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ANNA ZANIBELLI

Siamo tutti Masterchef

Quando ancora vivevo con i miei ero alla soglia della sopravvivenza. Nel senso che un uovo sodo riuscivo a farmelo, un panino al prosciutto anche, ma stabilire le dosi di una pastasciutta era un po’ complicato per i miei standard. Ho scoperto la passione per la cucina qualche anno dopo, la voglia di sperimentare sapori,

Quando ancora vivevo con i miei ero alla soglia della sopravvivenza. Nel senso che un uovo sodo riuscivo a farmelo, un panino al prosciutto anche, ma stabilire le dosi di una pastasciutta era un po’ complicato per i miei standard.
Ho scoperto la passione per la cucina qualche anno dopo, la voglia di sperimentare sapori, consistenze, impasti. Senza mai diventare un genio ma aiutata dal fatto di essere decisamente una buona forchetta.
Nonostante ami cucinare e anche mangiare però, a tutto c’è un limite.
Da alcuni anni, ogni volta che accendo la TV su qualsiasi canale, entra in scena Sua Santità lo Chef che rivisita i classici della cucina e mi fa salire l’ansia.
Ma che cavolo rivisiti? Vorrei dirgli. Io voglio cibi rassicuranti come il brasato della nonna, le cotolette, la pasta al ragù e le lasagne che stra bordano di besciamella!
Non mi interessano le violette caramellate, il sale rosa, le bacche di Goj o i funghi della Patagonia!
Quando lo senti che utilizza cose come l’amaranto, l’agresto, lo zenzero. Quando deglassa, chiarifica, lardella… Che solo a sentire queste cose mi viene voglia di aprire una scatoletta di tonno.
Sua Santità lo Chef ha alimentato la convinzione che tutti possono diventare abilissimi in cucina. Persino mio padre, quasi ottantenne, che ha fatto una vita a subentrare ai fornelli solo in caso di effettiva emergenza, riproponendo la stessa variante da quando ho iniziato a masticare: pastasciutta e bistecca.
Da quando è rimasto solo si cimenta in ricette elaborate e piatti sofisticati. Finché arrivo trafelata a casa sua preoccupata dopo dieci telefonate a vuoto e mi sento dire che no, non poteva rispondere al telefono perché stava mescolando la salsa e doveva stare attento. Non vorrei mai offendere il suo talento incompreso, così rimango ad ascoltare mentre mi illustra, nei dettagli, il procedimento. “Dovresti provare!”
Si certo, come quella volta che, con la torta di rose, ho fatto cadere un incisivo a mio figlio e lui, con la bocca insanguinata, a urlare in mezzo agli ospiti: “ mamma! La tua torta è così dura che mi ha staccato un dente!”
Da allora, ogni volta che propongo una portata, resto in attesa di vedere in qualche commensale lo stesso sguardo bieco, severo, identico a quello del Masterchef della televisione. E aspetto di vedermi smembrare il piatto, con un colpo secco sul tavolo, e sentirmi dire :”sei fuori!“

ANNA ZANIBELLI

21 Dic 2020 in Antropologia

16 commenti

Commenti

  • Via dalla …..pazza folla, almeno per qualche momento, grazie Anna!
    Questi semidei della TV, vestiti di tutto punto con le loro divise da ….celebranti i fasti culinari, pronti a ergersi nel ruolo di severi giudici che bocciano o promuovono, proprio non riesco a prenderli sul serio!
    Il cucinare bene richiede sensibilità, inventiva, amore ed aver introiettato, nel fare, l’apporto “construens” dei componenti base capaci di trasformare il cibo in pietanza.
    Io, anche per mia comodità, vivendo con una compagna davvero maestra nel cucinare, mi sono limitato al più ad una “cucina di sopravvivenza”, da porre in essere quando mi ci trovo costretto dalle ….contingenze; ed allora mi vengono in soccorso la pasta, l’olio,il parmigiano, le uova, le olive, le verdure, i formaggi (meglio quelli di capra) il pane integrale e la frutta. Ovviamente un mezzo bicchiere di vino è un buon assistente che non manca mai.
    Niente a che fare quindi con il “cucinare”, ne sono totalmente conscio e non mi avventuro al di la dei miei limiti!

    • Come “ cuoca improvvisata” ti faccio compagnia! Tuttavia mi sono divertita un po’ a guardare la Tv, in questi giorni, prendendo spunto per qualcosa di nuovo in vista delle festività, anche se diverse dalla consuetudine. Alla fine, ho pensato di lasciar stare gli dei della cucina televisiva e concentrarmi sui “classici” della tradizione nostrana.
      Sarà un Natale un po’ particolare questo, ma colgo l’occasione per augurare di cuore, a tutti voi, buone feste! ⭐️❤️

  • E i povero concorrenti tiranneggiati? Gli esami non finiscono mai, ma andarseli a cercare é da imbecilli. Apparire in televisione? Competere, voglia di far carriera? Farsi giudicare e magari insultare da Cracco che basta la sua voce sgradevolissima come quando catilena che il grana é buono sempre? O ricevere complimenti da Cannavacciuolo che dopo ti ritrovi obeso come lui? E Bastinich, o come cavolo si scrive, con quella faccia da pirla che ha, che ti smonta il piatto per un pochino di non so cosa in più o in meno. E quel nuovo linguaggio? Impiattare? Perché gli spaghetti devono essere forchettati a cono, o arrotolati a involtino, non sparpagliati per il piatto e volgarmente colmarlo. E tutti quegli ingredienti per comporre un piatto? Perche non é che vai al mercato e prendi una fogliolina di quell’erba o un pizzico di quella spezia o un grammo di non so cosa con i food design che ti dicono come disporre, decorare, contornare, che poi alla fine ti alzi da tavola e hai ancora fame dopo esserti svenato, al ristorante, ma anche a casa. E che dire dei food blogger? Che mondo di buontemponi.

    • Con gli spaghetti forchettati a cono ce ne fanno assaggiare, appunto, solo una forchettata. Siamo molto lontani dalla cara vecchia Babette e dal suo famoso pranzo di successo! Adoro quel film…

  • Anche se il tema cibo è complesso. Avete presente Tilda Swinton che con volutta gusta un piatto di gamberetti cucinati da quel bel ragazzo che poi diventerà il suo amante? Film di Guadagnino “Io sono l’amore”. C’è goduria in quel momento. O ricordate l’amarissimo e autodistruttivo cibo nella grande abbuffata di Ferreri? O la poesia o lo stupore del Pranzo di Babette?

  • Babette non era vecchia, era una rivoluzionaria, senza quello spirito giovane e umanissimo mai avrebbe fatto quel meraviglioso dono a quei vecchietti e morigeratissimi abituati a baccalà e prosciutto rancido. Grande Blixen, che pare si cibasse solo di ostriche e Champagne. Film piaciuto molto anche a me. Il libro non l’ho letto.

  • Mia madre faceva dei tortelli cremaschi sublimi. Cominciava, lei, a fare i quartini di pasta spessa distribuendoli sul tavolo di cucina già la mattina presto, le domeniche, mentre dormivo insoccato da una nottata spersa e sprecata, con amici persi. Ci metteva poi gli ingredienti, e gonfiava i saccottini con la testa dei galli. Alle 12, dopo la Messa alla chiesa delle Grazie, i tortelli erano pronti nuotando nel burro fuso. Mia madre era una donna di campagna e il cibo, se si può, deve essere abbondante, sugoso, anche doppie le porzioni. Alla terza porzione di tortelli dicevo basta. Erano divini. Li digerivo il giorno dopo. Posso dire che di Crema sono tre cose che adoro: i tortelli cremaschi di mia madre; la torta bertolina e il salame bello grasso e saporito. Cucino da schifo, ma sono una buona forchetta. Se Anna Zanibelli cucinerà per questo blog, quando la pandemia ci lascerà vivere, si ricordi che non tengo due sedie per chiappa, ma mangio per due. Può sempre venire una guerra, chissà, faccio provviste.

    • …E dopo avermi descritto minuziosamente questi cibi deliziosi, credo sia d’obbligo la ricetta dei famosi tortelli e della torta bertolina! 🤗

  • Incredibile, io che entro in ritardo sulla cucina! Già, ho questa fama, immeritata forse, ma non c’è inganno: facevano da mangiare sia mio padre che mia madre, erano tutti e due artisti, cose che si respirano da bambini. Poi se le davano di santa ragione, metaforicamente, ma sul cibo non è che andassero di buon accordo, anche lì erano solo concorrenti. Cessate le note autobiografiche, smascherati questi buffoni, come vedo siano tutti concordi, dico che un buon manuale serve, ma scegliendo i classici. Io sono un artusiano, che poi Artusi era un viaggiatore compilatore, mica si faceva manco le uova al tegamino, ma se vuoi ritrovare la tradizione un manuale è meglio di un racconto. Se poi l’hai anche visto fare… L’altro vantaggio che ho avuto, come homo culinarius, è stato quello di viaggiare e vivere in tutta Italia e fra l’altro ciò mi ha fatto toccar con mano che la buona cucina è un tratto di Italianità, con un gusto crociato interregionale, mentre vi sfido ad affermare che amate la cucina inglese, o belga, ma nemmeno quella francese! Quante buone aragoste affogate nel burro in Normandia! Quante capesante in pancetta…
    Barbari? No, gli ispiratori di questi nuovi geniacci dell’edonismo perverso a fil di palato.

  • Dimenticavo: un’Anna sempre in crescendo!

    • Grazie Adriano! Buon Natale!!!🎄

  • A me non é mai piaciuta molto l’insalata russa. Adoro invece il mascarpone e quello che da sempre chiamiamo paté. 🌲Sapori della mia infanzia.

  • Lui, è il “Master” dei Master e interpreta il suo ruolo in un modo affatto partiicolare, niente a che vedere con i “guitti” da sceneggiata TV, niente concorrenti tiranneggiati e sbeffeggiati:
    Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena
    https://www.youtube.com/watch?v=s0d1as2YYxw
    val la pena ascoltarlo!

  • Mi ricordo la schiseta, il recipiente a due scomparti di acciaio con chiusura a gancio laterale che mia madre mi preparava la mattina; risotto, carne o pollo. Al fornello della sala mensa delle Costruzioni Metalliche Specializzate di Bagnolo riscaldavo, da Masterchef, il tutto. Era la schiseta di mio padre che usava quando lavorava dal Conte di Pieranica che aveva una officina. Papa’ era ghiotto della carne Simmenthal, quella con la gelatina sopra, e si portava due dita di rosso Folonari, quello con il tappo a vite, in una bottiglietta mischiando il vino con l’acqua.
    Anni dopo, in un quartiere di Londra, che aveva ristoranti indiani, vietnamiti, messicani, pure uno etiope, chiesi a papà dove voleva pranzare. Vuoi provare la carne etiope? Marino, mi piacerebbe un bel risotto, ben cotto.

    • Un Felice Natale a te Marino, assieme ai tuoi bei ricordi sarai in buona compagnia!!!!

  • Buon Natale a te Francesco e a tutti gli altri di questo giornale; un augurio a tutti cremaschi che aspettano uno spicchio di sole, una speranza di uscire da questa tragedia, che desiderano un territorio civile e non bigotto, aperto e curioso, che difenda i diritti dei più deboli, le donne, legati all’Europa che è madre nostra. Cittadini lontano dagli egoismi dei populisti, dai gradassi che già nella prima ondata della pandemia hanno mostrato il peggio facendo spallucce al Coronavirus; brutta gente con cui non condivido nulla e che vivono di diffidenza, di chiusura mentale e che sono una palla al piede di chi vorrebbe un paese moderno, che fa tesoro delle conquiste dell’urbanesimo. Di chi vorrebbe un’altro Cremasco, che è nella realtà soprattutto campagna. Siamo gente sgobbona, anche pigra, miope, gelosa della mediocrità di cui si è imbevuti. Ma si può cambiare. Tanti giovani cremaschi studiano, viaggiano, e se ne andranno altrove. Giustamente Purtroppo se ne andranno i migliori; d’altra parte perché restare? C’è un mondo di opportunità a Berlino, Amburgo, Göteborg, Stoccolma, Basilea, Rotterdam, Milano, Torino. L’impoverimento dei piccoli centri è il fatto che i giovani migliori se ne vanno, come il ragazzo cremasco che ho conosciuto, che ha studiato a Pisa, e ora è ricercatore a Basilea. Uno dei tanti. Restano i parrucchieri, chi si lascia trascinare dalla corrente, chi non ha coraggio.

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