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ADRIANO TANGO

Epidemia da coronavirus II: la visione aggiornata dalle fonti mediche

Data l’evoluzione dell’allarme mondiale trovo utile comunicare notizie diffuse solo in ambienti sanitari. Opinioni non belle, purtroppo. Fonte il gazzettino informatico “Sanità informazione”, che apre e stralcia ampiamente da dichiarazioni fatte al New York Times dalla corrispondente da Pechino Sui-Lee Wee: “Al momento in cui si scrive, sono 4474 i casi confermati nel mondo (toccata

Data l’evoluzione dell’allarme mondiale trovo utile comunicare notizie diffuse solo in ambienti sanitari. Opinioni non belle, purtroppo. Fonte il gazzettino informatico “Sanità informazione”, che apre e stralcia ampiamente da dichiarazioni fatte al New York Times dalla corrispondente da Pechino Sui-Lee Wee:

“Al momento in cui si scrive, sono 4474 i casi confermati nel mondo (toccata anche l’Europa, con tre contagi accertati in Francia ed uno in Germania). 107 invece le vittime e 63 – dato di cui non si parla mai – le persone che sono guarite.
Numeri che secondo alcuni esperti sono tenuti fortemente al ribasso dalle autorità cinesi. Ieri il preside di Medicina dell’università di Hong Kong ha dichiarato che, secondo le sue stime, i casi di contagio sarebbero oltre 44mila. Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cambiato la classificazione che inizialmente aveva fatto sul rischio globale derivante dal virus, facendolo passare da “moderato” ad “elevato”.
La Cina dal canto suo sta cercando di affrontare l’emergenza con una serie di iniziative volte a ridurre il più possibile il numero dei contagi. Sta lì la chiave principale che potrà limitare la diffusione del virus ed evitare la trasformazione dell’epidemia in pandemia. Ma il sistema sanitario cinese è pronto ad affrontare l’emergenza?
«In un Paese che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante sotto innumerevoli punti di vista, la qualità della sanità cinese non è aumentata»…
«Nelle grandi città come Pechino o Shanghai … molte persone iniziano a mettersi in fila alle prime luci dell’alba per riuscire a prendere un appuntamento con un medico. E quando riescono ad essere visitati, hanno solo un paio di minuti a disposizione. Il sistema di cure primarie non funziona, quindi gli unici punti di riferimento sono gli ospedali».
Problemi che si fanno ancor più gravi nelle aree più povere del Paese. Proprio come Wuhan, epicentro del focolaio, dove «si è diffuso il panico, e gli abitanti corrono all’ospedale non appena hanno un colpo di tosse». Racconta la storia di Xiao Shibing, 51 anni, che dopo 15 giorni di febbre e di problemi respiratori è finalmente riuscito ad essere visitato ma, nonostante i sintomi, non è stato testato per il coronavirus. Gli è stato detto che aveva un’infezione ai polmoni ed è stato mandato a casa. Le sue condizioni sono peggiorate e ha cercato aiuto in altri tre ospedali, che gli hanno detto di non avere posti letto disponibili. Domenica scorsa è stato finalmente ricoverato, ma non è ancora stato sottoposto al test per il coronavirus. «Sono storie come questa che fanno pensar che il numero di contagi sia in realtà molto più alto», commenta la giornalista. E fanno sorgere dubbi anche sull’effettiva preparazione e formazione del personale sanitario che è chiamato a rispondere all’emergenza.
«… Sono continue le richieste di mascherine, occhiali, camici e cuffie, ma i rifornimenti sono resi ancor più difficili dall’isolamento che è stato predisposto dalle autorità centrali». Hanno fatto il giro del mondo le immagini delle centinaia di gru al lavoro per costruire in pochi giorni due nuovi ospedali a Wuhan da mille posti letto ciascuno. Ma l’opinione di Chen Xi … «Senza un efficace processo di screening, i due ospedali non potranno essere efficienti»…
«Non essendoci farmaci in grado di contrastare il nuovo virus, le autorità sanitarie hanno detto ai medici di prescrivere sia antivirali utilizzati per il trattamento dell’HIV (come il Lopinavir ed il Ritonavir), sia rimedi della medicina cinese: corna di bufalo, gelsomino e fiori di Bach. «Peccato – scrive Sui-Lee Wee – che non ci sia alcuna prova scientifica che piante o radici di questo genere siano efficaci».
Prosegue.

DA PARTE MIA OSSERVO CHE IN CINA IL POPOLO SEGUE LE DIRETTIVE GOVERNATIVE, E QUINDI SANITARIE, MENTRE LA NOSTRA INDISCIPLINA RENDEREBBE DIFFICILI CORDONI DI ISOLAMENTO REALMENTE INVALICABILI. LO STESSO “FATTORE LATINO” CI HA RESI INCAPACI DI ATTUARE UNA SERIA CAMPAGNA VACCINALE PER L’INFLUENZA, COSA CHE ORA AGEVOLEREBBE MOLTO LE DIAGNOSI DIFFERENZIALI!
ANCHE QUESTA PASSERÀ, CON IL SUO CORREDO DI MORTI, MA QUANDO UN’EPIDEMIA FUNZIONERÀ FINALMENTE REALMENTE COME BANCO DI PROVA PER LA NOSTRA MATURAZIONE DI COMPORTAMENTO?

ADRIANO TANGO

29 Gen 2020 in Senza categoria

54 commenti

Commenti

  • Caro Adriano, per quanto mi sforzi, non riesco a vedere la tragedia, anzi, neppure a preoccuparmi. Su una popolazione di un miliardo e mezzo di cinesi, qualche decina di morti è una catastrofe sanitaria? Quattromila contagi nel mondo è un’emergenza così grave? Mi pare che ogni anno in Italia 5-6 milioni di persone si ammalino di influenza e oltre settemila di queste muoiano per colpa del virus. Sembra quasi che qualcuno voglia spaventare la gente, diffondere il ‘panico-virus’. La peste del ‘300 uccise un terzo della popolazione. In Cina sarebbero 500 milioni di vittime, più o meno. Nel mondo sarebbero due miliardi e mezzo. Siamo ancora lontani, mi pare. Però, se la scienza dà l’allarme, prepariamoci.

    • La scienza è uno strumento linguistico. La scienza insieme alla sociologia insegnano sui nostri errori comportamentali. La peste a suo tempo si fermava per due motivi: riduzione degli scambi interumani (e all’epoca questo voleva dire ristagno culturale) e immunizzazione di massa. Un virus a mortalità spontanea di uno a dieci non è una catastrofe, se tocca a un nostro caro difficile da mandar giù, e la natura in questo caso ci insegnerebbe a calar la cresta. ma se lasci liiberi di scorazzare tutti gli agenti infettanti che la zootecnia intensiva produce allora sì che scoppia il caos. Questa è una catastrofe? Mbeh, diciamo che risolve il riscaldamento globale senza inventarci niente! Fatto sta che il mondo, quale è, non è armato di fatalismo, finiti i tempi del Wu wei, e questo è un errore, dirai ma io l’errore lo vedo nel fatto che il mondo voglia soluzioni senza fare sacrifici! Perché accidenti non si vaccinano se hannno paura delle malattie? Inoltre è un mondo di individualisti, e io sono concettualmente un animale da formicaio (filosoficamente, se mi sentisse mia moglie direbbe “proprio tu, individualista da fare ogni minimo gesto a modo tuo!”. Comunque non si possono pretendere i vantaggi della forza collettiva, quale una scienza avanzata è, e fare a modo proprio.

  • Non so se questo virus travolgerà il mondo o farà meno morti del raffreddore. Lo vedremo tra non molto. Ce lo diranno la scienza, le statistiche e la censura cinese. Oltre al discorso importante, scientifico e “sociologico-comportamentale” da te indicato, Adriano, vedo emergere anche, devo ammettere con una certa curiosità, una rappresentazione parallela di questa epidemia, sui social e nei discorsi della gente, più emotiva, sbrigliata e quasi favolistica.
    I cinesi, innanzitutto. Popolo misterioso. Persino a Prato, figuriamoci oltre muraglia. Laggiù tutto sembra, da qui, per noi persone comuni (che non leggiamo Limes), misterioso e un po’ allarmante. La città proibita, la maledizione dell’esercito di pietra, i segreti dei boxer (quelli dell’oppio, beninteso), il “signor Ping” come dice Di Maio. Figuriamoci un virus. Non ce la contano giusta (che vuoi, son cinesi). Chissà, chissà.
    Poi, l’origine animale. Il serpente. Però non quello di Rettore (mi rivolgo agli anziani). Ma quello fattosi drago, a nord hanno Grendel (con mamma), qui solo Tarantasio. Comunque, bestiacce. Che loro hanno mangiato, ecco là. Per forza, un serpente oggi, un serpente domani, qualcosa di brutto te lo becchi. Ma non basta. E il brodo di pipistrello? Pure i pipistrelli si mangiano (anche le ali?). Piuttosto, schifezza per schifezza, invece del brodo di pipistrello, potevano accontentarsi dei cani, tipo Pierugo della signorina Silvani. Magari si tratta di una rivolta degli animali contro l’uomo. La natura si ribella. È cominciata la rivoluzione animale contro l’uomo sfruttatore e carnivoro.
    Infine, il complotto maldestro (ai complottisti era un po’ che mancava qualcosa di nuovo). Ecco, quelli là stavano preparando le armi batteriologiche per asservire il mondo (si sa, anche Fu Manchu lo faceva, non perdono mai il vizio), altro che via della seta dei nostri Grilli (sinonimo anatomo-politico dopo le ultime elezioni). Loro stavano per assoggettare tutti quanti con le loro diavolerie da laboratorio e poi qualche imprudente si è fatto scappare il virus e patatrac, ecco l’epidemia. Ma non lo ammetteranno mai. Però noi sappiamo che è stato un complotto batteriologico andato a remengo. Ben gli sta. Solo che adesso magari ci ammaliamo pure noi. Ci aiuterà Panzironi?

    • Sempre arguto caro Pietro. Partiamo dalla tesi dell’arma biologica: mica bravi, di peggio non si poteva fare, in quanto lento e scarsamente letale. In effetti la bestiolina non ne fa fuori tanti quanto un’influenza mal curata, tuttavia uccide da sola, non per complicazioni in soggetti predisposti. Insomma ha ragione Livio, non è molto pericoloso, tuttavia è un indicatore di anomalia socio-comportamentale. Troppa gente in poco spazio, troppa contiguità con animali allevati in ancor meno spazio. Non ho idea se i serpenti commestibili siano allevati, ma in libertà il passaggio da specie a specie è una regola. Solo che quando ti arriva a una specie allevata… boom! E poi se muta ancora e inizia ad apprezzare la ciccia umana… doppio boom! Ecco perché insisto sull’urbanistica: bene lo sviluppo verticale, meglio la predisposizione all’isolamento delle singole unità abitative (grattacieli), se presenti ampi spazi che facciano da cordone spegni-contagio, senza dover chiudere intere città. I cinesi nella loro corsa al primato e remore nell’abbandono delle tradizioni seguono solo aspetti economici o appariscenti della modernità. Eppure le loro eccellenze, proprio nel mio campo, le ho viste fare cose così perfettamente temerarie da lasciare a bocca aperta. Tornando a noi se arriva quella giusta… e ricordo sempre che ebola è arrivato a Washington, ma i forma letale solo per le scimmie portatrici, e ha contagiato e risparmiato quattro uomini, ma se così non fosse stato? Avremmo risolto per un po’ il problema del riscaldamento globale.

    • Naturalmente, Adriano, il discorso scientifico su questo virus è una cosa, mentre l’aneddotica mediatica è un’altra. Non so quanto tempo ci vorrà per valutare nei fatti l’impatto di questa epidemia e quali saranno le sue implicazioni sociali, economiche, forse demografiche, in Cina e a livello internazionale. Vedremo.
      Intanto, il “racconto” sui media continua per conto suo, a prescindere da numeri e dati reali. In fondo, è “realtà” (una specie particolare di “realtà”, ovviamente) pure questa. Una “realtà” parallela, narrativa, esondante. L’altra settimana è diventato virale in rete il video dell’infermiera cinese che con aria cospiratrice lascia tracimare la notizia che in Cina i contagiati sarebbero decine di migliaia e i deceduti molto più numerosi dei dichiarati ufficialmente dalle autorità, almeno qualche migliaio. E sentivo in radio l’altra sera, tornando a casa in auto da Milano, una incredibile rassegna di fake news, alcune clamorose, sul virus, sulla sua origine, sulla sua attuale gestione e sulle conseguenze che ce ne verranno.
      Personalmente, ho il difetto di essere fatalista. Ho portato stamattina dalla solita sarta cinese di fianco alle poste dei pantaloni da stringere, la prossima settimana sarò ancora a pranzo in via Paolo Sarpi con degli ex colleghi e da qualche parte ho ancora il mio diploma di rattlesnake-eater, dopo un’abbuffata serpentesca (ma non in Cina, tra i muli di Supai). E confesso che mi incuriosisce il sapore che potrebbe avere il pipistrello. Insomma, se di Corona devo soffrire, almeno non avrà per nome un triste acronimo come SARS ma il nome della birra leggera che bevevo da ragazzo, bei tempi.

  • New boxes economy
    Voglio dare il mio contributo pessimistico alla questione.
    L’allarme di questi giorni sul diffondersi del Corona-virus, di cui non abbiamo ancora la misura della gravità, ci spinge da una parte, per istinto di sopravvivenza, ad essere ottimisti e ancora una volta pensare che siamo lontani e non ci tocca, dall’altra ad essere preoccupati, ma tenendo questo sentimento, legittimo, pudicamente dentro di noi e non farlo trasparire, dall’altra ancora ad avere fiducia in noi che ce la facciamo. La portata del fenomeno però sembra apocalittica, considerando che, in tempi di globalizzazione spinta, non è pensabile una quarantena di un anno, tempo necessario, a detta dei più illustri virologi, per mettere a punto l’antidoto. Come cambierà lo scenario mondiale in questo arco di tempo? Come cambierà l’economia, le nostre abitudini, i trasporti, il turismo? Come potrà l’uomo, che in dieci giorni costruisce un ospedale, che fa viaggiare negli oceani super-condomini di ottomila persone, che invade in massa musei e mostre d’arte, che raduna ammassati nelle aule milioni di studenti, fermarsi per un anno intero? Non si viaggerà più e le persone non si incontreranno più, non ci saranno più rapporti umani, ma video-conferenze, video-mostre, pacchi. Ecco! I pacchi! Da tempo si dice che la globalizzazione ha fatto disastri, è finita e c’è bisogno di un nuovo sistema ed eccolo qui; il sistema delle e-mail e dei pacchi, dell’isolamento in casa, vedere la campagna dalla finestra e immaginarne la fragranza mentre aspettiamo il drone (nuova cicogna) che ci recapita la salvezza. Non sarà che è stato tutto programmato e che, anche se siamo in grado di predisporre l’antidoto in due giorni, o peggio ancora c’è già, non lo tiriamo fuori? Tra fatalisti che condannano l’ego e il superomismo autodistruttivo, non essendo l’uomo all’altezza dei fenomeni naturali e ottimisti che invece pensano di avere sempre gli strumenti per vincere, la provocazione è necessaria e orientata più su questi ultimi e sollecita la domanda: saremo (saranno) in grado di pilotare il dramma appositamente creato finchè sarà necessario a cambiare il sistema dei rapporti personali in quello dei pacchi o ci sfuggirà di mano?

    New boxes economy
    Voglio dare il mio contributo pessimistico alla questione.
    L’allarme di questi giorni sul diffondersi del Corona-virus, di cui non abbiamo ancora la misura della gravità, ci spinge da una parte, per istinto di sopravvivenza, ad essere ottimisti e ancora una volta pensare che siamo lontani e non ci tocca, dall’altra ad essere preoccupati, ma tenendo questo sentimento, legittimo, pudicamente dentro di noi e non farlo trasparire, dall’altra ancora ad avere fiducia in noi che ce la facciamo. La portata del fenomeno però sembra apocalittica, considerando che, in tempi di globalizzazione spinta, non è pensabile una quarantena di un anno, tempo necessario, a detta dei più illustri virologi, per mettere a punto l’antidoto. Come cambierà lo scenario mondiale in questo arco di tempo? Come cambierà l’economia, le nostre abitudini, i trasporti, il turismo? Come potrà l’uomo, che in dieci giorni costruisce un ospedale, che fa viaggiare negli oceani super-condomini di ottomila persone, che invade in massa musei e mostre d’arte, che raduna ammassati nelle aule milioni di studenti, fermarsi per un anno intero? Non si viaggerà più e le persone non si incontreranno più, non ci saranno più rapporti umani, ma video-conferenze, video-mostre, pacchi. Ecco! I pacchi! Da tempo si dice che la globalizzazione ha fatto disastri, è finita e c’è bisogno di un nuovo sistema ed eccolo qui; il sistema delle e-mail e dei pacchi, dell’isolamento in casa, vedere la campagna dalla finestra e immaginarne la fragranza mentre aspettiamo il drone (nuova cicogna) che ci recapita la salvezza. Non sarà che è stato tutto programmato e che, anche se siamo in grado di predisporre l’antidoto in due giorni, o peggio ancora c’è già, non lo tiriamo fuori? Tra fatalisti che condannano l’ego e il superomismo autodistruttivo, non essendo l’uomo all’altezza dei fenomeni naturali e ottimisti che invece pensano di avere sempre gli strumenti per vincere, la provocazione è necessaria e orientata più su questi ultimi e sollecita la domanda: saremo (saranno) in grado di pilotare il dramma appositamente creato finchè sarà necessario a cambiare il sistema dei rapporti personali in quello dei pacchi o ci sfuggirà di mano?

  • Condivido, Sergio, le tue preoccupazioni: il coranavirus in questione sarà una nuova mazzata sull’economia globale e, naturalmente, noi italiano ne risentiremo più di altri perché il flusso di turisti cinesi verso l’Italia (e i cinesi, quelli che si permettono di viaggiare. si sa sono danarosi).
    E’ vero che nel 2002-2003 è scoppiata un’altra epidemia proprio in Cina e nel giro di pochi mesi è stata assorbita, ma allora l’interconnessione globale era meno sviluppata.
    Comunque, allora l’epidemia è stata assorbita nel giro di pochi mesi. Accadrà lo stesso? In tutto il mondo i laboratori stanno lavorando in modo febbrile per produrre il vaccino, ma è più.. veloce la costruzione (in Cina) di un ospedale che la produzione di un vaccino!

    • Caro amico, non conta se porta o meno la corona, se arriva dal serpente o dal coniglio (molto più probabile un volatile allevato, e essendo Cina una papera). Se non è questo è un’altro! Il risultato si chiama medioevo. Questo periodo, culturalmente ora rivalutato, era improntato dalla paura che fermava la diffusione di corpi e idee, paura per motivi sanitari che a sua volta generava aggressività e nuove paure. Poi tutto tornava normale dopo uno smaltimento di densità abitativa e un’accresciuta immunizzazione di massa. Ora siamo protetti da scienza e igiene, allora minati da stipamento abitativo contro il freddo e coabitazione con gli abitanti non umani, ma siamo ancora lontani da un punto di accettabile sicurezza. Servono nuove leggi urbanistiche, e la via della costruzione alta con ampia aereazione è buona, allevamento non intensivo, abolizione in tutto il mondo della vendita di carne non macellata e certificata. Altrimenti lo potremo chiamare corona o scettro imperiale, ma ci bloccherà lo stesso e ci decimerà! E la velocità con cui questi animaletti si presentano alla ribalta è direttamente proporzionale, per i batteri almeno, al caldo, e quello aumenta.
      Già, ma noi siamo stupidi

  • Come siamo fragili, Sergio: abbiamo abbattuto barriere e abbiamo connesso l’intero pianeta e ora ci troviamo ripiombati nel… Medioevo, con gli stessi lazzaretti (anche se il nome è cambiato), con le stesse paure, con la stessa psicosi.
    Siamo diventati… potenti (pensiamo alla rivoluzione digitale), ma siamo impotenti di fronte a un virus che viene in ultima istanza da un pipistrello.
    Abbiamo costruito un grande castello che ora rischia di crollare con conseguenze imprevedibili: pensiamo a una nuova crisi economica su base planetaria, a un ulteriore accentuarsi della disoccupazione e delle disuguaglianze sociali…

  • Come sempre, la colpa è dell’uomo affetto da delirio di onnipotenza. Se non si va a disturbare la Natura, questa procede secondo i suoi cicli perfetti, ma quando la si provoca si scatena l’inferno. Al netto della favola del serpente e il pipistrello, già nel 2017 la rivista “Nature” annunciava che il laboratorio di sperimentazione di Wuhan era stato autorizzato a lavorare con i patogeni più pericolosi del mondo. L’apertura di questo centro di sperimentazione di armi biologiche rientrava in un piano mirante a costruire tra i cinque e i sette laboratori di biosicurezza di livello 4 (BSL-4) sulla terraferma cinese entro il 2025. Si parlava di “benefici per il mondo”, e quando si tocca questo tasto gli abitanti del pianeta devono interrogarsi seriamente, cioè preoccuparsi.
    Ebola e Hiv, tanto per citare i patogeni indotti più noti. sono usciti dai laboratori. L’arrogante pretesa dell’uomo di sottoporre alla propria analisi, alla propria capacità di controllo e alla manipolazione gli elementi naturali, anche i più incontenibili, è una FOLLIA.
    L’umanità convive con virus e batteri da millenni, e la nostra evoluzione, decisa in larga misura dalla selezione naturale, si accompagna anche allo sviluppo di questi microrganismi. Nell’equilibrio della Natura, qualsiasi organismo, pure il più elementare e apparentemente semplice, lotta per la propria sopravvivenza e riproduzione. Come si fa, dunque, a salvaguardare la salute della popolazione, tramandando il meglio del patrimonio genetico alle prossime generazioni? Bisogna fortificarsi fisicamente, forse la selezione naturale della specie non era del tutto sbagliata, riducendo l’incidenza delle malattie e rinvigorendo il corpo attraverso le abitudini quotidiane, i buoni geni, la forma biologica e la forza. Difficilmente una generazione di alcolisti e strafatti che ingoia cibo-spazzatura riuscirà a superare la prova del fuoco.
    Ciò detto, il coronavirus di questi giorni registra circa il 2% di casi mortali, meno della Sars e di un’influenza stagionale. Per cui, se anche non ci sono prove per affermarlo, è lecito pensare che il clamore mediatico planetario che costerà alla Cina almeno due punti di Pil e infliggerà all’Europa, soprattutto alla Germania, una botta pazzesca, non sia casuale. A pensar male si fa peccato, dice il saggio …. e l’uomo è un peccatore.

    • Concordo con la posizione naturistica, ma non vedo motivi per avallare ipotesi complottistiche tipo laboratori segreti. Ebola che citi è adddirittura preistorico, potremmo dire. Vale il costume, che ha permesso agli abitanti del Congo di coesistere con Ebola senza famaci ma con norme culturali ferree (non erano le autorità a dettare l’isolamento, ma gli stessi infettati a isolarsi). Vero tutto quanto dici sulla manipolazione dell’informazione a danno di avversari economici, ma questa è la mia posizione. Resta il fatto che se una raddrizzata non ce la diamo noi la natura ci pensa da sola. Ma come ho chiosato nella precedente risposta “tanto noi siamo stupidi!”
      sulla caduta di una società, ci vedo più uno stop che un arresto: le nostre capacità comunicative ci consentono l’isolamento. Magari nella lontanaza chi sa che non razionalizziamo il numero di abitanti secondo la capienza di questo mondo!Perché contare sulla strage naturale sarebbe atroce. E il rischio, per agenti ben più potenti dei virus attuali, e alcuni possibili mutanti sono già sotto osservazione, ma poi magari non saranno quelli ad emergere, esiste. Vedete amici, i batteri hanno la bella abitudine di fare una sorta di unione sessuale anche fra specie lontanissime, e scambiarsi pezzi di DNA, ricombninarsi e scambiarsi le resistenze. abbiamo sconfitto ilvaiolo grazie a un vaccino, ma non è l’unuico vaiolo animale esistente ad esempio!
      Vi ho guastao la digestione?

    • Ma certo Adriano, tutti i virus hanno radici preistoriche. Le loro manipolazioni, invece, no. Qui il complottismo non c’entra un bel nulla. E’ arcinoto, non è un mistero, il maligno tentativo di mettere a punto dispositivi di armi biologiche per tenere sotto controllo la Natura da parte di tutte le maggiori potenze mondiali. La guerra, oggi, non si fa solo con i fucili che fanno bum bum ma soprattutto con le intelligenze artificiali e con la chimica. E ogni tanto qualcosa va storto, oppure qualcuno si vende. Siamo umani, dopotutto.
      Quindi sarà opportuno preparare le nostre ‘milizie immunitarie’ affinché superino questa prova. Non siamo di fronte a una punizione divina, ma a una reazione della Natura alle nostre follie. Nel corso dei millenni, il genere umano si è fortificato anche superando gravissime malattie infettive, ma gli uomini che ci hanno preceduto (che essendo più vicini all’Origine avevano più sale in zucca) non erano indeboliti dagli eccessi alimentari, dall’inattività fisica e dagli abusi farmacologici, né manipolavano gli Elementi della Natura. Ben se ne guardavano, anzi. Chissà che la minaccia del Coronavirus 2019-ncoV non contribuisca al nostro “ravvedimento operoso”. Chi vivrà, vedrà.

    • Mi sembra una buona conclusione, Rita, magari un po’ tributaria ma per me condivisibile.
      Speriamo, quindi. E vedremo.
      Tutto viene dalla preistoria e a tutto cerchiamo di metter mano sin dalla preistoria.
      Siamo fatti così.
      E così vuol dire anche, mi sembra, attualmente più forti farmaceuticamente ma più deboli fisicamente.
      Chissà che cosa veramente è successo là su fiume Azzurro. In effetti, cose precise non ne sono ancora emerse.
      In ogni caso, nessuno sa ancora davvero come andrà a finire la vicenda di questa epidemia.
      E dire che, per ora, fanno più morti gli incidenti stradali oppure l’inquinamento oppure il raffreddore è giusto in termini statistici ma mi sembra tolga poco alla potenziale gravità di una situazione come questa.
      Soprattutto se il pericolo dovesse arrivare, per noi, non dall’estremo oriente ma da sotto casa.
      Su questo, sto per proporre un post specifico.

    • Dubito che sapremo mai cos’è successo veramente a Wuhan, caro Pietro. Sono cose che a noi, comuni mortali, non è dato sapere. E forse è meglio così, per la nostra salute mentale voglio dire. Sta di fatto che quando la gatta ha il vizio di andare troppo spesso al lardo prima o poi ci lascia lo zampino, e a furia di manipolare virus per creare armi biologiche arriverà anche la pandemia “giusta”. Quella che risolverà il problema della sovrappopolazione mondiale alla radice.
      Statistiche a parte, il problema è reale. C’è. Anche se magari non sarà questa la “volta buona”. Ma succubi dell’estrema mobilità planetaria e di una massa di cretini che ogni santo giorno incamera portatori di ogni ben di dio dall’Africa (la polveriera sarà quella, non certo una Cina che ormai è più avanzata dell’Europa dei morti di fame), noi possiamo affermare senza timore di essere smentiti che il pericolo è sotto casa.
      Anche se bisogna dirlo sottovoce per non essere tempestati d’insulti dai militanti del politicamente corretto. Pochi e rumorosi, ma sostanzialmente innocui. E inefficaci, anche. Mentre danno la caccia al pirla antisemita della curva sud che imbratta i muri con la swastica (un simbolo così nobile ridotto a una caricatura, che tristezza) aprono le braccia ai veri nemici d’Israele, i mussulmani, che nel 2100 in Italia saranno esattamente la metà della popolazione, e di sicuro il 27 gennaio ricorderanno la shoah. A modo loro.

  • A titolo di curiosità:
    “La notizia può sembrare clamorosa tanto da rasentare l’assurdo per molti scettici, ma non per chi conosce l’Omeopatia: il Press Information Bureau (PIB) del Government of India ha dato indicazione di utilizzare il rimedio omeopatico Arsenicum album 30ch come mezzo di profilassi per contrastare la sindrome da Coronavirus che dalla Cina sta raggiungendo anche l’India.

    Come si legge nel loro comunicato, oltre all’assunzione del rimedio omeopatico il Governo Indiano consiglia anche alcuni rimedi della Medicina Tradizionale Islamica (Unani Medicines), utili per il trattamento dei sintomi da infezione del Coronavirus.”
    (per dettagli: https://pib.gov.in/PressReleasePage.aspx?PRID=1600895#)

    • Storia già vista nella peste. Ricordate quelle maschere a faccia di uccello per il serbatoio delle erbe e sali purificatori? Non critico l’omeopatia, e Franco che ha assistito a una mia lezione UNI in cui ne parlavo può testimoniare, ma non è medicina d’impatto per l’urgenza, quindi non distogliamo l’attenzione con rimedi e cause alternativi. Non che tu lo faccia, eri solo informativo negli intenti! Cremascolta può far molto, condannando il nostro stile di vita. Gli opportunisti non fanno che giocarsi alla roulette il proprio patrimonio genetico a velocità da computer e immettere nell’ambiente tutte le varianti nate, circa i virus; i batteri si scambiano anche informazioni, addirittura con i protozoi, come dire fra cani e gatti. Quindi se una variante per puro caso trova un terreno fertile diviene aggressiva. E allora è questo terreno da modificare, come dice Rita, perché di nuovi aggressori ne usciranno sempre tanti, e questo è un cucciolotto, come tu l’hai ben descritto, in quanto a letalità. Divenire meno sensibili non vuol dire solo fisicamente forti, ma culturalmente preparati. Insomma, dobbiamo imparare a vivere alla Cadè!

  • Da fonte ufficiale autorevole: “Scoperta in un lago artificiale brasiliano, la nuova specie Yaravirus brasilensis infetta le amebe ed è geneticamente distante da ogni altro virus dello stesso tipo. Gli studiosi sono ancora incerti se classificarlo come un rappresentante di ridotte dimensioni del gruppo dei virus giganti o come appartenente a un gruppo a sé stante”. Andare a scavare in profondità, dove vivono virus nuovi e batteri già resistenti agli antibiotici, congenitamente, è un’altra forma di profanazione del vaso di Pandora. Ma non vi allarmate, comprendete, perché capire evita i meccanismi psicologici qualunquistici.

  • Come prevedibile il contagio da coronavirus sulla nave Diamond princess è arrivato al 10% degli occupanti in quarantena. Una nave, con il suo sistema di circolazione d’aria, non è un luogo di isolamento! Se viè capitato avrete scoperto che il primo che va in bagno al mattino da il buongiorno a tutti, olfattivamente… tramite le boccole di aereazione delle cabine stesse, e con la rapidità di un circolo forzato a pomaggio. Evitate questo genere di turismo.

  • L’approdo a Codogno del virus non è un allarme per Crema, Codogno funzionalmente gravita su un’altra direttiva, quindi lo è per l’asse Emilia. Dimostra solo quanto sia illusorio cercare di tenerlo fuori. Ma ritardarlo ha un senso, perché intanto si attenua, funzionerà come un vaccino di se stesso. Cerchiamo piuttosto di cambiare stile di vita: chi sa che una sana paura… Se si vuol vivere in miliiardi su uun piccolo mondo bisogna simulare le condizioni di scarso affollamento, quindi incontrarsi poco.

  • In effetti l’allarme è alto anche a Crema, e pare ci sia stata una possibile fonte di scambio daa una partita di calcetto, ma non conta se sono palloni o salami l’occasione, facciiamo il nostro interesse e il nostro dovere di cittadini rallentando la diffusione, che ci sarà: se piove la strada si bagna!

    • Ammetto di essere (da sempre) una “bad girl” che frequenta centri d’informazione messi all’indice. Lo sapevo. Avevo già raccolto il grido di dolore di Giorgio Agamben, un autore che leggo da anni e del quale talvolta condivido il pensiero. Ma secondo te i soldatini del Lego ci credono? Fake news.

    • Io lo sapevo. Pare che siano 30.000. E tutti senza mascherina.
      Nel frattempo Ferdinando Boccia, presidente di Confindustria (alias Borghesia Cotoniera), ha chiesto alla BCE 510 miliardi di Euro (ripeto: 510 miliardi di Euro !!!!!) altrimenti, secondo lui, potrebbero verificarsi scenari imprevedibili.
      Su la mano chi lo sapeva.

    • Questa di Boccia no, non la sapevo. Se non altro l’epidemia sta facendo capire anche ai credenti più bigotti l’estrema fragilità della nostra società globalizzata che si nutre esclusivamente di crescita e sviluppo. La percezione comune, ormai, è quella che non esistano gli anticorpi per far fronte a un disastro sui generis e riuscire a sopravvivere….

    • Esattamente quello che mi è successo. Su questo blog è molto facile prendersi del complottista, terrapiattista, populista eccetera eccetera. Basta non essere allineati con il Repubblica (il giornaletto) pensiero o non pendere dalle labbra di Lilly Bilderberg Gruber.

  • Mah, non sarà il caso di formare delle zone bianche…
    Paesi,quartieri,vie…Virus free.

  • Per Cangini, sempre se è un nome vero: Bertonico? Non le sarebbe mai venuto in mente, e nessuno le avrebbe dato del complottista.
    Per Mainetti, sempre se è un nome vero: I lettori di Repubblica sono anche pensanti.
    Proposta alla Redazione: invitare tutti a metterci la faccia e a non usare pseudonimi. Ce n’è più d’uno. Nascondere l’identità legittima chiunque a sparare qualsiasi cosa, ma è da codardi.

    • Se i lettori di Repubblica fossero pensanti non la leggerebbero.
      Comunque nomi e persone sono tutti veri, le tue sono fantasie complottiste.

    • Si, Ivano, Giacomo Cangini è un “nome vero!”, di quelli che ci mettono sempre la faccia, e, per inciso, un caro amico!

  • Il solito giudizio del cazzo. Pochi giorni fa Piero ha commentato riferendosi proprio ad uno pseudonimo.In tutti i casi potrebbero allegare anche la fotografia. A me piace guardare in faccia i miei interlocutori, e magari incontrandoli riconoscerli.

    • Non so a chi si riferisse Piero, dovresti chiederlo a lui. Non dimenticare che molti dei lettori di questo blog non conoscono neppure te, non ti hanno mai visto in faccia e la cosa non li disturba affatto. Se hanno voglia ti leggono, altrimenti no.

  • E’ un’opinione che vale quanto le altre. Quando mi chiedono di te, o di altri, molti sarebbero contenti di sapere chi sei o chi sono. Almeno per dire: ma allora è quella lì. E magari aggiungere altre considerazioni o tirare altre conclusioni!

    • Ma chi se ne frega. Contano le idee, per chi ne ha, non la faccia. Uno può commentare da un punto “x” della penisola, mica lo devi incontrare per strada. E comunque non perdiamoci in argomentazioni da terza elementare, i problemi sono altri.

  • La polemica l’hai innescata tu con quel giudizio sui lettori di Repubblica. Hai ragione , il tuo giudizio sui lettori di Repubblica è indubbiamente da terza elementare. Ritornando alla faccia invece ho conosciuto per caso, grazie alla mia foto esibita, anche in grande in un mio post, il signor Dognazzi che qualche volta scrive sul blog. Credo abbia fatto piacere a me e a lui.

  • Vecchia storia, Ivano, questa degli pseudonimi. E vecchia polemica, mai veramente sopita. Se ben ricordo, per statuto l’ammissione dei soci è accolta, su richiesta, previa fornitura dei dati personali. Ma la qualifica di socio non corrisponde a quella di chi commenta o inserisce post. Operazioni per le quali occorre comunque fornire dei dati, che però non compaiono tutti e che sono, come sappiamo, “gestibili” senza particolari difficoltà informatiche. Per cui, l’esistenza di pseudonimi sarebbe, di fatto se non di diritto, ancora possibile.
    Mi sembra però che negli ultimi tempi la questione abbia perso ampiezza e forse anche peso.
    Certo, in genere c’è chi ci mette la faccia direttamente e chi solo indirettamente, lasciando così il piacere, a chi ha voglia di divertirsi un pochino, di scoprire comunque l’arcano. Ricordo il mio primo post su questo blog, anni fa, e certi commenti birbanti sotto pseudonimo, con la successiva, divertente mia identificazione del birbone e di parecchie cose sul suo conto. Insomma, se non li becchi tu tramite indirizzi IP o altre cosette ICT per cui qualsiasi ragazzotto smanettone ti può aiutare dietro modico compenso, si fanno comunque beccare loro per compulsività mediatica o ingenuità comunicativa.
    Vedo che tu citi esplicitamente Achille Mainetti e Giacomo Cangini. Posso solo dirti che l’ing. Giacomo Cangini esiste davvero, eccome, è un mio caro amico, è una persona molto in gamba e sa bene quello che dice.
    Sulle foto, beh, a me fanno un po’ un “effetto necrologio”, però …… de gustibus. E poi, una foto (ne ho di patibolari, vengo male) non saprei come inserirla.
    Sul fatto che nella vita contino le idee e non la faccia, come dice Rita, il dibattito dura da millenni. Non saprei. Intere civiltà hanno basato i loro codici d’onore su ferree, preventive qualificazioni del tipo “il mio nome è, mio padre era, vengo dalla terra di, combatto per”. Altre culture hanno favorito l’anonimato, il collettivo, lo pseudonimo, l’indistinto. Ognuno ha l’opportunità di rifarsi alle regole e ai codici d’onore che ritiene giusti.

  • Allora Pietro, visto che raccomandi l’ing Cangini come persona molto in gamba, mi sono riletto il suo commento di ieri delle 19:15. Perchè io stamattina l’ho velocemente commentato alle h. 07:23. Ora, alla luce di tutto questo non vorrei aver sbagliato interpretazione, perchè mi pare che ci possano essere due letture possibili: la prima è che il signor Cangini è un complottista, la seconda che non lo è.
    Sono andato anche a rileggere il link consigliato, osservando che veicola anche l’opinione di una certa Capua ( se non sbaglio ) che all’inizio dell’epidemia sentenziava che il Coronavirus non era altro che una comune influenza.
    Poi mi sono riletto, rivisionando anche il link, quello sempre di ieri delle 13:36 che pubblicizza il pensiero di Fusaro, mediato dal Manifesto.
    Ecco, questi sono gli elementi in campo per valutare l’essere in gamba o non esserlo di una persona.
    Sia chiaro, non è per implorare una risposta, ma visto che si scrive anche per farsi capire, mi sembrava giusto dichiarare i miei dubbi o perplessità. Io in genere non ho molta stima di complottisti e Fusaro. Capisco che possa piacere a Rita (Fusaro), ma a quello ci siamo abituati, che possa piacere anche ad altri un po’ mi turba.
    Nel caso avessi sbagliato tutto chiederei scusa.
    Con Mainetti invece non avrei proprio nulla di cui scusarmi.

    • E’ in gamba solo lei Sig. Macalli. Mi creda. Gli altri, quelli che non la pensano come lei e che sono portatori di idee diverse, sono tutti complottisti (alcuni anche codardi).
      La sua prepotenza e i suoi attacchi personali gratuiti hanno già determinato la dipartita del signor Cadè. Ho l’impressione che lo scopo dei suoi interventi non sia il confronto con gli altri ma la denigrazione e la pulizia etnica, ossia la fuga dal blog, degli “eterodossi”, di tutti coloro che non sono allineati al suo dogma liberal/elitista progressista (che nulla ha a che vedere con la sinistra).
      Ha vinto lei Sig. Macalli. Io getto la spugna. A me piace confrontarmi, anche duramente, sulle idee ma senza esprimere giudizi sulle persone, senza metterla sul piano personale come è solito fare lei che, convinto di avere la verità in tasca e accecato dal furore ideologico, si mette a fare anche l’ispettore della Stasi (vuole anche l’indirizzo e il codice fiscale?)
      Con questo la saluto (a mai più risentirci). L’infosfera è grande……….. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

    • Tranquillo Achille, il signor Cadè non è affatto dipartito. E tu, mi raccomando, non gettare la spugna. Come puoi leggere nella sezione “I Salmoni” stiamo lavorando a un progetto nuovo che, in caso di successo, ci farebbe uscire finalmente dal clima “da portineria” che viene a crearsi ogniqualvolta qualcuno osa andare contro la chiesa ideologica che tutti portiamo sulle spalle come una croce.
      Vogliamo che il blog diventi come “Novella 2000”, con foto, frequentazioni e tessera elettorale dei suoi attori? Assolutamente no. Non prestiamo il fianco all’arroganza e alla prepotenza del Pensiero Sinistro (uno sputo in faccia alla sinistra storica), andiamo oltre.
      Sappiamo che il pensiero dei suoi “fedeli” è debole.
      Danno del “complottista” a chi non la pensa come loro per mancanza di argomenti. Ancora non hanno capito che “complottismo” è il nome di un metodo, non di un contenuto. Gli articoli di “Espresso-Repubblica” sui troll russi che muovono i fili di qualsiasi fenomeno sovranista nel mondo, per esempio, sono complottisti, mentre uno studio che dimostrasse scientificamente l’esistenza degli alieni non lo sarebbe. Insomma, il complottismo non dipende da “quello” che si dice, ma dal “come” lo si dice.
      Ora, il tratto specifico del metodo complottista è la sovrainterpretazione della realtà, fenomeno che interviene (da sempre!) quando una realtà si presenta o troppo semplice o troppo assurda. Pertanto, inattendibile. O poco credibile. E’ chiaro che le risposte vadano ricercate altrove. Mica sta scritto sulle Tavole di Mosè che la Versione Unica è sempre quella giusta. Anzi, a dire la verità non lo è quasi mai.

    • Grazie per la tua interessante anticipazione, Rita.
      Che integra il tuo (o il vostro) vero e proprio “manifesto” programmatico, apparso ieri su CremAscolta.
      Mi sembra, almeno così a prima vista, tutto abbastanza chiaro.
      Il chi, il che cosa, il perché, il come.
      Bello l’esempio ittico individualista del salmone, tra l’altro opposto a quello aggregativo delle sardine.
      Pesce combattente, il salmone si cimenta di continuo con le avversità, si misura sempre con gli ostacoli, non teme il confronto con l’ambiente e le altre specie, interloquisce senza timori col resto del mondo. Non è un pesce rosso, chiuso e rassicurato dietro la vetrina di un acquario.
      Sarà un piacere leggerti (leggervi). Una bella sfida ai luoghi comuni e alle banalità correnti.

  • Signor Mainetti, Lei ha avuto contrasti non solo con me. Poi questi ultimatum o minacce a me non piacciono. Faccia quello che vuole, ma il riferimento a Cade’ non si avvale di tutti gli elementi che evidentemente non conosce. Se ci leggesse da anni forse avrebbe meno argomenti per affermazioni così perentorie. Quindi é un’accusa gratuita. Quanto al potere che Lei mi attribuisce le assicuro che non me ne può fregare di meno. Non lo voglio avere. Sa, noi lettori di Repubblica non ci sentiamo gli eletti. Semplicemente affermiamo un pensiero come fa Lei. Io non sopporto questo dileggio che é pari forse a quello che io penso di altre fonti di informazione, ma senza minacciare continuamente di andarmene al primo scontro, trovando inquisitori continuamente. Questo lo fanno i complottisti. Chi crede in quello che dica non si ritira, combatte, molte volte anche nei modi. Non facciamo i bambini.

  • ” Se i lettori di Repubblica fossero pensanti non la leggerebbero.” Signor Mainetti, Lei come considererebbe questo breve commento? Un attacco personale o un argomento? E se così fosse il destinatario cosa dovrebbe fare? “Dipartire”?

  • Visto che non scrive nessuno perchè sono tutti incazzati con me. Le cure prestate ai malati di Coronavirus sono proporzionali alle aspettative di vita. Questo pone un problema etico non indifferente, perchè si sa che la morale deriva anche dal contingente, che in questo momento è quello che fai guarire un ventenne, trovandogli il posto in rianimazioni ingolfate, ma lasci morire un ottantenne che tanto gli mancano pochi anni. Il problema si era già posto giorni o settimane fa quando i pensionati quasi scesero in piazza per essere annoverati dalle statistiche come predestinati a morte certa. E non era ancora emergenza. Però io il problema etico me lo pongo. Avrò sessantotto anni a dicembre e la paura inizia a serpeggiare. Chi si butta dalla torre? Il vecchio come me si vedrebbe sorpassare da un sessantasettenne, in mancanza di altre patologie o parità? O altrimenti che si metta all’ingresso del triage un bel cartello che dice Largo ai giovani, e in seconda selezione Lasciate ogni speranza voi ch’intrate.

    • Caro Ivano, vedo solo ora CremAscolta perché ieri pomeriggio e stamattina ero a spasso in campagna e quindi ti rispondo soltanto adesso per questo, non certo perché sia “incazzato con te”, come hai detto. E poi, scusa, ma che discorsi e che fisime sarebbero, non siamo mica sensibili fanciulle e ombrose madamine, mi pare che abbiamo tutti gli speroni ai garretti e cotenne stagionate, per di più viste le bordate reciproche che sono girate in passato su questo blog, a viso scoperto o tramite “alleli”, come ha detto, con linguaggio forbitamente biogenetico, il nostro caro Presidente (sempre sia lodato)..
      Per cui, ecco la mia risposta. Non avevo letto ieri e non ho ancora letto adesso i commenti di Giacomo Cangini e lo farò dopo. Non so che cosa c’entri Fusaro, che è nella mia top ten dei rompiballe mediatici, ma lo scoprirò appena potrò. Quello che volevo dirti è solo che il mio amico ingegnere esiste davvero, non è uno che si inventi dei nom de plume, anzi, e ti confermo che fin dai tempi in cui avevo ancora tutti i capelli (figurati tu da quanto) ha tutta la mia stima e il mio apprezzamento. Tutto qui. Sul resto, non entro nel merito, anche perché pure tra amici si possono avere opinioni differenti, ci mancherebbe.
      Trovo interessante il rifermento del signor Achille Mainetti (che invece non conosco) al fatto di scambiarsi il codice fiscale, una prassi contro la quale non avrei alcuna riserva. Comunque, il mio è MRT PRG 53P02 D142K.
      Sul fatto che le cure per il Coronavirus siano proporzionate all’età, personalmente sono d’accordo. Suggerirei, personalmente, tre fasce: dalla nascita ai vent’anni; dai venti ai settant’anni; oltre i settant’anni.

  • Grazie Pietro, anche perchè salverebbero prima te. Invece la tua ripartizione mi sembra molto saggia. Raccogliamo le firme.

    • Voi due, con tutto il rispetto, andate un po a ………..

  • Rientrato, cerco di aggiornarmi sui vostri dialoghi. Certo, questa storia dll’impegno terapeutico devoluto in base all’attesa di vita mi ha colpito, chiaro. Da chirurgo devo dire che ho operato all’anca, di protesi per frattura, più centenari, e hanno dimostrato guizzi di vitalità inaspettati. Se penso a nonna Angela, la decana di Castelleone, che fratturata a 101 ha camminato fino a 104… Resta tuttavia il dato statistico, nel quale già rientro anche io. La questione mi ricorda la polemica animalistico-vegetariana che si animò sul blog un paio di anni fa. Bene, stilai un codice etico di attenuanti motivazioni per chi uccide, anche per interposta mano, come me, animali per mangiarli, in cui figuravano le sofferenze inflitte e la naturale attesa di vita a seconda della specie. Direi che calza anche per l’allocazione delle limitate risorse nella fase attuale di emergenza, quindi non mi scandalizzo per niente. Tuttavia morire di insufficienza respiratoria, cioè con una lenta fame d’aria, non è per niente bello, tanto che anche ai pazienti neoplastici si somministrano farmaci che in pratica, deprimendo il respiro mentre alleviano la sofferenza, ne decretano la fine. Per cui ci vorrebbe un coraggioso passettino avanti: la dolce morte a chi coscientemente desideri rinunciare alle cure per persone più giovani. Ma vuoi vedere che questo virus è arrivato per risolvere diatribe in cui ci dibattiamo da anni? Che sia utile alla qualità dell’aria, al contenimento della CO2, ad esempio, l’abbiamo già verificato!

    • Adriano, io ho preso spunto da un’intervista ad un medico letta stamattina e da una ascoltata in televisione non so a chi. Le cose stanno davvero così, anche se è raccapricciante. Speriamo davvero che non ci lascino morire di asfissia. Anestesisti e palliativisti, state sani.

  • Magari dopo il commento di Adriano di un attimo fa è poco serio, ma tant’è.
    Paura o non paura gli italiani sono comunque un popolo di mattacchioni. Trovano l’aspetto comico anche nelle tragedie. Capiterà anche a voi, sul mio whatsapp girano in questi giorni,con uno spaccio degno dei migliori pusher, un sacco di video tra il cinico e lo sdrammatico. Il più divertente è quello con un paziente preoccupato su una barella di ospedale che chiede alla dottoressa o infermiera informazioni sul suo stato di salute. La sanitaria risponde: “preoccupato, preoccupato, come facciamo a saperlo, lo vedremo dopo aver fatto l’autopsia. Un altro, audio, che lo paragona ad un telefonino. Tra due ragazzi, testuali parole: – Ma cosa prendi a fare il Covid 19- Mi hanno detto che a settembre esce il Covid 20. Naturalmente sono più divertenti gli originali.

  • Francesco, 15:53. Facciamo dai 20 agli ottanta? Va meglio così? 😉

    • Va beh Ivano, andata!

  • Silvestro mi mi manda un bel lavoro sul coronavirus che conclude l’esposizione così: “Potremmo essere stati troppo tardi per catturare SARS-CoV-2, ma possiamo ancora prepararci per il prossimo.”
    Devo sentirmi sollevato per il fatto di non essere io il pessimista che ha definito questa una prova generale o avvilito per il fatto di essere solo un fragile omuncolo su questa terra?

  • Francesco 18:31. Prima però si dovrebbe sentire Pietro perchè l’idea della ripartizione anagrafica è stata sua.

  • I napoletani sono simpatici, pieni di inventiva. A seguito delle proteste nelle carceri dopo la sospensione delle visite, ieri, fuori dai cancelli, pieno di parenti a chiedere l’amnistia.

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