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ADRIANO TANGO

Magic horn II

Ci siamo lasciati con un sospeso (non un caffè!) Un’idea di evoluzione. Ma in cosa? E dove vado a parare, vi state ancora chiedendo. L’immagine di copertina è chiara! Edison annunciò l’invenzione del fonografo il 21 novembre 1877. Chi sa perché associamo l‘inventore statunitense dei 1.093 brevetti sempre alla luce, la lampadina. Può voler dire

Ci siamo lasciati con un sospeso (non un caffè!) Un’idea di evoluzione.
Ma in cosa? E dove vado a parare, vi state ancora chiedendo.
L’immagine di copertina è chiara!
Edison annunciò l’invenzione del fonografo il 21 novembre 1877.
Chi sa perché associamo l‘inventore statunitense dei 1.093 brevetti sempre alla luce, la lampadina. Può voler dire che ci importa più della vista che dell’udito?
Ma io che sono un auditivo, cioè riconosco le persone solo quando parlano, è normale che sia attratto maggiormente dai suoni.
Ma cosa realizzò?
Il suo fonografo era costituito da un rullo di ottone di circa 10 cm di diametro e di lunghezza, sostenuto da un asse filettato. Sul cilindro era tracciato un solco a spirale di 2,5 mm. di larghezza e la superficie del cilindro era ricoperta da un foglio di stagnola. Durante la registrazione, il cilindro ruotava e la stagnola veniva sfiorata da una puntina collegata a una membrana vibrante. La puntina, seguendo le oscillazioni della membrana, incideva una traccia profonda nella stagnola.
Ma nel 1880 ai laboratori Bell (impresa quasi familiare) presentarono un prototipo di fonografo, chiamato grafofono, in cui al posto del foglio di stagnola c’era uno strato di cera.
E nel 1887 Emile Berliner ideò il grammofono munito di disco.
Nel 1889 fu adottata una tromba per l’ascolto alla membrana, e il gioco era fatto: si poteva ascoltare in gruppo con una buona diffusione ambientale.
Nel 1908 arrivò il cilindro “Amberol”, fatto con una mescola di celluloide e prodotti fenolici, che permetteva di ridurre il passo del solco e quindi aumentare la durata dell’incisione.
Nel 1912 ci fu un ulteriore miglioramento con una puntina di diamante che consentiva una qualità del suono superiore a quella del disco.
II gioco era fatto!
Negli anni ‘30 nasce il juke box, mercato conquistato da Wurlitzer, e Rock-Ola e nascono nuove, sia pur grezze, prospettive per l’ascolto di musica in luogo pubblico.
Fin qui ho attinto a piene mani da internet, ma mi risulta (da che fonte? Boh!) che fosse stato sperimentato un juke box “da fiera” già con la tecnologia dei cilindri.
Ma parliamo solo di musica? Sbagliato!
Sia su cilindri che su dischi, si registrano anche discorsi storici! Un capo indiano, un’intervista a Puccini, e poi corsi di materie varie…
Il passo successivo, che permetterà di non dipendere più dall’acustica ambiente, è l’elettrificazione dell’”horn”. L’amplificatore, nel senso elettronico del termine, è nato nel 1909, quando Lee De Forest inventò il triodo, primo esempio di valvola. E vi ripose una tale fiducia che lo commercializzò personalmente.
A questo punto il suono diventa abbastanza “pieno”, cosa diversa da alto in decibel, da poter ridurre il numero dei musici. Il senso di pienezza non deriva infatti dal picco sonoro, ma dal mantenimento della nota.
E voi mi chiederete, ma ora che hai fatto sfoggio di erudizione, ma noi che c’entriamo?
Nessuno sfoggio perché ho copiato quasi tutto.
Tutti c’entriamo perché, oltre agli scopi musicali e didattico-documentativi la conservazione e diffusione del suono, della voce, del ritmo, della melodia… dalla memoria popolare degli aedi fino ai report giornalistici, storici, e via dicendo, ha fortemente improntato la cultura dell’uomo.
Solo dell’uomo? No, è noto che gli uccelli canori hanno culture musicali differenziate geograficamente, ed evolutive.
Ma mancava ancora qualcosa perché questo cono desse un presagio delle attuali potenzialità: l’evoluzione della conservazione del messaggio. Sì quella cosa che un tempo era affidata ai cantori di tutte le etnie, indistintamente, e ora diviene “totalmente permeante”, cioè da un certo momento in poi resta incisa per sempre.
1898, Valdemar Poulsen, danese, lavorando ad alcuni accessori per il telegrafo, inventa il “Telegraphone” macchina che registra magnetizzando un sottile filo metallico, avvolto su bobine, che scorre davanti ad un elettromagnete.
E da allora i supporti e apparecchi si sono moltiplicati, a volte gettati, altre divenuti oggetti di modernariato: musicassette, CD…
Leggenda vuole che la capacità di memoria del CD sia stata stabilita per ospitare l’intera esecuzione della Nona di Beethoven. Ma c’è già chi arriccia il naso: Beethoven meritava questa fine? Non entro nella diatriba sulla qualità di una registrazione da molti considerata pulita ma algida.
E Cremascolta che c’entra? Se escludiamo le arti figurative, già oggetto di una galleria virtuale che vedremo di recuperare, tutto quel che è oggetto di passioni umane si ritrova su supporti vari o si avvale di amplificazioni e trasmissioni.
A questo punto taccio, e vi lascio lavorare di fantasia.

ADRIANO TANGO

12 Set 2020 in Musica

8 commenti

Commenti

  • Ho omesso che l’immagine che mi frullava nella memoria era il grammofono nel salotto dei miei nonni paterni, proprio simle a quello in immagine di copertina.

  • Col passare degli anni si diventa più prudenti. Così si dice.
    Ad esempio, quando non si capisce una cosa, è meglio esser cauti e non commentarla. A volte, però, proprio il non aver compreso alcunché induce a tentar di comprendere qualcosa, esponendosi ai rischi di chi parla non sapendo di che cosa parla. Da imprudenti.
    Ecco, la mia imprudenza è questa: non ho capito niente del Magic Horn e sono qui a parlarne. So che non va bene. Me ne scuso. Però, intanto, eccoci qua.
    Le “riflessioni” periodiche sull’identità e il senso di questo blog non sono mancate negli ultimi anni. Esattamente quattro anni fa un post fu dedicato a temi del genere (peccato non aver ancora recuperato il pregresso). E più di recente qualche “modifica strutturale”, dopo “riflessioni” forse meno trasparenti, si è fatta (e poi disfatta o rifatta o non si sa).
    Da persona che non ha capito di che cosa si parla, consapevole della Hybris che ciò comporta, mi permetto solo di far presente che oltre al “che cosa” c’è anche il “come”, nel senso che i contenuti sono importanti ma è anche il sistema di gestione che fa la differenza. E può far correre rischi, anche di identità e posizionamento culturale, se non pure politico, a un blog.
    Multa paucis.
    Se oggi esiste un controllo redazionale sui post ma il sistema è uguale per tutti, allora non ci sono “amici degli amici”. Se si creano “luoghi” in cui i criteri di scelta dei contributi sono a monte, con l’opacità che a volte contraddistingue tali scelte, allora si possono disegnare megafoni, corni, grammofoni o putipù ma il risultato è che cambiano i meccanismi selettivi e i rapporti tra i vari partecipanti al blog.
    Cambia insomma la struttura delle scelte e delle decisioni.
    Per carità, nessun problema. Basta saperlo.
    E attenzione, “buttando l’amo”, ai “pesci” che si “tirano su”. In genere, campano meglio le realtà che riescono a essere delle “learning organization”. Che significa imparare dai successi ma, soprattutto, dagli errori.
    Cordialmente.

  • Commento condivisibile. Ammettendo certamente che il tema degli ultimi due post di Adriano volesse essere la comunicazione, trasmissione, divulgazione e amplificazione di saperi, pensieri, parole, contenuti, e pensando che l’identità non dovrebbe essere un problema, essendo il blog aperto a tutti, e non espressione di una sola verità, chiedersi il perchè della scarsa partecipazione sarebbe fatica di Sisifo, anche se domanda assolutamente legittima. Partendo dalla causa principale individuata da tempo io credo che si debba ormai arrivare ad individuarne di nuove. Nel tempo, giusta la considerazione del pregresso di Pietro, e ritorno alla carica anche chiedendo di recuperare le Mostre a cui accenna Adriano,si sono viste avvicendarsi molte voci che posso aver avvicinato o allontanato da Cremascolta, vuoi l’alto livello culturale, io ho imparato cose, vuoi il livello stilistico di alcune firme, brillanti da mettere in soggezione chi con la scrittura non avesse molta dimestichezza. E qui è inutile ricordare che nessuno ha mai dato voti e gli scontri sono stati scatenati sempre dai contenuti e non dalla forma, perchè non sarebbe stimolo sufficiente a chissà quali nuovi ingressi. Tentativo fallito già altre volte. Quello che non capisco però, a parte permalose sparizioni, è come mai, vedi i Salmoni, ad esempio, pur avendo gli autori, certamente, posizioni relative ai tanti temi trattati, lo do per scontato, è la totale o quasi assenza di interventi delle firme appena menzionate. Siccome io ritengo che tutti i contraddittori siano benvenuti ai fini della riflessione, mi chiedo allo stesso tempo come mai alcuni di loro, sporadici o spariti a parte, mai o quasi abbiano sentito il bisogno di dire la loro vuoi su o etica, etica o costume. Pur riconoscendo personalità diverse e quindi con diverse modalità di comunicazione o espressione. Ma allo stesso tempo il blog ha bisogno di essere alimentato e riconosciamo che alcuni commenti sono inviati più per scongiurarne la morte che per reale necessità dialettica. Ora, se io mi beo di essere protagonista di alcuni interventi che vanno a riempire l’home di icone che probabilmente nessuno clicca, troverei strumentale e basta l’utilizzo del social, tanto, come direbbe Francesco, il lavoro sporco lo fanno gli altri, e questo magari vale pure per componenti della redazione che la loro voce la fa sentire ogni morte di papa. Sia chiaro, io non avrei nessun interesse ad entrarci, la posizione da esterno mi va benissimo, e forse un dibattito aperto ha questa funzione di arricchimento delle idee, senza rifarsi a quesiti referendari in domanda tipo “si lavora meglio in pochi piuttosto che in tanti? ” ma questo blog si sta verificando che in pochi si langue, magari solo in riferimento a giorni in cui quasi nessuno interviene, che magari non devono scoraggiare gli assidui che lo frequentano. Mi sembrerebbe fisiologico, anche se questo rimanderebbe alla domanda di sempre: perchè così in pochi? Amaramente arriverei alla conclusione che forse l’età d’oro è finita, e il post di Francesco sul referendum lo dimostrerebbe, pur ritenendolo un tema fondamentale in questo momento storico. E qui certe defezioni si notano. Se poi ci si stizzisce per interventi che non ci corrispondono, e questo rimanda al tema dell’identità, allora si dovrebbe desistere, pur con gli scongiuri di chi a questo blog è affezionato. Però credo di aver già stufato tutti, anche con la consapevolezza di non aver portato nessun suggerimento terapeutico. Del resto cosa volete farci, la parola è un diritto, non un dovere, e in questo momento adolescenziale della politica italiana è più comodo lasciar dire agli altri e limitarci tutti a semplici twit di poche parole. Slogan, non riflessioni, e Cremascolta in quanto a speculazione intellettuale mette paura. Credo che il problema stia lì.

  • Chiarimento aperto: la città, di cui Cremascolta è speculare, caratterizza alcuni suoi distretti, e ciò avviene se ci sono dei temi caratterizzanti. Arti e mestieri in tempi non lontani erano addirittura caratterizzanti già dal nome di alcune vie. Fare un giro turistico vuol dire afferrare al volo sia il genius loci generale che i caratteri particolari. Cremascolta, specchio della nostra città, a mio giudizio ha perso numeri in quanto a mission. Era nata come controaltare alle Istituzioni, e questo carattere si è assottigliato man mano che il Comune si è posto come un partner in più occasioni. Certo, “in opposizione” a qualcosa c’è sempre un mare di temi, sia pur con un arcipelago di organi che se ne occupano, quindi non è una mancanza di argomenti. Ma nel sorgere di nuovi quartieri si verifica la permeazione e caratterizzazione di quelli storici.
    Domanda: c’è gente che ha qualcosa da dire e non ha un angolo di strada da caratterizzare?
    Sì, dopo appassionati di arti figurative, letterarie, i cui spazi trovo necessario rinverdire, c’è tutto un mondo di passioni che fanno cultura prive di un centro gravitazionale locale.
    Con i miei corni intendevo solo richiamare la possibiltà di ampliare lo spazio per le “passioni”, e visto che cose che un tempo rientravano nelle mode o negli hobby, ora sono cultura, il discorso inevitabilmente si allarga, potendo divenire così allo stesso tempo il blog cittadino una vera realtà speculare della pianta urbana che comprende una più vasta area di popolazione, specie giovanile, proprio come una città, che, senza snaturarsi, automaticamente caretterizza i propri quartieri.
    Ma c’è a questo punto un altro aspetto: come alla cultura cremasca, anche a cremascolta, affluiscono visitatori anche extraurbani, come del Greenwich Village non si parla solo a New York, così il blog articolandosi diventa attraente in una nuova pelle più ricca di temi anche fuori mura. E ora ho detto tutto.

  • Voglio scusarmi, Adriano, per essere stato così “diretto”. Ma so per esperienza che i discorsi culturali e intellettuali piuttosto vaghi sono spesso l’anticamera di cambiamenti negli assetti strutturali, nei sistemi di gestione, nei meccanismi operativi. In pratica, nel “chi”, nel “che cosa”, nel “come” e via dicendo.
    Sono soltanto un partecipante esterno, occasionale e distratto rispetto al blog. So che certe scelte strutturali e organizzative sono materia deliberativa del consiglio direttivo e della redazione. Per cui, vedremo che cosa succederà in base alle decisioni dei vostri ruoli responsabili, secondo le vostre regole associative.
    Ho capito solo due cose: la prima è che continuo a non capire dove andrete a parare. Questo dipenderà forse da un mio indurimento arterioso o da una mia difficoltà di sinapsi. O forse da una carenza di informazioni e quindi di cognizione. Per cui, chiedo scusa di nuovo e attendo fiducioso.
    La seconda cosa è che a CremAscolta sta per succedere qualcosa. E che, oltre i discorsi culturali e intellettuali, il cambiamento potrebbe essere, in termini strutturali e organizzativi, soggettivi e oggettivi, notevole. E dopo l’esperienza di alcuni mesi fa (da me mai capita, qualunque cosa sia successa), vi auguro di cuore ogni bene e successo.
    Mi permetto solo un ultimo suggerimento. Costruirsi un sito, un blog, un luogo mediatico, un posto pubblico di interlocuzione costa fatica, tempo e denaro. Occuparne uno già esistente, ben manutenuto e di discreta audience, magari in parte o per un pezzo, individualmente o in gruppo, è molto più facile, comodo ed economico. Crema è ricca di ambizioni culturali ma povera di blog funzionanti. Suggerirei quindi di fare attenzione a tutti i gatti, le volpi, i lucignoli intenzionati a collaborazioni nelle quali il famoso win-win di cui parlava tempo addietro Piero si fermi a metà, sul trattino.
    Ovviamente, non mancano in città i galantuomini e i gentiluomini (per la par condicio: gentildonne ci sta ma sono in difficoltà sulla declinazione al femminile di galantuomini, visto che “donne galanti” non va bene).
    Buona fortuna, CremAscolta!

    • Pietro penso proprio di aver messo il carro avanti ai buoi. Solo giovedì vedrò Franco, e come vedi sono già rientrato su argomenti più convenzionali, mentre il post di Andreina è in sintonia con la vita della città. Non si prepara nessuna rivoluzione e il “nostro” Pietro Martini è una colonna storica del blog, un tratto di fisionomia, altro che storie!

  • Pietro, il cambiamento auspicato, promesso o minacciato da Adriano, credo che non sia il problema principale di questo momento. Secondo sono da registrare le defezioni, motivate più o meno, che lo stanno indebolendo quantitativamente, perchè è dal numero dei partecipanti che dipende la sopravvivenza di un blog. E non ne farei neppure una questione di identità che anch’io non ne capirei esattamente il significato. Cremascolta è andato avanti anni pur nelle più variegate posizioni ideologiche o concettuali e con un disordine tematico che secondo me lo ha caratterizzato. Non ci si può certo fossilizzare su un tema, politico o culturale che sia, e quindi non intravedo chissà quale possibile evoluzione da stravolgerne le caratteristiche. Se non riducendo sempre di più i lettori non so, ma i partecipanti certamente. Temi diversi negli anni hanno attratto voci diverse e questo è stata la sua ricchezza. Poi questa ricchezza è venuta meno, per tantissime questioni difficili da indagare. Registro però che ogni defezione ne decreta sempre di più la fine e il mio riferimento a Piero di ieri e oggi stava solo a significare la constatazione che anche lui da tempo scrive pochissimo preferendo altri social. Mi permetto di dirlo perchè sono leggibili da tutti. Evidentemente in questo momento si hanno più risposte da altri canali e noi forse un po’ assuefatti e in numero sempre più esiguo ci stiamo forse sclerotizzando. Adriano da tempo annuncia nuovi ingressi che però non si stanno materializzando, ma che sarebbero la continuità possibile pur mantenendo lo stesso assetto.

    • Non sono io il decisore e per questo vi ho mandato un’esca, per capire. Ma dico, cosa c’è di blasfemo nell’attirare nuovi amici in casa attraendoli con una paginetta qui e lì di hobbistica colta? Ma un gran cervello e archivio dati come Walter non ha pubblicato recentemente su lati reconditi della musica? Non va in questo senso il post penultimo di Andreina?
      Non parlo ancora se intendo musica, teatro, quel che sia, ma non penso mica all’analisi semantica di “Pippo Pippo non lo sa”!
      Ma anche in campi apparentemente minori, non sarebbe bello attrarre degli studiosi di fumetti?
      La chiave di lettura è attrarre, ma gente che parla, non quelli attuali che magari ci mandano pezzi nella posta privata.
      Quando uno è in casa, magari poi dà un parere anche sul profumo del sugo che viene dalla cucina!

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