (vedasi i casi di Grecia e Cipro) vorrebbe gestire in “via precauzionale” (non si sa mai) tutti i paesi dell’Eurozona, supervisionando il debito pubblico dei singoli Stati e monitorando le eventuali crisi bancarie. Chiaramente chi versa di più (la Germania) ha maggiore voce in capitolo mentre chi versa di meno viene addirittura privato del diritto di voto.

 

 

Chiaramente la modifica proposta serve a “salvare” la Deutsche Bank, che ultimamente non gode di buona salute, e s’inserisce perfettamente nella guerra in atto tra Germania e Bce. In buona sostanza, se il FSR (il fondo finanziato dalle banche dei 19 Stati dell’Eurozona nato con l’obiettivo di risolvere le crisi bancarie) esaurisce i fondi a disposizione, entra in azione il MES che potrà prestare le risorse necessarie (fino a 55 miliardi di euro circa) ma non a tutti. Solo “ai Paesi  che presentano un debito non solo genericamente sostenibile ma inferiore al 60 per cento del Pil, o convergente verso quell’obiettivo con una riduzione di un ventesimo all’anno.” L’Italia ne sarebbe quindi esclusa. Noi dovremmo pagare i debiti della Deutsche Bank ma nessuno pagherà i nostri quando sarà il momento. Questo in parole povere, anzi poverissime. Ma è comunque abbastanza per capire in quale trappolone antidemocratico ci siamo cacciati. Se poi si venisse a scoprire che il governo Conte.2 stava per sottoscrivere una porcheria del genere, la faccenda sarebbe ancora più grave.

 

Riforma del MES: un sistema robotizzato di autodistruzione dell’euro (di Guido Salerno Alletta)

RITA RAME

22 Nov 2019 in Economia

8 commenti

Commenti

  • Grazie per l’articolo. Speriamo che la gente cominci ad aprire gli occhi.

    • Grazie a lei per avermi letto. Devo dire che nel 2015, quando questo post apparve su Cremascolta per la prima volta, l’accoglienza fu freddina, per non dire gelida. Ma sa, io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, altrimenti avrei smesso di scrivere da un pezzo.

  • Come nuovo adepto ai corsi serali di politologia, quindi per ora ignorante, posso permettermi le domande che solo i bambini fanno: ma se i soldi ci sono, e sono tanti, nelle casse private degli Italiani, nessuno riesce a elaborare un piano che dia abbastanza fiducia da rimetterli in circolazione? Non è più semplice che ipotizzare azzardi basati addiritura su un incremento di questo nostro tallone di Achille (Sig Mainetti, del tutto casuale), il debito dello stato, titoli governativi a parte, per un rientro tutto da dimostrare, ma se poi va male…? Certo, uno Stato che non dà affidamento non è terrreno prospero, ma si potrebbe partire foraggiando iniziative locali: la bottega di Franco, il ristorante di Giulio, la lavanderia di Anna, con una granzia di secondo livello… Scusate l’ingenuità, il mio status me la consente. Se ne dico ancora di grosse mi boccerete e ritornerò alla stessa classe a settembre.

    • Adriano, sono anch’io un profano di temi per me troppo difficili, ma tu nel tuo commento delle 14:08 mi batti. Dico questo con stima e simpatia naturalmente, perchè tu arrivi addirittura ad ipotizzare una sorta di microcredito come nei paesi del terzo mondo. Soluzione ormai improponibile. Hai presente cosa costa l’affitto di un negozio? Non vedi l’avvicendamento dei tanti negozietti in via Mazzini? Per questo incollo, estrapolato da Collassologia, un frammento di un mio intervento di poco tempo fa: “Lotta di classe dei ricchi contro i poveri, ripetere aiuta. Ieri, in quel delirio di Ikea e annessi, noto come ormai sanno tutti, come nelle città, che non esiste più un negozio in mano ai privati. In questa omologazione anche estetica, o vestimentale, mutande e maglioni sono tutti nelle mani di grandi marchi o catene. Tutto è Tezenis, Zara, Intimisimi, Carpisa. Sono multinazionali? Non so, di fatto la libera impresa non esiste più, di fronte a questi colossi che hanno fatto sparire i piccoli negozi, anche storici, che di fatto davano un’identità alle strade. Una omologazione che non lascia più spazio all’immaginazione”

  • Ho l’impressione, Adriano, che ci voglia uno scatto di orgoglio per superare il “livellamento della specie europea” a cui siamo stati sottoposti negli ultimi decenni, il quale ha potuto realizzarsi anche grazie alla deindustrializzazione del tessuto economico, a cominciare dagli Stati più deboli. Cioè, da noi.
    Ormai, è un fatto, il sistema produttivo non serve più al capitalismo finanziario che, in un mondo globalizzato dove la più grande fabbrica mai concepita è il web, ormai guadagna più dalla speculazione che dall’industria. La guerra padroni-operai è finita da un pezzo e si è conclusa con il fallimento di entrambi. Non si andrà da nessuna parte con i Conte, i Di Maio, i Zingaretti e tutti gli altri, che sono dei pericolosissimi ignoranti.
    Bei tempi quando uomini veri del calibro di Enrico Mattei, incaricato dallo Stato di smantellare l’Agip (creata nel 1926 dal regime fascista), fece l’esatto opposto di ciò che gli si chiedeva fondando nel 1953 l’ENI, di cui l’Agip divenne la struttura portante.
    Peccato che negli Anni ’90 arrivò il Mortadella (che qualche pazzo vorrebbe come Presidente della Repubblica), il quale mise in liquidazione tutti i gioielli di famiglia. Iniziava l’Era delle privatizzazioni inaugurate da Mario Draghi sul Britannia, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del Paese stavano per essere ceduti a interessi privati multinazionali.
    Recuperare quarant’anni di sbagli, non è semplice.

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