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ADRIANO TANGO

Per la giornata della legalità

Non c’è bisogno che vi presenti la signorina che metto in copertina. Ebbene questa bella figliola è venuta a trovarmi per ricordarmi la ricorrenza di domani. Come dea della giustizia nel pensiero greco è a tutti nota: Dike, armata di spada, bilancia, e bendata. Simbologia trasparente che abbiamo ereditato, e che a lei compete per

Non c’è bisogno che vi presenti la signorina che metto in copertina.
Ebbene questa bella figliola è venuta a trovarmi per ricordarmi la ricorrenza di domani.
Come dea della giustizia nel pensiero greco è a tutti nota: Dike, armata di spada, bilancia, e bendata. Simbologia trasparente che abbiamo ereditato, e che a lei compete per il risvolto attuativo di cui è garante: nomos, la norma, la legalità.
Ma attenzione, già dalla sua genealogica emerge qualcosa di significativo che confonde le idee: è figlia di Themis e di Zeus, e Themis è una “titanide”, figlia di Urano e di Gaia, o Gea, quindi antecedente anche a Zeus, e figlia della terra stessa. Anche mamma Themis viene invocata come custode del diritto alla giustizia, una giustizia insita congenitamente in tutte le cose naturali a prescindere dagli umani accadimenti e pareri divini.
Simbologia chiara: come dire che anche la giustizia divina, già un gradino al di sopra delle teste degli uomini, deve rispondere a una giustizia “secondo natura”, universale.
Poi vennero gli uomini, e da bravi animaletti laboriosi anche loro si fabbricarono un’etica e una giustizia, ma questa ogni tanto cambiava, e continua a cambiare, contenuti.
Ma quante giustizie!

Ora, scusate se vi stufo con questi Greci, e se pensate che mi dia delle arie da dotto, soprattutto rispetto a voi, veri eruditi, posso ricordare il mio primo voto in greco? Uno.
Interrogatemi e vedrete quanto sono ignorante!
Già, ma mi bollò solo la giustizia miope della scuola, mi dicevo come alibi, altrimenti non sarebbero state possibili le mie continue oscillazioni dal minimo al massimo dei voti.
Ancora una questione di giustizia quindi, perché alla mia personale giustizia mi appellavo, cosa che ora, dopo una vita di esperienza, non mi consentirei: siamo al nocciolo.
Comunque anche uno dei miei exploit, in piena bassa marea, fu dovuto a questi Greci, perché a inizio anno della seconda media il mio professore di lettere, per me all’epoca un aguzzino, ora un santo, si rese conto che già conoscevo bene l’intera Iliade che stava  introducendo come argomento annuale di insegnamento.
L’avevo studiata come passatempo estivo, e studiata nei dettagli, per trarne spunti per l’altra mia passione: il disegno.

E secondo giustizia divina quindi, dopo una vita spesa al servizio dell’uomo tramite la fredda tecnologica, ecco che ora questi Greci ritornano, e me li trovo in casa, vi bivaccano peggio dei Proci, per motivi che alcuni di voi conoscono, da una decina d’anni.

Impossibile non accorgersi quindi che dei miei dilemmi loro avevano fatto arte speculativa e dialettica, e li mettevano alla portata di tutti, perché se ne potesse discutere.
Ma visto che la figuraccia devo farla andiamo avanti:

CREONTE Conoscevi l’editto, che vietava proprio ciò che hai fatto?
ANTIGONE Sí, lo conoscevo. E come potevo ignorarlo? Era pubblico.
CREONTE Eppure hai osato trasgredire queste leggi?
ANTIGONE Sí, perché questo editto non Zeus proclamò per me, né Dike…

Dall’Antigone, in cui Sofocle centra il tema del conflitto fra priorità etiche.
Per rinfrescarci le idee Antigone contravviene al divieto di sepoltura del fratello, dichiarato nemico della patria da Creonte, signore di Tebe e zio.
Non è Dallas, inutile andare a vedere come va a finire.
Tuttavia è un po’ come Cremascolta, e allora vediamo come proseguire.

Nei temi più in voga, nel virus come e perché in particolare, la critica alla politica, e alla politica sanitaria, in un tutt’uno spesso con la scienza medica stessa, è risuonata profonda, e da lì ha allargato il campo. Queste discussioni hanno coinvolto più soggetti, e fin quando qualcuno ha avuto da obiettare, portare dati, esempi, una conclusione univoca non si è raggiunta; ma se qualcuno realmente, specie se all’interno di un sottogruppo coeso, assumesse la convinzione di avere in pugno, secondo evidenza dei fatti, la giusta conclusione, contro l’ottica dominante in merito, e quindi l’indicazione alla retta via spianata avanti a sé, cosa succederebbe se agisse in conseguenza?
Si è parlato in questi tempi di problemi di bioetica con una pregnanza inaudita fin’ora.
Se una fazione decide la disobbedienza civile lo può pagare sulla propria pelle, ma se le azioni personali possono danneggiare la globalità degli individui della stessa specie, che rappresentano la maggioranza, che cosa succede?
A quale delle giustizie in vigore ci appelliamo?
È solo un esempio, scusate se da zotico mi perdo avanti alle cose semplici.

E se lo estendiamo all’inquinamento questo diritto individuale? Impossibile perché non ci sono rivoluzionari zozzoni che inquinano per manifestare la loro contrarietà!
Ma non sarebbe impossibile che dei climato-scettici, rallentassero provvedimenti dai più e dall’Autorità considerati urgenti.
Quando è il capo dello Stato più potente del mondo ad aderire, falsamente e opportunisticamente, a questo dissenso d’opinione mi pare che la possibilità non sia solo concreta, ma attuale. E i più, non sono forse parte lesa? E allora che fanno?

Ovvio che minoranze che si sentano nel giusto, scegliendosi fra le tante disponibili la giustizia che loro meglio calza, possono intraprendere azioni di guerriglia, un lavoro ai fianchi, e la storia le legittimerà, ma in genere solo se le sorti e l’ottica si sono ribaltate, quando i pirati si trasformano in corsari, i briganti in patrioti…
Il potere costituito può essere drastico, sentendosi anch’esso nel giusto, e per paura che il dissenso di pochi sfoci nel caos, agire in modo repressivo.
Ma allora è tirannide, e sì che si rischia il caos!
E anche le fazioni opposte nella storia si sono a volte scontrate, ma allora è guerra civile!

Oppure si può ricorrere alla mediazione: mi ritorna in mente ancora la vecchia Iliade di gioventù, e penso a Nestore nella vicenda di diritto fra due terribili irriducibili: Agamennone e Achille. Due diritti, due visioni.
Ma in questa società dai giochi inimmaginabilmente forti, chi può fare da mediatore, una Nazione arbitra?
Non c’è, al minimo è collusa col potere in senso economico.
Assisteremmo all’insurrezione popolare mondiale?
Il potere non avrebbe bisogno di trincerarsi, perché nella sua nuova pelle mimetica è già inaccessibile.

Che confusione che ho creato e mi circola nella mente!
Quando ero molto giovane, prima che fossimo noi a dar fuoco alle micce, era tutto più semplice!
Aiutatemi voi che siete istruiti e saggi a metterci un po’ d’ordine, vi prego.

ADRIANO TANGO

22 Mag 2020 in Società

99+ commenti

Commenti

  • Scusate qualche errore, mio solito stile da ignorante che oltretutto non si rileggge

  • Hai ragione, Adriano: allora era tutto più semplice o eravamo noi a semplificare? Di sicuro, se ti riferisci al Sessantotto, i giovani tendevano a usare degli schemi (già piuttosto vecchiotti) che erano quelli di Marx che potevano andare bene per la società ottocentesca.
    Oggi, comunque, è tutto più complesso e più complicato: la Rete ha moltiplicato la possibilità di esprimersi e non solo sui muri. La conseguenza è che la Babele si è alzata ancora di più.
    Ma una domanda è d’obbligo: sono le tante voci che danno l’immagine del caos o il caos (sempre più caotico) è una realtà oggettiva?
    Certamente, il virus spariglierà ancora di più le carte del mondo e questo renderà tutto ancora più confuso. Anche ciò che è legale e non è legale, ciò che è il diritto e ciò che è la “coscienza”, ciò che è “giusto” (nella modalità della ribellione) e ciò che giusto non è.

    • La semplicità di un tempo veniva forse dalla selezione delle contestazioni. Si era bianchi o neri su qualcosa. Attulmente c’è tutto un segno di vivacità propositiva su temi multipli in cui non ci sono solo fazioni, ma soggetti e poi grupi proponenti la soluzione numero 3, non bianca, non nera. Mi ci troverei a mio agio, se non fosse per la veemenza che avvolge il tutto.

  • A celebrare questa Giornata, così come siamo stati ottimamente richiamati a fare da The President Adriano, ritengo doveroso coinvolgere esemplarmente un eroe della legalità, Giovanni falcone, così come è sta magnificamente tratteggiato da un suo collega, anche lui di quei magistrati con la schiena proprio dritta, Giancarlo Caselli, sul “fatto quotidiano” (si io sono un lettore convinto del giornale di Travaglio, Padellaro, Gomez e Scanzi!) di oggi.
    Eccone un significativo estratto:
    “FALCONE SAPEVA COSA GLI SAREBBE SUCCESSO
    L’intera esperienza professionale di Giovanni Falcone è cementata da spirito di servizio e senso del
    dovere fino al sacrificio. Semplicemente vero, niente retorica.
    Lo dimostra anche l’ultimissimo tratto della sua vita, poco noto ma significativo, che rivela
    un Falcone capace di fare la cosa giusta sebbene fosse consapevole di innescare un meccanismo
    che l’avrebbe consegnato alla mannaia di Cosa Nostra.
    COSA NOSTRA, attenta a ogni angolazione delle sue attività, aveva anche una “strategia giudiziaria” finalizzata a condizionare l’esito dei processi a proprio favore. In Cassazione, praticamente tutti i processi di mafia finivano alla prima sezione penale, presieduta da Corrado
    Carnevale. Con esiti che all’organizzazione criminale di solito non dispiacevano affatto, al punto che una certa pubblicistica usava definire Carnevale “ammazzasentenze”.
    ……Costretto ad abbandonare Palermo (diventata per lui ostile e inospitale fino all ’umiliazione, a partire da quando il pool cominciò a occuparsi anche di imputati eccellenti come Ciancimino padre, i cugini Salvo e i Cavalieri del lavoro di Catania, oltre che del golpe Borghese), Falcone riparò
    nel 1991 a Roma, presso il ministero di Grazia e Giustizia. Qui, tra le altre cose, avviò un
    approfondito e articolato monitoraggio sulle pronunzie della prima sezione della Cassazione
    penale, preoccupato per quella nomea di “ammazzasentenze” associata a Carnevale.
    …..una sentenza della suprema Corte (il primo presidente Antonio Brancaccio decise di introdurre la novità di un sistema di rotazione, assegnando il “maxi” non a Carnevale ma ad Arnaldo Valente, ….nomen omen? ), emessa il 30 gennaio 1992, che portò alla conferma
    della quasi totalità dell’impianto accusatorio e quindi delle pesanti condanne comminate nel“maxi”.
    Per la prima volta nella storia italiana mafiosi di ogni ordine e grado venivano condannati a pene severe irrevocabili. Fine del mito dell’impunità di Cosa Nostra.
    ….Cosa Nostra reagì con bestiale rabbia con la strage di Capaci d e l 2 3 m a g g i o 1992, puntando dritto al cuore dello Stato e massacrando Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai ragazzi della scorta.
    … a carico di Carnevale sarà celebrato a Palermo un processo per concorso esterno in associazione mafiosa.
    … Nel giugno 2001 Carnevale fu condannato in appello a sei anni di reclusione, in ragione tra l’altro delle testimonianze giurate di tre giudici della sua sezione,
    … Nell’ottobre 2002 la Cassazione –Sezioni unite – annullò la condanna con un’acrobazia giuridica: la non utilizzabilità di tali testimonianze in quanto riguardanti il segreto della camera di consiglio”!
    Chennedirebbe Dike, “armata di spada, bilancia, e bendata” ?
    Credo proprio si toglierebbe la benda e, mollata la bilancia, balzando in piedi, saprebbe brandire la spada a dovere!

    • L’ìmpronta che l’eroe ha lasciato è fortissima, a Palermo di un eroe ho sentito parlare. Quando ieri ho sentito citare alcune sue massime, e ho ricordato come Ajala, quando l’ho conosciuto come scrittore a Crema, le recitasse come un pappagallino addestrato, ho capito che era uno di quegli uomini che improntano la mente di altri adulti riaprendo quel canale di apprendimento profondo che dicono si chiuda con la pubertà. Un eroe solo, che capì con certezza di essere già morto quando non si sentì più sufficientemente supportato, che la mafia vedendolo già claudicante avrebbe asestato il colpo. E lo disse.
      E io dico che con le mie chiacchiere sui massimi sistemi ho forse distratto la nostra attenzione da uno dei campioni dell’umanità in assoluto in senso storico, e non ce ne sono più di quanti possiamo contare sulle dita. Grazie Giovanni.

  • Abbiamo avuto un Presidente del Consiglio solido alleato della Lega, dei Fratelli d’Italia, che fu Presidente del Consiglio ben due volte, con uno stalliere che non era di Verolanuova, un grande amico e spalla alla Fininvest (che potrebbe dialogare con Adriano con tutto il ben di Dio della sua biblioteca di pensatori e filosofi greco-romani di Via Senato a Milano), che non era di Casaletto Ceredano, quindi la legalità, la legalità, chissà, forse era il primo pensiero di tal signore, o forse no, non lo sapremo mai. Magari una legalità aggiustata, all’italiana, figlia di Depretis Agostino, di Francesco Crispi? Di Andreotti? Di Bettino Craxi? Tanto che importa? La legalità azzeccata è forse di quel parlamentare, credo leghista, che quando ha saputo di essere stato eletto deputato (o senatore) telefonò alla moglie dicendole: vai in gioielleria, comprati quel regalo su cui tergiversavo, oggi è sagra: mi hanno eletto. Togliti il capriccio. Evviva. Evviva. Il Parlamento è una conquista, anche. Viva la legalità che permette di spendere, la libertà, finalmente. di aprire il portafoglio senza troppi pensieri….La legalità è una parola, su cui si può discutere; ci sono tante opinioni in merito….

    • Eppure Marino, in questo sconforto, spunta fuori all’improvviso un campione di legalità come quello alla cui memoria ci richiama Franco. La storia è bizzara, li sceglie come i quadrifogli in un campo.

    • Anche se faccio fatica a seguirti sui nomi e citazioni tuttavia hai detto qualcosa di fondamentale, una nuova categoria: legalità azzeccata!

  • Sul valore di questa giornata della legalità, Adriano, è chiaro come oggi in Italia si debba scegliere, drasticamente: o si sta dalla parte delle istituzioni legittime oppure si sta dalla parte delle mafie illegittime. Troppe complicazioni dialettiche e divagazioni concettuali potrebbero togliere vigore, valore e verità a questa irriducibile contrapposizione, a questo conflitto combattuto ogni giorno sul campo tra le forze della legge e le forze della criminalità organizzata. Ogni distinguo, ogni dubbio, ogni reticenza diventano debolezza e complicità con i nemici dell’Italia. Per cui, Falcone e Borsellino hanno un significato proprio in questo contesto di lotta irriducibile al male mafioso e criminale, che da 160 anni causa agli italiani lutti, rapine, corruzione, perdita di credibilità, costi economici enormi.
    Quanto al resto, Adriano, non assisteremo più a “insurrezioni popolari mondiali”. Non ci sono più “poteri che non hanno bisogno di trincerarsi perché nella loro nuova pelle mimetica sono già inaccessibili”. Non esistono più “giochi inimmagilmente forti”. Sono credenze novecentesche di quando il mondo era in parte retto da poteri unitari, di quando alcune decisioni potevano essere prese a livello internazionale, di quando si poteva tentare qualche progetto di ordinamento sovranazionale, in campo economico o sociale o politico. Vecchie suppellettili ideologiche novecentesche. Tutto finito, game over. Il mondo è frantumato. I poteri sono spezzati, frammentati. Non c’è più alcun principio ordinatore, in alcun campo. L’economia è tornata a divisioni e separazioni insanabili. La politica è polverizzata e impotente. Tutto è precipitato in una situazione a metà strada tra il caos generale e l’arrembaggio locale. Gli immaginifici sognatori di poteri forti, macchinazioni internazionali, oscuri disegni, mondi alla Huxley e alla Orwell, congiure e cospirazioni, lunghe mani e denti aguzzi sul popolo indifeso, sono solo nostalgici, sia pure per opposizione, di un mondo che, se mai è esistito, oggi di certo non esiste più. Il caos è tornato, gli dei sono in esilio, i titani riprendono vigore, lo stesso “popolo”, in senso unitario e omogeneo, è solo un’astrazione propalata dagli imbonitori per ingannare l’infinito numero delle menti credule.
    In questo mondo, “fare legalità” significa, come ai tempi della frontiera, mantenere con la legge e con la forza pubblica, boots on the ground, armi in pugno, la difesa di un perimetro ben munito in cui le regole di sopravvivenza e sviluppo sociale siano applicate ed effettive, contro le incursioni di criminali, delinquenti e mafiosi, da catturare e neutralizzare senza pietà, pena lo sfascio collettivo. Il resto è letteratura. E di quella pessima. La realtà è che non c’è più nessun complotto a cui dar colpe. Infatti, i grandi complottisti universali hanno lasciato spazio ai piccoli complottanti particolari. Il loro “animus coniurandi” si è distolto dai massimi sistemi e si è rivolto ai piccoli tornaconti.

    • Pietro faccio il tonto ma non lo sono poi tanto: aspetttavo le reazioni. E avrei anche le idee abbastanza chiare sulla via della conciliazione, ma deve essere il blog a parlare, non io. Per ora affermo comunque che “o si sta dalla parte delle istituzioni legittime oppure si sta dalla parte delle mafie illegittime” è la sostanza e chi fa fumo è colpevole quanto quei colpevoli che possiamo mettere all’indice, o alle sbarre, o sprovveduto.

    • Giovanni Falcone, per te il mio lenzuolo bianco sul balcone. Falcone è stato un grande uomo e un vero patriota dell’Italia migliore. Non come Giorgio Almirante, “patriota”, secondo la signora Giorgia Meloni, che fu redattore capo della rivista “La difesa della Razza” diretta da Telesio Interlandi, un giornale razzista che seminò il campo in Italia con semi velenosi, invocando l’emarginazione degli ebrei dalle scuole, dagli impieghi pubblici, la chiusura dei loro negozi, e poi la vergognosa e drammatica fine degli ebrei nei campi di sterminio. Patriota del diritto era Falcone non Almirante. Il diritto alla legalità, che vuol dire nessuna persecuzione agli italiani figli di madre ebrea. Un diritto sfuggito al “patriota” Almirante? Già.

    • La storia ci insegna che i fascisti non sono stati patrioti. Sulla Meloni è meglio che non mi esprimo perchè dovrei utilizzare un linguaggio non consono a questo blog.
      Distinti saluti.

  • Dico la verità, vi invidio. Non so come facciate a parlare di “legalità” teorica dopo la scarcerazione pratica di 376 boss mafiosi, dopo aver letto le allucinanti intercettazioni di Palamara e compagni di merende, ben sapendo che mafia e ndrangheta stanno andando a nozze con la drammatica crisi economica generata dal lockdown. Indisturbati stanno facendo prestiti alle famiglie, comprano negozi, ristoranti, alberghi, imprese sull’orlo della chiusura. Tutti lo sanno ma nessuno fa niente, l’importante è fare delle belle cerimonie alla memoria. Mah! …..

    • Premessso che chiedo perdono all’anima di Falcone per aver distolto l’attenzione, mia e spero non di altri, dalla sua memoria nel giorno a lui dedicato, con questo scritto cercavo di fare ordine fra le varie giustizie cui ci si può appellare, non riferirmi a quanto già chiaramente ricade nell’illecito. Non è più così facile orientarsi, come quando era nero o bianco, e si parlava solo di bianco e nero, non di indaco, pervinca, color Tango…

    • I 376 mi hanno lasciato l’amaro in bocca, vero. Su Almirante una persona frequentatrice della casa mi diceva che nel privato era un omuncolo, solo facciata ed eloquio, un fantoccio nelle mani della moglie.

  • Devo dire che il commento del signor Martini mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Sono felice di sapere che non c’è nessun “potere forte” che possa controllarci. Qualche mese fa avevo letto l’elenco qui sotto e mi ero preoccupato. Riportava tutte le banche possedute o controllate dai Rothschild.
    Afghanistan: Bank of Afghanistan
    Albania: Bank of Albania
    Algeria: Banca d’Algeria
    Argentina: Banca Centrale Argentina
    Armenia: Banca centrale dell’Armenia
    Aruba: Banca centrale di Aruba
    Australia: Reserve Bank of Australia
    Austria: Austrian National Bank
    Azerbaigian: Banca centrale dell’Azerbaijan Ceca
    Bahamas: Banca centrale delle Bahamas
    Bahrain: Central Bank of Bahrain
    Bangladesh: Bangladesh Bank
    Barbados: Banca centrale di Barbados
    Bielorussia: Banca nazionale della Repubblica di Belarus
    Belgio: Banca nazionale del Belgio
    Belize: Banca centrale del Belize
    Benin: Banca centrale della Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Bermuda: Bermuda Monetary Authority
    Bhutan: Reale Monetary Authority of Bhutan
    Bolivia: Banca centrale di Bolivia
    Bosnia: Banca centrale della Bosnia-Erzegovina
    Botswana: Banca del Botswana
    Brasile: Banca centrale del Brasile
    Bulgaria: Bulgaria Banca nazionale
    Burkina Faso : Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Burundi: Banca della Repubblica del Burundi
    Cambogia: Banca nazionale della Cambogia
    Came Roon: Banca degli Stati dell’Africa centrale
    Canada: Bank of Canada – Banca del Canada
    Isole Cayman: Isole Cayman Monetary Authority
    Repubblica Centro Africana: la Banca degli Stati dell’Africa centrale
    Ciad: la Banca degli Stati dell’Africa centrale
    Cile: Banca centrale del Cile
    Cina: Banca popolare di Cina
    Colombia: Banca della Repubblica
    Comore: Banca centrale delle Comore
    Congo: la Banca degli Stati dell’Africa centrale
    Costa Rica: Central Bank of Costa Rica
    Costa d’Avorio: banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Croazia: banca nazionale croata
    Cuba: banca centrale di Cuba
    Cipro: banca centrale di Cipro
    Repubblica Ceca: Czech National Bank
    Danimarca: banca nazionale di Danimarca
    Repubblica Dominicana: Banca centrale della Repubblica Dominicana
    zona dei Caraibi orientali: Eastern Caribbean Central Bank
    Ecuador: Banca centrale dell’Ecuador
    Egitto: Banca centrale d’Egitto
    El Salvador: Central Reserve Bank di El Salvador
    Guinea Equatoriale: la Banca degli Stati dell’Africa centrale
    Estonia: Banca d’Estonia
    Etiopia: Banca nazionale dell’Etiopia
    Unione europea: Banca centrale europea
    Fiji: Reserve Bank of Fiji
    Finlandia: Banca di Finlandia
    Francia: Banca di Francia
    Gabon: Banca degli Stati dell’Africa centrale
    Gambia: Banca centrale del Gambia
    Georgia: Banca nazionale della Georgia
    Germania: Deutsche Bundesbank
    Ghana: Bank of Ghana
    Grecia: Banca di Grecia
    Guatemala: Bank of Guatemala
    Guinea-Bissau: Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Guyana: Banca della Guyana
    Haiti: Banca centrale di Haiti
    Honduras: Banca centrale dell’Honduras
    Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority
    Ungheria: Magyar Nemzeti Bank
    Islanda: Banca centrale d’Islanda
    India: Reserve Bank of India
    Indonesia: Bank Indonesia
    Iran: la Banca centrale della Repubblica islamica dell’Iran
    Iraq: Banca centrale irachena
    Irlanda: Banca centrale e Financial Services Authority of Ireland
    Israele: Bank of Israel
    Italia: Banca d’Italia
    Giamaica: Bank of Jamaica
    Giappone: Banca del Giappone
    Jordan: Banca centrale di Giordania
    Kazakhstan: Banca nazionale del Kazakhstan
    Kenia: Banca centrale del Kenya
    Korea: Banca di Corea
    Kuwait: Banca centrale del Kuwait
    Kyrgyzstan : Banca nazionale del Kirghizistan
    Lettonia: Banca di Lettonia
    Libano: Banca centrale del Libano
    Lesotho: Banca centrale del Lesotho
    Libia: Central Bank of Libya (il loro più recente conquista)
    Uruguay: Banca centrale dell’Uruguay
    Lituania: Banca di Lituania
    Lussemburgo: Central banca del Lussemburgo
    Macao: Monetary Authority of Macao
    Macedonia: banca nazionale della Repubblica di Macedonia
    Madagascar: banca centrale del Madagascar
    Malawi: Reserve Bank of Malawi
    Malesia: banca centrale della Malesia
    Mali: banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Malta: centrale Bank of Malta,
    Mauritius: Bank of Mauritius
    Messico: banca del Messico
    Moldova: banca nazionale della Moldova
    Mongolia: Bank of Mongolia
    Montenegro: banca centrale del Montenegro
    Marocco: banca del Marocco
    Mozambico: banca del Mozambico
    Namibia: Bank of Namibia
    Nepal: banca centrale della Nepal
    Paesi Bassi: Paesi Bassi Banca
    Antille olandesi: Banca delle Antille olandesi
    Nuova Zelanda: Reserve Bank della Nuova Zelanda
    Nicaragua: Banca centrale del Nicaragua
    Niger: Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Nigeria: Banca centrale della Nigeria
    Norvegia: Banca centrale della Norvegia
    Oman: Central Bank of Oman
    Pakistan: State Bank of Pakistan
    Papua Nuova Guinea: Bank of Papua Nuova Guinea,
    Paraguay: Banca centrale del Paraguay
    Perù: Central Reserve Bank del Perù
    Filippo Pini: Bangko Sentral ng Pilipinas
    Polonia: Banca nazionale di Polonia
    Portogallo: Banca del Portogallo
    Qatar: Qatar Central Bank
    Romania: Banca nazionale di Romania
    Rwanda: Banca nazionale del Ruanda
    San Marino: Banca centrale della Repubblica di San Marino
    Samoa: Banca centrale di Samoa
    Arabia Saudita: Saudi Arabian Monetary Agency
    Senegal: Banca centrale dell’Africa occidentale Uniti (BCEAO)
    Serbia: Banca nazionale di Serbia
    Seychelles: Banca centrale delle Seychelles
    Sierra Leone: Bank of Sierra Leone
    Singapore: Monetary Authority of Singapore
    Slovacchia: Banca nazionale della Slovacchia
    Slovenia: Banca di Slovenia
    Isole Salomone: Banca centrale delle Isole Salomone,
    Sud Africa : South African Reserve Bank
    Spagna: Banca di Spagna
    Sri Lanka: Banca centrale dello Sri Lanka,
    Sudan: Banca del Sudan
    Suriname: Banca centrale del Suriname
    Swaziland: La Banca centrale dello Swaziland
    Svezia: Sveriges Riksbank
    Svizzera: Banca nazionale svizzera
    Tagikistan: National Bank of Tajikistan
    Tanzania: La Banca della Tanzania
    Thailandia: Bank of Thailand
    Togo: Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (BCEAO)
    Tonga: National Reserve Bank di Tonga
    Trinidad e Tobago: Banca centrale di Trinidad e Tobago
    Tunisia: Banca centrale della Tunisia
    Turchia: Banca centrale della la Repubblica di Turchia
    Uganda: Banca dell’Uganda
    Ucraina: Banca nazionale di Ucraina
    Emirati Arabi Uniti: Banca centrale degli Emirati Arabi Uniti
    Regno Unito: Bank of England
    Stati Uniti: *Federal Reserve, Bank di New York
    Vanuatu: Reserve Bank di Vanuatu
    Venezuela : Banca centrale del Venezuela
    Vietnam: la State Bank of Vietnam
    Yemen: Banca centrale dello Yemen
    Zambia: Bank of Zambia
    Zimbabwe: Banca centrale dello Zimbabwe
    * Quasi del tutto sconosciuto al grande pubblico è il fatto che la Federal Reserve è una società privata, posa su un proprio pezzo di terra, immune alle leggi degli Stati Uniti.
    Sarebbero solamente 9 i Paesi che hanno la Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild: Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ungheria, Siria, Cuba, Islanda e Corea del Nord. Direttamente o indirettamente tutte le altre banche centrali appartengono o sono controllate dai Rothschild.
    Poi ovviamente ci sono altri mille settori controllati dai Rothschild. Ma questo è sicuramente falso.
    Avevo letto anche di certi Rockerduck, no, Rockfeller, che, come i Rotschild, Forbes non mette neppure nella solita lista degli uomini più ricchi del mondo, perché la loro ricchezza è definita ‘incalcolabile’. Ma non voglio allungare la lista. In fondo, cosa c’è di male a essere ricchi, o inimmaginabilmente ricchi? Adesso poi non si divertono neanche più a fare soldi perché li possono stampare. Quindi si devono divertire in altro modo. Magari giocando a Monopoli, a Mangiapopoli, a Onnipotentopoli. Mentre ai bambini lasciano giochetti come Pandemopoli, Vaccinopoli o Chippopoli, che sono tutti giochi innocenti. E io che mi preoccupavo!

    • Scusate, ho dimenticato di togliere dall’elenco alcune delle 9 banche ‘libere’…

    • Dimenticavo anche che l’economia mondiale è stata negli ultimi mesi condizionata dall’OMS (Organizzazione Mafiosa della Sanità), il cui secondo più importante finanziatore è Bill Gates, il quale è anche produttore di vaccini e microchip. Ma certo l’OMS non guarda in faccia a nessuno, non le importa da chi prende i soldi. Agisce solo per il bene pubblico. E quindi ha ragione il signor Martini, possiamo stare tranquilli. Al massimo c’è qualche insignificante ‘complottino’ di condominio.

    • “Il gruppo Bilderberg è responsabile della strategia della tensione e quindi delle stragi. Il gruppo Bilderberg governa le democrazie in modo silenzioso condizionando il regolare sviluppo democratico”
      Ferdinando Imposimato

    • Signor Mainetti, Lei e il giudice Imposimato siete chiaramente dei complottisti. Imposimato non credeva neanche alla storia delle Torri Gemelle, figuriamoci. E probabilmente Lei non pensa che Kennedy fu ucciso da uno psicopatico il quale, prima di avere un regolare processo, fu ucciso a sua volta da un altro psicopatico. Per Lei, quindi, l’assassinio di Kennedy non fu causato da turbe psichiche. E magari non crede neanche alla storia di Moro e delle BR. Per fortuna la Cia, con l’aiuto dei media, ha sempre contrastato quelle che già nel ’62 erano sprezzantemente chiamate “teorie della cospirazione”, teorie messe in giro da gente come Lei, “immaginifici sognatori di poteri forti, macchinazioni internazionali, oscuri disegni ecc”..

    • La ringrazio per la risposta Signor Cadè. La informo, ma forse non ce n’è bisogno, che non credo neppure che un anarchico abbia fatto esplodere una bomba in Piazza Fontana e che il DC9 in volo su Ustica abbia avuto un guasto. Non credo che in Iraq vi fossero le armi di distruzione di massa (e, infatti, non le hanno trovate), non credo che Gardini si sia suicidato e che don Verzè sia morto di morte naturale due giorni prima dell’udienza. Non credo a moltissime cose che mi raccontano i telegiornali e le televisioni. Ebbene sì, penso di essere un complottista (vedo che siamo in due). E non me ne vergogno. Meglio NoVax, NoEuro, NoGlobal, NoTav, NoVattelapesca che NoBrain.
      Distinti saluti.

    • Spettacolare graficamente!
      Nei contenuti, difficilmente contestabile, ma torniamo al punto di prima: io sulle possibiliità di reazione da parte dell’umanità mi ero addentrato nel mio corteggiamento alla signorina con la spada. Hai colto tutttavia un punto di debolezza di questa gente: non si divertono, e presto si ribelleranno ai computer che accumulano ricchezza a loro nome, e solo il nome è rimasto; ma se li aiutasssimo, che so, staccando la spina!?

    • Non mi dica, signor Cadè, che anche lei è uno studioso della famiglia Rotschild. Ho avuto il piacere di studiare alcuni suoi esponenti qualche anno fa per determinati motivi di ricerca e non ci sono dubbi che, soprattutto nel XIX secolo, dei componenti di questa famiglia si siano occupati di politica e siano intervenuti in ambito sociale, anche grazie alle loro crescenti fortune economiche. Ma sempre alla luce del sole e, anzi, con un certo visibilissimo presenzialismo, che fu pure criticato per il suo stile così conclamato. Lionel de Rotschild fu tra i principali fornitori del ministro della guerra francese, il generale Vaillant, per la guerra in Crimea e forse lì un piccolo complotto ci fu. Ma fu scoperto subito, prove alla mano, riguardo alle 800.000 razioni di fieno, agli otto milioni di chilogrammi di lardo e agli otto milioni di razioni alimentari. Nel XX secolo la prevalenza dell’attività bancaria sulle altre si fece sempre più marcata ma non mi risultano cospirazioni o congiure geopolitiche durante il processo di concentrazione degli istituti bancari nelle loro mani. Ovviamente, in campo economico e finanziario non si dice tutto a tutti mentre si opera, per cui non sto dicendo che pubblicassero le loro strategie sulle gazzette. Ma il tema del “segreto”, soprattutto negli affari, non coincide con quello del “complotto”. Io parlavo comunque, nel precedente commento, della realtà attuale, contrapponendola, per l’appunto, a quella novecentesca. Se anche lei elencasse il doppio delle banche dei Rotschild, forse ciò sarebbe ancora più “spettacolare graficamente”, se ci si vuole accontentare della spettacolarità grafica per sostenere le argomentazioni, ma non comporterebbe alcuna prova, indizio, ipotesi d’indagine o altre acquisizioni investigative su un complotto in essere, del quale andrebbero conosciuti gli obiettivi, le modalità operative, i soggetti agenti, insomma tutte quelle cose che hanno a che fare con i concetti di elemento di prova, di rapporto di causalità o nesso eziologico tra attività svolta ed effettivo risultato, di quadro indiziario almeno in parte concordante e via dicendo. Tutte cose che la logica innanzitutto e poi le normali attività di accertamento dei fatti e delle responsabilità comportano in ambito legale. È l’attività artistica che trascura questi elementi per privilegiare la fantasia, la creatività e altre attitudini simili, di scarso impatto probatorio. Soprattutto, è l’onere della prova che regola le cose. Chiunque fa un’affermazione la deve provare e non c’è inversione di tale onere, che obblighi a dimostrare il contrario di chi fa affermazioni non provate. Infine, è proprio l’esempio di Zio Paperone a essere emblematico, visto che lei lo ha richiamato. I ricchi sono oggi interessati a fare sempre più denaro, in modo sempre più rilevante ed esagerato, proprio perché il mondo è diventato quello che è, così spezzato, frammentato, caotico. Cumannari è megghiu di futtiri lo dicono ormai quelli dei mondi agro-silvo-pastorali sopravvissuti al secolo scorso. Soldi, solo soldi, ancora più soldi. Infatti, che cosa fa Zio Paperone? Complotta, congiura, cospira? No. Si tuffa dal trampolino e nuota felice nei suoi dobloni. Questi sono i ricchissimi di oggi.

  • Adriano, i tuoi esempi di giustizia d’origine greca sono ottimi e non sono affatto in contraddizione con la lotta alle mafie di oggi, ovviamente in contesti storici, epoche e luoghi molto lontani. La giustizia è giustizia, il diritto è diritto e la legge è legge, tutte cose antiche come il mondo, solo che naturalmente ogni ambito storico ha civiltà giuridiche diverse e forme di legalità o illegalità proprie. Per cui, benissimo parlare di legalità nella ricorrenza di quei fatti gravissimi e benissimo collocare questa legalità nello scenario di tradizioni giuridiche occidentali di livello insuperato da parte di altre realtà collocate in diversi panorami storici, spesso giuridicamente miserrime.
    Aggiungo solo che, personalmente, ma è solo una mia opinione soggettiva, gli ancoraggi più importanti e le radici più fondamentali dei nostri sistemi giuridici e quindi delle nostre tradizioni di legalità derivano più dalla civiltà romana che da quella greca, dalla storia delle istituzioni romane e non delle polis greche, con tutto il rispetto per le tradizioni giuridiche della Grecia classica e poi di quella ellenistica.

    Rita, non ho la più pallida idea di che cosa abbia fatto Palamara e dei motivi per cui si siano scarcerati dei boss mafiosi, ma se anche Palamara fosse Jack the Ripper non vedo perché non dovremmo parlare di legalità in una ricorrenza come questa e perché tu non capisca “come facciamo a parlare di legalità teorica”. “Teorica”? Ho detto la mia opinione con chiarezza e non ho aggiunto che per me quelli sarebbero tutti da trattare come a Pontelandolfo e a Casalduni oppure coi metodi del prefetto Mori soltanto perché l’Italia è già piena di forcaioli e ghigliottinatori da balera e non voglio essere confuso con certi arruffapopolo. Per cui, viva la legalità e che venga il giorno in cui questa fetente piaga italiana trovi soluzione definitiva. Con le buone o con le cattive.
    Certo, poi evitiamo di beccarci le mafie cinesi, nigeriane e d’altre pregevoli provenienze. Se no, rischiamo di far fuori i nostri delinquenti per cuccarci i criminali altrui, da gran bischeri, beninteso fraterni e solidali.

    • Celebrare date e ricorrenze (anche un semplice compleanno) ha senso finché un sentimento forte le sostiene, altrimenti diventano inutili formalità. Ci chiediamo mai perché la maggioranza della popolazione “non le sente più”? Il motivo è semplice: con un orecchio ascoltano il discorsetto ufficiale, magari a reti unificate, e poi guardano fuori dalla finestra e vedono la realtà.
      La situazione attuale racconta che i Falcone e i Borsellino sono morti inutilmente, per non parlare delle svariate migliaia di uomini e donne in divisa che tutti i santi giorni rischiano la pelle per arrestare qualcuno che poi viene ingiustificatamente scarcerato. Basta con i “non so cos’ha fatto Tizio” e “non conosco i motivi di Caio”, direi che l’unica cosa in eccesso di questi tempi è proprio l’informazione. Non è il momento di dormire, cerchiamo di non finire nell’inferno di Platone, che tuonava “la peggiore sorta di uomini sono coloro che presentano nella veglia le caratteristiche proprie dello stato di sonno.” O meglio, se qualcuno vuol dormire faccia pure, buon riposo, finché posso io preferirei stare sveglia.

    • Rita, i “basta” d’autorità mi sembrano ancora prematuri su questo blog. Porta un po’ di pazienza.
      Sul fatto che io dorma o non dorma intellettualmente e che appartenga o non appartenga alla “peggiore sorta di uomini”, puoi chiedere in giro.
      Che peccato, è davvero un peccato che si sia arrivati a questo punto.

    • Sai Pietro, mi viene in mente che anche i Greci avevano la loro mafia: aveva il delfino come simbolo inciso all’internio di un bracciale. E ci convivevano. Gli Indiani d’America avevano la tenda Tatanka, struttra elitaria transnazionale, e faceva opera dipplomatica. Noi questi mafiosi che comuque investono, quindi l’economia la fanno girare. in cosa li distinguiamo da imprenditori? Dai metodi. Si può sognare, da sognatore, un mondo in cui si ripuliscono e restano affaristi, come i banchieri di Livio? Lo so, la trattativa con la mafia no, e poi non si può fare ammenda, offendere la memoria dei nostri eroi caduti con questi discorsi, dimenticare il grido e il monito di Rosaria Schifani al funerale del marito Vito e del giudice Falcone: «loro non vogliono cambiare loro» che vent’anni fa così mi zittiva prima ancora che io dicessi queste sciocchezze…

  • Inutile ricordare che lo scarceratore dei mafiosi è un Ministro grillino? Poi ritornato sui suoi passi, con una maggioranza che l’ha salvato da due mozioni di sfiducia. Davvero la sostituzioni di un Ministro incapace avrebbe fatto cadere il Governo? Oltretutto questo Ministro è un giurista che evidentemente non sa che le scarcerazioni per ragioni di salute sono etiche, ma non per il pericolo ipotetico di contrarre chissà cosa. Nessun articolo di legge lo prevede. Oltretutto le nostre carceri sono naturalmente predisposte per l’isolamento. O vale solo se i carcerati fanno delle cazzate?

    • E’ stata una brutta cosa, e spero solo che qualcuno se la sia segnata per controbilanciare in un futuro vicino, ma poi si rimescolano le carte…

    • Caro Pietro, il “basta” non era d’autorità (di quale autorità si tratterebbe?) ma da “misura colma” in senso lato. E anche il resto era un discorso in generale, per quanto ne so tu potresti essere l’essere più antisistema della Terra, ho solo risposto a tue affermazioni generali con affermazione generali che esplicitano il mio pensiero.
      E sempre in senso generale e in tema di legalità e complottismo, visto che i commenti sono orientati in queste due direzioni, confesso che mi fa ridere l’odierna crociata della ex-sinistra (dubito che la cosa ti riguardi) contro i presunti complottisti di oggi, quando fino a ieri erano proprio i loro predecessori a credere alle teorie del complotto: servizi segreti deviati che mettevano bombe nelle piazze, grandi vecchi della massoneria che ordivano reti eversive, trame internazionali di destabilizzazione facenti capo agli Stati Uniti e/o a un misterioso apparato sovranazionale delle multinazionali … Così come un tempo questi individui erano posseduti dall’ossessione complottista per Licio Gelli e i massoni, adesso si sono calati nella parte di improvvisati lancillotto che difendono a spada tratta i George Soros e i Bill Gates, tutte bravissime persone, rari esempi di filantropia e bontà, che agiscono esclusivamente per il bene comune. Un bel passo avanti, non c’è che dire. I tanti miscredenti come la sottoscritta, invece, non credevano allora che il Male uscisse tutto dal sacco della massoneria e non credono oggi che il Bene venga dai multimiliardari che dominano il pianeta con i mezzi che ben conosciamo.

  • Adriano, secondo te i mafiosi si distinguono dai ‘normali affaristi’ per i ‘metodi’? In effetti, i super-banchieri e le grandi multinazionali – che operano nella ‘legalità’ – fanno stragi e disastri di grandi dimensioni. Imparagonabili.

    • Allora, parliamo analizzando i termini: la afia è un’associazione a scopo di delinquere. Anche se contraddicendo la vedova Schifani “volessero cambiare” dovrebbero cambiare mission e fors’anche ragione sociale. Le multinazionali sono aziende a scopo di profitto. Quindi mentre le prime (ce ne sono tante, due solo in Sicilia) hanno il malaffare già nella mission aziendale le seconde vi ricorrono per rimuovare gli ostacoli.
      Tuttavia, fenomeno storicamente inedito, l’accentramento di capitali fa diper se disastri. Lo potremmo paragonare a un cucciolo che diviene pachiderma adulto: non conscio della sua mole fa disastei semplicemente rigirandosi. ntendo che anche il solo movimento legittimo di capitali può portare la gente alla fame. E contro, ricomincia il gioco dell’oca, che si fa, la rivoluzione mondiale? Ma ricordiamoci che Livio ci ha insegnato che “non si divertono neanche più” vediamo questo fastidio del peso eccesivo comwe lo possiamo sfruttare. SAappiamo come si mosse Roosvelt. Si potrebbe ancora? Fuori le idee, popolo di Cremascolta!

    • Scusa Adriano se dissento, ma anche le mafie sono associazioni a scopo di profitto. Il ‘delinquere’ afferisce solo all’uso di sistemi non legali. Quindi, la differenza semmai è che, mentre le mafie agiscono fuori della legalità, le grandi banche agiscono al di sopra.
      Le idee? Teoricamente non c’è speranza. Speriamo che l’enorme pachiderma venga ucciso da un invisibile virus.

    • Quale migliore occasione di un momento come l’attuale per tagliare le gambe alla mafia! Mettiamo i soldi (che per pagare consulenze e poltrone inutili ci sono sempre) in tasca ai cittadini invece di affamarli, costringendoli a rivolgersi agli strozzini o a s-vendere negozi, imprese, bar e ristoranti.
      La mafia in questo frangente sta tappando i buchi (come al solito) di uno Stato sprovveduto e burocratizzato fino all’esasperazione. Il boss presta i soldi senza chiedere autocertificazioni né garanzie, al contrario della banca. Vogliamo mettere il tappo alla vasca, oppure no? Perché l’impressione è che proprio “no”.
      Come previsto, paralizzare il Paese con il lockdown generalizzato è stato un errore clamoroso. Scientisti ed esperti a vario titolo hanno dato delle linee guida inattuabili dal punto di vista di chi le doveva applicare e/o vivere. Mentre la politica (?) litigava, non sapendo fare sintesi né scelte. Sappiamo benissimo che la mafia prospera dove lo Stato manca, per cui continuerà ad esserci finché non avremo un vero Stato, forte e sicuro.

    • Vox clamantis in deserto.

  • Questo post sulla legalità e i commenti che ne stanno seguendo riguardano, mi pare, due temi principali, quelli del contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata e quello dell’attuale complottismo mediatico d’ambito geopolitico e non suffragato da prove, che è cosa diversa dal tema del complotto e dalla storia dei complotti reali e accertati, di cui la Storia umana è notoriamente piena. Inoltre, ho già introdotto l’aspetto del complottismo mediatico generale quale copertura o comunque quale habitus mentale verso i piccoli complotti particolari. Confermo infatti la distinzione tra “complottista” e “complottante”, fatta in un mio precedente commento. Immaginare complotti universali altrui non è come attuarne di propri specifici.
    Cominciamo a dire che il “complotto”, come molte cose umane, divine, animali, vegetali e minerali, non è a mio parere qualcosa di bello o di brutto, di giusto o di ingiusto, di utile o di inutile. Dipende. Come in ogni cosa, dipende dal complotto. Del resto, l’applicazione di certe categorie e di determinati criteri di valutazione si risolve spesso un’operazione molto soggettiva, opinabile, se non anche illusoria. Anche qui, infatti, tutto è relativo. Al massimo, tra i complotti reali, ci possono essere complotti riusciti e complotti falliti, vale a dire complotti realmente accaduti e finiti in modo positivo o negativo. Che questi complotti abbiano avuto successo oppure no, beninteso qualora la loro esistenza sia stata accertata in termini oggettivi ed effettivi, si tratta comunque di complotti riconosciuti come veri ed effettivi. E qui si nota la differenza fondamentale tra questi complotti e i complotti supposti, asseriti, pretesi e però mai dimostrati, mai assodati e mai “scoperti” nel loro svolgersi o nei loro esiti. Questo fenomeno dei presunti complotti mai dimostrati eppure sempre evocati può avere un suo interesse medico e scientifico per chi studia talune sindromi di massa e alcune specifiche neuropatie collettive, per chi insomma si occupa professionalmente di neuroscienze e di psicopatologie sociali. Ma può anche avere un certo fascino dal punto di vista letterario ed estetico, soprattutto per chi studia e apprezza i contesti artistici improntati al romantico, al gotico, all’epico, all’avventuroso e anche per coloro che frequentano ambiti culturali nei quali il tema di complotto, vero o presunto, ordito o millantato, trova spazio in varie fonti d’archivio, come nel caso della ricerca storica sul nostro processo risorgimentale, che fu animato da trame cospiratorie, reali o immaginarie, di ogni genere; oppure nel caso degli studi sulle dinamiche della Resistenza italiana, dove i chiaroscuri e le macchinazioni abbondano in modo evidente. Personalmente, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, essendo capace di intendere e di volere, sono molto poco interessato alle noiosissime sindromi paranoiche di chi inventa complotti inesistenti. Sono invece un cultore dei complotti, veri o falsi, che ci sono offerti dall’arte, dalla letteratura, dalla ricerca storiografica, dagli archivi più dimenticati e dalle biblioteche più sperdute. Lo ammetto: subisco il fascino dell’etica e dell’estetica del complotto. In questo senso, sono un “complottista” convinto, per romanticismo storico, e un “complottante” mancato, per disinteresse sociale, perbenismo borghese, fastidio per le seccature.

    • Bene, in sintesi, abbiamo capito che fra di noi vi sono degli psicopatici paranoici. E ogni ‘prova’ addotta verrebbe sicuramente interpretata come un altro sintomo di patologia mentale. Quindi inutile sforzarsi. L’aspetto più curioso della faccenda è che non sono i ‘malati’ a parlare di complotti ma sono gli altri, i ‘sani’, che sembrano ossessionati dall’idea di dover negare l’esistenza di ‘complotti’. Si sono inventati un concetto – il ‘complottismo’ – per poter poi metterlo alla berlina. Anche in ciò mi sembra vi sia qualcosa di paranoide. Che bisogno c’è di negare i ‘complotti’? Nessuno qui parla di ‘complotti’. Solo di massicce interazioni tra il mondo politico, economico, finanziario e mediatico, che non sono volte a favorire il bene comune ma alcuni grandi interessi privati. Come è sempre successo. Solo che oggi succede in forme impensabili in passato. I Rotschild sono senza dubbio delle brave persone (!) e hanno diritto ai loro piccoli segreti. Hanno sempre prestato soldi agli Stati ad usura, com’è giusto che una Banca faccia. Ma com’è possibile che una famiglia possieda un patrimonio di diecimila miliardi di dollari, che controlli le banche centrali del pianeta e stampi moneta, senza che questo condizioni la politica di interi Stati? O che un ricchissimo uomo d’affari finanzi l’OMS senza influire sulle sue politiche sanitarie? O che i giornali e le TV possano dire qualcosa che va contro gli interessi dei loro padroni? Ecc. ecc. Se questi condizionamenti non esistono, allora veramente viviamo nel mondo di Paperopoli e ne siamo tutti felici.

    • No, signor Cadè, ogni prova addotta in riferimento a fattispecie del genere, concrete e specifiche, documentate e confermate, potrebbe proprio indurre a pensare che possa effettivamente esserci in proposito un complotto, cioè un intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone oppure, con termine analogo, una cospirazione, cioè un concorso di persone o di energie, di solito (ma non sempre) ostili, rivolte a un determinato fine, in genere (ma non sempre) dannoso oppure ancora, con altro termine analogo, una congiura, cioè un patto segreto tra più persone decise ad agire in danno di qualcuno (Devoto-Oli 2019, comunque con definizioni simili, in buona parte, in altri vocabolari aggiornati).
      In caso di assenza di prove o di indizi almeno in patte concordanti o di rapporto causale tra l’azione dei soggetti operanti e i risultati realmente dimostrati, si ricade nel complottismo, più o meno recidivo o abituale o addirittura professionale (siti, blog e altri social media con fini di lucro, dichiarato o dissimulato), cioè nella tendenza a interpretare ogni evento come un complotto o parte di un complotto (ibidem). Perché il complottismo (o cospirazionismo, mentre il termine congiurismo è rarissimo) assuma connotati neuropatici, è necessario un’accertamento medico specialistico da parte di un professionista abilitato in tal senso, cosa peraltro comune, da alcuni anni, a diverse altre neuropatologie collegate a un uso dei social media ritenuto come distorto o compulsivo o maniacale o definibile in altro modo come patologico da parte della scienza medica accreditata e preposta a tali accertamenti.
      Che il mondo sia pieno di complotti, grandi o piccoli, di valenza molto generale o parecchio spicciola, da sempre e in ogni luogo, è cosa notissima e fonte di ricerche, studi e riflessioni spesso molto interessanti.
      Che alcuni siano reali e altri no (o cospirazioni oppure congiure), è per l’appunto oggetto di questo discorso.
      Che l’onere probatorio per l’accertamento fattuale del complotto ipotizzato non possa che incombere, in modo puntuale e circostanziato, al soggetto che ne asserisce l’esistenza, è cosa ovvia e doverosa, oltre che norma giuridica risalente e universale e oltre che, prima ancora, elemento di logica basilare. Questo onere probatorio deve configurare un contesto credibile in termini di soggetti autori, modalità realizzative, tempi e luoghi dell’azione, effetti e risultati reali e quant’altro necessario per la credibilità dell’ipotesi complottistica dichiarata. In caso contrario, si ricade nella fiction, nel fantasy se non anche nel reato di calunnia ex-art. 368 C.P.

    • Signor Martini, lasciamo perdere questi termini ormai inservibili, “complotto”, “complottismo” e simili. Non mi sento investito dal sacro compito di sviscerare gli aspetti semantici, storici, giuridici, letterari, estetici, psichiatrici di queste parole. E poi non si capisce di cosa realmente stiamo parlando, a quali fatti concreti ci stiamo riferendo. Ai vaccini? alle Torri Gemelle? all’assassinio Kennedy? allo sbarco sulla Luna? alla favola dell’Europa Unita? E comunque io non ho accesso a documenti segreti della Cia o della Nasa, né sono stato intimo dei Rotschild o di Kissinger. Faccio delle ricerche con i mezzi che ho a disposizione. Non la potrei mai convincere. E per altro, non ne ho alcuna intenzione. Sul piano invece dei concetti, mi permetta di dire (con la mia tipica supponenza) che le tesi di Popper e di Eco sui ‘complotti’ sono delle baggianate.

  • Ho già espresso un vero e proprio “elogio del complotto” su CremAscolta tra l’11 e il 15 giugno scorso, in una decina di miei commenti a un post del 9 giugno 2019. Non torno dunque sugli aspetti semantici e lessicali riferibili alle varie locuzioni (complotto, cospirazione, congiura, macchinazione) su cui già in quella sede si ritenne di discettare, citando vocabolari, testi etimologici e dizionari dei sinonimi e dei contrari. Evito pure i già discussi aspetti riguardanti il complotto “contro” il potere costituito rispetto a quelli concernenti il complotto attuato “da” tale potere, su cui pure si volle argomentare. Più in generale, sappiamo come la sindrome del complotto sia antica quanto il mondo. La letteratura nel merito è sconfinata, si sprecano intere biblioteche in proposito e la platea dei soggetti dediti al complottismo è sterminata. In epoca più recente, chi ha argomentato in modo convincente sul complotto e sul complottismo è stato Karl Popper, ad esempio in “La società aperta e i suoi nemici” [1945], Roma, Armando, 1973, e in “Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica” [1969], Bologna, Il Mulino, 2009. Dopo di lui, questa forma attitudinale è stata studiata da innumerevoli autori, tra i quali basti qui citare Daniel Pipes, ad esempio nel suo “Il lato oscuro della storia. L’ossessione del grande complotto” [1997], Torino, Lindau, 2005. Inoltre, personalmente ho trovato istruttivo il sintetico ma gustoso saggio di Umberto Eco dedicato al complotto, da lui letto al festival La Milanesiana del 2015, quando il tema era quello delle “Manie e ossessioni”. Il saggio è stato poi pubblicato, insieme ad altri, nel suo postumo “Sulle spalle dei giganti”, Milano, La Nave di Teseo, 2017 (pagine 356-388, con breve bibliografia di sintesi a pagina 433). Tutto ciò anche per dire che decidere di parlare ancora del complotto significa entrare consapevolmente in un territorio davvero molto battuto, dove è facile rischiare ripetizioni, pleonasmi e mancanza di originalità. Anche per questo, sono tornato sull’argomento del complotto unicamente per fare cenno a un aspetto forse sinora non troppo approfondito, almeno nelle sue più recenti manifestazioni, sul quale sto scrivendo un articolo per una realtà associativa in attesa, come molte, di poterne trarre una conferenza nel proprio calendario. Mi riferisco a quell’elemento specifico, collegabile al complottismo mediatico che, in modo sempre più invasivo e delirante, caratterizza in rete innumerevoli siti, social, blog e altri luoghi divenuti da tempo di facile accesso e d’agevole utilizzo da parte di una massa sempre più numerosa di complottisti. Si tratta di un aspetto particolare, riferibile all’attuale presenzialismo complottista, che non sempre viene valutato in tutta la sua rilevanza e al quale oggi varrebbe la pena di dedicare attenzione, sia pure come ennesimo contributo all’ormai vastissima tematica del complotto. In estrema sintesi, si tratta dell’attitudine pratica al complotto specifico e personale da parte dei teorizzatori dei supposti complotti generali e collettivi altrui. Insomma, qualcosa di molto concreto e spicciolo, riguardante piccole utilità individuali dissimulate tra le pieghe dei discorsi sui massimi sistemi.
    Ma occorre forse tornare, adesso, alla legalità.

  • Signor Martini, cumannari è megghiu di futtiri perché chi comanda fotte anche anche, mentre non è vero il contrario.

    • Non credo. L’espressione mantiene soprattutto un valore comparativo, sia riguardo alla sua origine localistica, temporale e sociale, sia riguardo alla situazione generale attuale, nella quale l’attività sessuale si svolge in genere e dappertutto senza alcuna necessità di particolari fattispecie gerarchiche tra i soggetti praticanti il coito o altre forme di rapporto carnale.
      Al contrario, io mi permettevo di segnalare una possibile tendenza dei soggetti in stato di smisurata ricchezza e di sconfinati patrimoni a finalizzare sempre meno, forse in diversi casi proprio per nulla, oggi come oggi, queste immense risorse economiche all’esercizio di ciò che con linguaggio novecentesco si definiva come “potere”. La finalizzazione del denaro al “potere” era infatti caratteristica di un mondo più tradizionale e risalente, in cui ancora residuavano vestigia genetiche, familiari e culturali atte a subordinare il “soldo” al “comando”.
      La materia è ancora molto fresca di studi e si fatica molto ad approfondire scientificamente, in senso storico, questa tematica. Ma da quanto sto verificando, beninteso ai fini di quanto già espresso in altro commento, con tutti i limiti che contraddistinguono queste mie ricerche, mi parrebbe che il rovesciamento spirituale ed etico avvenuto nel secolo scorso abbia anche rovesciato il predetto rapporto di finalizzazione, subordinando ormai, anche in questi soggetti muniti di ricchezza e patrimoni estesissimi, l’eventuale esercizio del “potere” al’ulteriore incremento di beni e di “roba”, con sempre meno tentazioni a frammischiarsi in attività e situazioni ormai disgregate e nelle quali il “comando” non può più presentare quei meccanismi satisfattivi che solo i soggetti di diversa provenienza genetica, familiare e culturale potevano apprezzare. Questo processo di inversione sembrerebbe tipico delle epoche di cosiddetta “decadenza” (termine di notevole ambiguità semantica), nelle quali il mondo si spezza, si frammenta, si frantuma e ripiomba nel caos, così che i “ricchi”, soprattutto i “ricchissimi”, ormai senza altre ambizioni e motivazioni oltre a quelle del denaro in quanto tale, si sottraggono a ogni coinvolgimento di “potere” e di “comando”, elementi ritenuti forieri più di problemi che di soluzioni, di fastidi più che di opportunità. Insomma, i “ricchi”, soprattutto i “ricchissimi”, limiterebbero il loro lobbying e il loro affaccendarsi col “potere” soprattutto con l’obiettivo di non avere a livello pubblico e istituzionale seccature e scocciature, proprio al fine di “godersi” la propria immensa fortuna senza rischi o contestazioni, in pratica senza sommovimenti sociali.
      Ecco perché, a mio parere, l’epoca d’oro dei “grandi complotti” per il “potere” sta tramontando.
      Bill Gates vuole solo fare ancora più soldi con i suoi prodotti e servizi e di noi se ne frega, altro che complotti geopolitici per il “potere”, il controllo e l’asservimento dell’umanità.
      Non ci sono più i “grandi complotti” di una volta.
      John Davison Rockerduck (grande Disney, sempre in anticipo sui tempi) ben se ne guarda dall’immischiarsi in quella cosa da cui tutti fuggono, cioè dalla politica, e non vuole scocciatori mentre fa il bagno nei suoi dobloni.
      Oggi, parafrasando Cyindi Lauper, “the rich just wanna have fun”.

    • Qui, no, non sono d’accordo. Il ricchissimo “ormai senza altre ambizioni e motivazioni oltre a quelle del denaro in quanto tale” sarebbe un perfetto cretino, e non mi sembra che ricorra il caso. I membri della ristrettissima élite massonica e finanziaria che possiede i tre quarti delle ricchezze terrestri e controlla, direttamente o indirettamente, gran parte della politica, della scienza, della tecnica, della sanità, della cultura a livello mondiale, sa perfettamente che le radici del “vero” potere affondano in un piano della realtà diverso da quello per il quale la scienza può offrire delle spiegazioni, sia pure parziali.
      Non è un mistero che certuni celebrino riti segreti (si pensi alle riunioni internazionali a Sonoma, in California), né sono sconosciute le costanti ricerche di tipo esoterico e iniziatico perseguite da chi, avendo già tutto, vuole ancora di più e oggi può permettersi di coniugare le più avanzate conoscenze tecno-scientifiche ad altre assai remote, un tempo appannaggio di cerchie esclusive.
      Tutto questo a noi gente comune appare assurdo, ma in certuni (quelli che hanno già tutto) il desiderio di dominio totale sull’umanità è fortissimo e scaturisce da pulsioni negative come l’avidità, la crudeltà, la cupidigia di potere. E’ impressionante l’aumento dei riferimenti decisamente ispirati da una visione torbidamente esoterica come la piramide del Louvre, l’aeroporto internazionale di Denver, in Colorado, chiese e centri direzionali che ostentano precise simbologie. Mentre noi viviamo immersi nelle nostre difficoltà quotidiane, qualcuno nell’ombra è sprofondato nel Male, lo evoca, lo celebra e continuamente lo adora. Una celebre frase scritta da George Orwell in 1984, recita una mantra mai passato di moda: “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”. Non è prudente mandare in vacca certi argomenti, si finisce per stare al gioco.

    • E li chiami cretini? Vedi tu.
      Sai che furbi quegli altri.
      Quanto al resto, quando hai le prove ne parliamo.
      Huxley, Orwell, Bradbury, Dick e i soliti citati nei soliti contesti scrivevano fantascienza, facevano letteratura e immaginavano situazioni future. Non dovevano dimostrare niente a nessuno, erano scrittori di fantascienza. Chi oggi invece afferma che certe cose, magari quelle anticipate da quegli altri, siano reali e succedano davvero, intende sostenere che di fatto la realtà sia questa, che sia attuale e che non si tratti di fiction. Per cui, o dimostrano quello che dicono oppure non lo dimostrano, con prove dettagliate e circostanziate.
      Per non farsi dare del complottista ci sono soltanto due modi: o smetterla di inventarsi complotti o dimostrare in modo provato e logicamente condivisibile da parte altrui che esiste in effetti un complotto reale, con tanto di autori specifici, obiettivi precisi, modalità e circostanze appurate, attività operative accertate, risultati effettivi e tutto il resto.
      Ad esempio, che Giulio Cesare, i due Kennedy, Moro e tanti altri siano stati vittime di complotti lo si è scoperto e dimostrato. Non resta che dimostrare anche il resto. Prego.
      Ho già dichiarato di essere io stesso, per certi versi, un “complottista”, per le ragioni dette in precedenza. Non ho nulla quindi contro i complottisti, tranne quando, a me che ci metto nome, faccia, firma e generalità pubbliche, danno del “nobrain”, mantenendo nome, faccia, firma e generalità pubbliche tutte da appurare.

  • Ragazzi, che ragionamenti complicati. Bravi. Ma non basta forse sapere che agli incontri annuali dell’Hotel Bldereberg partecipa spesso anche una certa Lilli Gruber che che è anche uno dei membri dello steering committee, una specie di comitato organizzatore degli eventi? Che poi i ricchi siano discreti lo sappiamo, e quindi c’è da considerare anche la regola del Chatam House. Tradotto: “le informazioni e le idee che si ascoltano possono essere rielaborate e utilizzate “liberamente”, purché non vengano attribuite direttamente a chi le ha pronunciate”. In verità qualcuno potrebbe dire che questa regola è semplicemente uno stratagemma per ben custodire i segreti, perchè si sa, in tutte le famiglie ce ne sono. Comunque, alla fine, io credo che quando c’è di mezzo la potentissima Gruber, che però quando si discute di temi importanti viene prontamente e giustamente e strategicamente distratta, qualche casino sotto ci sia sempre. Sono mica stupidi i ricchi. Vuoi vedere che poi li racconta a Otto e mezzo così da far saltare tutti i piani?

    • C’è anche Monica Maggioni, direttrice della Rai e presidente del gruppo italiano della Commissione Trilaterale nonchè membro della fondazione Italia-USA. Ci sono anche Stefano Feltri del Fatto Quotidiano, il nostro Beppe Severgnini e tanti altri pseudogiornalisti che si assumono l’onere di disinformarci quotidianamente e di orientare l’opinione pubblica secondo le direttive apprese in queste riunioni segrete i cui contenuti si guardano bene dal divulgare. Alla faccia della deontologia professionale.

  • Non banalizziamo ciò che sta accadendo a livello mondiale con le riunioni annuali del Gruppo Bilderberg, che ormai sono come la Fiera di Santa Maria. I Padroni Globali non vanno di sicuro a questi incontri mondani, non ne hanno alcun bisogno. Quanto al complottista, è chiaro che esiste nella misura in cui è presente l’anticomplottista, il quale, non si sa come mai, dispone sempre delle fonti corrette, mentre quelle citate dagli altri non hanno valore “scientifico”. Il confine tra l’anticomplottismo e l’omologazione al politicamente corretto è labile, e tacciare come bufala o complotto qualsiasi opinione non conforme è banale.
    Detto ciò, torniamo al tema “legalità”.
    Accettando l’invito di Adriano io ho avanzato la mia modesta proposta: per tagliare le gambe alla mafia oggi come oggi (lasciamo perdere la letteratura) bisogna mettere subito i soldi nelle tasche degli italiani, ridotti dal lockdown alla canna del gas, che è quello che l’attuale esecutivo NON sta facendo. Qualcuno ha altre idee?

    • Rita, hai ragione, ma un conto è pensarlo, un conto è farlo. Questo governo è capace solo di partorire decreti folli, centinaia di pagine piene di norme assurde o incomprensibili che non faranno altro che creare il caos.

  • In tema di legalità, immagino di essere stato molto chiaro ieri per quanto riguarda la lotta alle mafie e alla criminalità organizzata. Una legislazione penale e, soprattutto, di procedura penale e carceraria più severa, un notevole rafforzamento delle forze di intelligence e di contrasto operativo sul territorio, dei provvedimenti di sequestro e confisca più drastici: ecco alcune delle misure da porre in essere, insieme a una bonifica generale di certi ambienti politici collusi o complici. Il ruolo svolto da questi criminali nelle attuali circostanze economiche è evidente e anche per questo motivo, proprio in questi momenti, servirebbe il pugno di ferro.
    Ma la giornata della legalità riguarda anche la legalità in generale nel nostro Paese e la sua applicazione in modo effettivo. Strano che di questo si parli molto meno. Forse perché ci si trova davanti a un problema che non riguarda qualche migliaio di delinquenti ma molta, molta più gente qui in Italia.
    Spesso le persone non capiscono il perché delle regole, non capiscono quale relazione esista tra le regole e loro, oppure capiscono tutto e però non rispettano le regole per interesse personale. Sappiamo bene quale sia la situazione. Sia che si condividano, sia che non si condividano le regole, il rispetto della norma, anche in senso etico e non solo giuridico, è spesso problematico. E se manca una larga osservanza spontanea della norma da parte delle persone, la giustizia fa molta più fatica a funzionare.
    Invece di tante cose dette sulla giustizia e sulle regole, basterebbe cominciare a rispettare nei fatti il dettato normativo, a rispettare le leggi che derivano, tra l’altro, dalla nostra Costituzione. Del resto, la Costituzione ha come fondamento, come punto centrale, la dignità della persona.
    Da qui, dal rispetto della legge, nasce la vera, sostanziale, effettiva legalità.
    L’educazione civica fin dai tempi delle medie e l’inserimento di materie giuridiche in alcuni licei potrebbe essere un ulteriore modo per favorire la consapevolezza, a partire dalle nuove generazioni, di quanto la legalità rappresenti un elemento fondamentale della civiltà.

  • Credo sia un grave errore non distinguere legalità e giustizia. Una legge può essere profondamente ingiusta. Immagino che nessuno qui consideri giuste le leggi razziali promulgate con Regio Decreto nel 1938. E Adriano in tal senso ha giustamente ricordato Antigone. Invitare tutti al rispetto indiscriminato delle leggi significa nascondere il problema sostanziale, se cioè si debbano accettare leggi che appaiono palesemente ingiuste e in contrasto con i nostri valori fondamentali: libertà, dignità ecc.
    Sul pugno di ferro, mi sembra che l’attuale governo abbia mostrato un pugno d’acciaio nel colpire le persone per bene, imponendo norme assurde e sanzioni feroci. Di questa sedicente ‘legalità’ vedremo presto gli effetti tragici. Con i mafiosi mi pare abbia usato invece il guanto di velluto.

    • Così si espresse Francesco Cossiga nel 2008 in un confronto televisivo con il magistrato Palamara mandato in onda da Sky Tg 24: “La battaglia contro la magistratura è stata perduta quando abbiamo abrogato le immunità parlamentari che esistono in tutto il mondo e quando Mastella [allora era il guardasigilli], da me avvertito, si è abbassato i pantaloni sotto dettatura di quella associazione tra il sovversivo e lo stampo mafioso che è l’Associazione Nazionale Magistrati”.
      Ve lo immaginate cosa succederebbe in un qualsiasi Paese del mondo se per “eliminare” l’avversario politico bastasse avviare contro di lui un’inchiesta qualsiasi, una a caso, non importa se dopo qualche anno finisce in fuffa? Ebbene, in Italia succede regolarmente. Tutto legale, peccato che la giustizia sia altra cosa.

    • Oh, bravo Livio che tocca il nervo scoperto!
      Ma se quei morti da seppellire non fossero stati uno, ma un intero esercito, che sarebbe successo? Un esercito di disobbedienti becchini sarebbe stato chiuso in una grotta come i perdenti Ateniesi alle Latomie?
      Dov’è la differenza e la soluzione, fra uno e mille? E il tiranno, Creonte, ha risolto qualcosa o si è cacciato in un vicolo cieco ideologico?
      E se la sepoltura non fosse stata un’urgenza, se il sangue di un familiare non avesse chamato, Antigone avrebbe potuto far di meglio, e così la tragedia non sarebbe mai stata scritta?

    • Adriano, questo non è un problema casistico ma etico. Una legge ingiusta invoca la disobbedienza civile.

    • Distinzione ovvia e risaputa. Oltre che di plurimillenaria discussione etica, giuridica e politica in innumerevoli civiltà dell’orbe terracqueo.
      Altrettanto ovvio che questo errore di mancata distinzione io l’abbia evidentemente evitato, al di là della giustapposizione di commento con incipit di frase.
      Ciò posto, l’eterno dibattito sulla legge giusta o ingiusta, con i corollari e citazioni di rito, da Socrate ad Antigone, dalle leggi razziali alle altre innumerevoli esemplificazioni contenute in sterminata e risalente letteratura, resta naturalmente molto interessante e merita tutto lo spazio che anche già in passato gli è stato dedicato, anche su questo blog, quanto a post, commenti ed esternazioni le più varie.
      Bene. Tornando invece al punto vero, quello della legalità di cui si è celebrata la giornata, è evidente a tutti come il problema della cultura della legalità invece che della furberia, del rispetto delle norme invece che della loro evasione o elusione per tornaconto privato se non per comportamento penalmente rilevante, sia oggi in Italia un problema vero e, in alcune parti del Paese, particolarmente grave.
      E il riprendere il filo di un discorso sull’educazione civica e sulla formazione alla legalità fin dagli anni della suola potrebbe essere un investimento non particolarmente costoso e molto proficuo, puntando sulle nuove generazioni e lavorando non sotto scadenze elettorali ma a lungo termine, in una logica orientata alla società del futuro e non alle votazioni del giorno dopo.

    • Anni della “scuola”. Vista la situazione scolastica attuale, era un lapsus freudiano.

    • Mi metto nei panni dell’adolescente che al mattino segue a scuola la lezione di educazione civica, poi va a casa e sente/vede il telegiornale….. commenti degli adulti di famiglia inclusi… mi sa che a risanare il muro bisogna cominciare dalle fondamenta.

  • Non vedo nessun interesse in una discussione accademica. Credo che Adriano abbia voluto stimolarci a riflettere sulla situazione reale, cioè sul senso che acquista nel momento attuale il rispetto della legalità. Continuare a ripetere “rispettiamo tutti la legge” suona come uno slogan o come un tentativo di eludere ogni critica all’attuale caos legislativo. Non bisogna dimenticare che l’attuale ‘legalità’ implica gravi distorsioni della libertà, provoca una sospensione di diritti fondamentali, impone ai cittadini limitazioni eccezionali e distrugge gran parte dell’economia del Pese. Questa ‘rispettabile legalità’ ha già creato milioni di nuovi poveri e rischia di trasformarsi in un regime autoritario che, visti i danni che causa, si potrebbe battezzare ‘sfascismo’. E non credo sia senza ragione che molti giuristi, avvocati, costituzionalisti, hanno preso posizione contro le sue pericolose derive illiberali e poliziesche. Insegnare l’educazione civica ai bambini va bene, ma credo che al momento vi siano problemi più urgenti di cui discutere. La distinzione tra giustizia e legalità è ovvia e risaputa, presa come concetto astratto. Ma è sempre attuale quando si tratta di fare delle scelte concrete.

    • Io ragionavo solo sul fatto che se gli insepolti fossero stati mille ci sarebbe satato un dibattito prima dell’azione, momento di verifica in cui ogni cittadino può valutare se il proprio disssenso sia supportto dal parere altrui. Dal dissenso nasce poi una masssa critica d’opinione. Visto che qui si torna alla situazione attuale contro la mia indicazione qui no si parla di salvare o meno un condannato a morte, ma di seguire una normativa che, sia pur a singhiozzo, è stata promulgata in tutto il mondo, e che in Italia, nonostante sia staot il caso di contagio più grave del mondo, ha portatoall’attuale buon risultato epidemiologico.
      Ma era presto nella discussione per i casi particolari!

    • Comunque Livio tutta la mia storia è quela di un antidogmatico, e anche in questo tema non intendevo prtare chiunque a conclusioni qualsiasi, non è una trappola a cul di sacco, parola, anzi, nel testo afffermo “Ovvio che minoranze che si sentano nel giusto, scegliendosi fra le tante disponibili la giustizia che loro meglio calza, possono intraprendere azioni di guerriglia, un lavoro ai fianchi…”

  • Ma se vogliamo stringere il discorso, bene. Non ho fatto citazioni letterarie per vanagloria di cultura, confermo il basso livello personale della stessa, ma solo perché ho trovato i casi nel passato aderentii a situazioni tipo. Come mai Nestore riuscì nella mediazione fra due bestioni tutto muscoli? Veramente Omero non lo dice, ma la meccanica è evidente!

  • Mi dispiace, ma credo sia inutile parlare con chi parte da valori incompatibili coi nostri, da premesse intellettuali e da sensibilità opposte. A chi si sente solidale con questo regime sfascista non ho niente da dire.

    • Concordo. Ma oltre a ciò, che già basterebbe e avanzerebbe, aggiungerei un motivo ancora più rilevante.
      Vediamo se ho imparato: non riferendomi, ovviamente, a niente e nessuno “in particolare”, direi che “in generale” l’intera faccenda sta diventando noiosissima.
      Com’è che diceva Piero? Un colpo d’ala?
      Bei tempi sul blog.

  • Il signor Cadè dovrebbe almeno riconoscere che da un’epidemia conclamata non si é passati ad una dittatura allo stesso modo conclamata. Alcune misure restrittive sono venute meno. Io sto bevendo un bianco, il primo, seduto in piazza a Porta nuova, e mi sembra di essere in vacanza. Belle case, a seconda dei gusti, aiuole fiorite, balconi uguali, molta gente, bambini che giocano. Non mi sento in nessun paese sudamericano né nell’Italia di tanti anni fa. Non sento aria di cospirazione e probabilmente finirò il mio calice senza tema di essere arrestato. Meglio di così…riuscendo anche a mettere da parte i pensieri che mi rodono in questi giorni.

    • Sì, è così. Anch’io non posso lamentarmi. Non pensiamo a quelli senza lavoro, senza soldi, è così tedioso.

    • Non ho parole. I bar sono pieni zeppi di italiani senza un soldo e con l’incognita del lavoro (cosa saranno mai 10 milioni di indigenti dichiarati, in realtà il doppio) che cazzeggiano davanti a un bianco in un noioso lunedì di fine maggio. Viva l’Italia, il Paese di Bengodi!

  • Si sbaglia signor Cade’, una boccata d’aria é necessaria. Né io né Lei salveremo il mondo. Tutti si concedono, vivaddio, un momento di evasione. E io me lo concedo adesso. Farebbe bene anche a Lei. Continui pure, giustamente, a riconoscere di non doversi lamentare. Che non è escludere chi il bianco non se lo può permettere. La smetta di dare lezione di morale. Credo di essere sensibile quanto Lei ai mali che affliggono il mondo. E credo in questi anni di averlo scritto quanto Lei.

  • Rita, rilassati, bevitelo anche tu un bianco piuttosto che martellarti le palle tutto il giorno. Io non ho detto che é una soluzione.

    • Cosa ci vuoi fare, io mi preoccupo per il mio prossimo. Ho la coscienza in pace e rido moltissimo. Non sono sicuramente tra quelli che si astengono dai piaceri della tavola perché a qualcuno manca il cibo. Ma per una questione di buon gusto e di rispetto verso gli altri, non farei mai un’affermazione del genere in un momento tragico come questo. Se vuoi fare dell’ironia spicciola prenditela con il governo, che è un pungiball e non patisce nulla.

  • Quindi, ironia a parte, stiamo dicendo le stesse cose. Nessuno può e deve farsi carico dei problemi del mondo, e l’ora d’aria è concessa persino ai detenuti. Anche gli Stiliti ogni tanto scendevano dalle loro colonne, (per fare pipì?) per mescolarsi alle cose degli uomini. Quindi partecipare e bere un bianco non credo proprio che siano in contraddizione. E poi qual è “l’affermazione del genere? E poi che morale del “cazzo” trovare deplorevole spendere i pochi soldi che si hanno per un po’ d’evasione. Coi soldi di un bianco non potrebbero certamente onorare i loro conti da pagare. Mi viene in mente un amico che di fronte al caso umano intervistato in televisione, naturalmente per chieder aiuto, notava che la signora in questione aveva le unghie laccate. Come a dire che se piuttosto della smalto avesse acquistato il pane forse avrebbe potuto fare a meno di andare in televisione. Dimenticando che tutti, forse, hanno bisogno o diritto ad un minimo di dignità anche estetica. Ricordo una clochard sul lungomare di Trieste, di una certa età, ma con lunghissimi capelli neri, che passava il tempo a pettinarseli. Il mio amico le avrebbe detto: “senti barbona, lascia stare, anche coi capelli lisciati resti e devi restare una barbona,quindi meglio spettinata”.

  • Ora non è il caso di quisquigliare sulle stupidaggini, ma giusto per mettere la parola “fine” a questo chiacchiericcio assurdo, sottolineo e concludo che tu non ti sei limitato a bere a un bianco (affari tuoi) ma ti sei sentito in dovere di dargli una bella pennellata di ideologia conformista :
    “Io sto bevendo un bianco, il primo, seduto in piazza a Porta nuova, e mi sembra di essere in vacanza. Belle case, a seconda dei gusti, aiuole fiorite, balconi uguali, molta gente, bambini che giocano. Non mi sento in nessun paese sudamericano né nell’Italia di tanti anni fa. Non sento aria di cospirazione e probabilmente finirò il mio calice senza tema di essere arrestato. Meglio di così…”
    E’ un messaggio sponsorizzato?

  • Cara Rita, con questo commento tu stai quisquigliando, non io.

  • Intanto il governo arruola 60.000 ‘”assistenti civici” che dovranno spiarci e vigilare sulla moralità sanitaria dei nostri comportamenti. In futuro, questa pandemenza verrà ricordata come il momento più tragico della nostra democrazia ma anche come il più comico.
    P.S.: mi informano che sui dispositivi idonei sono già state installate le predisposizioni per le App di tracciamento, ovviamente senza che nessuno le abbia chieste. È molto bello non dover più far la fatica di scegliere, fanno tutto loro.

  • La piantiamo? Questo non è un blog politico partitico.
    Mi ricordo questi moti dell’animo, mi ricordo quando gli amici compagni (io ero radicale) raccontavano che il partito dava loro lezioni di sessuologia: due volte settimana, la donna sotto… e nesssuno si ribellava.
    C’è qui qualche comunista della prima ora forse?
    L’essere umano è predisposto al plagio, ma noi siamo cresciuti, sapremmo trovare difetti in un santo e sprazzi di umanità in Barbablu’ con la nostra esperienza. Noi non siamo più intruppabili!
    Se facccio schioccare tre volte le dita qualcuno si sveglia e dice “cosa è successo” come negli spettacoli dei prestigiatori?

    • No, Adriano, questo non è un blog partitico né il bollettino parrocchiale dell’esecutivo Conte.2 dove bisogna sostenere anche le peggiori castronerie per compiacere non si sa bene chi.
      Pazienza i giornali che devono rispondere a un padrone, ma se neanche in un blog è consentito esprimere il proprio dissenso, significa che la rana bollita è … davvero bollita. Spero per me, in ogni caso, che sia lontano il momento in cui sarò costretta a dire “ricordo quei moti [lontani] dell’animo”, perché a quel punto significherà che sono morta, o comunque che avrò rinunciato a vivere, abbandonandomi alle acque del Lete. Ci sarà un’eternità di tempo, più avanti, per vivere da morti. O, no?

    • Dovevi schioccarle.

  • Adriano, fammi capire. Vuoi discutere di ‘legalità’ e poi protesti se si accenna a quelle misure di ‘legalità’ – decreti e decretini, norme, articoli di legge, commi, ordinanze, disposizioni confuse, regole assurde, controlli, multe spaventose, sospensione del dibattito parlamentare, limitazioni gravissime della libertà, paralisi sociale, repressioni poliziesche, censure ecc. – che hanno massacrato il Paese ultimamente? Dimmi tu di cosa parlare. Di Nestore?

    • Quelle norme sono sensate e miti.
      Quel che non posso accettare e sentire le stesse obiezioni da persone distribuite lungo il paese, a me care come mio fratello nel profondo sorrentino, dico mio fratello, un cervellone! stimatissime persone come te e Rita, occasionali contraddittori come i seguaci del mio amico Michele a Parma, quell’accidente di sindaco trevisano, che mia nuora trevisana non capisce chi ce l’abbia mandato, e tutti le stesse cose, le stesse parole… il pensiero unico, e vorrei fare qualcosa per voi, per liberarvi da quest’incantesimo, e farvi tornare normali, non voglio trovarvi verdi e bolliti. Che peccato amici miei, tutta la vostra intelligenza…

    • A cosa serve multare un tizio che sta fumando una sigaretta perchè ha la mascherina abbassata? A cosa serve multare due amici che si abbracciano per strada? A cosa serve assoldare 60.000 volontari/disperati senza nessuna preparazione per “vigilare” sul rispetto delle norme se non a creare l’ennesimo confltto sociale orizzontale, dopo quelli tra padri e figli e tra dipendenti pubblici e privati?
      L’impressione è che l’emergenza sanitaria sia finita, ma venga tenuta in vita dai governanti con finalità che oggi possiamo solo immaginare e che conosceremo nei mesi a venire.

    • Non c’è dubbio, Achille, che l’emergenza sanitaria sia prolungata (tipico esempio di accanimento terapeutico) per tenere in vita un esecutivo da operetta i cui gesti (parlare di azioni mi sembra eccessivo) appaiono talmente stolti che ogni volta ci si chiede se ciò che vediamo è vero oppure stiamo sognando. Finché ci sarà questo governo si potranno fare “le riforme” che servono a tenere l’Italia sotto il tacco, dopo non è detto.
      Intanto la settimana prossima ce lo metteranno nel Mes, poi si vedrà.
      E tu, Adriano, vorresti “liberarci dall’incantesimo e farci tornare normali”? E chi sarebbero, secondo te, i “normali”? I “signorsì”, i “tutto va ben, madama la marchesa”? Cosa ti sei fumato per non vedere il baratro in cui una compagnia di incompetenti sta gettando il Paese? Pensa ai tuoi nipoti, che pagheranno debiti fino al loro ultimo giorno, rimpiangendo gli agi dell’Età dell’opulenza.

  • “L’impressione è che l’emergenza sanitaria sia finita…” e certo, ma qui finisce il mio compito perché l’ho già detto chiaro che è così! Il nemico è mutato già! Ho addirittura indicato il periodo più probabile in base al brusco cambiamento della forma delle curve. Ma la virologia non fa parte del mio bagabglio medico, ci sono inciampato per caso dieci anni fa come scrittore, quindi non voglio influenzare nessuno. Questa sì che non è dietrologia: che si voglia tenere in vita un cadavere per spremerne ancora qualcosa è più che verosimile, ma non mi autorizzo ad agire in base alle mie conclusioni personali, faccio la brava formica, oppure se un numero sufficiente di persone arriva alla mia stessa conclusione, che ci stanno prendendo per i fondelli, organizzo un movimento d’opinione e mi trasformo in formica soldarto. Per nessun motivo mi muovo alla spcciolata in base a quel che penso. Parimenti se un tassello è marcio non concludo che tutta la casa crolla.
    E soprattutto per muovermi attendo situazioni e promessse verosimilmente convincenti, non le promesse di altre armate Brancaleone. E dire che non si doveva parlare di politica, accidenti!

    • Ne vengo adesso dalla lettura di un altro post e mi chiedo se ci siano per caso due “Adriano”, visto che altrove ti lamenti delle scarse “capacità gestionali” dell’esecutivo e scrivi “ci troviamo un Governo rimediato con gli scarti e messo insieme un momento prima del baratro.”
      Quindi, alla fine, siamo perfettamente d’accordo.
      Sposo anch’io la teoria degli “scarti” e credo che peggio di così sia umanamente impossibile.

  • “L’impressione è che l’emergenza sanitaria sia finita…”, oppure “Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria sia prolungata per tenere in vita un esecutivo da operetta….”.ma che razza di affermazioni si fanno? Cos’è? Tutto il mondo è fatto da imbecilli, tranne tre o quattro che schiacciano tasti sulle tastiere per commentare su questo blog? I medici che sono morti curando gli infetti si sono suicidati volontariamente? I rianimatori e gli infermieri che si sono spremuti al limite dell’umano per salvare persone sono dei millantatori?
    Ho l’impressione che qualcuno viva in un ….mondo parallelo, dove i miei parenti conciati male dal virus e i conoscenti morti, sono in un’altra “dimensione”!
    Io continuo a vivere in questa di dimensione!
    Certo, adesso rispetto al virus ne so/sappiamo certo di più. Non si faranno certo gli errori di prima, le cure saranno più appropriate, ma il/i virus continueranno a contagiare se mancheranno le dovute precauzioni e , decreti o non decreti, ducetto e non ducetto, esecutivo da operetta (ma evidentemente anche i tempi di Cirino Pomicino, Mastella. Berlusconi ,Fini, Alfano, Cicciolina, Bettino e via fantapoliticando, erano di un’altra dimensione!) o no, io, assieme coloro che sono dotati di in minimo di buon senso, i bagni folla, le “movide”, gli strusci, li eviterò/eviteremo accuratamente!
    E mi auguro che l’esecutivo continui a fare il suo lavoro, come l’ha egregiamente fatto fino ad ora (a mio parere molto meglio di come certamente ne sarebbero stati capaci tanti, ma tanti di coloro che li hanno preceduti!) per tutelare coloro che per lavoro, per condizioni precarie di vita, per necessità (e non per scelta) il contatto ravvicinato con gli incoscienti, non possono permettersi di evitarlo!

    • Tu vivi in “una dimensione”, Franco, che non è quella di milioni di altri.
      Fattene una ragione e vivi sereno.

  • Adriano, l’incantesimo è nella testa di chi non vede la fogna nella quale siamo caduti. Quelle persone che, secondo te, sono vittime di un ‘pensiero unico’ incantato sono semplicemente persone che osservano i fatti e ragionano, e se sentono puzza di m. pensano che ci sia della m., anche se qualcuno vorrebbe convincerle che è profumo di fiori.

    • Rita, grazie, per avermi dato una chiave interpretativa della realtà che mi circonda, che mai, dico mai, nella mia limitata (rappresentante della “folletto”?) capacità di comprensione e rielaborazione, sarei stato capace di traguardare!
      Me ne faccio una ragione: “vivo in una dimensione che non è quella di milioni di altre persone” e vivo sereno.
      Grazie a te ho ……visto la luce!

  • Capisco il dispiacere di Franco per i morti. Tuttavia, mi dispiace anche per chi è morto negli anni passati e a cui nessuno ha mai pensato. Anzi, sembra che quest’anno dovremmo essere meno addolorati del solito. Infatti, guardando i freddi, cinici dati che qui nessuno sembra tenere in considerazione, perché contano solo il cordoglio e l’angoscia, i morti tra gennaio e maggio negli anni passati sono stati:
    nel 2015 circa 300.000, nel 2017 circa 300.000, nel 2019 circa 300.000, nel 2020 270.000 (al 26 maggio).
    Quindi dovremmo rallegrarci, no?

    • I lockdown collegati al Coronavirus non sono riusciti ad influenzare l’evolversi della pandemia, ma sono invece riusciti a ‘distruggere i mezzi di sostentamento per milioni di persone’, secondo quanto sostiene uno studio a cura di JP Morgan. L’andamento della pandemia segue dinamiche non condizionate dalle misure di lockdown.
      Chi vuol leggere, per capire i benefici della ‘legalità’ e dell’operato del nostro esecutivo :
      https://coscienzeinrete.net/il-fallimento-dei-lockdown-jp-morgan/?fbclid=IwAR2SC0fnKrLGp91L0xKP7fDHU5INjBIdiCFZohqf-LKU1jSB8p4IcJg9u0A.
      Anzi, no, “l’esecutivo continui a fare il suo lavoro, come l’ha egregiamente fatto fino ad ora”.

    • Ma da noi la febbre repressiva della ‘legalità’ non accenna a calare. Il prefetto di Cremona, preoccupato dai giovani che si ritrovano, afferma che “i ragazzi vanno denunziati tutti. Sto cercando tutti gli appigli normativi per incidere, per lasciare il segno, per marchiare. A questo punto, bisogna colpire non più uno, ma tanti, per cercare di educarli tutti». E saranno potenziati i controlli. Se ne parlerà al vertice del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica fissato per domani e al quale parteciperanno anche i tre sindaci di riferimento: Gianluca Galimberti di Cremona, Stefania Bonaldi di Crema e Filippo Bongiovanni di Casalmaggiore. «Perché dobbiamo dare delle indicazioni precise e tutte condivise per frenare questa situazione, perché così non si arriva a settembre».

    • LIVIO CADè 26 Mag 19:27, io non so dove tu abbia pescato i “freddi cinici dati”!
      Io non ho “pescato”, ma ho attinto ai dati Istat ufficiali, pubblicati il 4 maggio scorso, per ora disponibili solo per il primo trimestre 2020.
      In particolare per il mese di Marzo, (mese significativo per il contagio) estrapolo da “Rapporto sulla mortalità della popolazione residente a cura di Iss e Istat”:
      “ Considerando il mese di marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita del 49,4%
      dei decessi per il complesso delle cause. Se si assume come riferimento il periodo che va dal
      primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31
      marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei
      decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). A
      causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello
      medio nazionale “appiattiscono” la dimensione dell’impatto della epidemia di Covid-19 sulla
      mortalità totale.
       Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si
      concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più
      Pesaro e Urbino. Nell’insieme di queste province, i decessi per il complesso delle cause sono più
      che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20
      febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133 ); poco più della metà di
      questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19
      (12.156). All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia hanno pagato
      un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020,
      rispetto al marzo 2015-2019, a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia
      (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro
      e Urbino (120%).”
      Che si differenzia in modo drammaticamente, tragicamente pesante, soprattutto al nord Italia per noi che ci siamo giovati dei servizi della premiata “Fontan&Gallera” limited (molto, molto limited!), da quanto da te riportato e, non vedo proprio di che ….. “dovremmo rallegrarci”!!!
      Per chi volesse la documentazione completa di seguito il link al sito dell’Istituto nazionale di statistica:
      https://www.istat.it/it/archivio/242149

  • “Il prefetto ha poi sottolineato che è “in atto tavolo tecnico per predisporre servizio di controllo”, in cui le forze dell’ordine si coordineranno per verificare a tappeto che le prescrizioni vengano rispettate. Per i locali pubblici, inoltre, sarà obbligatorio delimitare i plateatici e “potranno essere serviti solo i clienti seduti ai tavoli”. Dovranno quindi essere posizionati dei divisori ai plateatici, con accessi e uscite controllati. Di quanto accade nella zona delimitata, ha detto il prefetto, “saranno i gestori a dover rispondere. Saranno previsti controlli anche in questo ambito: tutto ciò che andrà in violazione delle indicazioni verrà sanzionato e perseguito”.

    “L’nvito che faccio nei confronti dei gestori – ha concluso il prefetto – è di essere molto attenti e precisi. Quello ai fruitori è di aderire in maniera puntuale alle ordinanze delle autorità comunali per il bene di tutti”.”
    Estratto da Crema oggi è il report dell’incontro tra i tre Sindaci e il Prefetto. Premesso che il sottoscritto ritiene necessarie queste misure restrittive relative all’allentamento (ossimoro) che trovo incomprensibile, come detto nelle ultime tre righe, è la delega di controllo dell’ordine pubblico anche ai gestori dei locali: da baristi a poliziotti. Sai ai ragazzi cosa gli frega che il loro dispensatore di birra gli dica anche di non fare assembramento?

    • Ieri pomeriggio due auto dei carbinieri al parcheggio della buca, vuote. Evidentemente si pattuglia il fiume su segnalazioni.

  • Prima immagine del mattino: notizia ANSA, il coronavirus ha fatto 350.000 vittime nel mondo! Ovviamente la notizia è corredata dalla foto di una fila di croci, di tombe. Cosa dovrebbe suscitare un simile connubio di parole e immagini? Paura, desiderio di salvezza, supinità nell’obbedire alle restrizioni sanitarie, per quanto assurde.
    Io non so più cosa dire. 350.000 morti? Ho fondati dubbi su questo numero, che credo non sia reale. In ogni caso, l’anno scorso la nostra volgare, normale, banale influenza, ha fatto 650.000 morti e nessuno ha detto ‘bah’. E quest’anno in Italia è morta meno gente che negli anni scorsi. Come non pensare che nella coscienza delle persone sia stata indotta una distorsione percettiva?
    E a quale scopo? Non lo so. Posso solo supporre. So che l’OMS aveva provato già in anni recenti a lanciare l’allarme ‘pandemia’ dell’influenza suine o dell’aviaria, profetizzando decine di milioni di morti e invocando misure eccezionali. Ma in quei casi non riuscì a creare isterie di massa. Ottenne solo l’acquisto da parte degli Stati di milioni di dosi di vaccini inutili e inutilizzati. Questa volta invece sembra che tutto abbia funzionato alla perfezione. Finalmente la gente è rimasta intrappolata in una bolla ipnotica e tutto si svolge come in un sogno di ‘follia collettiva organizzata’. Forse questa volta le dosi di vaccini saranno miliardi, e poi le App, i microchip, i meccanismi di aiuto finanziario agli Stati…chi lo sa? Intanto, con la lotta al Covid alcuni miliardari fanno affari d’oro. Chi vuole, legga su Forbes:
    https://forbes.it/2020/05/04/coronavirus-miliardari-diventati-piu-ricchi-lottando-contro-covid-19/
    Gente, scaltra, abile nello sfruttare le emergenze. Che colpa ne hanno?
    Non c’è niente di logico nella storia del coronavirus che si racconta. Ma la gente ripete come inebetita “il virus…i morti…il contagio… i morti…il contagio…i virus”, come nell’ipnopedia del Mondo Nuovo. Hai voglia di schioccare le dita, di urlare, è tutto inutile. La trance è troppo profonda. Bisognerebbe forse discutere delle complesse collusioni tra la sedicente ‘legalità’, il potere mediatico, il mondo ‘scientifico’ e il mondo degli affari. Ma come si può discutere con gli Addormentati?

    • Livio ma se fosse stata anche una sacrosanta paura del nuovo, e uccideva in modo inedito infatti, che ne diresti? Ho capito, la produzione! E che è colpa del virus se abbiamo imperniato l’esistenza su sovrappopolazione e iperproduzione? Arrivando fra gente normale, e la Lombardia in estrema sintesi rappresenta il culmine dell’anomalia, di morti ne avrebbe fatti eccezionalmente. Benissimo, ora si dovrebbe capire che è tuttto passato, e si dovrebbe piantarla, e io dico non lo fanno per prudenza, tu dici calcolatamente.
      Io dico cercheremo di convincerli, tu pensi disobbediremo. Le curve di ammalati e guariti si sono incrociate da un pezzo, le mie e tue riflessioni iniziano ad accostarsi, ma la curva decisionale divarica.

  • Adriano, io son stanco di parlarne. Ma questa vicenda è gravissima dal punto di vista politico (la ‘legalità’) e sociale, non sanitario.
    Io dico che non è stata una “sacrosanta paura”, è stato un panico indotto in maniera irresponsabile o, peggio, intenzionalmente. Già tre mesi fa io lo definivo il ‘panicovirus’. Da ottobre circolavano già 4 ceppi di coronavirus e tuttavia siamo arrivati alla fine di febbraio senza particolari problemi. Poi è esplosa la campagna terroristica. Video terrorizzanti, titoli terrorizzanti, gente che scappa, gente che si riversa in massa negli ospedali, medici che sbagliano diagnosi, sbagliano terapie, alcuni ospedali che diventano lazzaretti e collassano, la clausura coatta, i decreti, i bollettini di guerra. Un incubo. Marzo è stato un mese di fuoco per Bergamo, Brescia, Cremona, Piacenza. Perché proprio in queste città? Non lo so. Ma non mi dirai che a Roma, Napoli o Palermo c’è meno densità o mobilità che a Bergamo o che a Varese c’è meno inquinamento. So che a Bergamo e provincia c’è stata nel 2019 una capillare copertura vaccinale sugli anziani, si dice 140.000 vaccini contro l’influenza e 40.000 contro la meningite. Qualcuno sospetta vi sia una relazione. Io non lo so. Molti denunciano le terapie adottate. Di fatto, negli ospedali c’è stato un massacro e le autopsie (quelle fatte nonostante l’opposizione del governo) hanno mostrato una realtà totalmente diversa da quella ‘ufficiale’.
    Eppure, facendo le somme, si vede che in Italia è morta meno gente quest’anno dell’anno scorso e nel mondo questa ‘pseudo-pandemia’ ha fatto molti meno morti di un’influenza stagionale. A me viene da pensare che:
    a) non vi sia stata nessuna catastrofe demografica (i morti sono in media persone di 80 anni pluri-malate. Mi dispiace, ma nel mondo reale la morte esiste ancora)
    Sospetto anche che:
    b) nel novero dei morti di Covid vengano messe persone morte per altre cause, per gonfiare i numeri (oppure dovremmo pensare che le morti per malattie cardiovascolari, tumori, ictus ecc. sono miracolosamente scomparse)
    Noto pure che
    c) le terapie alternative al vaccino vengono sistematicamente boicottate e screditate
    d) si continua a mettere in relazione la ripresa della normalità con l’arrivo del vaccino e l’applicazione di sistemi di tracciamento delle persone
    Quindi sospetto anche che
    e) questa pseudopandemia sia funzionale a un disegno economico e sociale (“teoria della cospirazione”)
    Il fatto certo, per ora, è che, con il feroce lockdown, si è prodotta una catastrofe economica e sociale e che, nonostante gli ospedali da diverse settimane si siano svuotati, si continua a spaventare la gente con morti e contagi, a imporre norme idiote, a comminare multe assurde e a minacciare nuove repressioni.
    Bisognerebbe uscire dal panico-caos, prendere i pezzi del mosaico e metterli insieme in modo che formino un quadro sensato. E se qualcuno mi risponde, vorrei che lo facesse non con frasi vuote ma smentendo i dati che ho riportato o dimostrando che vi sono conclusioni più logiche.

    • Aggiungo: vedo anche che illustri scienziati (anche premi Nobel) vengono delegittimati, aggrediti, screditati, infamati, non appena propongono una lettura del fenomeno ‘coronavirus’ diversa da quella imposta dal regime.
      Questo per me è un altro grave motivo di sospetto.

    • Vuoi sapere una cosa, Livio? Più passa il tempo e più mi convinco che forse avevi ragione tu fin dall’inizio. Negli ultimi giorni ho avuto modo di parlare con 3 persone uscite vive dal contagio. Ognuna di loro ha postumi differenti che, può darsi, non è sicuro, potrebbero ritirarsi nel giro di un anno circa. Non sono però i postumi del Covid (così si sono espressi i medici che li hanno in cura) ma delle bombe farmacologiche calate nei loro corpi. Non intenzionalmente, questo è ovvio, ma per ignoranza riguardo al virus. I primi malati sono stati letteralmente bombardati, poi si è iniziato a capire qualcosa e adesso si spera che la situazione sia sotto controllo. Evidentemente il problema oggi non è più sanitario, ma economico e politico.

    • «”Shock e sgomento” (Shock and awe) sono azioni che generano paure, pericoli e distruzione incomprensibili per la popolazione, per elementi/settori specifici della società che pone la minaccia, o per i leader. La natura, sotto forma di tornado, uragani, terremoti, inondazioni, incendi incontrollati, carestie ed epidemie, può generare “Shock and awe”.»
      Shock economy, Naomi Klein, Rizzoli Editore, 2007

    • Signor Mainetti, in questo caso si è trattato però di uno “schock and awe” creati ad hoc, mediante iperboli mediatiche, falsità scientifiche, collusioni politiche.

    • Dal punto di vista di Naomi Klein, non importa che l’emergenza sia reale o fittizia, naturale o provocata, quello che conta è la capacità delle elite dominanti di imporre “riforme” impensabili in tempi normali e di mettere in atto stravolgimenti politici economici e sociali. Io non ho gli strumenti per capire se questo virus sia così devastante come ci dicono, né tantomeno per capire se sia il frutto di uno spillover o sia “fuoriuscito” da qualche laboratorio. Le confesso che la questione non mi appassiona particolarmente, fin dall’inizio di questa crisi nutro interesse (e preoccupazione) per le conseguenze politiche economiche e sociali che già cominciano a palesarsi. Dopo un periodo iniziale di paura e apprensione nelle prime settimane di Marzo, quando, blindato in casa, sentivo un’ambulanza ogni mezz’ora e gli elicotteri (sembrava di essere nella Striscia di Gaza), i telegiornali ci terrorizzavano con immagini apocalittiche, ho cominciato a temere gli uomini più del virus.
      Distinti saluti.

  • Rita, il problema adesso è un altro. Virologi seri (non soubrettes strapagate) sostengono che questo virus è ormai inoffensivo, depotenziato, che i contagi non producono più sintomi.
    «Quello che sta succedendo, come per tutti i virus respiratori, è imputabile a una stagionalità dell’infezione – dice il presidente dei virologi italiani. – Con l’avvio della stagione tardo-primaverile/estiva questi virus tendono a scomparire per motivi che ancora oggi non conosciamo di preciso, come pure non sappiamo perché partono a novembre-dicembre».
    Si dimostra vero quello che il prof. Tarro (diffamato dagli sciacalli del regime) e altri scienziati già dicevano mesi fa. In sintesi, non c’è più pericolo. Eppure la percezione comune è tutta diversa, ancora si minaccia, ancora si spaventa la gente e si impongono ancora norme totalmente insensate e dannose. Non è “prudenza”, è pura idiozia (oppure, se si scarta l’ipotesi dell’idiozia, resta quella di una strategia della tensione).

  • Signor Mainetti, una serie di elementi rende difficile credere che questa pseudo-pandemia non fosse pianificata. Ma si entra nel campo delle congetture e già sento le vocine indignate di chi grida “complottista!”. Lasciamo perdere. Lei ha ragione a temere più gli uomini del virus e nel preoccuparsi delle conseguenze politiche, economiche e sociali. Questo virus è certo meno pericoloso dei nostri governanti. La deriva politica verso forme di autoritarismo e di controllo poliziesco è evidente a chiunque abbia gli occhi aperti. Il disastro economico è altrettanto evidente a chiunque non stia dormendo. Il disagio sociale, già in peggioramento, può evolvere verso situazioni drammatiche se si attueranno le previste misure di tracciamento, di deportazione e di quarantena delle presunte persone ‘infette’.
    Io mi auguro che chi si è reso o si renderà responsabile, o complice, di tante infamie si penta e si ravveda (ma non ci spero assolutamente).

    • Devo correggermi, non credo che questa pseudo-pandemia fosse “pianificata” (cosa che ritengo di per sé impossibile) ma che fosse attesa, e che ne fossero già stati previsti gli scenari e i probabili o desiderabili sviluppi.

  • Tutto passi ed è cancellato dalla vera amicizia che sento, ma “medici che sbagliano diagnosi, sbagliano terapie” no, quando hanno dubitato a torto di me o di qualche mio collaboratore ho dato filo da torcere fino alla siddisfazione contro l’offesa. Siamo ancora uomini sacri, come nella medicina sciamanica, o santi servitori, come in quella religiosa.

    • Capisco la difesa a priori della categoria, ma sono stati gli stessi medici a riconoscere, prima attraverso l’esperienza clinica e poi le autopsie, gli errori commessi. Prenditela con loro. E poi, no, Adriano, il medico non ha più nulla di sacro. Anche se la medicina tende a presentarsi ormai come religione, con dogmi, caste sacerdotali, sant’uffizio, eresie, promesse messianiche ecc., la sacralità è tutta un’altra cosa.

  • Con pazienza… Livio non sono stati commessi errori, sono state comprese più cose maneggiando l’amichetto sconosciuto, e quindi le cose fatte prima non andavano più bene dopo. Sulla professione, sono stato eccessivo, ma riconoscimi che le moglie dei medici sono delle vedove con coniuge vivente. Il fatto stesso che, a parte me che sono stato scartato dal volontariato adesso, ma ho ripreso il mio lavoro nelle retrovie, quelli che hanno lavorato non si sono sentiti degli eroi, parla da solo. Non l’hanno avvertito, mentro lo dicevano gli altri, perché la forma mentis di un medico è perlomento particolare, ossessiva, psicotica, tutto incentrato sul paziente. Infatti molti finiscono in psicoterapia quando vanno in pensione. Io invece l’ho capita, e mi accontento nel mio ruolo subalterno e di quella volta che, ancora adesso, quando l’ovvio sta sfuggendo a tutti, io mi sono accorto che qualcosa non quadra, cavando fuori da un brutto rischio qualcuno, e allora mi dico che non sono ancora da buttar via.

    • La stessa OMS (di cui io non ho più alcuna stima ma tu penso ne avrai) riconosce che gli errori dei medici sono la terza causa di decessi nel mondo. Non vedo dunque perché i medici, nel caso del coronavirus, non possano aver fatto errori ma solo “compreso più cose maneggiando l’amichetto” ecc. Hanno sbagliato. I medici non sono Dei. Non ricordo più il nome di quel professore dell’Ospedale di Bologna che già a Marzo diceva che 9 persone su 10 morivano perché intubate, ossia sottoposte a protocolli inadeguati e che questo era dovuto a un errore nella diagnosi. La stessa cosa l’ho sentita poi confermata da molti altri medici e da chi ha eseguito le autopsie. Se la cosa ti fa perdere la pazienza e se vuoi difendere d’ufficio la categoria, è un altro problema, e non mi sembra così importante. Le tragedie di tutte quelle persone anziane sottratte alle famiglie, costrette a morire da sole, impedendo ai familiari di vederle, di assisterle, portate via su camionette, senza funerale, cremate senza nessuna autorizzazione, è stato un crimine infame contro l’umanità. Ho conosciuto casi così anche tra conoscenti. Questo non per colpa dei medici degli ospedali, ma il crimine rimane e io spero che i criminali prima o poi, in qualche modo paghino. Che almeno siano maledetti nella memoria degli uomini.

  • I medici hanno fatto il loro dolere fino alla misura delle forze umane, e non hanno mai sbagliato. “quel professore dell’Ospedale di Bologna che già a Marzo diceva che 9 persone su 10 morivano perché intubate” non diceva che venivano intubate perché non si sapeva che erano in corso di trombizzazzione. e come si doveva sapere senza autopsie? Le autopsie hanno sbloccato la situazione delle conoscenze, da Ippocrate a Vesalio rimaste congelate, col placet di madre Chiesa. Ma se vedi uno che non respira che fai, non gli dai ossigeno? Quest’ossigeno non passava perché l’ostacolo era a monte, nell’interstizio, che si intasava perché l’ostacolo era ancora più a monte, nei vasi. Nessuno può aver detto altro, forse c’è stata incomprensione, cioè chi spiegava non è stato in grado di usare un linguaggio che fosse capito.

    • “Non si sapeva”, come si poteva sapere se non si facevano autopsie… Appunto. Adriano, non ti rendi conto che stai dicendo anche tu che hanno sbagliato? In buona fede, non intenzionalmente, certo. Nessuno penserebbe una cosa tanto stupida. Quel professore lo spiegava molto bene. Anche lui aveva intuito l’errore dopo aver visto morire decine di persone in quel modo. Ma lasciamo perdere, mi sembra inutile star qui a ingarbugliarci con le parole.

    • Ritengo però criminale che il governo abbia impedito di fare le autopsie. Non solo in Italia ma anche in altri Paesi. E la motivazione di questo divieto pare senza fondamento scientifico.

  • Cari ragazzi, ho appena avuto un esempio concreto di LEGALITA’ : mi sono ritrovata sul mio telefono senza saperlo (Impostazioni – servizi Google) la voce “Notifiche di esposizione al Covid-19”. MA IO NON VOGLIO LA APP “IMMUNI”!!! Ho letto che il “pacco” mi (ci) sarebbe stato rifilato durante l’ultimo aggiornamento di Google.
    In teoria il sistema dovrebbe funzionare con la geo-localizzazione del dispositivo e il bluetooth, che, combinati insieme, consentiranno la ricezione delle notifiche di esposizione al Covid-19, se e quando si installerà l’app di tracciamento. Ma perché dovrei crederci?
    Se era tutto così chiaro e trasparente, perché non ci hanno fatto PRIMA accettare la app e POI, eventualmente, installare il dispositivo? Sa troppo di fregatura.
    E noi stiamo ancora qui a parlare di “legalità”?

    • Non sono molto esperto di App, ma mi pare capire da “Impostazioni” della smart, che con l’aggiornamento sia stata inserita la “predisposizione” alla App, cmq da scaricare.

  • Rispondo a Franco sui dati. Io ho riportato i dati ISTAT (bilanci demografici) relativi alla mortalità nei mesi da gennaio a maggio. Da lì si vede che quest’anno in Italia ci sono meno morti che negli anni passati. Ognuno tragga le sue conclusioni. Il documento ISTAT al quale ti riferisci è tendenzioso, come gran parte dell’informazione oggi, perché limita l’analisi al mese di marzo. Questo stratagemma è stato usato anche in altri Paesi, a volte enucleando addirittura periodi più brevi nei quali si era registrata una maggior concentrazione di decessi. In questo modo si falsificano le statistiche e si dà un’idea falsa della situazione. Mi dispiace darti questo dolore, ma ti informo che la gente muore ogni giorno. Oggi, per esempio sono morte nel mondo 22.000 persone di fame, e il giorno non è finito. Dall’inizio dell’anno sono morte cinque milioni e mezzo di persone per malattie infettive, 700.000 per AIDS, tre milioni e mezzo per cancro, 2 milioni per il fumo, 1 milione per l’alcool, mezzo milione per la malaria, 360.000 per il Covid (anche se questo numero, come sappiamo, è stato gonfiato, attribuendo al Covid morti per altre cause). Questi sono numeri, non opinioni. E mentre un’influenza stagionale provoca 500.000/600.000 morti ogni anno, talvolta anche molti di più, questa “tremenda pandemia” ne ha fatti molti meno. Allora, perché stanno buttando all’aria il mondo? Io me lo chiedo. Forse tu hai la risposta. E perché continuano a subordinare il ritorno alla normalità a controlli, tracciamenti, dittature sanitarie e obblighi di vaccini anti-influenzali che si sanno essere inutili (alcuni dicono pericolosi)? E l’enorme flusso di capitali prodotto da questa emergenza secondo te non andrà ad arricchire i soliti noti? Come vedi, il dialogo non è possibile, visto che tu sistematicamente rifiuti di prendere in seria considerazione i dati che riporto.

    • Aggiungo, Franco, che i morti per malattie infettive, dall’inizio dell’anno, sono stati circa 5 milioni e mezzo. Il coronavirus mi sembra quindi una realtà relativamente piccola. Ma se l’informazione usa con lei la lente d’ingrandimento può farla sembrare enorme.

    • Avevo già messo il dato, ma volevo ricordare che anche questa influenza è una malattia infettiva e che, vista nel complesso, non mi sembra di primaria importanza.

    • Documento Istat tendenzioso? Ma l’hai letto Livio? Com’è circostanziato? Son basito dal tuo approccio!
      Strattagemma? ma de che?!?
      E’ ciò che ci è accaduto il Italia, in particolare l’Italia settentrinale lombarda, dove è partita l’epidemia proprio in quel periodo dell’anno 2020!
      Hai presente che ci è accaduta qualcosina del genere? Ne hai avuta qualche notizia? Ospedali al collasso. blocco del Paese per mesi.
      No, ma che stupido, tu sei quello del “ducetto che si diverte a vessare i cretini con i suoi dpcm”!
      Chiedo scusa, eminenza, avevo dimenticato!

  • Un tempo si facevano divertire i bambini rovescaiando il numero 6 e mostrando loro che diventa un nove. Adesso i grandi si divertono coi numeri dei morti. Mi son perso nella spiegazione del come quei dati siano stati composti tendenziosamente, comunque l’importante è che c’è altra gente che ha drizzato le antenne.
    Sapete, c’era un altro gioco che si faceva ai bambini: si mostrava un quadrato che poggia su un agolo e si chiedeva “che figura è?” Dopo che avevano risposto “un rombo” si dimostrava loro che inutile girarci intorno, un quadrato resta un quadrato. Certo che la suggestione…

    • Adriano, io preferirei discorsi non allusivi (coi quali si può sempre dire “io non alludevo a questo o a quello”) ma diretti, chiari.

  • E più chiaro di così! Ho letto la confutazione di quei dati spiegati dal giornale online fondato da Mentana, segnalazine di un amico bresciano della sinistra storica” ma non so dire di più perché non ho avuto tempo di spulciare, comunque spegava tutto e mi ha convinto. Circa il valore della suggestione, in un mondo di matematica e geometria relativistiche, facile sposarne una o l’altra.Circa il non alludevo non ho motivo di alludere, o spiego o imparo.

    • Quali dati? Quale confutazione? Valore della suggestione? Di cosa stai parlando? Forse è chiaro per te, io non ci capisco un tubo. Adriano, continui ad alludere senza spiegare nulla. Non puoi scendere un momento tra i mortali?

  • Bene, Franco, mi confermi che è inutile continuare a parlare con degli Addormentati. Il documento ISTAT cui hai fatto riferimento tu è tendenzioso se lo usi per dimostrare una gravità pandemica generale. Io non ho preso il dato relativo alla mortalità nel mese di Marzo e in alcune città – come fai tu – ma i dati ISTAT relativi ai primi mesi degli anni recenti su tutto il territorio. Da questi dati risulta che quest’anno sono morte meno persone che negli anni scorsi. Perché parlo di dati generali e complessivi e non parziali e locali? Perché il problema è un problema nazionale, non bergamasco, cremasco o lodigiano e perché l’impatto di una epidemia va calcolato su un arco temporale più esteso, non sui picchi registrati in alcuni posti. Lo stesso dicasi dell’influenza ‘stagionale’ che, negli anni scorsi ha fatto nel mondo molti più morti di questo coronavirus. È chiaro? Il sarcasmo te lo lascio.

  • Bene Livio, mi stai ulteriormente dimostrando che il documento complessivo, quello che trovavi linkato al fondo del commento, proprio non l’hai guardato!
    Mi interessa abbastanza poco disquisire della pandemia in generale, a me interessa inquadrare il problema per l’Italia settentrionale e poi, dato che normalmente le persone si spostano facilmente da nord a sud, quanto sia stato determinante definire dei blocchi successivi per evitare il diffondersi del contagio dal nord a tutta l’Italia.
    Il bellissimo documento Istat consente di seguire passo passo l’evolversi del contagio dal focolaio nord!
    Il mio “amore” per Conte si traduce nel fatto che il suo Governo ha preso misure, quelle dei famigerati dpcm che, seguendo l’evolversi della situazione di contagio, hanno consentito di tamponare il contagio dal “focolaio” nord al resto del Paese.
    E m’incazzo quando si fa dello spirito sul “ducetto da operetta” che si diverte a vessare il popolo, quando viceversa sono convinto che Conte e il suo Governo si siano spesi (finalmente un Governo come si deve! e beccati pure la parentesi!) al meglio per il bene del Paese. Altro che il “cretino col rosario in mano”! Quello si, cretino! Che ce lo avremmo potuto avere al posto di Conte e c’è andata solo di culo!!!

  • Franco, cosa devo dire ancora? Mi sembra tutto perfettamente inutile. io credo che tu non leggi neppure quello che scrivo, o ti scatta un meccanismo di rifiuto. Io invece avevo già letto il documento ISTAT prima che tu lo allegassi. I dati contenuti si riferiscono al mese di Marzo (o in certi casi al periodo 20 febbraio-31 marzo) e indicano forti incrementi di mortalità al Nord, nelle città che sappiamo, incrementi più ridotti al Centro-Nord e diminuzioni al Centro-Sud. Forse sei tu che non l’hai letto. In ogni caso – ma che lo ripeto a fare?- è un dato parziale e diventa quindi tendenzioso se viene usato per dare una percezione della realtà generale.
    Il resto delle tue considerazioni non ha alcuna attinenza ai fatti ma solo alle tue emozioni. Se non hai altri dati a suffragio delle tue esternazioni (ma ti consiglio prima di leggerli con attenzione), ti prego di interrompere questa discussione senza senso. Mi pare inutile parlare con un sordo, ripetendogli sempre le stesse cose senza che le capisca. Se invece pensi che sia io a non aver capito, indicami i dati che mi smentiscono. Ma prima guardali bene. La mancanza di logica mi esaspera.

    • Aggiungo: come si possono paragonare i decessi di Marzo 2020, cioè nel momento di picco massimo dell’influenza, con i decessi di Marzo 2019, cioè con un periodo in cui l’influenza era praticamente finita (il picco era stato a inizio gennaio)? Non è un po’ “tendenzioso”? Alzo la voce: NON è UN PO’ TENDENZIOSO?

  • Penso che sa inutile parlare, penso che se questi discorsi fossero fatti in presenza di persone che hanno sofferto, famiglie, medici che hanno visto la propria e l’altrui disperazione, si rischierebbero le percosse. Chiudiamo in pace anche questo post, che ha avuto un codazzo fin troppo lungo, e se abbiamo energie, come sembra, usiamole nella prevenzione del prossimo episodio, usiamole nello sforzo forse inutile di far capire alla gente e ai governanti del modo, palesi oppure occulti, che così non si può vivere, che contro natura è questo, non le mille declinazioni di comodo riferite da una o l’altra parte in causa a temi di costume o altro. Vedo che le energie non mancano a tanti di noi, e devo dire che nonostante tutto il blog raccoglie intelligenze e preparazioni di primo piano. Non saremo noi a salvare un mondo che non vuole essere salvato, ma almeno dar l’allarme e sperare sì. Vedo dei combattemnti su questi file: sceglietevi la crociata giusta.

    • D’accordo, totalmente d’accordo caro Adriano, e mi fa pure gran piacere!
      Sul tema ho detto quanto a mio parere c’era da dire, e magari anche più!

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