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ADRIANO TANGO

La resilienza letteraria

Certo, una fabbrica non la possiamo mica trasferire in un bosco, ma nell’era dei beni immateriali ringrazio chi ci ha subito pensato per la cultura! E così la già innovativa libreria “La storia” non batte ciglio, e si dà alla frescura estiva del parco Bonaldi, condito dalle spumeggianti birre artigianali del relativo bar (buone davvero,

Certo, una fabbrica non la possiamo mica trasferire in un bosco, ma nell’era dei beni immateriali ringrazio chi ci ha subito pensato per la cultura!
E così la già innovativa libreria “La storia” non batte ciglio, e si dà alla frescura estiva del parco Bonaldi, condito dalle spumeggianti birre artigianali del relativo bar (buone davvero, parola di intenditore).
Ma contestualizziamo la metamorfosi.
Le librerie chiudono, lo vediamo accadere a Crema come a livello delle metropoli, spesso fagocitate dai marchi editoriali più noti, e anche quelle storiche, le apparentemente intoccabili, veri monumenti del sapere stampato, decedono; ma se si guarda al saldo fra chiusure e aperture, il bilancio non risulta così drammatico, apprendo dando un occhio ai dati in rete. Già, perché i giovani che oggi si avvicinano al mercato delle librerie scelgono di aprire esercizi più piccoli, tendenzialmente a conduzione familiare e più orientati alla collaborazione – diffusione via social media. Si tratta di esperienze gestite da nuovi professionisti, molto più preparati a tutto tondo, non solo in cataloghi e copertine, ma con un feeling anche nel dialogo, sia frontale che online, sia con l’acquirente, che diventa un amico, che con l’autore. E, a Simona, la signora Lunghi, titolare, le carte da giocare non mancano per la gestione del nuovo punto di riferimento in stile “bistrot letterario”.
Certo, l’e-commerce è il nemico più pericoloso dei librai, ma reinventando un luogo di comunità il libraio come figura tiene, e le librerie continuano a essere nel mondo uno zoccolo duro nella vendita dei libri, purché il conduttore sia un librario veloce e competente, e allora alla fine decidi di andare in libreria, per trovarti in amicizia, e poterne parlare prima di leggere. E a Crema, fra l’altro, si leggge!
Ma due parole sulla serata del 25, il mio avvicinamento alla sede fresco-estiva, sono d’obbligo:
“La storia” invita la spumeggiante Alice Basso, una “ragazza del ‘79” nata a Milano ma residente a Torino, già premiata da critica e vendite, e le atmosfere del suo genere noir ci stanno a pennello nella città capoluogo del Piemonte, dai margini spesso indistinti per una fumosità silenziosa, come la sua seconda pelle di musicista (composizione, canto, sassofono…), che le calza a pennello.

 


Non è un’ovazione all’imprenditorialità e all’autrice la mia, ma una sottolineatura di quanto si può ottenere dando spazio alla Crema della cultura che si mangia, quella dalle radici profonde nei secoli ma a cui sempre si può riattingere.
Già, ma se al parco Bonaldi scenderà la neve sulle magnolie, che faremo, l’incontro con l’autore con il giubbotto e l’ombrello?
Tranquilla signora Simona, che l’idea resiliente ti verrà anche per il cambio di stagione, e ti daremo una mano, per il nostro piacere condiviso.

ADRIANO TANGO

27 Ago 2020 in Città

14 commenti

Commenti

  • Vedo che nnon si commenta, e che volete commentare? Prendere atto basta!
    Ma da questa timida premessa vedrete spuntare altro, fidatevi.

    • E’ coraggiosa la piccola libreria “La Storia” situata a Crema dove un tempo, a un braccio di distanza stava “L’Albero del Riccio” un luogo culturale dove si facevano lezioni, corsi, si parlava di libri e si proiettarono film di qualità. Allora ero un ragazzino, sui 15anni ma ricordo quell’esperienza. Ricordo che una sera venne Emanuela Martini, critica cinematografica che poi fu nel gruppo che lavorò alla preparazione di varie Mostre del Cinema di Venezia. Resistono piccole librerie in luoghi anche impensati, e ci sono cittadine di oltre 60mila abitanti, come Vigevano, che avevano tanti negozi di scarpe, era una cittadella di scarpe, e purtroppo, allora, nei primi anni Sessanta, neppure una libreria. Era la città di Lucio Mastronardi, grande scrittore, maestro elementare, che visse nel nulla culturale di quella città e finì suicida. Giorgio Bocca, allora, scrisse un reportage dedicato all’infinità di scarpe in vetrina a Vigevano e neanche una libreria, uno scritto, il suo, che ora si studia nelle università, come esempio di reportage di prima qualità, e che male fa il provincialismo quando attecchisce.
      La situazione delle librerie è pessima ovunque, anche a Milano. La Hoepli sta in piedi, con i suoi oltre 100 dipendenti grazie ai manuali per le scuole, e al fatto che la struttura dov’è la libreria è di proprietà degli eredi di Ulrico Hoepli, grande editore svizzero. La Feltrinelli non naviga in buone acque, nonostante la costruzione del centro culturale vicino a Piazza XXV Aprile. I clienti sono in calo, i dipendenti sono passati dal contratto di solidarietà al rischio della cassa integrazione, oggi, domani, dopodomani. Frequento la Feltrinelli di piazza Duomo a Milano e gli umori sono pessimi. La libreria che è specializzata nelle piccole, pur notevoli case editrici, come Keller, l’Orma, e tante altre, “Il Tempo Ritrovato” di Corso Garibaldi 17 tiene duro, ma la clientela è scarsa, e i costi d’affitto anche per altre librerie sono alti. Conti i giorni perchè vengano sostituite da nuovi negozi, tutto fuorchè i libri Le librerie Mondadori non sono più librerie, a Milano, ma vendono più che altro altre cianfrusaglie. La libreria Utopia che era specializzata in saggistica, ha chiuso i battenti due volte, e ora ci riprova ancora, ma è un continuo prendere sberle e rimetterci di tasca. Resistono le librerie Cortina e il Libraccio perchè specializzate nei libri tecnici e scolastici. Alcune s’inventano osterie, bar, ed è una buona cosa. A Milano la fantasia, l’iniziativa, i figli che non sanno che mestiere fare e hanno genitori con la grana, non mancano, e piuttosto che finire a far da commessi in rosticceria i papà sganciano la grana per i figli tanto bravi così possono aprire una libreria e non stare a spasso, o puzzare di pollo allo spiedo; e così sbucano nuove piccole librerie, a cui però, a volte conti i mesi di resistenza, o di resilienza.

  • Hai ragione, Adriano: chi non piange ma si adatta con intelligenza reinventandosi, ce la farà di fronte a ogni difficoltà, anche quella tremenda del Covid. Tra gli altri, anche durante il Covid, si sono visti dei commercianti che hanno fiutato il vento con originalità E questo accadrà anche per le librerie.

  • Marino conferma il mio sospetto con la sua testimonianza: c’era qualcosa già nell’aria di quell’angolo di Crema. La tipologia di esercizi che vi affluiscono carattterizza la via come un angolo… una sorta di Greenwich Village cremasco? Se riaprisse il bar tavola calda sarebbe fatta.

  • Una delle cose simpatiche di Crema è che ti riserva sempre qualche sorpresa.
    A parte omicidi, suicidi, reati vari.
    Ad esempio, le “successioni umane in loco”.
    Tre secoli fa la roggia Fontana era più ricca d’acqua e dove oggi c’è il dosso che poi discende verso via Stazione c’erano un paio di mulini. Piccoli, di limitata struttura, ma mulini funzionanti, di cui rimane traccia nel successivo sommarione Massari. Intorno, broli e stazzi, una terra di mezzo tra città e campagna. Nell’Ottocento, molti più animali di passaggio, perché il macello era appena là dietro. Deiezioni, fiande, carretti con quarti e mezzene. Non proprio un genius loci intellettuale.
    Il breve periodo dell’Albero del Riccio, nato con la rottura nel 1974 tra il MS di Milano e i suoi ultimi epigoni locali, durò poco. La libreria andò infatti altrove, arrivando infine tra le Grazie e gli ennesimi fruttaroli egiziani.
    Invece, si rivide lì, a un certo punto, il grande Manfredo Zaniboni, che la nostra generazione conobbe, insieme alla moglie Anna, all’Angelo Nero, dove di libri ne giravano pochi. Il bar di Manfredo, lì al “portichetto”, era un covo di vecchie pellacce. Un piacere sostarci. I figli aprirono a Formigara il Tortuga, luogo amato dagli anti-intellettuali cremaschi con agganci rurali abduani.
    Anche la Mondadori è in un posto che, in contrada Serio, ne ha viste parecchie, e non sempre proprio culturali. Lo stesso dicasi per la nuova sede della Libreria Cremasca, che apre adesso a sòta ‘l Signur, in un luogo che, prima degli acquisti delle banche, ha visto di tutto.
    Tre librerie con clientele, orientamenti e sottosuoli specifici.
    I sottosuoli contano.
    Rispetto a quando c’era solo la Galleria del Libro, peraltro encomiabilissima, oggi questa offerta è maggiore e una certa concorrenza, che coinvolge a volte ambienti culturali e portavoce mediatici differenti, può anche giovare.

    • Come per il ristorante, in cui non tanto conta il buon cibo quanto il buon carattere del gestore, così è la libreria: ci si va per chiacchierare, e poi non ne si esce magari a mani vuote. E la Crema da far risollevare è per me poroprio questa, quella della cultura che si mangia. Circa quest’angolo di mondo poi, in riva all’ultima acqua urbana, fra una fioraia di gusto, una taverna cangiante in stili, ora un nascente centro olistico (che annuncia una “non solo vendita”), una sartoria…, insomma tutte cosettte accoglienti, e non dico che può divenire meta di passeggiate, ma almeno nella scelta fra due percorsi sì.

    • Hai ragione, Adriano, oggi le librerie non sono più soltanto luoghi di vendita di libri ma anche luoghi di incontro, di scambio culturale, di presentazioni da parte di autori e di operatori non solo editoriali. E molto altro ancora. Non so se, oltre alle tre librerie cremasche da me citate, ce ne siano altre in centro ma la mia impressione è che tutte e tre si stiano muovendo in questa direzione. Penso che noi cittadini non possiamo che essere contenti di questo tipo di presenza culturale così importante per Crema: quando l’offerta di beni intellettuali è ampia e articolata su polarità in confronto reciproco, il risultato è di solito molto positivo e apprezzato da una comunità cittadina, soprattutto se molto viva e dinamica, anche culturalmente, come la nostra. Anche il fatto di avere locali adatti a presentazioni, eventi e incontri (Covid-19 permettendo), sarà infatti un elemento di rilievo in questo contesto.

  • A me pare che sia in ristrutturazione anche un grande spazio in centro, su più piani, via Matteotti, che sarà un mix di libreria, sala lettura, bar, e magari anche ristorante. Adesso è di moda così. Carino anche il bar e veloce ristorante con biblioteca-sala lettura di Palazzo reale a Milano. Soprattutto libri d’arte.

    • Sì, hai ragione, lì a Palazzo Reale l’ambiente è piuttosto accogliente e anche comodo, vista la posizione. E tra i cataloghi c’è anche una certa scelta.
      Quella che dici in via Matteotti qui a Crema (deve aprire nelle prossime settimane, o almeno questo era il programma) è la Libreria Cremasca, quella che, nel commento di ieri, dicevo sta aprendo lì a sòta ‘l Signur, trasferendosi dall’attuale sede in via Cavour. Di fianco all’ennesima apertura di banca in poche decine di metri (Mediolanum).
      Il concetto di libreria con sala lettura, sala presentazioni (quella sarà una buona opportunità per molti), bar e possibilità di “ristoro”, oltre al resto, renderà ancora più interessante per noi “cittadini clienti” (e spesso amici dei titolari) il confronto reciproco tra le librerie e il miglioramento dell’offerta editoriale e culturale in genere, a favore dei cremaschi. E magari non solo. A parità di numero d’abitanti, saremo in questo una realtà molto competitiva rispetto ad altri territori circostanti.
      Sarebbe infatti bello che, per chi viene da fuori, oltre al benchmark della pizza, del gelato e dell’apericena, per non dire quello della boutique, dell’alimentarista di nicchia e dell’enoteca, ci fosse anche quello delle nostre librerie. Insomma, nonsolospritz. Ovviamente, conterà la qualità degli eventi ospitati, oltre che la presenza di ospiti di richiamo. E lo spritz e il buffet offerti (a Milano conosco un paio di callidissimi “vernissanti” della tartina).
      Certo, la Mondadori in via Mazzini resta, come posizione, proprio sul tragitto di struscio (“vasche”, da noi).
      Situazione interessante.

    • Lo stile “bistrot letterario” venuto dalla Francia di cui parlavo. E inopltre anche attività editoiali in proprio, che mi risulti. Certo, alla brava Simona potrebbe dare del filo da torcere, ma Crema è un buon mercato letterario e le guerre si vincono in attivismo. Un punto debole ce lo trovo, ma ne parlerò con lei e il marito Fernando, musicista. Ricordo solo per cronaca ch e il buon Gilberto Poloni, in via Marazzi, ci aveva già provato, ma…
      C omunque il senso del post è che se un nuovo foilone cultrale si apre Cremascolta deve dargli voce, altrimenti che megafono è?

  • Accidenti, Adriano, con tutto il rispetto per Alice Basso, ho saputo ieri che la Libreria La Storia ha organizzato martedì, tre giorni fa, un incontro molto importante. Con tutto il rispetto per birre e magnolie, ha fatto venire a Crema quelli della casa editrice Farina di Milano, una delle poche che pubblicano libri di filosofia vera e non di filosofia psico-socio-antropo-etico-eccetera. Ho tra le mani un paio di loro cose recenti fatte molto bene. Sto finendo Utopie di Fergnani, edito da loro, scritto dal professore che purtroppo non ho fatto in tempo ad avere da ragazzo (comunque, come premio di consolazione, visto che allora mi interessavano i professori di filosofia di quella parte politica, in qualche modo, al liceo hanno poi rimediato).
    Accidenti, il 1° settembre c’erano giù Mauro Trentadue, Lorenza Mantovani e Marco Gaetani.
    Verificherò meglio d’ora in poi che cosa organizza questa Libreria. Perché sarà anche vero, come abbiamo detto, che conta la posizione in città, lo spumantino e la tartina, le fioraie olistiche. Ma il nocciolo resta sempre la cultura, vera, soda, che fai per davvero.
    Certo, la filosofa a Crema ha tante voci e tante facce. Bah. Però che in città esista un interesse sincero e spesso competente per questa materia è innegabile. Spero quindi che l’incontro abbia avuto il successo che meritava.

    • Beh, Pietro, noi di CremAscolta c’eravamo e rappresentati al massimo livello!
      Proude of it !!!!

    • Che brutta figura, io ero in pizzeria ……
      Proud of you !!!
      Shame on me !!!
      E la pizza era pure grama ……

  • E io ero al mare dove non sto proprio bene… ma pane a chi non ha i denti e viceversa si diceva un tempo. Non è un caso che la libreria e i due coniugi gestori, con interessi letterari e musicali, siano fra i nostri orizzonti…
    Torno e ne parliamo.

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