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FRANCESCO TORRISI

Il suicidio in diretta della politica italiana

Di questi giorni la pubblicazione del RAPPORTO CENSIS, l’ANSA in un lancio di ieri, 6 Dicembre 2019 ore 11:12 titola: “Rapporto Censis, italiani ansiosi, domina l’incertezza” Da sfiducia nascono pulsioni antidemocratiche .” Il “Censis”, (Centro Studi Investimenti Sociali) è un Istituto di ricerca socio-economica italiano fondato nel 1964, nel 1973 diventato una fondazione riconosciuta con

Di questi giorni la pubblicazione del RAPPORTO CENSIS, l’ANSA in un lancio di ieri, 6 Dicembre 2019 ore 11:12 titola:
“Rapporto Censis, italiani ansiosi, domina l’incertezza”
Da sfiducia nascono pulsioni antidemocratiche .”

Il “Censis”, (Centro Studi Investimenti Sociali) è un Istituto di ricerca socio-economica italiano fondato nel 1964, nel 1973 diventato una fondazione riconosciuta con D.P.R n. 712/1973 e le sue pubblicazioni sono molto autorevoli e vengono prese in considerazione per la stesura di programmi di sviluppo a lunga scadenza. La sua committenza è composta da apparati centrali e periferici dello Stato (Ministeri), enti locali (Comuni, Province e Regioni), ma anche da grandi aziende sia private che pubbliche e da organismi nazionali e internazionali.
La fonte quindi è di assoluta credibilità, niente a che vedere con fake e notizie fasulle create ad arte.
Entrando nel merito dell’articolato, il dato che mi ha lasciato davvero allibito, esaminando il capitolo “ Il suicidio in diretta della politica italiana e le pulsioni antidemocratiche” è che:

“…Il 48% degli italiani oggi dichiara che ci vorrebbe un ÂŤuomo forte al potereÂť che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni (e il dato sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai)”,che in buona sostanza si può tradurre in questi termini: la metĂ  dei cittadini italiano sarebbe favorevole a fare carta straccia della Costituzione Repubblicana in vigore dal 1° Gennaio del 1948, in favore di una dittatura!
Dicevo di essere restato allibito, ma forse il termine piĂš corretto per definire il mio stato d’animo conseguente è esterefatto rispetto all’incredibile livello di superficiale, incivile,irresponsabile stupiditĂ  consolidatosi in tanta parte della popolazione, parte che raggiunge limiti numerici davvero improponibili tra i “soggetti meno istruiti” e gli “operai”!
Il titolo proposto dal Censis, appropriatamente è stato “ Il suicidio in diretta della politica italiana e le pulsioni antidemocratiche”, si perchè proprio mentre il ….”maggior indiziato” ad ambire al ruolo tanto gradito dal 48% degli italiani si gingilla con la nutella/nocciole turche e le comunicazioni in diretta con la madonna (absit iniuria…), i maggiori interpreti della politica italiana, quei partiti che si fanno e disfano, si alleano prima e combattono fino all’insulto, subito poi, non vogliono rendersi conto del danno irreversibile (?!) provocato (e che continuano a provocare) al sistema democratico nazionale, sistema che proprio nei partiti individua i referenti ai quali i cittadini affidano in modo democratico la determinazione della politica nazionale (art. 49 della Costituzione).
Vox clamans in deserto, la mia?
Temo proprio di si, però …..continuo a gridare lo stesso!

FRANCESCO TORRISI

07 Dic 2019 in democrazia

6 commenti

Commenti

  • Dal neretto: insomma,la solita pretesa culturalmente egemonica della sinistra, che però mi pare innegabile. Che poveri, meno istruiti e altra creme abbiano le loro ragioni è altrettanto innegabile, che poi deleghino all’uomo forte la soluzione dei loro problemi, tra Mainetti, Martini e Carelli, e Macalli, tra tutti noi mi pare, questa è questione shakespeariana. Anzi, non lo è, gli ultimi interventi di Pietro denunciano chiaramente il pericolo di tale imbarbarimento, dovuto ad ansia permanente. Ne individuano le cause, antiche, e gli sviluppi futuri. Ansia “da prestazione” che nessuno al potere manifesta cavalcando l’ansia della creduloneria ormai dilagante nel paese. Paese di disperati direi. Non solo Pietro in veritĂ , ma sacrosanto che dica che i problemi dell’Italia vengono da cosĂŹ lontano che credere a mago Merlino è come affondare la testa nella sabbia della propria ignoranza. Come disse Pietro tempo fa, “lasciando esposta di noi la parte piĂš vulnerabile”. E’ forte dichiarare che sono gli imbecilli che governano il mondo? E’ sbagliato dire che compito della Politica sarebbe quello di educare i cittadini e non solo di catturarne il consenso? Censis o non Censis, questo è il problema sotto gli occhi di tutti, anche da prima di ieri, senza sottovalutare il tirare le fila sociologiche dell’Istituto. Se poi qualcuno non fosse d’accordo, ma sparita Rita mi sa che lo siamo quasi tutti, mi appellerei all’art. 21 della Costituzione. In questo caso anche Rita. E qui ci vorrebbe la faccina da smartphone che la tastiera del pc non contempla. Nessuno può impedirmi di sparare le cazzate che voglio, Politica docet.

  • Francesco, non c’è niente di strano in questi risultati di fonte Censis. Ciclicamente, da tempi immemorabili, dovunque nel mondo, la propensione verso “un” uomo forte si alterna a quella verso “pochi” o “molti” uomini forti. Quando le oligarchie non funzionano e le democrazie si dimostrano illusorie, le masse spostano i propri metabolismi elettorali verso l’unica opzione residua. Quando “i migliori” mancano, alle folle resta solo da sperare in “un migliore” unico, messianico, soterico, bello o brutto che sia, però l’ultimo, come extrema ratio. Spes ultima dea. La responsabilitĂ  non è delle masse, delle folle, del “popolo”. È delle ĂŠlite incompetenti e cialtrone, dei sistemi democratici rappresentativi solo del nulla e per finta, di chi fino a quel momento ha commesso errori, tradito aspettative e fatto danni. Dopo aver provato di tutto, aver sofferto impoverimenti e prese in giro, aver scontato amarissime disillusioni, una popolazione di dubbia istruzione scolastica, di sicura furbacchioneria e di incerta moralitĂ  come la nostra (e come innumerevoli altre) non può che reagire come indicato dal Censis. Nulla di nuovo, caro Francesco. Qui Salvini non c’entra. C’entrano i suoi predecessori, vicini e lontani, dall’esplosione del debito pubblico all’invasione dei clandestini, dal craxismo al grillismo. Salvini è solo arrivato nel posto giusto al momento giusto, dietro sontuosissimo invito.

  • L’unico regime totalitario che vorrei è quello che si interessi di obbligo di studio con pene severe per chi non si impegna abbastanza per poter capire e quindi aver licenza di parlare, anzi, prima ancora di pensare.
    Altrimenti questa massa ansiosa saprebbe:
    1 Che i problemi, semplici al tempo dei Greci potevano essere risolti da un tiranno, (addirittura in battaglia la strategia era ancora rudimentale, quindi il capitano di giornata si sorteggiava) mentre adesso i problemi semplici son finiti. Riferimento “capitano” casuale ma subito sposato.
    2 Un gruppo, sperimentalmente, risolve i problemi complessi meglio del piĂš brillante dei suoi componenti (nell’esperimento si sono considerati gruppi ridotti a un massimo di dieci componenti). L’esperimento ha dimostrato che il gruppo funziona meglio se è di genre misto.
    Certo, anche i topi del pifferaio magico soffrivano d’ansia.

  • Siamo in presenza di “sintomi”, Francesco, e come tali vanno considerati.
    Non sono cosĂŹ… iconoclasta (parola un po’ forte) come Pietro, ma di sicuro le classi dirigenti che finora hanno governato ci hanno messo del loro per generare i mostri di oggi.
    Ma questo non vale solo per l’Italia e quindi non vale solo per la classe politica di casa nostra.
    I rischi che stiamo correndo sono grandi ed è per questo che dobbiamo ripensare alla ruolo della “politica”: fino ad ora la politica ha scaricato la politica sui posteri e ora i nodi vengono al pettine (i posteri siamo noi).
    Non si tratta di fare dei sogni velleitari, di incominciare a “studiare”, studiare, studiare (anche un po’ della nostra storia europea del ‘900).

  • La crisi dei valori parte dalla constatazione che la corsa al benessere è stata una trappola. Certo, il benessere non è diffuso, ma la percezione che non è quella la leva per il benessere dell’anima si fa strada.
    Che facciamo, li iscriviamo tutti al Caffè filosofico? Poco da scerzare, dicevo sulserio: un’umaniitĂ  col mal di pancia che chiede ancora caramelle.

    • Forse quello che non si è capito è una faccenda elementare: che l’entusiasmo con l’avanzata del progresso che si presume per tutti, in Europa, anche materiale grazie alle politiche liberiste, opinione condivisa anche da una parte rilevante della sinistra riformista negli anni ’80, ha prodotto in realtĂ  guasti, aumentato in modo esponenziale disuguaglianze, creato ultraricchi e abbattuto le politiche sociali, nonostante il signor Matteo Renzi, e Emanuelle Macron ci credono ancora, fermamente, al sentiero liberista in economia, come se fosse l’unica strada percorribile. Lo ammettono amaramente molti studiosi liberalprogressisti, come il tedesco Andreas Reckwitz, in un libro che mi serve da studio della lingua tedesca. “Chi crede che il progredire delle idee vada di pari passo al progresso sociale soccombe a un’illusione”. (“Wer glaubt, Fortschrittsidee und gesellschaglich Realitat wurden einander eins zu eins entsprechen, erliegt einer Illusion”. Das Ende der Illusionene, Politik, Okonomie und Kultur in der Spatmoderne, Suhrkamp, Berlin 2019). Se ho “cappellato” qualcosa nella traduzione, correggetemi, perchè è probabile.
      Che poi anche la sinistra si comporti in modo inqualificabile, come succede alla sinistra radicale in Francia, con “France insoumise” (la Francia ribelle) guidata dal padre-padrone Jean-Luc MĂŠlenchon, contribuisce al discredito generale, un mattone dopo l’altro per lo sbriciolamento democratico in Europa, e l’avvento delle “democrazie autoritarie” che stanno guadagnando terreno. La notizia di poche ore fa, passata anche su “France 24” è la condanna a MĂŠlenchon a tre mesi di reclusione e 8.000 euro di ammenda, riguardo a una perquisizione nella sede del “suo” partito-movimento avvenuta nell’ottobre 2019, che fu molto agitata con MĂŠlenchon che cercò d’impedire la perquisizione da parte degli agenti per un denuncia sui conti della campagna presidenziale del 2017 e le condizioni d’impiego degli assistenti stenti di eurodeputati di “France insoumise”. MĂŠlenchon sostiene che la perquisizione e la sentenza sono una vendetta e “un processo politico” contro di lui e il suo partito. Una vendetta di Macron. Solo un dettaglio: mesi fa, i giornali italiani riportarono una piccola notizia, che per me dettaglio non è: MĂŠlenchon disse in un intervista che non viaggiava con voli aerei in classe economica perchè non vuole “essere schiacciato come una sardina”, quindi preferisce viaggiarre in business class. Questa è la sinistra radicale francese, che in gran numero ha firmato perchè il terrorista Cesare Battisti fosse lasciato in pace, perchè un perseguitato politico. C’è gran confusione, e si rischia grosso, credo. Avanti di questo passo, lo scoramento può solo aiutare a far venire avanti il peggio. Prima lo capiamo, prima isoliamo certi personaggi, meglio è.

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