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FRANCESCO TORRISI

Cose da “buffo stivale”!

Credo ormai tutti noi abbiamo piena contezza della situazione terribile, di collasso o quasi nella quale la Sanità pubblica (ospedali) riesce ancora a reggersi solamente grazie alla abnegazione , all’eroismo dei suoi operatori, medi e paramedici. Ma i “letti”, non si moltiplicano grazie all”eroismo” e da tempo ormai la solerte Giunta Lombarda (quella di “Milano

Credo ormai tutti noi abbiamo piena contezza della situazione terribile, di collasso o quasi nella quale la Sanità pubblica (ospedali) riesce ancora a reggersi solamente grazie alla abnegazione , all’eroismo dei suoi operatori, medi e paramedici.

Ma i “letti”, non si moltiplicano grazie all”eroismo” e da tempo ormai la solerte Giunta Lombarda (quella di “Milano che non si ferma”) sta progettando di adibire ad Ospedale per le emergenze un idoneo edificio esistente da …..”adattare” allo scopo.

Di “Sanità privata” in questo contesto non si parla e, francamente (ops!) è paradossale questa scomparsa dall’orizzonte di questa emergenza sanitaria.

In questo contesto, sono restato esterrefatto leggendo su “il Fatto Quotidiano” la notizia che riporto qui sotto (nota bene: Legnano è praticamente un’appendice, ops!, di Milano”:

“”La lettera dei sanitari di Legnano: “Sfruttate questa risorsa, pronta subito”
L’ipotesi di ripristinare il vecchio ospedale di Legnano è contenuta in una lettera inviata in mattinata ai vertici della Regione Lombardia e al commissario straordinario Guido Bertolaso. La firma in calce è di Riccardo Germani, di Adl Cobas Lombardia, che si è fatto portavoce degli operatori sanitari e dei suoi colleghi dello stesso ospedale di Legnano. Il cosiddetto “vecchio monoblocco” si trova a poca distanza dalla zona fiera e secondo chi ha redatto la missiva è in possesso di due padiglioni realizzati e predisposti 10 anni fa con tutte le attrezzature utili per l’emergenza Coronavirus. Nella lettera si legge che sono già disponibili camere attrezzate per l’ossigeno, una rianimazione e reparti di terapia intensiva che sono chiusi da tempo, “mentre resta aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi”. Per questo motivo, a sentire il personale del presidio sanitario alle porte di Milano – che sottolinea di non voler fare polemiche – si tratterebbe di “una soluzione immediata con l’investimento di meno risorse economiche” rispetto gli investimenti previsti per il progetto dell’ospedale nei padiglioni della Fiera. Quelle risorse, invece, “potrebbero essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario che servirebbe a gestire più di 500 posti letto che si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo“. Pertanto, si legge ancora nella missiva, “invitiamo a fare un sopralluogo, a verificare quanto stiamo asserendo sicuri di quanto affermiamo”.

“Forse Bertolaso non è a conoscenza della nostra struttura”
Il documento, che come detto è stato inviato al governatore Fontana, all’assessore al Welfare Giulio Gallera, al direttore generale della ASST Milano Ovest Fulvio Adinolfi e al Commissario straordinario Guido Bertolaso, si rivolge anche all’ex capo della protezione civile ai tempi di Silvio Berlusconi premier: “Sappiamo che la Regione ha chiesto di coordinare la possibilità di costruire un ospedale per pazienti di Covid 19 a Guido Bertolaso e che sta cercando di allestire, presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, nuovi posti letto. Probabilmente – si legge nella lettera – il commissario straordinario Bertolaso non è a conoscenza della presenza di una struttura che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti proprio qui vicino all’ex zona fiera” e che potrebbe essere “una risorsa per garantire immediatamente, centinaia e centinaia di nuovi posti letto” dedicati ai pazienti colpiti da Coronavirus. “Abbiamo una risorsa – è la chiusa della missiva – e ci aspettiamo che venga attivata per il bene comune di tutta la regione“.””

Credo che “il celeste” si …..”rigiri nella sua cella”!!!!

FRANCESCO TORRISI

18 Mar 2020 in Sanità

11 commenti

Commenti

  • Un respiratore può anche essere messo in un albergo a 2*, tanto chi mne ha bisogno non necessita nemmeno del bagno in camera, ma ci sono? Ripeto quello che ha detto mio figlio, ingegnere per la Nihon Kohden giapponese: non abbiamo più niente da vendere! Scorte esaurite, e allora geniaccio italiano: un respiratore è un mantice computerizzato: quanto ci vuole a taroccarlo e saltare le sperimentazioni? Se sono per strada e vedo qualcuno che soffoca posso tranquillamente aprirgli la trachea con un coltellino per ragioni di forza maggiore. Possible che il genio militare messo sotto pressione non riesca a produrre qualcosa?

  • Anche a me è arrivata, sul cellulare, la lettera dei sanitari di Legnano.
    Personalmente, non ho in mano elementi per dare una valutazione tecnica.
    Confido nella scelta oculata dei governanti della Lombardia (finora hanno dimostrato di avere colto bene la drammaticità della situazione che stiamo vivendo) e del consulente di rango, dott. Bertolaso.

  • Se il Celeste, caro Francesco, dovrebbe rigirarsi nella sua “cella” o camera o casafamiglia e smanacciare il cuscino per varie storie, anche “sanitarie” – tutte false naturalmente – e il sonno gli fatica a venire, al contrario della primavera incalzante, se proprio proprio dovessero aver ragione quei giudici e la cattiveria dei giornali, allora sì che dovrebbe, lui, il Celeste recitare il rosario chiedendo eventualmente perdono, e con lui, tutti coloro che l’hanno votato, più volte; e visto che adesso hanno tempo in tanti, i moltissimi elettori del Celeste potrebbero anzi dovrebbero recitarlo anche loro il rosario, non sventolarlo e basta. Ma tacciono, i suoi elettori. Oltre a ciò, ogni elettore suo, magari, potrebbe sganciare qualche palanca, ognuno suo elettore cacciare “il grano”, per i soldi buttati, il “mostro edilizio dei Sabbioni”: la scuola di Comunione e Liberazione. Si fa fatica a tenere aperte le scuole superiori per mancanza di studenti, e questi qui volevano inventarsi un’altro ammasso di studenti; da dove? Rubandoli alle scuole pubbliche. E con quali soldi? Soldi di tutti.

  • Sanità e scuola private. La Chiesa ha grosse responsabilità.

  • Io per come stanno andando le cose, come politica d’azione, non come risultati, mi sento ben governato. Su Legnano le risposte sono arivate. Perché i risultati non quadrino non lo so, perché anche i cittadini non si comportano poi così male! Se mi viene in mente un’ipotesi di contagio trascurata la metto nel blog dedicato in evidenza.

    • Metti nel blog anche i rider. Dal mio osservatorio è un via vai continuo di gente che fa jogging e di persone con il cane al guinzaglio. E se quest’ultimo almeno una volta al giorno ha le sue esigenze, i primi possono stare tranquillamente a casa propria. Facciano ginnastica sul tappeto del soggiorno! Mentre la situazione in generale da 3-4 giorni a questa parte è migliorata, non ci sono più assembramenti di cremaschi nel Parco del Fiume Serio, e questa è senz’altro una buona cosa.

  • vorrei sentire parlare deglio insegnanti in tv, sui social, alle finestre, con gli appla
    Quello di cui non si parla non esiste.
    Eppure sono tantissimi ragazzi che stanno sperimentando una scuola a distanza. Una didattica smart, un appuntamento con i compagni di scuola, con gli insegnanti, a distanza e insieme diretto e personalizzato.
    Fare insegnamento individualizzato da casa, permette a milioni di giovani di vivere ancora con la testa e il cuore e il senso di una comunità
    Non è possibile che nessuno parli degli insegnanti che devono rinnovare didattica e strumenti di lavoro.
    E allora un poco di retorica mi pare utile: vorrei sentire parlare di voi insegnanti in tv, sui social, alle finestre, con gli applausi; Il mio non vuole essere un pensiero gentile ma un pensiero indignato per la sottovalutazione pubblica, politica del vostro lavoro.
    L’uomo è un animale sociale e penso dovremmo ringraziare gli insegnanti che, spesso senza precedenti esperienze e competenze, ogni giorno raccolgono i loro studenti, nsegnano, costruiscono, danno un senso a clausure difficilissime per bambini e ragazzi.
    Mi scrivono alcuni insegnanti
    “Non riesco a pensare che a preparare lezioni, moduli di esercitazioni,rispondere alle mail; cerco di fare la mia parte sperando di essere efficace per i miei allievi”. E anche: “ La mattina videolezioni e il pomeriggio correzioni e preparazione di materiali digitali… la nostra categoria si rimbocca le maniche e gestisce continuamente l’emergenza anche in tempi non emergenziali”. Oppure: “Insegno alle elementari in un quartiere popolare e per i miei bambini devo organizzare le lezioni tenendo conto degli orari dei fratelli maggiori: dove c’è un computer solo bisogna dare la precedenza agli orari delle scuole medie o superiori, Comunque la didattica diventa davvero individualizzata. Alcune famiglie stanno scoppiando: le situazioni difficili diventano pesantissime in piccoli appartamenti quando non si può più contare su aiuti esterni e questo mi viene raccontato durante le videolezioni”.

  • Ottimo commento il tuo Anna!
    Presi come siamo dalla cronaca (e dalla paura!) del contagio, ci facciamo “prendere la mano” dalla “Sanità”, dai “letti”, dai grafici che non accennano ancora a calare (purtoppo!), a rischio di entrare in paranoia!
    Necessario invece considerare anche quanto di socialmente positivo si sta mettendo in atto dalla categoria “Insegnanti”, o almeno da parte di quelli che amando il loro lavoro, consci della grande responsabilità loro affidata nel costruire comunità civile e consapevolezza personale, che riescono ad operare virtualmente (ed assai virtuosamente!) anche in questo…..”coprifuoco”!

    Mi prendo perciò la responsabilità di trasferire questo tuo commento, assegnandogli la rilevanza che si merita, in un nuovo post.
    Grazie davvero Anna!
    Big abrazo, Franco Torrisi Redattore

  • Oggi, sul “Corriere della Sera”, il cremasco Beppe Severgnini ha scritto un articolo dedicato all’ospedale da campo in allestimento nel parcheggio dell’Ospedale di Crema, di fianco allo sgorbio architettonico dell’ex tribunale, sottrattoci con un certo piacere, dal capoluogo con cui il rapporto matrimoniale non è mai stato consumato. Cremona dorme da sola, e da qualche tempo prova a far larghi sorrisi a Mantova, e fa bene, perchè la solitudine, anche geografica pesa. Severgnini dice cose giuste, alla sua maniera, sempre impeccabile, e ci ricorda cose che molti cronisti metropolitani, scarsi in geografia non sanno: che il cremasco è la piccola sorella di Bergamo (non di Cremona); è spiccia; non ha neanche la parlata, un filo stracca dei cremonesi, che a Giorgio Bocca, come parlata ricordava la “pigrizia asiatica”; forse per il predominio storico-culturale della Coldiretti cremonese, una potentissima forza, tra i “trattori” politico agricoli dell’Europa.
    Il cremasco esiste, è una realtà geografica a sè stante, conta oltre una quarantina di comuni (che sommati surclassano la piccola realtà di Crema città); spesso sui giornali nazionali, le tv, questo si dimentica. Tutto il cremasco passa per essere un’appendice di Cremona, parte del cremonese. Dettagli? Forse. Crema ha una vocazione industriale, è una cittadina orgogliosa, con la sua storia conflittuale con il capoluogo, che è lontano, isolato nella sua campagna. E’ bene ricordarlo. Crema è la sorella minore di Bergamo e guarda, per fame di di lavoro e di altre faccende, a Milano. E’ anche una sorellina bastardata di Milano che mostra le spalle a Cremona, con cui è “costretta” a convivere, e a furia di obblighi, di dover portarci le carte, si è finiti per accettare un matrimonio, con il capoluogo, senza passione alcuna. Ci voleva un bravissimo cronista come Beppe Severgnini, a segnalare qual’è la vera parentela cremasca. Crema è una cittadina fiera. e in questo momento drammatico per tutti, combatte con la sua personalità, che esiste, anche storicamente. Battaglia quotidiana di eroici medici e infermieri e volontari che stanno rischiando ogni giorno, per la collettività, per noi che stiamo a casa e pontifichiamo. Che poi ci conosciamo tutti, come dice il giornalista del “Corriere”, a Crema, è una balla. Crediamo di conoscerci, ma è mica vero. Acquistare il latte nello stesso negozio, o incontrarci per strada con un cenno del capo, perchè si sanno due o tre cose superficiali di ognuno, non è conoscersi. Mi capita (capitava, ora non si può) di camminare, di vascheggiare e le facce che incontro, che incrocio, spesso sono sconosciute, mai viste, magari arrivano da Capralba, Trigolo, oppure sono nuovi cremaschi, stranieri per me, io per loro.

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