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ANNA ZANIBELLI

Non avere tatuaggi è il nuovo tatuaggio?

La popolazione più tatuata del mondo è quella italiana( 48%), lo sapevate? Ormai siamo rimasti in pochi a non essere tatuati. Anzi pochissimi, tra una massa di schiene, braccia, caviglie evidenziate dalle più incredibili opere d’arte. L’inverno è la stagione ideale per “ lanciarsi” e anche io mi sono trovata più di una volta nei

La popolazione più tatuata del mondo è quella italiana( 48%), lo sapevate? Ormai siamo rimasti in pochi a non essere tatuati. Anzi pochissimi, tra una massa di schiene, braccia, caviglie evidenziate dalle più incredibili opere d’arte.
L’inverno è la stagione ideale per “ lanciarsi” e anche io mi sono trovata più di una volta nei pressi di un ago, lo confesso, indecisa se marchiare per sempre la mia pelle immacolata.
Perchè a me i tatuaggi piacciono eccome. Non voglio fare quella che ne fa dell’assenza una presa di posizione. Anzi.
Farsi un tatuaggio è un passo importante, diventa significativo quando viene scelto per celebrare un evento particolare della vita. Personalmente ne ho visti di bellissimi.
Le preferenze sono sempre soggettive e nessuno dovrebbe giudicarle. Tuttavia, ammetto di provare una certa perplessità quando poso gli occhi su corpi più decorati della Cappella Sistina, o deturpati come cannibali del Borneo. Ho visto scene grottesche come cavalli intenti a brucare petti villosi, cartoni animati illustrati in prossimità delle parti intime, scritte asiatiche errate con i significati più ridicoli. Nomi di ex fidanzate ricoperti alla peggio poichè va bene mollarsi in armonia ma il nome di lei sul braccio proprio no. Squali che dopo diete drastiche diventano acciughe, mostruosità spacciate come cataloghi del Louvre.
In questo Far West della commedia umana, per fortuna esiste ancora il buongusto anche tra quelli che decidono di tatuarsi.
E io?
Continuo (per ora) a far parte della “specie protetta”.
Potrei dire che non ho ancora trovato il tatuaggio giusto, per cui varrebbe la pena pagare una seduta di dolore.
Oppure uno con il quale non avrei problemi a convivere anche da vecchia.
O forse non ho ancora trovato qualche buon’anima disposta ad accompagnarmi, e a sopportare di farsi stritolare le dita della mano mentre soffro come un cane non esattamente nel pieno delle mie facoltà.
Oppure ancora, mi tatueró quando torneranno a essere marchiati solo i criminali, e allora ci sarà più gusto.
O che non ho voglia di sentire, da una delle tante volpi sparse per l’Universo, qualche uscita retorica del tipo: “come mai un tatuaggio alla tua età? Ti ha fatto male? Ma che significato ha? “
Le risponderei: 1- Perchè scusa? I quarantenni sono un popolo di decerebrati?
2-Ho sgomitato guarda, non vedevo l’ora di farmi torturare a sangue.
3- E per quanto riguarda il significato, c’è scritto: “fatti i cavoli tuoi”, in lingua Maori.

ANNA ZANIBELLI

07 Gen 2021 in Antropologia

21 commenti

Commenti

  • Molto bello il tuo “pezzo”, Anna Zanibelli che, tra l’altro, parte con il piede svelatore da cronista di costume dicendo quanti italiani sono tatuati. Il miglior articolo, per me, che compare da tanto tempo su questo blog. Ricordo anni fa sulla spiaggia di Roquebrune, che volta le spalle alle montagne di grattacieli di Montecarlo, che sono uno peggio dell’altro, e mentre mi arrostivo al sole, vicino c’era una magnifica ragazza con il suo moroso tatuato sull’avambraccio, sulla schiena.Tatuaggi a colori. Restai a guardarlo a bocca aperta, e pensai a quanti soldi aveva speso quel tipo per torturarsi la pelle, e pensai al mio panino portato da casa, da Crema Nuova, per risparmiare.
    Che dire? Un mio collega, in ufficio disse che restò felicemente una settimana con il braccio fasciato, perché il tatuaggio costato 250 euro, non doveva prendere sole, per almeno dieci giorni. Si era tatuato una scritta antica in latino, lui che non sapeva un acca di latino, e passava il tempo libero ricostruendo minuscole Alfa Romeo. Un controllore delle ferrovie, alla stazione dei puffi di Crema, mentre aspettava il Treviglio fermo a Casaletto Vaprio, lo ascoltai discutere con un amico che era stato a un festival dei tatuati. Gli disse: ti faresti una ragnatela sul collo? Una bella tarantola?

  • Brava Anna, sono fiero di averti fatto conoscere la nostra congrega. E brava per aver resistito al’affresco cutaneo! Sì, fossi stato giovane ora mi sarei fatto tatuare il mio motto, ma non di più.
    In quanto a parti intime, visto che il paziente va sul tavolo operatorio come natura lo fa, ma poi spesso cresce di statura ma non di cervello, decenza mi impedisce di illustrare cosa ho visto affrescato nello spazio cruro-inguino-ombellicale.
    “seduta di dolore”, dici.
    Quando, dopo un ricovero, mi son messo in testa di recuperare la piena forma in palestra, si è eletto a mio guardaspalle un giovanotto ipermuscolato, cui avevo detto di un litigio stradale, e si era proposto come vendicatore (Dio me ne scampi). Comunque mi chiede un’idea per un trattamento indolore sulla schiena, per un tatuagio che aveva regalato a una sua fiamma, e, vista la “devozione”, ho fatto andare la fantasia, la mia alleata, e ne è uscito fuori un progetto con sacchetto di plastica da supermercato, cerotto e un farmaco anestetico ospedaliero. Ha funzionato! 20 cm x 30 senza dolore alcuno, dopo che la “di lui bellezza” aveva rischiato di fargli buttar via i soldi spesi ai primi pizzicori della precedente seduta.
    Ora, presumo che molto abbia giocato l’imposizione di carisma, ma forse ci avevo preso giusto con il metodo mai brevettato. Perché non lo fanno i “tatuatori” professionisti?
    Perché in caso di crisi allergica vanno in galera.
    Però non mi chiedete di più, non ci voglio finire io!

    • Caro Adriano! Molte delle mie conoscenze, adesso che ti sei esposto circa il metodo mai brevettato, si lanceranno nella richiesta del tuo contatto. Preparati!😄😄😄

  • I tatuaggi costano molto, è vero. Ed è bello farli quando hanno veramente un significato. Tatuarsi un simbolo o una scritta senza conoscerne il senso ma solo perchè vanno di moda è tristissimo.
    Grazie per l’apprezzamento Marino, magari faró un piccolo ( o piccolissimo‼️) tatuaggio se avró la fortuna e la capacità di diventare davvero una scrittrice. 😊📖🖋

  • Mai considerata l’ipotesi di farmi un tatuaggio.
    Quando eravamo bambini, assieme alle “cicche” c’erano delle decalcomanie con le quali ci si metteva sulla pelle qualcosa che assomigliava ad un tatuaggio, soltanto che aveva il grande pregio di scomparire con acqua e sapone!
    C’erano poi delle sorte di tatuaggi naturali: le “pignole” di chi si lavava poco. E ce n’erano è!
    Strabella e ricca di significato l’immagine che hai scelto per la copertina del pezzo, Anna.
    Decisamente credo proprio che la tentazione di tauarmi non mi prenderà giammai, credo di non essere sufficientemente dotato del combinato disposto esibizionismo/masochismo!
    Nella mia vita, cazzate ne ho fatte parecchie e me ne porto dietro i segni, ma “di dentro”, riterrei insopportabile portarmene dietro i segni anche ….”di fuori!

    • I segni “ di fuori” sono la bellissima storia della nostra vita. Le cicatrici, le rughe, i nei… Queste cose sì che ci “tatuano” per sempre ed evidenziano la nostra particolare unicità 😊

  • Anche lo sciamano americano é pieno di tatuaggi che sono sempre segno di appartenenza, magari al qualunquismo. Neppure la farfallina di Belen sarebbe stata necessaria ad indicare che poco distante si sarebbe trovata la cosina. Io li trovo sempre orrendi e un analisi antropologica o politica è facilissima. A destra sono tutti tatuati.

    • Un segno dela scarsa differenziazione interindividuale: non si riesce a dire con forza “Io sono io!” e allora il prcesso di individuazione, detto alla Jung, passa per immagini sul proprio corpo, sui muri della città…Il corrrispettivo di un’impronta olfatttiva nel regno animale, ora che siamo tutti puuliti e solo un cane distingue due individui dalla marca olfattiva. Ma che non diventi una moda anche quella, di accentuare il proprio “aroma”!

    • Non sapevo che il tatuaggio fosse tendenzialmente di destra… dico davvero!

    • Ecco, questo è, Anna! Quelli, le cicatrici, i nei, le rughe sono i “segni fuori” che sono nostri e solo nostri, l’esibizione dei tatuaggi, invece, di “nostro” ci ha ben poco!

  • Cara Anna, io lo feci con della lidocaina iniettabile, ma si può fare anche con del’EMLA pomata, che è in vendita in farmacia, applicata abbondantemente, poi “occlusa”: un foglio di plastica copre l’impacco e lo si fissa ai bordi incorniciandolo con cerotto, lasciare almeno 20 minuti. La macerazione cutanea che ne consegue favorisce la penetrazione a fondo del principio attivo. Resta il fatto che le fiale che ho regalato al mio giovane amico .- body gard erano sterili, le pomate no! Quindi alla penetrazione dell’ago si può portare dentro schifezza indesiderata, peggio se a base grassa. E poi c’è il problema delle allergie. Certo, l’EMLA si usa nei bambini per fare prelievi e altro senza dolore, ma in caso di allergia senza una pronta assistenza medica? Però, per chi, letteralmente sulla sua pelle, vuol provare… la pomata però non la prescrivo io!

  • Analisi che va bene anche per i social, e anch’io ne faccio parte. Conosci Instagram? Profetizzato da molti che tutti hanno diritto al loro momento di gloria. Poca cosa, certamente, la gente si accontenta, magari fino ad identificarsi desiderosa di emulare anche i protagonisti del Grande fratello Vip, dove più sfigati di così si muore. Neppure da dire da ultima spiaggia. Probabilmente tutti i reclusi, a cazzeggiare tutto il giorno, un tatuaggio, magari celtico, ce l’hanno.

  • Tanto per animare un po’ la discussione. Ripeto, lo sciamo americano che ha guidato la rivolta contro il Congresso era tatuato, come lo erano i galeotti e lo sono ora i neonazisti. Gli altri, fossa anche solo per questioni estetiche (?) neppure sono da considerare perché vittime di un’omologazione dettata dalle mode, e i modaioli immaginiamo tutti quale orientamento abbiano. “Del resto, se andiamo un po’ oltre la moda del momento, i tatuaggi non hanno mai avuto un significato granché positivo. Sono sempre stati usati per marchiare una discriminazione. Gli schiavi, i carcerati, gli animali, le prostitute. Nella Cina antica ad esempio i tatuaggi sono sempre stati associati a criminali e banditi, sin dai tempi risalenti della dinastia Zhou (che data tra il 1000 e il 250 a.C.). Tatuare ideogrammi che segnavano schiavi e criminali incalliti è una tradizione che si è prolungata fino ai giorni nostri, essendo sparita praticamente solo all’inizio del 1900.

    Andando ancora più indietro nel tempo, in epoche arcaiche i tatuaggi erano usati dai clan dei cacciatori, una stirpe che è sfociata nell’attuale patriarcato. Nella tradizione arcaica i tatuaggi erano visti come una dimostrazione della forza di chi vuole sottomettere i più deboli.

    • Sciamano, sorry

  • E scusi Anna il mio manicheismo, ma alla “modernità” si concedono fin troppe attenuanti.

    • Mbeh, il tatuaggio dei Greci era legato all’appartenenza a un’eteria, leggasi società segreta protomassonica, ma più coerentemente protomafiosa vista la forte radicazione in Magna Grecia, e, tenuti in punti nascosti del corpo, avevano un senso di muto riconoscimento reciproco. Pare ad esempio che Diogene di Siracusa portasse due pesci sotto il bracciale.
      In senso tribale idem può avere un significato, dal votivo all’erotico, come la pianta dei piedi tinta di rosso, ma parliamo sempre di un solo simbolo, non di una carta geografica. Se fossi giovane io il mio motto in un posto discreto me lo fare pure tatuare, ma visto il tempo residuo che ci rimarrebbe adesso mi sembra un cattivo investimento!

  • Adriano, i Maori che amano truccarsi in tante occasioni, usano colori che finita la cerimonia una lavata e via. Con tradizioni molto più radicate e non liquide come le nostre. Il bisogno di identificazione in un gruppo o pensiero, se non per fanatici, ha solo una funzione estetica di nessuna appartenenza, di cui molti poi si pentono. Magari ti sanno anche spiegare i disegnini di cui si decorano, ma se scavi non c’è alle spalle nessun background culturale, politico o identitario. Siamo solo alla forma, solo superficie, e meno male. Certo che se lo chiedi allo sciamano di Washington con corna e finta pelliccia di bisonte, qualcosa potrà spiegarti, ma in quel caso è meglio non chiedere, se non per indirizzarlo dopo da uno bravo.

    • Io mi spiego solo che ha le corna e quindi ci sta bene nella parte! Si certo, forse è inutile andare alle origini ormai.

  • Dissento sul tatuaggio come elemento identificativo di destra. Abbastanza disperatamente, lo ammetto, però dissento.
    Sullo sciamano cornuto e sui suoi tatuaggi, visibili o narrati, il mondo tatuatologico mediatico è molto diviso: si va dall’idolatria all’esecrazione.
    A volte mi chiedo che cosa succeda ai tatuaggi fatti su parti del corpo soggette a modifica nel tempo, magari a collassamento. Non oso pensare alle farfalline tatuate sui seni prosperosi di certe ragazze. Da lepidotteri ad albatri.

    • Pietro, certamente non la tua destra.

    • Grazie, Ivano.
      Purtroppo, sulla mia destra, RIP.

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