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FRANCESCO TORRISI

La Deforestazione nell’Amazzonia brasiliana

Prendo a prestito (ma l’ho già fatto in precedenza) una sollecitazione di Angelo Valvassori, per sviluppare su scala planetaria il tema alberi/ambiente sollevato a causa della “tortura”, prima, seguita dall’uccisione/abbattimento del pino, poi, a fianco della Chiesa di Piazza Fulcheria, a …..cura del prete della parrocchia. Angelo mi ha inviato un articolo a firma Andrea

Prendo a prestito (ma l’ho già fatto in precedenza) una sollecitazione di Angelo Valvassori, per sviluppare su scala planetaria il tema alberi/ambiente sollevato a causa della “tortura”, prima, seguita dall’uccisione/abbattimento del pino, poi, a fianco della Chiesa di Piazza Fulcheria, a …..cura del prete della parrocchia.

Angelo mi ha inviato un articolo a firma Andrea Barolini, che mi è parso significativo assai sul tema, dal titolo : “Amazzonia, Raoni denuncia Bolsonaro per crimini contro l’umanità”

e quindi lo riporto di seguito:

 

     “Lui si chiama Raoni Metuktire. È uno dei più importanti leader delle comunità autoctone dell’Amazzonia. L’altro si chiama Jair Bolsonaro e di mestiere fa il presidente del Brasile. Dopo numerosi “confronti” a distanza, i due potrebbero incontrarsi in un’aula di tribunale. Raoni ha infatti citato il capo di Stato in giudizio per crimini contro l’umanità.

Assieme ad un altro leader autoctono, Almir Surui – capo dei Paiter-Surui e anch’egli noto per le battaglie a difesa dell’ambiente e del clima – Raoni ha puntato il dito contro le scelte di Bolsonaro e di numerosi ministri: «La distruzione della foresta amazzonica sta accelerando sempre più. Il tasso di disboscamento è aumentato del 34,5% in un solo anno. Mai nell’ultimo decennio era stato assassinato un numero così importante di

Leader autoctoni. Mentre vengono minacciate le agenzie deputate al controllo ambientale».

Ma non è tutto. Le politiche di Bolsonaro, secondo la denuncia, avrebbero provocato «deportazioni di popolazioni» e «persecuzioni». Che rappresentano, secondo Raoni e Almir Surui, dei «crimini contro l’umanità».

Per dimostrare la fondatezza delle proprie accuse, i due leader hanno presentato un dossier di 65 pagine, redatto dall’avvocato francese William Bourdon. All’interno, vengono citati studi scientifici, nonché testimonianze di organizzazioni non governative e di istituzioni internazionali. Che stigmatizzano, tra le altre cose, l’eliminazione della protezione dei territori autoctoni, così come il progetto di legge presentato nel febbraio del 2020 al Congresso brasiliano per aprire le zone protette allo sfruttamento minerario, idroelettrico e agricolo.

La denuncia sottolinea infine che la deforestazione dell’Amazzonia non comporta soltanto problemi per le popolazioni locali, ma per l’umanità intera. Diminuire il quantitativo di alberi presenti significa infatti limitare la capacità di assorbimento di CO2 della foresta. Senza dimenticare i danni alla biodiversità. A decidere se l’azione legale di Raoni e Almir Surui è fondata o meno sarà la Corte penale internazionale dell’Aia.

FRANCESCO TORRISI

29 Gen 2021 in Ambiente

5 commenti

Commenti

  • Ci son cose che possiamo fare come altri paesi e cose che possono fare lì come dissidenti. Ilprblema è: quali sono le sue armi del consenso? Parlo sia del lì, popolare, che del mondo intero politico. Fatta l’analisi si può vedere come agire.

  • Adriano, credo che su temi di ordine generale che riguardano il pianeta, sia importante avere anche solo l’informazione di ciò che sta accadendo, magari a migliaia di km di distanza, magari su altri continenti, ma che finisce poi di riguardare anche tutti noi!

  • Dall’agosto 2018 al luglio 2019 1634 miglia quadrati di foresta amazzonica sono stati rasi al suolo. Il 74% rispetto all’anno precedente. Agricoltori bianchi di bestiame, cacciatori, minatori spesso pagati da aziende che vogliono sfruttare il territorio hanno contribuito alla deforestazione, con l’appoggio dei politici locali, senatori e il supporto del presidente in carica. Sette leaders indigeni sono stati uccisi in conflitti sulle terre amazzoniche. Bolsonaro ha trasferito le scartoffie relative alle proprietà dalla “National Indian Foundation” (FUNAI) al Ministero dell’Agricoltura che è pesantenente influenzato da “agribusiness lobby”.
    L’obiettivo, scrive un inchiesta di Ernesto Londono sul “The New York Times” cartaceo (23.4.20), è di forzare questi indigeni fuori dalle loro terre, farne dei cittadini ordinari nelle periferie povere delle città, farne dei “beggars”, mendicanti.

  • Bolsonaro ha dichiarato che é ora di finirla di considerare le sue foreste il polmone del mondo. Sono solo sue. Perfetta coerenza da sovranista.

    • Iniziamo a boicottare l’importazione dei loro prodotti. Franco non mangia carne e legge il fatto quotidiano. E dopo aver letto oggi che la “loro” carne arriva in nave fino a noi, per poi essere trasformata in insaccati, ancor meno ne mangerà, ma, chi come me, la mangia quattro volte al mese, può guardare la provenienza. Interessante apprendere che la provenienza non sia un obbligo nei prodotti di trasformazione.
      Quindi fare la guerra alla bresaola valtellinese fatta di carne di zebù brasiliano, ai dadi da brodo non vegetali, alle fettine già impanate… E poi vedremo cosa fare personalmente al Sig. Bolsonaro. Ma il punto è, è amato in patria? Dicono di sì, che un po’ di problemi li ha risolti, quindi si tratta di entrare in concorrenza. Già, coi problemi che già abbiamo noi, facile! Riflettiamoci.

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