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FRANCESCO TORRISI

50 anni fa, “Piazza Fontana”

Si, cinquant’anni fa, nel pomeriggio eravamo andati a Milano, io, mia sorella e quella che allora era la mia fidanzata (divenuta qualche anno dopo mia moglie) avendo come meta la “Rinascente”, al tempo riferimento praticamente unico per gli acquisti di Natale. Carichi di sacchetti, avevamo preso “il 23” che giust’appunto faceva una specie di “girotondo”

Si, cinquant’anni fa, nel pomeriggio eravamo andati a Milano, io, mia sorella e quella che allora era la mia fidanzata (divenuta qualche anno dopo mia moglie) avendo come meta la “Rinascente”, al tempo riferimento praticamente unico per gli acquisti di Natale.
Carichi di sacchetti, avevamo preso “il 23” che giust’appunto faceva una specie di “girotondo” proprio in Piazza Fontana e li, dai finestrini del tram, vedemmo il gran trambusto di ambulanze, polizia , folla di curiosi …..si parlava dello scoppio di una caldaia !
Si trattava purtroppo di ben altro, ma noi tre, nella nostra beata ingenuità (non c’erano certo “telefonini” o altri modi di comunicare!) , portammo a Crema quella notizia, quell’immagine.
Nei giorni successivi partì l’orgia di disinformazione che aggiunse tragedia a tragedia, a partire dal “suicidio” di Pinelli, “caduto” da una finestra delle Questura, seguito dai … viaggi in taxi di Valpreda e via depistando per anni ed anni, fino ad arrivare a far dimenticare perfino la voglia di sapere come era davvero andata!
Una lapide di marmo sulla facciata della Banca dell’agricoltura e …..morta (ops!) li !
A 50 anni di distanza, stamattina LINKIESTA pubblica sul web un articolo dal titolo:

“Storia civile (e inedita) dei ragazzi di Piazza Fontana” – L’avventura nel cuore nero
12 dicembre 2019
Tra gli anni 90 e il 2000, un gruppo di ricercatori ventenni ha vissuto 12 ore al giorno dentro gli archivi dello Stato per cercare i segreti sulle stragi. Il romanzo di formazione della Repubblica e di un team che ha vissuto quegli anni come un secondo dopoguerra

Uno “strillo” per introdurre l’intero testo, che vi invito caldamente a leggere:

“L’intera galassia del neo-fascismo stragista stava per essere squadernata. E con essa le incredibili complicità di cui aveva goduto in Italia e all’estero da settori istituzionali”

di seguito il link:
https://www.linkiesta.it/it/article/2019/12/12/piazza-fontana-strage/44720/

A cinquant’anni di distanza, un solo commento: grazie ai “ragazzi del fango” Massimo, Silvio, Nicola, Carlo C e Carlo B.: “……Strategia della tensione” e “anni di piombo” non sono, dunque, fantasiose invenzioni linguistiche, ma espressioni riassuntive e indicative di un periodo nel quale la democrazia in Italia corse rischi reali, della cui gravità anche questo processo è prova…..».
E grazie alla Costituzione Repubblicana che, malgrado tutta quella putredine, consente 50 anni dopo, ai giovani di andare liberamente in Piazza con le “SARDINE”!

FRANCESCO TORRISI

12 Dic 2019 in Storia

9 commenti

Commenti

  • Che si moltiplichino queste sardine.
    Ma non basterà la… protesta: ci vorrà la proposta. Non basterà chiedere un clima più civile, ma ci vorranno anche nuove idee.
    Io ho fiducia: i giovani riusciranno a fare meglio di noi che giovani non siamo più.

  • Caro Franco, oggi ero in Piazza della Scala con tanta gente, perchè quel 12 dicembre 1969, anche se ero un ragazzetto, lo ricordo bene. Ho apprezzato l’attenzione che il Comune di Milano, città dove gli antifascisti non mancano affatto, ha dedicato al ricordo di quella bomba, quella barbaria che ha devastato la vita di tante persone innocenti. L’Italia, nonostante gli italiani, è un paese che può contare su minoranze, persone che non ci fanno vergognare di essere il paese che siamo, come il nostro presidente Mattarella, per esempio. La destra liberalfasulla o sovranista si trova questo presidente che sta a loro sul gozzo, che tocca a loro sopportare, come sopportano con fastidio Papa Francesco (su questo, i liberalfasulli non hanno un parere: se ne fregano del Papa: non c’entra con le tasse). E però, nonostante non è la giornata delle polemiche, due cose le dico: ho seguito alla Fondazione Feltrinelli di Milano, giorni fa, al Book City, la presentazione del libro di Enrico Deaglio, un ottima giornalista, dedicato alla strage di Piazza Fontana. Presente anche una delle figlie dell’anarchico Pinelli. Ho atteso, nella ricostruzione di Deaglio, molto articolata, eccellente, una parola una sui titoli di “Lotta Continua” contro il commissario Luigi Calabresi. Non c’è stata. Ho sfogliato il libro di Deaglio, prima di cominciare a leggerlo con attenzione, cercando nell’indice dei nomi, “Calabresi”, o “Lotta Continua”. Calabresi c’era, “Lotta Continua” e i suoi titoli terribili di quei brutti giorni, no. Perchè no? mi sono chiesto, avrei voluto domandarglielo a Deaglio, ma non l’ho fatto, c’era troppa gente, non ho avuto abbastanza coraggio. Anche Corrado Stajano, cronista che si è occupato di quella strage, persona che stimo molto, ha scritto un editoriale c he non condivido affatto sul “Corriere della Sera, anni fa, conservato nel mio archivio, dove in sostanza dice: con quello che scrive Sofri, non può essere il mandante di un assassinio. E i processi a Sofri e compagnia non furono processi “seri”. Perchè oltre la strage, i depistaggi, il volo di Pinelli, c’è stato anche, la coda dell’omicidio Calabresi che ancora oggi, larga parte della sinistra radicale che non vuiole credere alle sentenze processuali. Un “buco” morale che pesa, che non tollero affatto. Un ombra che mi sta sul gozzo.

    • Scusate la mia fretta di scrivere. Sono forse più veloce di Renzi, forse nella scrittura, ma certo più falloso. Scusate ancora.

  • Proprio nulla da scusare caro Marino, tu ….scrivi!!!
    Grazie.

  • Una cosa colpisce chi ha vissuto anni come quelli e lo divide da chi vive anni ancora relativamente “sicuri” come questi. Relativamente. Per ora? Per poco? Anche a me è capitato di passare per tre giorni sulla bomba del cinema Adriano a Roma (per non parlare di occasioni internazionali di terrorismo), e chi sa in quanti nelle grandi città abbiamo pensato “poteva toccare a me”. I giovani devono imparare che questa calma apparente può essere più minacciosa di una tempesta, che la pace, in primis quella sociale, è un atto di volontà, una volontà simile alla manutenzione di una diga sempre in procinto di franare. non c’èchi ci pensa per noi, siamo noi i manutentori!

  • Ai pochi compagnucci della parrocchietta davvero interessati al tema, propongo un bel pezzo di Enrico Deaglio, su volerelaluna.it di quest’oggi; ecco di seguito il link https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2019/12/13/piazza-fontana-fu-una-strage-di-stato/.
    Deaglio conclude brillantemente il suo pezzo così: “…Una volta chiesero al ministro degli esteri cinese Ciu En Lai, che giudizio dava della rivoluzione francese, e lui rispose: «è un po’ troppo presto per dirlo». Ricordo che la riabilitazione ufficiale del capitano Alfred Dreyfus, il capro espiatorio che cambiò la Francia di fine Ottocento, avvenne solo nell’anno 2002, da parte del presidente della Repubblica francese Jacques Chirac, nel grande piazzale des Ivalides, dove Dreyfus era stato pubblicamente e barbaramente degradato.
    E ancora allora, qualcuno nelle alte gerarchie dell’esercito, storse la bocca.
    ….storia docet….

    • A proposito di Emile Zola, autore de “L’Affaire Dreyfus”, il capitano d’artiglieria francese di origine ebraica che fu accusato ingiustamente di spionaggio, di fornire informazioni alla Germania, e che fu processato, condannato e incarcercato per lunghi anni, è tornato alla ribalta grazie al film di Roman Polanski, in italiano “L’ufficiale e la spia” E’ giusto ricordare quello che passò Zola per i suoi editoriali, come il famoso: “J’Accuse” apparso sul quotidiano L’Aurore, il 13 gennaio 1898, o “La Vérité en marche” (La verità in cammino, o la verità che viene a galla) che scuotero l’opinione pubblica francese; anche perchè Emile Zola era già uno scrittore conosciuto, letto e apprezzato in Francia, e la sua opinione pesava. Allora in Francia pochissimi credevano all’innocenza di Dreyfus. Lo scandalo che ci fu per gli scritti di Zola scosse la Francia. Partì la richiesta da varie organizzazioni, politici di boicottare i libri di Zola; partirono le calunnie; le minacce; i tentativi d’aggressione anche per strada; l’attacco alla sua vita privata; l’esilio; le scomuniche della Chiesa cattolica; le tensioni a cui la famiglia Zola venne sottoposta, con liti e spaccature tra la stretta parentela dello scrittore; le cause giudiziarie; le montagne di lettere d’ingiurie, dove oltre gli insulti non si risparmiavano frasi come queste: “sei stipendiato dagli ebrei”; “agente straniero”; “pornografo”. L’Affare Dreyfus montato nel 1894 contro un ufficiale ebreo, divenne l’affare più scottante della fine del secolo. Allora partì una campagna d’odio che coinvolse tutti gli ebrei; poi, sappiamo cosa è avvenuto, solo trenta-quarant’anni dopo.
      Chi ha curiosità per il buon giornalismo, sa che gli editoriali di Emile Zola sull’Affare Dreyfus sono testi fondamentali. Il libro è stato ripubblicato dalle edizioni Giuntina (che sono specializzate sulla letteratura ebraica e testi luterani), con la prefazione di Roberto Saviano. In francese c’è l’edizione completa dei suoi articoli apparsi sui giornali, le lettere dedicate all’Affaire Dreyfus, incluso scritti, appunti dall’esilio, durante i vari processi che hanno coinvolto lo scrittore francese. L’Affaire Dreyfus, di Emile Zola, con un introduzione di Henri Mitterand, è edito nei “Livre de Poche”, formato tascabile e costa 7,60 euro, pag. 533. Lo si trova ancora, credo, alla libreria Hoepli di Milano, oppure lo si può ordinare, scontato, di seconda mano, online attraverso Amazon.

  • Consiglio il film se non l’aveste visto. In Italia con un titolo che fa scappare la voglia “L’ufficiale e la spia” Polanski racconta in maniera quasi didattica, consiglio ai giovani, i meccanismi sottesi all’esercizio del potere. L’ufficiale Picard, tra ragion di stato e obbligo di verità non esita a mettere a repentaglio, anche con la galera, la sua carriera. Picard era a capo dei servizi segreti francesi. Un colonnello col senso del dovere, della verità e della giustizia, altro che servizi deviati, che già allora…Ma le vicende di 50 anni sono state peggio. E ancora adesso nebbia.

  • Nel mio commento ho scritto un’inesattezza: la Casa Editrice Giuntina di Firenze, specializzata in saggistica e narrativa ebraica non pubblica testi luterani, che riguardano la religione protestante, o scritti della Chiesa Valdese. I testi luterani, in Italia sono pubblicati dalla Claudiana editrice di Via Sforza, Milano.

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