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MARINO PASINI

La mia Europa. Un ritratto personale

Non ho potuto chiedere ai nonni cosa pensavano dell’Europa. Sono scomparsi che ero bambino. Nonno Enrico, fabbro, Cavaliere di Vittorio Veneto, non leggeva un giornale, e a scuola c’era stato pochissimo, forse il tempo per dire il suo nome alla maestra. Il fine settimana, aveva anche lui le sue happy hours, le ore felici, trangugiando

Non ho potuto chiedere ai nonni cosa pensavano dell’Europa. Sono scomparsi che ero bambino. Nonno Enrico, fabbro, Cavaliere di Vittorio Veneto, non leggeva un giornale, e a scuola c’era stato pochissimo, forse il tempo per dire il suo nome alla maestra. Il fine settimana, aveva anche lui le sue happy hours, le ore felici, trangugiando vino gramo nei palloncini al banco del bar Fiori di San Bernardino, ai primi del Novecento borgo di campagna e Comune staccato da Crema. Le donne di casa del nonno, quattro, gli urlavano dalla finestra: stai nel cortile con i polli, i conigli e fatti passare la sbornia! Per lui, quindi, i problemi erano altri, l’Europa una parola vuota, un pianeta lontano, sperso nella galassia.

Meglio non andava con nonno Giovanni, collocatore agricolo; l’unica volta che conobbe un pò di mondo, che si staccò dalla campagna cremonese e mantovana, fu quando indossò la giacca bella e la cravatta, perchè non poteva mancare all’appuntamento con la Storia: la marcia su Roma. Nonostante il lavoro di collocatore fosse rispettato, una via di mezzo tra il sindacalista e il fornitore di braccianti agli agricoltori, era povero in canna, con nove figli, sette femmine e due maschi. Ogni due anni, al massimo tre, caricava il poco mobilio su due carri (all’inizio, ne bastava uno) e andava a vivere in un’altra cascina. San Giovanni in Croce, Piubega, Pieve San Giacomo, Vescovato, la Bassa profonda, il feudo nero di Farinacci; poi Torre de’ Picenardi, Gadesco Pieve Delmona, per finire alle Brede, alle porte di Crema. Stracci e miseria solo spostata da un luogo ad un’altro; che fosse un cortile di Sospiro, o lungo un viottolo dove d’inverno, con le nebbie, non solo l’Europa non si vedeva, manco si vedeva la cascina di fianco. Nonno Giovanni, l’italiano lo sapeva quanto basta, abbastanza per far da corrispondente locale dei giornali del Fascio, e inviare piccole notizie: tre righe, la visita di un dirigente alla sezione del partito, la popolazione entusiasta, lodi sperticate al duce. Chiamò i due figli maschi, Benito, il primo, e Impero il secondo, ricevendo come tutti, soldi freschi dallo Stato. La propaganda fascista arrivava anche a questo: a dar denari alle famiglie che chiamavano i loro figlioli con l’orgoglio del fascismo: il duce e l’Impero. E con la fame che c’era, si può immaginare come fioccassero figli battezzati “Benito”. L’Europa? Chissà cosa ne pensava nonno Giovanni, che viveva in campagna, ma non era uso a zappar la terra, a vangare l’orto. Dell’Europa non ne sapeva niente neanche nonna Anita, moglie di Giovanni, che subiva le angherie, le sberle dal marito, despota e ducetto di casa. Allora la campagna era un luogo idilliaco solo nell’illusione dei neo-rurali di oggi, c’era violenza, sopraffazione, miseria, ignoranza, anche crudeltà. E le squadracce fasciste picchiavano forte, regolavano i conti anche ammazzando e lasciando i cadaveri sulle strade sterrate, come successe al socialista Attilio Boldori; volevano crearla loro, un’altra Europa, tutta nuova,  terra conquistata dai più forti, gli audaci, gli arditi, il petto in fuori, le donne zitte e sottomesse; nient’altro che questo. Ma fra le rogge, il granoturco e l’odor di letame, i bergamini, i bambini scalzi che rincorrevano le galline, la parola Europa poteva essere solo una stella lucente o no, ma così lontana, milioni, miliardi e miliardi di passi per raggiungerla; tanto valeva sognare un risotto con i fichi, una bistecca al sangue, del pane bianco, e questo già era Europa.

Non so neppure se a mio padre, saldatore meccanico che saliva sul trenino cremasco, all’alba, per scendere a Melzo, sud-est di Milano, con la carne Simmenthal nella “schisèta” a due scomparti, il sogno dei confinati a Ventotene, gli Stati Uniti d’Europa, fosse anche il suo sogno. Credo di no. Troppo era l’assillo di sopravvivere, riuscire a non affondare nei debiti, non umiliarsi ancora. L’Europa un pensiero per chi ha tempo da perdere, ha soldi, la pancia piena. Grilli per la testa. A mio padre vorrei dirlo, ora che non posso più, che l’Europa è casa mia, è realtà invece che un sogno, che nessuno mi può buttar fuori di casa (tuttalpù possono incendiarla, la casa); che l’Europa non è  un malinteso, una parola vuota. Prima che cremasco, lombardo, italiano, di pianura, provinciale, mangiagranoturco e polenta, consumascarpe in Via Mazzini, sono europeo. L’Europa è il mio edificio mentale. Da Lisbona a San Pietroburgo so di essere, comunque, a casa. Comunque vadano le cose, con gli egoismi, “quelli di Bruxelles”, i caporioni, i noEuro, l’élite, i fomentatori d’odio, la “Germagna”, la superba Francia, i britannici con il volante a destra, gli altri di Visegràd, i fallimenti, le delusioni.

Se qualcuno dovesse chiedermi: vorresti uscire dall’Europa? Gli risponderei che è scemo; e dove andrei a vivere, a Cincinnati? In Nuova Zelanda, o in America perchè l’è granda? Ma no, ma no, basterebbe una Brexit all’italiana. Via dall’euro? L’Italia da sola? E dovrei andarmene dall’unica casa che ho nella testa, un amore profondo, un’appartenenza?

Sostiene Pereira dalla finestra del suo piccolo tavolo che guarda la città che l’Europa è libertà, Mastroianni, la camicia bianca e la giacca a tracolla fra le strade slabbrate di Lisbona; la Vienna asburgica, la Praga ebraica, Kafka e Musil, Budapest e il Danubio, l’oro del Reno, Debussy e il mondo dei vinti di Nuto Revelli, Gavino Ledda e il Sergente nella neve di Rigoni Stern, il Mediterraneo, il mio mare. I musei, le rovine, Napoli, Roma l’eterna, Firenze, Nizza, la Boemia, le chiese, le chiese romaniche, i rintocchi delle campane, le torri, le Alpi imbiancate, le piazze, pianure pettinate e tirate col righello, vigneti. L’Europa non è terra straniera, forestiera. Nonostante l’egoismo, e i piromani sempre pronti ad incendiarla, speranzosi che ci si rinchiuda ognuno nel proprio cortile, non mi muoverò da casa Europa. Non oggi, perchè debbo restare a casa, neanche domani. L’Europa è la mia casa.

MARINO PASINI

25 Mar 2020 in Europa

50 commenti

Commenti

  • Gran bell’atto d’amore per la nostra “casa comune”, a dispetto di muri, frontiere, “nazionalismi” separanti.
    Ero un ragazzino, nel primo dopoguerra e mia mamma professoressa alla media Vailati ( si, insomma l’unica “Media” della città!) era mpegnata a tempo pieno per tirare avanti dignitosamente una famiglia nella quale papà, tornato dalla prigionia, non avevo ancora trovato un lavoro sicuro.
    Nella nostra casa di Borgo San Pietro c’era un bel via/vai di studenti a lezione/ripetizione o magari, quasi colleghe che lei preparava agli esami di abilitazione.
    Io girellando per casa, ascoltavo e imparavo il latino a ….orecchio (alla Media, traducevo dal latino con una certa facilità, salvo qualche topica colossale per eccesso di …..familiarità!).
    Mi è restata nell’orecchio una domanda di un giovane futura prof, di “Economia Domestica”: ” Ma Iris (era il nome di Mamma) ma infine, cos’è questa Europa?”.
    Non erano solo i tuoi nonni/genitori, Marino, a non avere le idee chiare sul tema!
    Oddio in effetti anche oggi, non sono poi in tanti ad avere le idee chiare, sul tema!

  • Rimane da spiegare ai piromani fomentatori d’odio per quale arcano motivo, nella fantastica unione europea (da non confondere con l’Europa), la moneta corrente debba essere emessa a debito da una banca privata.

    “L’Italia, entrando nell’euro, si è ridotta a livello di una nazione del terzo mondo che deve chiedere la moneta in prestito ad una banca privata straniera, con tutti i danni che questo comporta.”

    Paul Krugman, Professore di Economia all’Università di Princeton e vincitore del Premio Nobel per l’Economia nel 2008

  • Cito le parole di un ignorante nazionalista abbastanza noto: “La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa. La propria nazione, coi suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene. E conchiudo che senza amor nazionale non si dà virtú grande.” (Giacomo Leopardi, dallo “Zibaldone”).

  • Ho voluto scrivere qualcosa di personale, dell’Europa, non fare nel “taccuino” pubblicato una dotta dissertazione, o tirare le scarpe addosso all’Unione Europea, o peggio ancora invocare, come vorrebbe la destra populista e nazionalista che vada al diavolo il concetto, la realtà, la moneta, la parola Europa. A questi personaggi, maschi e femmine, l’Europa deve tornare ad essere solo una faccenda geografica, ognuno a fortificare il proprio fortino e abbaiare quando passa uno sconosciuto davanti al cancello. Dissertazioni, e contumelie ce n’è in abbondanza, a torto o a ragione, sui giornali, in Rete.
    Poi, ci sono almeno due generi di scrittura: chi scrive a carte coperte, nascondendo parecchie faccende che influenzano il loro pensiero, se sono nati col paltò o in mutande, magari, anche se è un loro diritto nasconderle, ci mancherebbe; per come la penso, preferisco angolazioni private, dove scopro le mie carte, quello da cui provengo, che determina sempre, credo, l’inchiostro che finisce sulla carta, ciò che uno scrive, le sue opinioni, quando si ragiona o sragiona.
    Federico Chabod ritiene che l’idea dell’Europa nasca per contrapposizione, tra l’Europa e qualcosa che l’Europa non è, precisamente l’Asia. Già Burke nel 1796 pensava all’Europa come un paese comune di diverse nazionalità, accomunate, dove “nessun europeo si sente esule in alcuna parte d’Europa”. Per Sergio Romano è stato un errore accogliere nell’Ue i Paesi che “non hanno il retroterra dei popoli del Sacro Romano Impero”, che oggi coltivano il nazionalismo, che guardano o stanno nell’Ue solo per i benefici che offre. I nazionalisti da sempre hanno bisogno di un nemico per vivere, e l’hanno trovato nella burocrazia di Bruxelles, che di errori ne ha fatti, lunghi tanto quanto i rotoloni Scottex. L’Europa è anche una faccenda sentimentale, come lo è l’amore, in generale; guai a bistrattare, a dare calci all’amore, pure all’Europa, restano solo rovine, poi.
    Europeo, dice Milan Kundera, è colui che ha nostalgia dell’Europa. Per un europeo, l’individuo è sempre protagonista, e questo lo differenzia dalla visione “asiatica”, scrive Claudio Magris, anche per lui l’Europa è un sentimento. Per Giuseppe Galasso l’Europa è una creazione del Medioevo occidentale, la radice di questo nome significa “tramonto”, e dunque “Occidente”, ma è arduo sapere quanto sono europei le pianure oltre l’Elba e la Vistola e le montagne balcaniche, i russi, i turchi. Per Norman Davies, il nostro continente ha radici comuni con la civiltà araba, e con l’Est mezzo asiatico. Ci sono troppe radici, forse, cristianesimo, ebraismo, individualismo borghese, illuminismo, socialismo, e il troppo stroppia, scrive Giorgio Sacerdoti. Per lo scrittore greco Petros Markaris, l’Ue ha trattato la Grecia senza alcun rispetto, con Francia e Germania a farla da padroni, e c’è stato un falò di valori fondamentali sull’altare dell’euro, delle banche. Ma senza l’Ue, l’Europa non esiste, dice la studiosa ungherese Agnes Heller, e senza condivisione di libertà e democrazia, per i paesi dell’Ue non c’è unione che tenga. Per Slavenska Drakulic che rischia di distruggere l’Europa è il virus della xenofobia e i nazionalismi. Giovannino Russo, grande cronista, ricorda di essere cresciuto in un piccolo centro del Sud d’Italia, ma il nazionalismo, il provincialismo (tanto caro ai fascisti di ieri e di oggi), lo ha sempre combattuto. Anche nel lontano piccolo paese del Sud “mi sentivo europeo, soprattutto questo”.

  • Io sono nato senza paltò, e anche senza mutande, in un fatiscente appartamento di Milano nel quale i miei genitori conservavano i libri sotto il letto. Visto che vuole giocare a carte scoperte, le rendo noto anche che sono disoccupato da dieci anni nonostante due lauree (non in Scienze delle Merendine). Ci tengo a farle presente, Signor Pasini, che anche io ho letto Primo Levi, Franz Kafka, Joseph Conrad, Bertrand Russel e chi più ne ha più ne metta. Anche io ho visto la Senna, il Tamigi, il Danubio e il Reno. Anche io ho camminato nelle strade slabbrate di Lisbona e di tante altre città d’Europa (e non solo). Anche io ho visitato le chiese romaniche, le chiese gotiche in Francia, quelle in legno in Finlandia e le moschee di Istanbul. Anche io ho visto le Alpi imbiancate e anche i Pirenei, le spiaggie del Mediterraneo, del Mare del Nord e dell’Oceano Atlantico. Anche io, Signor Pasini, sono europeo e amo l’Europa e la cultura europea della quale faccio parte (destino o scelta?). Non sono un tagliagole di Boko Haram né un affiliato alle Tigri Tamil o alla Yakuza giapponese. Non nutro alcuna simpatia per gli anni più bui del secolo scorso (che ho avuto la fortuna di non sperimentare) né per i regimi totalitari di qualunque colore. Tutto questo, tuttavia, non ha niente di niente a che vedere con l’adesione acritica ed ideologica, per non dire infantile (non si offenda), ad un progetto politico-economico oligarchico, a-democratico, ordoliberista nonché irriformabile in quanto in aperto (ed insanabile) contrasto con l’impianto socialdemocratico della nostra Costituzione Repubblicana. Un progetto che ha avuto come unico risultato tangibile, e direi anche come unico fine, lo smantellamento sistematico di ogni diritto sociale e l’incremento del divario socioeconomico a livelli intollerabili.
    Con immutata stima (nonostante le differenti vedute)
    Distinti saluti e buone letture

    • Gentile Mainetti, lei dice di essere socialdemocratico, ma in Italia facciamo confusione un pò tutti, quando diciamo di essere comunisti, liberali, moderati, conservatori, anche populisti, pure socialisti. Diceva di essere socialdemocratico anche Bettino Craxi, anche Signorile lo diceva, De Michelis, pure Pietro Longo. In Italia, i socialdemocratici in Parlamento stavano a pappa e ciccia con Berlusconi, e in Europa con il Partito Socialista Europeo. E in fatto di corruzione, pare siano stati più che sfiorati da varie vicende, mi pare, tutta la combriccola politica, con i socialdemocratici davanti. Lei c’è l’ha con il liberismo che ha attecchito la sinistra italiana, e sono d’accordo con lei che ciò è stata una sciagura. In Italia, più che le parole, dobbiamo guardarci dalle persone, e se a dare addosso all’Europa sono Salvini, la Meloni, la figlia di Pino Rauti, Berlusconi e i suoi più o meno fedelissimi, che fino a ieri hanno voluto lo smantellamento della Sanità pubblica a favore di quella privata, hanno votato, con soldi pubblici, miei e suoi, per allestire nuove scuole private, e magari frequentano cliniche private, credo che l’attacco all’Europa comunitaria è voluto per fini politici; è strumentale. La verità è che godono, e sono contenti che non si trovi un accordo, un compromesso, fra vari stati, perchè il loro progetto non è l’Europa, gli Stati Uniti d’Europa, ma il nazionalismo, aggiornato all’età contemporanea. Meno libertà, molte meno libertà, e governi autoritari. Sperano che la casa Europa bruci, e se questo succederà, che così potrebbe essere, festeggeranno. Lei sa bene che i populisti sono molti forti in quasi tutti gli stati, oggi, e influenzano le politiche e le decisioni dei governi conservatori, liberali, e in fatto di solidarietà europea questi non brillano affatto. I partiti socialdemocratici, eccetto il miracolo portoghese e l’affanno di quello spagnolo, sono in ritirata quasi ovunque. I verdi europei non crescono abbastanza rispetto ai populisti, in termini complessivi. Non creda che non sappia quanti errori sono stati fatti dalla UE, anche dalla Germania, dove il partito bavarese, che vuole l’accordo con i populisti, l’estrema destra dell’AfD, rema contro le richieste fatte in questi giorni dall’Italia, la Spagna. Si dimentica qual’è la strategia del populisti, in Europa, e nel mondo, che è una strategia da vigliacchi, e si sono visti in questa tragedia, come si sono comportati, da Trump, a Johnson, in modo vergognoso, per poi correre ai ripari, e smetterla di fare spallucce. E la stessa Lega che all’inizio protestava contro la chiusura in Lombardia, poi, è passata a dire l’incontrario. Ma la Lega non è nuova a girare la frittata; dalla Padania, dicevano: mai oltre il Po. Poi, si sono rimangiati il giuramento. Se questi sono i suoi compagni di strada, aiutandoli a smantellare l’Europa comunitaria, non sono i miei, e da socialdemocratico credo che sta sbagliando, per come la penso.
      Comunque, lei ha scoperto le sue carte, con passione sincera, e lo apprezzo. Non ho mai detto, per essere chiari, che è una colpa nascere con il paltò, avere fortuna dalle origini, aver avuto soldi per fare parecchie cose, ma il fatto è che questi fortunati, il più delle volte lo dimenticano, e capita che fanno la morale agli altri, come capitò al Professor Monti, degna persona, dimenticando i guai di chi ha dovuto, e deve rinunciare a molto, e non ha voglia di pontificare, perchè ha problemi più seri da affrontare.

    • Sono d’accordo con lei Signor Pasini. In Italia dobbiamo guardarci dalle persone più che dai partiti o dalle parole. Non sono un nostalgico di Craxi che ha fatto più danni dello tsunami. Penso di poter affermare che l’Italia di allora (pre UE) andava bene (o comunque molto meglio di oggi) non grazie a Craxi ma nonostante Craxi. Per quanto riguarda i compagni di viaggio, se i candidati sono quelli che lei ha citato, sono contentissimo di non averne. Noi socialdemocratici (o sovranisti costituzionali) non abbiamo nulla a che vedere con il centrodestra berlusconiano (o post berlusconiano) composto da partiti liberisti e sovranari (non sovranisti) che esprimono posizioni ambigue rispetto all’UE e all’euro. Basterà ricordare, a questo proposito, che nel 2011 tutti i partiti del centrodestra (come tutti quelli del cosidetto centrosinistra) votarono lo scellerato pareggio di bilancio in Costituzione che oggi siamo (anzi, sono) costretti a rinnegare. Meglio soli che male accompagnati.
      Distinti saluti ancora

    • Sig. Mainetti, mi rincuora sentirla dire che i suoi compagni di viaggio non sono quelli attuali. Pure io sono molto delusa dall’ UE ma non capisco come si possa dare credito e fiducia a personaggi che, a parte la loro opinione politica, trovo umanamente squallidi. Altri uomini politici di destra, pure sovranisti o sovranari,
      (Boris Johnson , Bart De Wever, p.e.) mi sembrano almeno onesti e coerenti.
      Non capisco un granché di economia, la mia visione è quella dell’uomo della strada. Non mi piacciono le argnose analisi di macro, micro economia pubblicate su questo bloc da apprendisti economisti stregoni.
      È vero, l’Italia pre UE andava meglio. Anche la congiuntura economica internazionale andava meglio. Sarebbe stato sostenibile, per l’Italia, sola, mantenere quei livelli di benessere fronte alle varie crisi economiche
      internazionali e fronte ad una economia che si stava globalizzando ?
      Ricordo che all’estero, negli anni novanta, Belgi, Francesi, Inglesi mi guardavano increduli quando dicevo loro che mio fratello, ex dirigente di una società di assicurazioni, era andato in pensione a 53 anni con una comoda somma che rappresentava quasi il 90% del suo ultimo stipendio. Mio fratello non era certo l’unico fortunato. E i vari liberi professionisti che, avendo insegnato una quindicina d’anni (o meno, se con figli) , percepivano una pensione che, seppur minima, doveva essere pagata per moltissimi anni.
      Anche nella sanità pubblica, a quei tempi fior all’occhiello del nostro paese, vi erano grandi sprechi e corruzione.
      Non mi piace il modello di sviluppo in cui l’occidente è scivolato. Mi chiedo però quali reali alternative abbiamo davanti. E non capisco l’infatuazione che c’è per l’oriente e la Cina in particolare.
      Tutte le immagini che ci arrivano dalla Cina sono pura propaganda. Ospedali pulitissimi ed efficienti, personale sanitario sempre protetto da scafandri, disinfestazioni a tappeto di metropolitane e strade modernissime.
      Ho amici che vivono in Cina e ci sono stata anch’io a fine ottobre. A fianco delle torri firmate dai più rinomati architetti, dei centri commerciali che vendono tutte le marche di lusso e super lusso, dei numerosi negozi APPLE e fast-food KFC, … vi sono quartieri medioevali fatti di baracche che hanno il lavandino fuori nelle stradine sudice, casupole che non hanno neppure il bagno e ci si chiede dove vadano a fare i propri bisogni. Una miseria che ho visto solo in India. Ma la Cina usa tutti i mezzi per mandare l’immagine di un paese moderno ed efficiente. La figlia di una cara amica, Italo-cinese, che insegna archeologia all’università di Pechino, mi spiegava che, prima di stampare un depliant per una conferenza all’università, hanno dovuto inviarlo all’autorità politica che, per ben tre volte, lo ha rinviato chiedendo correzioni nel contenuto, prima di approvarlo. Questa giovane insegnante mi dice che tra gli studenti vi è un clima di sospetto e delazione che non favorisce certo un sano ambiente di studio.
      Durante il mio soggiorno, sul treno alta velocità , tra Pechino e Longman (più di 1.000 km) ho visto, su tutto il tragitto, ininterrottamente, costruzioni di grattacieli. Almeno il 20% di questi enormi edifici rimarranno invenduti e, per non far abbassare il mercato immobiliare, saranno distrutti. Vengono distrutti migliaia e migliaia di edifici nuovi, inimmaginabili tonnellate di cemento a causa della speculazione edilizia ! No, grazie, non è certo questo il modello economico che auspico.
      Il nostro mondo occidentale è malato, in tutti i sensi, preferisco però vedere le immagini strazianti degli ospedali lombardi o spagnoli, prova che la democrazia e la verità esistono ancora, piuttosto che le immagini di propaganda di un paese dove la gente non osa , ha paura à denunciarne le perversioni.

    • Gentile Sig.ra Cremonesi, le confesso che trovo sempre più noioso questo dibattito nel quale non si riesce mai ad entrare nel merito delle questioni (probabilmente è colpa mia). Ogni volta che intervengo mi trovo a dovermi dissociare da simpatie e orientamenti politici che non mi appartengono e che mi vengono puntualmente attribuiti. Si va dall’estrema destra identitaria e nostalgica alla destra berlusconiana e, ora, si passa al regime totalitario cinese che aborro con tutte le mie forze. Ogni volta mi trovo a dovermi giustificare per le mie posizioni, a dovermi difendere dalle accuse di complottismo, terrapiattismo e quant’altro nonché a confrontarmi su questioni che non hanno nulla a che vedere con il famigerato “sogno” europeo e le sue nefaste conseguenze. Stranamente non trovo mai nessuno che mi spieghi, ad esempio, perchè la moneta corrente debba essere emessa a debito da una banca privata la cui indipendenza è in netto contrasto con l’articolo 47 della nostra Costituzione o perchè uno stato si debba finanziare sui mercati. Noi sovranisti costituzionali (o socialdemocratici se preferisce) ci rifacciamo alla Costituzione Repubblicana e ai suoi dettami che sono incompatibili con i principi sui quali si basa l’unione europea.
      Vede, Sig.ra Cremonesi, in questi tragici giorni, se noi abbiamo la fortuna di non inciampare nei morti per strada come avveniva durante la peste manzoniana, lo dobbiamo ai nostri padri costituenti che ci hanno garantito il servizio sanitario pubblico. Nel 1994 l’allora Partito Radicale lanciò la sua rivoluzione radicale (alias smantellamento dello stato sociale) proponendo una serie di quesiti referendari, molti dei quali furono bocciati dalla Corte Costituzionale. Tra i quesiti bocciati ve ne era uno che chiedeva espressamente l’abolizione del servizio sanitario pubblico per dare luogo ad servizio di tipo privatistico sul modello americano. Io spero che l’epidemia in corso ci conferisca immunità di gregge contro il nuovo virus mutante che ora prende il nome (guarda caso) di “+Europa” e che gode dell’appoggio di oscuri finanziatori del calibro del figlio di Michele Sindona e del filantropo/farabutto George Soros.

      Distinti saluti (e mi scusi per lo sfogo)

    • Signor Mainetti, non mi riferivo a lei quando parlavo dell’infatuazione per la Cina che tanti anti europeisti hanno di questi tempi.

    • Ok. Mi scuso per il fraintendimento.
      Distinti saluti ancora

  • Mi pare che ci sia un compiacimento da parte di alcuni nell’assistere a questo tracollo dell’Europa. Che magari va bene per il proprio orgoglio perchè “avevo ragione io”, ma non so se va bene per il resto. Tanti anni di tentativi non riusciti per farne una federazione adesso è molto probabile, magari aspettiamo due settimane, il tempo che si sono dati loro, è molto probabile appunto, che si sia arrivati ad una svolta dagli sviluppi futuri imprevedibili. Essere contenti delle macerie significherebbe la voglia di ricostruire. E ci vuole una buona fantasia. I modelli del passato, del secolo scorso sappiamo bene a cosa hanno portato. La mia paura sta tutta qui. Magari io sarò morto, spero per età, ma se per gli esuli di Ventotene c’era un sogno ad ispirarli, non so se i nazionalisti di oggi ne hanno uno altrettanto visionario. Mainetti, credo di averlo già scritto, cerco di non parlare di ciò che non conosco. Potrei solo riassumerle quello che i vari giornali di regime hanno scritto in questi anni, ma verrei subito accusato come portatore di quel pensiero unico che tanto fa inorridire i liberi pensatori. Se tanti anni fa il pensiero di un’Europa unita poteva essere tranquillizzante, dopo gli orrori che conosciamo, io credo che un passo indietro comporti un’intelligenza politica ed economica che stento a riconoscere. Mi pare che al pensiero unico si siano solo opposti degli slogan, delle semplificazioni più gridate che dette. Poi se Lei dimostra che un mondo migliore sia possibile le saremo tutti grati. Perchè in Lei vedo un sognatore che forse ha lo spessore dei sogni di Ventotene che stanno probabilmente dissolvendosi. Speriamo che il risveglio non sia troppo doloroso.

  • Signora Natalina Cremonesi, non la conosco, ma il suo commento, se posso permettermi un parere, non solo è interessante, molto ben scritto, anche illuminante, ma avrebbe dovuto essere trasportato “di peso” bene in vista, come articolo di punta, e sostituirlo, sovrapporlo a quanto ho scritto nel mio ritratto personale, che ciò che ho scritto so bene che è roba languorosa tutto sommato inutile, mentre il suo scritto è solido, concreto, ricco di spunti.

    • Grazie, Signor Pasini. Mi fa sorridere perché non sono mai stata particolarmente brava a scrivere. Sono più abituata a parlare.

  • Sui nostri vizi, Natalina, sono perfettamente d’accordo (basterebbe guardarsi intorno, qui a Crema, per vedere – no in questa triste stagione, però – quanti sono i baby pensionati e basterebbe ricordare come in un passato non troppo remoto i cassintegrati potevano permettersi di essere protetti non per mesi, ma per anni).
    Ma noi questo tendiamo a non riconoscerlo.
    Preferiamo, invece, scagliarci contro i nemici esterni, compresa l’Unione europea (è più… smart).
    Io non nego, tutt’altro, i limiti di “questa” Unione (ti capisco bene, Achille), ma ho la sensazione che, anche se con fatica, la nostra sgangherata “casa comune” si stata risvegliata dal flagello del virus.
    Solo qualche segnale e nient’altro, ma la copertura illimitata dei nostri titoli di Stato (legati all’emergenza) da parte della Bce è pur qualcosa, come è pur qualcosa la prospettiva appoggiata da non pochi partner europei di un uso del Salva Stati “senza condizionalità”.
    Si sta discutendo, lo so, sui coronavirus bond, ma credo (spero di non sbagliarmi) che nei prossimi giorni anche la Merkel venga incontro alle pressanti esigenze espresse dai 14 Paesi, tra cui Italia e Francia.
    Vedremo.

  • Ecco, questo è lo “stile” di CremAscolta (e ne ringrazio Marino, Achille, Natalina e Ça va sans dire, Padron Piero!) che è davvero un’altra cosa rispetto a quello che ho definito in commento a Rita Rame “Aria di crisi” da “Leoni da tastiera”!
    Da redattore, vi esorterei , cari Marino, Achille, Natalina e Piero a “non mollare” questo post, ed a continuare a ….”lavorarlo”, perchè credo che su questa “sfida” Europo/EU si giocherà pesantemente il nostro domani! Grazie.

  • Mi ha molto colpito, Achille, il tuo commento in cui scrivi di essere disoccupato da dieci anni pur avendo due lauree.
    So di apparire indiscreto, ma mi viene spontaneo (umanamente spontaneo) chiederti le ragioni di questa situazione.
    Non che io possa risolverti il tuo problema, ma magari, dialogando, qualcuno potrebbe fornirti dei suggerimenti.
    Immagino che le tue lauree siano di carattere umanistico: è vero?
    Se sì, non hai provato in questi dieci anni a cercare uno spazio nella scuola? O non ti interessa il settore? So che in questi ultimi anni moltissime persone, con le lauree più diverse (ingegneri, architetti, avvocati…), hanno avuto l’incarico di insegnanti di sostegno.
    Come sicuramente sai, la scuola (quella classista che era giustamente bersaglio della “Lettera a una professoressa”) oggi ha accresciuto di molto la sua capacità di “inclusione”.

    • Buona sera Sig. Carelli. La ringrazio per l’interessamento (lei non è affatto indiscreto). Non mi dispiacerebbe entrare nella scuola anche se preferirei una scuola superiore secondaria perchè ho avuto una brevissima esperienza di insegnamento nella scuola primaria e non è andata molto bene (non ci sono più i bambini di una volta, o forse i genitori di una volta). Penso che per la scuola fino a Settembre non se ne faccia niente. Attualmente mi sto adoperando per accedere ad un dottorato di ricerca ma non sono sicuro di entrare poichè le borse sono sempre di meno (e dopo la crisi coronavirus non so cosa resterà per la ricerca nonostante i proclami). Per quanto riguarda le lauree, sono entrambe scientifiche. La mia storia è un po’ complicata da spiegare in questa sede. Spero un giorno di incontrarla così potremo conoscerci.
      Distinti saluti

  • Social-democratico, Achille?
    Lo sono anch’io: abbiamo quindi molto in comune.
    Le socialdemocrazie (e la nostra Costituzione – hai ragione – lo è) hanno fatto la scelta di coniugare il socialismo con la democrazia (più in generale, con le istituzioni socialdemocratiche).
    Ora, se guardiamo a certi Paesi del Nord (anche al primo laburismo), di riforme a favore della gente più povera i governi social-democratici ne hanno fatte (il diritto alla salute che tu citi è una delle tante riforme)!

    Concordo con te pure sulla necessità di riprendere quel filone che si è interrotto a partire dagli anni Ottanta.

  • Non ne ho il minimo dubbio, Signor Carelli. Tra qualche mese saremo tutti social-democratici (e sovranisti incalliti). Una storia già vista.
    Buona notte

  • Mi fa piacere, Achille, sapere che la mia non sia apparsa come una indiscrezione.
    Per quanto riguarda la scuola, a me risulta che il prossimo anno ci siano le nuove graduatorie (i tre anni scadono quest’anno): magari, potrebbe essere quella la strada da percorrere.
    Farebbe piacere anche a me un incontro, dopo questa triste stagione, un incontro de visu.
    Io non ho dubbi: oltre la maschera di un social, ci si può intendere di più.

  • In Europa, Achille, è il momento della verità.
    Ma a quanto mi risulta non è il parlamento europeo a remare contro (mi pare perfettamente consapevole della gravità della situazione), ma il Consiglio europeo, vale a dire il Consiglio dei capi di governo.
    Non è, in altre parole, l’europarlamento espresso dai popoli europei, ma alcuni capi di governo che non guardano all’Europa ma al loro orticello (magari anche ai loro paradisi fiscali).
    Il caso Germania, poi, è reso complicato non solo dal fatto che la Merkel è al tramonto, ma perché là il ricorso alla Corte costituzionale è semplice perché qualsiasi cittadino può farlo.

    • Gentile Signor Carelli, nessuno ci ha obbligato ad entrare nell’UE o ad aderire all’euro e ai vincoli di austerity. La nostra classe dirigente corrotta, avida ed ignorante (alias borghesia cotoniera), invece di governare il paese, lo ha svenduto per divorarselo e ora si presenta dai tedeschi con il cappello in mano. Come vede non c’è alcun nemico esterno, il nemico è interno. La Germania, dal canto suo, ha una classe dirigente che ha sempre perseguito (almeno nel dopoguerra), e continuerà a farlo, gli interessi del suo paese (chiamalo se vuoi orticello). La mia modesta opinione è che in “Europa” non avverrà nulla di nulla che possa anche minimamente mettere in discussione gli interessi geopolitici e, sopratutto, economici della Germania (parlamento europeo o meno).
      Per quanto riguarda l’Italia, noi faremo la fine della Grecia, se ci va bene. Altrimenti faremo la fine del Messico o del Venezuela, con i miliardari (alias borghesia cotoniera) asserragliati nelle loro tenute e tutti gli altri (cioè noi) in strada a scannarci per un pezzo di pane, con le guardie armate a presidiare i pochi negozi rimasti e la criminalità organizzata a spadroneggiare (molto più di quanto abbia fatto finora). Al sud già ci siamo.
      Altro che “andrà tutto bene”.
      “Il sistema dell’euro significa che il tasso di cambio della Germania non può aumentare rispetto ad altri membri dell’area dell’euro. Se il tasso di cambio aumentasse, la Germania avrebbe maggiori difficoltà ad esportare e il suo modello economico, basato su forti esportazioni, verrebbe meno. Allo stesso tempo il resto dell’Europa esporterebbe di più, il PIL aumenterebbe e la disoccupazione diminuirebbe.”
      Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia nel 2001 (la frase riportata è del 2010)
      “In due decenni, da quando l’Italia ha adottato l’euro, gli italiani sono diventati più poveri. L’economia del paese permane in una recessione economica quasi perpetua.”
      Ashoka Modi, professore di Economia Politica alla Princeton University
      Dulcis in fundo:
      “Se fossi italiano e vedessi che gli altri paesi non sono disposti ad aiutare l’Italia, metterei in dubbio l’appartenenza all’unione. Mancano le basi minime di solidarietà.”
      Paul DeGrauwe, professore di economia alla London School of Economics

  • “Momento della verità”, dici, Piero!
    Quella parola “verità” suona oramai vuota di significato (se non, per Maurizio Belpietro che se la …..dirige a suo piacimento!) e credo proprio dovremo metterci su una bella pietra tombale, ripiegando su la ricerca, l’analisi delle tante narrazioni che in modo addirittura sovrabbondante ci vengono offerte dai media.
    Achille Mainetti, che pure si professa “social democratico” afferma (non so fino quanto tra il disilluso e l’ironico) “Tra qualche mese saremo tutti social-democratici”, e la mente va alla stagione del partito SocialDemocartico in Italia, che pure espresse il quinto Presidente della Repubblica Italiana ( primo socialdemocratico a ricoprire la carica !) e a Crema ai due “storici” (de noiartri!) rappresentanti in Consiglio Comunale Ersilio Provezza e Ferioli Asiagori!
    Sarà “momento della verità”, riconducendolo all’atto finale della Corrida, momento in cui il Torero, abbandona la veste dell’elegante, virtuoso (cmq rischiosissima) balletto rituale col toro, per indossare quella del “Matador” che condurrà con un sol gesto il toro alla sua fine?
    Davvero mi auguro che ci siano ancora spazi , occasioni per praticare una “soluzione finale” ( o mammamia che brutte parole!) meno cruenta!

  • Naturalmente, Franco, almeno io mi riferivo alla socialdemocrazia nordica che qualche riforma incisiva ha fatto se pensiamo al welfare di gran lunga più… generoso rispetto al nostro..

    La socialdemocrazia nostrana, né nazionale né locale (ce lo ricordiamo tutti), certo ha tutt’altro che brillato!

  • Caro Achille: che la Germania abbia guadagnato di più dall’euro (anche se l’euro l’ha imposto la Francia: la Germania avrebbe fatto a meno di perdere il loro prestigioso marco) è un fatto: l’euro, da un lato, taglia ogni possibilità ai partner della Germania di ricorrere all’arma della svalutazione competitiva; dall’altro, sappiamo che la Germania oggi non può avere alcun interesse a uscire dall’euro perché il nuovo marco schizzerebbe alle stelle e, come dici tu (riportando Stiglitz), sarebbe penalizzata nelle esportazioni che sono la carta tra le più importanti che sta giocando da decenni.

    • Appurato che alla Germania non conviene uscire dall’euro perchè ci guadagna a discapito nostro, come dice anche Stiglitz insieme a tanti altri economisti di fama mondiale. La domanda da un milione di miliardi di dollari canadesi è la seguente: a noi conviene rimanere nell’euro per fare un favore ai nostri “fratelli” tedeschi e al loro “orticello” o, invece, conviene uscire e occuparci un po’ anche del nostro “orticello” che sta diventando un deserto lunare?
      Mi sto arrovellando le meningi nello sforzo titanico di risolvere questo dilemma ma non riesco a trovare la soluzione. Nonostante la fatica e l’impegno sono deciso a non arrendermi di fronte a questa sfida immane (altro che il Teorema di Fermat). Sono sicuro che il Professor Romano Prodi, così come molti altri grandissimi scienziati del PD (il semianalfabeta Zingaretti su tutti) nonché la famosa fisica teorica Emma Bonino, potrebbero darmi utilissimi suggerimenti (se non addirittura l’agognata soluzione). Ma io sono testardo e voglio farcela da solo (e poi, diciamocelo francamente, un milione di miliardi di dollari canadesi possono sempre fare comodo). Come dicevano gli ittiti: spiritus durissima coquit.

  • Vedo, Achille, che insisti sul tema della Bce.
    Io posso dirti quel poco che so (ho letto anch’io quasi tutto Stiglitz, quello tradotto in Italia).
    La Fed è una istituzione privata, anche sotto il profilo formale e giuridico ed è controllata non solo da banche nazionali, ma anche extraterritoriali e in più ha la sede legale in un paradiso fiscale, Porto Rico.
    Il governatore della Fed, comunque, è nominato dal governo e ha nello statuto due obiettivi da perseguire: la salvaguardia del potere di acquisto del dollaro e la piena occupazione.

    La Bce è costituita dalle banche centrali dei singoli partner europei e il suo board è nominato dai governi di tutti i Paesi membri, board che ha come obiettivi non solo la salvaguardia del potere di acquisto ma anche la riduzione degli squilibri territoriali e un livello di occupazione elevato.

    Se guardiamo, invece, la Banca d’Italia, vediamo che essa è controllata, tra l’altro, da Intesa-Sanpaolo, Uni-Credi, Generali.

  • E va bene, oramai e strachiaro: il “virus” dell’economia si è insinuato nel sistema e lo ha riformattato!
    Questo stesso post era partito parlando di Europa e inesorabilmente siamo scivolati a parlare solo di EU.
    Ci avevamo provato noi di CremAscolta ad aggiustare l’obiettivo , con la IV edizione del Corso di economia, centrata sulla “Green Economy” ma, inopinatamente, ci è piombato addosso, ancora in fase iniziale ( 3 lezioni su 10) quest’altro “virus”, più sfacciatamente cruento a bloccare tutto!
    Ma forse la nostra proposta Cremasca era influenzata (ops!) dalla “timidina” cara all’amico arch. Ermentini, “timidina” viceversa totalmente estranea al modus operandi di COVID-19!
    Le “divine quadrella” (grazie Adriano!) voleranno per assai più di sette giorni e c’è tutto il tempo ed il modo di ….ragionarla diversamente (magari anche costretti) entrando con ….i piedi nel piatto!
    Potrà anche essere il modo di tributare il dovuto riconoscimento ai molti che non si sono tirati in dietro, anche a costo della loro stessa vita, in questa immane tragedia.

  • Mi permetto solo di aggiungere, Achille, quel poco che so dalla storia: siamo noi (Francia in testa, Italia…) che dopo la caduta del muro di Berlino, abbiamo imposto alla Germania di rinunciare al marco.
    Non solo: vorrei ricordare che i tedeschi hanno sempre giocato su un marco alto, forte, il che teoricamente ostacolava l’export, mentre noi abbiamo, al contrario, giocato la carta delle svalutazioni competitive.
    Perché la Germania puntava a tenere alto il valore del marco? E’ sempre la storia che lo dice: memori dell’incubo della ipersvalutazione e della iperinflazione del 1923, hanno sempre avuto l’obiettivo di tenere sotto controllo l’inflazione: con un marco alto, avevano una minore inflazione “importata” (e quindi, meno costi, e quindi, accanto alla strategia della moderazione salariale, maggiore…competitività), mentre noi, al contrario, abbiamo sempre avuto una elevata inflazione importata che poi alla fine accresceva i costi e quindi rendeva vana la strategia della svalutazione competitiva: da qui una spirale che è durata decenni.

    • Quindi, se ho capito bene, secondo lei ci conviene restare? Pare che Stiglitz (insieme ad altri), sempre se ho capito bene, la pensi diversamente. La ringrazio per il suo contributo. Per il premio da un milione di miliardi di dollari canadesi ci risentiamo. Bisogna vedere se la sua risposta è quella giusta e temo che lo scopriremo fra non molto.
      Distinti saluti

  • Mi sono limitato, Achille, a fare un semplice cenno all’inquadramento storico: tutto è nato dalla paura che avevano la Francia, l’Italia…di una Germania unificata con un super marco. Vorrei solo ricordare che è stato Kohl che ha imposto l’euro anche ai tedeschi che erano tutt’altro che favorevoli a rinunciare ai loro due gioielli di famiglia: il marco e la Bundesbank.

    • Caro Piero, scusami se insisto sulla tua capacità di dialogo, che è preziosa. Mi ricordi un pò Vittorio Foa, sindacalista, ebreo torinese. Un uomo integro, che dialogava con tutti e capace di tanta e sincera autocritica. Non frequentava la sinagoga, non gli fregava niente dei riti ebraici, eppure, per la stoltezza dei razzisti di ieri (ma ne vedo frequenti anche oggi, celati fra i denti del populismo-nazionalismo) Vittorio Foa fu perseguitato come ebreo, come oppositore politico. A Crema, cittadina senza territorio (sui miseri giornali locali cremonesi è “territorio cremonese” anche il cremasco, ma l’ignoranza in geografia regna sovrana, in tempi sovranisti), mancano, credo, figure come te, come Foa, curiose, dialoganti, culturalmente preparate.
      Mi ricordi anche un poco Norberto Bobbio, che rileggerlo aiuta sempre, per la lucidità dei suoi scritti, e la capacità profonda di riflettere sulla società, la politica. Ricordo di Bobbio la triste lettera (che avrebbe dovuto render pubblica, e invece fu scoperta da un cronista berlusconiano) di quando era giovanotto, desiderava tanto studiare, frequentare l’università, ma l’avevano schedato come frequentatore di antifascisti. Così, mandò una lettera al duce, con lodi sperticate al fascismo, che lui non amava affatto, implorandolo di non essere cacciato dalla scuola. Norberto Bobbio, a cui mancava il coraggio di Vittorio Foa, il quale ha pagato con parecchi anni di carcere durante il fascismo, quando la lettera fu pubblicata sui giornali, si vergognò. Restò in silenzio. In molti lo difesero: erano tempi cupi, per un niente ti cacciavano da scuola, t’impedivano di lavorare, e bisogna viverle queste cose per capirlo. non tutti sopportano la galera. Bobbio non si è difeso, ha riconosciuto, la miseria di quella lettera. Un grande uomo, rispetto alle miserie degli intellettuali, molti, di oggi, e degli statisti, squallidi, più di uno, figli del nazionalismo cupo di ieri, che vengono chiamati statisti. ma che fanno venire brividi alla schiena, solo a guardarli in faccia.

    • Signor Carelli, apprezzo anche io (e invidio) la sua capacità di dialogo e la sua cultura. Forse sono troppo impulsivo nei miei ragionamenti (e me ne scuso) ma ritengo che il dialogo debba giungere ad una conclusione (che può anche essere non condivisa). Con il mio intervento ironico (si scordi il premio da un milione di miliardi di dollari canadesi) volevo solo sapere se, secondo lei, a noi conviene stare nell’euro si o no. Tutto qua.
      La ringrazio ancora per il contributo (e per la pazienza)
      Distinti saluti.

  • Gentile Natalina Cremonesi, le rispondo in ritardo. Lei dice di non sapere scrivere particolarmente bene. Siamo in due. In Italia, come dice Giulio Ferroni, critico letterario serio, che stimo, tutti scrivono e pochi leggono. Per annoiarla un pò,di questi tempi sospesi, le racconto: sa quanta letteratura mediocre, o paraletteratura che finisce al macero? Libri, libretti, libroni, romanzi, racconti, poesie visive, invettive, politicume, strateghi di geopolitica, autobiografie “dei famosi”, pronostici del come sarà, del come eravamo, dentisti, insegnati, avvocati, chirurghi, impiegati di banca, operai che vorrebbero strozzare il padrone, studenti con la poesia-goccia che vien giù dal naso perenne, che pensano di fare letteratura, e ingolfano le case editrici e i magazzini, succhiano via i risparmi dei genitori per tirar su mini case editrici, perchè hanno “molto-da-dire”, e nessuna voglia di sporcarsi le mani, e scottarsele in fonderia. Poi ci sono i professionisti, con un buon stipendio, che s’immaginano di aver qualità letterarie e mandano i loro preziosi scritti alle grandi case editrici, come l’Adelphi. E lì, capitano i lettori-collaboratori, come il sottoscritto, che si sganascia dalle risate nel leggere i curriculum di questi. Ricordo l’Adelphi, quando sperò di pubblicare un autore italiano, nuovo, di narrativa, un nuovo talento. Arrivavano tanti computerscritti, dattiloscritti, masse di carta, e ce ne fosse stato uno decente, un mezzo scrittore. Ma va là. Tanti bravi liceali, laureati, gente che sa bene la grammatica, il latino, ma non basta, non basta affatto. Cucinare un buon romanzo, dei racconti è complicato, serve stile spiccato, qualità, ritmo, cose da dire. Quindi, lei gentile Natalina, si sottovaluta; sopravanza tanti e tanti, scrivendo.

    • Non solo scrittori o poeti, Sig. Pasini, pensi a quanti mediocri pittori, scultori, e artisti vari, gonfi di autostima fuori luogo, ci propinano imbarazzanti esposizioni, installazioni, happening. Forse, accecati dal bisogno di protagonismo, non ci accontentiamo più di essere semplici e fortunati fruitori dell’Arte.

  • Ho ben poco, Achille, da insegnare agli altri, tanto più a una persona come te che ha toccato con mano l’iniquità di una società.

    Come avrai notato, io cerco di mettere un tassello alla volta. Non a caso alla tua domanda sono partito da un po’ di storia che tu conosci bene, ma che pochi conoscono tra quelli che si definiscono sovranisti (di destra o di sinistra).
    Credo di averti chiarito (per quello che so) perché l’Italia ha fatto di tutto, compiendo sacrifici inauditi (con finanziarie – come si diceva allora – lacrime e sangue) per entrare nell’euroclub. Voleva uscire dalla spirale alta inflazione – svalutazione competitiva – inflazione importata – svalutazione competitiva; voleva avere le spalle coperte ed evitare altri attacchi alla lira. I governi italiani, poi, erano convinti che, solo stando nell’eurozona, dovendo cioè rispettare determinate regole, sarebbero riusciti a mettere un po’ i conti in ordine ed avere più risorse da destinare agli investimenti.
    In una prima fase tutto sembrava andare liscio, secondo le aspettative: il costo del denaro è crollato, le imprese avevano quindi un maggiore accesso al credito e di conseguenza avevano minori costi e questo consentiva alle imprese di accrescere la loro competitività.
    In altre parole, i governi italiani erano convinti di accrescere la competitività delle imprese senza dover continuamente ricorrere alle svalutazioni (che, a loro volta, provocavano alti tassi di inflazione – tassi che polverizzavano lo stesso potere di acquisto dei lavoratori).
    I primi anni hanno dato dei frutti positivi, poi siamo stati travolti da una crisi finanziaria che partita dagli Usa, ha messo in ginocchio molti Paesi, in modo particolare i più deboli. E’ da lì che è iniziata la nostra discesa… all’inferno.

  • Si Marino, Padron Piero è un “patrimonio” della ….cremaschità e non solo!
    Posso vantarmi di essere suo amico da sempre e, con tutti i limiti della mia …. “cultura che affonda le sue radici nelle canzonette”, sua “spalla” e collaboratore!

  • Caro Piero,Con stima e piacere ti scrivo,considerato il maledetto periodo che ci obbliga a stare tutti a casa.Ritengo vergognosa questa situazione,nel 2020 mi si pensava di combattere la terza guerra mondiale epidemiologica,che a mio avviso non è casuale,ma decisa dai soliti potenti del pianeta.Vedremo come andrà a finire,spero presto.A rivederci o risentirci.Ciao.Antonio,il pensionato.

  • Caro Francesco, se posso dirlo, mi diverte, ed è un complimento, la tua scrittura che sprizza di puntini di sospensione, punti esclamativi, ops, canzonette, siparietti, che mischia leggero e concreto, non dimenticando qualche stoccatina di fioretto, sorridendo, che punge, alla D’Artagnan, senza voler accoppare l’avversario; non un parente lontanissimo della scrittura che straborda con qualche aggancio ad Alberto Arbasino….Se ho scritto stupidaggini “s-cancella”….E’ il vizio del lettore quale sono.
    Cara Natalina, di arte contemporanea, pittura, scultura, installazioni non metto il mio grosso becco, perchè non ne so, anche se alle mostre d’arte ci vado spesso. Penso che l’arte contemporanea (anche quella moderna) di roba da scartare ce n’è. Ricordo un happening? Si chiamava così, un incontro di poesia, a cui ho assistito a Urbino, quando salivo con la corriera da Pesaro, per dare gli esami d’università, come studente lavoratore. Se ci fosse stato Totò, a quell’happening…, Una commedia. Poesia “concettuale”, visiva, incubi notturni di una poetessa serissima che la mattina trascriveva tutto il ben di dio che le succedeva sonnecchiando, poeti ribelli arrabbiati con il mondo che non ascolta, non dà retta al loro tormento. Però, l’Azienda del Turismo aveva pensato bene a mettere qualche pasticcino sul tavolame, e i poeti, sempre disperati, per l’indifferenza del mondo, se non fossi stato lesto, me li avrebbero sgraffignati tutti, i pasticcini.

  • Caro Antonio, già sta andando peggio di quanto venga reso pubblico se è vero che, ad esempio, a Bergamo ci sono state in un mese 2500 morti in più (non censiti).
    E poi finirà male, molto male: non solo per noi (in Europa si teme che ci saranno decine di milioni di posti di lavoro in meno), ma anche per il resto del mondo (pensiamo a quando divamperà il virus in Africa!).

    Sei il benvenuto, architetto in pensione!
    I tuoi contributi non potranno che arricchire il nostro confronto.

  • Esistono lettori di questo blog che non scrivono, non commentano se non stando zitti. Buona cosa il silenzio; chi scrive capita che straparla e a volte malscrive. Il silenzio può dire un sacco di cose. Ma così, un blog non vive, tira solo a campare; invece il flusso di voci nuove, anche se non siamo a Castrocaro Terme, è necessario. E’ vitale. Chi tace, anche se non acconsente, o commenta scarso, cioè ogni morte di papa, fa mancare l’ossigeno anche senza il coronavirus. Rimane il continuo botta e risposta, batti e ribatti dei soliti quattro gatti, non sempre in amore e qualche sgraffignata, poi parte: populista; scriba-delle-mie-scarpe-consumate in Via Mazzini; politici da strapazzo; tuttologo da minestrina riscaldata; procelloso ricercatore agitato di microbi dannosi nell’universo filosofico. Eppure c’è tanto da raccontare, e raccontarci. Come quel signore cremasco, che per lavoro ora abita a Milano, che ci ha illuminato quasi d’immenso solo per un dì, poi si è chiuso in un ostinato silenzio. Servono nuovi “ventilatori portaossigeno” pure a questo blog, credo. Il cremasco, pure se è un territorio che non sempre risulta, sulla carta che canta dei giornali, è composto di quasi cinquanta comuni. Sono tanti. Tanta “pupulasiu'”. Come si sta a Fiesco dopo il fallito referendum che voleva inglobarli nel comune di Castelleone? Nello struscio di Pandino (altra via Mazzini), o lungo il canale che separa due diocesi, a Salvirola, cosa si dice del virus? come butta la giornata? Sono ancora vivi quei signori belli robusti, che a Scannabue, anni fa, cacciavano via con le brutte i cittadini che “scendevano” in paese a fare il filo alle ragazze appostate sulle panchine? Prima gli scannabuesi, già allora dicevano, con le scannabuesi: i foresti a casa loro. Il populismo ha una lunga storia. E chi si ricorda di “Mammavolo”, un bravissimo signore che raccoglieva ferrivecchi dalle parti del Mercato? Raccontavamo una storia falsa, noi ragazzi terribili e stupidi, che lui, da bambino, aveva voluto fare come Mary Poppins: si sarebbe lanciato dal balconino con l’ombrello. Passavamo sotto la sua finestra urlando: Mammavolo!, mentre lui, più che giustamente ci rovesciava dalla finestra mastelli di acqua gelida. E chi si ricorda del finto rapimento, all’epoca dei veri sequestri, in piazza Garibaldi? Per vincere la noia che a Crema attacca di brutto, più del virus, anche se non fa così male, fu organizzato ‘sto finto sequestro alle sei e mezza del pomeriggio di una sabato zeppo di folla a passeggio. L’auto scelta era di un mio amico, una Seicento Fiat, non proprio adatta, perchè aveva solo due porte laterali, e bisognava poi cacciare dentro “il rapito” a spintoni. La “banda”, tre miei amici, si erano procurati la calzamaglia e una pistola spara acqua acquistata alla cartoleria Tevenè o Mainardi. Il ragazzo passeggiava,quando fu accostato dalla Seicento Fiat, che in un battibaleno, mentre lui urlava, fu cacciato dentro l’auto che partì sgommando, tra la gente spaventata. In quattro o cinque, appostati di fianco alla farmacia della piazza, guardavamo lo spettacolo, silenziosi, trattenendo la voglia matta di ridere. Dopo un quarto d’ora il finto rapito, saltò a cavallo della bici e se ne andò a casa, per cenare, e i due “rapitori”, pure. In breve partirono posti di blocco che circondarono Crema città, carabinieri e polizia stradale con le sirene spiegate. Ci fu chi raccontò, il giorno dopo, che “i rapitori” avevano fucili, anche un bazooka. La storia delle fake news anche a Crema si conosceva già. Solo noi sapevamo che il finto rapitore era squattrinato.
    Comunque, oltre a ciò, ci sono anche cose più importanti da raccontarci, nella nostra piccola Europa di casa.

    • Buon giorno Signor Pasini. La storia degli scannabuesi me la racconta sempre anche mio padre. Si vede che anche lui era uno di quelli che “scendevano” in paese. Poi un giorno fu costretto a “scendere” in città (Milano) per lavorare e lì conobbe mia madre. Da allora a Scannabue non ha più messo piede.
      Saluti (e grazie per le storie che ci ha raccontato)

  • No, Franco, l’unica mia virtù (o vizio?) è la mia mitezza.
    Sei tu che hai scritto un pezzo di storia cremasca ne tuo ruolo di assessore… d’avanguardia (per quei tempi) del Comune di Crema: è in quel ruolo che ho iniziato a conoscerti quando mi dilettavo a collaborare alle testate alternative di quella bella stagione.
    Del blog, poi, sei l’anima, oltre a investire molte energie per renderlo vivo.
    E poi giochi il ruolo dell’arbitro: lo fai per lo più con un tocco di eleganza, senza offendere nessuno.

    • Grazie, cari Piero, prezioso amico mio!
      Grazie con affetto!

  • Se può essere utile a te, Achille, o ai quattro miei lettori, aggiungo un altro tassello, sempre di carattere storico, nella convinzione che noi siamo troppo appiattiti sul presente e questo ci impedisce di vederlo davvero questo presente.
    Questo vale anche sul tema sempre incandescente dell’euro sì ed euro no.
    Scrivevo che l’ingresso nella area dell’euro ci ha consentito di abbattere il costo del denaro in maniera notevole con tutte le conseguenze a cui ho “accennato”.
    Ora aggiungo che, con la riduzione del costo del denaro, abbiamo avuto anche un abbattimento importante del costo del nostro debito pubblico.
    Era un’occasione d’oro per contenere il nostro debito pubblico, quel debito pubblico che ha sempre strangolato la nostra economia e la sta ancora strangolando. Altri Paesi che avevano un debito alto come il nostro l’occasione l’hanno colta e hanno ridotto il loro debito.
    Si calcola che se avessimo approfittato dell’occasione e se avessimo continuato sulla scia delle finanziarie precedenti, noi avremmo abbattuto il nostro debito fino alla soglia dell’80% (oggi superiamo il 130%) e oggi avremmo un debito non radicalmente diverso da quello della Germania.
    Non avremmo subito la bufera che ha investito i nostri titoli di Stato (con uno spread che si è avvicinato a quota 600 di spread.
    E oggi potremmo spendere molto di più in investimenti e in welfare (ricordiamo che la Germania, nonostante i tagli dei primi anni del XXI secolo, ha un welfare tra i più generosi d’Europa).

    Gli errori si pagano.
    E questi erano errori “nostri”.

    Vorrei ricordare che le regole europee non ci dicono che dobbiamo tagliare sulla sanità, sui servizi sociali…, ma solo di rispettare certi vincoli di bilancio: ora i conti in ordine si possono avere anche spendendo molto di più nel sociale.

  • Gentile Mainetti, la ringrazio. Su questo blog non ho risparmiato critiche, a volte impietose, contro la piccola città, Crema, e la malattia, brutta infezione del provincialismo. Eppure, spesso, Crema è parte del mio raccontare, magari strampalato, in tante storielle più o meno serie. Potrei raccontare dell’Albero del Ricco; della prima rassegna di cinema ungherese voluta da un signore dal cervello brillante, al cinema Astra, una sala che ha ospitato anche il porno, che prima di sparire divenne sala a luci rosse. Ricordo che gli spettatori si sedevano sempre alle estremità, mentre oggi si tende a volere i posti belli in centro posizione-schermo. Dieci persone in una sale enorme e tutti spaiati, in anticipo sul coronavirus. Senza saperlo, quel pornocinema aveva anticipato i tempi. Si entrava di fretta, quasi correndo, per paura che ti vedesse qualcuno, che poi lo avrebbe detto a casa e il giorno dopo, alla Torrefazione, trovavi Gigi che ti dava una pacca sulla spalla: Uhè ieri sera dov’eri? A farti le pippe al cinema? Sempre sull’argomento: da ragazzi trovammo una pigna di “Caballero”, una rivista poco culturale, di fotoromanzi erotici dove compariva il petto delle fanciulle e nient’altro, in una grata sulla vietta che dal retro del vecchio ospedale porta in piazza Premoli. Una specie di cantina abitata dai gatti, la grata copriva solo un pezzo dell’ingresso, e così, in tre allungandoci come una corda riuscimmo a raggiungere il prezioso pacco di “Caballero”. Ce li rubammo, sfogliandoli avidamente con più interesse, le assicuro, di “Guerra e pace” formato tascabile, un bellissimo romanzo, ma allora ero più scemo di oggi, forse.

  • Bellissimi ricordi. Anche noi li rubavamo agli amici più grandi.
    Tra Caballero e “Guerra e Pace” (anche in formato tascabile), le assicuro, non avrei alcun dubbio su cosa scegliere (Caballero).
    Oggi come oggi quel mondo è praticamente scomparso. In rete, senza alcuna fatica, si può trovare tutto, nel bene e nel male.
    Saluti

  • Oggi siamo giustamente pressati dal nostro drammatico presente e quindi facciamo fatica a tuffarci nel passato, ma – lo ripeto – per evitare semplificazioni sul presente, è doveroso capire il background storico.

    Un nuovo tassello. Dal 1992 a oggi, ad eccezione di un anno, noi siamo stati di gran lunga più “virtuosi” della stessa Germania: abbiamo avuto cioè un avanzo primario (abbiamo speso di meno delle entrate dello Stato).
    Che cosa vuol dire avanzo primario? L’avanzo che avremmo se non dovessimo considerare il costo del nostro debito pubblico (gli interessi sui prestiti allo Stato necessari per colmare il deficit), un debito che tocca i 60-70 miliardi di euro ogni anno.
    E’ questa la nostra palla al piede.
    E’ questo che ci strangola.

    Il nostro essere virtuosi non è di per sé una buona cosa, tanto più in periodi come quelli attuali in cui noi abbiamo bisogno di spendere molto di più, sia per gli investimenti che per la protezione sociale.

    Sono state le regole europee che ci hanno costretto a tagliare le spese per sanità, scuola, ricerca…?
    Le regole ci sono (anche se oggi nel dramma che stiamo vivendo sono state sostanzialmente sospese), ma le regole non ci dicono di tagliare i servizi, la ricerca, il welfare…
    Siamo noi che, non riuscendo (o non volendo fino in fondo) combattere la corruzione (miliardi e miliardi!), l’evasione fiscale (più di 100 miliardi l’anno), gli sprechi della macchina pubblica, i tanti privilegi che ancora esistono, i tanti vantaggi corporativi che ancora sono in vigore, optiamo per i tagli ai servizi, agli enti locali…

    E’ questa una sacrosanta realtà che difficilmente i “politici” vedono: questi (tutti) puntano essenzialmente al consenso del presente e non hanno nessun altro orizzonte.

  • Buone notizie dall’Unione europee:
    – una cassa integrazione europea: a noi dovrebbero arrivare 10 miliardi,
    – un uso senza condizionalità del Salva Stati: noi dovremo avremo il beneficio di una quarantina di miliardi,
    – interverrà anche la Banca europea degli investimenti,
    – la Bce acquista i nostri titoli di Stato per 220 miliardi ed è pronta anche a superare tale soglia.

    Non tutto è già definito, ma pare che le premesse ci siano.
    La politica è un’arte difficilissima: ci vuole tenacia, capacità di mediazione, ricerca di un punto di equilibrio,..

    Non è un semplice slogan ripetere quanto sottolinea con forza papa Francesco: nessuno si salva da solo.
    A maggiore noi,
    A maggiore noi in questo drammatico frangente.

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