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IVANO MACALLI

Coscienza

Tra i simpatizzanti neonazisti arrestati ieri, o fiancheggiatori, c’è una certa signora Antonella Pavin, che ama Hitler e che asserisce, da brava negazionista, che ad Auschwitz c’erano piscina, teatro e cinema. Insomma, l’olocausto è una fandonia. Senza stare a dilungarmi troppo mi chiedo come si possano dire enormità del genere e mi chiedo come in

Tra i simpatizzanti neonazisti arrestati ieri, o fiancheggiatori, c’è una certa signora Antonella Pavin, che ama Hitler e che asserisce, da brava negazionista, che ad Auschwitz c’erano piscina, teatro e cinema. Insomma, l’olocausto è una fandonia.
Senza stare a dilungarmi troppo mi chiedo come si possano dire enormità del genere e mi chiedo come in Italia non ci sia ancora una legge che punisca certe nuove formazioni. Per il diritto di espressione direbbe qualche firma del blog. Ero tentato di inviare un post senza parole, come adesso è di moda nei libri illustrati per bambini che però presuppongono una curiosità che non tutti hanno. E’ come quando si visita una mostra, antica o moderna che sia, dove gli autori consegnano solo un’immagine. Tutta la Storia dell’arte è così. Ma poi sopravvengono le parole perchè l’immagine appunto rimanda solo al proprio immaginario, impedendoci di andare oltre la nostra identità, incapaci di leggere il suo contrario: l’alterità. E allora è una corsa ad inseguire didascalie che appunto trasmettono solo l’alterità di chi le scrive. Lodevole scambio dialettico si direbbe, quando affrontato senza pregiudizio. Alcune volte le due categorie si sovrappongono, altre volte né l’immagine né la parola restituiscono evidentemente a sufficienza, svelando entrambe l’ambiguità che solo quella rappresentano.  “Husserl rifiutava l’idea che il compito della coscienza fosse semplicemente quello di riprodurre qualcosa, ma essa esprimeva invece la capacità di intendere, capire, il senso profondo della cosa stessa e non dunque di originare una rappresentazione come qualcosa distinta dall’oggetto, come un segno, una copia, più o meno aderente all’oggetto stesso.” Nonostante l’Olocausto sia un momento storico tra i più documentati tra testimonianze, immagini, filmati, processi, ancora alcune coscienze o ignoranze lo negano. Quindi,l’uomo sul carrello? Morto dopo un lauto pranzo nell’acqua non caldissima della piscina? Morto di congestione? E anche un antesignano della ritornata moda della cremazione?
Per questo la tentazione della sola immagine. Basterebbe quella, altro che cinema teatri e piscina.

IVANO MACALLI

02 Dic 2019 in Attualità

45 commenti

Commenti

  • E ci riesci con l’immagine, ci trasmetti l’orrore, orrore che non dovrebbe consentire i compromessi di tolleranza di opinione, come un tempo non vi erano compromessi rispetto alla bestemmia. Ormai sappiamo molto per spiegarci l’immagine del negazionista, la psicologia tipo che porta a negare qualcosa di generalmente condiviso per rafforzare il proprio io. E purtroppo la molla per queste persone, ansiose senza capacità di modulazione dell’ansia che più o meno ci caratterizza tutti, a caccia di certezze non condivise ma da condividere con sottogruppi, in modo da riuscire a cambiare il contesto non volendo accettare la sfida di cambiar se stesse, dicevo, e scusate il periodo troppo lungo, la molla in questo caso è ancor più ghiotta, perché emulare un orrore che comunque ha segnato temporaneamente le sorti dell’intero pianeta, mbe, vuoi metterlo con uno stupido no vax? E già, solo stupidità contro macchinazione, clandestinità di stato, capacità di plagio ideologico di livello irrefrenabile. Tu hai una grande fortuna, quella di essere stato preposto dalla società ad aprire i cervelli. Parliamone, parliamone al posto dei calciatori o di altre mille evasioni, alleniamoci alla caccia del segnale strisciante iniziale. Il terreno fertile, l’insicurezza planetaria, la confusione ideologica, sono ora palpabili. C’è da sperare che il bambino genere umano sia maturato, sia più esperto nel cogliere i primi segni della mostruosità, mascherata dietro le ironie, le diffamazioni, alimentata dalle voci roboanti, dall’ammirazione dell’uomo solo forte e decisionista, una “sola” per definizione, detto alla romana, eppure persone che abbiamo sentito ragionare al nostro fianco da sempre ci cascano. E allora portiamo la discussione ai massimi livelli. Cremascolta non deve vendere, non deve quindi essere accattivante: per iniziare è una valida platea, ma o la espandiamo o troviamo altri canali. E mi firmerei come “Un uomo pieno di dubbi ma incrollabile nelle evidenze”

  • “C’è da sperare che il bambino genere umano sia maturato”. Bellissima considerazione, ma il tuo ottimismo carissimo Adriano, smentito dai tempi e dagli eventi, non garantisce purtroppo niente di buono. Ineccepibile la tua analisi negazionista e quindi agire sulle psicologie fragili dell’uomo contemporaneo, è quella la sfida. Come la sfida, sfidando la Storia, di chi riduce addirittura a folklore questi avvenimenti. Abbiamo una miss Hitler, considerata ideologa del suo sparuto gruppo che davvero c’è da chiedersi quale sia ormai il ruolo di certa stampa che racconta tutte le nefanezze di cui l’uomo è stato ed è capace. Cosa sarebbe più utile alla causa? Parlarne, non parlarne, dare spazio, troppo spazio? Ma il contrario sarebbe la censura, vedi gli ultimi provvedimenti dell’ungherese Orban che ormai detiene il totale controllo sui mezzi di informazione. Per questo il mio disincanto di fronte all’immagine, ma purtroppo anche di fronte alle parole. Ne sono state scritte tantissime e nonostante questo si assiste ciclicamente a questi ritorni ,direi primordiali, di un uomo incapace ancora di discernere il male documentatissimo dal bene che indubbiamente fa meno notizia. Quindi parlarne o non parlarne, sempre a proposito di fragilità quando ancora per molti il paradigma pare sia quello “ che più se ne parla più da quella parte stanno la ragione o la verità”. Ma il contrario cosa sarebbe? Ad esempio, per i giornali che leggo io la scelta potrebbe essere “smettiamola di parlare di Salvini che prima o poi la gente se ne dimentica”, quindi misurare lo spazio mediatico.
    Lo so che il mio è un discorso senza capo né coda o problema senza possibile soluzione, ma anche, per le persone senzienti, non può neppure essere unico criterio la garanzia del diritto di parla. Perchè dico questo? Per la pericolosità di questa libera informazione via social con facilissima presa sulle psicologie delle persone più deboli, influenzabili, oserei dire ignoranti. E non voglio con questo scatenare il solito dibattito sull’egemonia o superiorità di una certa cultura sull’altra. Ma se io guardo in televisione la moltitudine del Papetee e le sardine di ieri a Milano, è evidentissima una differenza che bastano due veloci interviste par condicio per capire subito perchè al mare cubiste scatenate e leopardate ballano al suono dell’Inno di Mameli, le sardine lo cantano, senza divincolarsi e sculettare, con la mano sul cuore. Però adesso chiudo con la mia domanda rimasta purtroppo inevasa. Le immagini non bastano ma non sono bastate neppure le parole. E neppure servirebbe scomodare i geni della comunicazione che magari con Bestia ci azzeccano, a significare che se il clima culturale è questo, o a larga diffusione, vuol dire che gli strateghi di prima hanno fallito. E che nessuno, sto minacciando, mi chieda cosa c’entra Salvini, e avrei potuto metterci anche la Meloni. Perchè la risposta è semplicissima, lampante, nelle loro fila i gruppetti di estrema destra sono ben accolti. A voi il mio scoramento.

    • Dell’orco nel bosco ai bambini bisogna parlare? Sì, e anche di quello in internet, e chi se ne frega se hanno gli incubi la notte, ce ne saranno di meno che non tornano a casa comunque. Dell’imbecillità bisogna parlare? Sì, a costo di perdere un’amicizia, perché quella persona è tornata a livello infantile, o forse non è mai stata capace di condurre a termine un ragionamento conseguenziale, cerca scorciatoie e non posizioni equilibrate. Quindi ti avevo già risposto: parliamone, tanto! Senza risse, col sorriso a fil di labbra.

    • L’Olocausto è “una caganita de passaro” (escrementi di uccelli di passaggio) scrive la sezione online del “Publico”, giornale portoghese, che ha ricordato un’affermazione del segretario Alexander Gauland, 78 anni, del terzo o quarto partito, ora in Germania, Alternative fur Deutschland (AfD), partito populista-sovranista di estrema destra. Una “caganita de passaro”, un incidente di percorso in più di mille anni di grande storia tedesca, ha ribadito il Capo dell’AfD. Ora Alexander Gauland, per raggiunti limiti di età si è dimesso. E’ con questo partito che si sono congratulati in tanti, a partire dalla destra italiana, a Marine Le Pen, ai spagnoli di “Vox”, e altri, perchè ha più che raddoppiato i suoi voti. E i falsi moderati della destra italiana tacciono, fanno spallucce, dicono che sono cosucce da niente, ma non sappiamo come la pensano veramente; purtroppo, non lo sappiamo, e “la sardina” che ora scrive, che era presente in piazza Duomo a Milano sotto la pioggia battente, ieri l’altro, era lì anche per questo. Altro che la merda degli uccelli di passaggio. E’ il momento di tenere alta la vigilanza con questa gente. Estremisti o cosiddetti moderati; fascisti o non fascisti, c’è da fidarsi di questi qui? Ho il naso grosso e curvo, proprio un naso da ebreo, e l’aria che tira è una brutta aria e non mi fido.

  • Non vale, Ivano, addebitare alla destra l’esistenza di una cretina simile. O vale solo in parte, in riferimento a quel sottobosco umano che tutte le aree politiche a volte non riescono a ripulire.
    Sarebbe come addebitare alla sinistra certi cretini del bolscevismo staliniano di ritorno (i gulag come luminosa rieducazione proletaria).
    Comunque, i cretini sono due. E il secondo più della prima. Intendo il marito.
    Dice che facendo l’autotrasportatore stava poco a casa e non si era accorto che la moglie era a capo di un partito neonazista. E che forse la perdona.
    Non uno ma due motivi di raccapriccio, uno storico, l’altro coniugale.

    • In effetti, starei rispondendo/colloquiando con Marino: sappi che li con la pioggia battente sotto l’ombrello, a Milano, stavi rappresentando anche me. Grazie Marino!

  • Pietro, sarà brava a letto. Comunque, per quel poco che ti conosco, non vorrai dirmi che ti identifichi con la nostra destra istituzionale e in auge, no, non ci credo. Quanto ai cretini bolscevichi sono d’accordo con te. Vedi che non parlavo della Tua destra?

    • Analizziamo certi discorsi, ma con l’ottica del tecnico: inconsistenza. Vediamo la praticabiliità di certi programmi politici: demagogia suicida. E io che al masssimo mi ero prefisso di parlare di società, non di poliitica, mi trovo a esprimere giudizi in territorio non mio! Ma sapete, la rivista “le scienze” ormai parla di politica, partendo dalle tecnologie, cioè a ragion di causa, quella di chi con una mentalità scientifica non resta sgomento dalla inaffidabilità delle proprie conclusioni, non si fa quindi tentare dalle scorciatoie per assumere certezze e sicurezza, ma vive nel dubbio perenne evitando guai peggiori con scelte avventate.

    • Vista la foto, Ivano, deve essere proprio bravissima.
      Su certe identificazioni, condivido alcune cose e non altre. Come tutti, come sempre. Il problema non è, in questo puttanaio, identificarsi in una parte politica, nella quale riconoscersi teoricamente, ma riuscire ad andare ancora a votare (facendosi forza) mettendo praticamente la croce su un simbolo o un nome che provochi meno spleen gonadico degli altri. Come ormai fanno molti di noi e come succede da parecchio tempo alla maggioranza degli italiani.
      Sul tema specifico, direi di distinguere le dottrine politiche e le ricostruzioni storiche dall’oligofrenia cognitiva e dalla psicolabilità mentale dei soggetti affetti da gravi scompensi neuronali. Ma so che da qualche tempo non si può più nemmeno dare del cretino ai cretini conclamati, perché subito ti dicono che fai parte delle forze oscure di Mordor.
      Quando usciremo dalla fiction, dal fantasy, dai videogiochi?
      La definizione della politica attuale più calzante è ormai “neuromarketing”.
      Guarda che la tua battuta sull’uomo sul carrello, deceduto per congestione postprandiale, potrebbe tra non molto essere oggetto di chat sui social o magari di dibbbattito in tivù, con tanto di sociologo, sacerdote, influencer, cuoco e Parietti di turno.

  • Caro Pietro, certamente conviviamo tutti col meno peggio, ma se nel mio voto confluiscono alcune complicità io ci vado cauto. Rimane sempre la possibilità del non voto, e per i militanti, magari un pò di pulizia. Non etnica. Quanto alla battuta voglio riconosciuti i diritti d’autore, se mai qualcuno se ne appropriasse.

    • Voglio passarmi la ….blasfemia: maaaa un esamino semplice semplice di “cultura generale” per assegnare un valore ponderale al voto di chicchessia?!?

    • D’accordo, Ivano, sia sulla pulizia tra la militanza, sia sui tuoi diritti d’autore.
      La confluenza delle complicità imbarazzanti è fenomeno antico, politicamente fisiologico, almeno entro certi limiti, a destra come a sinistra.
      Si è già visto quanto proprio il superamento di un determinato limite di forze nel rapporto tra funzioni guida e manovalanza operativa possa causare inversione di ruolo tra utilizzatori e utilizzati.
      Andò male, in Italia, circa un secolo fa. Andò meglio all’incirca mezzo secolo dopo, anche se si rischiò molto e delle bombe l’ira funesta infiniti addusse lutti agli italiani.
      Oggi, in area folclorica, sia a destra che a sinistra, mi sembra tutto molto più squinternato e caciaroso, “paesano” direbbe forse Marino, con una forza d’azione, soprattutto fisica, sul territorio inversamente proporzionale alle sceneggiate così volonterosamente esibite. Questi ragazzi sono stati rovinati da mamme & zie e, soprattutto, dalla demenza digitale. Fan solo dibattiti e chat, non san più fare a cazzotti e legnate in formazione compatta e con forza d’urto. Puoi tatuarti e rasarti finché vuoi ma lo scontro fisico di piazza ormai lo vedi a Parigi, a Hong Kong e dove ci si sa ancora menare per davvero. Questi san solo sgattaiolare e sbombolettare nei cimiteri di notte e negazionare olocausti nei mezzanini universitari (il concetto di mezzanino, coi suoi corollari di sfiga, è noto agli aspiranti portaborse accademici) di giorno. Non è un caso che certe vocianti comparsate abbiano spesso agganci con le tifoserie da stadio.
      Certo, prevenire è meglio che curare. Ma nella scala delle priorità sui rischi nazionali, personalmente ho l’impressione che il pericolo neofascista fatichi, visto l’affollamento di ben altri elementi verso quell’area di classifica, a entrare nella top ten dei maggiori pericoli italiani attuali.

  • Adriano, data la mia pochezza intellettuale noto nel tuo commento una certa ambiguità non so bene a quali conclusioni applicata. Per favore, e meno difficile, l’inconsistenza d’incipit mi è chiara, ma cosa significa esattamente, e facile facile, quello che sto incollando ? “……..non si fa quindi tentare dalle scorciatoie per assumere certezze e sicurezza, ma vive nel dubbio perenne evitando guai peggiori con scelte avventate.”
    Invece, scusate se divago moltissimo, a proposito di scienza, anche se non c’entra un fico secco, e non per mettere in discussione botanica e climatologia che inevitabilmente il metodo scientifico costringe a riscriversi continuamente, ho appena visto tra i raggi di sole che filtrano tra i rami di un cedro atlantico danzare due farfalle. Sempre qui, dove sto, cioè Crema, la settimana scorsa, anche sotto la pioggia, ho fotografato fiorire un bocciolo di melo selvatico. Ora sta sfiorendo. Scusate ancora.

  • Continuo da solo. Amazon dopo aver messo in commercio biglietti di auguri natalizi con le immagini di Auschwitz, dopo le proteste, è costretto a ritirarli. A Pisa un docente di Filosofia del diritto all’Università di Pisa inneggia a Hitler twittandolo con una foto col cane Blondi e didascalia che dice ” vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano il mondo. Tutto nel nome della libertà di parola. Dopo le proteste il docente, che rischia il licenziamento, ha prontamente rimosso il twit dimenticando che dalla rete non si rimuove un bel niente e neanche le palle che ha creduto di dimostrare di avere. Precedenti twit anche sui Protocolli di Sion che tutti sappiamo un falso. Già precedentemente altri docenti universitari erano stati rimossi dalle loro cattedre, compreso quel tipo, anche lui, che asseriva che nei campi c’erano piscine per far divertire gli ebrei. MI è capitato negli anni di sentire sopravvissuti in incontri dal vivo, ma nessuno che abbia mai parlato di divertimenti. Sarà stata una dimenticanza? Evidentemente sì se anche docenti universitari mettono a rischio il loro prestigioso lavoro per ristabilire la verità. Quindi, parlarne, non parlarne? Parlarne,certamente, ma ricordando anche la cattiva lezione di chi non ritiene il criterio dell’unanimità quello buono a stabilire cosa è bene e cosa è male. Durante l’operazione T4, programma di eutanasia per i malati mentali e simili orchestrato dai nazisti, il problema morale, complice anche la Chiesa cattolica, comportò come sempre ampi dibattiti tra teologi e scienziati. Anche secondo i Gesuiti, con il loro Probabilismus, sistema morale probabilistico, il pensiero era che la maggior parte delle questioni morali portano a decisioni dubbie, perchè sono poche quelle che inequivocabilmente si pongono o nel bene o nel male. Pertanto ” nel caso di queste decisioni dubbie, se vi sono ragionevoli fondamenti e ragionevoli “autorità” a sostegno della propria opinione personale, quest’opinione personale può allora diventare decisiva anche se vi siano altri fondamenti “ragionevoli” e altre “autorità” che la contrastano”. Il riferimento pare sia stato Tommaso d’Aquino per arrivare, a proposito dell’uccisione di malati mentali incurabili, secondo un certo prof. Mayer che collaborò alle motivazioni morali e giustificative del T4, alla conclusione che ” poichè v’erano ragionevoli fondamenti e autorità sia pro che contro, l’eutanasia dei malati mentali poteva essere difendibile”. Per dire cosa? Per dire semplicemente che a morali assolute corrispondono anche morali relative, sperando che i criteri di nuove costruzioni morali non utilizzino lo stesso metodo. Perchè in questo caso avrebbero legittimità anche i negazionisti che tra l’altro non ragionano certamente in termini di bene o male, ma con leggerezza “si può fare”. Che poi mi pare questo il sunto: non è vero niente, ma se anche fosse vero sarebbe lecito.

    • Dimenticavo, il virgolettato è tratto da “In quelle tenebre” di Gitta Sereny.

  • Marino, se fossi in te il naso me lo farei ritoccare.

    • Caro Ivano, conosco il racconto di Gitty Sereny, “In quelle tenebre” (Into that Darkness), hai fatto bene a citarlo. Ha avuto quattro edizioni nei tascabili Adelphi, quattro fino al 2012, poi non so (l’originale del libro è del 1974); ed è incentrato soprattutto al colloquio di Sereny nel carcere di Dusseldorf, nel 1973, a Franz Stangl, comandante di Treblinka, Polonia, circa 80 km da Varsavia, che fu uno dei maggiori campi di sterminio della follia nazista, campo dove ci fu il contributo volonteroso di ucraini, polacchi, russi, di gente dell’est Europa, e il contributo anche dei fascisti di vari nazioni europee. A pagina 292 del libro di Sereny c’è un appunto dedicato alla vergogna britannica, una pagina nera: il rifiuto di ammettere in Palestina 767 profughi privi di permesso d’immigrazione, con il mercantile “Struma”, che arrivava dalla Romania, e dovette tornare indietro; durante la navigazione, al largo affondò: 70 bambini, 269 donne e 428 uomini. Tutti morti. Quando Hitler, a cavallo del 1939 e il 1940 mise in campo il Programma di Eutanasia per tutti coloro che avevano imperfezioni gravi, fisiche, mentali, ricorda Sereny, il “Programma” che le chiese conoscevano, il Vaticano e le Chiese tedesche luterane, a parte isolati malumori, non protestarono ufficialmente, stettero zitte. E poi c’è la solita storia (che velatamente si sente anche oggi), che gli ebrei hanno in mano tanto, anzi tutto: le banche, gli affari; questa era l’opinione di Franz Stangl e di molti, moltissimi tedeschi e non solo loro, come se gli ebrei tedeschi, nati, cresciuti, spesso neppure religiosi, non fossero tedeschi ma una razza a parte. Del libro di Gitta Sereny non condivido la sua opinione sull’organizzazione Odessa che aiutò i fascio-nazisti a fuggire, soprattutto in Sud America. L’autrice sostiene che l’esistenza di siffatta organizzazione non è mai stata provata, a differenza di quanto sostengono, con molta documentazione vari studiosi, molti, tra cui oltre al cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal, Jorge Camarasa, Organizzazione Odessa, Mursia 1995; Uki Goni, Operazione Odessa. La fuga dei gerarchi nazisti verso l’Argentina di Peron, Garzanti 2003; Gerald Steinacher, Nazis on the run (la fuga dei criminali nazisti), Oxford University Press 2011, questi i principali, ma ce ne sarebbe da elencarne altri. Ma si sa, la noia arriva presto. Anche se Gitta Sereny ammette che il Vaticano e la Croce Rossa (pagg.374-375) aiutarono fornendo passaporti falsi e altro a importanti criminali nazisti in fuga verso l’America Latina.

    • E dimenticavo, il naso possente, curvo, da ebreo me lo tengo. Anche mia madre, un giorno mentre faceva il bucato mi disse: perchè non ti fai un bel nasino (doveva aver visto in tv i progressi della chirurgia plastica), come se fossimo una famiglia ricca, òper un momento si era dimenticata; mia madre si sarebbe indebitata per questo, per un naso rifatto al figlio. A parte baciare in diagonale, per ovvi motivi, soprattutto se incontravo un’altra, innamorata, forse, provvista di naso portentoso, al mio naso “ebraico”, gaberiano, ci sono affezionato. Quindi lo tengo così com’è.

  • Capisco, Ivano, le tue perplessità sulla libertà di parola, ma la censura può essere altrettanto pericolosa. Lo vediamo nei Paesi laddove questa libertà non c’è. L’abbiamo visto nella storia quando la stessa Chiesa per… preservare la Verità, vedeva la libertà di stampa come una peste.
    Alle falsità si contrappongono verità, fatti…
    Non bastano le verità, i fatti? Non bastano, è vero: vi sono persone che sono letteralmente prigioniere di una ideologia.
    So bene che si tratta di un discorso complesso: di fronte al negazionismo i Paesi europei hanno reagito, sul fronte normativo, in modo diverso. Ma… sbattere in galera un negazionista non sarebbe un modo per farne un martire e per convincere ancora di più i fans del negazionismo che siamo di fronte a un Regime?

    Mi permetto solo una considerazione a livello di ipotesi: le reazioni estremiste, in tutti i momenti storici, sono il frutto di tensioni sociali particolarmente forti non sapientemente governate o, meglio ancora, in presenza di governi che non sono stati capaci o non hanno voluto rimuoverne le cause.
    Non è lo scenario di oggi (di sicuro alimentato da chi ha interesse a pescare nel torpido)?
    Siamo sempre al solito nodo: dobbiamo affrontare i “sintomi” o le “cause”?

    • Ben bravo bis, Piero!
      “Pescare nel torpido”, la adotto.
      Ma, guardandoci negli occhi: era voluta?!?

  • Pietro, fossero anche giovani, ma non é così, un po’ di nomi di docenti attempatelli, Emanuele Castrucci 67anni, Gino Giannetti, eta’che non conosco, Franco Damiani, Antonio Caracciolo oggi 69nne, l’ultra della Lazio Piscitelli detto Diabolik, parentesi chiusa, il futuro é in mano a questi.

    • Giusto, Ivano, oltre ai malcresciuti ci sono anche i malinvecchiati.
      Ma, attualmente, contano come il due di coppe quando briscola è bastoni.
      Solo il perenne, estenuante, pervasivo circo mediatico consente oggi di avere notizia di certi carneadi di turno sul web, con le loro maldestre rimasticature d’antan, riprese dove ben ci ricordiamo noi sessantenni e passa.
      Il problema vero inizierà quando qualcuno li metterà insieme, se li tirerà dietro con qualche carota e li indirizzerà fuori dall’angolo.
      Non vedo al momento alcun politico in grado di farlo, almeno per quanto ne sappia.
      Arrivasse il loro messia, penso lo noteremmo, visti gli altri messiucoletti di adesso.
      Comunque, anche se probabilmente ci riferiamo a cause piuttosto diverse, sono d’accordo con Piero sulla scelta da farsi: vogliamo occuparci degli effetti o delle cause?
      Inoltre, un certo livello di malcontento endemico, in generale, anche aldilà delle varie posizioni ideologiche, a chi giova?
      Da due o tre anni è uno scoppio continuo di mortaretti politici e cazzate d’artificio. Siamo in Italia o al cinco de mayo di Puebla? Non fai in tempo a stupirti di una scemenza pirotecnica che te ne sparano una più grossa. L’ultimo libro di Cottarelli sulle Bufale è esemplare.
      Sulle cause, l’assenza dello Stato in certi territori, l’impunità generalizzata, l’immigrazione clandestina che ha ripreso a ritmi vergognosi sono tutte buone ragioni offerte a chi assume posizioni di presunta difesa, anche con mezzi estremistici (ma bisognerebbe essere più precisi anche in questo), dell’italianità e dei sacri valori eccetera eccetera. Se continuano ad arrivare barconi a manetta, a qualche coro di “camerata presente” mi sa che, magari col berretto ben calcato (sono già nonno), partecipo anch’io.
      Il punto di snodo, gravissimo, arriva quando si passa alle porcherie dell’antisemitismo, del negazionismo e al tentativo di recupero, spesso goffo e maldestro, di taluni autori ed esempi del passato. Qui l’indagine dovrebbe spostarsi dalle piazze ai (come dicevo prima) mezzanini, anche a quelli in rete. Certi afrori li avverti subito.

  • Piero, non é questione di censura quando si negano testimonianze, documenti, filmati, fotografie, processi e condanne. Qui non si nega la libertà di parola, si negano, ed é morale intervenire, le menzogne. Se poi qualcuno verrà beatificato pazienza. Ma controcanto qualche dubbioso potrebbe prendere coscienza.

  • Pietro, chi se li porta dietro c’è già. E’ superfluo fare nomi quando tu citi gli sbarchi o “prima gli italiani”, aggiungo io, che troppo facile presa hanno su sprovveduti padani o borgatari romani. Dicevi in precedente commento che il problema sollevato non è il primo di noi poveri italiani, ma io credo che non esista un problema, politico o sociale che sia, che viaggi da solo. E’ un intersecarsi continuo, vuoi la crisi economica, un futuro incerto per tutti, non per noi sessantenni e più che ormai la vita l’abbiamo quasi vista passare, ma se incroci i dati si assiste a un dejà vu che esclude che una riflessione debba escluderne un’altra coi suoi inevitabili collegamenti. Io credo che la miopia politica di chi è incapace di avere una visione d’insieme lasci per forza spazio a quei sentimenti settoriali che poi portano alla caccia al colpevole, come se fosse individuabile e colpevolizzabile come abbiamo visto tempo fa. Anzi, in colloquio con Marino in altro post hai concluso che siamo tutti foglie dello stesso carciofo. E quella conclusione moderata e dialettica mi sembra in disaccordo con quanto hai scritto alle 18:38. Ma forse ho capito male.

  • Là alludevo alla ormai superata animosità tra conterranei di diverse municipalità storiche, come ad esempio tra cremaschi e cremonesi o tra cremaschi e lodigiani. Abbiamo tutti, immagino, carissimi amici a Cremona, Lodi e in altre città che secoli addietro combattevamo. Anzi, è ormai argomento di scherzosa conversazione conviviale quando ci si trova in giro per queste città. E aggiungevo a Marino che sono d’accordo con lui su Milano (ci ho studiato e lavorato e in qualche misura pure vissuto quarant’anni, felicemente), ma che anche verso Cremona, Casalmaggiore, Castelleone e via dicendo si possono provare attrazioni e sviluppare conoscenze culturali forse meno metropolitane ma comunque di forte interesse. Viviamo in terre magnifiche, devastazione ambientale a parte. In questo senso siamo ormai tutti foglie dello sesso carciofo, per dirla alla trasteverina.
    Oggi invece dobbiamo confrontarci con ortaggi ben diversi, per continuare con l’esempio. Ortaggi spesso indigesti. Ma non voglio apparire più negativo di quanto sia in realtà. Ormai la faccenda riguarda i nostri figli e nipoti. Noi adesso ci meritiamo un sereno buen retiro. Certe orticolture le gestiranno le nuove generazioni.

  • Ma dai Pietro, nel nostro continente o paese le contaminazioni nei millenni ci sono sempre state. Se poi vogliamo sentirci lombardi a tutti i costi dopo aver superato i reciproci campanilismi allora dovemmo riconoscere che le varie identità territoriale in un paese lungo e differente come il nostro non hanno impedito dall’Unità in poi una pacifica convivenza. Se poi le contaminazioni barbare o saracene ci van bene lette sui libri di Storia perché stemperate nel tempo, piuttosto che assistervi, allora è altra questione. Ma qui siamo ormai oltre il mio titolo. O no?

    • Le contaminazioni sì, e pure le invasioni, che tuttavia sono cose diverse.
      Però ti renderai conto, Ivano, quale discorso omerico e nibelungico e anche abbastanza strapalloso si potrebbe aprire su questo versante.
      Su certi presunti lombardismi, oltre Ticino erano vercellesi e alessandrini, i valtellinesi stavano per fare un altro cantone dalle parti dei graubünden, il mantovano per parecchio tempo l’han ficcato tra i veneti (infatti l’abbiamo cuccato non nel ’59 ma nel ’66) e la vecchia Lombardia spagnola, quella oggi nordoccidentale, ha per parecchi secoli avuto ben poco a che fare (anzi, botte da orbi) con noi cremaschi, bergamaschi e bresciani di serenissima Terraferma. Anche senza andare a scomodare le precedenti e ritrite distinzioni cenomane, solo l’infinito numero delle menti torpide può credere che i “lombardi” fabbricatori di armature e banchieri dei secoli addietro corrispondano a quelli attuali.
      Per tornare invece al tema, credo che l’identificazione eccessiva dell’antisemitismo in generale con lo specifico antsemitismo storico nazista (e in parte con quello del tardo, ormai sbidanato, fascismo storico italiano) possa portare a semplificazioni e fraintendimenti notevoli. Certo, gli orrori della shoa sono pazzeschi. Ma oggi nel mondo e anche in Italia le origini e i percorsi dell’antisemitismo non sono solo riferibili a quelle esperienze storiche. Per cui, va bene stigmatizzare quelle situazioni orribili. Ma attenzione anche a tutto il resto. Ci sono itinerari esplorativi di sicuro interesse per chi voglia risalire alle varie radici di molti comportamenti attuali, causati non solo da negazionismi grossolani e babbei ma anche da ancoraggi culturali, atteggiamenti intellettuali e spesso anche credenze religiose di minore balorda spettacolarità ma forse di maggiore sottile insidiosità.

  • Eh, ma se ritornano i fascisti ti beccano subito 😊

    • Ivano, in che senso? Per punirmi in quanto non sono antisemita, né dichiarato né malcelato, oppure per arruolarmi?
      A proposito di antisemitismo, ho saputo oggi pomeriggio da un bravo relatore in Pro Loco che l’altro ieri il Comune di Crema ha riconosciuto la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre.
      Se ben ricordo, all’incirca un paio d’anni fa ci eravamo accorti che tra i cittadini onorari avevamo anche il Duce e mi sembra che, un po’ di tempo dopo, gli sia stato tolto questo riconoscimento.
      Mi sa che un giorno o l’altro riesco a scoprire la lista dei cittadini onorari di Crema, almeno a partire da Angelo Cabini. Qualcosa mi dice che è roba per palati fini, da assaporare come si merita.
      Sapevo pure che, se non sbaglio, all’inizio di quest’anno era partita una petizione, sempre qui a Crema, per riconoscere la cittadinanza onoraria a Lenin, che pur avendo qualche ascendenza ebraica materna aveva lasciato ai suoi le redini piuttosto lunghe contro gli ebrei (mai quanto Stalin: sempre questi russi, cheppalle, quasi come i cinesi, vedi anche il post di Giorgio). Dopo diversi mesi, alla petizione leninista avevano aderito in 7 (dicansi sette) ma adesso forse aumentano: è il nuovo che avanza.

  • Adriano all’inizio della discussione aveva giusto parlato delle psicologie di certi personaggi. L’importanza di questo libro, oltre ai dati storici e al racconto dell’orrore, sta proprio nella capacità dell’autrice di indagare, con la lunga intervista a Stangl di 70 ore, la mente di un personaggio alla fine indecifrabile per cercare di capire la personalità divisa di un uomo e domandarsi “se il male emerga dalle circostanze o per nascita, e fino a che punto sia determinato dall’individuo stesso o dal suo ambiente”. Domande che appunto mettono in gioco non solo la psicologia di uno, ma di tutti noi quando le circostanze favoriscono o coercizzano. Responsabilità individuali e collettive quindi, non per deresponsabilizzare i protagonisti in prima persona, ma capire come un clima politico-culturale e storico possa rendere un uomo, che in altre circostanze avrebbe avuto forse una vita normale, quello che è diventato. Per chi non lo conoscesse Stangl è stato il comandante del campo di sterminio di Treblinka e l’unico in quel ruolo che sia stato processato.

    • Viver molto può avere un senso anche per liberarsi dalle contingenze ambientali, o almeno capirne il nefasto significato. Il che non vuol dire non esere pronti a cogliere dall’ambiente il sentore di fresche novità da porre al vaglio: un gioco di equilibrismi.

  • “Oremus et pro perfidis Judaeis”. Hai ragione Pietro, anche se la traduzione più benevola traduce perfidi in increduli. L’antisemitismo ha radici lontane. Questa preghiera risale al settimo secolo. Utile è domandarsi perchè resista ai tempi. Non la preghiera, ormai cancellata.

  • Adriano il tuo commento, mal collocato, parrebbe una risposta a quanto scritto il 2 dicembre alle 15:37. Se così fosse ti risponderei così: difatti è così inusuale, che se anche aclimatico tra novembre e dicembre, goderne è perdonato. Dopo tanti giorni di pioggia un haiku consolatorio di primavera. Idem per il pesco o albicocco fiorito in ottobre fotografato al Marzale.
    “La campana del tempio tace,
    ma il suono continua
    ad uscire dai fiori.”
    Al tempio il tempo
    “La campana del tempo tace,
    ma il suono continua
    ad uscire dai fiori.

  • Carissimo Pietro, forse non ci siamo capiti, altrimenti non mi raccapezzo più.Ti riferisci forse al mio commento di ieri delle h.21:14? . Se così fosse sarebbe un fraintendimento. “Attenzione che se arrivano i fascisti beccano subito” era una risposta all’autoironia di Marino e al suo naso orgogliosamente portato sfidando pregiudizi razziali, e mai autocompiacimento mi trova d’accordo, ( vedi il suo commento del 3 dicembre h. 21:01). In effetti è difficile posizionare esattamente gli interventi e questo può creare confusione. Mi è successo uguale con un commento di Adriano di oggi al quale forse ho risposto alla c+++o.

    • Grazie del chiarimento, Ivano. Sì, è proprio così, infatti avevo inteso, solo per mia colpa, quel tuo commento rivolto a me invece che a Marino. Me ne scuso e chiedo solo le “attenuanti visive” (non logiche, il software è di solito più logico degli utenti) riguardanti le modalità di posizionamento dei commenti tra loro susseguenti.

  • A parte il mio naso, che non importa a nessuno, è raro trovare qualcuno che dica di essere antisemita pubblicamente; che poi lo pensi, è un’altra faccenda, che non può essere provata. Pochi giorni fa, una signora, mentre discutavamo di Israele e dei palestinesi ha detto che “gli ebrei le stanno sulle balle”, traduco, chiarisco le sue parole anche se non serve: non sono antisemita, ci mancherebbe, ma gli ebrei (dice lei) trattano male, molto male i palestinesi: incrementano le colonie di ortodossi sui territori che non appartengono ai coloni, ma se ne appropriano; trattano i palestinesi in malo modo, rendendo la loro vita quotidiana assai difficile. C’è tanto di vero in quello che la signora ha detto, ma per essere chiari, la signora sbaglia: non sono gli ebrei che fanno questo, ma il governo israeliano, che non è espressione di tutta la cultura, la politica, i partiti, gli individui che vivono in Israele e altrove. Un errore che fanno in molti. Sarebbe come dire che gli italiani sono tutti corrotti, pronti a vendersi al miglior offerente, al populista di turno, e non hanno una politica estera, perchè il governo in carica ha eletto Luigi Di Maio ministro degli Esteri. Perchè i luoghi comuni hanno un fondamento, qualche volta, ma non riguardano tutti i cittadini. Sottili differenze che creano antipatie centrando l’obiettivo sbagliato, perchè la politica dovrebbe essere chiarezza, evitare equivoci, come il pensiero che dovrebbe sgomberare pasticci mentali che aiutano chi semina sull’antipatia e arriva all’odio, generando violenza.

    • Ben detto Marino, lungi da me qualsiasi ipotesi di razzismo o peggio ancora antisemitismo, però so io quali soprusi devono subire miei carissimi “fratelli” musicisti palestinesi ad opera del governo di Israele!
      Capire, studiare Storia è cosa impegnativa che richiede applicazione che quasi mai è premessa di certe affermazioni che definire approssimative è solo benevolo!

  • Ho letto la discussione tra Ivano e Pietro, e voglio ripetermi, scusate la noia, su questo: ogni territorio ha la sua dignità, e va rispettato. Il Cremonese, il Cremasco, il Casalasco, l’Oltrepò pavese, la Lomellina, la Valtellina, e altre parti della Lombardia, che sono lombarde storicamente, oppure non lo sono ma sono state inglobate per ragioni politico-amministrative, ma non storiche. I cronisti locali, soprattutto quelli dei giornaloni nazionali spesso non lo fanno, per pigrizia, per ignoranza in geografia, per fare prima. E lo dice uno che passa parte delle sue giornate a Milano, metropoli amata, forse più del luogo dove risiedo. Rispettare la geografia, la storia, la memoria è la premessa per evitare altre faccende. L’ignoranza può essere pericolosa.

    • Nessuna noia, Marino: leggerti è sempre un piacere, anche se mi pare che siamo su posizioni diverse riguardo ad alcune cose, anche in ambito politico (succede: l’importante è il rispetto reciproco).
      Tutti i territori, quale più e quale meno, offrono elementi di scoperta e di interesse culturale (e non solo) davvero notevoli e spesso affascinanti, in tutto il mondo e, lasciamelo dire da italiano convinto, soprattutto da noi qui in Italia.
      Basta andarci, viaggiarci, viverci, capirci abbastanza, insomma “imparare” ancora. Non c’è nessun problema, nessuna limitazione, nessun vincolo. Viviamo in un mondo libero in cui i confini, i dazi, i pedaggi, le proibizioni di un tempo sono scomparsi quasi del tutto. E questo vale per Londra, Parigi, Berlino ma anche per Sabbioneta, Malcesine o San Pietro al Monte.
      Non capisco quindi perché dovremmo prendercela coi giornali o coi giornalisti, se ce la contano giusta o sbagliata. Se anche fossero ignoranti e pigri e magari pure fessi, peggio per loro. A noi che ci frega?
      Noi viaggiamo e apprezziamo città, persone, paesaggi, architetture, musei, monumenti, buona cucina e via dicendo, a prescindere da giornaloni, giornalini e giornaletti. Tra l’altro, fare il giornalista dev’essere proprio un mestieraccio, quasi peggio che fare il politico. In pratica, devi sempre tener conto di che cosa gli altri pensano, dicono o fanno, figurati che schiavitù dal tuo prossimo, sempre lì a proporsi e riproporsi se no non ti leggono o non ti eleggono. Dipendi sempre dal consenso altrui. Orribile.
      Invece noi viaggiamo impippandocene di tutto e di tutti, non per promuovere un nostro libro o un nostro seggio, se no niente pagnotta. E poi, finiti i soldi, si torna a casa, nel posto più bello del mondo, che per me è Crema, per te è Milano e per qualcun altro è dove vuole lui, alla faccia dei giornali e alla sfiga di chi ci scrive. Insomma, va tutto bene, l’Italia è al centro del mondo e Crema (per me, per te è Milano) è al centro dell’Italia. Più fortunati di così. Non credi?

  • Pensa Marino che questa finta confusione la fa anche Salvini che si para il.culo dicendo che non si può essere antisemiti ed essere contro Israele contemporaneamente. Questo naturalmente significa giustificare il proprio antisemitismo. Nel senso: comincino prima gli altri.

    • Matteo Salvini, caro Ivano non è antisemita, non penso sia neppure fascista; è solo un politico spregiudicato, che fiuta il vento, (e deve dir grazie a Marine Le Pen di cui credo abbia copiato parecchio delle strategie, della politica “nazionale”) e ce ne sono altri, in Italia, falsi liberali, comunisti zeppi di denari, socialisti berlusconiani, repubblicani che hanno sotterrato Ugo La Malfa, socialdemocratici che pagavano il gettone di presenza agli studenti universitari per riempire i loro congressi, cavalli di Galigola di Berlusconi, garantisti arrabbiati nel paese forse più garantista dell’universo, meno garantista con i poveracci, quelli che non possono permettersi un buon avvocato, nel paese degli avvocati. E’ un leghista italiano, il Salvini, non un grande studioso a scuola, perchè pare preferì dedicarsi più alla politica, sua grande passione, che ai libri, allo studio. E finchè l’abilità lo sorregge, e il vento continua a spirare, la manna dei migranti ad essere un problema, andrà a gonfie vele. E’ un italiano “vero” che appartiene all’italianita’ che coerentemente è sempre stata la stessa cosa: basta leggere la Storia: da Guicciardini, a Dante, al libro per me letto e riletto, di Francesco De Sanctis “Storia della letteratura italiana”, che non è soltanto letteratura, ma storia politica d’Italia. Quando verrà il tramonto di Salvini salterà fuori un’altro italiano “vero” come lui. Non è detto che sia uguale: un Guglielmo Giannini, Craxi, Andreotti, Umberto Bossi, Berlusconi, D’Alema, Bertinotti, Beppe Grillo. Un’altro, nuovo, differente ma sempre un italiano “vero”.

      Caro Pietro, sai, ho passato gli anni migliori, la giovinezza, dal lunedì al lunedì, quasi sempre a Crema. E’ da trent’anni circa che frequento regolarmente Milano, di più negli ultimi dieci anni. Milano cambia continuamente, ha un’energia e soldi, che Crema non ha. Poi, come ha scritto una persona di cui non ricordo nome e cognome, vive la decadenza delle piccole città che hanno meno soldi da spendere, pochi sponsor per le iniziative, poca iniziativa perchè la piccola città, la provincia tende a sedersi, a riscaldare la minestra del giorno prima, magari lamentarsi, borbottare, poi ci si rassegna, e c’è internet o la tv o la vasca avanti e indietro per consumare le scarpe. Stando spesso a Milano durante la giornata, tornando guardo Crema sempre più da estraneo, da straniero, e la vedo rimpicciolirsi: una via gravida ora di luci natalizie, ma che si fa in dieci minuti, una campagna dietro l’angolo che è nella testa della gente, un luogo adatto per i bambini, i tredicenni che vanno su e giù da Via Mazzini con i genitori che li aspettano la sera con le automobili da parte/parte del centro storico per riportarli a casa finito il giretto, il solito tran gtyran adattovagli anziani e ai bambini, il traffico scarso, una stzione ferroviaria ridicola nonostante gli sforzi per renderla decente, i servizi ancora buoni per molta gente a cui l’energia, la cultura, gli spettacoli, l’arte che può offrire la metropoli non interessa niente. Forse non sono ancora vecchio abbastanza per rassegnarmi, forse sarò prestuntuoso (oltre che persino i parchi ora a Milano, persino il rquartiere cinese è un piacevole passeggiarci) guardo, lo ripeto, Crema con occhi diversi, senza più illusioni. Milano è una città difficile ma offre molto, e il fatto che ha avuto oltre il 30% in più di turisti, cioè la città italiana con il maggior incremento turistico da tutto il mondo un motivo ce l’ha. E’ internazionale, piacevole, mi ci trovo bene.

  • Anche ioo mi ci trovavo bene negli anni ’70, poi ci son tornato dopo Crema e ho trovato un bordello insensato, visi ostili, il regno della nevrosi da fumetti. Erano passati in fin dei conti una decina d’anni. Ma ora che la sto riscoprendo senza macchina forse ne sto anche riscoprendo gli abitanti sorridenti che prima erano sopraffatti dal ghigno feroce dei prevaricatori di posizioni automobililistiche. Ci riproverò a piccole dosi. Ma la coscienza? Ci son cascato anche io! E già, perché il tema di Ivano è così pressante da non consentire distrazioni, e per questo spero che non tramonti fuori dall’orizzonnte dei post.

  • Una domanda non mia, non tanto come contenuti, ma come forma: ” In una democrazia gli intolleranti devono essere per forza tollerati” (Popper)? Uno Stato di diritto fino a che punto può e deve garantire la libertà di parola? I nostri diritti fondamentali possono subire limitazioni intaccando appunto quanto previsto dalla Costituzione art. 21?
    Naturalmente per me la risposta è sì quando l’abuso sotteso, lo si legge e capisce sui social, mette in pericolo altri valori costituzionali. Sembrerebbe un gatto che si morde la coda, ma da questo impasse concettuale se ne deve pur uscire partendo dall’idea che una democrazia tradirebbe appunto il suo significato più apparente. Se libertà dev’essere sia libertà per tutti. Ma questa sarebbe l’interpretazione più semplicistica dell’art. in questione. Ecco, prendo spunto da un articolo recensione di un libro uscito qualche mese fa a cura di non ricordo chi, che raccoglie e analizza interventi anche qui che non sto ad elencare: “Il nemico innocente. L’incitamento all’odio nell’Europa contemporanea”. In verità l’argomento meriterebbe un post dedicato, ma credo che si possa dialogare anche qui. In sintesi, dimenticando Voltaire, posso impedire che tutti esprimano il
    loro pensiero solo perchè espresso sotto forma di slogan mediatico, quindi non articolato, sviscerato e solo d’effetto? E’ giusto, ripeto, in uno Stato di diritto impedire la libertà di parola? Io ripeto di sì quando una libertà ne mina altre. Per chi avesse voglia di leggere segnalo un articolo di oggi del mio giornale preferito. Sono partito, tra mio e suo, proprio da lì.

    • Caro Ivano, non sono un esperto di faccende giuridiche, sono un ignorante, ma quando la democrazia si mostra debole con gli intolleranti, è tollerante con i furbi, i disonenti, i falsi democratici che con bravi avvocati la passano liscia, può essere l’inizio della fine di ogni democrazia.. Eppure esistono le buone leggi, che non vengono applicate. Altre buone leggi, furbescamente sono state ammorbidite, lasciate senza colpi in canna, rese inapplicabili, poi c’è l’assurdità di tre gradi di giudizio, con quasi sempre sconti di pena, così tutti si appellano nove volte su dieci; ma basta chiedere a Piercamillo Davigo e a qualche altro magistrato di valore, e le soluzioni ottimali verrebbero fuori; si preferisce il falso garantismo, utile a molti italiani). Il problema è che anche le buone leggi si vuole reinterpretarle, riaggiornarle a secondo dell’orientamento politico del governo in carica, come è avvenuto negli Stati Uniti durante due processi in contemporanea per discriminazione sull’orientamento sessuale. Un dipendente pubblico di una scuola primaria visto in un campo giocare con una squadra gay di softball è stato licenziato. Un maestro di sci che ha confessato a una sua cliente di essere gay, è stato pure licenziato dal suo capo, perchè la cliente si trovava a disagio “con un maestro di sci pervertito”. Elena Kagan, giudice della Suprema Corte degli Stati Uniti (è considerata una repubblicana, ma ha sempre tenuto la barra dritta in più situazioni mai ignorando la Costituzione), nel suo intervento, pacato ma fermo come suo solito, ha detto a un’altro magistrato, Noel Francisco propenso a dar ragione alle denuncie avvenute, che da molti anni il principio ispiratore della Corte Suprema è stato il testo di una legge, non la sua interpretazione storica. Se il testo di una legge dice fermamente che licenziando qualcun per il suo orientamento sessuale è una discriminante, la risposta è sì, lo è, e la nostra Costituzione in questo è chiara. Noi magistrati non dobbiamo badare ai sermoni, a chi vorrebbe reinterpretare a suo piacimento lo statuto. A noi non interessa, e non dobbiamo farci influenzare cosa dice la gente. We look to laws”. Solo a questo, guardiamo solo a questo, a testo della legge. (Margareto Talbot, The pivotal Justice, The New Yorker, 18.11.19)

  • Alcune imprecisioni: Margareto è Margaret (donna); “a testo della legge”, è “al testo della legge”, e se trovate altri errori, scusatemi.

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