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ADRIANO TANGO

Sicuro che ci serve più energia?

Ritorno in comunicazione (perdono, per la seconda in un anno dopo soli 4 giorni!) con uno spunto di “cronaca da stampa scientifica”. Tuttavia, visto l’impatto, catalogo questo post direttamente sotto la voce Ambiente-Società! Tema: di quanta energia abbiamo realmente bisogno? È questa la domanda fondamentale che s’impone di fronte alla necessità di mitigare il riscaldamento

Ritorno in comunicazione (perdono, per la seconda in un anno dopo soli 4 giorni!) con uno spunto di “cronaca da stampa scientifica”.
Tuttavia, visto l’impatto, catalogo questo post direttamente sotto la voce Ambiente-Società!

Tema: di quanta energia abbiamo realmente bisogno? È questa la domanda fondamentale che s’impone di
fronte alla necessità di mitigare il riscaldamento climatico in atto e di tagliare le emissioni di gas serra.
Una risposta è contenuta in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Energy” da Narasimha D. Rao, Jihoon Min e Alessio Mastrucci, ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) a Laxenburg, Austria, che hanno calcolato il consumo energetico necessario per soddisfare i bisogni primari della popolazione, con riferimento a quanti in via di sviluppo, con un nuovo metodo.
Nota: ma perché calcolare il fabbisogno dei più reietti quando a consumare siamo noi privilegiati? Ingiusto ma la cosa ha una logica: se non si calcola il surplus derivante dall’inevitabile e auspicabile livellamento delle condizioni di vita sul pianeta inutile far calcoli su quanto dobbiamo alleggerire il nostro stile predatorio noi privilegiati! È opinione diffusa che la crescita necessaria per portare miliardi di persone fuori dalla povertà sia incompatibile con gli interventi per ridurre a zero le emissioni nette di gas serra, un requisito per la stabilizzazione del clima. Ma è veramente così?
Bene, invece secondo la stima il coefficiente, per soddisfare i bisogni primari risulta sorprendentemente basso, ed è compatibile con l’abbattimento dei gas serra. La stima implica che è il surplus, e non il soddisfacimento delle necessità fondamentali, ad assorbire la maggior parte della domanda di energia di una nazione.
Per assodarlo i ricercatori hanno analizzato le necessità di base della popolazione in tre grandi paesi in via di sviluppo come Brasile, India e Sudafrica, relativamente alla richiesta di energia dei servizi essenziali per garantire salute, nutrizione e istruzione.
I risultati mostrano che il fabbisogno energetico per arrivare a un livello di vita accettabile in ciascuno di questi paesi è inferiore sia al loro attuale consumo complessivo sia alla media del consumo delle altre nazioni del mondo, rapportato alla popolazione.
Un gioco di prestigio? Come è possibile affermare “inferiore sia al loro attuale consumo complessivo”?
Il trucco sta nella parola innovazione, cioè dove l’errore non è ancora lo standard partire col piede giusto nella programmazione, specie nei trasporti. Il Brasile, per esempio, ha un modello di sviluppo ad alto tasso di consumo energetico perché la mobilità si basa fortemente sul trasporto privato.
Tuttavia emerge anche che “saranno i bisogni delle classi medie ed elevate a determinare il grosso della futura crescita energetica di queste nazioni, anche se i governi avranno come priorità l’eradicazione della povertà”. Ma siccome di diventar ricchi avremo sempre e comunque voglia tutti…
Ve la dico in Tanghese? La chiave è nel “più Stato” per star realmente, non fittiziamente meglio.
Sì, anche qui da noi privilegiati.
Ma da quando ci assilli con le tue idee politiche, starete pensando, non eri un uomo di Scienza?
Di necessità forse mi ci sto sporcando le mani! E accontentatevi di questa boccata di opinabile ottimismo.

ADRIANO TANGO

04 Gen 2020 in Ambiente

7 commenti

Commenti

  • Per vostra tranquillità annuncio di aver finito di spulciare le riviste acccumiulatesi durante le feste: almeno da quel settore non mi arriveranno spunti

  • Prendo solo un tuo spunto, Adriano, per invitare tutti a leggere l’ultimo libro di Luca Ricolfi (noto sociologo): La società signorile di massa.
    Stando all’autore quella italiana è l’unica società signorile di massa non solo perché abbiamo più italiani che non lavorano rispetto a quelli che lavorano, non solo perché siamo i primi in Europa per il numero di giovani NEET, ma anche per crescita esponenziale, soprattutto nell’ultimo decennio, dopo la crisi del 2008, dei consumi che vanno ben oltre i bisogni fondamentali.
    Sempre stando all’autore, almeno il 60% delle famiglie italiane ha un tenore di vita decisamente agiato e una ricchezza più unica che rara in Europa (se il reddito è quello di alcuni decenni fa, la ricchezza è invece considerevolmente aumentata.
    Tutto questo, naturalmente, ha come corrispettivo un consumo di energia (pensiamo alle numerose vacanze programmate nell’arco dell’anno).
    E (questo è da notare) se questo accade è perché abbiamo un esercito di alcuni milioni (in gran parte stranieri) che svolgono lavori umili, sottopagati e in condizioni di sfruttamento (quella che Ricolfi chiama “infrastruttura paraschiavistica).

    • Lo leggerò volentieri. Il mito da sfatare è duplice: che si possa produrre dei beni senza impoverire qualcun’altro, ma se questo qualcun’altro è il pianeta l’evidenza sfugge, e che questa produzione sia fonte di benessere individuale, e qui vien dura dopo l’indottrinamento avuto, dura far capire che di “beni” non si tratta, e quindi non possono dare “ben” essere. Ma c’è di peggio: stiamo crescendo una generazione appena affacciatasi alla ribalta ancor peggiore! Anche il turismo andrebbe moralizzato, ma ormai ci è sfuggito di mano, e questo me compreso, uno che riciclerebbe anche le bucce di patate (come del resto realmente si faceva e qualcuno ricomincia a fare)

  • Bella domanda, Presidente, alla radice delle cose e dei fatti.
    Siamo sicuri che ci serva più energia?
    Certamente sì.
    Più energia mentale, più energia emotiva, più energia spirituale, insomma più energia umana.
    Ci servono altre energie, meccaniche, energetiche, informatiche, altre energie materiali?
    Forse sì, forse meno di quanto crediamo.
    Ci sono momenti in cui la bulimia energetica assume valenze patologiche.
    Non si tratta di immaginare decrescite felici o di praticare luddismi energetici.
    Basterebbe non identificare sempre e comunque il solo sviluppo energetico materiale con lo sviluppo energetico umano biologico.
    Regnano un’estrema attenzione sulle energie necessarie “in entrata” e un estremo oblio sulle energie disperse “in uscita”. A volte, di energie da sprecare e dilapidare ne abbiamo fin troppe. Troppe ne buttiamo via malamente, di troppe abusiamo con stoltezza, da troppe siamo condizionati e limitati, invece che migliorati e potenziati, sia come individui singoli, sia come specie biologica nel suo divenire evolutivo, forse ormai involutivo.
    Anche a causa di questo fagocitare e sprecare, ingozzare beni e rigettare rifiuti, stiamo devastando il mondo intero, in una ricorsa demenziale, senza fine, senza senso, senza onore.
    Siamo l’unica specie che divora se stessa.
    La vita, giudice silenzioso ma efficace, forse sta per allontanarsi da noi.

    • “Siamo l’unica specie che divora se stessa.
      La vita, giudice silenzioso ma efficace, forse sta per allontanarsi da noi.”
      Copio e virgoletto questa sentenza che merita il posto di un’epigrafe di una ponderosa opera! E con piacere vedo che la discussione dal bruto calcolo elevandosi prende la via della riflessione qualitativa. La bulimia infatti fa venire solo il mal di pancia, e poi il diabete, quella energetica solo il surriscaldamento globale!
      A proposito, agli eco-scettici questo paragone almeno chiarisce la semplicità dell’equazione? E ora domandiamoci: il dispendio dà soddisfazione? Meglio il fuoribordo 150 HP o la vela che fruscia con lo scafo che taglia l’onda? Cosa ci può emozionare di più? Inutile rispondere questione di gusti!
      Questione di gusti alterati, certo, perché l’eroinomane non capirà più la pace di un tramonto sul mare. Ma non c’è autorità che possa decidere ricoveri riabilitativi coatti: tocca a noi, e le leggi ci possono aiutare, il numero dei dissenzienti alla piega nefasta degli eventi può divenire un martello implacabile che battendo segni il nuovo corso.
      Il calcolo che ho citato puzza di semplicistico: certo che servirà più energia, ma se limiteremo a un numero razionale gli utenti umani e idem quello dei famelici consumatori robotizzati, che ormai ci attendono pronti a condividere le nostre sorti (condividere, non sostituirci, non vi preoccupate), allora questo mondo può tornare a essere un bel mondo, e l’energia risparmiata magari potrà essere usata per le centrali di stoccaggio della CO2. La Finlandia è partita, come simbolo, a costo energetico 0.
      Forza! ma no forza energeticamente dispersiva, forza etica.

  • Ho sentito qualcuno parlare di “crisi” di questo nostro blog.
    Ritengo che basterebbero questo post e questi 4 commenti per testimoniare il contrario!
    La qualità socio/politico/culturale è decisimante di grande livello e solo chi è disattento (più o meno volutamente) o ….”mal intenzionato” può non riconoscerne la validità!
    Interessano i “grandi numeri”? Le “parole d’ordine”? Gli “slogan urlati? Le “icone esibite”?
    Astenersi, prego!

    • E qui sta la grandezza di chiamarsi fratelli! Il blog, e ne parleremo questa sera alla riunione di Redazione, non è in crisi di ascolto (i dati parlano chiaro, e si parla di giovani!) né di contenuti. Ma soprattutto vale quel che sempre dico: l’Associazione non è un blog come un uomo non è la sua voce o le sue orecchie. Cremascolta fa, agisce, e promuove anche il dialogo, certo. Tuttavia è evidente che è in corso un cambio di fisionomia, e lo guideremo verso una sana crescita. I followers si attendano sempre di più, più spazi per discernere, esprimere, agire.
      E non mi fraintendete, non parlo mica di rivoluzioni in senso politico o militare! Agire per il meglio.

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