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ANNA ZANIBELLI

Cenerentola docet: come trasformare una storia virtuale in una storia reale

Mai come in questo tragico periodo da astinenza da relazioni fisiche che i “santi” social network vanno per la maggiore. Siamo connessi ragazzi! Oserei dire anche un tantino disinfettati, frustrati, inc…ati, mascherinati ma sempre connessi. Cosa c’è di meglio, dunque, che lasciarsi conquistare da queste piazze virtuali e da orde di pseudo corteggiatori on line?

Mai come in questo tragico periodo da astinenza da relazioni fisiche che i “santi” social network vanno per la maggiore. Siamo connessi ragazzi! Oserei dire anche un tantino disinfettati, frustrati, inc…ati, mascherinati ma sempre connessi.
Cosa c’è di meglio, dunque, che lasciarsi conquistare da queste piazze virtuali e da orde di pseudo corteggiatori on line?
Se togliamo una serie di morti di fame, psicopatici, maniaci, pescatori a strascico che buttano chilometri di rete perché di sicuro rimane impigliato qualcosa, puó darsi che si incappi in un uomo normale. Un individuo per bene, piacevole, una persona come noi, insomma.
La donna media, in periodo pre-in-e post lock down, si è infatti destreggiata per settimane tra didattica a distanza dei figli, lavoro in Smart working, nevrosi di vario tipo, esaurimenti, preoccupazioni per la salute dei suoi cari e anche per se stessa…
Se a un certo punto è capitato il principe virtuale, lontano migliaia di chilometri ma presente in tempo reale sullo smartphone, chi non avrebbe preso una sbandata in un momento di così grande fragilità? Soprattutto se ci si sente ascoltate, comprese e, dopo un po’, questo si sbilancia pure a parlare di sentimenti?
I principi azzurri virtuali hanno una presa straordinaria in questo periodo e noi donne dobbiamo stare all’erta e tenere gli occhi sulla palla… ops, sulla scarpetta.
Impariamo da Cenerentola! Allo scoccare della mezzanotte, lei se ne va. Senza esitazione. Il principe rimane un po’ stordito e ci vuole un po’ prima che si ravveda.
Anche noi, Cenerentole contemporanee, se un “uomo virtuale” ci piace davvero, la tentazione di abbandonarci ai sogni è forte. Ed è proprio a questo stadio pericoloso che si deve uscire di scena. Bisogna farlo con classe, eleganza, ma senza indugiare.
Ho sentito parlare donne che hanno passato mesi in queste relazioni a metà e hanno finito col perdere se stesse. Sono rapporti che creano illusioni, dipendenze, e nascondono insidie di vario tipo.
Certo, dispiace lasciare una persona che meritava, ma anche Cenerentola del resto, pur avendo trovato addirittura il figlio del re, sul più bello se ne va.
Mentre torna alla sua vita grigia peró, tiene stretta al petto la scarpetta di cristallo e confida nel destino.
E anche voi, se è vero che vi ha fatto sentire una dea e vi ha fatto capire che non eravate importanti ma di più, beh, ora toccherà dimostrarvelo nel mondo reale. Più prima che poi. E non ci sono scuse che tengano!
Ma anche qui Cenerentola insegna!
Il principe infatti ( un vero uomo e non un ciarlatano) non si è lasciato intimidire e ha cavalcato per chilometri alla ricerca della ragazza del ballo.
Ha trovato peró una donna vestita alla peggio e sporca di cenere. Perché cari miei, quando si entra nel mondo reale, occorre accettarsi e, se si vuole, amarsi per quello che si è, nella nostra normalità.
Ma almeno si puó cucinare insieme un bel piatto di spaghetti e bersi un prosecco.

ANNA ZANIBELLI

12 Nov 2020 in Vissuti

11 commenti

Commenti

  • Molto simpatico il tuo post, Anna, a partire dalla ….”attualizzazione iconica”: scarpetta di cristallo/scarpotta da jogging!
    Il contatto virtuale consente praterie ai ….”virtuosismi”, protetti come si è, giustappunto, dalla “virtualità”!
    La “normalità” è però il passaggio obbligato se si vuole provare il piacere “reale” (ops!) di “cucinare insieme un bel piatto di spaghetti e bersi un prosecco”, e poi…..sarà quel che sarà!.
    ….addàpassà a nuttata !!!!

    • Ciao Francesco! Come sempre ho fatto il mio solito pasticcio virtuale copiando e incollando la foto due volte! Ma voi avete troppa pazienza con me😄!!!
      Un abbraccio

  • Anna cara
    ma quale pazienza, un piacere sempre ospitare la tua freschezza! Già, piuttosto seccato per tutte le cose che devo fare “in remoto”, a questo aspetto non ci avevo pensato: le cose d’amore online.
    Eppure il discorso è logico: se già normalmente in questo campo, chi più, chi meno, si manda avanti un avatar, costruito con qualche tratto autentico, ma più o meno agghindato come la nostra controfigura da Cinecittà, tantopiù è vero per il rapporto informatico. La rete sembra nata apposta per quello! Tutto il tempo per infiorare la nostra immagine di buoni sentimenti, di un passato che giustifichi qualche ombra senza dover proprio mentire, insomma, quell’io di cui ci serviamo anche nel nostro dialogo intimo, quando di guardarci dritto negli occhii proprio non ce la sentiamo. E allora cosa devo dire: povere ragazze?
    Ma perché l’orco dovrebbe sempre trovarlo una donna? Mi piacerebbe qualche storia così al maschile allora!

    • Adriano ciao! Io da donna ho espresso un punto di vista femminile. È chiaro che i “cialtroni sentimentali” esistono in ambo i sessi, purtroppo… 😩

  • Come no, una bella principessa che cavalchi chilometri per venirmi a cercare! Disponibile, poi, anche alla separazione dei beni e usufrutto dei suoi, mai dicendo che sono anche miei. Chiuderei anche un occhio, se dovessi mettere le pattine da salotto, per non sporcare il Suo salotto. Ho certo sognato anch’io principesse, danarose, passabilmente graziose, ma….tutte puarete son venute a tiro. Una condanna……

    • Marino Pasini, magari erano puarète, ma mi auguro almeno di buon cuore! Grazie del commento, un caro saluto!😊

  • Cara Anna, il tuo occhio femminile, la scrittura agile, fresca manca su questo blog. E la storia della “scarpetta” è più seria, e spiega più di tomi enciclopedici che i figli poi portano al “Libraccio” per vendere a peso, quando i genitori vengono a mancare.

    Sai, non credo tanto nell’esperienza, come nel giovanilismo; tanto che passa è precario, fragile, caso e necessità. E a proposito di principesse, della necessità di sognare un mondo pulito, di principi azzurri ( asfaltatori, o puliscicessi, cacciacataloghi nel buco della Posta, o se preferisci giovani, belli, e straricchi) vorrebbe continuare a sognarlo ancora Judith, 7 anni, il padre deceduto nella strage del Bataclan (130 morti, un sacco di feriti, 7 terroristi uccisi). Dice Judith: “Je voulais etre dans un monde de princesses, pas avec des connards (bastardi) de terroristes”. (Le Nouvel Observateur, 13.11.20). Una bambina il cui mondo di sogni, principesse, scarpette perse, principi azzurri di cui imparare a diffidare (dopo), è stato stravolto prima del tempo, per colpa di “connards”, di bastardi, termine appropriato.

    • Bell’anima Anna, e ottima penna, e bell’approccio il tuo

  • Grazie e un abbraccio a tutti❤️

    • E’ si Adriano, tra “Bell’anima” e “Anima bella” c’è una bella (ops!) differenza, eccome!!!

  • Sai Anna
    il riferimento fiabesco mi colpisce. Già, perché in fin dei conti avresti potuto pensare al lupo di Cappuccetto rosso, invece Cenerentola, una alla fine della storia premiata dai fatti… va bene così!

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