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ADRIANO TANGO

Cambierà questo mondo dopo la pandemia Covid?

Si è detto di tutto, poi si è ritrattato, ma io affermo: sì, e non per bontà, ma di necessità. E premetto, cambierà si spera prima della prossima epidemia! Lo so, gli avvistatori di pericoli sono antipatici, meglio gli imbonitori. Facciamo ora un salto nel settecento, quando due mostri sacri della medicina, di quella scientifica

Si è detto di tutto, poi si è ritrattato, ma io affermo: sì, e non per bontà, ma di necessità.
E premetto, cambierà si spera prima della prossima epidemia!
Lo so, gli avvistatori di pericoli sono antipatici, meglio gli imbonitori.

Facciamo ora un salto nel settecento, quando due mostri sacri della medicina, di quella scientifica il primo, di quella pubblica il secondo, si fronteggiarono come galli: parlo di Koch e Pettenchofer.

Il primo, oscuro medico di campagna ma divorato dalla passione della ricerca, con mezzi domestici poverissimi (scarti di macelleria, carogne infette…) mette a segno le più importanti scoperte del secolo individuando gli agenti del colera, antrace, tubercolosi, e tanto altro. Il secondo, medico con studi umanistici alle spalle, ricolloca l’uomo nell’ambiente e affronta la malattia a partire dall’habitat.
Pettenkhofer di animaletti che si vedono solo al microscopio non ne vuole sapere, e così, dopo aver sfidato Koch bevendo un’intera provetta di vibrioni, senza ammalarsi, potenza dei succhi gastrici, alla fine lo ammette, esistono, ma fanno male solo in cattive condizioni igieniche (umh…).
Fatto sta che con le sue teorie delle falde sotterranee ebbe mandato per imponenti conseguenti opere di bonifica urbana, e ottenne il risultato immediato di sradicare quasi il male (colera), mentre Koch aveva solo aperto la strada a un filone scientifico (solo, si fa per dire!).
Detto per inciso finiranno comunque entrambi male, il primo suicida, il secondo dopo aver mollato moglie e quattro figli per un’attricetta minorenne di cui presto si disinteressa, consunto di malattia, forse per un attacco cardiaco finale. Meglio cento giorni da pecora?

Ma ciò che ci interessa è che tutto ciò è di estrema attualità: guerra agli agenti infettanti versus igiene pubblica e sana urbanistica.
Lo spunto: la mia abituale fonte “Le scienze” che questo mese titola a pagina 55 “Il ritorno dei germi”.
In estrema sintesi, una volta ingaggiata la sfida uomo-germi, saranno vincitori i secondi, più versatili, più rapidi, capaci di alleanze che noi nemmeno ci sogniamo. Qualsiasi cifra si investa in sanità, vaccini, antibiotici, quel che vi pare, servirà solo a tamponare i problemi del momento, salvo che non si sanifichi la società umana stessa. Come? L’articolo afferma, codificando i comportamenti attuali come permanenti, impostando l’urbanistica secondo criteri di distanziamento, ma soprattutto nella salvaguardia delle classi disagiate, con una ripartizione equa delle risorse.
Frank, il predecessore e maestro morale di Pettenkhofer, introdusse il concetto di medicina sociale non per i suoi contenuti etici, ma secondo un criterio di salvaguardia comune, comprendendo che una società più sana è più sicura per ogni suo componente è anche più produttiva. Ecco dove si basa il mio ottimismo: sullo stato di necessità del fare qualcosa di realmente utile per i singoli in coincidenza con il bene pubblico, ciò che già sta saltando all’occhio.
E poi, ricordiamoci sempre l’importanza della formazione, degli studi umanistici che permisero a Pettenkhofer di inquadrare il problema appena acquisiti i rudimenti tecnici della medicina, e del nostro bisogno di persone preparate.
Coraggio: anche il perdente biondo ciuffato ora si è lasciato ingrigire, e chi sa che cambiando la chioma anche dentro il cranio… Magari non si lascia estromettere, ma l’evidenza dei fatti annullerà tutto il male che, per breve periodo, è riuscito a fare, mentre la necessità lampante sarà il fattore determinante per un rimbalzo tecnico sociale.
Ecco dove si poggia il mio ottimismo: sull’istinto di sopravvivenza, che presto, molto presto, metterà in chiaro che una vita da sobri, attentamente programmata, è più sicura dell’euforia degli ubriachi.

ADRIANO TANGO

14 Nov 2020 in Scienze

18 commenti

Commenti

  • Bell’occasione di riflessione fratello!
    “…..una vita da sobri, attentamente programmata, è più sicura dell’euforia degli ubriachi…..”; ottima frase che applicherei al padrone dei nostri giorni: il “consumismo” che ci impone una sbronza continua di superfluo, mascherandolo da necessario, con le conseguenze nefaste, plurime e aggravate per il pianeta che tutti quanti, chi più chi meno, ci sforziamo di non vedere, mascherare, rimuovere!
    So bene che quello che sto dicendo ha possibilità attuative, allo stato, pari a poco più dello zero, su vasta scala però!
    Viceversa è applicabile in modo progressivamente attuativo, per me, per la mia famiglia, per te, la tua famiglia e così ….distribuendo, insomma ” e….unum pluribus” (se è vero che the Donald lo mettiamo in soffitta, perchè non rimestare anche il “padron dollar”) !!!
    Ebbene si, sarei uno degli stronzi illusi, delle ….anime belle, della “decrescita”, ove possibile pure felice, anche!
    Big abrazo a ….chi ci sta.

    • Si può, ma nell’attesa della fine dell’infanzia dell’Umanità che gioca come i bambini, nell’attesa che il contagio consumistico che si è esteso al mondo confuciano in una perversa competizione, cerchiamo di ottenre una ripartizione accettabile di quanto ci rimane. Di quanto ci rimane perché il fatto che siamo tutti più ricchi di un secolo fa è pura apparenza che non considera il fattore tempo rimanente. Non è un idea di giustizia sociale intesa in termin etici che propongo, ma in termini infettivologici una necessità, una difesa di un’ovvietà lampante: le nuove Suburre non offrono spazi e limiti di alcun genere ai contatti . Ovvio che, parallelamente agli allevamenti animali (non c’era bisogno dei visoni per capire che lo spillover procede anche al contrario), costituiscono i serbatoi di amplificazione del male, questo attuale e gli inevitabili successivi. Non c’è bisogno di grandi studi per capire che a caccia di pipistrelli da vendere ci vanno i poveri. Non c’è bisogno di grandi studi per capire che se l’abitato si estende ai limiti del mondo “selvatico” il passaggio di ospiti indesiderati è facilitato. La natura non ci chide altro che assecondare queste ovvietà. Come sottoprodotto di quest’atto egoistico di autotuela avremo allora anche un mondo più etico, ma mi limito alla spinta egoistica a far qualcosa, perché funziona meglio.

  • Le cose cambiano sempre, ma le persone continueranno ad avere le stesse abitudini, anche se la paura, giustificata che crea anche diffidenza resterà a lungo. È un fatto che le case di produzioni cinematografiche stanno impostando storie sceneggiate per venderle ai canali televisivi, ormai unico mercato. La televisione, il computer, il cellulare, e i “social” sostituiranno, per un bel po’ la strada, gli incontri con persone nei locali con una birra sul tavolo. Il piacere di viaggiare. Sanno che il prossimo futuro a breve rischia di essere sul divano, luci azzurrognole dalle finestre nel buio invernale, le città semideserte, tante telefonate e niente cene con gli amici. Se tutto ciò potrà tradursi in un “cambio di passo”, termine abusato dal politichese non saprei dirlo. Magari, al liberi tutti, quando la paura di non essere più contagiati ci raggiungerà, i grandi magazzini outlet saranno presi d’assalto, e le vie del passeggio saranno di nuovo affollatissime: da Capergnanica, Fiesco, Rovereto di Credera le famiglie si porteranno anche la nonna o il nonno scampato al Covid per godersi i bei vecchi tempi del giretto a guardar le vetrine. Le cose cambiano sempre, ma le abitudini sono dure a morire, soprattutto quando sono entrate nel sangue.

    • Marino sto facendo un discorso di spravvivenza. Per egoismo l’uomo sarà costretto a essere migliore: non ammalarsi vorrà dire essere più equo nella suddivisione dei beni. Perché le sacche di povertà sono serbatoi di infezioni e le infezioni saranno un flagello mai eguagliato prima. Per cui se non ci fa fuori la Co2 ci fa fuori una bella masnada di virus e batteri puriresistenti. Per una volta non sono un utopista. Il fatto che queste non sono mie costruzioni mentali futuribili conforta me stesso. Ovviamente non contraddico le tue affermazioni, il siparietto di un dopo covid che ben tratteggi: parlo di un quando “ma noi non ci saremo” di cui già si inizia a parlare, e, parola di esperti, pare ineluttabile quest’atto di legittima difesa del genere umano. Certo, ci sarà prima chi userà i soldi come barriera di isolamento, ma ci vorrà poco a capire che un muro abbastanza alto non può esistere. Il mondo dovrà migliorare perché non sarà mai stato altrettanto brutto prima!

  • Rigenerarsi

    • Certo Mimma, e una volta tanto, forse la prima, senza rivoluzioni dei poveri contro i ricchi, perché saranno i ricchi stessi più conveniente ripartire meglio.

  • saranno i ricchi stessi a trovar più conveniente… Forse non era chiaro con il sottinteso….

    • Prova

    • Il sistema mi pubblica solo interventi brevi. Avrei voluto commentarti…

  • Cambierà il mondo dopo le ferite della pandemia? Intanto fioccano le discussioni sul vaccino, anzi, sui vaccini. Segnalo un articolo ben dettagliato apparso sull’ottimo giornale online “Politico” (Politico.eu del 17.11.20) che spiega come nel Regno Unito la polemica del movimento no-vax è così fastidiosa tanto da creare un gruppo di lavoro nazionale da parte del governo per affrontare le proteste, le notizie false che compaiono a mucchi sulla Rete. È necessario spiegare alla nazione che è indispensabile vaccinarsi contro il Covid, che i figli piccoli non saranno vaccinati senza il consenso dei genitori, ecc.Da un sondaggio recente e considerato attendibile il 25% dei britannici è scettico sul vaccino; uno su cinque britannici non vuole saperne di vaccinarsi. Anche il fratello dell’ex segretario laburista Corbyn è un militante accanito no-vax.

  • Questo turbine è un effetto del disorientamento che viene dalla diffusione scientifica, forse eccessiva: cose incomprensibili vengono date in pasto a menti impreparate, così tutto diventa vero.
    Meglio quando la terra era piatta, meglio quando era necessario essere degli iniziati per sapere?
    Non parlo certo di classi sociali, spero sia chiaro, dato che il senso stesso di questo pezzo è di segno opposto, parlo proprio di “affastellamento di visioni”, e allora il primo disonesto che passa riesce a suggestionarci con quel che gli fa comodo.

  • Siamo passati da un estremo all’altro nel cibarci del notiziario. Già prima d’internet c’erano non solo bifolchi che capivano poco di ciò che succedeva nel caos dei Massimi Sistemi, del villaggio mondiale. Un giornalista americano Richard Saul Wurman scrisse un bel libro sulla sua “ansietà da troppa informazione” (Information Anxiety, ed.Doubleday, 1989, mai tradotto in italiano) che spiegava che in lui si era prodotto che si era prodotta una spaccatura fra ciò che capiva leggendo le notizie, e ciò che era utile, necessario comprendere. Troppe notizie, da ogni angolo. Un buco nero fra fatti, conoscenze, opinioni e il necessario che finiva per farsi indigestione, quindi caos mentale.
    Solo la lettura del domenicale del New York Times che pesava quasi come un enciclopedia, e che non riusciva a leggere, sommato al diluvio delle agenzie, gli altri giornali, gli procurava un senso d’angoscia. Finiva per confondersi.

  • Scusatemi il frasario che si è sovrapposto sul telefono portatile.

    • Non saro certo io, quello della polpastrellite, a farti le pulci! Sì, penso che il problema dell’informazione sia scottante, siamo alla pletora. Pur di credere in qualcosa si scaano paglie vaganti per scialuppe di salvataggio. Sentivo oggi circolando radio accesa la tstimoniansa di un’infermiera statunitense costretta eticamente a curare pazienti Covid in gravi condizioni che negano l’evidenza della malattia: più necessario credere che resprare.
      Che facciamo, torniamo ai tempi delle perle e dei porci? Buon senso, ricordiamo che agli assetati si vieta di bere a grandi sorsate. Ua poplazione mondiale relegata dal sapere iniziatico ai margini della conoscenza, che ha anche solo imparato a scrivere da nemmeno tre genrazioni in tanti casi, dovrà imparare con pazienza a orientarsi nell’informazione. Pazienza se prima qualcuno non li usa!

  • Come può cambiare il mondo dopo il Covid, quando ci sono partiti come Forza Italia e la Lega con personaggi politici di alto livello governativo, commercialisti legati al partito, con accuse pesantissime,governi sovranisti che sono una sciagura per tutta la comunità europea, per l’Europa comunitaria, con sovranisti che hanno a lungo chiamato l’epidemia Covid una balla e la stessa epidemia poco più di una fastidiosa influenza, come li ho ascoltati più volte raccontarlo sulle reti Mediaset?

    • Come? Non per erosione, ma con uno schianto, e purtroppo ci rimarrano in tanti sotto. Ma dicevano i Nomadi…

    • Giorgio mi definisci la fonte? International cioè? E poi potremo discutere su come siamo risaliti sino a questo risultato: per coercizione o per un moto che parte da un cambio di identità, da un sentito poplare che realmente vede l’individualismo come la radice dei mali? Già, perché il problema italiano lo vedo così: una miscela esplosiva di individualismo e clientelismo, in tutte le sue sfiìumature e gradienti latitudinari, e questi ultimi purtroppo si stanno rapidamente riducendo.
      P.S.: chi dice queste cose è proprio un terrone, non avete sbagliato firma.

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