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FRANCESCO TORRISI

Parco Lambro 1976

ndr: ho replicato in nuovo post un commento di Marino Pasini, al post “Salmoni” di Ivano Macalli, perchè mi sembra possa dare luogo a possibili apporti come nuovo tema. Il riferimento a Gianni Barbacetto trova riscontro in un articolo dello stesso sul Fatto Quotidiano di oggi, dal titolo “Quelle luci di 40 anni fa Bob

  • ndr: ho replicato in nuovo post un commento di Marino Pasini, al post “Salmoni” di Ivano Macalli, perchè mi sembra possa dare luogo a possibili apporti come nuovo tema. Il riferimento a Gianni Barbacetto trova riscontro in un articolo dello stesso sul Fatto Quotidiano di oggi, dal titolo “Quelle luci di 40 anni fa Bob Marley a San Siro nel 1980”.

A uno spunto personale di Francesco Torrisi a proposito di impegno e disimpegno, un concerto milanese del 1980, che avrebbe segnato quello spartiacque, rispondo volentieri, a mio modo.
Direi che Gianni Barbacetto avrebbe forse dovuto fare un passettino indietro di quattro anni. 1976. La festa del Parco Lambro a cui ho partecipato, non per adesione, ma per curiosità. Andavo anche alle preghiere mistiche in Umbria, con due amici sfigati come chi scrive, o cascavo sui tiranti delle tende al buio della comunità di Taizè, in Borgogna, Francia, zeppe di giovani con le chitarre, a limonare sull’erba, mentre un mio amico cretino, era finito nei quartieri della solitudine, in cella, e non c’erano i cellulari. Dove sei, pirla? Che mi hai lasciato in bambola in mezzo a questi matti! Mi trovai solo ad ascoltare monaci bianchi che cantavano in chiesa, mentre la sera chi riusciva, combinava di brutto, nei tendoni misti, e finalmente trovai una torcia e una mappa per trovare la mia tenda, tra tutto quel casino.
La festa del parco Lambro, che fu decisiva per raccontare il fondo del bicchiere, fu organizzata dalla rivista Re Nudo, con una sfilza di associazioni che a nominarle tutte tiriamo notte: partitini più o meno rivoluzionari, buddisti col cucinino finto orientale, i brodini, le salsine vegetariane macrobiotiche, seduti sull’erba, anzi sul fango perchè quel giorno Dio fece piovere cani e gatti dal cielo, anche nudi belli e brutti come capita a caso, fortuna o sfortuna, Dio, o l’evoluzione, chissà: bisognerebbe chiederlo ai moralisti dei “sermoni” di Cremascolta che lo sanno. Dio o il caso mischia le carte come viene, e c’è chi sbuca fuori come una statua greca, chi è più brutto del cagnino brutto tanto che porta a passeggio, come commentarono al bar Nazionale di Santa Trinita, al passaggio di una signorina con cane, un sabato mattina. Da registrare i commenti. Insomma quella festa del parco Lambro in mezzo al fango segnò la svolta. La frana collettiva. Era lo sbando. I brodini dell’Oriente e le canne dei trafficanti non avrebbero portato alcuna libertà agli occidentali mosci e stanchi che avrebbero voluto chissà-che-cosa.
I collettivi politici anche delle cittadine frequentati non poco, negli anni in cui il vento tirava politichese, nella speranza in realtà di combinare con le ragazze, furono una delusione. Combinavano solo i capi e i capetti, poi c’era chi puliva la sede, e tirava su e giù la claire, la serranda, apriva la sede, ma non affascinava, andava in bianco. Scopavano i capi e i capetti. Come sempre e da sempre. E così, visto che a furia di paroloni ci si stanca, perchè la vita è fatta di caso e necessità, di fortuna, genitori benestanti, case di proprietà anche più di una, soldi in banca o in posta, non resta altro che una forza massiccia di volontà per chi è sfortunato fin da subito. O c’è quella, una forte forza di volontà per farsi largo, oppure il discorsino sull’impegno e il disimpegno serve ai giornalisti di buona famiglia, per i giorni del ricordo, del tempo che fu, per metterci un motivo su ciò che è accaduto. E riempire la pagina. C’erano tanti partitini politici, ribelli, religiosi come le stelle in cielo in una notte chiara d’estae al Parco Lambro, quella sera. A fare che? A infangarsi. I partitini servono a niente. Solo a dare sfogo ai capi e capetti di turno. Mai darò loro il mio voto.

FRANCESCO TORRISI

24 Giu 2020 in Giovani

10 commenti

Commenti

  • Mi pare Marino che quello che emerge prepotentemente dal tuo scritto sia un tema che ti è particolarmente caro (avendolo tu vissuto “sulla tua pelle”, cedo): come e quanto sia importante nella nostra società (negli anni settanta, ma cosi’ come ora, io credo) il condizionamento che ti deriva da “…. la vita è fatta di caso e necessità, di fortuna, genitori benestanti, case di proprietà anche più di una, soldi in banca o in posta, non resta altro che una forza massiccia di volontà per chi è sfortunato fin da subito…..”
    Il richiamo mi pare davvero sacrosanto (ops!) soprattutto per chi sia abituato a dare per scontato un certo livello di “ben essere” che “ti facilita” già in partenza,nell’inserimento.

    • Quando leggo che Marina Berlusconi è una delle donne più potenti e influenti del mondo, chissà quali criteri usano per stabilire tali classifiche del minchia, la prima cosa che si pensa è che è una donna che si è fatta da sola. Complimenti. Naturalmente vengono in mente baronati, raccomandazioni, clientelismo e tutta quella schifezza di gente che continuiamo, non tutti, a considerare gente arrivata.

  • “…non resta altro che una forza massiccia di volontà per chi è sfortunato fin da subito…”
    Certo, ma “prima” neanche quella forza sarebbe servita, dopo parco Lambro, con quella ti tiravi su verso l’alto fin… fin dove ti sentivi a tuo agio per condizioni idrauliche di pressione, luminosità, contatti. Hai ragione, un vero spartiacque, e hai ragione, acque torbide dappertutto, e nel torbido ci ritrovavi quasi le stesse particelle, e capivi che scegliere non era poi così determinante, perché per una legge fisica di peso specifico il tutto si sarebbe stratificato e ti sarebbe sato più facile orientarti con l’acqua tornata limpida. E allora ti rendevi conto di una cosa strana: a ogni azione corrisopondeva realmente una reazione uguale e contraria, scalciavi verso il basso e risalivi verso l’alto. Prima no, non era così: scalciavi, perdevi l’equilibiro e cadevi, ti infangavi tutto e tutti ridevano intorno a te. E allora, non so se io c’entri negli avvenimenti che hanno cambiato le carte in tavola, ma che bello essere divenuto adulto nel dopo e non nel prima!

  • Con piccole modifiche incollo anche qui, miglior collocazione naturale quanto commenteto in Salmoni.
    Che le avanguardie, un po’ snob, élitari, e abbiano fatto sorridere per supponenza culturale e si siano prestate all’ironia è scontato, ma poi nel corso del tempo, metabolizzato l’aspetto visibile, a volte di folklore, vedi i movimenti studenteschi, il movimento hippy che sentiti adesso in repertorio, anche nel linguaggio, fanno ridere, bisogna riconoscere che alcune conquiste civili derivano proprio da lì, sgombrato il campo da quel finto alternativo dove a primeggiare erano proprio i leader con quell’aura rivoluzionaria da prime dichiarazioni televisive, magari iniziate con Comizi d’amore di Pasolini,geniale per quei tempi è tutti gli accostamenti sarebbero impietosi, era il 1965, il sesso sdoganato,lì però era il popolo ruspante, senza intellettualismi, e poi continuate con i grandi concerti che raccoglievano per la prima volta migliaia di ragazzi, tette al vento, i primi nudi integrali, amore libero, gli spinelli come se il mondo fosse tutto l’isola di Wight, ecco diciamo che poi tutto quello che ne è derivato, in termini di libertà dei costumi, alcuni Salmoni inorridiranno, deriva proprio da quei tempi, una volta che tutto è stato ripulito da quel macchiettistico, pare adesso, che la gente comune stentava a legittimare.

  • “Per quei tempi e tutti gli…”. Scusate.

  • Grazie Francesco, grazie ragazzi per aver postato il Parco Lambro 1976, di cui ricordo il fango, la pioggia, l’ammasso di giovani inzuppati, anche con gli attributi flosci bene in vista, le canne non al vento, ma aspirate in circolo in posizione di loto, i brodini, le salsine, i buddisti con l’Oriente di strapaese, i nomi fantasiosi dei gruppetti che se fossero state figurine Panini serviva un’enciclopedia piuttosto che un album per incollarli tutti. Ce l’hai doppio “Bandiera rossa”? Te lo do se mi cedi il “Papa Giovanni XXIII di Rimini”, e “il Circolo anarchico macrobiotico di Fano”,e magari ci aggiungo due LP di Claudio Rocchi, e un disco rotto degli Hare Krishna, così incollo la figurina e sono a buon punto con l’enciclopedia del Parco Lambro 1976. La nostalgia può essere una faccenda comica, se sbucci il fatto come si sbucciano le banane, e la banana l’hai messa in frigo per tenerla a mente, e invece la banana-ricordo ha accellerato e si è fatta nera, immangiabile, il ricordo ingestibile.
    Il disimpegno arrivò perchè non se ne potè più del parolaio, del sangue che scorreva assurdo, criminale, perchè ci si stanca di tutto, e le cose cambiano. Sempre. Ma certo che qualcosa di buon c’era: la voglia sgangherata di vivere, ma s’incendiavano fuochi fatui, e si andava alla deriva, si abbandonava la scuola, e si giurava che mai e poi mai si sarebbero firmate le cambiali, neanche i pagherò. Tutto poteva scorrere placido come i fiumi, e vivere così, col pollice fuori a farsi dare un passaggio, a immaginare un’altra società senza però far su le maniche: quello no, costava troppa fatica.
    Il vero impegno è quello di diventare uomini o donne, perchè la maturità è tutto, come diceva Pavese. L’altro impegno, quello politico o sociale può correre in parallelo? Dipende; se è un servizio per la comunità, o una scusa per farsi largo e mettersi in vista, è solo una furbata. La politica di quegli anni è stata soprattutto la seconda cosa.
    Per come la pensa voglio essere chiaro, anche se l’ho già detto e ripetuto: ho avuto origini povere, ogni mese l’assillo di dover fare debiti che e a volte capitava, come è capitato a tanti, non tutti; ma non credo affatto che ciò è una scusante valida. Dire: tanto sono nato sfigato, non ho avuto la fortuna di altri. E’ da vigliacchi. Se Marina Berlusconi crede di essere arrivata dove è arrivata per meriti soprattutto suoi e se lo dice da sola davanti allo specchio, è affar suo. A volte si mente anche a se stessi. Ma sono convinto che i fallimenti, i successi nella vita dipendono soprattutto dalla volontà, più che altro, dalle proprie capacità, se ci sono, dalle qualità, se esistono, non dalle origini. Se c’è la buona salute, se si resta in piedi, e c’è almeno un pò di pane sufficiente per non sentire troppo la fame, la vita è nelle nostre mani, più o meno. Dar la colpa alla società, alle origini, lo ripeto, è più che altro vigliaccheria.

    • Approvo, e andiamone fieri, ma andiamo fieri soprattutto delle tante ragazze tolte dagli “impicci” che non avrebbero mai potuto condfessare a famiglie retrogrtade.C’ero ai tempi di Della Ragione, molto vicino, anche se già mi occupavo di altro come volontario, ma anche radicale come volontario, e lo trovo meritorio.

    • Marino la definiresti a tutto diritto un’epopea? Io sì, e sai che il termine mi è caro.

  • Non credo alle epopee. Già la parola s’impiastra in bocca, e inciampi a dirla.

    • C’è insita una quota di nostalgia nel termine, che sfuma generalmente se guardi storicamente ai fatti nudi e crudi, ma si rifà ad un sentito forte dei protagonisti. Del resto non vuol dire altro che racconto drammatico, dell’emotività l’abbiamo arricchita dopo. Ma chiuso, della semantica non può fregar di meno a chi legge.
      A proposito guardate che ci leggono, e come! Me lo dicono i Pazienti che visito, magari mandano addiritura dei saluti ad alcuni di noi!

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