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ADRIANO TANGO

A colpi di vaccini politici?

Non parlare di CoviD adesso è impossibile: vorrebbe dire non voler vedere. Lo spunto a riprendere il discorso vaccini mi viene da una intelligente domanda del nostro CR Torrisi, nei commenti al mio ultimo sul tema epidemia, in cui in sintesi chiedeva come si fa a trovare un vaccino stabilmente efficace verso virus così freneticamente

Non parlare di CoviD adesso è impossibile: vorrebbe dire non voler vedere.
Lo spunto a riprendere il discorso vaccini mi viene da una intelligente domanda del nostro CR Torrisi, nei commenti al mio ultimo sul tema epidemia, in cui in sintesi chiedeva come si fa a trovare un vaccino stabilmente efficace verso virus così freneticamente mutanti.
Ribadisco quanto affermavo in risposta: si tratta di trovare componenti costanti nonostante le mutazioni. È infatti vero che Covir19 è già mutato almeno duecento volte, ma si tratta di dettagli, come dire il colore dei capelli di un soldato in un esercito aggressore.
Il “primo vaccinatore” Jenner, fu così fortunato da trovare una componente costante fra virus cugini, del vaiolo bovino e umano, così l’immunizzazione ad uno proteggeva anche dall’altro.
Contro il virus HIV, con tutta la nostra scienza, ancora non ce la spuntiamo, con quello influenzale siamo costretti a rinnovare i vaccini annualmente secondo i ceppi “di moda”, ma si lavora ancora al vaccino unico.
E con l’amico con la corona come stiamo messi?
In altre parole come dobbiamo porci, non solo nelle opinioni ma nelle decisioni pratiche, verso questa corsa al vaccino che promette miracoli a tempi brevi, ma sempre per bocca di politici? Si parla tanto, ma per chiare motivazioni di supremazia mondiale d’immagine.
Già, perché coronavirus è un virus “a palla”, come la Luna, e a questa si è sostituito nella corsa al primato, rinverdendo la guerra fredda.
Ma, per fortuna, non è la prima volta che la scienza si misura con una corsa contro il tempo di questo genere: SARS, MERS, Zika, Ebola, sono stati già banchi di prova sul far presto e bene contro un nemico sconosciuto.
Il metodo più comune per costruire un vaccino alla svelta? Un virus innocuo si usa come vettore, cioè una struttura versatile che funge da carro trasportatore di un frammento del virus nocivo di turno su cui attrarre l’attenzione del sistema immunitario, perché allerti le difese. Ovviamente avere il carretto già pronto fa risparmiare tempo e da garanzie più solide su eventuali rischi.
Ricordate come facevano i Greci con le statue dal corpo già pronto, bello e togato, su cui montar la sola testa del “commemorando illustre” di turno? Niente di nuovo quindi.
I test di efficacia e sicurezza possono inoltre essere accelerati con vaccinazioni “ad anelli concentrici”: si parte da un ipotetico epicentro e si vaccinano nuovi soggetti a intervalli, come le onde che si allargano nell’acqua. In pratica si simula un focolaio epidemico reale a partire dal fatidico caso 0.
Questa non è tuttavia la fase III di cui sui sente sempre parlare, che prevede lo studio controllato di efficacia e eventuali reazioni su decine di migliaia di volontari. La proiezione matematica dei risultati iniziali non è certo la stessa cosa.
Ma l’interesse in gioco è alto: chi “libera” prima le energie produttive dall’orpello della pandemia si porta in vantaggio sugli avversari economici. Già, a questo si è ridotto il mondo: una sorta di ring finanziario.
Stratagemmi da paesi dell’est, starà pensando chi interessato al discorso. Non è detto, visto che anche il Regno unito pare stia imboccando questa scorciatoia.
Tuttavia ci sono altri mezzi “leciti” per tagliare i tempi morti: eliminare tutte le lungaggini amministrative interne anche alle stesse aziende, fra riunioni e altro, ad esempio.
E c’è soprattutto un espediente, rischioso economicamente, ma di sicura efficacia: avviare la produzione dei vaccini più promettenti ancor prima della conclusione degli studi, salvo distruggerli poi in caso di errore valutativo, e ciò è reso possibile dall’imponenza degli investimenti messi in campo.
Ma a torta finita bisogna comunque ricordare che stiamo parlando di reazioni naturali, che hanno i loro tempi, sia per il riscontro di efficacia che per quello di sicurezza. In altre parole le risposte ricercate si basano su dati statistici su grandi numeri e lungo termine.
Si è ipotizzata un’ulteriore compressione dei tempi mediante il “challenge”, cioè l’infezione di volontari già vaccinati ma con il virus vero, ma le remore etiche, data la pericolosità dell’agente, sono ovvie, e poi le condizioni, lontane da quelle di un’infezione spontanea, potrebbero falsare le conclusioni. Banalmente, le prime obiezioni che mi vengono in mente sono: chi, e con che quantità virale e con che vettore (aerosol di gocciole, particelle etc.) infettare il vaccinato? È infatti ormai chiaro che l’infezione non è un evento stocastico (tutto in un colpo, come una folgorazione) ma proporzionale alla dose in rapporto alle difese innate del soggetto, e si suppone che questi volontari siano tutti aitanti giovanotti, non bronchitici cronici, o cardiopatici e diabetici, magari anche di non avanzata età (io con il mio 73% di rischio morte in caso di contagio, no, proprio non andrei bene).
Resta infine lo scoglio fondamentale, come in tutti i campi della medicina: la frammentazione dei gruppi di studio. Dieci piccoli laboratori non fanno il lavoro di uno congiunto, e se le risorse mondiali cooperassero realmente, l’accelerazione, e soprattutto la sicurezza, sarebbero ancor maggiori.
Intendiamoci, il fatto stesso che i virologi cinesi abbiano reso pubblico il genoma del nuovo virus appena sequenziato è un fatto inedito, e io credo in questo gesto di libera cooperazione, ma purtroppo siamo tutti così assuefatti alla malafede che è stato scambiato come dimostrazione che il virus era di loro produzione (e già, che erano così stupidi da darci la sequenza se avessero voluto farci del male).
A questo punto credo che i più si staranno chiedendo: ma con queste premesse, come possiamo fidarci a vaccinarci, quando arriverà l momento? Semplice, l’EMA (Agenzia Europea Medicinali, corrispettiva della FDA americana) vigila che tutti i passaggi siano stati eseguiti, con la contropartita che è inutile scalpitare: ma quanto ci mettono!
E sicuramente spunta la seconda domanda: ma non sono pericolosi i vaccini?
Rispondo con tranquillità: se uno è così sfigato o malmesso da essere ridotto a mal partito da un incontro con un gatto arrabbiato, ma se davvero incontrasse un leone (il virus intero) cosa gli succederebbe? E visto che nel bosco (la società degli incontri) ci dobbiamo andare tutti, appena possibile vacciniamoci, ma intanto affiniamo quelle tecniche di buona condotta che possono comunque ridurre i rischi, e di molto!
Guardate le curve dei contagi comparandole per i vari Comuni d’Italia, e ve ne renderete conto.

ADRIANO TANGO

23 Ott 2020 in Sanità

4 commenti

Commenti

  • Carissimo brother doctor, mi pare proprio che le certezze siano ancora:
    1° cercare di non beccarlo (!! Monsieur De Lapalisse, docet!): occhio agli incontri “ravvicinati” e mascherina a profusion, in faccia all’altro in primis, e a te stesso, pure!
    2° mantenere in forma il corpaccione (decrepito di suo, per usura da prolungato utilizzo!)
    3° dare una mano al sistema immunitario coadiuvandolo con vitamine e alimentazione rispettosa dei metabolismi di ognuno
    4° non fare cazzate che provochino guai da raffreddamento, xchè quella è la stagione!
    Quanto al vaccino, premesso che guardo ai vaccini di “nuova generazione” (dai contenuti plurimi a magari anche aggravati, non so fino a che punto …..”garantiti”) con attento, motivato sospetto, mi pare capire che i tempi sono cmq ancora lunghi e ci sarà tutto il tempo per ….ragionarla bene.
    Ai tempi nessuno si sognava di non vaccinarsi (le “arole ‘n sei bras” erano li a dimostrarlo), ma appunto, erano altri tempi!
    Prezioso cmq che chi sa (e tu sei uno di quelli) ci tenga aggionati, perciò grazie!

  • Non far cazzate è il metodo secondo il quale nella provincia di Cremona i contagi sono stati tenuti a lungo sotto numeri preoccupanti (soliti grafici). Sulla sicurezza l’EMA è solida, non ci potrebbe ingannare, quindi chi usa i datidella fase due per amplificarli matematicamente, come cinesi, Russi, e pare prossimamente Inglesi, che Europpei non son più, lo dichiarano, altrimenti basta informarsi per trovar garanzie.
    Ricordiamoci che abbiamo sconfitto il vaiolo nell”intero mondo col vaccino!
    Facendo cose in tale sicurezza il tempo ci vuuole. Quando prelevavo liquidi organici di Pazienti a cacia di batteri e corrispettivo antibiotico, ai Pazienti e familiari che protestavano: “ma che lo fanno in Americo quest’esame che non arriva mai!”, dovevo ogni volta spiegare che il germe va prima fatto crescere (cinque giorni), e poi messo a contatto con l’antinìbiotico e ucciso (un paio di giorni). Tempo compressibile? Un fattorino interno invece del giro posta. Ma in questo caso l’avvvio in preproduzione, contemporanesa alla fase tre, può molto. Ma i soliti malfidenti penseranno ” Chhi ci asicura che se sono emerse falle poi lo buttano?”

    • “Science is increasingly worried that the virus will become endemic, a permanent part of our lives going forward”
      Jelani Cobb, The New Yorker, 3.11.20.
      C’è preoccupazione che ‘sto virus diventi endemico. Parte del nostro vivere.

  • Ma secondo voi la spagnola quanto ci ha messo a scomparire? Intorno ai venti anni, e per la concorrenza di un secondo virus intanto entrato in campo per mutazione. I virus non scompaiono, mutano e si adattano, o entrano addirittura nel nostro stesso DNA facendosi “portare a balia” nelle riproduzioni future della specie. Le istruzioni per l’uso della produzione della placenta femminile pare siano di derivazione da un virus sinciziale, e non è per niente illogica la cosa. Quindi concordo sulla previsione.

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