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ADRIANO TANGO

Il cinquantenario di Insula Fulcheria

Secondo accordi con la redazione di Insula, prestigiosa Associazione cittadina, proponiamo la presentazione per il cinquantesimo volume stilata dal Direttore, don Marco Lunghi, con i prestigiosi interventi del Sindaco, Stefania Bonaldi, dell’Assesssore Emanuela Nichetti, della Direttrice del Museo, Francesca Moruzzi (omessi volontariamente i titoli accademici, in stile anglosassone) Presentazione Insula Fulcheria 2020 La rivista Insula

Secondo accordi con la redazione di Insula, prestigiosa Associazione cittadina, proponiamo la presentazione per il cinquantesimo volume stilata dal Direttore, don Marco Lunghi, con i prestigiosi interventi del Sindaco, Stefania Bonaldi, dell’Assesssore Emanuela Nichetti, della Direttrice del Museo, Francesca Moruzzi (omessi volontariamente i titoli accademici, in stile anglosassone)

Presentazione Insula Fulcheria 2020
La rivista Insula Fulcheria in questo difficile 2020 celebra il cinquantesimo della sua storia e l’evento ci sembra l’occasione per un bilancio, per rinnovare memorie storiche e per disporci con fiducia al futuro. Occorre francamente che in queste pagine la cultura non assuma il tono della retorica astratta ma quella efficacemente espressa dal titolo del documento che induce a pensare alla saga altomedioevale di una popolazione in cammino nel tempo e giunta fino ai nostri giorni. A queste condizioni il sapere per etimologia diventa sapido e gustoso mentre la lettura ha l’effetto di aprirci gli occhi illuminando la nostra esperienza e suscitando una sempre nuova apertura sulla nostra realtà e la sua storia. É in questa finalità che si colloca il significato e la perdurante attrattiva di uno strumento che aggiorna continuamente la conoscenza domestico-culturale che la rivista si è da sempre proposta. In un passaggio di epoca inedito come quello attuale sappiamo quanto siano preziosi gli apporti cha aiutano a decifrare quanto sta accadendo dentro e fuori la vita di Crema. Leggendo si affina lo sguardo sugli avvenimenti e si acuisce la sensibilità del giudizio verso quanto ci sta ancora accadendo. Questa cultura della vicinanza sociale aiuta a porsi le domande giuste e a cercare le risposte che schiudono cammini inediti. A nessuno infatti, in una comunanza civile, sono risparmiati l’incessante lavorio che deriva dalla quotidiana fatica di abitare la lingua, i pensieri, la mentalità degli uomini e delle donne del nostro tempo e del nostro ambiente. Queste sono le convinzioni che hanno ispirato le proposte della rivista e la redazione confida di onorare con i cinquantanni di lavoro incominciando da quanti ci hanno preceduto nella prospettiva di consegnare qualche cosa di vitale alle future generazioni. Abbiamo fatto in questi cinquantanni con viva partecipazione la storia di casa nostra ma con la consapevolezza di essere la rivista del territorio e con la coscienza che tale ruolo comporta. Raccontare il Cremasco e la popolazione che lo abita da due millenni significa entrare nei fatti e non fermarsi alle apparenze secondo una metodologia scientifica che dalla ricerca storica diventa antropologia culturale. Anni di lavoro colti dall’angolo prospettico di una cittadina lombarda di provincia con la sua eredità di un passato antico e significativo dalle potenzialità in parte ancora inespresse, ricca di fermenti sociali, artistici ed ecclesiali. Siamo coscienti, inoltre, che la rivista deve affrontare oggi un cambio epocale. È la formula coniata da Papa Francesco “ Questa non è un’epoca di cambiamento ma il cambiamento di un’epoca” , che ha una sua efficacia di significato meritando anche un ampio successo mediatico. Oggi vorremmo ricominciare ma con la previsione che tutto sarà diverso: dalla socialità calorosa, a cui eravamo abituati, all’attività che dovremo affrontare per tornare ad essere comunità viva anche fisicamente e non solo on-line. Certamente ci sarà, come da sempre, l’impegno di affrontare le difficoltà economiche della rivista che l’Associazione Popolare del Territorio ci ha sempre generosamente risolto e sicuramente risolverà ancora. Per questo rivolgiamo un grazie cordiale al dott. Olmo e alla qualificata compagine dei suoi collaboratori, fortemente sostenuti dalla “Banca Popolare di Milano sede di Crema” , noti a tutti i concittadini per avere contribuito alle iniziative dell’amministrazione comunale, dell’ospedale cittadino in tempo di pandemia, della nostra diocesi mediante contributi che vanno, dal centro della curia, alle periferie parrocchiali. Ma a tutti noi spetta ora il compito di declinare un nuovo “Saper stare accanto alla vita della gente di Crema” con il coraggio di osare una marcia verso il futuro. Accanto al nostro lavoro dobbiamo poi riconoscere la competenza e la collaborazione di alcune personalità che ringraziamo con riconoscenza.
– Il Sindaco dott.ssa Stefania Bonaldi, con l’approvazione della consulta interculturale cittadina, ha proposto un’idea di comunità ampiamente condivisa dall’interpretazione antropologica di Insula per una società cremasca divenuta ormai multietnica e multiculturale.
– Da parte sua l’Assessore alla cultura dott.ssa Emanuela Nichetti ha rinnovato il comitato scientifico della nostra rivista per una collaborazione specialistica che incrementi il senso di appartenenza locale in grado di assicurare una visione oggettiva alla realtà di Crema.
– Importante poi “ Last But Not Least” l’attività del dott.ssa Francesca Moruzzi che dirige il Museo e la Biblioteca Comunale, coordinando le diverse iniziative all’interno del Centro Culturale S. Agostino e disponendo, insieme, le soluzioni migliori che riguardano i frequentatori. Ha il compito perciò di porre in relazione le diverse iniziative in modo costruttivo.
In occasione del “Settimo Centenario Dantesco” possiamo ricordare, a questo punto, un’affermazione del divino poeta che diceva “Tre donne intorno al cor mi son venute” . È quanto può affermare , nel suo cinquantesimo anniversario, con altro significato ed altra destinazione, la nostra rivista Insula Fulcheria.
Il direttore
don Marco Lunghi

ADRIANO TANGO

17 Dic 2020 in Città

16 commenti

Commenti

  • Grazie DonMarioLunghi per questa testimonianza.
    Mi piace estrapolare, sottolineare due passaggi che ho colto come altamente significativi:
    “….Raccontare il Cremasco e la popolazione che lo abita da due millenni significa entrare nei fatti e non fermarsi alle apparenze secondo una metodologia scientifica che dalla ricerca storica diventa antropologia culturale….”
    “….la formula coniata da Papa Francesco “ Questa non è un’epoca di cambiamento ma il cambiamento di un’epoca …”
    Personalmente mi sono più che sufficienti per delineare l’approccio al futuro che aspetta chi voglia fare qualcosa di più che il semplice spettatore della vita della nostra Comunità!

    • Quanti dottori e dottoresse, ma nessuno di questi lavora in Ospedale, fa il medico della Mutua, nel racconto di un prete, don Marco Lunghi. Neanche un idraulico, un commesso del ferramenta che ha ” il coraggio di osare una marcia verso il futuro”. Crema è questa roba qui. È una Insula ecclesiastica, di dottori e dottoresse, di strusci, con il grande successo delle luminarie natalizie. La cometa di piazza Garibaldi piace tanto, da farsi un selfie; la rivista “Insula Fulcheria” suscita meno entusiasmo, purtroppo, nonostante il coraggio di tanti dottori e dottoresse che osano ingranare la marcia giusta verso il futuro. E se il futuro è nella stessa Regione Lombardia, pure si può osare nella seconda casa, con coraggio scarso: lo dice pure il Dpcm.

  • Sforando l’Insula e approdando a Codogno, terra spesso baipassata dai cremaschi, attraversata per dirigersi a Piacenza, o al casello autostradale di Piacenza Nord, nelle stradette nebbiose e umide pari alle nostre, dove il granoturco la farà l’estate da padrone, stasera il Tg3 ha inviato un cronista a Codogno. Il luogo in prima linea nella prima ondata del Coronavirus. In diretta dal “paese di Codogno”, dice, che diventa “la città di Codogno” per il cronista del Tg1. Ostrega, ci sono saggi che sono mattonate su questo blog che mi ricordano certe pagine culturali de “il manifesto”; pari pari ai quadrimestrali di filosofia regalati alle biblioteche, e purtroppo non si sa ancora dire se Codogno è città o paese. Lo saprà l’autore del saggio, l’ultimo pubblicato su questo blog? Per forza. Cosa volete che sia una bazzecola geografico-giornalistica con i Grandi Pensieri?
    Mi chiamo Geppo Longobardi e sono meccanico in un officina del paese, pardon, della città di Codogno. Buone feste!!!

  • Scusa Francesco, ma proprio mi scappa. Non c’entra nulla, ma non saprei dove scriverlo. Lorenzo Merlo è un assiduo di EreticaMente, mi sbaglio? Ritrovarlo qui mi lascia perplesso. Ho cercato di interloquire con la firma in questione proprio sul blog dove sono confluiti altri, un tempo assidui qui. Il post che mi ha incuriosito del signor Merlo era relativo alla morte di Maradona, ne hai parlato anche tu, e alla sua deificazione. Post del 5 dicembre se a qualcuno interessasse. Naturalmente, siccome sono un impiccione ho detto la mia con due commentini ai quali l’autore del post non ha risposto. Tra l’altro ho inviato a Ereticamente anche Calembour che voi avete pubblicato e loro no. Evidentemente valutato non adeguato all’alto livello intellettuale che li contraddistingue o alla loro linea politica. Difatti la mia voleva essere una provocazione e la redazione naturalmente non c’è cascata. Ma questo lo dico per il mio basso livello culturale, per difendermi, chiaro. Addirittura ti chiedono la bibliografia, non so se tua o alla quale hai attinto. Nel senso che se non hai pubblicazioni non ti degnano? Che strana cosa ritrovare qui il signor Merlo, su un blog non dico di sinistra, ma forse più democratico di quell’altro. O forse la differenza sta tra copy left e copy right, mi verrebbe da pensare, chiedendomi se il signore in questione sarà contento di essere approdato qui. A margine: EreticaMente è senz’altro molto letto, ma pochissimo commentato. Quindi noiosissimo. E ribadisco, anche se non interessa a nessuno, il mio fastidio espresso nel mio post “I Salmoni” verso i non commentabili. Comunque il Saggio del signor Merlo l’ho letto, magari capendoci poco, se non una certa avversità nella possibilità di conoscenza per il tramite della scienza. In tutti i casi mi basta leggere “chi siamo” per scappare immediatamente da un blog che mi fa nascere tutti i pregiudizi di cui sono capace quando sento parlare di massificazione da pensiero unico: originali, liberi pensatori solo loro.
    ”…. EreticaMente è il “mondo delle Idee”, per una cultura organica, europea tesa alla formazione dell’Uomo, del Cittadino, del Patriota, è un portale di approfondimento tradizionale, antropologico, di tematiche sociologiche, storiche e di analisi dell’attualità contemporanea.
    …. EreticaMente è una comunità filosofica non interessata alla politica, alle logiche partitiche, che interagisce liberamente con studiosi di diversa formazione e di differente pensiero, nel rispetto della visione del mondo di ognuno.
    …. EreticaMente promuove la difesa e la promozione della lingua, dell’identità e della civiltà italiane, come trasmesse alle attuali generazioni dalle plurimillenarie vicende storiche della Tradizione Occidentale, tramite la stretta collaborazione con dipartimenti universitari, ricercatori indipendenti, riviste e case editrici di livello internazionale.
    …. EreticaMente coltiva romanamente la Pietas verso gli Dei, il culto della Patria e della Famiglia, difendendo l’idea di Stato e la coscienza della missione civilizzatrice di Roma, dell’Italia e dell’Europa.
    …. EreticaMente ripudia ogni forma di utilitarismo, materialismo e riduzionismo in nome di una vera Rivoluzione dello Spirito, fondata sul primato del Dovere sul Diritto e sulla dedizione mistica all’Idea, platonicamente intesa!
    …. EreticaMente è il terreno in cui vengono gettati i semi della Sapienza  da cui germoglierà l’uomo differenziato, nuovo ma nel contempo antichissimo!
    ……. EreticaMente è, infine, una sfida culturale al politicamente corretto, al pensiero unico, alla disgregazione moderna del Sapere!
    Concludo: chiedo scusa per essere entrato nel merito di scelte redazionali insindacabili, ma visto che ne accenna anche Marino…

  • Francesco, riferisco commentare qui, anche perchè ho l’impressione che il signor Merlo risponda poco, anche su Ereticamente. Copio due righe perchè anche l’autore fa riferimento al film di Herzog che indubbiamente pone questioni filosofiche mica da ridere: ” Il mite Kaspar, che si fa beffe dei quesiti di logica e di ragionamento con cui viene messo alla prova, è la vittima predestinata di una società codificata.” In effetti è così, anche perchè è nota la simpatia del regista verso i diversi. Di fatti, rispetto alle costruzioni culturali, credo di averlo già citato diverse volte, Kaspar si chiede se conoscere più parole coincida col conoscere più cose. E anch’io credo che sia una domanda fondamentale, ma allo stesso tempo mi chiedo quale società avremmo costruito senza quelle che chiamiamo convenzioni, e con questo intendo regole, leggi, diplomazia, necessità, senso del bene comune che hanno regolato e costruito i rapporti umani. A questo punto, stando sul pezzo, dopo Kaspar, mi chiedo anche se il profluvio di parole del signor Merlo siano garanzia di conoscenza. Perchè ridotto ai minimi termini il post Sistema d’identità non voglia che significare che la ricerca di se stessi è impresa ardua, come la presunta libertà di pensiero. Mi viene in mente a tal proposito Freud che diceva che i sogni non sono nient’altro che emozioni, pensieri, gesti proiezione di noi stessi, che poi non c’è niente di più ovvio. Che mi pare intenda dire, Merlo, che conosciamo solo quello che è già dentro di noi. Ma anche questo è ovvio.

  • “Preferisco”, sorry.

  • Ivano ha ragione, e lui sarà per qualcuno pure un impiccione in alte questioni, che necessitano la bibliografica allegata, ma è uno che ha pazienza e prova a comprendere. Io no. Non dispongo della pazienza necessaria.
    Sul culto della Patria mi viene in mente la deriva che è lo scivolo di questo Alto Pensiero, leggendo un autore spagnolo, basco, da noi sconosciuto. Gaizka Fernandez Soldevilla che ha studiato i terroristi dell’ETA, Euskadi ta Askatasuna, la loro genesi, che parte da lontano, seminata da certe idee nazionaliste. Il mito del vero patriota. Il libro è “La voluntad del Gudari’ “, la volontà, la tenacia del patriota. Come le idee che puzzano di polvere da sparo negli scritti di Sabino Arraba padre del nazionalismo basco (vasco). La tradizione sacra e le celebrazioni ogni anno del Aberri Eguna, la festa chiave del nazionalismo, dei patrioti, con in fila sacerdoti, vecchi, giovani, operai, intellettuali. C’è sempre qualche teorico che scalda gli animi, che prepara il terreno.
    Cosi la mia mente stupidoeretica preferisce l’Intrepido, anche la Settimana Enigmistica a chi nasconde dietro una sventagliata di dotte congetture le idee premoderne, nostalgiche, l’Autorità e l’uomo forte. Preferisco artisti murali che senza farla troppo lunga, con un disegno murale, che può sembrare “muy simple e burdo”, molto semplice e grossolano, come quello dedicato a un governatore lombardo alla scuola “mostro” di CL dei Sabbioni dicono tutto, con un ritratto sul calcestruzzo. Quell’artista lì è un vero sociologo, filosofo,storico. Un vero eretico. Lui è ereticaMente.

  • Hai inquadrato benissimo quel sito. E che i trasfughi di Cremascolta siano finiti lì mi conferma lo spessore politico di quel blog. Contnuo a chiedermi come Merlo sia finito qui e perché.

  • Ivano, premesso che cosa sia o non sia “ereticamente” non rappresenta per me argomento di interesse alcuno, occupandomi io della redazione di “CremAscolta” (e tanto, ti assicuro, mi basta!), premesso pure che il nuovo percorso dei “salmoni” , (ora in ….. favore di corrente, evoluti in “saggi”) prevede la possibilità di commentarli, credo tu abbia la possibilità di trovare ubicazione idonea per il tuo commento a quanto postato dal sig Merlo che non conosco ne di persona ne di …..fama.
    Quanto poi al quesito al quale mi pare ti prema avere risposta, la stessa è semplicissima: il suddetto ha inviato via mail il suo artcolatamente complesso ed altrettanto articolatamente accessoriato testo a Cremascolta, e la Redazione dopo averlo preso in esame ha ritenuto inserirlo nello slto dei “saggi”, come contributo di pensiero senza dubbio degno di interesse.
    Non è esattamente il genere di post (quanto a contenuto, stile, approccio mental/socio/culturale) che mi invogli ad impegnare i miei stanchi ed usurati neuroni, ma non è che io …..faccia, in qualche modo, testo, rispetto a quanto può o non può/deve o non deve, comparire sul CremAscolta; eccimancherebbe, lungi da me, e lo sai bene!
    Cordialmente Francesco T redattore (di CremAscolta y nada mas!).

    • Certamente Francesco, ho solo espresso il mio stupore. Se poi gli autori dei post o Saggi che siano, in questo caso aperto, anche se commentato altrove, avessero la buona educazione di rispondere sarrebbe anche meglio. Se io commento è perché ho letto, e soprattutto quando in disaccordo, o non capisco, forse buona creanza richiederebbe un minimo di confronto… Se invece uno preferisce farsi solo leggere o tacitamente ammirare pazienza.

  • Questo è un blog, e chi non diventa offensivo ha accesso. Come ogni piazza ha campanelli e forze dell’ordine. Franco sa quanto mi stia a cuore la corretta informazine, quanto io avverta della pericolosità di certi “peschini”, realistico, che non teme il confronto, perché mmi ha ascoltato in diretta in altra sede, ma questo resta un blog pluralistico. Quel saggio è ben costruito, con delle estrapolazioni facili da isolare dal contesto. Non mi sembra il caso di escludere un contributo dalla discussione. Nessuno ha offeso nessuno, come in passato purtroppo accaduto, e visto che in passato abbiamo saputo come fare, siamo sicuri delle nostre capacità gestionali.

  • “Insula Fulcheria”. Quanti dottori e dottoresse! Neanche un idraulico, un commesso del ferramenta, che a dirla tutta sa darti gli attrezzi giusti per aggiustare “l’Insula”, quando si rompe…Anche loro hanno il coraggio “di osare una marcia verso il futuro”. Perché no?Don Marco Lunghi è preoccupato a ringraziare quei dottori e le dottoresse che mica stanno negli ospedali, a combattere il Coronavirus, ma guai a non citare il titolo accademico, non saremmo miseramente italiani.

    • Marino io ateo certamente, agnostico un po’ meno, un giorno ho detto a don Marco “Ma che mi succede, io che divento amico di un prete!”, e il senso è quello che sotto il prete, l’idraulico, il dottore, bisogna scoperire con pazienza l’uomo. Don Marco faceva il prete fra i canniblai in epoche di vero rischio, tanto che l’hanno portato via di notte con una camionetta, io l’idraulico e l’elettricista l’ho fatto da ragazzo, anche a pagamento, e poi in Madagascar, nei tempi morti quando si bloccavano gli afflussi di bambini da operare. Ma non mi sono sentito mai nè un dottore, nè un idraulico, nè n eettricista, ma un uomo. No, forse un po’ prete sì, perchè credendomi un missionario, la gente si inginocchiava e mi salutava a mani giunte. I titoli lasciamoli fuori dalla porta, siamo uomini, non caporali, parafrasando…
      Con la mia solita grande amicizia.
      Approfitto: Ivano per sapere se uno ti risponde bisogna parlarci, quanto ho fatto, sicuro delle mie posizioni tanto da metterle in gioco, nonostante la diseguaglianza di preparazione. Tu, Marino, avreste una carta in più come studiosi!

  • Raga, credo si debbano delle scuse a Insula Fulcheria!
    Abbiamo infiltrato il post che ne celebrava dovutamente il lodevolissimo cinquantenario, con argomenti fuori tema.
    Vi chiederei cortesemnte di transitare il tutto la dove, dal nuovo corso, è possibile commentare.
    Grazie

  • Caro Adriano, non ho dubbi che non sei uno che si trastulla con i titoli accademici. Sei uno che sega le ossa e poi le ricompone, una magia su cui c’è tanto da studiare e rischiare. Chiamarti dottore è il minimo. Sono allergico al “servidumbre”, al servilismo a ginocchioni degli ecclesiastici, tutto qui.
    Il problema è un altro, comunque: I miei commenti, gli scritti fanno scappare altri commentatori. Purtroppo Cremascolta è un blog forse letto da più e più persone che però non sprecano due righe di commento. Sul fatto che nevica, che la cometa di piazza Garibaldi è il più grande successo cremasco, certo più di “Insula Fulcheria” che qualcuno scrive: si fa smart. Peccato che gli ossequi al dottorame sono gli stessi di sempre. Le parrocchie cremasche della nostra cittadina hanno loro referenti online: i succhiabalaustre da sempre una potenza e una presenza; il blog di Franco Bordo che si tira dietro la ex-sinistra extraparlamentare che voleva la rivoluzione e oggi tira come tutti a campare, anche postando i tortelli; gli intellettuali poco modesti e mediocri che spaccano il capello in quattro con dotte dissertazioni per arrivare al dunque: al desiderio di nuovo fascismo. E più di tutto cio’? Funzionano i fotografi delle albe e tramonti sul Serio, per far brillare quel poco di bello che c’è. Non il Po, il Tamigi, la Senna, neanche l’Adda di cui il Serio è fratello minore: ci s’innamora di quel che passa il convento. E va bene. Funziona il blog spiccio dei lampioni rotti; il signore che vorrebbe le ronde volontarie, mentre i quaranta e passa comunelli del cremasco è come se non esistessero, anche se sono i protagonisti del giretto, dello struscio. Altro non interessa. Non al di fuori delle parrocchie.

    • In quanto ad allergie… il concetto stesso di devozione mi fa venire la pelle d’oca. Se però parliamo di compartecipazione, allora anche una divinità partecipe e omnicomprensiva ci può stare.

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