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FRANCESCO TORRISI

Referendum popolare Domenica 20 e Lunedi 21 Settembre 2020

Signora maestra, Torrisi ha copiato!!! Si, è vero, ho “copiato” una prima volta, un bellissimo pezzo che mi aveva inviato “padron Piero” Carelli per metterlo in comune con tutti quelli che ci leggono su CremAscolta e, non contento, sto per “copiare” (e incollare) quello che ha scritto ieri Marco Travaglio in prima pagina del Fatto

Signora maestra, Torrisi ha copiato!!!

Si, è vero, ho “copiato” una prima volta, un bellissimo pezzo che mi aveva inviato “padron Piero” Carelli per metterlo in comune con tutti quelli che ci leggono su CremAscolta e, non contento, sto per “copiare” (e incollare) quello che ha scritto ieri Marco Travaglio in prima pagina del Fatto Quotidiano sul tema che ci coinvolgerà tutti quanti il 20 e 21 prossimi.

Credo che sia lecito (anzi, doveroso) “copiare”, a condizione che si scelgano i “maestri” giusti e, a mio parere, Piero e Marco lo sono!

Di seguito il testo di Marco Travaglio:

“Qual è il numero perfetto di parlamentari? La domanda se la posero già i Padri costituenti eletti nel 1946 (556 in tutto). E ovviamente risposero che il numero perfetto non esiste: si tratta di una pura convenzione che, come tale, può cambiare a seconda dei tempi e delle circostanze. L’Assemblea si divise fra chi –come i liberali Einaudi e Nitti, i repubblicani Conti e Perassi e il comunista Nobile –voleva un organo più snello, rappresentativo ed efficiente (3-400 deputati e metà senatori), e chi –come il comunista Terracini e l’indipendente Ruini – pensava che quantità fosse sinonimo di qualità. Alla fine, nella Costituzione, si decise di non fissare un numero preciso, ma un criterio elastico: un deputato ogni 80mila abitanti o frazione superiore a 40mila; un senatore ogni

200mila abitanti o frazione superiore a 100mila.

Risultato: nelle prime tre legislature il numero dei parlamentari cambiò tre volte col crescere della popolazione. Nella I (1948-’53) i deputati furono 574 e i senatori 237; nella II (1953-’58) 590 e 237; nella III (1958-’63) 596 e 246. Ma ormai la democrazia era già degenerata in partitocrazia e infatti all’inizio del 1963, a pochi mesi dalle elezioni, la maggioranza del governo Fanfani IV (Dc, Psdi e Pri con l’appoggio esterno del Psi) varò una legge costituzionale che cambiava per la quarta volta il numero degli eletti, moltiplicando le poltrone ben oltre il rapporto fissato dalla Carta: 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita).

È quella legge targata Dc, non la Costituzione, che oggi difende chi fa campagna per il No:i Padri Costituenti non c’entrano.

Allora il potere legislativo era affidato in esclusiva al Parlamento. Poi, nel 1970, arrivarono le Regioni e in seguito il Parlamento europeo. E i nostri legislatori elettivi raddoppiarono, da quasi 945 a 1918 (945 parlamentari, 897 consiglieri regionali, 76 eurodeputati). Fu così che dagli anni 80 non i 5Stelle, ancora nel grembo di Giove, la gran parte dei partiti, dei giuristi e dell’opinione pubblica si convinsero che il Parlamento andasse sfoltito: in linea con le Camere elettive delle altre grandi democrazie, tutte meno pletoriche e costose delle nostre. La prima riforma costituzionale che invertiva la marcia rispetto alla legge del 1963 fu quella della commissione presieduta dal liberale Aldo Bozzi nel 1983: abortita in Parlamento. Poi quella della commissione De Mita-Iotti del 1993-’94: abortita in Parlamento. Poi quella della Bicamerale D’Alema del 1997-’99: abortita in Parlamento. Il gioco dei partiti era chiaro: promettere tagli alla Casta più impopolare del mondo e usarli per nascondere varie porcate; poi litigare perché c’era troppa carne al fuoco e lasciare tutto come prima, anzi peggio.

La svolta fu la terrificante Devolution di B.&Bossi, che stravolgeva oltre un terzo della Costituzione e usava il taglio degli eletti come specchietto per le allodole: approvata anzi imposta a colpi di maggioranza nel 2005, fu fortunatamente bocciata dagli elettori nel referendum del 2006. Stesso copione dieci anni dopo con la controriforma Renzi-Boschi-Verdini, che stravolgeva oltre un terzo della Costituzione e indorava la pillola col solito taglio (ma solo al Senato): imposta dal centrosinistra dopo quattro letture nel 2015, fu sacrosantamente bocciata dagli elettori nel referendum del 2016. Il messaggio del popolo italiano era chiaro: basta maxi-riforme costituzionali che costringono gli elettori a un Sì o a un No “prendere o lasciare” su norme diverse ed eterogenee; vogliamo mini-riforme “un passo alla volta”, puntuali, chirurgiche e il più possibile condivise, per correggere o aggiornare pochissimi articoli della Carta e consentire ai cittadini un voto omogeneo e

consapevole. Il tutto in linea con lo spirito dell’articolo 138, che prevede modifiche limitate, non blocchi enormi e indistinti.

Così è nato in questa legislatura il ddl costituzionale “Quagliariello- Fraccaro ” che recepisce i progetti gemelli dell’esponente di centrodestra e dei 5Stelle (e quello del Pd del 2008) per ridurre i parlamentari da 945 a 600  risponde a entrambi i requisiti da tutti invocati: è puntuale (modifica i tre articoli della Carta sul numero degli eletti: 56, 57 e 59) e condiviso (grazie ai 5Stelle che l’hanno posto come condizione per il patto con la Lega e per l’alleanza col centrosinistra, è stato approvato nelle quattro letture con maggioranze del 59, 49, 57 e 88%).

Siccome nella prima “seconda lettura” non si sono raggiunti i due terzi, era possibile ricorrere al referendum “confermativo ” e allontanare l’amaro calice. Così FI e Lega –dopo aver approvato la riforma quattro volte su quattro –hanno raccolto le firme necessarie di 71 senatori: è per questi voltagabbana, che rappresentano appena il 7,5% dei parlamentari, che domenica e lunedì voteremo su una legge approvata da tutti e promessa da 40 anni. Se vince il No, il Parlamento ha un’ottima scusa per interrompere le autoriforme e magari riprendersi i privilegi perduti (vitalizi in primis). Se vince il Sì, si impone una nuova legge elettorale e si possono accontentare pure i benaltristi che al taglio degli eletti preferiscono quello degli stipendi.

Da lunedì, se vince il Sì, il Fatto inizierà una campagna a tappeto per adeguare gli stipendi dei parlamentari a quelli dei colleghi europei e, soprattutto, per una legge elettorale che restituisca agli elettori il potere di scegliersi i propri rappresentanti:meno numerosi, ma migliori. Come li voleva Einaudi.”

FRANCESCO TORRISI

16 Set 2020 in Politica

83 commenti

Commenti

  • Illuminante! Fra l’altro scopro che tanto ignorante non sono, se in una precedente risposta parlavo di un parto quarantennale. Tanto il parto, quale il Travaglio.

  • “Se vince il Sì, si impone una nuova legge elettorale e si possono accontentare pure i benaltristi che al taglio degli eletti preferiscono quello degli stipendi. “Si impone” è assolutamente ipotetico. A me viene in mente il famoso “contratto” del governo precedente, tanto dileggiato dalle sinistre che ora si arrendono al diktat dei 5 stelle con una base che voterà per il No. Anche se in quarta votazione il Pd ha detto Sì niente vieta che si possa cambiare idea e il ricatto grillino, magari paventando nuove elezioni o rimpasto, che dopo l’accordo Pd Conte sulle regionali non ci saranno, anche per il calo di consenso del movimento promotore e forse per l’impossibilità di immaginare nuove alleanze, il diktat non dovrebbe far paura. Non dico duri e puri, ma dal momento che si parla tanto di rappresentanza il Pd dovrebbe ricordare che, appunto, rappresenta anche la sua base elettorale. Non si governa trattandola politica come merce di scambio, una cosa a te e una a me, finendo per scontentare tutti. Oltretutto il Pd non sta chiedendo niente di rivoluzionario, e se ne pentirà. Far finta che tutto cambi per non cambiare niente, vedi il risparmio irrisorio, è purtroppo la solita strategia che certamente non porterà l’Italia fuori dal casino politico-culturale che ormai la contraddistingue.

    • Ma non ti fa un po’ ….effetto, Ivano, ritrovarti a votare NO assieme a Silvio B. (4 anni definitivi
      per frode fiscale, senza contare il resto), Roberto Formigoni (5 anni e 10 mesi per associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito), Paolo Cirino Pomicino (1 anno e 10 mesi per finanziamento illecito e corruzione) e Vittorio Sgarbi (6 mesi e 10 giorni per truffa allo Stato e falso)?
      Fossi in te, ci farei un pensierino!

  • Oltretutto il discorso del risparmio è argomento non trattato più da nessuno perchè irrilevante, anche se Di Maio ieri l’ha di nuovo quantificato in 300.000 euro la giorno. A parte il fatto che non è realistico io faccio mia una proposta di non ricordo chi: “facciamo una bella dittatura che così ne paghiamo solo uno. E poi, abbiamo detto No alla riforma Renzi cosa ha di così qualificante la proposta Di Maio? Perchè si dovrebbe dire Sì? Che poi un Parlamento più snello possa lavorare meglio è anche questa una balla colossale perchè dipende da chi verrà eletto. Quanto ad una nuova legge elettorale, io sono per il proporzionale, anche con un po’ di sbarramento, ieri ho letto Francesco e Pietro che han parlato di un 3% più che onorevole. Quindi perchè passare ad un maggioritario? Per la sfiducia verso un elettore di pancia che frazionerebbe ulteriormente il corpo elettorale? Vi rendete conto della scomparsa di una mission politica e del valore educativo che dovrebbe avere? Finire nelle mani concettuali di un populismo che crede ancora che ci possano essere salvatori della Patria? Pochi ma buoni? E come fare per garantirci? Secondo me non ci si rende conto che la crisi economica che stiamo attraversando e la fase adolescenziale di un paese che non sa più a che santo votarsi e che non vede l’ora di affidarsi ad un nuovo genitore che decida per lui, potrebbero portare pericoli ben maggiori di questo ritocco alla Costituzione. Ma qui il tema si allarga troppo.

  • Altra sciocchezza dell’aerea 5stelle. Grillo ricomincia a parlare di reddito universale dopo che è stato strappato il reddito di cittadinanza. Non è anche questo un attacco già riuscito alla nostra Costituzione? L’articolo 1 non dice che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro? Vogliamo cambiarlo in “fondata sui sussidi”? Non sarebbe questo una picconata a tutta l’economia come se non fosse quella a procacciare soldi? Dove si andrebbero a prender se nessuno lavorasse? Poi certo che future elezioni le vincerebbero loro, come in tante regioni il loro successo è stato dovuto solo al reddito di cittadinanza.

    • Mi piaccionole cose che dici, ma un giorno forse mi esprimerò sulperché quel che capita capita a noi e adesso, con le sue radici nel passato. E poerché non più a nord o a sud dello stivale, buffo o meno.
      Ovviamente Ivano mi potresti intimare: “E allora parla!2. Non son pronto, ma certiparalleli con altre branche per me del sociale a tuti gli effetti mi fanno aleggiare pensieri. Comunque anche se io non sono preparato il discorso del “perché?” è fondamentale. E mi piacerebbe vedere una disquisizione politica che parte da radici e paralleli con altre branche. Ma io non sono pronto..

  • Ritorno al tema: anzitutto il risultato (esito referendario si o no al “taglio” dei parlamentari) entrerà in vigore al termine di questa legislatura (fine come da mandato o anticipata che sia) e quanto alla Legge elettorale, sulla quale il Parlamento sta lavorando (complice Covid!) da mesi, la Commissione Affari costituzionali ha dato il primo “via libera” alla riforma, adottando il testo base, secondo il “Brescellum” (è rimasta la pessima abitudine di usare un latinismo maccheronico, storpiando il cognome del proponente, nel caso Giuseppe Brescia) depositato lo scorso 9 Gennaio.
    E’ un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5% col cosidetto “diritto di tribuna” che consente ai piccoli partiti che nn raggiungono la soglia a livello nazionale ma la ottiene in almeno due Regioni ed in un ala Senato, di partecipare alla ripartizione (modello tedesco).

    • Il 5 mi sembra tanto: le sentinelle servono, ma tanto non sono preparato.

  • Mi sembra che il fatto di “scegliersi i propri rappresentanti” sia ben proposto, in questo caso.
    Non mi sembra difficile riferire questa affermazione al blocco delle preferenze imposto dai maneggioni dei partiti alla nostra società civile.
    E colpisce che, sia pure divisi tra sostenitori del maggioritario o del proporzionale, del 5% o del 3% come soglia di sbarramento, del taglio dei parlamentari oppure del non taglio, nessuno tra noi sostenga che il voto di preferenza debba restare interdetto agli elettori. Perché tutti, immagino, vorrebbero decidere chi mandare in parlamento e non farlo decidere alle cricche di partito. E perché è ovvio che tale attuale interdizione faccia bene alla partitocrazia e faccia male ai cittadini, per quanto divisi sugli elementi sopra indicati.
    Eppure, eppure, guarda caso, proprio sul voto di preferenza inibito al corpo elettorale, per perpetuare gli affarismi dei partiti e il parassitismo clientelare dei loro apparati, si fatica a condurre il discorso.
    Non sono certo un fan di Travaglio ma la citazione di Einaudi e, più in generale, il taglio del discorso qui riportato sembrerebbero rimettere al centro del discorso ciò che va tenuto, e ben fermo, proprio al centro.
    Dando ai numeri il valore secondario che hanno.
    Occorrerebbe un referendum sul voto di preferenza (non nelle scuole, nelle tende da campo: le scuole hanno già problemi a sufficienza).
    Ovviamente, non si farà.

    • “cricche di partito” tu dici Pietro. Sai, mi viene in mente la vita di Cicerone che ho da qualche parte in biblioteca, scritta da non ricordo chi, ma non un italiano (e ti pareva!)
      Incredibile come, anche se i Romani votavano alla statunitense, tutto sia in blocco, rivestito di tuniche e toghe, trasferibile di duemila anni o giù di lì.
      E forse, che gli Statunitensi, di origine anglosassone e altre radici, siano ancora al voto romano, beh sì, un po’ ci potrebbe consolare dei nostri mali!
      Almeno sappiamo anche perché tal Donald è toccato a loro e non a noi! (ma ci può ancora accadere di peggio… una puffetta, un trumpino…)
      Tuttavia resto incredulo del fatto che le occupazioni varie non abbiano cambiato niente!
      Che paese!
      C’è da esserne orgogliosi di questa monoliticità? Potremmo anche consolarci così.

      P.S.: ovviamente ora tu mi dirai autore e titolo della fonte che ho in casa facendomi fare l’ennesima figuraccia, ma non me ne vergognerò: sono solo un idieativo shakerante incolto in fin dei conti!.

    • La figuraccia la faccio io, caro Adriano, perché qualche libro storico su Cicerone scritto da stranieri l’ho letto (una volta, su Cicerone, le scuole non si limitavano a richiamare i soliti brani di Plutarco) ma quello che dici, sul contenuto del libro a cui fai cenno, non lo riesco purtroppo a collegare ad alcun testo che ho in biblioteca.
      Invece, della serie fanta-storia, mi aveva divertito, da adolescente, il romanzo quasi-storico su Cicerone di Taylor Caldwell, in cui gli elementi di fiction erano abbastanza ben mescolati a quelli effettivamente storici. Tipica narrativa inglese molto spigliata. Allora però stavo dalla parte di Catilina e mi piaceva il quadro di Maccari. Figuraccia, appunto.

    • Sugli statunitensi, Adriano, il discorso non è facile. Anche sul loro sistema elettorale, che come il baseball non sempre riesco a capire.
      Ieri era il 16 settembre. Ricordando la data, mi è passato per la testa un pensiero, a proposito dell’andare a votare. Proprio sugli statunitensi.
      Il loro essere (in parte) anglosassoni ha avuto un passaggio decisivo a Leida. I padri pellegrini venivano da lì, dove si erano fermati per un bel po’, e il loro sentirsi liberi e puritani era ormai più vicino al clima delle province unite che a quello della corte di Giacomo I. Quest’anno è il 400° del Mayflower e della Plymouth Plantation.
      Fuori tema?
      Forse solo in parte. Infatti, senza la Pilgrim Press di Leida (che non fece in tempo a stampare), senza il Mayflower Compact e senza il Freedom Spirit degli anni successivi, probabilmente la rivoluzione americana sarebbe stata diversa, la rivoluzione francese ancora di più, l’Europa oggi sarebbe differente, a votare forse non si andrebbe e noi avremmo qualche Soviet, Politburo e Assemblea Popolare Suprema in più, per i quali non sempre, come sappiamo, “all Men are created equal” e non sempre esistono “unalienable Rights” come “Life, Liberty and the Pursuit of Happyness”.
      Discutiamo pure sui sistemi elettorali ma ricordiamoci quanto siamo fortunati a poter andare a votare tra pochi giorni su “quanti” parlamentari avere e non sul “se” averli.
      Nella data di ieri, 16 settembre, gli uomini a cui dobbiamo buona parte della nostra democrazia, delle nostre libertà e dei nostri diritti civili partivano dalle coste inglesi, per arrivare l’11 novembre, quasi dimezzati da malattie, stenti e privazioni durante la traversata, nella loro Terra Promessa.
      Se domenica andremo a votare (qualsiasi cosa voteremo), lo dobbiamo in parte anche a loro.
      Magari la prossima volta speriamo di votare per qualcosa di più importante.

  • “meno numerosi, ma migliori. Come li voleva Einaudi.” Peccato che Lui non ci sia più e non li potrebbe scegliere.

  • Francesco, il mio orientamento politico non fa fede a nessun partito e comunque anche a sinistra, anche nel Pd che io ho votato una sola volta, molti voteranno No.Tu invece mi sembri parecchio schierato.
    Ti immaginavo più libero. Invece in questi mesi o anni non ti ho mai sentito rilevare criticità rispetto al Movimento, e forse ce ne sono. Facci anche tu un pensierino. Con stima e simpata naturalmente.

  • Poi non si poteva rimandare questo demagocico referendum? Regionali e comunali non potevano aspettare? Io ci andrò, ma con un certo timore epidemico chiuso in una cabina elettorale. O avranno provveduto?

  • Anche Veltroni per il No: il taglio non ha nessun senso. Anche D’Alema. Non più solo la base Dem. Dai Francesco, ripensaci.

    • Come si usa dire, Ivano, “Assolutamente” no! (Cioè, insisto per il SI !!)

  • E di Enrico Letta, (quello che Renzi ……stai sereno!) chemmidici Ivano?
    “…..Per decenni hanno lavorato solo i due terzi dei parlamentari” (sic!)
    “…..Voto Sì. Ho sempre proposto e supportato riforme costituzionali che comportavano la riduzione dei parlamentari: mi sentirei in contraddizione con me stesso se mi comportassi diversamente”.
    Enrico Letta, ex premier, oggi lavora a Parigi e insegna alla Grand Ecole Sciences Po.

  • Quindi avrai votato Sì anche per l’abolizione del Senato di Renzi, immagino. Ha perso anche Lui e abbiamo visto come é finito. Perché ora dovrebbe vincere Di Maio? A questo punto era forse meglio la riforma del fiorentino. In tutti i casi i due personaggi si somigliano. Anche Renzi, anche di pancia, non mi era mai piaciuto. E siccome per ora in Camera e Senato la maggioranza sul pd è dei cinque stelle, non mi stupirei se in caso di sconfitta il pirletta, con la sua smania di protagonismo, mandasse affanculo il Governo. Senza considerare che appoggi da vecchie o nuove alleanze non sarebbero lusinghiere per Lui. Diventerebbe solo strumentale, non un riferimento ideologico o più semplicemente politico.

  • Non conosco la posizione di Letta.

    • Scusatemi, ragazzi, ma mi sembra un poco rischioso collegare il proprio voto, per il sì o per il no, ai vari politici che si sono dichiarati favorevoli o contrari.
      Certo, qualche cosa può anche voler dire. Però non più di tanto.
      In ogni caso, ho provato a dare un’occhiata alle varie dichiarazioni che girano. E devo dire che, tutto sommato, essendo intenzionato a votare sì, non è andata poi malaccio.
      Partito Democratico. Alla grande. Votano no Laura Boldrini e Rosy Bindi. Evvai!
      Lega. Qui ho un po’ barato con me stesso. Ci sono dei sì imbarazzanti. Comunque, con Attilio Fontana, Mario Borghi e Armando Siri che votano no, mi sono ripreso bene.
      5 Stelle. Ahiahiahi. Qui, votando sì, mi sento messo proprio male. Basterebbe a consolarmi che votassero no Rocco Casalino o Carlo Sibilia. Ma temo che votino sì anche loro. Devo farmi forza.
      Fratelli d’Italia. Bene, qui mi riprendo. Certo, se Raffaele Fitto votasse no, sarebbe perfetto. Ma non si può avere tutto.
      Forza Italia. Mi basta, qui, che voti no Anna Maria Bernini. E ci siamo.
      Italia Viva. Boh, sembra sempre di leggere Collodi. Ho capito solo che Maria Elena Boschi ha cambiato pettinatura.
      E adesso, una chiusura alla grande.
      Liberi e Uguali. Fratoianni vota no.
      Partito Comunista. Marco Rizzo vota no.
      Che cosa potevo volere di più?

    • Kume ‘ non conosco, Ivano , l’ho riportata pepele pepele!!!! E’ li da leggere!!!!

  • Io, rispetto a Travaglio, ho molti dubbi, non tanto nel merito del quesito (ho letto l’intervista a Letta da parte del “Fatto”), quanto per le possibili conseguenze: la valanga di sì (probabilissima) farà da stimolo alle riforme del contesto o dette riforme, considerato che ci sono contrasti evidenti tra 5 Stelle e Pd sul superamento del bicameralismo paritario, andranno a finire nel cassetto? Poi, c’è sempre il problema della legge elettorale: è giusto che si faccia “dopo” il Sì (non si può approvarla prima: e se poi dovesse vincere il No?), ma un ritorno al proporzionale (seppur corretto alla tedesca: ma vedremo se sarà davvero alla tedesca) non segnerà la fine del maggioritario corretto (alla Mattarella)?, quel maggioritario che consente agli elettori di scegliere la maggioranza e di conseguenza il governo? Continueremo sempre con governi nati in parlamento, magari “innaturali” pur di governare? Il sistema proporzionale è l’unico adatto oggi data l’esistenza nel Paese di tre “poli” (o, meglio, di due poli e i 5 Stelle)? Ma… non si tratta di lavorare perché, soppressi i personalismi e le bandiere della salvezza, si arrivi a un programma condiviso tra centro-sinistra e 5 Stelle in modo da costituire un Polo alternativo al Centro-destra (che è formato tra partiti molto diversi tra loro, ma che hanno trovato una base comune)?
    Dubbi. Dubbi.
    Travaglio, una persona di acuta intelligenza e di straordinaria dialettica, invece, ha solo certezze o forse no: ha sposato la bandiera del Sì e la sta impugnando alla grande, meglio dei 5 Stelle.

  • Padron Piero, il referendum propone di approvare o no una modifica “puntuale” (come la Costituzione stessa raccomanda!) alla Costtituzione, tertium non datur e oramai abbiamo troppo spesso verificato che con il ….”benaltrismo” non si va da nessuna parte! Ergo, anche io sul SI, assieme al “maestro” Marco non nutro il minimo dubbio!

  • Padron Piero, il referendum propone di approvare o no una modifica “puntuale” (come la Costituzione stessa raccomanda!) alla Costtituzione, tertium non datur e oramai abbiamo troppo spesso verificato che con il ….”benaltrismo” non si va da nessuna parte! Ergo, anche io sul SI, assieme al “maestro” Marco non nutro il minimo dubbio!

    • Repetita juvant? Mah, forse no, il fatto è che da smartphone mi è già capitato un’altra volta! In forza del mio ruolo, uno potrei anche toglierlo, ma se il destino ha voluto così…….

  • Sorry Francesco. Ero distratto. Però neppure lui potrebbe mai covincermi.

  • Mi spiego meglio Francesco: ho preso per tue le dichiarazioni di Letta, ma la domanda sul referendum di Renzi, perso, rimane. Scusa ancora.

  • Che poi Francesco, solo un rimba come me poteva scambiare le dichiarazioni di un ex parlamentare come fossero tue. Giuro che starò più attento.

  • Quindi la domanda che ti ho fatto a questo punto non ha senso. Però avrebbe senso chiedersi cosa abbia votato Letta al referendum di Renzi, cioè se le simpatie o antipatie possano condizionare un voto. Magari non é onesto, ma penso di sì. E io purtroppo non mi sottraggo. Credo di averlo già detto: io sono un Lombrosiano. A qualsiasi proposta di un Di Battista, per esempio, infantilmente, direi No.

  • Caro Pietro Martini, davvero godibilissimo il tuo commento sui possibili ….”compagni di viaggio” nella scelta SI/NO che ci propone il referendum di Domenica e Lunedì.
    La solita “penna” eccezionale alla quale ormai ci hai abituato!
    Sull’onda della tua fine sollecitazione, io mi limiterò banalmente a riaffermare che voterò convintamente SI, così come faranno (tra gli altri):
    GOFRFREDO BETTINI, TITO BOERI, FELICE CASSON, LORENZA BALDASSARRE, . GIORGIO FERRARA, GIOVANNI FLORIS, EMILIO GIANNELLI, PIETRO ICHINO, GAD LERNER, ENRICO LETTA, SELVAGGIA LUCARELLI, ANTONIO PADELLARO, ELISABETTA PALICI DI SUNI, ROBERTO PEROTTI, ANTONIO POLITO, SALVATORE SETTIS, BEPPE SEVERGNINI, BARBARA SPINELLI, GIOVANNI VALENTINI, MAURO VOLPI, ROBERTO ZACCARIA.
    E mi sento davvero in …..buona compagnia!
    Cmq, buon voto a tutti, qualunque sia la scelta, perchè in democrazia (magari retta da una bella Costituzione come la nostra) …… si fa così!

  • In democrazia si farà così, ma niente vieta di preoccuparsi. In tutti i casi il referendum potrebbe essere un bel banco di prova per i 5stelle. Se si trasformasse semplicemente in un “a favore o contro Di Maio” , visto il dato dei consensi in caduta verticale, il nostro steward avrebbe di che preoccuparsi. Anche se una persona saggia direbbe che di fronte ad una buona causa si dovrebbe chiudere un occhio, ma una persona che non lo è direbbe che non è una buona causa, anzi, assolutamente inutile e quindi con nessun bulbo da chiudere. Perchè quello che verrà dopo, dopo le promesse di chissà quale riforme, d’accordo o meno, rimane pur sempre un’ipotesi.

  • Non vi sembra che ci si concentri solo sul SI NO, al costo di un caffè, di una coscia di pollo, rappresentatività… trascurando un lato fondamentale, a mio avviso, annidato fra le pieghe del testo: competenze Stato e Regioni.
    Ma forse ho perso qualche battuta.

  • Grazie, Francesco, sei molto cortese per quanto mi dici. Tra le persone che citi, ce ne sono molte di cui ho parecchia stima. Temo tuttavia quello che potrei scoprire se qualche fautore del no inviasse un elenco dei votanti per il sì, però calibrato su altri livelli di credibilità (anzi di non credibilità). Vedremo.
    Sì, Adriano, in effetti si parla spesso dei sistemi elettorali nazionali e non di quelli regionali e, più in generale, locali. Uno dei problemi è anche lo scoordinamento interno ai sistemi attuali. Un motivo in più per sperare che si metta davvero mano a questa materia in modo serio e valido (e già, mentre lo scrivo, mi sento un po’ ingenuo).
    Certo, Ivano, c’è da preoccuparsi, eccome. E sono molto interessato a vedere se una certa fiducia di Travaglio nelle successive riforme sarà avvalorata dai fatti oppure se avrà ragione Giannini ad essere scettico in proposito. Su Di Maio, lasciamolo lavorare.

  • Tommaso Montanari scrive in un post: “La cecità del si” e cita “Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!” (Matteo 15, 14)
    Avendo poca fiducia nella politica in generale e sentendo le più disparate opinioni ho cercato una diversa chiave di lettura: la matematica, spesso bussola di decisioni importanti.
    Tra questi cinque stati, se è vero il numero di parlamentari qui riportato (778 D; 616 E; 925 F; 945 I; 1426 UK), nel rapporto con la popolazione siamo al 4° posto, quasi fanalino di coda.
    La matematica quindi dice SI portandoci, nella classifica, a ridosso della Germania nel fatidico rapporto.

    • Bravo Renato. Come dire “quando Costantini da i numeri, non si scherza mica!”. Non fraintendermi, è pèroprio un complimento alla tua capacità di sintesi matematica, lo stesso metodo che hai usato per le pecche della viabilità e altri peccati capitali urbani.

    • Segnalo a Renato Costantini che sa di matematica, materia di cui so niente e che a scuola mi ha fatto tanto penare, un libro uscito da poco negli USA di Jill Lepore “If then: How the Simulmatics Corporation Invented the Future”, ed. Liveright 415 pag. $ 28,95. Mi ha incuriosito la storia di queste “tech start ups”, come si chiamano oggi che già nel 1959 offrivano servizi tecnologici ai politici per utilizzare dati dei clienti-consumatori-utenti-pubblico per utilizzarli a fini elettorali. E J.F.Kennedy pare fu il primo presidente che si avvalse dei servizi di queste “Simulmatics”, termine che pare una somma, una miscela di “simulazione”, “automatico”, e “matematica”. Il libro racconta anche la storia e le vicende di questi pionieri della tecnologia, della matematica applicata al voto elettorale, dando un aiutino concreto ai politici per spiare gli umori e le preferenze degli elettori su varie faccende.

  • Un presidente di sezione su due ha già rinunciato, scrutatori che verranno sostituiti dalla protezione civile, misure anticovid rigidissime e con un rischio di astensione altissimo. L’ho già scritto, i pochi che ci andranno creeranno comunque assembramento. Molti anziani, io lo sono già, staranno a casa per paura del contagio.
    Era così necessario? Non si poteva rimandare? Quale legge, quale regolamento lo vieta? Hanno avuto tempo per pensarci.
    E di questa probabile astensione chi se ne avvantaggerà?
    Francesco: dove sta Libertà è partecipazione?
    Pietro: lasciamoli lavorare? E non lo sto chiedendo solo per Di Maio.

    • Sono pienamente d’accordo, Ivano, sull’aumento dei rischi di contagio, sia per chi andrà a votare, sia per il personale docente e non docente e per gli studenti che torneranno poi in quegli ambienti.
      A certe “disinfezioni” sappiamo quanto credere. Ovviamente, speriamo che non si creino a Crema dei focolai per questi motivi e auspichiamo tutti che ogni cosa vada per il meglio.
      Sul fatto poi che questo referendum stia diventando una sorta di compensazione propagandistica per coprire i cali di consensi dei 5Stelle, sono pure d’accordo.
      Sul resto, non molto. A partire dal timore di “oligarchie economiche” causate specificamente da questo taglio di poltrone. E dal timore che questa scelta sia poi la causa di maggiori arroccamenti delle segreterie dei partiti nel negare il voto di preferenza ai cittadini. Oggi le oligarchie economiche sono una cosa e le oligarchie politiche un’altra: queste sono costituite dai partiti, che comunque e dovunque, anche se avessimo non 2.000 ma 4.000 “legislatori”, continuerebbero a bloccare dall’alto i possibili meccanismi di maggior rappresentatività popolare non controllata dalle loro segreterie.
      Infatti, il punto sarà poi questo: se ci si limiterà a questa sforbiciata oppure se si metterà mano in modo serio al sistema elettorale. Vedremo.

  • Franco, nostro ottimo C.R. maior, mi chiede di circostanziare meglio l’accenno al sotteso cambiamento nelle competenze Stato-Regioni. Pur non avendo letto il testo integrale, mi è bastato metter le parole chiave in internet per verificare un argomento portato per il NO, che invece mi sembra un punto forte per il SI E fra le varie fonti, per dote di sinteticità, riprendo da Stefano De Martis: “…novità più evidente della riforma sottoposta a referendum è la modifica del riparto delle competenze tra Stato e Regioni, con l’eliminazione della cosiddetta “legislazione concorrente”.
    Insomma, non ci saranno più materie in condominio, ma soltanto materie di competenza statale e materie di competenza regionale. Tra le prime sono aggiunte materie nuove rispetto al testo in vigore.
    Rientrano nella competenza esclusiva dello Stato, per esempio, le grandi reti di trasporto e dell’energia e le norme generali in tema di salute e politiche sociali, ma anche la tutela del risparmio e la promozione della concorrenza, la sicurezza sul lavoro e la formazione professionale, così come l’ordinamento delle professioni e la tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. L’elenco completo è nell’art. 31”

    • Ho cercato di andare “alla fonte” anche per vedere se un “cittadino qualsiasi” qual io sono è in grado di interpretare correttamente una Legge votata dal parlamento ed emanata dal Presidente.
      La Legge, così come pubblicata in Gazzetta Ufficiale, consta di soli 4 articoli, (previa avvertenza) e li riporto di seguito:

      Avvertenza:
      Il testo della legge costituzionale e’ stato approvato dal Senato
      della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta
      dei suoi componenti, nella seduta dell’11 luglio 2019, e dalla Camera
      dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza dei due terzi
      dei suoi componenti, nella seduta dell’8 ottobre 2019.
      Entro tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del
      testo seguente, un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila
      elettori, o cinque Consigli regionali possono domandare che si
      proceda al referendum popolare.
      Il presente comunicato e’ stato redatto ai sensi dell’art. 3 della
      legge 25 maggio 1970, n. 352.

      Art. 1.

      (Numero dei deputati)

      1. All’articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti
      modificazioni;
      a) al secondo comma, la parola: « seicentotrenta » e’ sostituita
      dalla seguente: « quattrocento » e la parola: « dodici » e’
      sostituita dalla seguente: « otto »;
      b) al quarto comma, la parola: « seicentodiciotto » e’ sostituita
      dalla seguente: « trecentonovantadue ».
      Art. 2.
      (Numero dei senatori)

      1. All’articolo 57 della Costituzione sono apportate le seguenti
      modificazioni:
      a) al secondo comma, la parola: « trecentoquindici » e’
      sostituita dalla seguente: « duecento » e la parola: « sei » e’
      sostituita dalla seguente: « quattro »;
      b) al terzo comma, dopo la parola: « Regione » sono inserite le
      seguenti: « o Provincia autonoma » e la parola: « sette » e’
      sostituita dalla seguente: « tre »;
      c) il quarto comma e’ sostituito dal seguente: « La ripartizione
      dei seggi tra le Regioni o le Province autonome, previa applicazione
      delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione
      alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale,
      sulla base dei quozienti interi e dei piu’ alti resti ».
      Art. 3.
      (Senatori a vita)

      1. All’articolo 59 della Costituzione, il secondo comma e’
      sostituito dal seguente:
      « Il Presidente della Repubblica puo’ nominare senatori a vita
      cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel
      campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero
      complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della
      Repubblica non puo’ in alcun caso essere superiore a cinque ».
      Art. 4.

      (Decorrenza delle disposizioni)

      1. Le disposizioni di cui agli articoli 56 e 57 della Costituzione,
      come modificati dagli articoli 1 e 2 della presente legge
      costituzionale, si applicano a decorrere dalla data del primo
      scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla
      data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e
      comunque non prima che siano decorsi sessanta giorni dalla predetta
      data di entrata in vigore.

      Ora,se qualcuno più preparato/accorto/ di me, (ammetto in premessa il mio “dilettantismo” in materia) mi aiuta a capire come questi 4 articoli possano essere interpretati come proposto da Stefano De Martis e citato da Adriano: “…novità più evidente della riforma sottoposta a referendum è la modifica del riparto delle competenze tra Stato e Regioni, con l’eliminazione della cosiddetta “legislazione concorrente”, lo ringrazio sin d’ora!
      . Così, per capire è!

    • No, non ci capisco, eppure questa citazone è multipla e viaggia fra internet e celluari. Povero cittadino, sprovveduto come me…

  • Quindi abbiamo “duemila legislatori”. In effetti è così, prima le greppie partitiche regionali non c’erano. Nemmeno la greppietta dei parlamentari europei (sono molti di meno). E sappiamo sin troppo bene come “legiferino”, tutti questi parassiti, ai vari livelli di mangiatoia.
    E domani tiriamo in piedi tutto questo ambaradan, costoso e rischioso, perché “settantuno voltagabbana” si sono fatti zelatori del referendum e sperano che i cittadini ribaltino una decisione presa “al novantotto per cento” dai parlamentari eletti dai medesimi cittadini, tra cui loro stessi settantuno. Una cosa assurda. Il parlamento italiano, mica la bocciofila fuori porta, aveva già deciso quasi all’unanimità e la stragrande maggioranza degli italiani si sarebbe limitata a prendere atto della decisione, spesso con soddisfazione.
    Vado subito a vedermi questi settantuno nomi e se i quattordici deputati contrari ne fanno parte oppure no. In pratica, i “voltagabbana” potrebbero essere da 57 a 71. Interessante, da vedere, anche a quali partiti appartengono e quindi chi sono i loro capigruppo alla Camera.
    Chiarissimo, istruttivo, convincente.
    Bisogna far diventare Travaglio di destra. Non è pensabile lasciare una persona così in gamba dall’altra parte della barricata, mentre di qua abbiamo Belpietro e Senaldi.
    Grazie, Francesco.

    • Ma mastro Travaglio Marco, non è affatto :uno di sinistra”, Petro M, anzi! È sremplicemente ( e scusate se è poco!) un professionista ‘come si deve” che fa giornalismo “come si deve” attorniato da giornalisti come Padellaro, Gomez, Scanzi, Sommi and so on, che non hanno “editori padroni” da assecondare, totalmente indipendenti. Questa la ragione per la quale leggo, sostengo, sono abbonato al”Fatto” !

  • Ho ascoltato Travaglio e in sintesi dice semplicemente che l’Italia ha bisogno di riforme e che questa é così piccola e semplice nella formulazione che per gli elettori sarà una sciocchezza decidere. Naturale premessa per altre riforme che verranno, e alla fine anche lui punta il dito sul risparmio che ne verrà e che da molti é quantificato come irrisorio. Per me è così. Poi insiste sul fatto che di legislatori a vari livelli ce ne sono troppi e questo potrebbe voler dire che smantellando i vari ordini che legiferano tutto si semplificherebbe, o almeno il referendum potrebbe essere l’inizio di taglio di emolumenti che tutti nel calderone della politica costano una cifra, e magari per passare dopo al taglio delle varie Istituzioni considerate un fardello come regioni e magari Europa. Anche se non lo dice espressamente. Anche qui mi pare che non ponga altra questione che il risparmio. Ma la chicca è l’accusa di oligarchia rappresentata dagli altri poteri, tipo la stampa o i poteri economici che però in quanto lobby magari influenzano, ma non legiferano. Anche questo non è un paragone legittimo perché se vincesse il Si il potere politico sarebbe nelle mani di pochi dimenticando anche di dire, anzi, affermando il contrario, che saremmo per numero i meno rappresentati in Europa. Insomma, io non ho trovato niente di qualificante in questa difesa del Sì se non che si risparmierà e che forse altre riforme verranno. Forse. Ma non si sa quali e quando. Concludo: riforma di nessun peso, inutile.

  • Francesco, il tuo é un colpo basso. Hai scritto che solo loro sono indipendenti e liberi insinuando il dubbio che tutti gli altri giornalisti, magari di Repubblica. Stampa, magari Domani, siano tutti asserviti. Dimostralo.

  • Marco Travaglio è un liberale senza peli sulla lingua che sarebbe di destra se esistesse una destra moderata in Italia, che non c’è, che storicamente è spesso stata apripista per l’estrema destra, e ha fatto affari e affaroni, mostrando in questo campo di non essere affatto moderata, ma arraffona. Travaglio che è uno intelligente, lo sa che i liberalconservatori in Italia (oggi, quasi ovunque nel mondo) sono di fronte a una scelta decisiva: o tirar su le maniche e alzar la voce e opporsi ai sovranisti parafascisti, oppure far loro da scendiletto, come sta succedendo in molte nazioni, dal Brasile agli Usa, dall’Austria alla Polonia, all’Ungheria, Italia inclusa.

    • Nessun “colpo basso” Ivano, quello che è accaduto con il cambio di editore/proprietario di Repubblica è sotto gli occhi di tutti!

  • Io non ho ancora avuto questa impressione. La linea editoriale nei confronti dei 5stelle o del Pd non é cambiata.

  • “Linea editoriale nei confronti di….” stiamo parlando di giornalismo o di ….agit prop?!? Mi chiedo, Ivano!

  • Perché il Fatto é così duro e puro da non fare politica? Se poi vuoi dire che Travaglio non fa politica allora non ci capiamo proprio. La propaganda per il Sì cos’è? O la rifirma dei cinque stelle é al di sopra di ogni giudizio perché assolutamente giusta? Dai, non esagerare.

  • E, padroni o non padroni, ognuno sceglie il suo giornale in base alla propria di politica. Di Repubblica ai tempi di De Benedetti, che si dice sempre di sinistra, il padrone dichiarava che a lui della politica non fregava niente. In quanto imprenditore gli interessava solo che il suo giornale vendesse.

  • Mi viene un sospettto: ma non avremmo dovuto sospendere i commenti 24 ore prima del voto? erto, non siamo un giornale, ma… Io vado a votare, poi ne riparliamo.

  • Era venuto anche a me Ivano, però credo che i nostri scambi di opinione nn siano proprio “propaganda elettorale” no?

  • Commmento ovviamante rivolto a Adriano.

    • Certo, Ivano chiedo scusa per il misunderstanding!

  • I due commenti di ieri, di Francesco e Marino, sulla posizione politica di Travaglio mi rincuorano. Mi ero fatto, probabilmente, l’idea errata che fosse di sinistra. Ma so che destra e sinistra sono categorie da tempo contestate dai più callidi cultori di politologia. INoltre, non leggendo il Fatto Quotidiano (né altri quotidiani), devo ammettere di aver forse espresso un’opinione basata su elementi insufficienti. Non lo so, sarà che ai miei tempi a Crema molti a sinistra, soprattutto i Sessantottini, avevano i riccioli. Forse è questo flash-back adolescenziale ad avermi tratto in inganno su Travaglio. Mah.
    Tutto sommato, meglio così. Un conforto non da poco, cari Francesco e Marino. Bene.
    L’idea di un liberale orfano del liberalesimo, come dice Marino, forse di un moderato progressista orfano del progressismo moderato, aggiungo io, persino di un liberal-conservatore orfano del liberal-conservatorismo, magari addirittura di un laico tollerante orfano della tolleranza laica potrebbe spiegare allora non solo certe sue uscite ma anche, e soprattutto, la più generale orfanità politica, partitica e, diciamo pure, generazionale di una parte, forse non maggioritaria numericamente ma non così defunta e inumata del tutto, del corpo elettorale italiano,.
    Ma son discorsi da vecchi repubblicani, vecchi liberali, vecchi tout court. Siamo nel 2020, per cui eccoci qua, tra il PD, la Lega, i 5Stelle, Fratelli d’Italia, Forza Italia e i suonatori della banda del tre per cento, che se arriva il cinque han finito di strombazzare. Questo, oggi, passa il convento (meglio, la conventicola).
    Grazie comunque delle precisazioni, su Travaglio mi fido, mi avete convinto.
    Se adesso mi convinceste che Belpietro e Senaldi, in realtà, tirano un po’ a sinistra (anche solo un po’, magari solo un pochettino), mi sentirei ancora meglio. Mi accontenterei anche se me lo diceste di Porro o Giordano, persino di Del Debbio. Ma temo che stavolta non potrete rassicurarmi troppo. In ogni caso, nessun problema, amici come prima.
    Stamattina ho votato nella mia vecchia scuola media.
    Mentre crociavo per il sì, un pensiero terribile e tardivo mi ha colto tra i teli della cabina: non è che anche Fusaro vota per il sì? Perché questa sarebbe stata forse l’unica cosa in grado di farmi cambiare idea. Mi informerò. Ma ormai è fatta, la croce l’ho messa.

    • Non so dire per certo se destra o sinistra esistono ancora o sono anche categorie vintage, muffa, o quella parola che poi si va a vedere il significato sul vocabolario (come si dovrebbe fare sempre), e cioè categorie, schemi “obsoleti”. Certezze non ne ho, ma esistono sempre differenze, battaglie che dividono. Per esempio, Giorgio Bocca diceva che con Vittorio Feltri non condivideva proprio niente: mia madre direbbe: neanche le unghie dei piedi. A volte basta guardar in faccia qualcuno per capire che non condividi niente o quasi con quella faccia. Che sia di destra o sinistra, il giornalista che osservi o lo senti parlare conta poco. Ma cito un’altro esempio: Paolo Sylos Labini era un economista liberale di fama mondiale. Negli anni del berlusconismo dominante Sylos Labini si battè come un leone, come si batterono Travaglio e altri liberali, contro quelli che giudico personalmente falsimoderati come Berlusconi, e quelli che gli stavano intorno che Stajano chiamava “i cavalli di Caligola”. Non sono un liberale, non posso esserlo perchè le mie origini, il mio mondo a cui resterò legato per sempre è quello socialista democratico che ha una storia di base socialista. Ma quando c’è bisogno di contrastare certe derive o certi personaggi è necessario far fronte comune, smetterla con i partitini che non servono a niente e unirsi: liberalconservatori onesti, democratici e seri, con la sinistra riformista altrettanto onesta e seria, ambientalisti non orfani dei gruppettari che di campagna sanno nulla, giovani e vecchi che rispettano e credono sul serio nella democrazia, anche quelli che vorrebbero riforme più radicali, ma che hanno il buon senso dei piccoli passi avanti. Non so se questa è la sinistra, ma ricordo bene cos’è stato Sylos Labini e le battaglie di Marco Travaglio contro Berlusconi.
      “Repubblica”, giornale che conosco bene non è una pietra miliare. I giornali cambiano, e a volte diventono poco riconoscibili. Come direbbe il magistrato assassinato Livatino, non si tratta di “credere ma di essere credibili”, e un giornale che passa di proprietà e che non potrà mai attaccare la Fiat e società collegate smette di essere credibile, nonostante ancora buoni giornalisti che ci scrivono, e che debbono portar a casa la pagnotta. Ho imparato a seguire alcuni giornalisti di qualità che scrivono su vari giornali, piccole bandiere d’indipendenza o semindipendenza dentro contenitori d’opinione più o meno indirizzata dalla proprietà. Non c’è più un giornale di riferimento per nessuno, sempre che non accetti di passare sopra a un fracco di cose. Ci si accontenta, e ci si tura il naso, ma non è detto che sia la cosa giusta. E così mischio gli acquisti, cosa che ho sempre fatto, e quando si poteva, anche in biblioteca, a Milano o a Crema. Oggi, anche online. Anche “Avvenire” ha buoni collaboratori, anche “Il Foglio”, pure “Domani” quotidiano fragile, a cui conto i mesi di resistenza, ma con notizie che altri sottovalutano o dimenticano. Non mi stupisce che Bernardo Valli grandissimo cronista si sia dimesso da Repubblica e dall’Espresso. C’è un vuoto, uno scoramento che attraversa la categoria del giornalismo progressista italiano, e oltre a ciò sono sempre di meno le persone che acquistano i giornali cartacei.

  • Marino hai citato una persona, Sylos Labini, di riconosciute internazionali competenze in campo economico e di rettitudine etico/ morale esemplare. Una per tutte la sua presa di posizine nei confronti di Andreotti rispetto al caso Salvo Lima, che culminò con le sue dimissioni dal Comitato tecnico scientifico del Ministero Bilancio!

  • Ottimo, Fusaro ha votato per il no.

  • Questo mi offende😜

    • Hai ragione, Ivano. L’ho proprio fatta grossa. Un colpo basso. Scusami.
      Ti propongo di rimediare alla longobarda. Come guidrigildo risarcitorio, trovane uno che abbia votato per il sì che possa pareggiare l’offesa e quindi comporre la questione.
      Sono sicuro che su certi personaggi potremmo avere un’opinione condivisa.
      Nel frattempo, mi pare che due terzi dei cremaschi abbia votato per il sì.
      E così, proprio da questo momento in poi, vedremo quanto “pesano” le promesse di certi politicanti.

  • Di Maio, ti basta?

  • In alternativa al ministro c’è anche Briatore, che non è un maitre a penser come Fusaro, ma anche lui é influente.

  • Ottima scelta, Ivano. Vada per Briatore. Pareggiati i conti. Due esibizionisti presenzialisti narcisisti.
    Comunque, il settanta per cento di sì e la partecipazione superiore al cinquanta per cento (visti anche certi referendum del passato) mi sembrano due dati significativi, tenuto anche conto che sarebbero bastati il cinquantuno per cento di sì e l’uno per cento di partecipanti, considerando inoltre che il parlamento aveva già deciso tutto e che quindi l’interesse degli italiani avrebbe potuto essere minimo. Non mi sembrano segnali da poco. Adesso, però, il banco di prova, la cartina di tornasole, la prova del nove, il momento della verità sarà la rimozione oppure no del blocco delle liste, il ripristino o meno del voto di preferenza. Lì dobbiamo aspettarli, pesarli e valutarli, questi nostri cosiddetti “rappresentanti”.

  • Questi i dati: al referendum relativo alla conferma del taglio dei parlamentari:
    ha partecipato il 53,84% (!) degli Italiani (anche se non c’era alcun quorum da raggiungere!) e il 70% di loro ha votato SI.
    Il risultato mi pare eccezionalmente chiaro, con una grande testimonianza di partecipazione democratica.
    Personalmente spero che, da subito, il Parlamento lavori per darci una nuova legge elettorale che ci consenta di sceglierli, questi Parlamentari, chiudendo la triste esperienza di candidati “paracadutati” su “collegi sicuri” per scelte correntizie di partito, che col “territorio” nulla avevano a che spartire!

  • Pietro, dati significativi esattamente corrispondenti alla facile domanda. Perchè il popolo italiano avrebbe dovuto rimanere insensibile, dopo anni di populismo e propaganda anti casta, quando in molti tirano a campare? A me non è sembrato proprio un indice di maturità dei votanti nè per la partecipazione nè per i risultati.

  • Naturalmente il mio ultimo commento non vuole essere offensivo verso chi la scelta l’ha operata con capacità di analisi, giudizio e conoscenza.

    • Pietro M ed io, con collocaziono politiche abbastanza diverse ( almeno rispetto alle categorie alle quali eravamo adusi, vigenti i “Partiti Classici”) abbiam dato (senza consultarci) interpretazioni convergenti e diverse dalla tua, Ivano.
      Nessun problema credo, peraltro anche le nostre…… “dichiarazioni di voto” erano state diverse. Quando in democrazia si vota, poi ci si conta, una parte vince e l’altra perde, ma tutti quanti accettano il risultato no?

  • Francesco, in tutti i casi dietro a tutto questo c’è uno che gli piace vincere facile, vedi il reddito di cittadinanza, soprattutto adesso che ha bisogno di recuperare il calo di consensi, non solo da ora, e con una divisione all’interno del movimento, con quel cane sciolto di Di Battista, più a destra che a sinistra, che gli dà del filo da torcere. Ma come dici tu, siamo im democrazia e i risultati elettorali non vanno discussi. Ma mai è vero che il consenso é cosa giusta. La politica non é tornaconto personale. Qui siamo al populismo allo stato puro e sappiano tutti a cosa portano i populismi. Contento tu…

    • Ivano mi pare che tu mi attribuisca appartenenze e finalità che fanno a pugni con il molto che ho affermato e testimoniato nei molti commenti di questo post.
      Sono li da rileggere per chi voglia correttamente interpretare!

  • Francesco, non siamo qui a discutere del personale orientamento politico, anche se tu attribuisci ad una mala interpretazione la lettura tuo pensiero. Sia chiaro però che le parole scritte hanno un senso e io pur con buona volontà, dopo mesi di confronto, credo di non aver mai letto una minima punta critica nei confronti del Movimento. Criticità evidenziate sia da destra che da sinistra e che tu hai sempre sorvolato. Ho letto poi e sentito le dichiarazioni di ieri dell’Elevato, vero nome Grillo, sempre in tema di democrazia parlamentare e diretta, anche appellandosi a casi della Storia, smentito immediatamente dagli storici che forse ne sanno più di lui, dove addirittura propone l’estrazione a sorte dei parlamentari. Ora, ammettiamo pure che in nostro comico continui a fare il suo mestiere, e prendiamo pure con una bella risata le sue dichiarazioni, ma ricordiamoci che tempo fa ha dato vita ad un Movimento, che ora fa acqua da tutte le parti, ma che potrebbe determinare le sorti di questo governo. In verità non so come andrà a finire tutta questa storia, ma io registro che la riforma elettorale ha già subito uno stop da parte di quasi tutti, quindi addio alle riforme, sul Mes difficilmente si troverà un accordo quando si potrebbe garantire, magari anche al sud, una sanità più efficiente per evitare trasmigrazioni cardiologiche o ortopediche, e quello che credevo rispetto alla vittoria del Sì, quindi un bel riconoscimento, di fatto non darà nessuna garanzia di tenuta. Forse un No li avrebbe fatti riflettere un po’ di più. Chi vivrà vedrà.

  • Ivano sono d’accordo con buona parte delle cose che dici qui sopra, e il successo incredibile avuto dai 5* alla tornata elettorale delle ultime politiche, che tanto ha condizionato il “governo” del Paese nel biennio scorso, credo fermamente sia ascrivibile solo ed esclusivamente alla ….involuzione della politica messa in campo dai partiti nazionali, segnatamente da quelli della cosidetta sinistra!

  • In verità Francesco anch’io credo che la sinistra o centro sinistra abbiano sbagliato moltissimo in questi anni a cominciare da Renzi e dal suo culto della personalità. Altrimenti la riforma del 2016 l’avrebbe vinta, magari senza cacciare Letta che anche tu hai ricordato. Perché anche lì si trattava di risparmi. Non capisco proprio questo paese così schizofrenico.

    • Hai esemplificato con Renzi, Ivano e lui, oltre all’indubbio culto della personalità , ha messo in gioco, assieme alla sua “famiglia allargata” interessi economici e di potere mica da ridere! E quelli, specie se occulti, son quelli che ….fanno girare il mondo!

  • Dai Francesco, non fare il complottista anche tu. Quello che é stato Renzi, anche alla luce del sole, basta e avanza. Consoliamoci con la certezza che non rimontera’ più.

  • No, no, altro che “complotto”, lIvano, la magistratura ci ha lavorato assai, sulla “renzi-family” e la vicenda montepaschi, salto dalla finestra compreso, nn so se e come si sia conclusa!
    “Certezza che non rimonti”? Mi fa piacere che tu ce l’abbia, Ivano. Io nn ce l’ho affatto. Nel “buffo stivale” più che la schizofrenia, alligna oramai in modo endemico il malaffare che, credo, sia una delle poche pecche che non si possono addebitare ai 5*!!!!

    • Per ora.

  • Ivano, i 5* hanno avuto un enorme (oversize) successo elettorale come movimento di protesta, ubriacati dal successo si sono fatti coinvolgere in una prima esperienza di governo senza aver assolutamente maturato un minimo di esperienza parlamentare …..”ad costruendum”, assieme ad un partito, la lega (!), proiettata in ambito nazionale con enormi sostegni economico/propagandistico/organizativi, non solo, ma, come sappiamo, dopo un anno hanno addirittura cambiato partner di governo e stavolta con un partito , il PD zeppo di personaggi che di esperienza di governo ne avevano ….pure troppa!
    “Governanti” non ci si improvvisa, non basta la “freschezza del nuovo che avanza”, anzi, in mezzo a tanti …..”furbacchioni”, si perde solo la bussola (ammesso che, perso il “navigatore capo”, una “bussola” ancora ci fosse!) e si …sbanda, ma “di brutto di brutto”, ed è proprio quello che è accaduto/ sta accadendo ai 5* che, udite udite, provano a riciclarsi come “partito”!
    Cosa accadrà? Questa maggioranza parlamentare reggerà a questo ….”cambio in corsa”? Il momento, decisamente, per la nostra democrazia, è dei più tosti, c’è da ricostruire e gestire l’enormità dei soldi UE.
    Personalmente, confido nella “saggezza” del “combinato disposto “Mattarella/Conte/Zinga” e ….incrocio le dita!
    Fuori ci sono i lupi!!!!

    • I Cinque Stelle, gli amici di Grillo, che grazie a lui sono in Parlamento hanno anche delle buone idee, come quella di diminuire lo stipendio dei parlamentari, che altri partiti, sornioni, non-portano-avanti, ma stanno mosci, sull’argomento. Sui soldi hanno fatto battaglie che stimo, anche se difficili, con non pochi eletti fra di loro che si sono defilati. I soldi sono la temperatura per misurare tanti dettagli importanti, nella politica e non solo la politica. La febbre è lì. E chi non ce l’ha è perchè, non di rado ha messo il malloppo nel freezer. Ma ho trovato fin dall’inizio ridicolo quando i Cinque Stelle parlavano di ricambio, di eletti solo per un tot; quando si gusta la torta delle palanche, e c’è chi non ha mai lavorato, abbandonare lo scrannio, la poltrona parlamentare può essere un fastidio. C’è il paracadute del gruppo misto, e c’è chi come Di Maio uno che difficilmente tornerebbe a far il precario allo stadio. Può sempre dire che mancano gli spettatori paganti, quindi tanto vale restare dov’è.

  • Tridico, anticasta che diventa casta, si parla di soldi, dai più considerato un incapace, vedi gestione sussidi Covid.

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