menu

ADRIANO TANGO

Chi ha paura del coronavirus?

Ovviamente l’atteggiamento di buon senso, non lo nego, per il momento è di fatalistico disinteresse: la Cina è così lontana! Se è questo il margine di sicurezza tuttavia la fiducia di incolumità poggia su uno zero! Il mondo è ormai, come si diceva in geometria, il “luogo dei punti in cui ogni distanza è pari

Ovviamente l’atteggiamento di buon senso, non lo nego, per il momento è di fatalistico disinteresse: la Cina è così lontana!
Se è questo il margine di sicurezza tuttavia la fiducia di incolumità poggia su uno zero!
Il mondo è ormai, come si diceva in geometria, il “luogo dei punti in cui ogni distanza è pari a zero”.
Tuttavia la fiducia è ben riposta da noi, ma per motivi culturali, il che vuol dire che per il mio ramo milanese della famiglia non mi sento altrettanto tranquillo, senza tuttavia per il momento alcuna apprensione.
Innanzitutto vediamo che bestia è: un virus RNA, sprovvisto quindi della famigerata doppia elica, non dissimile ai suoi fratellini predecessori di origine aviaria.
E qui c’entra la cultura: la nostra, territoriale, è terra da mucche, non da polli allevati intensivamente! E un allevamento di pennuti (i Cinesi sono divoratori di anatre) è un laboratorio legalizzato di mutazioni.
Non di meno in passato i bovini. La tubercolosi, ad esempio è di origine bovina, ma pare che abbiano perso il vizio. Le attenzioni, non ci crederete, sono adesso puntate sui cammelli (vaiolo del cammello di diverso ceppo da quello già debellato con il vaccino).
Ma noi di cammelli ne avevamo appena una coppia in un agriturismo, cosa ci fai perder tempo! starete pensando. Il concetto è che il contagio può arrivare da qualsiasi mutazione in qualsiasi specie, la benzina sul fuoco è la concentrazione di individui, il primo antidoto la biodiversità! Un’alternanza di individui di diverse specie non suscettibili alla malattia conclamata costituisce un vero cordone sanitario dotato di difese anticorpali.
E non a caso le nostre cascine, fattorie, masserie, chiamiamole come vogliamo, avevano animali un po’ di ogni tipo!
Ma arriviamo alla frontiera, la prima sponda, l’aeroporto: devo dire che qui si fa un po’ acqua, perché la bestiolina, o meglio il suo portatore ignaro, non è differenziabile da un signore con un po’ di raucedine che fa qualche starnuto. Che li mettiamo tutti in quarantena come si faceva a Manhattan con gli immigrati?
Tuttavia anche se “l’animaletto” dovesse forare le difese siamo ormai in possesso di modelli matematici in grado di prevederne le mosse. Perché? Grazie ai militari che lo trattano come una qualsiasi arma d’aggressione nemica.
Ma allora, direte, che ce ne parli a fare?
Perché, come la nostra urbanistica e cultura agricola rispondevano a criteri di difesa da agenti fisici e infettanti, anche noi uomini del terzo millennio non dobbiamo sentirci troppo sicuri nel nostro caldo guscio domestico: gli attacchi si ripeteranno a ondate, e non è un caso che partano da oriente, dove urbanistica e stile di vita in questo senso sono a rischio massimo.
Dobbiamo ristrutturare Crema per motivi di risparmio energetico? Consideriamo anche la sicurezza virologica, che i popoli primitivi ben conoscevano ponendo in atto barriere anticontagio in grado di arrestare addirittura Ebola! E già, perché questo brutto animaletto si è presentato alla porta, inatteso ospite, addirittura a Washington, dove per un caso non ha fatto una strage!
Filosofia da adottare? Pochi, ben diradati, molto puliti, e alla larga dagli animali allevati intensivamente.
Ma possibile che ancora abbiamo conservato una paura atavica dei topi, dopo che Ippocrate constatò che dove uomini e sorci si affollavano la peste mieteva vittime e non abbiamo, noi uomini del tremila, paura di un ben più pericoloso pollo?
Ultima: facciamo i furbi, perché se arriva, il mondo non finisce, ma di cure non ce n’è per lungo tempo dopo l’allarme, e si muore.

ADRIANO TANGO

21 Gen 2020 in Senza categoria

3 commenti

Commenti

  • La Cina, no, non è lontana: ormai il contagio si sta diffondendo: Usa, Australia, Thailandia…
    Sentivo oggi che (se non ho capito male) che vi è un movimento annuale tra Cina e Italia di 700.000 persone: anche noi, quindi, siamo potenzialmente vulnerabili.

    • Ho visto una volta le mappe di diffusione delle forze armate statunitensi, che trattano appunto l’infezione come un nemico. Ovviamente calcolano in base alla modalitĂ  diffusiva. Sono utili per contenere percentualmente la mortalitĂ . Tuttavia, siamo alle soglie di un nuovo medioevo? (quando la paura della peste frenò i contatti umanii e quindi la diffusione delle idee). No, le idee ora hanno cnali immateriali. Resta il dispiacere per tanta stupiditĂ . Questa bestia qui pare dia una mortalitĂ  di uno a dieci, ma dal cappello del prestigiatore può saltar fuori di tutto. La medicina vera sarebbe bruciare il cappello, gli allevamenti intensivi, non la carne dei maiali infettti. E non mi date della Casssandra per non vedere, si sta verificando l’antipasto di quanto indicavo come massimo rischio per l’umanitĂ . Forse è così che risolveremo il problema climatico. Per fortuna si tende a costruire in altezza, così queste nuove insule possono servire da luoghi di quarantena se si mette male, e le strade, se ampie, da barriere anticontagio. Puntare verso la nuova edilizia quindi.

  • Mi sbagiavo, d’istinto avevo pensato il virus venisse dai loro allevamenti di anatre, ma, nonostante tutta la loro nuova trasparenza, sarĂ  poi vero ciò che dicono i Cinesi, un virus dei serpenti? La cosa ha una sua logica tutttavia: una specie improvvisamente messa a contatto con gli umani per finalitĂ  alimentari porta con se tuttto il suo corredo infettivologico mai neutralizzato prima! La filosofia resta la stessa: l’eccesso di confidenza fra specie, soprattutto se in sovrannumeero, è una bomba infettivologica.

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti