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ADRIANO TANGO

Un messaggio di speranza da un “addetto ai lavori”

Salve! Un contributo proposto da Silvestro, una volta tanto ottimista!
La traduzione a volte lascia a desiderare, e ho messo delle pezze senza snaturare il senso.
Come l’Autore avverte, dovrete leggerlo tutto per capire, non è lungo, coraggio!

“Dovrei avvertirti. Questo non sarà divertente. Ma se leggi fino alla fine potresti venire con un maggiore senso di controllo e forse, forse, solo ottimismo in questi tempi inquietanti.
La parte non divertente consiste nel tornare indietro per esaminare lo stato attuale dell’esistenza umana in un contesto più ampio. Non è il contesto finale però. Quel particolare oscuro orizzonte incombe da una narrazione cosmica che ci dice che le possibilità della Terra di un ambiente superficiale a sostegno della vita oltre i prossimi miliardi di anni sono scarse (grazie a un sole costantemente luminoso e acqua atmosferica che raggiungono la stratosfera e aumentano l’effetto serra). E, naturalmente, quella narrativa ci dice anche che alla fine il Sole verrà incasinato e che probabilmente l’intero universo si sposterà verso uno stato di lugubre inutile tiepidezza tra molti, molti trilioni di anni. Quel lungo futuro non è un posto dove guardare avanti, ma non è nemmeno un nostro problema.
No, per noi c’è una sfida esistenziale più immediata. Questa è la prova accumulata che viviamo all’interno di un evento di estinzione. Infatti, poiché siamo tali vincitori, potremmo effettivamente vivere all’interno di un evento di estinzione di massa . Tale estinzione, etichettata in vari modi come l’estinzione dell’Olocene o l’estinzione dell’Antropocene, è proposta a causa del tasso scioccante di scomparsa di specie conosciute che si verificano proprio davanti ai nostri occhi, oltre che attraverso un passato non così lontano.
Ricorda, prima di 10.000 anni fa c’erano alcune megafaune in tutti i continenti. Dai mammut ai marsupiali giganti [a…]. Più recentemente c’erano ben 60 milioni di bufali in Nord America (un numero che era sceso a poche centinaia alla fine del 1880). E la megafauna rappresenta solo una categoria delle specie che sono andate via negli ultimi parecchie migliaia di anni. Oggi si stima che le specie stiano terminando le loro esistenze con tassi fino a 1.000 volte il tasso di “background” nei periodi di non estinzione.
Che un’estinzione di questa portata possa verificarsi non è, di per sé, così strano. La vita sulla Terra ha vissuto ben due dozzine di eventi di estinzione considerevoli, tra cui cinque che si qualificano come estinzioni “di massa”: episodi che spazzano via oltre il 75% delle specie. Naturalmente, le estinzioni individuali stanno letteralmente accadendo tutto il tempo mentre le specie raggiungono la fine dei loro rametti sull’albero della vita. Quella potatura implacabile non è un difetto nell’evoluzione darwiniana, è una caratteristica fondamentale che assicura la continuazione di una stirpe di esseri viventi che risale a miliardi di anni fa. In effetti, tra i quattro miliardi di specie distinte che si stima siano emerse sulla Terra, anche il 99% è scomparso.
Ciò che può distinguere la situazione attuale è che appare direttamente correlata con un’attività umana intenzionale. Dalla distruzione degli habitat nativi all’inquinamento generale e al degrado degli ambienti. Ai cambiamenti fondamentali nelle zone climatiche e nei modelli meteorologici che causano il caos su equilibri stabiliti nel comportamento delle specie e nelle dinamiche della popolazione. In altre parole, questa potrebbe essere la prima volta che una specie cognitiva sofisticata (presumibilmente) permette al suo comportamento di alterare radicalmente la storia della vita sul pianeta. Esempi passati, come quelli legati alla possibilità che i microbi produttori di metano perturbassero drammaticamente il clima e la chimica della Terra erano probabilmente estinzioni “stupide”. I minuscoli microbi erano innocenti massacratori di altri, poco più da incolpare di asteroidi o vulcani.
Questo ci porta al vero punto qui. Non si tratta di identificare effettivamente l’attuale colpevole (sì, siamo noi, solo per confermarlo), ma piuttosto di riflettere su come sia vivere all’interno di un evento di estinzione di massa.
Prendiamo il secolo scorso e guardiamo alcune delle “grandi cose” che sono successe alla nostra specie. Naturalmente abbiamo avuto delle guerre enormi. Abbiamo anche avuto altri tipi di gravi catastrofi umanitarie. Dalle ciotole di polvere e dai fallimenti delle colture alle carestie. Malattie radicali, dall’influenza alla malaria persistente, all’HIV e all’AIDS, all’attuale nuovo coronavirus.
Abbiamo anche visto afflizioni più furtive. Problemi e morbilità nutrizionali dovuti – in qualche modo ironicamente – alla nostra abilità nel produrre alimenti sterili di lunga durata che ci mantengano sazi, ma dolorosamente danneggiati in termini di ciò di cui il nostro corpo ha veramente bisogno. Dai Twinkies alla soda zuccherata e alle carni lavorate. I problemi cardiovascolari, il diabete, il cancro sembrano tutti esacerbati da molti dei modi in cui abbiamo scoperto di cercare conforto sensoriale o di trarre profitto l’uno dall’altro. Tramite cibo o droghe.
Ci siamo anche messi in ambienti inquinati e abbiamo riempito il mondo di cose come microplastiche e impulsi anormali di radioattività. Perfino i nostri nobili sforzi per respingere i patogeni batterici stanno selezionando microbi sempre più devastanti per farsi strada con le nostre tenere cellule.
Ed ecco la cosa. Tutto questo si adatta molto bene alla scena all’interno di un’estinzione in corso. La potatura dell’albero della vita non avviene dall’oggi al domani. Implica il degrado e l’erosione dei sistemi e degli equilibri che altrimenti potrebbero essere mantenuti a lungo. È un’erosione penetrante e rosicante del successo. C’è marciume e il marciume si diffonde fino a quando la vita non viene potata via.
Ma per noi non sono solo queste cose tangibili e fisiche che sono indicatori di una caduta. È anche il modo in cui affrontiamo il mondo, il modo in cui conteniamo i problemi o la spirale fuori controllo. L’attuale pandemia globale di COVID-19 è un ottimo esempio. Abbiamo chiuso gran parte del nostro mondo. E, per quanto sia del tutto razionale, sembra anche che siamo cervi nei fari, battendo le palpebre un po’ stupidamente. Certo, probabilmente troveremo soluzioni, sia nei vaccini che nelle terapie, e attraverso alcune riconfigurazioni sociali. Ma la straordinaria velocità e scala con cui la nostra civiltà globale si è ridotta a un ammasso disordinato può essere esattamente il tipo di cosa che succede quando sei già dentro un evento di estinzione. Le cose vanno male. Orribilmente sbagliato. Continua a sbagliare fino a quando un giorno non rimane più nulla di sbagliato. Cioè, in sostanza, il fatto che la nostra civiltà globale viva in modo insostenibile ben oltre i suoi mezzi (in media) è un altro indicatore. Abbiamo allungato le cose in modo sottile e non equamente, anche all’interno della nostra stessa specie. Con sorprendenti inefficienze e strozzature nella fornitura e distribuzione di energia e cibo. Mossa sbagliata. Questo è un ulteriore fattore per aumentare effettivamente la nostra vulnerabilità agli imprevisti; oltre ai difetti nella nostra gestione dell’ecosistema, della salute e delle risorse. Non abbiamo praticamente piani di emergenza o risorse su cui attingere perché siamo stati così impegnati a estendere la nostra carta di credito planetaria in una corsa l’uno contro l’altro.
Ti starai chiedendo, se ricordi come ho iniziato questo pezzo, dove si trova il senso di controllo e ottimismo in tutto questo?
Penso che sia nel seguito. Nessun’altra specie, a nostra conoscenza, ha mai avuto la capacità di decodificare la storia della vita e vedere le prove delle estinzioni passate. Né altre specie hanno avuto la capacità di riconoscere che potrebbe vivere all’interno di un grande evento di estinzione. Questo è un grosso problema. Non esiste un libro di regole che dice cosa succede se, nel mezzo dell’estinzione globale, emerge una specie che cerca di fare qualcosa al riguardo. In altre parole, non vi è motivo di immaginare che non possa essere modificato o quanto meno diminuito.
In questo senso siamo straordinariamente fortunati.
Ci vorrà un comportamento molto adulto per non sperperare questa fortuna. Ma la buona notizia è che la strada per un atterraggio sicuro non è così difficile da vedere. Sappiamo cosa comporta. Si tratta di essere intelligenti, di essere efficienti, di essere generosi gli uni con gli altri e di essere sensibili nel trattare il pianeta intorno a noi come una risorsa speciale e vitale. Non dobbiamo tornare indietro nel tempo. Con sufficiente impegno possiamo avere la nostra birra, patatine, camioncini elettrici e anche un mondo abitabile.”

Caleb A. Scharf
[Direttore del dipartimento di astrobiologia alla Columbia University]

ADRIANO TANGO

08 Mag 2020 in Scienze

9 commenti

Commenti

  • C’è una certa somiglianza con il “Papa con gli scarponi” Provate a leggerlo immaginando la sua voce, che effetto!

    • Si vero, Adriano, l’approccio “olistico” assomiglia proprio a quello di questo Papa che piace tantoa tutti quelli che non sono “cattolici col timbro”!
      Resta il fatto che se la “straordinaria fortuna” che ci può toccare, in questa “estinzione globale” è condizionata dal “….Ci vorrà un comportamento molto adulto….”, con la stragrande quantità di “fenomeni” che è meglio non seguire perchè si sono persi anche loro, e relativi “prodotti intellettuali di facile consumo ” che c’è in giro, c’è mica tanto da essere ottimisti!

  • Ohhhhhh …. finalmente un po’ di realismo! Non dimentichiamo che i cambiamenti climatici esistono da quando c’è il pianeta Terra. Dal 1880 ad oggi l’incremento effettivo della temperatura è stato di 0.6 °C. Le immagini dei satelliti mostrano come dal 1981 le foreste in Europa siano aumentate del 43% (in Italia del 31%). Tutto può essere migliorato, e deve esserlo, ma non per questo bisogna credere a tutto quello che dicono i profeti di sventura. Le disgrazie vengono da sole, non c’è alcun bisogno di tirarsele continuamente addosso.
    E impariamo anche a fare la tara sulle previsioni campate in aria degli specialisti della scienza. In base a quali certezze un personaggio come James Lovelock ha potuto consigliare ai governi l’energia nucleare perché la percentuale di CO2 nell’atmosfera, altrimenti, avrebbe causato il collasso? Come possono dire oggi i gretini che l’inquinamento ambientale segnerà la fine del mondo nel 2030? Sfera di cristallo o tarocchi?
    Questi soggetti, in fondo, non si comportano in modo diverso dai millenaristi nel Medioevo, che credevano nell’apocalisse e nel ritorno del messia che avrebbe «salvato» i suoi fedeli. Le loro argomentazioni rientrano più in un ambito magico-religioso che in un contesto propriamente scientifico. Dobbiamo cambiare vita per il “nostro” bene, poco ma sicuro, ma la Terra ci seppellirà tutti quanti. Basti pensare cos’ha passato dalla Pangea ad oggi, il resto è solo una logica conseguenza.

  • Veramente la fine del mondo è calcolata nel 2015 +/- 15, e l’ha calcolata Silvestro, non Greta, e da noi non ha voluto nemmeno i 300.000 € che gli danno gli Statunitensi per i suoi calcoli.
    Il “neo Papa Francesco” dice che chi ha fatto tanto male, e ne è consapevole, potrebbe fare anche uno sforzo enorme e scongiurare il pericolo, non che sono bazzecole. E questo è un messaggio di speranza, non una previsione.
    La scienza e la tecnologia, sua applicazione, ci potranno dare la prima informazioni sull’andamento della cosa, e la seconda soluzioni per questo salvataggio in extremis,.
    La volete delle buone notizie? In Italia e in Francia già si miscela nel gas metano il 7% di idrogeno da elettrolisi con energia solare. Impatto 0. Lo stesso gas combusto potrà avviare le turbine e produrre corrente, con una produzione a richiesta che evita il problema dei picchi.
    Beh Ing., che ne dici?
    Ma per questo bisogna ridurre i costi a un quarto, ma basta un po’ di sforzo, prender tempo e si può, quindi fare la propaganda giusta, far circolare le idee giuste, credere agli esperti!!!!!!!
    Il banco di prova ci attende: prsto si compreranno numerosissime asautovetture. Se saranno a basso impatto vorrà dire che la gente ha capito il messaggio di quest’ultima disgrazia, se la gente sceglierà modelli economici, legittimamente, per carità, per chi non può, vorrà dire che non è bastata la lezione.
    Se chi ci consente di scegliere sarà di manica troppo larga e penserà al maledetto PIL sarà responsabile.

    • Beh, tenendo presente che il prossimo passaggio di Apophis è previsto per il 2029, i conti potrebbero anche tornare. Ma non c’entrano le bottiglie di plastica. Dubito fortemente, comunque, che la scienza che ha causato il disastro (cecità totale degli specialisti) possa adesso rimediarvi, e credo che stia propria in questa convinzione la debolezza dell’odierno ambientalismo militante. Non s’è capita la differenza tra ecologia di superficie ed ecologia profonda.

    • Adriano, io penso che tutto quello che le lobbies del petrolio ci consentono di fare al fine di smetterla di estrarlo, il petrolio. e bruciarlo, è ben fatto.
      Quanto poi alla differenza tra l’ecologia di superficie e l’ecologia profonda (di Rita) , a noi “utilizzatori finali”, operativamente, spetta il compito, every day, di fare la nostra parte come si deve con quella “di superficie” e …… smetterla/farla smettere di buttare sacchetti nelle rogge e dove capita!
      Magari smettendola anche di chiamare “gretini” quelli che fanno ….. “ambientalismo militante”!

    • Senza l'”ecologia profonda” non avverrà alcun cambiamento (ma forse non lo si vuole) e si continueranno a trovare sacchetti e rifiuti vari nelle acque e nel verde. Purtroppo l'”ecologia di superficie”, come tutte le cose superficiali, non lascerà alcun segno significativo. E del resto, c’è da decenni ….

  • Sulla somiglianza pensavo proprio alle mani, al viso! Il fraseggio fa il resto. Caleb però non è proprio italo-sudamericano.

  • Silvestro mi fa rilevare un errore nella citazione del suo calcolo, ma è criptico! Io non ho paura di dire “mi sbagliavo”. Gli ho chiesto chiarimenti e riferirò

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