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FRANCESCO TORRISI

Dio “uno e trino” e sulla terra ….”uno e bino”?

E’ di questi giorni la querelle che ha coinvolto Papa Francesco (quello che ho definito con simpatia “papacongliscarponi”) e il Papa …..”dimissionario” Benedetto, al quale Francesco è succeduto a seguito di Conclave ed elezione da parte di 115 Cardinali radunati nella Cappella Sistina (sotto gli affreschi di Michelangelo) nel marzo 2013.

L’11 Febbraio 2013 il Papa Benedetto XVI° con un breve discorso in lingua latina “.…plena libertate declaro de ministero episcopi Romae renuntiare….” comunicava la sua “rinuncia” al papato, innescando la procedura per l’elezione di un nuovo Papa, e per il suo futura “….vita orationis dedicata…..”.

Per lui, da subito scattò la definizione di “Papa Emerito” e da allora la sua vita si è svolta presso il Monastero Mater Ecclesiae, in Vaticano.

Da allora per i seguaci della Religione Cristiana Cattolica si configurò una realtà affatto inusuale con la presenza contemporanea, nella stessa sede romana del Vaticano di due Papi. Due Papi che avevano interpretato/stavano interpretando il loro ruolo con un taglio affatto diverso negli approcci di forma e di contenuto, tanto diversi al punto che ( e vengo alla querelle a cui ho accennato in apertura) a inizio 2020 esce in Francia un libro a doppia firma del Cardinal Roberto Sarah (Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti) e Bendictus XVI (Papa Emeritus) ed il tema è il Sacerdozio con particolare attenzione al celibato.

Emeritus Benedictus “….vita orationis dedicata…..” beh, insomma!

Il tema è uno di quelli “sensibili”, così come quello dell’apertura al sacerdozio femminile, temi di grande presa sul “popolo cattolico”, temi che saldano la “fede” con la “tradizione”, temi che ( e questo mio è il punto di vista di un laico!) accendono ed alimentano la voglia di tirare su un bel muro tra “conservazione” e “cambiamento”, tra i “nostalgici” del “pastore tedesco” dalle “scarpettas rubia pradae” e i seguaci del “papacongliscarponi!

In questo contesto, io, da laico, lo ripeto, non nascondo la mia simpatia (anzi, di più, le grandi aspettative che nutro nei suoi confronti) per il “papacongliscarponi”, che, da Gesuita Argentino vuole che la “fede” religiosa si incarni nella vita fatta di comportamenti, scelte socio/politiche, una per tutte ad esempio: ha nominato una donna (!), Francesca Di Giovanni, sottosegretario per il Settore multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, Officiale della medesima Sezione per i Rapporti con gli Stati per la Segreteria Vaticana, prima donna che diventa responsabile del Settore multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati.

L’immagine che il “papacongliscarponi” mi da è quella di un Papa che interpreta il suo ruolo di capo della Chiesa Cristiana Cattolica, che uscendo dall’ottica “europocentrica” si rivolge al mondo intero, al mondo attuale, cercando nel “libro”, il Vangelo, le risposte alle domande che “questo mondo” gli rivolge.

Io non ho mai ben capito cosa fosse “la Fede”; io credo che quello che delinea Papa Francesco possa essere un contesto religioso che offra una proposta di “Fede” davvero degna dell’essenza del considerarsi appartenente al genere umano!

Una possibilità di ….”Fede laica”?!?

FRANCESCO TORRISI

18 Gen 2020 in Attualità

16 commenti

Commenti

  • Condivido, Franco, ma è un fatto che nella Chiesa cattolica c’è (e c’è sempre stata) una componente “conservatrice” che vuole preservare la “verità” trasmessa dalla “tradizione”, una componente anche della gerarchia ecclesiastica che intercetta gli umori e le paure di tanta gente cattolica che teme il cambiamento, teme la… laicizzazione della fede, la secolarizzazione della fede (il suo diventare esclusivamente un messaggio “morale”).

  • Leggo su “La Stampa” di Torino, che il papa due, cioè Joseph Ratzinger, non aveva dato l’autorizzazione alla pubblicazione del libro uscito in Francia, scritto a quattro mani, editore Fayard. Insomma, i conservatori, che nella Chiesa cattolica apostolica romana sono parecchi, hanno preferito spingere l’accelleratore, mettendo un ostacolo e sperando di influenzare le decisioni del papa uno, prima che si arrivi a quello che chiedono a gran voce molti preti, la chiesa cattolica tedesca (in gran parte) e quelle cattoliche in America Latina, dove sono le donne-prete a battezzare i figli, a svolgere funzioni solitamente attribuite per ordine canonico ai soli maschi. Le chiese cattoliche tedesche sono molto influenti, anche finanziariamente. Mandano ogni anno centinaia di milioni di dollari in tutto il mondo a varie organizzazioni cattoliche. Sono anche i maggiori “benefattori” del salvadanaio Vaticano, e non sono importanti solo per quello. La teologia sviluppata dalle chiese tedesche – scrive Liam Stack, The New York Times, 2.12.19 – è fra le più brillanti intellettualmente, ed è una forza trainante per tutte le innovazione teologiche che, a fatica, si fanno avanti fra i porporati, nello scartafaccio del cattolicesimo. “Il Foglio”, di stamane ricorda che Ratzinger sulla pedofilia ha scritto che la colpa, più che da addebitarsi alle chiese cattoliche, ai preti, va addebitata -dice il papa due- alla società che ha mandato a quel paese i valori cristiani, che è riuscita a infiltrarsi perfino nei seminari, corrompendo l’educazione dei novelli preti, influenzando la vita dei “pastori delle anime”, anche anziani con mille tentazioni, perversioni, eccetera. Ratzinger vuol dimostrare che la chiesa cattolica è vittima di una colpa della società secolarizzata, non più capace di ascoltare “il messaggio”, gli ordini del prevosto. V E’ una battaglia fra conservatori, tradizionalisti, che sono spalleggiati dalle destre, anche estreme, in tutto il mondo, e i preti cattolici che bigotti, tradizionalisti non sono.
    In tutto questo dobbiamo ricordare il motivo principale per cui papa Francesco è stato eletto. Perchè in America Latina i pentecostali, che sono una setta protestante, non certo aperti, progressisti come i Valdesi del nostro Piemonte, sono milioni in Brasile, e ovunque in America Latina, e rubano fedeli dei ceti poveri al mondo cattolico. Bergoglio doveva riuscire a invertire la tendenza. I pentecostali piacciono tanto a Michel Houllebecq, scrittore francese tanto coccolato dalla destra politica, il quale su “Revue des deux mondes” ha pubblicato una cronaca di una sua frequentazione di una settimana fra gli evangelici pentecostali. Ne è rimasto abbagliato, per la gioia, i canti, il calore che trasmettono. Non il grigiore, il fare penitenziale del mondo cattolico, che secondo lui, ha finito per “stufare” i fedeli. Tradizionalisti, bacchettoni, ma ballando e cantando, i pentecostali che hanno sostenuto Bolsonaro alle elezioni, che premono per una legge più restrittiva sull’aborto, incluso l’obbligo di concepire un figlio anche se c’è stata violenza sessuale, stupro, è una nuova moda che piace a Michel Houllebecq. Peccato che l’articolo non è stato tradotto in italiano. E’ uno spasso. Sarà roba intellettuale, cioè che non interessa a nessuno, ma aiuta a capire la guerra sottotraccia che sta vivendo la chiesa cattolica nel mondo. Vittorio Messori, vicino ai conservatori, ha ricordato che i preti debbono essere eroici, cioè rinunciare al sesso, a farsi una famiglia, a sposarsi. Eroici. Non uomini, ma eroi. Il commento è superfluo. Però quando si tratta di accettare i preti ex-protestanti che si fanno cattolici, a loro non è richiesto di essere casti. Le furbizie del cattolicesimo tradizionalista.

  • Le cose cambiano con tale rapidità che non dovrebbe stupirci un Papa bis. Il discorso sulla fede è molto più complesso, perché a considerarlo adesione in blocco a un pacchetto preconfezionato non ci sta più nessuno. Direi che fede può essere quella nella propria capacità di arrampicarsi faticosamente alla meta della comprensione vera, quella che ad alcuni si propone per folgorazione; non totale comprensione ma adeguata a trovare una propria collocazione nel corso degli eventi umani, premesse per un mondo trascendente in cui…? E la mia personale visione è quella della coerenza di quel Mondo con le mie acquisizioni terrene, anche scientifiche, anzi, non come gradini su cui salire, ma per analogia. E visto che la conoscenza del reale si basa su fatti in rapido divenire il resto del discorso deve adeguarsi molto rapidamente! Chi sa, un domani, un Papa di estrazione scientifica come sarebbe?

    • Caro Adriano, scienza e religione vanno d’accordo come cani e gatti, lo sai bene. Due giorni fa, mi hanno segnalato un libro “Una spa per l’anima” di una signora, scrittrice, che è esperta di greco e latino. Ma la letteratura, le lingue non fanno terapia. Non sono un centro massaggi. Diffido di chi studia, fatica, apprezza la bellezza del greco e del latino, lingue che non conosco, purtroppo, e ne fa vanto per farsi un bagno rilassante mentale. Le lingue non curano l’anima. Non sono una medicina. Sono altro. Sono pane. Aiutano a capire, a comunicare, a sentire gli altri. L’inquetudine rimane, lo sconforto magari anche, e la fatica d’imparare la senti tutta, fanno male le spalle, gli occhi, e hai rubato tempo a una bella giornata di sole. Mi piacciono i religiosi come Bernanos e il suo curato di campagna tormentato e insicuro, Dietrich Bonhoeffer, della Chiesa Confessante tedesca che per il suo coraggio finì accoppato dai nazisti. I teologi come Hans Kung, svizzero. Fosse per loro, scienza e religione camminerebbero a braccetto. Ma i tradizionalisti delle religioni hanno sempre quell’obiettivo in testa: dominare il mondo, e se non tutto, la propria nazione, comunità; piuttosto di niente la parrocchia, la famiglia. Dominare qualcuno. Piuttosto di niente ancora, riuscire a dominare, a schiavizzare se stessi nella speranza di averne una ricompensa. Che non ci sarà.

    • Immagino, Marino, che tu abbia letto il libro che stasera Cristina Dell’Acqua presenterà in sala Bottesini.
      Dai tuoi commenti ho infatti arguito che tu abbia molto letto, viaggiato e vissuto, come mi permetto immodestamente di asserire anche per il sottoscritto.
      E immagino quindi che tu conosca bene quanto si sia discusso nei secoli e forse nei millenni proprio sul fatto che il linguaggio, la “letteratura” e in generale le forme d’arte abbiano potuto incidere o meno nella vita degli uomini, “fare terapia”, magari a partire da esperienze mutuate dalla tradizione classica e umanistica. Una discussione non certo banale e ancora molto aperta.
      La docente del San Carlo di Milano, autrice del libro, non suggerisce solo di farsi un “bagno rilassante mentale”. In effetti, devo comunque ammettere che, personalmente, avrei trovato, a questo libro che ho avuto modo tempo addietro di apprezzare, un titolo diverso, senza citare “spa” e simili.
      Un’altra scrittrice che di certo su questi temi ha detto cose su cui varrebbe la pena di riflettere è Andrea Marcolongo. I suoi tre libri sono un esempio di come certi luoghi comuni sulla cultura classica e sulla formazione umanistica vengano a volte espressi senza effettiva cognizione di causa. Cosa che non riferisco beninteso a te, Marino, proprio perché hai molto letto, viaggiato e vissuto, così come il sottoscritto, bensì a coloro che la dea bendata ha privato di certe opportunità di studio e di conoscenza, di viaggio e di scoperta, insomma di esperienze di vita, perimetrati tecnologicamente tra un algoritmo, lo schermo di un computer e altre scientificità che i creduli pensano possano dare lavoro, mentre è risaputo che lo tolgono.
      Va anche detto che Andrea (era una classe indietro a quella di mio figlio) è cremasca e racchettiana, per cui comprendo che su ciò potremmo avere qualche disparità di opinione, viste anche alcune tue pregresse affermazioni su Crema, i cremaschi, la “cremaschità” e, in particolare, certe scuole superiori cittadine.
      Con la massima cordialità e considerazione per i tuoi testi, che considero tra i migliori di questo blog.

  • Messori è sempre divertente, anche meglio di Socci che però è più pericoloso o minaccioso, o vorrebbe esserlo. Anni fa, Messori, scrisse dalle pagine di Famiglia cristiana della riesumazione del cadavere di una suora, forse in odore di santità, che il corpo fu ritrovato integro. Un amico tradizionalista cattolico conservò l’articolo che forse trovai in un libro che mi prestò. A dimostrazione di cosa? A dimostrazione che la nostra Chiesa, pur di mantenere i suoi frescotti iscritti, ha sempre bisogno di questi aneddoti ad effetto che tanto fanno impressione nelle menti dei suoi adepti. Lo so, poco intellettuale, ma di fatto la Chiesa cattolica è sempre stata in piedi su questi raccontini che fan credere che le suore, quasi sante, non marciscono, non puzzano, non diventano cenere. Cioè sui miracoli. Sempre spassosa la Chiesa tradizionalista.
    Quanto al resto, io non credo proprio che il celibato nella Chiesa scateni quelle perversioni oggetto ormai, e fortunatamente, di tante denunce. Ad un pedofilo mettere nel letto una donna o un uomo, per essere moderni e rispettosi di tutti gli orientamenti, non li distoglie certamente dalle loro depravazioni o patologie. Sempre se l’intento voglia essere anche questo. Insomma, senza essere eroi, il celibato è un falso problema. Tanti laici non sposati si arrangiano da soli, senza molestare nessuno. Si vedano i film porno anche loro.

    • Ivano, a volte la mente fa balzare dalla memoria ricordi (solo apparentemente) balzani, sconnessi.
      Me ne è balzato uno, addirittura della mia infanzia, una sessantacinquina di anni fa: cortilone del “San Luigi”, mattina assolata d’inverno, pieno di ragazzini della mia età, il gioco era “Padre Gerolamo”, gioco che risultava particolarmente coinvolgente e divertente quando era gestito da un prete affatto strano …. fuori norma, veniva da Santa Maria (ed allora, guarda caso, Santa Maria nel lessico popolar/dialettale si associava a “Manicomio”) “al ciamaem Dun Cèla”.
      Il gioco consisteva nello scorrazzare per il cortilone, e, con le sciarpe arrotolate cercare di catturare, colpendoli appunto con la sciarpa, quanti più ragazzi fosse possibile per l'”esercito” di “Padre Gerolamo”/Dun Cèla.
      L’inizio del gioco partiva con uno strillato:
      “Padre Gerolamo esce da solo perchè non ha figli”
      ed era proprio lui, Dun Cèla che, tonaca rimboccata fini alla vita, sudato e rosso scalmanato, sciarpa arrotolata e roteante, sgambettava per cercare di “catturare” il primo “figlio” e noi, tutti gli altri a scappare, canzonandolo con un (sic!!!):
      “Padre Gerolamo non fa figli, ma fa brodo per conigli”!!!
      Quando, a distanza della sessantacinquina di cui sopra, mi sono affiorate queste frasi (e, vi assicuro, durante la sessantacinquina, a “Padre gerolamo” non ci avevo più giocato!) il significato di quelle parole mi è risuonato per lo meno ….strano, allusivo, carico di possibili significati …..poco puliti.
      Ricordi balzani, sconnessi, o ………?!
      Come diceva Anreotti I^ il grande?
      A pensar male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca!

    • Caro Francesco, mi permetto di aggiungere, a proposito di quando da bambini si andava al San Luigi, un piccolo ricordo riguardante un sacerdote, uno di quelli che mi hanno lasciato un segno (spirituale, intendo), pur essendo io notoriamente, ormai da tempo, un uomo senza calli sottorotulei.
      Era don Antonio Piloni, apprezzato centravanti (a turno) delle nostre squadre di calcio, che si scontravano sul terreno del San Luigi con furibonde cariche su stinchi e garretti di coetanei altrettanto invasati. Era la fine dei Cinquanta e don Antonio alzava la gonna nera fino alle ginocchia, magro come un chiodo, altissimo (soprattutto per noi di inizio elementari) e dribblava, passava, segnava con grazia ed eleganza divina. Grande don Antonio.
      Era un mito e tutti noi lo amavamo come un fratello maggiore, di quelli però che non ti fanno dispetti e non ti rubano le figurine.
      Voi ve la prendevate con padre Gerolamo, noi eravamo fieri del nostro grande capitano, don Antonio.
      Che poi prese altre strade, ecclesiasticamente di maggior rilevanza.

    • Caro Pietro, non ho letto il libro “Una spa per l’anima” di Cristina Dell’Acqua. E non giudico la qualità del libro; non posso farlo. Ho citato il titolo, per spiegare cosa non intendo per letteratura. Un titolo che non mi piace affatto. Anche perchè mi pare voglia indicare una direzione di pensiero che non è la mia, quando mastico letteratura. Ma ripeto, non mi permetto di giudicare la qualità dell’opera di questa signora che non conosco. E il libro potrebbe essere bellissimo, nonostante un brutto titolo. Purtroppo sono ignorante di greco e latino, ed è “un vuoto che pesa”. Ho dato priorità allo studio delle lingue straniere, e non trovo tempo, per il momento, di studiare latino e greco. Avrei voluto frequentare il liceo Classico, e invidio molto coloro che il Classico l’hanno vissuto e sono sopravvissuti, terminandolo. Come ho già detto e scritto, ho cominciato a lavorare con i bollini, a sedici anni, terminata la scuola delle Segretarie (tre anni di corso). il Classico restò un miraggio. Per i miei genitori, i licei erano la scuola dei signori. Fuori portata. Non ho pestato i piedi, con loro; non potevo. Eravamo poveri. Ho mandato giù la saliva, accettato una scuola breve, nonostante sognassi di frequentarlo, il Classico. Punto. La vita non è dura per tutti e allo stesso modo, credo. C’è chi l’ha avuta molto più dura della mia, e chi più comoda. Studiare è importante, è decisivo. All’università ci sono arrivato lo stesso, con un percorso tortuoso, di scuole serali.
      Andrea Marcolongo ha capito l’importanza, la vitalità del greco antico. E’ molto brava. Conosco solo “La lingua geniale”, che avevo preso in una biblioteca (ne frequento diverse) e mi riprometto di rileggere più avanti, quando avrò più tempo e staccherò da altri libri. Ho ancora tanto da imparare, tanti vuoti da riempire. Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di ricordarlo, soprattutto a me stesso.

    • Caro Marino, abbiamo tutti da imparare e condivido il tuo modo di porti davanti a quella realtà non sempre facile da comprendere che in molti definiscono “cultura”, compresa la lettura dei libri tradizionali.
      Anch’io ho cominciato presto a tirare la lima giù in reparto e so che cosa significhi non essere cocco di mamma e figlio di papà, per vari motivi.
      Grazie a te per avermi ricordato che non si finisce mai di imparare, anche dai propri interlocutori.
      Tornando al tema del post, ho quasi l’impressione che questo Papa piaccia più ai non credenti che ai credenti.
      O meglio, che ai credenti ovviamente piaccia, però soprattutto a quelli di un certo genere e molto meno a quelli di tipo diverso, mentre riscuota presso i non credenti, per lo meno in una determinata parte di questi, una considerazione molto maggiore di quella accordata ai suoi predecessori (ad eccezione forse del Papa Buono).
      Sarebbe forse interessante interrogarsi sulle ragioni di questo successo mediatico, che pare affermarsi con sempre maggior forza e diffusione.
      Parlo naturalmente della realtà italiana, particolarmente sensibile e attenta a questo personaggio di indubbia capacità comunicativa.

  • Dal post…
    (Io non ho mai ben capito cosa fosse “la fede”…)
    What’s “Fede” ?

    • Papa Bergoglio è il primo papa che piace apertamente, per svariati motivi ai non credenti, agli atei. Ha coraggio; vive semplicemente; e molte cose che dice le condivide anche chi scrive, che cattolico non è. Non tutte, certo, ma non era mai capitato che apprezzassi le parole di un papa.
      Per Graziano: non so cosa sia la fede; forse il contrario di sconforto. Come diceva mio padre: tutto in moderazione, e la vita s’industria meglio. Così anche una moderata fede, male non fa. Per chi ce l’ha.

  • Quindi, anche tu, Graziano ……

  • Quello che aveva più fede ai tempi di Gesù era un ufficiale romano,
    straniero,invasore,pagano…
    E pure romano…
    Era quello di cui richiamiamo le parole prima della comunione…
    “Signore,io non son degno…”

  • Lo stupore s’accompagna al credere,
    la conoscenza s’accompagna al credendo.

  • Papa Bergoglio piace ai non credenti di sinistra, per “alcuni valori” coincidenti, certamente non ai non credenti di destra.

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