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GIORGIO CINCIRIPINI

Il sogno di Bill Gates al tempo di COVID …

    Immagina un mondo in cui il governo non ha bisogno di agenti di polizia per arrestare quei navigatori o farti pagare quando violi la distanza sociale con la tua ragazza. Supponiamo che i computer scoprano la tua permanenza in spiaggia monitorando i tuoi movimenti utilizzando un flusso di informazioni dal tuo cellulare, GPS

 

 

Immagina un mondo in cui il governo non ha bisogno di agenti di polizia per arrestare quei navigatori o farti pagare quando violi la distanza sociale con la tua ragazza. Supponiamo che i computer scoprano la tua permanenza in spiaggia monitorando i tuoi movimenti utilizzando un flusso di informazioni dal tuo cellulare, GPS per auto, tecnologia di riconoscimento facciale integrata con sorveglianza in tempo reale da satelliti, telecamere montate e chip impiantati …

 

Il fondatore di Microsoft Bill Gates sta finanziando una società che utilizza una dotazione iniziale di $ 1 miliardo da parte degli investitori per pianificare una rete di satelliti per fornire una copertura in tempo reale di quasi tutte le località sulla Terra.

 

Bill Gates Bankrolls $1 Billion Plan to Blanket Earth In Video Surveillance Satellites

GIORGIO CINCIRIPINI

20 Mag 2020 in Ambiente

34 commenti

Commenti

  • Chi si nasconde ha da nascondere. Torniamo allo stesso tema di sempre: comunità trasparente e tollerante è la mia visione. Col vicino che mi guarda in casa magari qualche nudità sarà meno intima, ma qualche ladro in meno è assicurato.

    • Adriano, per carità! Anche chi non ha niente da nascondere ha diritto alla propria vita privata. Tu auspichi il Panopticon? Allora ciao, prendiamo strade opposte. E comunque, il disegno di Bill Gates è molto, ma molto più vasto e nefasto.

    • Personalmente mi domando come si possa non vederlo, adesso che non serve più neppure il complottismo perché il gioco si svolge a carte scoperte. Di chi dovrebbero avere paura i Padroni Universali? E’ tutto di loro proprietà. Allo scopo di controllarla e dominarla ancora meglio, si sta cercando di creare una società sociopatica malata di agorafobia sempre in attesa di ordini superiori: fase uno, fase due, fase uno, fase due. Passo!!! Sta a noi impedire tutto questo, solo a noi.

  • Il problema esiste perchè nel 2020 ci sono le tecnologie che consentono di mettere in atto su vasta scala (e lo si sta già facendo del resto, noi siamo già tracciati punto a punto con i nostro smart ?!? phone) questo tipo di controlli, di monitoraggi.
    E non si tornerà indietro, temo, se nemmeno questi schiaffoni che noi “uomini che si presumono sapiens” ci siamo presi, e continuiamo a prenderci, in faccia da quel …..quasi inesistente affarino “yoctometrico” che (non) risponde al nome di covid-19, ci indurranno a cambiare rotta rispetto al nostro atteggiamento stoltamente, incoscientemente predatorio nei confronti del Pianeta..
    Pianeta Terra che si regge secondo le leggi di madre natura, leggi che colpevolmente fingiamo di ignorare!
    Problema socio/culturale quindi, di scelte poltiche che spettano a chi (almeno qui i nel buffo stivale, per l’extra, mi astengo!) governa (più o meno democraticamente, punti di vista), secondo le Leggi che emana il Parlamento. Questo è!
    A noi cittadini il compito di impegnarci, con la consapevolezza della quale siamo capaci, per esercitare il nostro diritto/dovere di esprimerci democraticamente (anche qui con questo strumento che ci siamo dati) in merito.
    Per i “forconi” , anche per quelli “virtuali”, personalmente non ho più l’età, consentitemelo!

  • Credo che qualcosa si stia muovendo. Anche il Parlamento. Sia grazie ad un’azione capillare fatta da vari movimenti Stop5G e da alcune associazioni presso i comuni italiani ed il parlamento, che per azione di pochi parlamentari tra cui quella che si è espressa in modo più determinato, On Sara Cunial – ex M5S – . Riporto qui il link al suo intervento, molto forte ed incisivo https://www.facebook.com/saracunial.camera/videos/2614514328833946/

    • Signor Cinciripini, forse Lei non lo sa ma i probiviri del blog hanno già bollato l’On. Cunial come “forsennata” e racconta panzane. Non spiegano per quale motivo.
      Io spero invece si trovino sempre più persone coraggiose come la Cunial, purtroppo per ora sola contro tutti.

  • Circa la Cunial Giorgio sa che abbiamo un’amica comune, esponente del mondo scientifico, bollata come portabandiera del dissenso, e, una sera cenando insieme con lei, ci siamo subito capiti, e divenuti molto amici, perché non mischiava l’aria fritta con le zucchine!
    Idem la mia amicizia con Giorgio non presuppone identità totale di vedute.
    E tutti sapete cosa mi costa mantener viva l’amicizia con il mio scudiero di gioventù Michele, ora il guru Nardella, ma è super-neuronato e lo apprezzo, oltre a volergli bene.
    Il mio parere era relativo solo alla privacy come tale. Ci sono due aspetti, quello della possibile manipolazione e sottomissione e quello della possibile vergogna dei propri atti. E allora, e poi non lo dico più, ma siete mai vissuti in un villaggio, dove tutti sanno tutto di tutti? Avete visto persone emarginate? No, anzi, perché l’asticella del lecito si sposta, e un fabbro resta un fabbro, un bravo artigiano con tutte le sue possibili aberrazioni, su cui si ridde, ma si accetttano, e se queste sono note e potenzialmente, ma non gravemente, lesive, con la conoscenza è possibile attuare comportamenti dissuasivi o premunirsi.
    Se non intervengono manipolazioni dell’etica il discorso è ampliabile, se siamo allenati fin dalla tenera età a costruircela l’etica, non secondo il bene o il male ma nocivo – indifferente – benefico.
    E allora perché lo chiameremmo villaggio globale altrimenti?
    Ma non ne voglio parlare più.

  • Mi esprimo comunque per un comportamento scientifico sano e leale: bollando le posizioni del movimento di cui Giorgio Cinciripini è responsabile nazionale (vicepresidente) come un’azione di dissenzienti si toglie loro la capacità penetrativa in senso tecnico. Chi può dire che si sta parlando di fantascienza? Non certo io, che certi esperimenti li ho visti. Non io che con lui sono andato a parlare nelle scuole con i Presidi per gli promuovere indagini sugli studenti, non io che più volte ho sbagliato le mie psizioni scientifiche.
    E allora l’accettazione serve a spendersi nel prender le misure e trovare compromessi, e per le contromisure, basandosi su dati tecnici, non sull’emotività del concetto di consenso – dissenso.

  • Adriano, se la Cunial la posto io le dai della forsennata spara balle. Se la posta il signor Cinciripini cominci ad arrampicarti sugli specchi. Perché questa sperequazione? Potrei anche offendermi…

    • E chi la difende? analizzo solo il senso della mia repulsione nel momento in cui mi dimostro aperto da altre figure contestative. ci sarà pure qualcosa di intollerabile per me nel suo comportamento!

  • Magari, sarà proprio il Covid a indurci una… virata: da virus maledetto, chissà, potrebbe risvegliarci dal sonno della ragione!

    • Vedo, Piero, che pure tu hai l’impressione di un “sonno della ragione”.
      È un’imprudenza di parlare di “ragione” e di “scienza” in questo periodo.
      Ammiro quindi la tua coraggiosa pacatezza, nel richiamare l’acquaforte e acquatinta goyesca.
      Non ricordo in quale scritto si racconti che Francisco Goya, nel suo Ciclo de los Caprichos, aggiunse al Capricho 43, El sueño de la razón produce monstruos, un’altra tavola in sequenza, El sueño de los monstruos produce la razón, tavola che fu poi espunta dalla serie delle ottanta opere del Ciclo, adeguando la numerazione finale della serie.
      Quella dei mostri che dovrebbero ogni tanto addormentarsi pone un problema: pare che oggi certi mostri non dormano mai.
      Sembra la tipica IFF, la “insonnia fatale”, autosomica dominante, con la sua sintomatologia di sonnambulismo concettuale, irritabilità, “sogno recitato” e altre tipiche manifestazioni di questa neuropatia.
      Per cui, Piero, sarà difficile contare sul sogno dei mostri attuali per poter di nuovo rivedere la “ragione” di cui tu auspichi il “risveglio”, almeno in tempi brevi.
      Infatti la IFF, questa attuale insonnia dei mostri, non ha ancora a tutt’oggi alcuna cura o trattamento medico in grado di consentire la guarigione.
      Anche qui, come per il COVID-19, c’è solo il distanziamento.

  • E rilettto il tutto dico sì, il problema esiste.

  • PIL o FIL – Quale benessere possibile?
    Credo che il problema non è se Gates ci controllerà, ma il perchè lo farà e chi ci sarà dietro di lui, perché a lui interesserà poco controllarci. Al netto dell’inciso e dell’ironico ammiccamento tra i due termini del titolo che riguardano la misurazione del nostro benessere, l’uno economico l’altro qualitativo, non posso fare a meno di registrare che tuttora continuiamo a dipendere dal primo, come se la Felicità Interna Lorda non possa essere misurabile se non a livello personale. Da molti anni ormai si ritiene che il PIL, misuratore del valore economico di beni e servizi prodotti, sia fondamentalmente, se non sbagliato, parecchio limitativo e obsoleto, poiché non dice nulla sulla distribuzione del reddito, sul tributo ambientale alla produzione e al consumo, sul miglioramento del nostro benessere. Alla crescita del PIL possono contribuire cibo spazzatura, droga, sigarette, traffico, smog e mortalità stradale, delinquenza, dipendenze, che certo non giovano alla qualità della vita, alla distribuzione equa della ricchezza e alla tutela del pianeta, anzi sono obiettivi alla base dell’economia del benessere che devono orientare le scelte politiche. Sostanzialmente il PIL misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta e tutto questo ce lo dimentichiamo per paura di essere controllati?
    Bisogna superare il concetto che vede standard occupazionali (reddito procapite), salute (aspettativa di vita), istruzione (anni di frequenza scolastica) e ambiente (emissioni, biodiversità e tensioni sociali) dipendere dal PIL, ma subordinare lo stesso ai più ragionevoli livelli di questi indicatori di benessere. Anche il concetto di crescita va superato; da molto sappiamo che i livelli di crescita del passato non torneranno più e che non la possiamo più dare per scontata e tantomeno pensare che si sviluppi all’infinito; ci sarà pure un punto di non ritorno! La via di uscita, l’unica possibile, risiederà nella capacità di coniugare crescita possibile, benessere ed equità.
    Già molti paesi, prima su tutti la Nuova Zelanda, ma anche la Germania, che nei prossimi governi non potrà fare a meno dei Verdi, hanno deciso e sono in fase avanzata, di subordinare la spesa pubblica all’indice di benessere, anziché alla crescita e al PIL. La politica di questi paesi non guarda più solo alle variabili macroeconomiche, come produzione, reddito e investimenti, ma al loro impatto sulla società e alle loro implicazioni sulla vita delle persone e del pianeta.
    La corsia di emergenza per uscire dalle principali minacce alla crescita economica, attribuite ai cambiamenti climatici, immigrazione, tensioni sociali e biodiversità è all’unanimità indicata nella ricerca e nell’innovazione etiche, all’interno di una volontà politica orientata ad una economia precauzionale che mette al centro il benessere dell’uomo e del pianeta.
    Tuttora però abbiamo la tendenza ad attribuire all’entità del disagio globale il calo del PIL, continuiamo a pensare che non c’è vita se non c’è crescita. Quando riusciremo a realizzare i propositi detti a voce durante la pandemia (ne usciremo migliori, il virus ci cambierà in meglio, ecc.) e che probabilmente abbiamo ripetuto come slogan senza averne piena coscienza? Gli slogan, si sa, per natura non ammettono repliche, ci incanalano in quella direzione e la prendiamo per buona, ma le parole non risolvono i problemi.
    Saremo disposti a individuare l’essenziale e abbandonare il superfluo? Riusciremo a fare piazza pulita di esigenze di cui possiamo fare a meno? Saremo soddisfatti di un fatturato fermo per alcuni anni a crescita zero e che comunque ci permette di vivere sereni, dignitosi, solo ricchi dentro?
    Quando avremo capito che, di tutto quello che avevamo ce ne basta un terzo, potremo dire che ne siamo usciti migliori e chi se ne frega se c’è un satellite sopra la mia testa che registra le mie abitudini per delinearne quelle future! basta che non lo sappia mia moglie!.

    • Molto aderente alla mia visione, e non solo mia, ma bisogna essere in tanti per far rallentare il treno. Certo, l’esempio di due paesi dall’economia sana che raccolgono un’istanza popolare, perché tale credo che sia, è incoraggiante. Oltre al paniere del benessere un PIL revisionato dovrebbe ovviamente contenere adeguate penalizzazioni per la produzione di malessere.
      Essere in tanti e dal dissenso espresso in tono martellante mi sembra la via giusta.

  • Molto simpatica la battuta finale. Quanto ai due terzi di cui possiamo fare a meno, per selezionare basterebbe chiedere ai poveracci di cui è pieno il mondo e che il superfluo neppure sanno cosa sia. Quindi la domanda è: tu che cos’hai? Perchè chiedere agli altri che hanno, a cosa rinuncerebbero, salterebbero fuori quelle risposte in odor di intellettualismo radical-chic di cui fan parte non solo il benessere economico che garantisce, ma anche quell’aura di alternativi che ogni tanto torna di moda. Pessimi esempi, e ancor di più modelli inutili e inimitabili per cause di forza maggiore. Sereni, dignitosi e ricchi dentro? Non raccontiamoci delle favole.

  • “…..Sostanzialmente il PIL misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta e tutto questo ce lo dimentichiamo per paura di essere controllati?….” Questo direi il “core” del tuo bel commento, Sergio, che in buona sostanza condivido.
    Certo nel Paese c’è anche molta povertà ( e fortuna che i deprecati 5* hanno innescato a suo tempo con cocciutaggine, il reddito di cittadinanza!) e, almeno in questa fase di transizione, c’è la difficoltà oggettiva di coloro ai quali lo stop delle attività commerciali “dirette” di quasi tre mesi, ha tolto la “cassa” indispensabile a gestire l’attività!
    Ma qui, a parlare di decrescita, magari felice, il crucifige è assicurato!
    Nolite tangere supermecata (l’accusativo neutro plurale è in “a”, no?), una cum pubblicitatem, massime sinistrae!!!
    Eppoi, magari prendi su del “radical schic” se parli di Gruppi di Acquisto Solidale e di mercati agricoli di produttori fuori dal giro della grande distribuzione!
    Never mind, io continuo a considerarmi un cittadino titolare di diritti e doveri e non un “consumatore”, e c’è il suo perchè: nell’imprintig ricevuto da nonni e genitori, la parola “consumare” aveva connotazione negativa da deprecare!

  • Io credo che senza dubbio il Pil mi dica il grado di civiltà di un paese, ma credo che lo sia la distribuzione della ricchezza. Il reddito di cittadinanza? E’ andato anche ai capi mafia. Non si trova chi raccoglie pomodori e Governo che è stato a rischio per la regolarizzazione degli immigrati? Come? I navigator del reddito non sarebbero lì a procacciare il lavoro anche ai possessori di redditto anche di emergenza? Dopo i pomodori ci sarebbe qualcos’altro da raccogliere. La decrescita felice? Diciamo che molti la praticano da sempre, e quella è sempre stata dichiarata “infelice”. L’educazione? Certo, ha un ruolo fondamentale nel decretarci futuri cittadini o consumatori, ma anche questo è un giudizio morale. Mio padre, di umili origini, si è fatto un mazzo così per garantirci un minimo di vita tranquilla. A Crema nuova mio padre fu uno dei primi ad avere una piccola macchina e man mano, negli anni, mia madre si permise acquisti che altre donne del quartiere non si potevano permettere. Si facevano le cure termali e diventando vecchi, col tempo solo mia madre dopo la morte di mio padre, andavano al mare tre volte l’ anno. Erano tutte conquiste del mazzo che si era fatto mio padre, riscattandoci da una vita fatta di privazioni e basta. Non gli è mai stato regalato niente. E mai li ho considerati consumatori.
    E per chiarire meglio il mio pensiero incollo un mio commento di qualche giorno fa. La risposta un po’ piccata di Francesco la rimando all'”Agente corona”, e incollo anche lamia contro risposta perchè credo che Francesco avesse colto soprattutto la portata polemica, come ha fatto poco fa.
    “In questo momento non c’è altra scelta del ritorno ai consumi. Francesco, intanto che stipendi fissi e pensionati hanno risparmiato altri si sono impoveriti, e la stupefacente decrescita felice lasciamola agli snob, ai ricchi, agli intellettuali, ai sognatori che vogliono salvare il pianeta. In genere sono quelli che hanno sempre consumato di più, metratura di casa, viaggi, automobili, accantonamento per figli e nipoti, anche questo è consumismo. La decrescita felice, che per molti ha sempre voluto dire risparmi sacrifici, rinunce, è sempre stata praticata, pensa ai paesi del terzo mondo per estremizzare, ma anche qui da noi, tra lavori sottopagati o in nero. Pensa ai tanti disoccupati che sta creando questo virus, vallo a dire a loro. Certo, quelli col culo al caldo, non i camionisti sfruttati con turni di 18 ore al giorno perchè i piccoli imprenditori devono guadagnare il tempo e i soldi perduti, arresti a Lodi proprio oggi, riprendo il filo, possono vagheggiare quello che vogliono, ma io rifiuto l’idea che a smenarci siano sempre quelli, con i prestiti statali alla Fiat perchè gli azionisti devono spartirsi gli utili o quel Cipriani che piange miseria lasciando i suoi dipendenti in cassa integrazione, probabilmente coi soldi che ha, e che magari potrebbe mandare avanti il suo bar anche rimettendoci del suo. Piccoli esempi per dire che comunque anche con questo virus c’è sempre qualcuno che vuole cadere in piedi. Ma si sa, le sfighe non sono mai democratiche. Ho usato la terza persona, per non personalizzare, ma mi dico che c’è una bella differenza tra chi va a comprare i formaggi di nicchia e chi va al supermercato magari cercando tra le offerte. E se le offerte sono fuori dalla loro portata rinunciano anche a quelle. E scusate per questo pistolotto, ma ormai le differenze di ceto e di portafoglio stanno drammaticamente venendo al pettine. Decrescita felice? No, una bella incazzatura felice. E’ questa che ci vorrebbe.”
    “No Francesco, niente di personale. Conosco più o meno la tua biografia e riconosco, apprezzando,il tuo impegno e pure il “lavoro sporco” profuso per questo blog, dove animatamente o animosamente si cerca tutti di contribuire ad una quadra che in questo momento sembra impossibile da trovare. Il culo al caldo, generico, non era riferito a nessuno in particolare. Riconosco l’impegno di tutti a fronte di quei privilegiati che neanche in questo momento pandemico o epidemico riconoscono che le differenze si stanno acutizzando e continuano a vagheggiare un mondo che nella realtà non trova riscontro possibile. Quindi, gambe in spalla e piedi per terra. Se lo fa anche un Papa, o invita a farlo, possiamo farlo tutti. Nella fisica, non nella metafisica.”

  • Tornando al tema vorrei ricordare che è dagli anni novanta che usiamo internet, posta elettronica e tutte le diavolerie inventate man mano, e che usiamo tutti i giorni. Siamo tracciati, e magari condizionati da decenni. E non credo che tutti noi adesso siamo diversi dall’inizio.

    • Direi che il mondo degli Anni ’90 non è neppure lontanamente paragonabile a quello di oggi. Trent’anni fa c’era ancora la politica, seppure macilenta, c’era un’ombra di cultura, nei giovani c’era la speranza. Oggi di tutto quello che è appartenuto al Novecento non è rimasto nulla, mentre il Terzo Millennio è in incubazione e non si sa cosa porterà. Nei primi decenni niente di buono, presumo.

  • So bene che il mondo è cambiato, come lo sono i suoi strumenti, le sue forme e le sue espressioni. Ma escludo che quello che siamo sia tutta una manipolazione di qualche deus ex machina. Se poi tu aggiungessi anche che magari é perché non ce ne rendiamo conto, e me lo aspetterei, ti direi che si ritorna alla logica del complotto. I condizionamenti storico sociali politici etici ci sono sempre stati e non credo che nella nostra capacità di giudizio o vita interiore siano massimamente influenzati, o di più, dalla rivoluzione tecnologica alla quale anche noi della nistra generazione siamo immersi. O altrimenti è proprio una questione di età, come per tutte le generazioni. I cambiamenti lasciano sempre qualcuno indietro e scontento. A noi é capitata questa di rivoluzione, e mi pare che anche noi non giovanissimi ci siamo adattati benissimo. La politica? Esiste ancora, non facciamoci influenzare da qualche inutile piattaforma grillina o dai twit di Trump. C’e ancora gente, e meno male, che la tecnologia la considera un mezzo e non un fine.

    • Credo che sia ora e tempo di smetterla di parlare di “complotti & complottismi”, un argomento particolarmente caro ai Signori Universali e ai media da essi utilizzati per circuire le masse. Non c’è alcuna “logica del complotto” da almeno vent’anni, da quando, cioè, chi un tempo operava dietro le quinte è salito sul podio mondiale. Chi lo ferma, intanto, visto che il mondo è tutto suo?
      Non so neanche come si possa non comprendere la pericolosità della potenza di fuoco costituita da tecnologia e scientismo (altra cosa dalla scienza) nelle mani di costoro. Mai prima d’ora s’era vista nella Storia una cosa del genere. So bene che uno dei mantra del conformismo militante è “la tecnologia non è buona né cattiva, dipende dall’uso che se ne fa”. Se ci crede un dodicenne tutto va bene, ma crederci dopo la scuola dell’obbligo è preoccupante.

  • Già, Ivano. Tutto dipende dall’uso che ne facciamo. Credo che siano molti che la utilizzino per accrescere il nostro modo di comunicare e per accedere più velocemente alle informazioni di cui avvertiamo il bisogno.
    Sono soprattutto i giovani (almeno, forse, molti) che ne hanno fatto un “fine”: allora sì che sono guai. Anche per le nuove generazioni.

  • Hai ragione Rita, è lapalissiano come l’informazione dei social abbia il potere di manipolare le menti. Tu non sei un caso isolato.

    • Semmai potrei essere un caso eccezionale, visto che non frequento i social.

  • Per social io intendo l’informazione non di regime. Non stare a giocare con le parole. A proposito di scientismo, la laica Svezia, che non ha ascoltato i virologi, per numero di contagiati e malati sta facendo dietrofront. La ricchissima Svezia, confidando nell’autodisciplina dei suoi cittadini, sta battendo tutti. Anche la Finlandia sta chiudendo ai sudditi del Regno unito. Complimenti agli idioti.

    • Balle di regime. Un recente studio di Goldman Sachs ha evidenziato come il “metodo Svezia” (ovviamente sputtanato dalle majors del farmaco) abbia provocato meno contagi e tassi di letalità inferiori rispetto a tutti gli altri paesi europei, che eseguendo gli ordini superiori alla lettera hanno adottato misure di contenimento e di distanziamento rigidissime. La densità abitativa della Svezia è la metà di quella della Lombardia, ad esempio, e il dato non è di poco conto visto che stiamo parlando di un’epidemia. Tuttavia gli svedesi non sono stati così idioti da bloccare per intero le attività economiche del Paese, ben sapendo che con i tempi che corrono (e l’Oriente rampante sempre più agguerrito) non si sarebbero riprese mai più. Vedasi il “caso Italia”. E comunque il danno ormai è fatto, perciò smettiamola di parlare di Coronavirus e parliamo di economia. Questo è il problema.

  • Balle dell’informazione alternativa. Aggiornati.

    • Su “Repubblica” o sul “Fatto”? Consigliami. Perché se il discorso di questi signori si basa sollo sulla conta dei numeri quotidiani, l’analisi è in difetto, senza contare che loro sostengono la linea catastrofista per i motivi che sappiamo. Notoriamente la Svezia è un laboratorio sociale a cielo aperto, rappresenta l’apoteosi (e caduta) del “socialismo liberal/democratico”, era scontato che scegliesse anche per la crisi del Coronavirus una soluzione totalmente diversa dal resto del mondo.
      In Svezia se hai più di settant’anni smettono di curarti gratis, con o senza il Coronavirus. Nessun svedese dirà NO al vaccino di Bill Gates perché già adesso migliaia di loro si sono fatti inserire un minuscolo microchip sotto la pelle della mano sinistra per non dover più armeggiare in cerca di carte di credito, documenti di identità e mazzi di chiavi. La Svezia è il paese europeo più vicino alle attività di un altro grande filantropo, George Soros, che li ha riempiti di immigrati con conseguenze devastanti. Gli elettori svedesi sono “punchdrunk” [suonati come un pugile], cioé bevitori seriali. Se ne fottono della politica e un gran numero di essi non ha nemmeno idea della condizione e dei problemi del proprio paese. Un numero crescente di donne si fa inseminare artificialmente da donatori anonimi per non avere “fastidi” dovuti alla convivenza e, di prassi, un cittadino su tre muore in perfetta solitudine anche se non è intubato o in rianimazione.
      Per gli svedesi il Covid-19 ha rappresentato un non-problema, con la differenza che a fine pandemia la quasi totalità di loro avrà ancora un lavoro mentre gran parte degli altri europei, italiani in testa, non avranno la stessa fortuna. E qui subentra un’altra questione: vivere o sopravvivere?

  • Balle dell’informazione alternativa. Aggiornati.

  • Allora gli svedesi sono dei deficienti. A maggior ragione ho ragione io. Di fronte al virus hanno reagito da incoscienti. I dati precisi li trovi su Repubblica.

    • Non ho affatto detto che gli svedesi sono deficienti, non mi permetto, ma solo che hanno messo in pratica quel “socialismo liberal/democratico” di cui si è tanto parlato in passato, e naturalmente non ho intenzione di perdere il mio tempo con “Repubblica”, o fogli affini. Trovo superficiale la conta dei numeri (che ognuno rende pubblici a sua discrezione) fine a se stessa. Un quadro va sempre incorniciato nel suo naturale contesto, altrimenti non si capisce niente, credendo di avere capito tutto.

  • Hai ragione, è questione di metodo… oltre che di partito preso. Quanto alle fonti so che ne hai ben altre.

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