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ADRIANO TANGO

Quota 100: un flop fra i medici

Son solo poco più di mille i camici bianchi che hanno aderito all’iniziativa! Cosa notevole, considerato che sulle trattative appena concluse a Bruxelles, la critica alla flessibilità italica nella messa a riposo è stata sventolata quasi come criterio di inaffidabilità del Paese, e il criterio è stato notoriamente quasi deriso dagli Olandesi che ne hanno

Son solo poco più di mille i camici bianchi che hanno aderito all’iniziativa!
Cosa notevole, considerato che sulle trattative appena concluse a Bruxelles, la critica alla flessibilità italica nella messa a riposo è stata sventolata quasi come criterio di inaffidabilità del Paese, e il criterio è stato notoriamente quasi deriso dagli Olandesi che ne hanno fatto una questione di principio, ma con intenti denigratori direi falliti fra scroscio di schegge di corone dentarie rotte cadute al suolo (grazie Conte, da parte mia e non solo).
Ma approfondiamo la situazione per i medici, su cuoi ho più dati che per altre categorie: nel 2019 i pensionamenti con quota 100 sono stati in tutto solo 150mila, e per i camici bianchi il sistema non ha rappresentato almeno fino ad oggi una vera e propria via di fuga dal lavoro. Anzi per rispondere all’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, lo Stato li ha quasi “precettati” dando loro la possibilità di tornare in servizio sospendendo l’incumulabilità prevista per coloro che siano andati in pensione con quota cento.
C’è da dire che per un Medico la fatidica soglia è più facile da raggiungere, perché gli studi per i medici, e relativi contributi volontari, pesavano per almeno undici anni. Ai miei tempi di meno, visto che in ospedale si poteva, come io ho fatto, entrare in servizio con la sola laurea, e ora nuovamente poco meno, data la possibilità data di rendersi utili almeno all’ultimo anno di specializzazione. Ma il problema è che i medici (hai ragione Marino) di smettere di lavorare proprio non ne vogliono sapere!
Tornando ai conti della serva appena introdotta la norma si calcolava che potessero essere complessivamente circa centoquarantamila gli operatori sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale che a fine 2018 avrebbero già raggiunto i requisiti per quota 100. Quindi si ipotizzava un’uscita di circa quattromilacinquecento professionisti medici su una potenziale platea di circa diciottomila unità. Invece secondo i dati resi noti dai sindacati l’uscita anticipata ha riguardato solamente poco più di mille medici.
E dall’indagine pubblicata dal mio solito quotidiano medico i motivi di questo scarso interesse vanno ricercati nelle norme che, a fronte del pensionamento anticipato, hanno previsto, per coloro che usufruiscono di questa facilitazione, l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività remunerata. Una limitazione fortemente negativa per i medici che, per le loro intrinseche professionalità, sono pronti a continuare a svolgere le loro attività anche oltre il pensionamento.
Un esempio per tutti? Io, che dopo il pensionamento ho firmato ancora diversi contratti con strutture convenzionate con la medicina pubblica, ultimo a 70 anni.
Lasciando perdere i diritti individuali e relative attese di vita credo che unificare il trattamento pensionistico per i medici a quello comune sia stato già al concepimento della normativa una pessima idea. Non perché siamo figli della gallina bianca, ma in senso di utilità sociale per una professione nella quale l’esperienza pesa almeno quanto e forse più dell’aggiornamento (certo, in misura diversa a seconda delle discipline).
Invece con la Covid il legislatore ha soppresso d’urgenza l’aspetto restrittivo solo per evitare una fuga dalle corsie, precauzione dimostratasi all’evidenza dei fatti inutile!
Già, perché mentre i circa quattro quindi dei non aderenti alla nuova via di fuga l’hanno rifiutata proprio perché non consentiva loro di continuare a lavorare, magari in modo meno usurante, altri come noto sono addirittura rientrati in servizio come volontari.
E allora lasciatemi infierire con la critica: chi ha partorito questa cosa del numero magico tondo, di medici non sapeva niente. La verifica dei fatti ha infatti dimostrato che i medici volevano continuare a lavorare, e le tante cause allo Stato per il rientro in servizio, contro il pensionamento coatto al raggiungimento della soglia calcolata con la somma dei contributi volontari e da servizio effettivo l’avrebbe dovuto far capire.
Ma allora quei mille che hanno approfittato di questa scappatoia perché l’hanno fatto?
Ne conosco vari, ma uno fra i mille mio fratello, chirurgo d’urgenza costretto a fine carriera ai turni di guardia attiva e reperibilità come un pivello, oppresso dalla dequalificazione d’immagine e relative richieste di risarcimento dell’Utenza, cose che senza le energie e il fuoco sacro di un giovane non era più in grado di sostenere.
Lo so, ormai mi ripeto, (e non è una questione di arteriosclerosi, perché me ne accorgo), ma è il concetto stesso di pensione che non quadra, non rispondendo a nessun modello di attività tradizionale preindustriale, e vedi caso la Medicina è un artigianato.
Attendo sempre che a qualcuno venga in mente che sarebbe meglio ragionare in termini di accompagnamento alla messa a riposo, con una residua e progressivamente ridotta attività di tipo consultivo, o operativo non usurante.
Del resto quando accettai di mettermi fra le seconde file, con tutti i requisiti e quarantadue anni di contributi, lo feci perché avevo un contratto di consulenza con l’Ospedale già pronto da firmare, non perché morissi dalla voglia di passar le giornate andando a pescare! Ma Monti mi cambiò le carte in tavola e lo dovemmo stracciare. Perché?
Giustamente forse, infatti contratti di consulenza si inventavano con grande fecondità fantasiosa per tutte le categorie di ex dipendenti della Struttura, ma la specificità sanitaria, ormai al declino, fa la differenza!
Come allora già si diceva scherzosamente, in origine dei medici sentirono la necessità di assumere dei ragionieri per fare la contabilità dell’Ospedale, poi gli stessi si accorsero che in Ospedale servivano anche i medici, e dopo averli assunti dettero loro le direttive su cosa fare.

ADRIANO TANGO

22 Lug 2020 in Politica

15 commenti

Commenti

  • Tanto per circostanziare il livello di degrado dei rapporti con l’Utenza l’ultima denuncia subita da mio fratello, per presunto omicidio colposo, è stata per un morto anziano in albergo con giovane sposa, con l’accusa di non aver lasciato il P.S., per andarlo a soccorrere. Il contorno, atteggiamento dei Giudici, addirittura del direttore dell’albergo che pretendeva l’ambulanza per la rimozione della salma, perché la signora mica poteva dormire con la salma del defunto coniuge!

  • Intendevo il contorno è tragicomico, ma c’è poco da ridere, resta solo da pagare gli avvocati dove, come a Crema a mio tempo, non figura un valido ufficio affari legali.

  • Adriano, pur essendo contrario a quota 100 per questioni di bilancio Inps, e quindi allineato coi frugali piuttosto che coi leghisti, dubito molto che la misura sia stata pensata per la vostra categoria. Quello che poi penso di chi intende lavorare ad oltranza, magari pensando al turn over, é altra questione. Anticipo, chi fa fa un lavoro di merda, magari con esperienza, ma, per inciso, se mai cominci quella non te la fai, in pensione non vede l’ora di andarci. Niente di personale, sia chiaro.

    • E infatti concordo su tutto. Sottolineo solo che è una mia vecchia idea che se il sistema fosse strutturato in modo da garantire la fuoriuscita graduale non si toglierebbe spazio alle nuove assunzioni, perché si creerebbero ruoli diversi, per i giovani sarebbe sempre possibile avere il parere dei vecchi ma muoversi con le mani e la grinta dei giovani, non si metterrebbero questi vecchi in condizione di arrangiarsi da loro, finendo letteralmente fra le grinfie di investori in Sanità e strutture convenzionate, cosa che mi era capitata nelle cliniche, e ho rotto i miei primi contratti, ma è per questo che capitano episodi alla santra Rita, o meglio anche, quando un non medico ti impone i ritmi di produzione. Vuoi sapere perché non funziona? Perché anche con l’unificazione dei sistemi sanitari ospedalieri e territoriali si fa poi il bilancio a scatole chiuse, quando il pagatore è lo stesso, cosa che fra l’altro è a scapito della prevenzione. e se ne può parlare ancora.

  • Ivano segnala un dettaglio che un dettaglio non è, che non entra mai nelle discussioni Salvini-governo Monti-le lacrime della Fornero. Se andavano bene 40anni o no, se va bene la quota 100 o no, se è giusto che servano più anni per staccare la spina dal mondo del lavoro con i bollini. Bella storia. E c’è chi è stato fortunato e ha potuto staccare la spina molto prima dei 40 anni, tra scappatoie, riduzioni di personale delle grosse aziende, aziende statali o parastatali, banche, poste, Enel, accordi tra Andreotti e il Pci che hanno permesso i 19anni di lavoro per certi infermieri, e non solo quelli. E’ successo di tutto, ed è successo che ci sono quelli che si sono ciucciato tutti gli anni previsti, pur non amando affatto il loro lavoro, ma odiandolo, pur se portava a casa la micchetta. Il salario. Non viene mai detto che c’è una consistente quota di lavoratori costretti per sfortuna, incapacità, origini familiari a fare mestieri che detestano pur di restare a galla. Non entrano nella discussione. Sono cavoli loro. Fra questi, certo non ci sono molti insegnanti, bel mestiere, nonostante tutto, che è un peccato dover abbandonare, così mi dicono diversi insegnanti. L’equivoco, mai citato è tutto qui. Ma non entra nelle discussioni; non conta un fico secco. C’è lavoro e lavoro, e non sono tutti uguali.
    E siccome tutto è una questione privata, più o meno, più che meno, mi sono sobbarcato 42anni di lavoro più 10mesi, aggiunta che mi ha fatto bene. Perchè anche se il lavoro ti fa schifo, se sei nato poveraccio è quello che ti meriti; è giusto che i signori, i benestanti facciano un’altra vita, anche più piacevole. Ho avuto colleghi alle serali che hanno ottenuto cinque anni di buonuscita, o tre, anche un anno meno, rispetto al tempo previsto per andare in pensione. Tu sei nato povero e ti sta bene. Lo diceva mio padre, e aveva ragione. E oggi ci rido sopra; papà non era un intellettuale, non sapeva di teoria politico-economica, ma aveva concretezza da vendere.

    • Marino non è vero: son partito da zero esule e spiantato e ho rivisto la mia famiglia già da primario, e anche agli studi mi son mantenuto con la borsa di studio, ricca all’epoca, e lavoretti. Questo l’ho fatto perché i miei figli vedessero con i loro occhoi che non è vero che il sitema funziona sui raccomandazioni etc. Il sistema funziona secondo l’immagine che gli fornisci di te. Certo, avevo un comportasmento e un fraseggio che denotavano una cultura quasi innata, ma dalla famiglia non ho preso di più.
      Tornerò sul lavoro non gratificante e usurante. Ma butto lì una provocazione: perché fare il contadino è usurante ma anche gratificante? Giacomo tiu che sei ex professore e ora contadino non mi insultare!
      Ci torno con calma.

  • Marino, che il sistema pensionistico negli anni sia stato così iniquo da far incazzare è sotto gli occhi di tutti, con balzi in avanti e indietro solo per cercare consensi elettorali, fin dai tempi della Democrazia cristiana. Ma erano tempi d’oro, apparentemente, così che l’irresponsabilità conseguente e le pene inflitte dopo, e sempre in corso, le pagano in tanti. Delle pensioni baby ne abbiamo sempre parlato, così da assistere ad emolumenti elargiti da anni, a sbafo, senza che nessuno fiati. Io conosco molta gente che dalla scuola se n’è andata appena possibile grazie ad una legge sciagurata e che ancora adesso, tanti o pochi euro che siano rappresentano ancora un privilegio mica da ridere. E sono state soprattutto le donne ad essersene andate. Ma erano i tempi della famiglia tradizionale che voleva che le donne cucinassero e crescessero i figli. Poi nel tempo le cose cambiano, ma con sempre meno soldi, così che mettere mano ad un sistema tanto complesso, fossero governi tecnici o sputtanatamente politici che sempre hanno messo hanno messo pezze al culo, nessuno è stato in grado di sanare le casse sforacchiate di quel calderone dell’Inps. Cosa fare adesso adesso è difficilissimo da dirsi, se non mettendo mano ad un sistema economico che sarebbe da rivoltare come un calzino. Ma apriti cielo, i privilegi dei più fortunati non si toccano, così che a rimetterci sono i soliti poveracci e i giovani che avranno le loro gatte da pelare. Per ora si ripristinano i vitalizi e la scomoda evasione fiscale non si tocca, si continua a pagare per quel fallimento totale del reddito di cittadinanza e la Lega si opporrà armi in pugno contro la revisione di quota cento, sempre per via del consenso elettorale. Così’ che siamo tartassati da tasse all’inverosimile con cartelle che non sono le 50.000 lire di una volta, ma di centinaia di euro, con una fantasia fiscale che i nostri politici o tecnici, capaci di trovare escamotage pirandelliani per giustificarle, andrebbero premiati . Si dice ora che avremo un autunno caldo, o almeno si diceva fino a pochi giorni fa prima della vittoria europea di Conte, ma anche lì vedremo come questi soldi, che sono tanti, verranno investiti, scongiurando vecchie atmosfere minacciose di ritorno. In un mio precedente post puntavo il dito verso i soliti vizi italici e qualcuno si risentì per il ritratto della cultura etica italiana che ne facevo. Ma se tiriamo le somme e se ci riferiamo al nostro enorme debito pubblico, credo di aver ragione nel dire che in questi decenni siamo stati governati da incapaci, od opportunisti interessati solo al loro tornaconto personale, che ci hanno ridotto con le pezze al culo. Se altri paesi europei, e non c’entra il Covid, sono messi meglio di noi, vuol dire che hanno lavorato meglio di noi. E non sto parlando solo dei frugali o dei nazionalisti con le loro autarchiche proposte, ma sto parlando di quei paesi, coi loro vizi di grandeur o di egemonia economica, che hanno deciso di darci una mano in nome di quell’Europa che in tanti bistrattano. Senza quella andremmo incontro alla fame, con tutto quello che ne segue. Per ora il pericolo sembrerebbe scongiurato. Poi chi vivrà vedrà. E chissà che con nuovi lavori e altri contributi previdenziali versati si possa metter mano, ed equamente, anche al sistema pensionistico. Il contrario sarebbe finire di non prendere più, tanti o pochi che siano, anche i soldini che prendiamo adesso.

    • Adriano e Ivano dicono cose giuste sulle pensioni, quota 100, eccetera. E’ vero anche che sul lavoro usurante bisognerebbe spiegarsi. Conosco muratori, artigiani, “stradini” che fanno un lavoro all’aperto, nel gelo d’inverno, e nell’afa d’estate che nei giorni di festa sgobbano ancora per tirar su la villetta della figlia che si sposa. Quindi, eccetto alcune professioni deterioranti, dannose per il fisico come il minatore, quelle a contatto con agenti tossici, capire bene quali sono i lavori usuranti non è semplice. Quindi vanno bene i 42 anni e 10mesi. La vita è anche frutto delle capacità personali, della buona salute, della propria inventiva. Poi, come dice lo studioso Michele Ciliberto, uno della Normale di Pisa, non delle Segretarie d’azienda, tanto per intenderci, la fortuna un brisinin vale qualcosa , e c’è che ha ottenuto anni di contributi e stipendio anticipato, pure una cifra di buonuscita per convincerli ad andarsene in pensione anticipata. Ma chiedere l’uguaglianza, in queste faccende, è come chiedere di raddrizzare la Torre di Pisa. La vita è bella così, anche nelle sue beffe ingiuste. L’importante, e concludo, è che chi è stato fortunato lo riconosca, invece di dimenticarlo, cosa che accade spesso.

  • Le risposte portano il dibattito su differenti binari rispetto alle premesse, come è giusto per un blog. Ero partito da una classe che di smettere di lavorare non ne vuol sapere e giustamente si avvia il discorso sul perché ad altre catergorie la pensione sembri l’unica via d’uscita dal tunnel. La risposta è industrializzazione, e mi rifaccio al paragone con il lavoratore agricolo, usurato ma non frustrato: il frutto del suo lavoro lui lo vede e lo vende o lo mangia!
    E così mentre buona parte dei medici pensionati necessitano di un supporto psicologico, altri lavoratori ne avrebbero bisogno prima. Adriano Olivetti pensò a questo problema, pur essendo un industriale. Cosa ha realizzato per i suoi lavoratori a Crema? Chi ne ha memoria? Ha ottenuto risultati?
    E ancora, non è fantascienza pensare al giorno vicino in cui dei lavoratori non pensionabili si faranno carico di noi in quota da decidere: lavoratori meccanici dotati di intelligenza artificiale.
    Domanda: poter scegliere fra le mansioni lavorative più appetibili sarà la soluzione all’alinazione da lavoro?

    • Anticipo: io dico no!

    • I lavoratori dell’Olivetti di Crema? Ne ho conosciuti due: uno ha ottenuto una congrua buonuscita, per andarsene; l’altro ha ottenuto uno sconto di qualche anno per andare in pensione. Altri ancora sono stati posizionati altrove. Anche, se ricordo bene, in Comune. Lavorare nelle grosse aziende aiutava. Eccome.
      Della storia di Adriano Olivetti qualcosa so; ho letto qualche suo libretto, e mi è capitato di discutere via mail con Furio Colombo, che lavorò all’Olivetti, come Tiziano Terzani, Paolo Volponi, Ottiero Ottieri. Ho lavorato in sette aziende private, purtroppo nessuna di queste aveva caratteristiche simili alla mentalità “Olivetti”; tanto dal domandarmi se davvero è esistita quella mentalità, oppure è stato solo un sogno, non la realtà, un’isola a sè stante, un’azienda unica, un’eccezione. Le aziende che ho conosciuto non avevano cultura libresca, non hanno fondato una casa editrice “Comunità” (oggi, risorta), e i miei datori di lavoro non leggevano Thomas Mann o Kafka o Italo Calvino, o sono stati partigiani, o ebrei scappati in Svizzera. Certe volte penso che l’Olivetti non è mai esistita, l’ho sognata e basta. Ma non è vero: è esistita, pare, passata anche da Crema. Mi rassicuro: è esistita, andavo anche a sciare con il loro dopolavoro, con la corriera, e a giocare a tennis, sotto il copertone, d’inverno. Di tutte le altre cose belle dellOlivetti non posso dir niente.

  • Lavori appetibili per tutti sarà impossibile come é impensabile la fine del lavoro perché tutto affidato alle macchine. Già abbiamo visto i posti di lavoro persi con la robotizzazione. E il circolo vizioso lavoro-denaro che ha retto la nostra economia con la mia poca fantasia non trova soluzioni realistiche, neppure ipotizzabili. Cosa facciamo? Torniamo al baratto? Per barattare cosa se non sappiamo costruire niente? So bene che tutto é molto più complesso di come la sto mettendo io, ma in sintesi è così.

  • Quando poi sento parlare di robot negli ospedali o case di riposo per servizi alla persona inorridisco.

    • E infatti avevo detto “io dico di no”.
      Gaber aveva enunciato”libertà è partecipazione”, io dico che lavoro è…
      E il giusto appagamento si trova quando, secondo le gerarchie della muta dei lupi, ognuno si ritrova al suo giusto posto gerarchico.
      E anche questo l’ho sperimentato: la gente si massacra per primeggiare ma poi rientra nei ranghi e pretende un capo! Uno che se non altro faccia da parafulmine per le decisioni sbagliate, ma se sono giuste è il massimo!
      Quindi si può lavorare non troppo incazzati, basta fare marchio di fabbrica, condividere rischi e risultato, far muta, un’istinto primordiale di non concorrenza interna per affrontare i pericoli esterni.
      Certo, questo contrasta con la mia accusa al sistema industriale, e non mi smentisco: roba da automi, siamo in fase di transizione.
      E NON E’ BELLO MA E’ COSI’ !
      Faremo di meglio, nei millenni, perché domani è meglio di ieri e tremila è meglio di duemila.

  • Una volta ho sentito un complimento riferito a una delle persone che lavoravano con me, medico, che mi ha inorgoglito: “lavora come un contadino”. Come dire che il suo renfsdimento era urtile agli altri, ma anche a lui stesso perché si stancava senza far fatica: paradossale? Ormai è riconosciuto che esistoino due tipi di stress: prodiuttivo, gratificante, e improduttivo, frustrante. E allora il trucco starebbe nel mettere tutti incondizione di “lavorare come contadini”, fortuna che si paga, perché poi non riesci a star senza lavoro.
    Insomma torniamo al concetto di lavoro è partecipazione, non divertimento, come qualcuno dice, produttività. Che non è far soldi. Un prete, un educatore, son produttivi se risolvono situazioni, un filosofo se mette dei puti fermi nelle idee… Il ritorno dell’uomo faber che necessita solo di attenuazione delle fatiche non di messa a riposo col miraggio di chi sa quali nuove dimensioni della vita!

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