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FRANCESCO TORRISI

Cristo e la morte infinita

Ho ricevuto dall’amico PIETRO CARRA, il testo che segue, che volentieri, come Redattore del bog, pubblico:   Buongiorno a tutti, vorrei sottoporre ai lettori una strana idea che mi gira per la testa da un po’, e che ha che fare con la Pasqua; questa idea inoltre cade in maniera acconcia nel momento presente, in

Ho ricevuto dall’amico PIETRO CARRA, il testo che segue, che volentieri, come Redattore del bog, pubblico:

 

Buongiorno a tutti, vorrei sottoporre ai lettori una strana idea che mi gira per la testa da un po’, e che ha che fare con la Pasqua; questa idea inoltre cade in maniera acconcia nel momento presente, in cui è in atto sui mass media una gigantesca meditazione sulla morte. L’idea è questa: introdurre nel sacrificio pasquale di Cristo, un concetto di gradazione della morte.

Mi spiego: quando sentivo della morte redentrice del Figlio, sempre presentata in modo drammatico, dentro di me pensavo sempre: ma ci sono esseri umani che hanno vissuto molto meno, e morti molto peggio! Bambini innocenti violentati, torturati, straziati, ecc., e poi agonie orribili, e gente che se andava maledicendo e disperando, terrorizzati, abbrutiti e via dicendo, insomma avete capito. In che modo allora si poteva parlare in termini così esaltati di questo sacrificio di un semidio, che oltretutto aveva la contezza e la certezza del posto paradisiaco che lo aspettava? E perciò come avrebbe dovuto e potuto scaturire da questa vicenda la salvezza dalla morte nientemeno che dell’intera umanità? Da quella che pare essere la meno drammatica morte in assoluto, ancorchè nella sua narrazione si fosse sempre calcata la mano sulle sue circostanze sanguinose?

Ecco che da questo dubbio corrosivo, inaspettatamente è venuta fuori un’idea che ha ribaltato la situazione. Pensiamo a un fatto: la morte deve per forza ammettere gradazioni. Nessuno piange per un batterio che si spegne. Neanche per un moscerino: le morti di questi esseri sono eventi cosmicamente trascurabili. Diciamo che sono sempre meno trascurabili, man mano che si sale in quella che pare essere una gerarchia della vita. E oltre a crescere di rilevanza, aumenta anche un altro fattore: la coscienza della morte: e qui l’uomo presenta un fattore di discontinuità, in quanto unico essere vivente a possederla, di qui la sua angoscia e l’orrore per la morte, angoscia e orrore da cui è protetto in genere dal non pensarci affatto, non potendo in alcun modo comprenderla. Possedendo l’uomo in altissimo grado la vita, deve subire in altissimo grado la morte.

Che dire allora di chi possiede in grado infinito la vita, se non che dovrà sperimentare un morte di grado infinito? Ecco come si spiegherebbe lo spavento e l’orrore di chi si troverebbe ad affrontare una simile prova con un apparato corporeo e sentimentale umano, e una grado di vita divino e quindi infinito. Si potrebbe paragonare ad uno che affrontasse una tempesta oceanica su un materassino, o meglio ancora una gigantesca differenza di potenziale, che produce una scarica elettrica di milioni di volt su un conduttore di mezzo millimetro di diametro; anche se con gli esempi non si renderebbe mai la differenza tra un ordine di cose finito e uno infinito. È così che il sacrificio di un redentore potrebbe assumere una dimensione di rottura cosmica, una frattura che crea uno “stargate” fra realtà altrimenti incomunicabili, perennemente aperta come una piaga sanguinante, perché appunto essendo Morte infinita, non cessa di essere nel tempo; e dovrebbe consentire a chiunque lo voglia di passare dall’altra parte, nella Vita che dovrebbe essere specularmente appunto infinita.

FRANCESCO TORRISI

12 Apr 2020 in Pensiero

41 commenti

Commenti

  • Pietro, mi piace il modo “laico” con il quale affronti il tema della morte di Cristo.
    Io non sono un grande pensatore (anche se interpretato in modo …. anomalo , sono un imgnegnere meccanico!) e quindi non sono proprio in grado di …buttarmi nelle mischia e partire subito, magari “in contropiede”.
    Fammici pensare!
    Senz’altro tra i bloggers testoline fine assai più della mai non mancano, ergo …..

  • Potente riflessione. Un Salvatore morente riassume in sé un’intera Umanità morente, la circoscrive. E non c’è bisogno di essere Cristiani per condividerlo. Che poi l’uomo sia l’unico ad avere coscienza della propria finitezza… altri animali danno prova di comprendere la morte, piangendo quella dei cari, ma forse non configurano la propria, ma tu hai perso dei cani Franco: quello sguardo verso l’alto accompagnato da suoni mai emessi prima, l’ho visto anche in umani.
    Penso comunque che la Pasqua sia un’ottima occasione per riflettere sulla morte, oltre che sulla risurrezione. Ma anche per cercare la rinascita nelle gemme, nei nidi, e descriverle, parlarne, ecco a cosa serve il lievito.

  • La tua, riflessione, Pietro, è molto alta per la mia capacità di comprendere.
    Una cosa, in particolare, non ho capito: dove vuoi arrivare con il tuo ragionamento? Si tratta di una riflessione alta sulla cristologia nel senso tradizionale? Il tuo è un approccio laico e quindi non credo. Nell’ottica della fede, è vero, Cristo, in quanto Dio, ha una vita in grado infinito e, dunque, una coscienza in grado infinito (immagino che per te coscienza infinita e vita al grado infinito siano l’una l’altra faccia dell’altra).

    Ciò che mi interessa, nel tragico frangente attuale, è il concetto di “redenzione” dell’umanità, a prescindere dalla visione cristiana.
    Che oggi l’umanità intera (tutta è colpita dal nuovo flagello) debba essere redenta è una esigenza che avvertiamo tutti. Redenta da che cosa? Dal nemico invisibile, in primo luogo, e in secondo luogo dai suoi peccati: peccati di egoismo, peccati di imprevidenza, peccati di presunzione di avere il diritto di saccheggiare il pianeta e di avvelenarlo…
    E’ questo, secondo me, il messaggio pasquale.
    No?

  • Discorso suggestivo ma alla base del ragionamento di Pietro c’è un malinteso, ossia che la morte sia l’antitesi della vita. Su questo malinteso si possono costruire astrazioni e ragionamenti labirintici, da cui non si esce più. Nascere e morire sono due aspetti complementari, come prima e dopo. E come non si può parlare di nascita infinita, neppure si può di morte infinita.
    Vorrei aggiungere che se nascere è un dono, lo è pure il morire.

    • Vorrei chiarire che il malinteso non l’ha creato Pietro ma fa parte del pensiero comune. Esempio (approssimativo): il giorno e la notte sono gli aspetti di un processo che si svolge nel tempo. Non esiste nessun giorno infinito o notte infinita. Così, nascita e morte sono gli aspetti di uno stesso processo vitale. Pensarle come antitesi di un rapporto dialettico è solo una nostra abitudine concettuale.

  • Che sciocchezze che leggo. Certo che la morte è l’antitesi della vita. Non c’è speculazione possibile. E poi che uso improprio del linguaggio. Vita e morte un dono? Donato da chi? Se così fosse si potrebbero restituire, riciclare. Vita e morte chiamiamole accidenti, l’imperscrutabile, altrimenti avremmo scoperto il loro mistero. Poi non importa se intorno a quelle due cose continuiamo a ricamarci centrini, ma in tutti i casi il rapporto con la vita e la morte, sovraccaricate di cultura, religioni, superstizioni sono l’emblema del finito di fronte ad un infinito che neppure sappiamo immaginare. Parola vuota, senza senso. Solo il finito. Caducità, caducità. E’ questa l’unica esperienza che possiamo fare. Sgrossare di tutto, alleggerire di significati che nessuno codificherà mai, ritornare più istintivi, semplicità, destino, ritornare un po’ animali, con l’unica coscienza, giustamente, che noi abbiamo esperienza di cosa siano, loro, fortunati, no. Un bel movimento di controcultura, restare le tabule rase che è l’unica possibilità che ci viene concessa. Poi arriva tutto il resto ad appesantirle, complicarle, renderle impossibili, a rovinare tutto, ma questo è il destino dell’uomo, cercare senza riuscirci di andare incontro all’infinito. Arrovellarsi avvitarsi, l’uomo è solo capace di questo, senza mai avvicinarsi neppure di striscio al grande mistero.

    • Del resto il Coronavirus ci sta spiegando benissimo cosa sono la vita e la morte. Non è così? Un po’ di sano materialismo per favore.

    • Signor Macalli, il coronavirus ci ha spiegato solo che siamo governati da persone indegne e che, purtroppo, è quello che ci meritiamo.
      Se serviva il coronavirus per spiegarLe cosa sono la vita e la morte vuol dire che Lei non è un ‘sano materialista’ ma uno che vive nel mondo delle favole.

  • Forse superfluo sottolenearti Livio, che fare di tutte le erbe un fascio (ops!) sull’indegnita’ di chi ci governa, non mi trova assolutamente d’accordo, anzi, almeno per alcuni, credo valga, magari inaspettatamente, proprio il contrario!
    Ma, si sa, tot capita …..(che nn c’entra col fatto che ogni tanto capiti di vincere al totocalcio, néh!!!)

    • Caro Franco, l’aspetto più amaro è che noi siamo indegni di essere governati da gente migliore. Avercelo mostrato chiaramente, è un altro merito del coronavirus.

  • Signor Cadè, non vivo nel mondo delle favole, so benissimo cosa sono vita e morte. Credo di averlo già scritto tempo fa. Se la paura della propria morte è legata al fato, o ai propri stili di vita che riguardano solo noi stessi, oltre a genetica e familiarità, adesso siamo di fronte ad un fenomeno nuovo. Non solo corro il rischio, da fumatore, di infarti, ictus e altre conseguenze dei miei vizi, ma corro il pericolo della morte da virus che riguarda tutti noi. Mistero al mistero.

  • Il testo di Pietro, vedo, si presta a più letture.
    Non sarebbe, utile, Pietro, se tu ci dessi la versione autentica?
    Ripeto: più che entrare nel merito della cristologia, mi interessa molto il discorso sulla “redenzione dell’umanità”.
    Da che cosa, se il nostro è un approccio attuale?

  • ciao, grazie di aver manifestato il vostro interesse… appena riesco a calmare il cervello per l’ultimo video che ho visto rispondo … in questo momento sono sconvolto da cosa mettono nei vaccini… a meno che (continuo a sperare che sia una sublime montatura cinematografica) non sia vero, in questo caso siamo di fronte a una cosa che non può avere che un solo significato: un rito satanico antropofagico di massa, di dimensione planetaria
    https://youtu.be/QbYBfPZC62k

    • Effettivamente allarmante, ma mi sento gratificato dal grado di accuratezza dei controlli eseguiti.

    • Questo video è terrificante. Personalmente mi sto chiedendo da almeno un mese cosa ci inoculeranno a settembre, in attesa della paventata seconda ondata della pandemia da Covid-19 che dovrebbe essere più cattiva della prima. Siamo a posto. Il governatore Nicola Zingaretti nel frattempo si è portato avanti con un’ordinanza che OBBLIGA tutti gli over-65 e tutti i dipendenti della sanità di Regione Lazio a sottoporsi al vaccino antinfluenzale e antipneumococcica. Stiamo andando veramente verso una dittatura sanitaria, non saprei quale altro nome darle.

  • Tuttavia…
    1763, Parigi, Angelo Gatti, luminare pisano e medico di Luigi XV, se la vede brutta: non esisteva ancora il vaccino per il vaiolo, e, su insegnamento delle donne d’oriente, dall’Italia arriva con lui l’insegnamento alla variolizzazione, produzione cioè di un’infezione circoscritta con innesto dermico di pus da ammalato. Tecnica non priva di rischi perché con il virus poteva entrare di tutto, dalla lue al tetano!
    Le complicanze, previste, erano del 2%, il tasso di mortalità per vaiolo sistemico del 30%, gli esiti deturpanti nei sopravvissuti la regola. I medici della Sorbona cavalcano la tigre e aizzano la folla contro questo bonario cattedratico straniero che ruba loro il mercato. Sostengono la tesi di una malattia da “materia peccans” e non da contagio, e questa tecnica che viene dall’oriente è contro natura. Ma lo spirito illuminista avanza, e la Sorbona dopo cinque anno fa marcia indietro, mentre Gatti, uomo di scienza, s da una scrollata di spalle e lavora: riduce i fattori di rischio, addestra personale, e in attesa che il siero vaccinale, cioè da vacca, entri nell’armamentario, salva centinaia di migliaia di vite umane.
    Morale: ci sono delle pecche, tanto di cappello a chi ci aiuta a evidenziarle, si farà di meglio, ma intanto all’epoca erano state salvate vite per il 28% ed esiti invalidanti in percentuale incalcolabile.
    Serviva un testimonial per l’opinione pubblica, e fu lady Mary Montangue, nobildonna inglese alla quale il vaiolo aveva portato via il fratello e lasciata lei, prima donna di leggendaria bellezza, deturpata. Paladina della tecnica fa variolizzare la figlia e tutta la corte inglese.
    1796, Jenner vaccina con il germe vaccino, appunto, suo figlio James, e lo espone quindi al contagio di un caso di vaiolo umano: il bimbo è immune.
    Morale, ma questa discussione la dobbiamo rifare ogni volta da capo? Oppure serve ogni volta un figlio da esporre alla sperimentazione?
    Giusta la farmacovigilanza, errato l’allarmismo, colpevole l’indisciplina, ove si verificasse, in una società di esseri civili e reciprocamente responsabili del benessere comune.

    • Adriano, la storia dei vaccini può essere affascinante, ma in questo caso è anche un modo per fuorviare. Più dei virus, oggi è la dittatura sanitaria – la farmacocrazia – la vera minaccia per la nostra società, .

  • Caro Livio, ma pensi che dopo una vita non solo fra bisturi e seghe, ma anche fra farmaci e tentativi di corruzione io mi possa stupire? Generalizzare sarebbe come negare i valori della democrazia per le sue disfunzioni crescenti.
    Pur essendo uno scalpellino una volta accettai la sperimentazione doppio cieco di un farmaco giunto alla fase sull’uomo. Per chi nn sa come funziona dei volontari, allettati anche dal fatto di aver a loro disposizione medici ed esami continui, iniziano a prendere il farmaco, e nessuno sa quale, solo a che dovrebbe servire. Gli esami e le cartelle finiscono a un altro reparto, segreto, che spia eventuali segni di allarme. Se compaiono questo reparto da ordine di sospensione.. Io avevo accettato solo per dare ai miei colaboratori un’occasione di guadagno accessorio e far spirito di gruppo fra medici e infermieri (poi avrei saputoche loro non ce n”avevano manco per la testa e avevano accettato solo per non dispiacermi). Comunque quando inizio a vedere quanti ritirati dallo studio c’erano mi preoccupo non poco. Bene, quel farmaco, un antinfiammatorio, non è mai entrrato in commercio: la ricerca è una cosa seria. O forse se le magagne sono troppo grosse non lo fanno sapere a gente onesta come me, ma non credo.

  • Burioni, che comincia a non piacermi, ha dichiarato in televisione che un tempo i vaccini si sperimentavano sui carcerati, chiosando che però adesso non si può più. Mancava solo concludesse con un “purtroppo”. E io spero che quelle sperimentazioni siano state fatte previa adesione volontaria.

  • Meno male che di sfigati è pieno il mondo. O lo fanno per la scienza?

  • ok quel video deve essere un fake… per la semplice ragione che la chiesa cattolica non avrebbe mai potuto ammettere l’uso di feti umani… L’eucarestia di bill gates ce la possiamo risparmiare… mi domando chi mette in giro raffinati scherzi del genere in momenti come questi che di film horror proprio non ce n’è il bisogno

  • Per Adriano, ieri 15:40. Caro Presidente, gira e rigira, sempre lì si torna, al vaccino. La spiegazione di tutto il can can negazionista è il vaccino. Questa pandemia crea un problema enorme a chi muore, viene intubato o semplicemente si ammala; crea un problema enorme all’economia in generale e ai ceti sociali più deboli in particolare; crea un problema enorme a tutti. Però, con tutto questo parlar di vaccino, si crea anche un problema ai no-vax. Infatti, il loro martellante tentativo di negare sui media la gravità del contagio e la drammaticità della situazione, accusando l’universo mondo di pazzia generale e di psicosi collettiva, è proprio finalizzato a negare la necessità di un vaccino, aldilà delle loro tirate sugli ininculcabili diritti individuali e via dicendo. Negare il fatto per negare il rimedio, vecchia storia, sempre in nome dell’ininculcabile libertà, umanità, giustizia eccetera. Per cui, Adriano, proprio lì siamo, hai ragione. Ci sono luoghi, tempi e contesti in cui, proprio come dici tu, “questa discussione la dobbiamo rifare ogni volta da capo”. D’altra parte, l’ammetterai, se ci si mette in certi velodromi, mica poi si può pretendere di non andare in bicicletta, continuando a girare in tondo. Il discorso sui vaccini tocca un nervo scoperto, un punto dolente. Figurati quando c’è di mezzo una cosa enorme come questa pandemia. Tutti pendono dalle labbra dei loro nemici di sempre, gli scienziati, quelli della medicina ufficiale, i rappresentanti delle istituzioni sanitarie. Pensa all’Italia: Ricciardi, Brusaferro, Pregliasco, Galli, un sacco d’altri specialisti ascoltati come oracoli, soprattutto Burioni, la loro bestia nera, che li ha bastonati senza scampo in alcuni suoi libri. Adriano, per forza questi danno di matto e si arrampicano sui vetri, negando tutto e rifiutandosi di guardare nel cannocchiale, come allora. Sarebbe come costringere dei tifosi laziali ad assistere alla beatificazione di Totti, De Rossi, Florenzi e così via. Soprattutto, il mondo intero sta santificando i salvatori dell’umanità che lavorano per scoprire il vaccino anti-COVID 19. Quelli vanno in bestia, c’hanno pure ragione, cerchiamo di capirli se sbroccano. “Vaccino”, Adriano, è una parola che oggi fa sbarellare e scatena reazioni esasperate. Figurati se non parte la banda, con trombe e tamburi. Forse sarebbe meglio negoziare una soluzione transattiva. Ad esempio, quando ci sarà il vaccino contro il COVID-19, finito il domicilio coatto, quando tutti torneremo entusiasti a sputacchiarci e starnutirci addosso, sbaciucchiandoci e strofinandoci a manetta l’un l’altro come prima, evviva la libertà, allora si potrebbe decidere che tutti si vaccinino, tranne i no-vax. Però senza ripensamenti, ritrattazioni, abiure. Eh no, troppo comodo. Tutti vaccinati tranne loro. Così avranno, tra i loro ininculcabili diritti minacciati da questo mondo di pazzi psicotici (noialtri), anche l’ininculcato diritto a non farsi vaccinare. Così siam contenti noi e son contenti loro, senza più inculcamenti reciproci. Che ne pensi, Presidente? Libero vaccino in libero Stato. Che dici?

    • Signor Martini, se Lei riduce tutto il problema al no-vax, è Lei che si rifiuta di guardare nel cannocchiale.

  • Lei ha ragione, signor Cadé. Il negazionismo no-vax non esaurisce il riduzionismo verso questa pandemia. Dico riduzionismo perché mi pare che, rispetto al negazionismo no-vax, gli altri tentativi di ridimensionamento siano meno impudenti. Non si nega infatti il fatto ascrivendolo a un complotto, autopromovendosi veggenti e qualificando tutti gli altri come pazzi psicopatici. Si riduce invece il fatto nella sua entità e pericolosità, ammettendolo ma dando ad altri interessi la priorità. Qui vedo due principali gruppi di riduzionisti (ma ce ne sono diversi altri).
    Il primo è quello dei riduzionisti per motivi economici. Sono quelli che intendono bilanciare diversamente, rispetto a quanto stanno facendo le nostre istituzioni nazionali e in buona parte regionali, la rilevanza della problematica economica rispetto a quella sanitaria, a vantaggio della prima e a discapito della seconda. Ovvie e comprensibili (non dico giustificabili) le ragioni. Il discorso sarebbe lungo, l’importante è capirsi sul genere di forze e interessi economici in campo. Basti dire che questi riduzionisti della problematica sanitaria a favore di quella economica non sono però tutti uguali. Infatti, ci sono i moltissimi che, versando in condizioni economiche difficili e talvolta drammatiche, devono rischiare la propria salute e persino la vita pur di non trovarsi sul lastrico. In pratica, scelgono un rischio sanitario grave pur di evitare la povertà più nera. Sono costretti a scegliere tra il loro necessario sostentamento economico familiare, da un lato, e la propria salute fisica e forse la vita, dall’altro. Obtorto collo, scelgono la sopravvivenza economica. Poi ci sono anche i non moltissimi, diciamo pure i pochi, però estremamente influenti a livello decisionale, che possono permettersi una scelta differente: quella tra il proprio profitto personale, da un lato, e la salute e la vita altrui, dall’altro. Evidente quale scelta facciano e palese il motivo del loro riduzionismo.
    Il secondo gruppo principale di riduzionisti comprende invece alcuni modelli attitudinali e comportamentali prodotti dal genius loci italico. Sono modelli che trovano in questa pandemia terreno fertile per le proprie manifestazioni e rappresentazioni. Meritano considerazioni specifiche.

    • Anch’io per un attimo ho creduto che il Coronavirus fosse democratico. Ma non lo è, prima di tutto perchè ha colpito anagraficamente,secondo perchè ha esposto per ovvie ragioni al contagio categorie ben precise di lavoratori, terzo perchè la Fase 2 esporrà altri lavoratori partendo dal basso delle mansioni, per necessità, certo non per strategie politiche. E insieme ci si mettono quelli che sottovalutando il pericolo espongono gli altri, non solo se stessi al contagio. Leggevo un’intervista ad una cassiera di un supermercato di Crema mortificata per gli avventori che arrivano alle casse con un solo prodotto acquistato, che significa che magari il giorno dopo ci tornano ancora e poi ancora, moltiplicando la possibile contaminazione. Forse ha ragione quella sindaca di quella città che ha imposto un minimo sindacale di otto prodotti. E come per Taranto, ormai siamo al prendere o lasciare, tutto in nome dell’economia che deve per forza riprendere. Meglio un pezzo di pane oggi che niente domani. Meglio un po’ di vita ora che la morte domani, in un continuo carpe deim che non ha niente di saggio o filosofico. Così che la lotta di lasse è in essere tra chi è esposto o meno esposto. Quelli che potranno riprenderanno il lavoro lo faranno a denti stretti contro quelli che lo stanno già perdendo o perderanno. Immagino già le città ancora più spettrali quando conteremo le attività commerciali che riapriranno con le saracinesche abbassate, metafora di morti economiche,magari anche fisiche. Perchè questa fase 2 si prospetta lunga all’infinito e prima di educare tutti ad un diverso stile di vita ci vorranno ancora mesi di ordinanze, costrizioni, rinunce che fino al vaccino, se mai si troverà, o una cura, ci accompagneranno, ripensando, volenti o nolenti tutto il nostro vissuto. Che lo trovino in fretta, non c’è altra soluzione. E come dici tu Pietro su base volontaria, senza costringere nessuno. Prima che noi e la nostra economia crepiamo insieme. Perchè è tutto vero, io non ho mai visto amici e conoscenti colpiti da questa maledetta polmonite come quest’anno. Concentrati qui al nord? Certo, ma i dati statistici ci dicono che qui ha colpito duro. Non facciamo conti su sessanta milioni di abitanti. Facciamoli tra di noi.
      Però mi concedano almeno un giro in bicicletta, magari fuori comune, senza dover fare il giro dell’oca delle mura. E che ai bambini e agli anziani venga concessa quella passeggiata protetta vitale quanto la vita stessa. Già si sono registrati suicidi di anziani e femminicidi. Vuol dire che la tensione sta montando. Prima che, come dice Fuksas, e mi vien da ridere, tutti gli appartamenti abbiano una metratura di almeno sessanta metri. Perchè insomma si dovranno ripensare le città. E intanto? Intanto almeno un vaccino, la pezza è meglio del buco se vogliamo uscirne. Anche per i contrari, che come gli altri correranno negli ambulatori.secondo me.

  • Signor Martini, mi permetta di restare perplesso di fronte a questa Sua affermazione:
    “Infatti, ci sono i moltissimi che, versando in condizioni economiche difficili e talvolta drammatiche, devono rischiare la propria salute e persino la vita pur di non trovarsi sul lastrico. In pratica, scelgono un rischio sanitario grave pur di evitare la povertà più nera. Sono costretti a scegliere tra il loro necessario sostentamento economico familiare, da un lato, e la propria salute fisica e forse la vita, dall’altro.”
    A me, viceversa, pare ormai indubitabile, dai dati epidemiologici, che questo virus non rappresenti affatto un rischio letale per la società nel suo insieme.
    Le ricordo alcuni dati che ho già riportato in precedenti commenti: nel 2015 morirono, a causa di complicanze influenzali, 54.000 persone (quasi tutti anziani) in più rispetto al 2014. Nel 2017, per lo stesso motivo, morirono 20.000 anziani in più rispetto al 2016. Nessuno ne fece un’emergenza sanitaria e il Pese continuò la sua vita normale.
    L’anno scorso, da gennaio ad aprile, morirono se non ricordo male, circa 240.000 persone. Quest’anno, nello stesso periodo (mancano ancora alcuni giorni alla fine del mese) ne sono morte 190.000. Quindi potremmo dire che l’influenza ha avuto effetti ben peggiori in anni passati e che, quest’anno, al contrario, sembra aver avuto un effetto benefico sulla popolazione. La gente non muore più di infarto, di cancri, di diabete, di ictus ecc. ma solo di coronavirus, e per fortuna in numero inferiore al passato.
    Certo, alcuni ospedali del Nord hanno dovuto affrontare situazioni molto critiche, ma le cause di ciò sono ancora tutte da chiarire.
    Perciò, non vedo perché riprendere a lavorare o a vivere liberamente dovrebbe rappresentare per persone che non sono né vecchie né malate un pericolo mortale.

  • Perché a causa di questo virus, ancora adesso e non sappiamo per quanto tempo ancora, ci si ammala, si finisce in terapia intensiva e si muore. Di sicuro, il 4 maggio il pericolo sarà ancora reale. E il fatto che si muoia anche per altre cause nulla toglie a questa constatazione. Quindi, il discorso non è sul “se” ma sul “quanto” il pregiudizio alla salute e persino l’evento mortale possano verificarsi. Attualmente, accertato l’ “an”, la determinazione del “quantum” porta a mio modesto avviso a cifre notevoli, anche in termini di mortalità. Una mortalità aggiuntiva a quella degli ultimi anni. Ad esempio, basta guardare i dati del Comune di Crema e del territorio cremasco. E mi permetto di aggiungere che la mia modesta opinione è condivisa dalla maggior parte di coloro che sono preposti ad analizzare, valutare e quantificare questa pandemia, anche in Italia. Sul grado di fiducia da accordare all’autorità attualmente costituita non mi sembra che gli italiani siano poi così lontani dal mio sentire. E non credo che l’Italia sia oggi preda di dittature politiche, sanitarie, mediche, infermieristiche o statistiche. Quando poi i dati ufficiali saranno integrati, di sicuro per i territori di Bergamo e Brescia e speriamo anche per i territori di Cremona e Crema, con tutti gli altri dati reali non ancora considerati, il risultato sarà ulteriormente grave e doloroso. Negare queste evidenze si può fare, per le ragioni più svariate. Tentare, se non proprio un negazionismo completo, almeno un parziale riduzionismo, per i motivi più vari, si può pure fare. Ed è appunto questo il discorso che si stava facendo: chi sono i negazionisti e perché lo sono, chi sono i riduzionisti e perché lo sono. Ovviamente, anche questa ricognizione è soggettiva, opinabile e soggetta a qualsiasi apertura di dialogo, di confronto e di reciproca civile condivisione o non condivisione. CremAscolta offre, tra le tante, anche questa positiva opportunità.

    • Più che sottoposta a una dittatura sanitaria mi sembra che l’Italia sia in preda al caos più totale. Anche per questo motivo ognuno fa di testa sua. Personalmente sono convinta che le attività produttive debbano gradualmente riaprire, se non vogliamo veder collassare il sistema-Paese, ma per quanto riguarda me stessa non credo proprio che mollerò gli ormeggi. Continuerò a condurre una vita discreta, senza mondanità, a usare guanti e mascherina, a consumare litri di alcol per disinfettare, e poi si vedrà. Visto che nessuno è riuscito a convincermi cercherò di stare in guardia, non si sa mai.

    • “Negare queste evidenze si può fare, per le ragioni più svariate.”
      Signor Martini, mi dica quali evidenze ho negato. Ho solo riportato dei dati ufficiali. Sa quante persone sono morte col Covid-19 tra 0 e 9 anni? Due. E tra 10 e 20 anni? Zero. Tra 20 e 30 anni? Sette. Fra 30 e 40? Quaranta. Fra 40 e 50, i morti sono 178. Le persone non sono numeri ecc. ma questi sono numeri ridicoli in una nazione di 60 milioni di anime. E sono anche numeri dubitabili, visti i discutibili sistemi di classificazione delle cause. È Lei semmai che non prende in considerazione i dati reali e si appella a ipotetici “altri dati reali non ancora considerati” che renderanno il bilancio “ulteriormente grave e doloroso”. La Sua è un’ipotesi personale ma per ora i dati la smentiscono.

    • I dati reali in consuntivazione per Bergamo e quasi in consuntivazione per Brescia non sono una mia invenzione. Basta informarsi, anche sul delta riscontrato dopo l’indagine dell’Eco. Di certo, già quelli dichiarati ufficiali in precedenza erano devastanti. Ma anche stando ai dati, parziali, già considerati ufficiali da tutti, le faccio solo un esempio, tra i tanti, uno solo tanto per provare a capirci. In rete si trova il confronto tra i morti nel marzo 2019 e nel marzo 2020 (fino al 4 aprile) nei comuni del cremasco, a partire da Crema (naturalmente, c’è anche il resto della provincia). Fonte ISTAT, comune per comune. Se vuole se li guardi, se no lasci pur perdere. Il triplo, il quadruplo, eccetera, e l’anno scorso era già stato superiore alla media del lustro precedente. Ad esempio, Castelleone 60 morti invece di 10. Volendo, si possono anche cominciare a seguire i dati specifici delle residenze per anziani, finora non ben quantificati e solo forniti per difetto. Ancora più eclatanti. Poi, signor Cadè, se questa cosa le dice qualcosa, bene. Se no, va bene lo stesso. Non sono numeri, sono persone.

    • Farò anch’io lo stesso, Rita. Sono stati due mesi di rodaggio. Ci prenderemo il bene (poco, però c’è) e il male (tanto) che ce ne verrà. Caregnare non serve. Tiremm innanz.

  • Signor Martini, io non credo sia così difficile capire quello che scrivo. Lei continua a riportare dati su Crema, Brescia, Bergamo, dati che conosco benissimo abitando a Crema, lavorando a Brescia e avendo i parenti a Bergamo. Conosco anche medici che lavorano nell’ospedale di Bergamo. Ma l’emergenza, il blocco, la paralisi, ha colpito la Lombardia o tutto il Paese? Tutto il Paese, bene. Allora io riporto i dati nazionali e cerco di capire se c’è una proporzione razionale tra il pericolo e le misure adottate e ancora vigenti. Non so se sono abbastanza chiaro. Lei sembra rimuovere automaticamente i dati da me riportati. Lei parla di “cifre notevoli, anche in termini di mortalità. Una mortalità aggiuntiva a quella degli ultimi anni”. Ma se sono morte decine di migliaia di persone in meno rispetto al 2019, come fa a parlare di “mortalità aggiuntiva”? Poi Lei aggiunge “basta guardare i dati del Comune di Crema e del territorio cremasco”, come se questi dati fossero emblematici della situazione nazionale. Ma non è assolutamente così. “Non sono numeri, sono persone” è espressione di una pietas comune, ma non porta nessun contributo all’analisi e al giudizio. E anche Lei infatti sostiene che si tratta di fare valutazioni quantitative. Se i numeri non contassero nulla dovremmo affermare che anche per una sola persona morta di influenza sarebbe giusto che tutto il Paese si fermasse.

  • Mi sembra normale e legittimo fare confronti di mortalità partendo dalla città e dal territorio in cui abbiamo familiari, amici, conoscenti. E guardare alle province che abbiamo tutt’attorno, Brescia, Bergamo, Milano, Lodi, Piacenza. Le consuntivazioni su base ISTAT, che corrispondono al grosso delle differenze sinora rilevate, danno per Bergamo circa 4.600 decessi invece dei 2.000 già accertati, mentre per Brescia e Cremona siamo circa al doppio. I confronti con gli anni precedenti sono drammatici. Ma anche le regioni del nord danno confronti di mortalità evidenti, in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna. Il resto d’Italia ha differenze sui decessi minori perché le misure di contenimento sanitario e di distanziamento sociale sono state più tempestive. Da noi il virus è girato liberamente per alcune settimane, nel resto del paese molto meno. Sono proprio quelle misure che qualcuno contesta e ritiene eccessive e che quasi tutti considerano invece proporzionate e necessarie. Ma tutti questi discorsi sulle differenze numeriche, signor Cadè, sono ben poca cosa rispetto a quello che per lei, se ho ben compreso, è il nocciolo del discorso. Se lei crede che questa pandemia sia un’allucinazione collettiva e che noi italiani (e con noi molti altri) siamo tutti dei creduli allucinati e dei pazzi psicopatici, lo creda pure. Se lei pensa che questo contagio sia dovuto a una macchinazione dei poteri forti e delle forze oscure che manipolano il mondo globalizzato per asservire l’umanità a schiavitù e oppressione, lo pensi pure. Siamo in un paese libero e la libertà di pensiero e di parola è garantita a tutti, anche su CremAscolta, che la concede senza alcun limite, remora, misura. E anch’io penso e dico liberamente che chi si inventa certi complotti è un complottista, che chi nega questa evidente pandemia è un negazionista, che chi ne vorrebbe ridurre l’effettiva entità e gravità è un riduzionista. E rinvio al mittente le gravi offese di insulsaggine, pochezza di pensiero e pregiudizio. C’è un limite a tutto. Mi scuso infine con la redazione e col signor Carra per l’increscioso e sgradevole “fuori tema”, nel quale mi sono fatto coinvolgere e che provvedo subito a terminare.

  • Io ho sempre cercato di attenermi ai dati, ai numeri e ai fatti, di ascoltare le opinioni (contraddittorie) degli esperti e di valutare la loro coerenza logica. Se Lei ha da rimproverarmi qualcosa, preferirei obiezioni più coerenti e non pistolotti enfatici. Cioè dati obiettivi e generali che analizzino i concreti fatti epidemiologici e le misure restrittive, e una sintesi coerente del loro rapporto. Non è necessario essere esperti. Basta informarsi e usare un po’ di logica. Applicare etichette insulse – negazionista ecc. – alle idee degli altri non significa averle confutate.
    Il nocciolo? Siamo di fronte al più grave pericolo di sospensione o repressione di libertà fondamentali nella storia della Repubblica, eppure sembra che qui nessuno se ne dia pensiero. “Pensa alla salute”, si diceva un tempo. In effetti, sembra che il resto non conti più nulla.

  • Unica consolazione per me redattore, rispetto a questo mega “fuori tema” è che colui che lo ha innescato (con il link sui IRISULTATI SCIOCCANTI DELLE ANALISI DI 4 VACCINI IN COMMERCIO, audizione alla Camera) è l’autore stesso del testo di base del post “Cristo e la morte infinita”!
    Direi proprio però, come giustamente ha osservato Pietro Martini, che non credo sia il caso di continuare col “fuori tema”, abbiamo post mirati che consentono ampiamente di proseguire, in modo più …. filo/logico col post, il confronto di opinioni, grazie.

    • La considerazione di Pietro sui vaccini alludeva in realtà a un tema non incongruo. Cioè: sapendo che i vaccini contengono non solo elementi tossici e patogeni (cosa di cui ormai è molto difficile dubitare), non solo cellule di scimmia, pollo, maiale ecc., ma contengono pure cellule di feti umani abortiti, non dovrebbe un cristiano rifiutare simili intrugli?
      Pietro, con grande forza evocativa, ha definito l’impiego di questi vaccini “un rito satanico antropofagico di massa, di dimensione planetaria”. Concetto che per l’uomo moderno, ormai totalmente anti-cristiano e ‘scientizzato’, è certo privo di senso. Quindi temo che neppure i sedicenti ‘cristiani’ faranno obiezioni ai vaccini.

  • Sostiene Cadè che il nesso ci sia, eccome!
    E come dar torto a mastroLivio?
    La suggestione evocata è tragicamente, drammaticamente profonda!
    Ergo, si …..riaprano le danze!

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