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ADRIANO TANGO

Un Natale da dimenticare?

Ci prepariamo a un Natale che consideriamo sottotono, se non maledetto, ma sarà veramente così? Proviamo a valutare invece che la riservatezza imposta ci protegge anche da aspetti deteriori delle festività, che nulla hanno a vedere con la celebrazione di un Evento ad alto contenuto spirituale, e non solo religioso, se come sappiamo l’anno zero

Ci prepariamo a un Natale che consideriamo sottotono, se non maledetto, ma sarà veramente così?
Proviamo a valutare invece che la riservatezza imposta ci protegge anche da aspetti deteriori delle festività, che nulla hanno a vedere con la celebrazione di un Evento ad alto contenuto spirituale, e non solo religioso, se come sappiamo l’anno zero della nostra civiltà occidentale ci riconduce proprio alla Natività.
E allora, forse “semirinchiusi” assisteremo a meno liti per i parcheggi, per gli acquisti, una sorta di antidetonatore sugli aspetti deteriori della nostra civiltà.
Ma le “liti di Natale” si consumano anche fra le mura domestiche, e forse una riduzione numerica dei festeggianti può indurre a un certo contegno.
Sono poi tipiche del periodo le disperazioni festive, spesso concluse con atti irreversibili, suicidi, e forse immaginare gli altri un po’ meno felici renderà gli animi già fragili meno emotivamente instabili, li farà sentire meno soli.
Verrà poi la festa del giro di boa: si cambia nome all’anno!
E di questo doppio venti non avremo nostalgia. Vorremo dimenticare il dolore, ricordare sì le persone care perse, ma non la paura del contagio, la rabbia per la sconsideratezza altrui, per l’inadeguatezza della politica…
Ma soprattutto vorremo dimenticare la valanga di sciocchezze dette e tentativi di frode alla nostra intelligenza, purtroppo spesso andati a segno!
E allora ecco che il simbolo del Presepe ci suggerisce la scelta di adottare il pacifico stato d’animo del bue, con la sua pacatezza dopo il duro lavoro, che pur ha affrontato “ a corna basse”, contro il vacuo ragliare dei tanti asini che si aggirano ben oltre la rappresentazione dei Presepi.
Auguri… ne abbiamo bisogno.

ADRIANO TANGO

21 Dic 2020 in Natale

25 commenti

Commenti

  • Adriano, bravissimo.

    • Che… un grazie è sufficiente? No, ci manca un “auguri sinceri amico mio!”

  • Buone feste! ⭐️

    • Auguri Anna!

  • Auguri sinceri amico mio 🥂🥂🥂non senza un laico e sano e onesto e frugale brindisi alla tua saggezza.

  • Basta smancerie è!
    Eddove sono finite le smargiasse sfanculate di una volta?!?
    Grazie al cielo sono finite e, personalmente amigos, ne sono davvero feliz!
    E allora via ai brindisi, all’amicizia ……ognuno a casa sua neh!!!

  • Auguri a tutti di buon anno nuovo e di buona uscita futura dal confinamento, di buon vaccino e di buona ripresa, davvero alla grande, di tutte le cose migliori che abbiamo dovuto accantonare per forza in questo anno ormai quasi finito.
    E un forte grazie a CremAscolta per il suo pluralismo culturale, la sua ospitalità senza pregiudiziali ideologiche, la sua apertura mentale, la sua espressione di libertà. Tutti beni preziosi, anche a Crema.

  • Ecco, carissimo Pietro, figlio di Carletto (il diminutivo e d’affetto rispetto al grande artista!) e Angela, che ho avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare, hai detto con questo commento le cose che mi piace siano messe in comune, tra noi affezionati a CremAscolta, e te ne ringrazio di cuore!
    Buon Natale a todos los amigos!!!!

  • Buone feste a tutti.

  • Mbe’ come mi aspettavo con una compagine familiare in presenza ridottissima (il figlio cremascol senza compagna che l passa in famiglia a Treviso) e il grosso da remoto, come in videoconferenza, non è andata così male.
    Anche notare a occhio quanto sono cresciuti i miei nipoti aggiunge qualcosa all’attesa del nuovo incontro: una situazione da nonno d’America, ma in mezzo, fra i due pezzi di famiglia, c’è mica l’oceano, solo l’Adda, come ai tempi di Renzo! E poi c’è la coscienza che, nonostante i nevrotici suggestionabili, gli imbecilli, gli ipocriti, stiamo faendo un buon lavoro. Auguri.

  • Un regalo di Natale a todos los amigos:
    ieri sera, per avventura mi è stato dato seguire su Radio 3 uno splendido ascolto: dal Teatro Biondo di Palermo la celebrazione del Natale con il racconto della natività scritto da Erri De Luca interpretato da Galatea Ranzi.
    Amo Erri De Luca ed il suo nome è stato il ….viatico, per un laico come me, all’ascolto!
    Ve lo raccomando vivamente, se non avete già avuto la fortuna di ascoltarlo ieri sera.
    Di seguito il link per Rai Play:
    https://www.raiplayradio.it/audio/2020/12/IL-TEATRO-DI-RADIO3—In-nome-della-madre-91265ba4-1c05-49e3-a39d-4c54a296b74a.html
    Buon Natale, Franco Torrisi

    • La Sicilia ntera s sta muovendo con grande vitalità in campo artistico – solidale. C’è un pezzo dei tuoi geni!!!!
      Se invecve di suonare Jannacci suonavi Battiato…

  • Il tasto delle I non mi va. Aggiungere a piacere…

  • Ho letto di anarchici individualisti che scrivevano poesie intense e cariche d’umanità, e poi piazzavano bombe che consapevolmente o no facevano danni e sangue di persone innocenti. Non mi risulta che Erri De Luca, che è stato un comunista, oggi non so, abbia mai piazzato bombe o partecipato alla guerra di terrore degli anni di piombo. Ma conosco la sua storia di responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua che non maneggiavano garofani, nemmeno sparavano birolini come il sottoscritto nel collo delle ragazzine. Ho letto che Erri De Luca difende gli anni di piombo che hanno causato e seminato morti assurde come quella del commissario Luigi Calabresi, freddato una mattina che uscì di casa senza scorta con la sua vecchia Fiat 500. E la sentenza definitiva riguarda mandanti ed esecutori di Lotta Continua. Poi, il signor Erri De Luca può pure scrivere testi magnifici, essere un bravo scrittore, un eccellente scalatore, ma ricordo anche il dolore provocato dalle sue parole dette e scritte in più occasioni riguardo al terrorismo di sinistra, che per uno di sinistra come chi scrive, è stata una vergogna, un periodo buio e assurdo e non una guerra civile come lui ha scritto. Per rispetto al dolore provocato dai tanti giovani imbecilli e pazzi di furore negli anni di piombo mi si strizza lo stomaco pensando al dolore provocato a tante famiglie, figli, mogli. Non ho l’abitudine di dimenticare anche per il rispetto a chi ha sofferto e così Erri De Luca non riesce a commuovermi.

    • Morte di un uomo felice, di Giorgio Fontana, che ho conosciuto a Crema, a Cremarena, spennella bene il clima e la mentalità dalle tre parti: veri comunisti, magari ex partigiani, forze dell’ordine e magistratura, bande armate.

  • Ancora su Erri De Luca. Lui è uno degli scrittori, intellettuali che in anni recenti ha, secondo me, confuso con le sue opinioni sul terrorismo di sinistra, gli anni di piombo,una fetta importante di intellettuali di sinistra in Francia, paese dove Erri De Luca è ben conosciuto da certi ambienti della politica gauchiste, dove a lungo hanno creduto, anche a causa delle opinioni di De Luca, le sue interviste alla stampa francese, che era giusto proteggere in Francia i terroristi italiani, considerati perseguitati dalla giustizia italiana. Solo di recente, grazie a una lunga e dettagliata inchiesta di “Le Monde” il terrorismo delle Brigate Rosse e tanti altri gruppi criminali è diventato quello che è stato nella realtà: terrorismo sanguinario e criminale che ha seminato morte e dolore assurdo.
    Fare confusione sui fatti è una colpa grave di un intellettuale. Vuol dire, per me, dare il peggio di sé.

  • https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/politica/2009/25-giugno-2009/erri-de-lucala-lotta-armata-non-era-terrorismo-quegli-anni-fu-guerra-civile–1601501435511.shtml
    Questo a proposito di terrorismo.
    Poi da leggere sono anche le interviste rilasciate dopo l’assoluzione per la vicenda NoTav perchè “il fatto non sussiste”. Siccome è uno scrittore ne fa sempre una questione lessicale. Personaggio complesso che riducendo ai minimi termini si potrebbe considerare simpatizzante di questo o quel movimento, ma forse analizzandolo meglio di evince che forse non è così. Pur riconoscendo la complessità delle parole che si devono usare bene per non dare adito a errate interpretazioni.

    • Evito giudizi sulla complessità, che a mio avviso si riassume in sei lettere delle sue tante, ma sono blasfemo, per carità! Dal punto di vista artistico ho provato a capire, e un amico scrittore ha provato ad avvicinarmi, regalandomi anche un’opera, ma perché, fra le sue mille, si debba scrivere “non era giraffa”, invece che non aveva il lungo collo di una giraffa… Ripeto, fra le mille altre. Lo trovo solo barocco, non ermetico né proso-poetico costruttivamente. Diciamo che questa è l’epoca del massimo relativismo, per cui si riesce a trascinare i fedeli all’odio del sistema che è stato così ingiusto e persecutorio da produrre carcerati, del tutto acriticamente su motivazioni, comportamenti, reazioni. Ma sono scuramente inadeguato ai tempi, nonostante la mia manifesta apertura.

  • In “Cervelli ” Gottfried Benn” scrisse: “Stava ancora ritta in silenzio, quando gli accadde l’oliva.” Più modestamente Daria Brignardi ha dato questo titolo al suo ultimo libro: “Oggi faccio azzurro”, che non so cosa precisamente cosa vuol dire. Potrei appellarmi alla semantica e a tutta la letteratura e uso del termine del colore/vocabolo, e lì vai con le interpretazioni. Che forse basterebbe leggerlo. Benn con l’oliva, con le parole di Calasso nella postfazione, ” leggeva di tutto e accumulava nomi nei suoi quaderni di appunti. Poi li ritrovava, isolati e radianti. Feaci, megaliti, Lerna, Astarte, Geta, anche oliva o teogonie. Per un lettore di lingua latina è difficile capire la forza d’urto di questi suoni contro i groppi delle consonanti germaniche”. Insomma, Benn ha usato il vocabolo italiano Oliva solo per la dolcezza della sua pronuncia. Tutto chiarissimo? No, neppure leggendo tutta la postfazione di Calasso. Se il tedesco è difficile lo è anche il suo commentatore Sempre nel Compleanno, capitolo di Cervelli Benn scriveva “che il Compleanno accade”. Capisco comunque che alcune libertà o licenze, come alcuni neologismi, possano infastidire e indurre a sonori “ma vai a c…..!”

    • Trovo carino l’utitlizzo di aggettivi di senso diverso nel discorso, cioè aria liquida, inverno amaro etc.nuove attribuzioni di senso, ma oltre non riesco. E non per opposizione, la lingua cambia! Non ci arrivo esteticamente

  • E cosa dici di “camosciamo”? Io lo trovo orrendo.

    • Orrido, con un sottinteso di invito multisensoriale mal definibile, che se poi lo scoprono i camosci che le loro signore con le corna fanno le avance…

  • Gottfried Benn è uno di quei letterati da non consigliare ai muratori; ai coltivatori diretti. Neppure a tanti laureati, pure in Lettere. L’Adelphi di Foa’, Calasso nel loro catalogo, oltre lo stile impeccabile degli autori pubblicati, hanno spaziato da Simenon a Manganelli, Morselli, all’autore de “Lo smalto sul nulla”, Gottfried Benn. Un giorno che passai dalla loro redazione in Via San Giovanni al Muro di Milano, a ritirare i dattiloscritti di speranzosi romanzieri, e buttar giù la scheda di lettura, dissi che per rispetto degli elettricisti, di mio padre operaio, la letteratura che non conosceva l’umiliazione, la fatica dei lavori umili, che acchiappava le nuvole e faceva sbadigliare, non faceva per me. Ti sbagli, mi dissero in redazione. Conta lo stile. Si può scrivere di tutto, anche di niente d’importante, ma uno stile inconfondibile è letteratura, il resto è roba volenterosa. Va bene, risposi; forse è così, ma continuo per rispetto o per dispetto a desiderare che Henri Michaux, dopo la mescalina e altre droghe faccia qualche giorno in fonderia, alla Fondinox di Sergnano, oppure da Montini, a Roncadelle, aziende dove ho lavorato. È possibile che il viaggio in Ecuador di Michaux; lo smalto sul nulla di Benn prendano cosi un colore, una sostanza differente. Un peso.

  • Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.
    (Karl Popper)

    Quelli che scrivono con chiarezza hanno dei lettori, quelli che scrivono in modo ambiguo hanno dei commentatori.
    (Albert Camus)
    Queste due citazioni si presterebbero, a ruota libera indipendentemente dal post, seguendo il corso della corrente, a commento al post di Merlo, ma anche a Idea di progresso di Cinciripini e ovviamente pure qui.

  • Amici concordo sulle vostre due ultime, che se poi qualcuno vuol aprire nuove frontiere comunicativo-formali, anche quello serve, ma se vuol paragonare uccelli a banane, attribuendo le aggettivazioni delle seconde ai primi, va bene, ma penso che sia perché non sono i c…suoi (che sempre scriverei per esteso, ma pare che non si debba) perché dal color giallo o dalla “sbucciabiltà” sarebbe forse infastidito. Befana che ne dici?

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