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MARINO PASINI

Salva te stesso, e spera nella Scienza

Save thyself, salva te stesso, era la dottrina suonata nel Vecchio Testamento, e una preghiera fissa dei quaccheri, scoraggiata, disapprovata (discountenanced) nel Nuovo Testamento. La frase è ricordata dallo scrittore inglese Thomas Hardy; in tutti i suoi romanzi, l’infezione del puritanesimo, della rigidità della morale religiosa condiziona l’agire dei  personaggi, il destino, è l’ombra lunga

Save thyself, salva te stesso, era la dottrina suonata nel Vecchio Testamento, e una preghiera fissa dei quaccheri, scoraggiata, disapprovata (discountenanced) nel Nuovo Testamento. La frase è ricordata dallo scrittore inglese Thomas Hardy; in tutti i suoi romanzi, l’infezione del puritanesimo, della rigidità della morale religiosa condiziona l’agire dei  personaggi, il destino, è l’ombra lunga delle storie raccontate, come il bellissimo “Jude the obscure”, Giuda l’oscuro (1893), forse il suo romanzo meno condizionato dalla scure puritana nel suo svolgersi doloroso, eppure,  il libro fu osteggiato, censurato, anche bruciato sulla pubblica piazza.

Salva te stesso, vien da dire, giustamente, e un prete importante, lombardo, è salito in ascensore sul tetto del Duomo di Milano cominciando così la preghiera: “O mia bella Madùnina….”. Se il momento non fosse grave…perdonate questo che sto per dire, ma l’immagine del prete lombardo sul tetto, mi è sembrato Totò, in una delle sue “maschere” in un film di Steno; la Madùnina, dubito, se mi è concesso dirlo che possa fare qualcosa contro il coronavirus.

Capisco la necessità, per molti, di chiedere aiuto, intercessione all’Onnipotente. E’ un bisogno umano, perchè siamo fragili, deboli, soprattutto nella difficoltà; e lo dimostra il fatto che le religioni proliferano, incluso le sotto-religioni, le sette, le chiese che si separano dalle chiese, i protestanti sposati accolti nelle chiese cattoliche ma senza bisogno di tornare alla castità, i preti cattolici che debbono restare casti nonostante le tentazioni, che non mancano. Gli atei devoti. I buddisti della domenica. Gli ortodossi più ortodossi in Israele. I sunniti, divisi al loro interno, e gli sciiti, i monaci, gli eremiti, i Testimoni di Geova con il borsello e l’immancabile cravatta, i “partigiani”  protestanti,  i valdesi del Piemonte che con coraggio hanno combattuto i nazifascisti. Si svuota una chiesa e se ne riempe un’altra. E le chiese, quasi tutte, vogliono o vorrebbero comandare, prendere il timone della società in cui vivono, influenzandola in qualche modo, a partire dall’educazione dei più piccoli. Ma torniamo al coronavirus.

In Corea del Sud, una setta ha disseminato l’infezione; poi, il suo capo si è inginocchiato chiedendo perdono. Fossi coreano lo avrei preso per il coppino, ma sarebbe stato inutile: i fanatici religiosi li si guarisce con difficoltà, anche se succede, come nel bel documentario dedicato alla setta di “Scientology”, di Alex Gibney (2015); forse il fanatismo delle religioni è più complicato debellarlo di qualunque virus, incluso il coronavirus.

in Germania duemila partecipanti di una setta o chiesa pentecostale, protestante, si è riunita, dal 17 al 24 febbraio per la sua venticinquesima riunione, una ogni anno, celebrando la “connessione – dei fedeli – con lo Spirito Santo”. Dove? Nel quartiere popolare di Bourtzwiller, a Mulhouse, Alto Reno. Fedeli accorsi da ogni dove, e poi tornati a casa, in Francia, Svizzera, perfino in Guayana. Ci fu chi consigliò il Consiglio pastorale della setta cercando di dissuaderli, con il coronavirus che  iniziava già a circolare, non solo in Cina; anche se, in Francia le ordinanze restrittive arrivarono giorni dopo la riunione, e la “connessione con lo Spirito Santo” parve ai fedeli un’esperienza e un dialogo “con il divino”, troppo importante per usare tatto, e pensare al rischio in corso, con senso di responsabilità. Quando si è scoperto che l’infezione aveva dilagato fra i partecipanti “alla connessione divina”, gli abitanti della zona, non aderenti alla setta, si sono  arrabbiati, anche insultando quei fedeli. Quasi sempre l’insulto lo disapprovo, perchè lo stile fa la persona, e l’urbanesimo ha fatto del rispetto, una delle sue qualità supreme, se non la più alta qualità, ma in certe situazioni, l’insulto scappa, e con ragione. Piuttosto che allo Spirito Santo, o alla Madùnina spero che i nostri medici, gli infermieri, i volontari riescano a tener botta, e sono loro i veri eroi di questa guerra; spero che la Scienza, non la religione, riesca a trovare una soluzione, perchè sarà la scienza non le religioni a portarci fuori da questa epidemia, e a salvare noi stessi.

MARINO PASINI

13 Mar 2020 in Attualità

11 commenti

Commenti

  • Come non essere d’accordo, caro Marino?
    Da bambino, battezzato, comunicato, cresimato, ho frequentato (con moderazione, invero, i miei genitori non mi hanno mai spinto più di tanto verso l’oratorio e la “dottrinetta”!) la parrocchia di San Pietro (avevo la chiesa davanti al portone di casa e dal balconcino mi affacciavo a vedere uscite di spose, battesimi, funerali, uscite di “messalta”) , poi, crescendo mi sono via via reso conto che quanto veniva predicato in chiesa, la domenica, veniva regolarmente disatteso, senza scandalo alcuno, nei fatti dell vita reale e che la “messa alla domenica”, magari “presa per i capelli” appena prima del “credo”, era solamente un’abitudine e serenamente, coerentemente ho smesso.
    Un riavvicinamento c’è stato nel periodo universitario con l’inizio di GS di don Giussani, prima e, soprattutto con quella strordinaria persona che era Don Agostino Cantoni, fiolosofo di straordinaria cultura e altrettanto straordinario cuore, che seguiva la FUCI cremasca.
    Poi, le mie frequentazioni con la Chiesa e la Religione Cattolica si sono definitivamente interrotte ed ho per avventura incrociato la mia vita (meglio, la nostra vita, mia e di mia moglie) con Robert Happe che ci ha fatto sperimentare tramite la meditazione il sacro di cui eravamo portatori in equilibrio tra mente razionale e cuore intuitivo.
    Il rapporto con il “divino” non doveva/poteva essere più mediato da alcuno, ma era affidato a me/noi stesso/i.
    Conseguente quindi che al di fuori di ogni contesto “fideistico”, la scienza veniva a assumere per la mia parte razionale (maschile) logica posizione predominante, illuminante senza mettersi in competizionecon il mio “femminile” e la sua capcità di sentire, intuire, col cuore l’altra …..”metà del mondo”.
    Se questo è il contesto , non sarà certo da tridui o giubulei che mi potrò aspettare di risolvere in positivo questa terribile temperie che stiamo affrontando, pur nei limiti dello scarsissimo senso civico che caratterizza (in negativo, purtroppo) gran parte degli Italiani, anche e soprattutto grazie alla generosità ed abnegazione che altrettando caratterizza (in positivo, in modo tanto positivo!) la parte sana (ops!) del Paese, operatori della Sanità Pubblica in primis, ai quali va il mio sentito, cordiale, commosso, riconoscimento e ringraziamento.
    E ricordiamocene, tangibilmente, come cittadini della Repubblica Democratica, quando questa “guerra” sarà finita!

  • E’ che non ce la si fa da sé.

  • Però Graziano, se io ho bisogno della carne non vado dal fruttivendolo. E non l’hanno capito tutti.

  • “Le prime sette apparizioni della Madonna a Medjugorje, avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981 sono vere. E’ una delle conclusioni della Relazione finale della Commissione Internazionale di inchiesta, istituita da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini sulla questione Medjugorje. “Nessuna origine demoniaca delle apparizioni e neanche manipolazioni” viene esposto in una trentina di pagine. Tra i punti trattati anche il rapporto tra i veggenti e il denaro.”
    Peccato che in questo periodo i devoti non potranno andarci. A meno che a distanza la Madonna non interceda comunque.

    • Il fatto è che “il capitano”, per una serie di concause, non ce l’ha fatta; perchè se no, con le sue pubbliche ostensionii di madonne e rosari, ci avrebbe pensato lui a risolvere in quattro e quattrottto!

  • Forse l’ho già scritto, ma ho sentito alla radio un vescovo affermare che è sbagliato chiudere le chiese, perché le preghiere collettive rinforzano le difese immunitarie. Ne emerge che anche la Chiesa attinge a nozioni scientifiche, ma che la gente non ci casca.
    In tutto ciò non ho nulla contro la fede, anzi, basta tuttavia che non si impicci di etica e di scienza.

  • No Graziano, forse ho sottovalutato, perchè si sa che la necessità aguzza l’ingegno.

  • Adriano, la fede ha sempre intaccato etica e scienza. La scienza magari meno. Anche se, piuttosto dei preservativi per proteggersi dall’Aids, era meglio la castità. No, meno un bel niente. Poi ogni tanto si accorge che per chi ha bisogno si deve fare anche qualcosa di concreto. Non regalare rosari, o esibirli.

    • Visto che Piero si è accorto che sono per un Dio in evoluzione, anche se non proprio come Mancuso, dico che c’è speranza di attualizzarsi anche per la fede. Del resto che la fede non possa interferire con le cose umane avrebbe dovuto essere chiaro già dai tempi in cui tanti innocenti son stati raggiunti dai nemici invasori e trucidati nei templi di Atena a cui chiedevano la protezione. Eppure Atena lo faceva un miracolo! Quello dello struzzo: la sua statua, il palladio chiudeva gli occhi per non vedere!

  • Quando il Neanderthal ha incontrato il Sapiens,
    la scienza era latitante

  • Nella mia corrispondenza con Tiziano Terzani, ci sono cinque sue lettere, due incorniciate, due consegnate in copia a sua moglie Angela Staude per la Fondazione Terzani, e una lettera da Bangkok dalla “Turtle House” (abitazione fra gli alberi, ora, credo demolita), lunga tre cartelle da lui dattiloscritte, l’altra via fax dal cargo La Spezia-Singapore. Se dovessero interessare, fatemi sapere.
    Terzani stava scrivendo “Un indovino mi disse”, una storia che poi divenne un grande successo di vendite. Allora, Terzani era conosciuto solo fra gli addetti ai lavori, come uno dei migliori “inviati” nel Sud-Est asiatico. Terzani, lo sentivo trasformato; era come si fosse in un certo senso stordito, e così coinvolto dalla spiritualità orientale, da vestirsi solo di bianco, farsi crescere una lunga barba, comportandosi, negli ultimi anni, come un asceta, un mezzo monaco. Terzani, dopo aver lavorato all’Olivetti, scritto per “Der Spiegel”, un settimanale tedesco, rimase a lungo un maestro laico per generazioni di cronisti, per le sue qualità, la generosità, l’umiltà (rara nell’ambiente giornalistico), lo scetticismo carico di curiosità ma sempre attento a non farsi impelagare troppo dal misticismo. Poi, ripensandoci, compresi, in ritardo, che avere una fede, qualunque fede, pure fatta in casa, individuale o collettiva, è un’esigenza insopprimibile per tante persone. Montanelli chiamava “pretini protestanti”, gli azionisti come Bobbio, Galante Garrone che volevano redimere gli italiani. Un impresa impossibile.Come picchiare la testa contro il muro.
    Ho fatto il chierichetto per sei anni, la prima Messa fu l’ultima in latino, alla “Chiesa delle Grazie”, del Campo di Marte. Sono stato ospite della Casa della povera gente di Spello, frequentato per una settimana Taizè in Borgogna, Francia; eppure, anche da bambino, ero per niente credente nell’aldilà, nell’Onnipotente. E le letture teologiche, Hans Kung; la storia coraggiosa di Dietrich Bonhoeffer; il “silenzio di Dio”, la sua sconfitta, come la chiama il teologo Sergio Quinzio; le “incazzature” del curato di campagna Bernanos, che avrebbe voluto prendere Dio e scuoterlo per dirgli: Dì qualcosa, come fai a restare indifferente di fronte al dolore del mondo? sono fra le mie letture favorite. Sono rimasto un ateo, per niente devoto, convinto che l’inferno esiste, già c’è sulla Terra, anche il purgatorio, mentre il paradiso per brevi momenti capita di viverlo, se si ha fortuna. E l’aldilà è una frottola. La medicina, la scienza sono, oggi, in prima linea. I medici, gli infermieri, i volontari rischiano la vita e si dannano; e c’è chi sale in ascensore sul tetto del Duomo a chiedere intercessione alla Madùnina, mostrando l’altro volto delle religioni, quello misero, anche ridicolo. Come è ben misero chi si appropria dei simboli religiosi per farne campagna elettorale (pur nella loro religione senza Dio), o con i “viaggi della speranza”, di cui scrive Mario Soldati. “Un viaggio a Lourdes”, lo scrittore curioso fra i malati e un pò distratto dalle cosce sode delle infermiere sul treno.
    E’ passato sotto silenzio, in Italia, un lungo articolo pubblicato sulla rivista “Esprit”, francese, di Michel Houllebecq, scrittore talentuoso e a cui la destra populista europea liscia spesso il pelo. Houllebecq è uno di quegli intellettuali pervasi da un cupo pessimismo, nostalgici della “tradizione”, dell’istituzione religiosa, che giudicano le chiese cattoliche e protestanti europee troppo molli, le funzioni religiose noiose, che non sono più capaci di attirare fedeli nel nostro mondo abbindolato dal consumismo. Così, ha trascorso una settimana fra i pentecostali, una setta del protestantesimo molto forte in America Latina, e ne è uscito entusiasta. Tanto calore umano, danze, canti, sorrisi, gente gioiosa, che hanno riscaldato il suo umore feroce e freddino.

    Ringrazio Francesco. Avevo titolato “disperando nella scienza”. Volevo piegare un verbo al mio “credo”; come se “disperare” fosse uno sperare doppio; ma la lingua italiana è roba seria, e si rischia di fare confusione, se la spiegazione, il verbo utilizzato non è quello giusto. Il consiglio correttivo di Francesco è stato quello giusto. Per cui speriamo, speriamo nella medicina e nella scienza, non “disperiamo”, ci mancherebbe. Se poi qualcuno vuole pregare, male non fa. Ma ci sono vite in ballo, e le preghiere non salvano, in realtà, la vita di nessuno.

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