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PIETRO MARTINI

Sciacallo?

Salvini sciacallo. È questa la parola d’ordine sui media avversi al “vincitore morale” di Bologna, come l’ho sentito volonterosamente definire da conoscenti leghisti. Sciacallo per via dei primi due casi di Coronavirus in Italia, riguardo ai quali Salvini “specula sull’emergenza”. In realtà, è vero che Salvini, oltre a criticare il governo e la maggioranza per

Salvini sciacallo. È questa la parola d’ordine sui media avversi al “vincitore morale” di Bologna, come l’ho sentito volonterosamente definire da conoscenti leghisti. Sciacallo per via dei primi due casi di Coronavirus in Italia, riguardo ai quali Salvini “specula sull’emergenza”. In realtà, è vero che Salvini, oltre a criticare il governo e la maggioranza per la gestione negligente del caso specifico dei due cinesi, ha pure collegato il virus all’immigrazione irregolare. Ed è vero che ha ipotizzato rischi di contagio a causa dell’arrivo in Italia di masse incontrollabili di clandestini. Tuttavia, almeno sinora, non ha ancora ben articolato il discorso su questo punto. Se voleva utilizzare questa epidemia in modo davvero allarmante, avrebbe potuto “speculare sull’emergenza” in modo più incisivo. Forse lo farà presto, visto che molti italiani ormai si stanno ponendo una domanda inquietante. Una domanda che, a prescindere delle possibili strumentalizzazioni politiche e degli eventuali tornaconti elettorali di partito, da parte di Salvini o di altri, sta emergendo in tutta la sua gravità. Perché, Salvini o non Salvini, sciacallaggio o non sciacallaggio, un certo problema potrebbe esistere. E potrebbe essere molto grosso.

 

La domanda è questa: quanti cinesi ammalati di Coronavirus, già accertati o ancora da accertare, ci sono in Africa? Questa domanda si basa su alcuni fatti noti e su un’ipotesi forse probabile. Vediamo prima i fatti.

Primo fatto. I cinesi stanno comprando l’Africa. Non ci piove. È assodato. Forse non tutta. Forse non subito. Ma la stanno comprando.

Secondo fatto. Per corrispondenza si comprano magliette e salviette, non i continenti. Per comprare un continente o parti di esso, come stati, regioni o città, pianure, monti o valli, bisogna andarci. E in molti. Ci sono parecchi cinesi in Africa. Sono lì per valutare, scegliere, negoziare, acquistare, installarsi. Sono lì in tanti, per sfruttare territori, popoli, risorse.

Terzo fatto. Per adesso, il virus ha colpito soprattutto i cinesi. Che, per l’appunto, vanno e vengono anche tra la Cina e l’Africa. Masse di persone che si incontrano, si mescolano, si concentrano in gruppi numerosi, si frequentano in modo ravvicinato. E si contagiano. Perché il contagio si sviluppa e si potenzia proprio con queste modalità, quelle in cui l’affollamento umano e le temperature elevate fanno esplodere le epidemie. Non tra eremiti solitari su vette e crepacci, non tra cavalieri nomadi per steppe e tundre. Se esiste un paradiso dei virus, un Eden dei contagi, è quello rappresentato da un popolo come i cinesi in un continente come l’Africa.

Quarto fatto. In Cina, in pochi giorni edificano ospedali per cui, da noi in Europa, si impiegherebbero anni (in Italia decenni). Sono una dittatura assoluta. Quando i capi comandano, se gli altri non obbediscono sono guai. A scuola non seguono don Milani. Sul lavoro non aspettano l’Atene di De Masi. Per forza che tirano su ospedali come le tende canadesi. Contro le pandemie si muovono come compatti battaglioni di termiti combattenti, ligi ai comandi, serrati nella lotta. Nessuno può sgarrare. Sono una “società durkheimiana”, per dirla con Ricolfi (2019, pag. 190). Invece, in Africa? Eccoci al fatto successivo.

Quinto fatto. Abbiamo presente l’Africa? Le strutture sanitarie africane? I sistemi di profilassi, cura e tutela farmaceutica africani? E l’igiene? Chi gli va a dire, con Roberto Burioni, di lavarsi spesso le mani? Con che cosa, se non hanno l’acqua? Con la sabbia? Abbiamo presente l’ambiente, la società, la gente, le abitudini, il modo di vivere? Certo, non generalizziamo. Non facciamo i razzisti. Però guardiamo in faccia la realtà. Ammettiamo pure che questa realtà sia solo e sempre colpa nostra. Colpa di noi perfidi colonialisti, di noi aguzzini bianchi, di noi sfruttatori del povero, innocente, puro e santo popolo africano. Ammettiamolo. Comunque, la realtà oggi è quella che è. Un’epidemia come il Coronavirus in Africa sarebbe qualcosa di devastante, una piaga biblica, un disastro apocalittico. Altro che tirar su ospedali in pochi giorni. Tra miseria e calamità, tra massacri e corruzione, tra un Bokassa, un Amin Dada e un Mobutu, ci vorrebbero anni per tirar su anche solo la capanna dello zio Tom.

 

Questi i fatti.

Vediamo l’ipotesi forse probabile.

Qualche cinese contagia un certo numero di africani. Vista la situazione africana, il virus dilaga. L’epidemia diventa incontenibile in poco tempo. Il fattore di rischio internazionale non sono più centinaia di cinesi ma centinaia di migliaia di africani. In particolare, per l’Europa. Perché? Ovvio, perché li abbiamo a un tiro di schioppo. Anzi, di scialuppa. Infatti, gli africani da un po’ di tempo se ne stanno in Africa? O arrivano numerosi in Europa, in genere come clandestini, via mare o via terra? La risposta la conosciamo tutti molto bene. Prendiamo in considerazione l’Italia. Siamo in grado di intercettare, monitorare, diagnosticare, isolare, gestire e rendere non pericolose le masse di persone che ogni settimana arrivano, via mare o via terra, nel nostro paese, con barchini e barconi (le ONG ne portano pochi rispetto al totale) o sui percorsi balcanici? Anche questa risposta, ahimè, la conosciamo tutti molto bene. La clandestinità è in contraddizione evidente, per la stragrande maggioranza dei casi, con ogni credibile possibilità di tutela sanitaria e di contrasto alla diffusione di pandemie e malattie infettive. Insomma, potremmo fare ben poco. Saremmo davvero vulnerabili. Ogni speranza di contenimento e controllo del Coronavirus in Italia sarebbe solo nelle mani di San Gennaro.

 

Salvini sciacallo? Salvini che “specula sull’emergenza”? Lasciamo perdere Salvini, per un momento. Riteniamo questo scenario improbabile, magari irrealizzabile? E se, per caso, questa ipotesi avesse invece una qualche verosimiglianza, come reagirebbe quella parte di italiani che fa della tolleranza, della solidarietà, delle frontiere sempre aperte verso stranieri, immigrati e clandestini, come reagirebbe questa parte di italiani caritatevoli, a un simile ingresso sul nostro territorio di un numero imprecisato ma comunque cospicuo e incontrollabile di soggetti infettati dal Coronavirus, provenienti dall’Africa e responsabili della diffusione generale di questa epidemia a livello nazionale? In fondo, anche Gesù frequentava i lebbrosi e potrebbe venir preso a esempio di amor del prossimo e accoglienza. Non sono nostri fratelli anche gli “infermi”? Anzi, non lo sono ancor più dei sani?

PIETRO MARTINI

02 Feb 2020 in Società

93 commenti

Commenti

  • Pietro, se così fosse saremmo già fottuti tutti. Salvini sciacallo? Se fosse intelligente e lungimirante come te la questione l’avrebbe già posta con le tue argomentazioni. Se così fosse i suoi elettori avrebbero ben ragione di incazzarsi, altro che piccola delinquenza, spaccio e prostituzione. Ma siamo sicuri che il tema sia questo? Se così fosse la guera tra sovranisti, nazionalismi e globalisti si accenderebbe ancora di più e tutti dovremmo dar ragione a chi in questi anni ha chiesto la chiusura delle frontiere. Se così fosse!

    • Salvini, è un politico abile. La politica è tutta la sua vita. Non è un figlio del popolo, ma di un padre dirigente d’azienda. Non ha avuto un cesso privato a partire dai dieci anni d’età, come chi scrive, ma un appartamento borghese; non si è pulito il sedere con la Gazzetta dello Sport e con dei straccetti da buttare, che mi dava mia madre, nel wc collettivo di casa Provana, in Via Suor Maria Crocefissa di Rosa. I soldi, per lui, non erano un problema, un assillo, perchè non c’erano. Comunque, poi, arrivò la carta igenica, e la ripassata, credetemi, fu meno ruvida. Una storia di cui il signor Salvini, e tanti che alzano il vessillo del popolo, senza sapere nulla di nulla di cosa vuol dire pensare continuamente ai soldi che non ci sono, e umiliarsi. Ma Salvini è un bravo animale della politica; sa parlare e utilizzare il linguaggio giusto, e con dei virus in circolazione che crea ansia, nel popolo, anche all’èlite, lui mette le mani avanti. Si differenzia, e fa capire che se poi le cose dovessero peggiorare in Italia, lui l’aveva detto.. All’inizio, Salvini fu sottovalutato. Anche con Berlusconi, e ai suoi quattro dirigenti Fininvest tirati su alla belle in meglio, quando si buttò in politica, c’era chi rideva. Il signor Salvini e la signora Meloni sanno bene che con le migrazioni, i foresti africani, slavi, latinoamericani, i rom, possono campare politicamente a lungo. E guadagnare consenso. Possono solo sbagliare loro, perchè il paese in maggioranza è con loro.

  • In verità le malattie, con uomini o topi hanno sempre viaggiato, anticipando la globalizzazione come la conosciamo oggi. La peste scendeva dalle navi mercantili e appestava ogni porto, e milioni di indio sono morti di raffreddore e influenza. Solo che ora anche il più fatalista dei fatalismi, se muore di una malattia venuta da lontano, si incazza anche di più.

  • Intelligente analisi come sempre Pietro! Salvini a parte, che proprio non ci è arrivato, ma non solo lui, la prospettiva è infettivologicamente reale, non nel senso di un’ondata di untori, ma in quello della cronicizzazione. Tuttavia ricordiamo che i virus vanno incontro a fluttuazioni nella loro aggressività, passano spontaneamente a una forma attenuata, come sapessero di non essere più di moda. In realtà è una strategia per permettere all’ospite prediletto di sopravvivere come specie e fornire una nuova generazione fresca e croccante pronta a essere infettata, ma questa volta colpita a morte. Sembrerebbero quasi pensare! Altri virus, come HIV “scelgono” la via di una lenta azione distruttiva, così da permetttere alla specie la maturazione sessuale e la riproduzione. In altre parole anche il Coronavirus potremmo pensarlo come sempre esistito, emerso alle cronache solo per l’ennesimna mutazione che lo rende pericoloso. La controprova è che il serbatoio infettivologico nella specie vettore preferenziale non la uccede, altrimenti che vettore sarebbe? Sul canide della bella foto, furbo, troppo per il paragone con il Salvini di partenza. Il test nel vedere se la nuova emergenza ha cambiato di una virgola il nostro assurdo stile di vita saranno i flussi turistici pasquali. Ma non ci credo, almeno in conseguenza di questo solo episodio. Tranne Cremascolta non si insiste abbbastanza sul significato sentinella di questa infezione, e altre come nello spetttacolo cinematografico prossimamente su questi schermi. Già, perché i virus sfuggono ma i batteri cjhe potrebbero mutare sono già tenuti d’occhio. Ma di pegggio ci sono quelli emergenti dalle profondità, che nascono innatamente antibiotico-resistenti. Come mai senon hanno mai conosciuto l’uomo e la sua medicina? Perché gli antibiotici sono armi di difesa nella guerra che sii combattono fra di loro! Tutto un mondo di alleanze, attacchi e difese, sesso e spionaggio addirittura!

  • La penso come te, Pietro. Fa ridere i polli la roboante proibizione di voli aerei da e per la Cina, che avra’ come unico risultato quello di dare un’ulteriore mazzata alla nostra economia morente. Nessun altro paese europeo, infatti, ha osato tanto. Ma la minoranza che attualmente governa sembra ritenere benedetto tutto ciò che viene dall’Africa e guai chi glielo tocca. Anche perche’ gli affari (delle mafie) sono affari. Nel suo solito modo pop, al quale ci siamo peraltro abituati, Salvini ha posto un problema reale, tuttavia il rogo per lui e’ vicino e poi potremo tutti tranquillamente autoannientarci. Se non moriamo prima, s’intende.

    • Grazie, Rita.
      I cinesi sapranno probabilmente gestire, in caso di contagio, i numerosi africani che vivono stabilmente da loro, dei quali più di ottantamila sono studenti in frequente viaggio tra la Cina e i paesi africani di origine. Circa cinquemila di questi sono proprio a Wuhan e nella provincia di Hubei, dove oltre sessanta milioni di cinesi sono ormai “piombati” e quasi sotto coprifuoco. Ma i cinesi sono gente quadrata, soprattutto adesso che hanno addosso gli occhi di tutti. Se non si arriva alla svelta a un vaccino, se i cinesi si lasciano scappare qualche untorello e se il virus non “rallenta” e non “si ferma” da solo (a volte succede, come giustamente diceva Adriano), il rischio principale resterebbe comunque proprio quello di un contagio in territorio africano (è già arrivato in Costa d’Avorio) e poi, da lì, uno sviluppo virale lungo le rotte e i percorsi che sappiamo.
      Ma è meglio non insistere troppo su queste preoccupazioni da “sciacalli”.
      Tanto, que serà, serà.
      Ho sempre ammirato lo stile e il contegno di don Ferrante.
      Bentornata su CremAscolta.

  • Vorrei resistere alla suggestione di scenari apocalittici, cui il cinema ci ha ormai abituati, e restare nel presente. Per ora, a quanto ne so, non vi sono focolai di coronavirus in Africa. Ci saranno presto, probabilmente, ma questo non vorrebbe dire la fine del mondo. Nel caso dell’Ebola, che era molto più letale, non vi fu una diffusione mondiale del virus. Nonostante l’inadeguatezza, sempre ricordata, delle strutture sanitarie africane, il pericolo fu contenuto e circoscritto.
    Per ora, quindi, mi pare di cogliere nei media e nell’opinione pubblica più gli effetti dell’emotività, o dell’isteria, che quelli della razionalità. Questo non significa non prendere precauzioni, ma renderle coerenti con la realtà.

    • Concordo basta? ma diciamocelo fra di noi, lasciamo che la paura metta un p’ di buon senso nelle teste traviate.

  • Vorrei spiegare la scelta delle parole “ipotesi forse probabile”.
    Dire “ipotesi possibile” sarebbe stato come dire niente e tutto. Tutto è possibile, o quasi, e formulare un’ipotesi in termini di mera possibilità sarebbe stato poco significativo.
    Dire “ipotesi probabile” sarebbe stato come configurare un’ipotesi attualmente non suffragata da elementi reali, anche senza scomodare le tematiche sul calcolo delle probabilità.
    L’espressione “ipotesi forse probabile” indica che oggi non esistono casi di contagio epidemiologico tra cinesi e africani, in Africa, riferiti a questo virus. Ma indica pure che il rischio esiste effettivamente, in base a determinati fatti e situazioni non facilmente contestabili.
    Il punto quindi è: quanto è alto questo rischio? E qui il discorso può ovviamente essere sviluppato secondo criteri e parametri diversi. Per cui, da qui in avanti, si dovrebbe scendere più nel concreto, più in profondità, più nel dettaglio. Cosa riservata a persone più competenti del sottoscritto. Personalmente, mi pareva non del tutto inutile, visto che su questo virus molto si sta dicendo e argomentando, aggiungere questa modesta direttrice di possibili riflessioni e considerazioni.
    Chi ha fatto parte di unità di crisi, team di progetto che comprendono il risk assessment e gruppi di lavoro con obiettivi di prevenzione rischi, sa molto bene che, anche se formulata in italiano, la locuzione “ipotesi forse probabile” colloca l’analisi e le possibili azioni preventive e correttive già oltre la soglia di attenzione e forse di allerta.
    Nessuno scenario allarmistico, quindi. Se in Africa non si dovessero verificare focolai di Coronavirus, questa ipotesi andrebbe relegata, con soddisfazione di tutti, nel campo dei rischi conclusi senza esiti negativi. Tuttavia, se il contagio dovesse passare dai cinesi agli africani, in Africa, in misura non trascurabile, le difese e le contromisure possibili in Europa e nel resto del mondo più “protetto” da situazioni sanitarie valide potrebbero rivelarsi molto deboli e insufficienti. E non so quanto il nostro Speranza stia valutando questo rischio, per consentirci, in caso di problemi seri, qualche soluzione in più rispetto a quella contenuta nel suo nome.

    • “Faccio una deviazione” (consentitemelo in nome dell’eccezionale giornata palindroma di oggi 02 02 2020 !!!!) leggendo il tuo “…..Chi ha fatto parte di unità di crisi, team di progetto che comprendono il risk assessment e gruppi di lavoro con obiettivi di prevenzione rischi….” qui sopra, Pietro, non ho potuto fare a meno di pensare per analogia a quale “unità di crisi” deve essersi messa in moto, con convulsa urgenza, quest’estate quando “il capitano” ha “tolto la spina” al “Conte 1”!
      I “….risk assessment e gruppi di lavoro con obiettivi di prevenzione rischi….” riguardavano temi da far tremare le vene ai polsi!!!

  • Lo scenario che prospetti, Pietro, è tutt’altro che da sottovalutare: non dimentichiamo che i cinesi in Africa sono oltre un milione e tra loro e la madrepatria ci sono indubbiamente dei movimenti (da e per la Cina).
    Se dovesse materializzarsi, sarebbe per noi europei una tragedia.
    Ma – come ci suggerisce Livio – non è il caso di cadere nella sindrome dell’apocalisse: si tratta, di sicuro, di attrezzarci già da subito in termini di “prevenzione” e di rafforzare – a livello europeo (noi italiani non ce la faremmo da soli) la difesa dei nostri confini europei.

    E intanto occorre lavorare con ritmi febbrili a realizzare un vaccino ad hoc: non possiamo perdere tempo. Tra l’altro, noi europei non siamo all’avanguardia in ambito sanitario e, in particolare, sulle malattie infettive.

    Il tutto senza stracciarci le vesti, con prudenza ma anche senza farci travolgere dall’isteria o da ipotesi complottiste.

    Come sempre: ci vuole sempre “più Europa”, non “meno Europa”.
    In questo caso, poi, ci vuole “umanità”, più guardo cioè “globale”, più “politica globale”.

    • Che persino una cosa seria come il Coronavirus debba diventare l’occasione per promuovere uno spot pro-Europa e “noi europei” e’ deprimente. Al momento attuale “noi italiani” abbiamo isolato il ceppo malefico, perche’ in fondo siamo uno scombinato insieme (non un popolo) di artisti geniali. L’intelligenza in noi non ha mai fatto difetto. Ora stiamo a vedere se qualcun altro se ne prendera’ il merito, ovvero si comprera’ il brevetto, di solito finisce cosi’.

    • Sì, caro Piero, anche in via Paolo Sarpi, nel quartiere cinese di Milano, sono preoccupati, anche se si passeggia tranquillamente, anche perchè il lungo viale è diventato un bel viale, e ci sono anche bei negozi, non solo cineserie da due soldi. Ci passo di frequente e si mangiano degli stuzzichini buoni, anche al volo, passeggiando; pure italiani degli uffici di Microsoft, e vie adiacenti si fermano ad assaggiare i loro piattini incartati, vengono a farsi lo spuntino nella pausa pranzo. Poi, quando a Crema c’è la nebbia, o quella nebbiolina persistente con il cielo bianco sporco, quel tempo deprimente che spesso d’inverno è il nostro paesaggio metereologico, a Milano c’è il sole – quasi sempre – con almeno due gradi in più. A Milano c’è una Cina proprio vicina, come dicevano i lottacontinuisti, ma non la rivoluzione culturale di Mao, e altro dello stupidario della sinistra radicale: sono i cinesi che hanno fatto fagotto e a frotte sono arrivati; e cribbio, sono ovunque, tanti anche nella zona della stazione Centrale. Sono tutti cinesi? Boh.

    • Caro Piero, grazie per aver compreso il senso del mio testo. E il primo passo verso la realizzazione di un vaccino, in buona parte merito della ricerca italiana, aiuta ad andare nel senso da te indicato.

  • Prima i giumenti e i presti veltri assalse,
    Poi le schiere a ferir prese, vibrando
    Le mortifere punte; onde per tutto
    Degli esanimi corpi ardean le pire.
    Nove giorni volâr pel campo acheo
    Le divine quadrella.

    Chiaro ora?
    Il problema è che loro Achei vivevano forzatamente in modo malsano per far la guerra mondiale dell’epoca, e furono preda di una zoonosi. Noi per goderci una pace almeno storicamente rara abbiamo ricreato le stesse condizioni!
    Chiaro ora?
    Passiamo a un altro classico della narrativa dotta: Promessi sposi e loro cronaca parallela.Ho i documenti, ma credetemi sulla parola: la peste fu debellata, paradossalmente, aprendo i lazzaretti e lasciando scappare i confinati verso le campagne, cioè sanificando l’ambiente.
    Chiaro ora?.
    Pettenkofer, centro bavarese di Lichtenheim, nel 1818 sgominò il colera senza conoscerne la causa, semplicemente con provvedimenti urbanistici.
    E ripeto ancora quindi, non attecchisce animalaccio che sia se le condizioni di vita sono sane, e le nostre non sono tali.
    Certo, vero quello che tutti avete detto, vero che lo si può isolare, vero che le forze armate hanno studiato le possibili rotte di diffusione e sono i più validi alleati dei corpi sanitari e dei cittadini del mondo, vero che il malanno non è poi così devastante, vero che come ho detto dopo un po’ vira verso una forma meno aggressiva, spontaneamente. E quello dopo, e quello dopo ancora, se le condizioni restano le stesse?
    Facciamo qualcosa per diffondere questa semplice verità?
    Scusate l’enfasi, ma era già tutto previsto, e lo sarà il resto se non ci diamo una raddrizzata.

    • Non so, Adriano, quale sia l’entità del rischio di un contagio, in Africa, tra un milione e passa di cinesi e un miliardo e passa di africani. Non sono un medico come te, per cui mi astengo dal valutarlo, come ho già ben specificato e chiarito. Mi fa piacere che questa ipotesi sia considerata poco attendibile. Sono il primo a esserne contento. Grazie della rassicurazione. Per cui, è inutile girarci intorno, tra la retorica dell’allarmismo e la retorica dell’anti-allarmismo. Se non succederà, ottimo, chiuso il discorso. Tutti bei contenti. Se invece succederà, amen. Ho già detto di essere fatalista. Evidentemente, visto che di Spallanzani in Africa ne vedo pochi e posto che via mare e via terra non siamo palesemente in grado di controllare i flussi migratori clandestini, non potremo che beccarci quello che ci arriva. Con Zingaretti che, come oggi, ci dice tutto OK, ridacchiando come al solito. Questo è il punto, molto semplice. Tutto qui. A meno che, dopo il vaccino, si scopra anche un modo per vaccinare chi non si vede, chi non si incontra e chi non si conosce. Magari riscopriamo il valore della preghiera.

  • Se si diffondesse un’epidemia in Africa è ovvio che chi è contrario all’immigrazione avrà un argomento in più. Ovvio che si invocherebbero provvedimenti ecc.. Ma, allo stato dei fatti, perché evocare fantasmi e alimentare una psicosi che già ha raggiunto livelli grotteschi? Credo sarebbe più responsabile rassicurare la gente, riportando i fatti alle loro proporzioni reali. Tutto può succedere, ma perché soffiare sul fuoco del panico collettivo? È un gioco pericoloso.
    Per un eventuale vaccino, credo che, nonostante i “ritmi febbrili”, occorra parecchio tempo per completare ricerche, preparazioni, sperimentazioni, produzione, distribuzione. Potrebbe arrivare quando il coronavirus sarà già passato.

  • Insomma Pietro, stai preoccupando tutti, o quasi, per niente, o quasi.

    • Ma no, questa epidemia è seria, ma è solo un evento sentinella di quanto può accadere di peggio! Giuysto comnbattere quella in corso con tutte le forze, anche per affinare le tecniche di isolamento, ma la risposta vera è nel telelavoro e urbanistica a blocchi.

    • Peccato, Ivano, mi sarò espresso poco chiaramente. Oppure, non saprei. Succede. Nessun problema.

  • “ come reagirebbe quella parte di italiani che fa della tolleranza, della solidarietà, delle frontiere sempre aperte verso stranieri, immigrati e clandestini ?”
    Probabilmente, alcuni di loro andrebbero sul posto, in Africa, per tentare di contenere la malattia ed aiutare le popolazioni colpite. Come fecero, con successo, quando l’Ebola scoppiò in Liberia, Ghinea e Sierra Leone e come stanno continuando a fare nel nord del Congo. Sono gli stessi medici buonisti che organizzano i salvataggi in mare.

    • Ottimo cara amica, e non credo che l’Africa si lasci sopraffare dalla bestiolina nuova proprio perché si sono allenati con ben altro avversario! Noto alla storia di Ebola che quei medici portatori di soccorso ebbero la prima difficoltà nel riuscire a entrare nei villaggi infetti, in quanto quei popoli del Congo, che ben conoscevano il flagello, erano allenati ad autoisolarsi, chiuder le porte fino a cesssazione della virulenza! Questo è ciò che dobbiamo attendere anche per il nuovo virus, ma è un puro caso che fino ad ora siano comparsi uno per volta. Se in futuro saranno deu o tre contemporaneamente, ognuno coi suoi diversi ritmi, a far la comparsa, ci dibatteremo inutilmente nella strategia del vaccino? E allora insisto fino alla noia, siamo noi col nostro stile di vita a essere aggredibili, non il virus cattivo a volerci attaccare, siamo noi chi gli offriamo il fianco!

    • Ammiriamo tutti, credo, chi va a contrastare certe epidemie in Africa.
      Ovviamente, mi riferivo invece alla mentalità di chi, standosene in Italia, si troverebbe a dover prendere posizione, in un senso oppure in un altro, scegliendo tra chiusura e rigetto (ammesso che siano ancora possibili) e accoglienza a braccia aperte, rispetto a un contagio significativo sul nostro territorio nazionale, portato da flussi migratori clandestini e quindi, evidentemente, non controllabili in termini sanitari.
      Ma pare che il problema non esista, per cui possiamo star tranquilli.

  • Il Ministero dell’Università ha mandato ai docenti la seguente comunicazione, proveniente dal Ministero della salute:

    “Il 31 dicembre 2019 la Cina ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un
    cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota, poi identificata come un nuovo coronavirus, nella città di
    Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. I casi si sono verificati nella larghissima maggioranza nella
    Repubblica popolare cinese. Pochi casi sono stati segnalati in altri paesi, inclusa l’Italia, in gran parte in
    soggetti provenienti negli ultimi 14 giorni dalle zone colpite.
    La via di trasmissione più frequentemente riportata è quella a seguito di contatti stretti e prolungati
    da persona a persona. Ulteriori studi sono in corso.
    I sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie. Le informazioni
    attualmente disponibili suggeriscono che il virus possa causare sia una forma lieve, simil-influenzale, che
    una forma più grave di malattia.
    Come riportato dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie, la probabilità di osservare casi a
    seguito di trasmissione interumana all’interno dell’Unione Europea è stimata da molto bassa a bassa…”

    ecc.ecc.

    Per quanto vengano poi fornite indicazioni sulle cautele da adottare in certi casi con studenti provenienti dalla provincia di Hubei, non mi pare vi sia una reale ‘emergenza sanitaria’.

  • Per chi conferisse col signor Cadè. Qualcuno dovrebbe fargli notare, semplicemente, le precauzioni e il protocollo previsto per i sessanta connazionali rimpatriati oggi. Le misure sono rigidissime e non vorrei, anche psicologicamente, essere nei loro panni. Oltretutto meno uno, trovato in stato febbrile, abbandonato in Cina.
    Un infettivologo di fama non fa che ripetere in televisione, ma è uno che difende i vaccini e smonta tutte le fake in circolazione, e potrebbe anche per questo non piacere, che il tema va trattato con equilibrio, nè sopravvalutandolo nè sottovalutandolo, ma esiste. A significare che finchè il virus è controllato e circoscritto altrove non rappresenta un grosso pericolo, ma, vedi le precauzioni di prima, se entrasse in Italia lo sarebbe. Del resto basta vedere le misure eccezionali adottate dove si è sviluppato. Poi è ovvio che andare in giro ora con la mascherina o disertare le varie Chinatown è una cazzata.

    • O far scendere dal bus Cuneo-Torino la passeggera cinese un crimine contro la dignità umana in senso generale (anche questo diffuso, mitigato dai media, ma poi confermato dalle autorità regionali Piemonte). Io, ribadisco, consideriamole prove generali, ma gli addestramenti facciamoli bene, per quando il peggio arriverà, con o senza corona. Salvo che non cambiamo urbanistica e stile di vita… ci credete voi?Se poi come tanti vogliamo dire che nemmeno quella è la fine del mondo… mbè, io a veder la gente star male ci soffro, e ormai quasi un cinquantennio di confidenza con la sofferenza non mi ha vaccinato contro questa debolezza d’animo, visto che il problema è un crimine di stupidità.

    • Far scendere dal bus la passeggera cinese è un’idiozia, caro Adtriano. I media comunque hanno le loro belle responsabilità, sono loro la fabbrica di fake-news. Il coronavirus è in circolazione da prima di Natale, abbiamo presente quanti potenziali infetti ci sono passati sotto il naso nel frattempo? Migliaia. I Cinesi stanno facendo il massimo, non c’è dubbio, altrimenti il contagio sarebbe ben più vasto con gravissime ripercussioni sulla Borsa, che già ci sono. La Cina, infatti, non mi preoccupa affatto, al contrario dell’Africa che è una polveriera.
      Ma se sarà destino … inshallah!

  • Rita in questo ha ragione Livio: è un bravo cucciolotto questo virus, ha ucciso in modo allarmante fin quando non si è capito che era un prodotto nuovo di madre natura (che i suoi anticorpi li ha anche lei, e come!), ma con una buona assistenza respiratoria non produce un’ecatombe, anche se vale il principio che quando ci tocca da vicino il fatalismo cede le armi alla disperazione.
    Il problema vero è che il bipede glabro e ingordo che infesta la terra non si augura che la lezione ci serva a cambiare stile di vita, ma con rammarico teme tale eventualità, e allora, concedetemi di parafrasare:
    “uomo salvato mezzo infettato”.

  • Caro Adriano, come ben sai noi donne siamo più machiavelliche (noi veniamo da Venere e voi da Marte), forse godendo di una maggiore interazione tra l’emisfero cerebrale destro e il sinistro. Tutto è possibile e come ho già detto non si saprà mai da dov’è uscita questa nuova mutazione di Coronavirus. Fatico tuttavia a credere al “prodotto nuovo di madre natura” che si manifesta non in un punto qualsiasi del pianeta bensì a Wuhan dove, guarda caso, c’è il più grande laboratorio militare di biosicurezza (livello 4!!!) della Cina. Concordo sul fatto che diffonda solo una “grave influenza”, ma converrai che l’impatto mediatico, economico, sociale dell’epidemia è enorme. La Cina perderà 2 punti di Pil e l’Europa subirà gravi perdite commerciali. Sarà un caso anche questo. Diceva la sagace Agatha Christie che «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

    • Salvo sorprese, questo virus farà probabilmente meno morti di una banale influenza. In compenso ha avuto drammatici effetti economici. Questo non è dipeso dal potere intrinseco del virus ma dal potere che un certo tipo di informazione, di retorica mediatica, gli ha conferito. Si potrebbe pensare che a qualcuno questo abbia fatto comodo, ma entreremmo nel campo dei complottismi e gli intellettuali del blog si indignerebbero.

    • Vi invito a dare un’occhiata alla stampa estera e a scoprire che, a differenza di quello che accade per i giornali italiani, nei quali il Coronavirus cannibalizza tutte le prime pagine, i giornali stranieri danno molta meno importanza alle notizie riguardanti questa emergenza sanitaria.
      Distinti saluti.

  • Caro Achille, noi siamo stati anche gli unici scemi d’Europa che hanno stoppato per sei mesi i voli da e per la Cina, incuranti del fatto che i turisti cinesi muovono risorse impressionanti (il totalitarismo comunista evidentemente produce benessere e ricchezza, non mangia i bambini). L’anno scorso abbiamo avuto 5 milioni di presenze, tanto per fare un esempio, la maggioranza delle quali si è fiondata su Milano e la Lombardia acquistando beni di ogni genere. Ma purtroppo abbiamo un governo che vive di rinvii e demagogia, quando invece dovrebbero metterlo a pane e acqua.

    • Secondo il signor Achille Mainetti il “Coronavirus” cannibalizza tutte le prime pagine dei giornali italiani. Credo che vista la situazione, oltre i soliti “distinti saluti”, forse dovrebbe scrivere anche: mi scuso, ci sono dei problemi sorti che ho “gobbato”; colpa dell’èlite giornalistica italiana, pensavo. Insomma: li ho presi sottogamba. Capita a tutti, non solo a noi sovranisti. Mi darò addosso una vangata d’acqua gelida. E ora va bene: distinti saluti: questo lo può scrivere, senza problemi e sentirsi liberato. Stia bene.

    • Confermo quanto scritto il 4 Febbraio. Stia bene anche lei.

  • I laboratori di tutto il mondo si stanno dando un gran daffare per trovare un vaccino che debelli il Coronavirus. Potrebbe essere un modo. Ma, senza polemica, perchè i detrattori dei vaccini tout court di Cremascolta non insorgono? Perchè se mai si trovasse, molto probabilmente la profilassi potrebbe diventare obbligatoria, almeno nei paesi a rischio. Ve lo immaginate? Guariti dal virus ma tutti probabili esposti all’autismo e altre gravità. Poi sarebbe possibile vaccinare chi crede che il Coronavirus colpisca solo le famiglie reali ed essendo un retrovirus (?) solo gli omosessuali? Le battute finali non sono mie, le ho copiate.

    • Questa è una buona occasione per meditare, come già chiarito, che le vaccinazioni le facciamo decine di volte al mese,naturali, con virus che ci arrivano già attenuati, naturalmente, e così sarà anche con questo, quando muterà.

  • Incuranti del fatto che il virus può giocare al rimbalzo da tutte le altre frontiere…

    • Adriano, lo chiedo a te che sei uomo di scienza: non sarebbe razionale, fin quando non avremo un vaccino contro il corona-virus e potremo obbligare otto miliardi di persone a vaccinarsi, cominciare con lo sterminare tutti i pangolini, i pipistrelli e i serpenti? E chissà quali terribili virus trasportano altri animali… Intanto, come profilassi, io eliminerei piccioni e piccioncini, nonostante San Valentino.

    • So che può sembrare una proposta strana. Ma sto facendo una massiccia cura di progresterone, un ormone che ti induce a ragionare come un progressista. In sostanza diventi un idiota, ma in compenso ti integri meglio nella società.

  • Adriano, per non smentirmi: non trovi geniale……o spiritosissima la trovata del signor Cadè?

  • Mah, non vedo il nesso … e quali sarebbero i Paesi “a rischio” Coronavirus, o Ebola, o Hiv? Dove non ci sono serpenti, pipistrelli, e animali in via di estinzione? Ce ne saranno altri. Neppure zanzare-tigre, zecche da meningococco e altri animaletti letali in Italia s’erano mai visti ma adesso ci sono a causa della mobilità estrema da globalizzazione. Una buona proposta potrebbe essere invece, tanto per incominciare, quella di eliminare dalla faccia della Terra i laboratori dove si manipolano i virus esistenti in natura per trarne armi da guerra batteriologica. Ce ne sono in tutti i continenti, nessuno escluso.
    Stiamo qui a disquisire sulla libera vendita di pistole e fucili, e poi le armi letali di massa sono “benedette” perché favoriscono la ricerca? O, almeno, così si racconta. Il problema è che l’uomo deve già fronteggiare le modificazioni che avvengono in Natura, non ha la forza di respingere anche le minacce create in laboratorio che sono ben più pericolose di quelle “naturali”, non avendo il nostro corpo materialmente il tempo di sviluppare le opportune difese immunitarie. Hai voglia a fabbricare vaccini … così Big Pharma si frega le mani … come ne fai uno, ne serve subito un altro. Ormai questa civiltà schizofrenica è giunta al “fago tuto mi”: prima creo il mostro, poi il mostro che mangia il mostro, e via di questo passo. L’uomo, è il problema.

  • Progresterone è ?!
    In effetti davvero spiritosa, azzeccata e graffiante. Senz’altro apre al meglio il CDQ ©2020 !!!
    In modo ……sordonico direi: oddio, per nulla ” di sinistra”, ma davvero assai bella!

    • Franco, questo mi stupisce perché in realtà il progresterone dovrebbe portarti a ragionare come uno di sinistra (cioè come un intellettuale). Forse devo aumentare le dosi.

  • Evidentemente il signor Cade’ é un dis-integrato. Ci racconti un po’ perché. Ci racconti se ha avuto un’infanzia difficile, domanda tempo fa rivolta al sottoscritto, o se sta avendo una senilità problematica. E come ci si sente a sentirsi strano. Perché il tema potrebbe avere interessanti sviluppi. Perché non ci regala uno dei suoi domenicali di un tempo? Non sto scherzando. Francesco, progresterone né di destra né di sinistra? Parliamone. Perché é difficle fare una sintesi di casa significhi essere progressita. Comunque di primo acchito il cazzeggio é sembrato di qualità anche a me. Poi pensandoci…

  • Essere progressisti significa non capire nulla né della storia recente, né dell’uomo moderno, né del mondo attuale. Ma è un prezzo che pago volentieri se così posso diventare anch’io un intellettuale.

    • “Progresterone” è una trovata geniale. Complimenti, dovresti venderne il brevetto. Noto tuttavia che gran parte di quanti assumono dosi massicce di progresterone sono tutto e il contrario di tutto fuorché intellettuali. Non so chi possano essere oggi gli intellettuali, visto il deserto planetario della cultura e la sua socializzazione coatta, che certo non le giova. Oggi l’uomo colto, il sapiente, il filosofo, non ci sono più. La mission platonica di “uscire dalla caverna” può dirsi conclusa. Anche l’erudito viene usato indiscriminatamente a fini demagogici e di potere, sarà mica questa la cultura …..

  • Interessante, ma molto duscutibile. In tutti i casi Lei é un intellettuale. Non faccia il modesto.

  • Non ricominci a offendere. Intellettuale sarà Lei. In ogni caso, non c’entra nulla con questo post.

  • Ci siamo? Castiglione d’Adda, Codogno, già mi immagino le due cittadine vuote, nonostante il mercato di stamattina. Niente isterie, certamente, ma qualche preoccupazione, nonostante i minimizzatori anche di questo blog, potrebbe interessare anche noi. Il resto lo stanno raccontando i media da stamattina. Inutile ripetere quello che già dicono i giornali.

  • Che “ci siamo”, caro Ivano, mi sembra evidente.
    Non sappiamo “quanto” ci siamo. Lo capiremo presto.
    In realtà, non sappiamo nemmeno chi sia stato il “paziente zero”, viste le notizie contrastanti dell’ultima ora.
    Ormai, la provenienza, l’etnia o la regolarità della presenza in Italia di questo primo diffusore contano molto meno della effettiva tracciabilità dei suoi contatti. Purtroppo, dopo la grave sottovalutazione dei tempi di incubazione di questo virus, sarà un’impresa quasi impossibile.
    Vedremo quel che ci aspetta già dai prossimi giorni.
    Intanto, come sempre in questi casi, quando c’è di mezzo la pelle, la gente bussa alla scienza e non ai dulcamara. Il problema è che, per ora, nessuno ha risposta, soluzione.

    • Mah! … il “paziente zero” potrebbe essere chiunque. Ormai è chiara, mi sembra, la presenza di “untori” inconsapevoli e totalmente asintomatici che non hanno mai visto la Cina. Basta dunque andare al supermercato, prendere un autobus o un treno, andare al bar … e il gioco è fatto. Già ieri pomeriggio in via Mazzini circolavano persone con la mascherina, ma quel che è certo è che non si potrà stare in casa per sempre. Per me, che sono convinta della “innaturalità” del virus, è la dimostrazione che quando l’uomo si spinge oltre i suoi limiti accadono disastri inimmaginabili.

    • Sono d’accordo, Rita, perché ormai i vari focolai sono tutti italiani e il collegamento causale con la Cina esiste ancora ma sempre di più i numeri del contagio stanno prescindendo da quel primo “nesso eziologico” e da quella fonte originaria.
      Sull’uomo che si spinge oltre i suoi limiti, ha già detto tutto Eschilo col suo Prometeo. Anche se, a mio modesto avviso, questa eterna vicenda potrebbe far propendere, ogni tanto, non per gli dei ma anche, in certi casi, per la nostra titanica, umana natura. Insomma, vecchia storia, e però sempre attuale.
      Che i virus abbiano notevoli probabilità di sopravviverci, è questione non di “se” ma di “quando”, proprio in termini scientifici.
      Intanto, però, cerchiamo di salvare la pelle.
      A casa o, meglio ancora, in apertissima, perdutissima campagna.
      Homo homini virus.

    • Si, Pietro, anch’io sono convinta della “nostra titanica, umana natura”. Una potenza incognita che sarà riscoperta probabilmente al “prossimo giro” perché in questo, l’ultimo, siamo messi piuttosto male. Volendo vedere tuttavia il bicchiere mezzo pieno spero che l’emergenza Coronavirus (o “vairus”, come dice il nostro ministro degli esteri, che studia lingue straniere) faccia riflettere sul globalismo che da economico-commerciale è diventato virologico-sanitario, non portando tra l’altro le ricchezze promesse.
      La openness cosmopolitica tanto elogiata dal pensiero unico con i suoi porti e porte aperti, aeroporti aperti, tutto aperto, si sta mostrando per quello che è: una stronzata galattica. Ora che ci toccherà evitare i luoghi affollati e magari dovremo stare chiusi in casa, cogliamo l’occasione per riflettere sull’elogio aristotelico dell’“oros”, il “confine”, che non è un muro che esclude bensì una barriera che protegge. Oggi, dal contagio.

    • Siamo solo agli inizi.
      Chissà, Rita, che cosa sta succedendo nella testa (o nel cuore, magari altrove) degli oppositori ai “muri”, dei facitori di “ponti”, dei propugnatori delle “braccia aperte”.
      Lo ripeto a scanso di ulteriori equivoci: non parlo degli eroi che vanno Outremer e che pongono la loro stessa vita al servizio degli ultimi, nei fatti e con l’esempio. Parlo di quelli che qui da noi predicano ospitalità, accoglienza e solidarietà rimpannucciati a casa loro, nei discorsi e con le parole. Perché adesso, mai come adesso, il Vangelo è Vangelo, Gesù è Gesù, Lazzaro è Lazzaro, il Buon Samaritano è il Buon Samaritano, le sette (più sette) opere di Carità o Misericordia sono quelle che sappiamo. Come, per esempio, alloggiare i pellegrini, anche quelli affetti da Coronavirus, visitare gli infermi, anche quelli colpiti da Coronavirus, e via dicendo, perché tutto in queste locuzioni e fonti testuali è chiaro, preciso, evidente. Evangelico.
      Già, chissà che cosa sta succedendo nella testa (o nel cuore, magari altrove) di chi non dovrebbe avere dubbi o indecisioni in proposito, dopo tanto precedente argomentare, quando non era questione di salvare la propria pelle e quella dei propri cari ma solo di apparire come i buoni e i giusti.
      Tu parli di “muri”, Rita. Ma quella coerenza vorrebbe che si facessero “ponti” anche ai contagiati. Ai nostri poveri fratelli contagiati. E non preoccuparsi di chiuder frontiere e tener quarantene e far isolamenti. Ma dar loro il benvenuto e gioire tutti insieme della comune sventura, vissuta con amor del prossimo e fraterna letizia.
      Se persino Lui, che era Lui, baciò i lebbrosi e carezzò la lebbra, con che coraggio noi semplici mortali potremmo pretendere di indossare mascherine davanti al COVID-19 di un nostro fratello cinese, codognese, santangiolino o, presto, africano?
      Eppure, in molti tacciono.
      È la prova del nove?

    • Di solito “quelli che predicano ospitalità” non invitano in casa propria a prendere un caffè neanche il vicino di casa. Conosciamo bene la genia dei predicatori, è una storia vecchia. Di sicuro i poveri cristi che sono stati infettati al bar o in giro per strada non hanno mai visto la Cina, di sicuro l’Italia ha il record di contagi in Europa, di sicuro la fiorente industria umanitaria e i suoi sostenitori mantengono le bocche cucite, di sicuro i media di regime che per settimane ci hanno maciullato i neuroni con notizie a raffica e servizi speciali sul Coronavirus (nessuno più di loro nel mondo) adesso sostengono che è tutto sotto controllo, di sicuro le istituzioni possono solo raccomandare ai cittadini di non farsi prendere dal panico, visto che al massimo possiamo incrociare le dita. E, certo, né le parole né la faccia di Speranza rassicurano gli animi.
      Conte non sospenderà Schengen ma tra non molto lo farà qualcun altro al posto suo. Saranno i cugini transalpini a tirare su il muro, ben sapendo che in Italia entrano ed escono a piacimento cani e porci. Nelle stazioni ferroviarie e nelle città i dormitori improvvisati non si contano ed è totalmente fuori controllo la massa umana allo sbando che manco sa cos’è una “misura igienica”. Ciò che conta, tuttavia, è dare del razzista a chi ormai da anni dice queste cose. Mentre ciò che preoccupa è che in Africa non si segnalino casi di Coronavirus. Tutto a posto.

  • Come siamo prevedibili. Era scontato che il Coronavirus prestasse il fianco ai tanti nazionalismi. Pur sapendone pochissimo già si arriva ai fanatismi da caccia all’untore. Pare che i due anziani in Veneto né venissero dalla Cina né da qualche crociera mordi e fuggi. Che poi la maggioranza di infettati e morti sia cinese non so fino a che punto si possa già dire che senza quelli questo non sarebbe successo. Certamente una diffusione a macchia di leopardo sarebbe difficile da spiegare e giustificare Anche se si inizia a parlare di diffusione autoctona del virus, magari di un virus sempre esistito anche da noi, che potrebbe crescere in tante parti del mondo incontrando una ambiente favorevole. O almeno questa sarebbe la mia interpretazione. Perchè con faciloneria verrebbe da dire così: che palle la globalizzazione, l’avidità dell’economia e finanza e tutti questi turisti che non conoscono casa loro, ma vogliono fregiarsi di chissà quale meta esotica. Ed è la reazione più facile, più di pancia, come per i fenomeni che hanno attraversato e avvelenato il dibattito politico di questi ultimi anni. Magari poi si scoprirà che il virus è scatenato dagli animali domestici che noi civili ci teniamo nelle case e che in determinate condizioni ambientali e climatiche, magari l’aumento della temperatura mondiale o inquinamento, anche a Codogno, non solo nelle grandi città, prolifera, magari arrivando a riconoscere che la localizzazione geografica è solo accidentale. Non per colpa di quegli incivili o primitivi dei cinesi che mangiano topi e serpenti e nelle gabbiette hanno i pipistrelli piuttosto dei canarini, quindi. In tutti i casi di prove certe ancora non ce ne sono, gli esperti dicono solo che probabilmente si tratta del passaggio da un animale selvatico all’uomo.
    I pipistrelli ci sono anche da noi, i pangolini no, ma alcuni serpenti sì. Allora cosa farebbe un nazionalista? In verità sapremmo se cani e gatti fossero probabili veicoli. Mi sbaglio? Ovviamente con l’auspicio per tutti i credo politici che la situazione si risolva in fretta. Siamo solo all’inizio ma già tutti preoccupati.

    P.S.: “In attesa che arrivino nuovi indizi, c’è chi torna sul “luogo del delitto” per fare un po’ di luce sull’identità del misterioso progenitore: i ricercatori della Banca dati cinese di Microbiologia hanno analizzato i campioni dei tessuti animali prelevati dal mercato di animali vivi di Wuhan, considerato il principale punto di partenza dell’infezione. Dei 585 campioni analizzati, 33 sono risultati positivi al coronavirus, “ Perchè non tutti? Sono state fatte in luoghi del mondo analisi atte ad escludere origini indigene?

    Adriano, potrebbe essere pensabile che la localizzazione geografica possa essere solo accidentale?

    • Come si evince dai commenti postati qui sopra dalla sottoscritta (è sufficiente saper leggere), io non ho parlato di “untori” bensì di “apprendisti stregoni istituzionali” incapaci di gestire qualsiasi emergenza, i quali hanno preferito concentrarsi su un presunto “rischio” di razzismo nei confronti dei cinesi che non sulle effettive probabilità di contagio. Pensando che la correttezza politica fosse la cosa più importante e che il nemico fosse il “razzismo” che esiste solo nella loro testa, costoro hanno sbeffeggiato la richiesta dei governatori di quattro Regioni del nord di mettere in isolamento per 14 giorni (il tempo d’incubazione del Coronavirus) i bambini (italiani e non) rientrati dalla Cina prima di farli tornare in classe. Si è preso del pirla da quel genio di Enrico Rossi, governatore di Regione Toscana, persino il virologo Roberto Burioni che raccomandava la quarantena OBBLIGATORIA (non facoltativa come quella di Conte & Speranza) per migliaia di cinesi in rientro a Prato dal capodanno lunare in madrepatria.
      Più ancora del virus, agli italiani fa paura ‘sta gente qua.
      Gente sbagliata messa nel posto sbagliato.

  • E pensate un po’ se fosse arrivato dall’Africa. Naturalmente per chi non sa leggere.

    • Arriverà, tranquillo.
      O, forse, è già qui.

  • Oltretutto credo che gli infettati in Italia siano persone che osservano le elementari norme igieniche.
    Non mi pare che si parli di ecatombe dei barboni di Stazione centrale di Milano.

    • Ma tu che ne sai di chi era stato al bar prima dei pensionati veneti, di cui uno è pure morto? Che ne sai di chi è entrato in ospedale o al pronto soccorso prima di te? Che ne sai di chi si siede sui sedili di treni, bus e metro, o di chi mette le mani sul carrello del supermercato? Ma soprattutto, che ne sai delle norme igieniche osservate dai tuoi simili? Niente di niente. Se poi chi dà disposizioni alla cittadinanza agisce a casaccio, non sapendo da che parte è girato, il gioco è fatto. Ma in fondo la vita è come un terno al lotto, o si vince o si perde.

  • Che ne sai tu? In tutti casi anch’io sono convinto che tutto avviene per caso. Comunque a me stanno più sui coglioni quelli che non hanno mai visto Firenze, ma devono vedere la muraglia cinese. Sempre se il contagio viene da lì.

    • Non ho affatto detto che le cose avvengano per caso, neanche l’ho mai pensato, ma che la vita sia un gioco creato altrove in cui noi siamo dei semplici giocatori che disputano una manciata di partite. Non credo neppure che la Cina abbia tutte le colpe (perche’ dovrebbero suicidarsi proprio nel momento d’oro della loro storia recente?) , ma questa e’ un’altra storia.

  • Al fine di inquadrare al meglio la bufera xche ci ha frastornato ieri l’altro, provenendo dalle lande lodigiane (già, con i lodigiani non c’è mai stata granchè sintonia!), allego un link, del quale mi sentirei di escludere la ….fakeggine, che mi pare quindi degno di attenzione: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/23/coronavirus-il-virologo-di-perri-fenomeno-banale-simile-allinfluenza-mortalita-legata-a-pazienti-anziani-con-patologie/5714626/
    La persona mi pare professionista compos sui, per nulla “ideologico” e del settore.
    Dai, sperem an bè!

    • Il problema è l’altissima contagiosità. Secondo fonti mediche cinesi, il virus potrebbe colpire circa i 2/3 della popolazione mondiale. Questa previsione è terribile, perché se la mortalità è effettivamente del 3% arriveremmo a circa 150 milioni di vittime (1.200.000 mila in Italia). Più ottimisticamente, io penso che il virus si indebolirà col passare del tempo. Ma io non sono un virologo… Certo, nelle prossime settimane mi sembra probabile un rapido aggravarsi della situazione.

    • Mi è appena arrivata l’ordinanza di Regione Liguria che blinda tutto fino al 2 marzo, accodandosi così alle regioni che hanno già chiuso i battenti, poi si vedrà. Ormai siamo tutti nella stessa barca e l’impressione è che nessuno sappia come il virus si propaghi. Stanno ancora cercando il “paziente zero”, e finché non lo trovano sarà difficile mettere a punto un antidoto.

    • Francesco, i giornali riportavano la notizia che la paziente “anziana” deceduta aveva 67 anni ! Proprio la mia età ! Anziana ?

  • Francesco, rientro adesso da una passeggiata lungo il Serio, molti incontri. Arrivati in città un certo stupore: il Museo chiuso, la messa a san Benedetto sospesa, bar semivuoti, pochissima gente in giro, parcheggi vuoti. Dal tuo link non parrebbe giustificato, di fatto la paura sta agendo.

  • Come si diceva, siamo solo agli inizi.
    Ipotizzare decessi in Italia sembrava “allarmistico”.
    Rileggere le uscite di stampa di poche settimane fa è molto istruttivo.
    Soprattutto quelle ad usum delphini.
    Magari per definire “sciacalli” chi non seguiva le indicazioni di scuderia.
    E pure, me lo si consenta, senza voler apparire troppo pignolo, troppo molesto, è molto istruttivo anche rileggere diversi commenti su questo blog.
    Poi ci siamo trovati il focolaio principale addirittura in Lombardia, oltretutto a Codogno, a due passi da Montodine, a tre passi da Crema.
    E oggi, non a caso, la notizia del decesso qui a Crema. E dove? Alle Baiose o alle Valdroghe? No. In ospedale. Nell’ospedale cittadino, dove i nostri medici e infermieri (ne conosco, come voi) si stanno preparando a una situazione molto difficile.
    I fatti non lasciano molto spazio a “scantonamenti dialettici”.
    Il punto è se le contromisure nazionali, regionali e, anche a Crema, municipali siano effettivamente efficaci e sufficienti oppure no.
    Tentare “alleggerimenti ottativi” potrebbe costar caro.
    Anche perché, diciamocelo chiaro, nessuno sa bene da dove il problema arrivi, in che cosa consista, come si possa risolvere, quando potrà essere eliminato. Non si sa, a ben vedere, proprio un bel niente.
    Intanto, che fare? Quarantena e forse, tra poco, coprifuoco. E, soprattutto, isolamento, blocco, chiusura per non facilitare il contagio.
    Il resto son sogni, fairy tales.
    Abbiamo una grande, importante opportunità per imparare.
    Tutto nella vita cambia, si sovverte, ci sorprende dall’oggi al domani.
    Le post-verità, le affabulazioni, gli esercizi d’apparenza cedono al reale, concreto, crudo avanzare dei fatti. Che son fatti scientifici, decisivi: si vive o si muore.
    Davvero un’occasione di apprendimento notevole. Guardiamoci intorno, come tutto può cambiare in uno, due giorni. Cose impensabili fino a poco fa.
    Che cosa possiamo imparare da tutto questo?
    Non sprechiamo questo momento di apprendimento.

    • ´Tutto nella vita cambia, si sovverte ..’ Più che a coloro che vogliono i porti e frontiere aperte, sto pensando a coloro che i porti e le frontiere chiuse le reclamano per gli altri ma non per se stessi. E provano ora l’esperienza di essere visti con sospetto e rifiutati nel sud del proprio paese e negli altri paesi europei.

  • Fai bene Pietro a rivangare vecchi commenti. Il 4 del mese corrente alle 11:21 qualcuno così scrisse:
    “Salvo sorprese, questo virus farà probabilmente meno morti di una banale influenza. In compenso ha avuto drammatici effetti economici. Questo non è dipeso dal potere intrinseco del virus ma dal potere che un certo tipo di informazione, di retorica mediatica, gli ha conferito. Si potrebbe pensare che a qualcuno questo abbia fatto comodo, ma entreremmo nel campo dei complottismi e gli intellettuali del blog si indignerebbero.”
    Questo signore oggi ha pubblicato un commento di tutt’altro spessore. Se il 4 febbraio avesse seguito i consigli di una vecchia zia forse non saremmo qui a ricordarlo. Quel commento intendo.

    • Qui nessuno è virologo e nessuno ha cognizione diretta del problema. Quanti sono realmente i contagiati? E quale sarà il reale tasso di letalità? Dobbiamo basarci sui dati forniti dai centri epidemiologici. La normale influenza stagionale contagia milioni di italiani ogni anno (quest’anno, finora, ha contagiato circa 6 milioni di persone) e ne uccide da 4.000 a 10.000 per complicanze varie. Il corona-virus, qui da noi, finora, non ha fatto quasi niente, a parte creare un enorme panico. Ma non si sa ancora come si comporterà. I dati sono provvisori e possono mutare rapidamente. Alcuni virologi minimizzano, altri sono più preoccupati. Se l’andamento fosse quello di una normale influenza, i provvedimenti presi sarebbero pura follia, delirio. Dunque, o è in corso una forma di isteria collettiva, oppure si preparano scenari drammatici. Io non so se la previsione che ho citato poc’anzi sia corretta (sul probabile numero di contagi e sulla probabile letalità), o se abbia ragione invece chi sdrammatizza. Ma, dati alla mano, penso che fin dall’inizio si sia scatenata una campagna mediatica che ha provocato un terrore irrazionale. Se Lei ha proiezioni sicure, le ascolterò con interesse. Però non dia a me anche la colpa di questa epidemia.

    • Natalina sei proprio sicura che chi reclama le frontiere per gli altri non le voglia per se stesso? In entrambe i casi caos e disordine generano caos e disordine, su questo non ci piove. Cambia poco se tocca te o a qualcun altro. Oggi l’Italia è il Paese più contagiato d’Europa e i controlli serrati alle frontiere sono sacrosanti. Indispensabili per evitare una diffusione senza freni. Altrettanto necessaria sarebbe la chiusura dei porti italiani, ma con l’attuale esecutivo giallo-fucsia anche il buon senso diventa una chimera.
      Ormai siamo al ridicolo: chiudiamo scuole e luoghi pubblici, e poi ammassiamo quotidianamente 200-300 individui di provenienza ignota in casermoni collettivi. Requisiamo caserme dismesse e vecchi ospedali per fare posto alla quarantena delle persone positive al tampone, che tra un po’ non sapremo più dove mettere, e poi ci carichiamo sul groppo anche il mantenimento dei clandestini.
      Solo una banda di dementi incompetenti può arrivare a simili estremi.
      Ciò che fa più rabbia, comunque, è la retorica un tanto al chilo.
      Ne è un esempio (per rimanere in zona) l'”iniziativa antirazzista” del Pd di Lodi che settimana scorsa invitava la cittadinanza al ristorante cinese per “sconfiggere i pregiudizi sul coronavirus” e oggi finge di non saperne niente. Hanno fatto sparire ogni traccia persino dalle pagine social, dove non solo non c’è più l’immagine di copertina ma neanche i relativi post peace & love. Tutti cancellati. Miserie umane.

    • Si Rita, sono proprio sicura. Sono rientrata da Crema in Belgio la settimana scorsa. Questo martedì saremmo stati invitati a cena ma ieri sera l’ospite mi chiama per dirmi gentilmente che la cena è annullata. Sono stupita ma capisco. Dopo poco, mi chiama altra invitata italiana, dichiarata oppositrice dell’attuale governo Conte : “non si fa di annullare una cena, è isterismo !” È solo una persona ma non penso sia l’unica. Di deficienti incompetenti, come dici tu, se ne trovano ovunque.

    • E’ successo anche a me, come credo a tanti altri, ma è giusto così.
      Si tratta di elementari norme igieniche: in caso di epidemia si evitano i contatti.
      Alcuni osservatori sostengono addirittura che l’Italia è andata nel panico dopo il “discorso alla nazione” sotto forma di conferenza stampa fatto da Conte due giorni fa. Metà del tempo il premier l’ha impiegato a incensare se stesso e il suo governo per aver preso misure eccezionali, e difatti siamo il Paese più infettato d’Europa. Un quarto del discorso è stato pura retorica e l’altro quarto un’accozzaglia di “si/no/non so e vedremo” (in perfetto “stile Giuseppi”) che ha fatto chiaramente intendere agli italiani che la politica non sa niente, non ha capito niente e naviga a vista, mentre i medici e gli operatori sanitari hanno scritto una lettera in cui lamentano di essere stati mandati in guerra con le pezze ai piedi. Una vecchia storia.
      Quello che ci vorrebbe in una situazione come questa è una voce sola, autorevole e affidabile. Vogliamo sentire poche disposizioni chiare, non parole al vento che cambiano verso ogni due ore. E’ normale che la popolazione vada nel panico in un clima di caos, o che non si fidi di chi non stima. Ho appena visto il mio vicino di casa andare a ritirare il secchio dell’umido fuori dal cancello munito di guanti, e non dubito che lo avrà disinfettato da cima a fondo una volta rientrato in casa. E’ troppo? Può darsi, ma in fondo chi lo sa.

  • No, caro Ivano, non era per “rivangare” che ho espresso un commento del genere, forse un po’ troppo accorato e magari bisognoso di più attenta rilettura, invece che fatto con stesura di getto, poco consona all’età e al relativo doveroso contegno.
    Dimentichiamo le parole. Soprattutto quelle trascorse. Anche perché nessuno di noi è veggente del futuro.
    Mi premeva, sia pure in modo forse più umanamente emotivo che intellettualmente rigoroso, esprimere la sensazione di straniamento provata nel percepire quanto le nostre certezze in taluni fondamenti ritenuti scontati e non discutibili possano in pochissimo tempo capovolgersi dando vita a modi di intendere il reale del tutto diversi.
    Ma non per recriminare o lamentare. Per imparare.
    Pochi giorni di consapevolezza su ciò che conta davvero e su ciò che è fuffa, potrebbero rimettere in discussione tutto un modello di sviluppo, anche culturale, basato sull’ammassamento metropolitano, sull’ipercinetismo logistico, sulla fruizione compulsiva intellettuale, sulla dimensione quantitativa dell’inurbamento, sull’elogio del nomadismo territoriale, sul compiacimento onnivoro culturale.
    Questa continua estroflessione attitudinale, da titolo di merito e plauso, potrebbe risultare motivo di debolezza, contagio, perdita.
    Non so che cosa potremmo imparare. Ma mi sembra che in questi momenti potremmo imparare più che in altri.

    • Scusa Pietro, ma non esageriamo, che c’entra il nomadismo territoriale? Che si fa una briscola al MCL di Castelnuovo piuttosto che il teatro di Carlo Cecchi a Brescia? Ma andiamo…..che il virus finisce di picchiare pure in testa….

    • Signor Martini, Lei ha ragione, si potrebbe imparare, ma non si faccia illusioni.

    • Grazie, Signor Cadè. Concedersi, almeno ogni tanto, un’illusione, alla mia età, fa male alla pressione ma bene allo spirito.

    • Credo, Marino, che la rilevanza negativa del nomadismo territoriale rispetto al contagio sia espressa, ad esempio (ma è solo un esempio), dalle parecchie centinaia di militi dei carabinieri, della polizia, della finanza, della Folgore e presto di altre armi e di altri corpi che in queste ore stanno bloccando tutto e tutti per impedire, per ora in un’area di “sole” cinquantamila persone, tra non molto in realtà territoriali e soprattutto urbane molto più estese, qualsiasi sconfinamento e peregrinazione, “teatri” e “briscole” comprese.
      Il modello di onnipotenza cinetica e di compulsività logistica a cui siamo abituati è incompatibile con le epidemie e con le patologie infettive.
      Sono il primo, come impenitente giramondo, a dispiacermene. Ma forse, come si diceva con Ivano, passata la fifa, riprenderà la giostra.

  • Pietro, credere che da tutto questo si possa imparare significherebbe mettere in discussione i massimi sistemi. E credo che sarà impossibile con la capacità dell’uomo di dimenticare il giorno dopo quello capito il giorno prima e mai metabolizzato. Passata questa ondata di panico, sperando che non mieta vittime da peste, tutti riprenderemo la nostra vita di tutti i giorni, contenti di riprendere le nostre abitudini. Altra storia sarebbe se questo Coronavirus provocasse un ecatombe mondiale. In questo caso, solo in questo, saremmo costretti a rimettere in discussione tutto, non perchè bravi, ma per necessità. E sarebbe altro panico.

    • Comprendo, Ivano, e forse hai ragione.
      Ma mi sembra, ed è un peccato, una visione del comportamento umano, ahimè, probabilmente realistica ma tale da negare le facoltà di apprendimento proprio nei casi in cui non solo “si dovrebbe” ma anche “converrebbe” imparare. Una visione sconfortante, anche in termini biologici, come specie prima ancora che come singoli individui. Soprattutto se applicata all’intera umanità. Però, a volte basta l’immagine di un mondo con più “vuoto” e meno “roba”, in senso generale e, forse, anche culturale (ci stanno arrivando decine di mail sulle sospensioni di questa o quella iniziativa, riunione, celebrazione, conviviale), per fermarsi un momento a “pensare”, frenando e rallentando, un poco almeno, l’eccesso di così tante frenetiche smanie e concitate insanie.
      Ma capisco che il discorso si allontana dai fatti correnti di cronaca e dai riscontri scientifici del momento, per cui mi limito a dire che “non buttare via il giorno dopo”, come dici tu, questa esperienza così importante, forse tra le più significative in Italia nel secondo dopoguerra, potrebbe consentire riflessioni e considerazioni tutt’altro che inutili e irrilevanti. Comunque, grazie per aver ripreso il tema.

    • Caro Pietro, chissà se anche stavolta non tutto il male verrà per nuocere.
      Di sicuro il primo commento di tutti è “che bella la città semideserta!!!”, segno evidente che in larghissima misura sogniamo il ritorno a una dimensione “umana” dell’esistenza. Una misura che ovviamente non appartiene ai giganteschi pollai urbani, né alla loro girandola di illusioni: prima ti do’ il becchime che ti piace tanto e poi ti tiro il collo. Anche no, grazie.

  • Credo che oltretutto normali norme igieniche avrebbero rallentato il propagarsi del virus. Appena preso il pane servito senza guanti e poi con le stesse mani maneggiare i soldi mi ha indotto appena uscito a buttarlo. Sarebbe bastato avere le palle per chiedere alla proprietaria di indossarlo, ma quello che sembrerebbe un atto di buona educazione, per non offendere, si rivela un comportamento di autolesionismo. Questa pratica vige in tanti piccoli negozi che verrebbe voglia da domani di rivolgersi solo a prodotti industriali che forse darebbero maggior garanzia igienica. Altro che negozi di vicinato. E questo è solo un piccolo esempio di comportamento che noi, così civili, altro che neri o zingari, osserviamo tutti i giorni, con starnuti, tossite a ruota libera o sputacchi di cui è disseminata la città. E’ così che i virus si trasmettono.

    • Stiamo vivendo il privilegio di una grande lezione, che dimenticheremo: ma lo vedete quanto è bella la città nella normalità che non avrebbe mai dovuto rinnegare? Ma lo capite che se tutto fosse rimasto normale nessuno avrebbe mai sentito parlare di coronavirus? Ecco, questo nuov/antico paradiso è a portata di mano, e noi nuovamente lo rifiuteremo.

  • Un uomo solo, uno che sa tutto, che prevede tutto e ha tutte le soluzioni. Un portavoce? Portavoce di chi? Degli uomini di scienza divisi anche loro? Dei politici? No,tutti lì ad incensarsi. Certamente non a rassicurare raccontando quanto messo in campo, magari con onestà, vista la confusione. Proposta: deleghiamo tutto a Salvini, che basta un’occhiata al virus e immediatamente lo incenerisce, non quella pappa molle di Conte. Mai come ora ci vuole un uomo solo al comando. Lo abbiamo già, basta volerlo tutti.

  • Quei geni della Lega propongono la chiusura delle frontiere. Lo faranno per proteggere gli altri paesi, essendo l’Italia il paese europeo più infettato. Grande prova di senso civico. Ironia della sorte sento anche che la Germania ( il Brennero è già chiuso ) e altri paesi europei metteranno in quarantena tutti i lavoratori che ritorneranno al lavoro se provenienti dal lombardo veneto. Antieuropeisti e autonomisti di queste regioni finalmente vedranno realizzato il loro sogno, se non a prezzo delle discriminazioni che noi abbiamo tentato verso i cinesi. Ognuno a casa sua.

    • Al netto dell’odio partigiano riservato al cattivone Salvini e agli imbecilli della Lega, nel caso in questione è l’Organizzazione Mondiale della Sanità a rimproverare il governo giallo-fucsia di avere agito in maniera inefficace contro l’epidemia perché la scelta di NON mettere in quarantena tutti coloro che arrivavano dalla Cina ci ha resi suscettibili a un virus non ancora completamente esplorato dalla cosiddetta “comunità scientifica”.
      In realtà, la sospensione dei voli dalla Cina (oltre all’enorme danno economico) ha creato solo un’illusoria parvenza di sicurezza. Nel frattempo i portatori del virus arrivavano da tutte le altre parti, via aria terra e mare. Chi si è spostato il mese scorso sa benissimo che i controlli erano inesistenti, bastava non arrivare da Wuhan e Pechino, e magari non tossire in faccia al doganiere, per passare inosservati.
      Una volta scappati i buoi dalla stalla, poi, ci si è rivolti a Bruxelles per avere un “piano europeo” di contenimento. Ma l’Europa non possiede i mezzi necessari per affrontare su larga scala questo tipo di emergenza. Ognuno fa per sé, come sempre. Superfluo a questo punto riflettere sul concetto di “Europa unita”, che, per la verità, unita non è mai stata, o cercare di capire perché la stampa europea ed internazionale ci chiede come mai l’Italia è il terzo Paese al mondo per casi di infezione. Boh! … ce lo chiediamo anche noi. Non s’è neppure ben capito da chi vengano le linee guida e a chi si debba credere. Zero autorevolezza. Random.

  • Credo sia abbastanza squallido buttarla in polemiche di partito o di campo politico. La tragica previsione che ho citato sopra viene dal professor Leung, dell’università di Hong Kong, presentato come uno dei massimi esperti di epidemiologia. Ora, se è vero che il virus potrebbe contagiare circa i 2/3 della popolazione mondiale e se è vero che la mortalità è circa del 3%, i conti son facili: avremo un’ecatombe, soprattutto di persone anziane o vecchie, già malate, immunodepresse. Secondo la stessa fonte, le misure di quarantena rallenteranno la diffusione ma non la impediranno.
    Se fosse così, prepariamoci a un radicale cambiamento della nostra vita, della nostra società, della nostra economia. Il punto è: sono realistiche quelle previsioni? Non potrebbe invece il virus perdere virulenza col passare delle settimane? Non potrebbe decrescere il suo tasso di letalità?
    Queste sono le domande alle quali bisognerebbe saper rispondere. Per alcuni esperti è una sindrome influenzale poco più pericolosa di quelle che affrontiamo ogni inverno. Per altri è una grave minaccia per il mondo intero.
    Io mi limito a seguire l’evoluzione dei fatti, dei dati, delle ipotesi, cercando di capire. Ma mi sembra per ora impossibile trarre conclusioni. Chi vivrà vedrà.

  • Non voglio innescare la solita polemica, e non so a chi è rivolta la prima parte del suo commento. I miei ultimi sono stati solo di reazione ad un intervento da dove la tirata politica é partita.

  • Che bella la città semideserta? Neanche un po’. Se il deserto fosse demografico lo sarebbe. Per me, viste le circostanze, é funerea. Deserta é bella in estate, non adesso parata a lutto.

  • Difficile dire se Crema sia più bella deserta o affollata, cara Rita, caro Ivano.
    Per me, è sempre la più bella città del mondo, con o senza gente in giro.
    Il Morbo passerà, come altri in precedenza. E Crema resterà ciò che è.
    Oggi, come spesso nei secoli, la nostra città è accerchiata, assediata. È un’isola di territorio con un sentimento storico dell’identità e del confine che a volte indispone gli impazienti prestiti di umanità transeunte e le superficiali temporaneità generazionali.
    Il Contagio ha preso il lodigiano, si è attestato nel cremonese, è comparso nel bergamasco e già ci insidia dal soncinese, lambendo la nostra Romanengo, come oggi si è saputo.
    Il problema è che, a tre mesi dalla sua comparsa, non sappiamo da dove venga, questo virus. Le speculazioni sulle origini zoologiche, più o meno fantasiose; sulle manipolazioni di laboratorio, più o meno perfide; sulle punizioni ecologico-divine, più o meno enciclicate, per non parlare di tutta la restante orchestra mediatica, non hanno sinora fondamenti di minima consistenza probatoria, forse neppure indiziaria. Ipotesi tante, riscontri scientifici zero.
    Anche il fatto che in Europa non si sia sviluppato un focolaio importante in una delle maggiori città (Parigi, Londra, Düsseldorf, Madrid, Milano, Barcellona, Berlino) ma addirittura a Codogno (sedicimila abitanti), induce ad altri interrogativi. Certo, il caso a volte regna sovrano. Ma qui pare proprio un sovrano (forse troppo) assoluto. Insomma, sentire nominare in tutto il mondo come epicentro diffusivo europeo anche Casalpusterlengo (quindicimila abitanti) colpisce abbastanza. Senza nulla togliere all’importanza di queste due realtà e ai tanti amici codognesi e casalini.
    E poi altri dubbi, che prendono consistenza col passare dei giorni.
    Non sappiamo nulla riguardo all’origine, allo sviluppo, alla diffusione di questa epidemia.
    Oggi, ancora una volta, Crema è sotto accerchiamento, sotto assedio.
    Speriamo che quelli sinora considerati da molti come nostri punti di debolezza possano risultare elementi di difesa.

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