menu

WALTER VENCHIARUTTI

La famiglia cremasca

Sabato  7.12 c.o la sala Cremonesi del CCSA alle 16.30  verrà presentato in anteprima il volume  “LA FAMIGLIA CREMASCA – Dalle suggestioni storiche alle tensioni moderne” a cura del  GRUPPO ANTROPOLOGICO CREMASCO.    

Sabato  7.12 c.o la sala Cremonesi del CCSA alle 16.30  verrà presentato in anteprima

il volume  “LA FAMIGLIA CREMASCA – Dalle suggestioni storiche alle tensioni moderne”

a cura del  GRUPPO ANTROPOLOGICO CREMASCO.

 

 

WALTER VENCHIARUTTI

27 Nov 2019 in Antropologia

11 commenti

Commenti

  • LA FAMIGLIA, istituzione nata con l’uomo ĕ da sempre destinata a segnare l’ascesa e il declino, l’alba e il tramonto delle società. La sua trattazione è stata cavallo di battaglia dell’antropologia ufficiale, culturale e sociale, oggetto di indagini anche contrastanti seguite dalle diverse scuole di pensiero e dagli indirizzi culturali prima evoluzionisti e poi strutturalisti. Quest’anno il Gruppo Antropologico Cremasco presenta un monografico che indaga le realtà parentali dei Cremaschi di ieri e di oggi. Più di una dozzina di autori si sono cimentati in questo delicato compito. Sono protagonisti di analisi, spesso introspettive di self-anthropology, i padri, le madri, nonni e nipoti, single, famiglie allargate, gruppi rurali , urbani, stanziali e itineranti.
    Il volume verrà presentato Sabato 7 c.m. in Sala Cremonesi c/o il CCSA alle 16.30. da quattro autori
    -Trasformazioni economiche e familiari: la famiglia rurale – Elena Benzi
    -La nóna biànca (La nonna Bianca) di Valeriano Poloni
    -Custodi del folclore di Annalisa Andreini
    -La famiglia a tavola, dai nonni ai nipoti di Adriano Tango

  • Mi sono accostato attivamente alle attività del GAC avendone compreso tutto il valore documentativo per le future genrazioni. Spero quindi che nulla di questo impegno vada perso, contando su una conservazione puntuale di questi preziosi documenti a partire dalla biblioteca cittadina. Sembra sempre infatti che si scriva per una selezionata e ristretta cerchia di estimatori, poi improvvisamente dopo molti anni si riceve una richiesta, magari un laureando che proprio ha bisogno del tuo scritto e lamenta che non lo trova presso le biblioteche, o in acquisto. Collaborando con il GAC ho imparato, dal raffronto fra le tradizioi di varie regioni, che ciò che valeva per la Crema che è stata, non è importante solo per Crema, che ci sono tratti di universalità, o comunque di opportunità di raffronto per una visione storico-antropologica completa. E poi sono opere di pregio, scritte da persone abituate alla forma e a centrare il tema, di buona veste editoriale.

  • Una felice intuizione quella del Gruppo antropologico cremasco: sondare una istituzione che oggi presenta tratti in gran parte diversi rispetto a quelli che noi non più giovani abbiamo conosciuto.
    Cambiamenti in meglio o in peggio?
    Di sicuro dobbiamo evitare sia di idealizzare la famiglia che fu, sia di esaltare tout court il nuovo che avanza (un nuovo per lo più made in Usa).

    • Per questo ho scelto il tema della famigliia a tavola per il volume: la famiglia come una cosa che si mangia, faciile dire il meglio e il peggio.

    • Bella storia questa della famiglia cremasca! Mia madre preparava tortelli cremaschi talmente buoni, che non mi è più capitato di mangiarne altrettanto buoni, come i suoi. Si alzava quasi all’alba e con il mattarello lavorava, tagliuzzandolo quadratini di pasta che poi riempiva. C’era il burro fuso che galleggiava; i tortelli erano belli gonfi, spessi, un piacere intenso. Fa niente se il vino rosso era il Folonari con il tappo a vite. Prendevo due, tre porzioni, che poi digerivo il giorno dopo, ma valeva la pena aspettare la digestione; lo stomaco protestava, ma poi la sera, una minestrina…Comunque, una piccola variazione sul tema: esiste pure la famiglia casalasca, completamente dimenticata dal TG1, dal TG3; fior di cronisti ben stipendiati, credo, per i quali il fiume Po è esondato “nel cremonese”, a Casalmaggiore. Sono oltre 45 chilometri, da Casalmaggiore a Cremona, e i casalaschi quando vogliono uscire da Casalmaggiore e farsi una passeggiata in una città più grande vanno a Parma. La guida rossa del Touring dice che nella provincia di Cremona ci sono tre territori ben distinti con pari dignità, e distanti fra loro: il cremonese, il cremasco, il casalasco. Studiare la geografia dovrebbe essere un obbligo per un cronista che rispetta il suo mestiere. Invece non è così. Il fatto che passo molto del mio tempo nella metropoli di Milano, non c’entra nulla con il rispetto per i piccoli territori che vengono completamente baipassati dai cronisti ignoranti in geografia. Cronisti ignoranti, che tornino a scuola, che ritornino a studiare! Il casalasco esiste, come il cremasco, ed è un’altra cosa rispetto al territorio cremonese. Geograficamente, storicamente. Purtroppo, si è abituati all’inconsistenza, all’insignificanza, e si tace anche quando un territorio pur piccolo viene completamente scambiato con un altro. Sarebbe come dire che Vigevano è “nel pavese”. Balle. Vigevano è in Lomellina, in provincia di Pavia. Questo si deve dire. Voghera è la piccola capitale dell’Oltrepò, non nel pavese, ma nell’Oltrepò, in provincia di Pavia.

    • Infatti, caro Marino, erano tutti piemontesi, in buona parte del vecchio alessandrino. Tra loro puntualmente divisi da storie, tradizioni e antagonismi ben documentati. Il confine al Ticino è molto risalente. La Lombardia di oggi è un patchwork abbastanza recente, fatta salva la parte nordorientale.
      E anche le loro famiglie, come le nostre, erano ben diversificate tra quelle di città, dei sobborghi o frazioni, del contado, dei nuovi arrivati per immigrazione e degli entourage al seguito degli amministratori (un tempo podestarili) venuti da fuori. Solo da circa mezzo secolo un (parziale) rimescolamento è avvenuto, con qualche effetto. A Vigevano e Gambolò come a Crema e circondario.
      Sul Casalasco, hai ragione. Per me, si tratta di un territorio che presenta spesso delle belle sorprese.
      A proposito, visto che il più vecchio sono io, ti propongo di darci del tu.

    • Chiedo scusa, “fatta salva la parte nordoccidentale”.

  • Interessante il titolo “La famiglia cremasca”, come interessanti le tracce di universalità regionali riscontrate da Adriano. Naturalmente non ci si aspetta che le nostre famiglie si differenzino moltissimo dalle famiglie palermitane, anche se le identità specifiche si differenziano per tempi e modalità di manifestazione di affetti parentali, da padre padrone come un tempo, ad esempio, come senz’altro il gruppo avrà analizzati il ruolo della donna e dei rapporti di potere che caratterizzano anche le famiglie contemporanee, come i rapporti tra genitori e figli che hanno sempre rappresentato un aspetto interessantissimo all’interno delle stesse, come lo sono stati e lo sono ancora i rapporti economici e i relativi poteri contrattuali. Ma senz’altro il GAC non ha bisogno di sollecitazioni e sono certo che il tema sia stato analizzato dai molteplici e unici aspetti, tanto per non generalizzare. Lo leggerò con interesse. Del resto il tema, da varie angolazioni è stato affrontato spesso su Cremascolta, segno evidente che in una forma o nell’altra il ruolo della famiglia rimane intatto come nucleo fondante delle società in genere, non solo cremasca.

  • Può darsi, caro Pietro, che dicano che sono permaloso, quei cronisti (ignoranti in geografia) che dimenticano il casalasco, il cremasco (è successo più volte sui giornaloni e sulle tv nazionali), mentre “La Provincia di Cremona” sulla faccenda tace, anzi gongola, ma è il piacere misero che può avere solo un capoluogo di provincia isolato, che così si sente importante, e non più isolato, quando in effetti lo è. La geografia, la storia dei territori è una cosa, e l’intruppamento amministrativo è un’altra cosa, come tu sai; per esempio Novara è in Piemonte con una gamba sola, non con l’altra; la provincia di Piacenza pure è in Emilia solo in parte; mi fa sorridere che a Crema pubblicizzano gli spettacoli teatrali a Casalbuttano, a Soresina che sono roba perlopiù mediocre, e nemmeno uno nei grandi teatri di Milano, di Pavia, Brescia, Bergamo. E’ la miseria culturale che accetta la burocrazia dettata dall’amministrazione politica, purtroppo accettata con rassegnazione da tutti i cremaschi, i casalaschi, con i cronisti dei giornali locali che stanno muti, perchè tengono famiglia, oppure fanno titoloni per quel poco che passa il convento, e ricevere pacche sulla spalla dal loro superiore.

  • Ma sì, Marino, certo, le perimetrazioni amministrative dei territori coincidono solo in parte, e a volte poco, con i confini storici tradizionali e culturali delle popolazioni esistenti. Per non parlare delle caratteristiche etniche e linguistiche. E la sovrapposizione dei diversi ambiti diocesani aggiunge varianti ulteriori. Sull’attuale provincia di Cremona e sulla sua artificialità la discussione dura da secoli e si sprecano le biblioteche. Inoltre, guarda anche solo il dentro e fuori dal Comune di Crema dei Comuni, storicamente ben differenziati, intorno alla città: sotto San Marco ciascuno per conto suo, in epoca napoleonica tutti cremaschi, poi con gli austriaci di nuovo pelabroch, raanèi e laabulète, infine col fascismo tutti cremaschi di nuovo. Va però detto che non cambiano solo le mappature territoriali amministrative ma anche le composizioni demografiche. Guarda la composizione della popolazione cremasca di città attuale: su oltre trentamila, non ricordo chi ha stimato (a spanne) che circa un decimo abbia nonni cremaschi e che circa un centesimo sia di famiglia cremasca paterna e materna anteriore alla disgrazia di Campoformio. Talché in genere per famiglia cremasca si finisce, in pratica, per appuntarsi soprattutto, anche per peso statistico ormai acquisito, sulle realtà dei paesi e del contado circostante divenute inurbate (la “casa cremasca” del Museo ne è un esempio evidente). Ma tutto questo è un problema? Io sarei meno pessimista di te, Marino. È tutta ricchezza e risorsa in più. Noi cremaschi siamo capaci di avere amici a Milano come dici tu ma anche a Lodi (non tutti i bagià i è larg da boca e strècc da ma) e persino a Cremona. Viviamo in tempi di immigrazioni e sconvolgimenti etnici tali che forse ci conviene cominciare a pensare che, dopo secoli di legnate reciproche, siamo tutte foglie dello stesso carciofo. Certo, quelle cremasche autoctone sono, prudentemente, foglie abbastanza spinose.

    • Preciso che la citazione dal Piantelli (Vinci, 1951, pp. 395-397) era molto affettuosa. Sono stato anch’io per sette anni un felice pelabroch e ho avuto pure avi laterali raanèi. Vista la telefonata ricevuta poco fa da un carissimo remulàs, per equità vernacolare rammento che noi cittadini siamo schilì, schitagì, sbildrì. Questo da parte del nostro circondario, riguardo alle famiglie cremasche intra moenia. Dalle terre di mezzo tra Crema e Cremona ci giunge la nota definizione: i pantelù da Crèma, a magnà i süda, a laurà i trèma. Per i baggiani siamo brüsacristi, cosa forse vera illo tempore.

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti