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ADRIANO TANGO

Il V secolo a.C. alle origini della nostra civiltà mediterranea: i Greci.

In attesa dell’uscita nella collezione Cremascolta eBook di un mio inedito, il romanzo storico “Simias”, è emersa l’idea di farlo precedere da un saggio (poi divenuto un triplo). Questo lavoro narrativo nasce come una talea da un precedente romanzo: “Sibari scavo 3”. Simias era, nella vicenda archeologica, un personaggio di fantasia, ipotetica figura di milite

In attesa dell’uscita nella collezione Cremascolta eBook di un mio inedito, il romanzo storico “Simias”, è emersa l’idea di farlo precedere da un saggio (poi divenuto un triplo).
Questo lavoro narrativo nasce come una talea da un precedente romanzo: “Sibari scavo 3”.

Simias era, nella vicenda archeologica, un personaggio di fantasia, ipotetica figura di milite rodiese, introdotto nella narrazione con un espediente, solo per illustrare gli eventi della Sibari storica (V secolo a.C.) senza fastidiose note.
Così, visto che nella sua epoca mi ci ero già calato, ho iniziato a camminare sui suoi passi, facendogli fare quasi il giro completo del bacino mediterraneo in senso orario.
La caduta di Sibari ha un significato simbolico di spartiacque fra due ere, fra un mondo con fedi religiose classiche e regimi rigidi e quello cosmopolita della globalizzazione mediterranea e gli albori di democrazia e monoteismo.
Fatte queste premesse, vi assicuro che cercherò di “aver la mano leggera”, nel senso di non sfinirvi, e di fornire più suggestioni e curiosità, o mie interpretazioni, che una lezione!

Dei Fenici ed Etruschi ne parliamo un’altra volta quindi, anzi, in altre due puntate.
Ma guardate che questi popoli sono ancor più affascinanti!
Prossimi gli Ertruschi, che ci toccano molto, molto da vicino!

ADRIANO TANGO

05 Feb 2021 in Cultura

7 commenti

Commenti

  • Ovviamente un post in attesa di trasferimento nella sezione saggi, tuttavia, ricordo, aperta al dialogo, contrariamente alla versione blindata “Salmoni”.
    I fatti ci hanno dato ragine: Cremascolta accetta e sa dialogare con chiunque, di qualsiasi orientamento ideologico, purché dalle sue parole non emerga rabbia mal repressa.

    • Grazie Adriano del prezioso contributo storico/culturale.
      Provvedo al ….”trasloco” nell’area più …..consona dei “Saggi”.
      Lascerò qui tra i post, comunque un richiamo al tema.

  • “Trasloco effettuato”!

    • Ho un buco fra Pazienti e approfitto: l’esempio più bello di ibridazione dell’isola è per me Erice. Mentre Siracusa fu parte in causa nella disputa Sparta/Atene, e le popolazioni locali restarono tagliate fuori “alla tarantina” Erice, terra degli Elimi, forse realmente accolse una compagine Troiana fondendosi con i medio orientali. Ebbe rapporti di scambio paritario con i Greci, forse rispettosi delle belle sacerdotesse, sacre prostitute, e assimilarono anche i loro costumi, e lo stesso fecero con i Fenici quando bussarono alla porta.
      Merito di questa plasticità la lunga indipendenza che poterono vantare, fino all’annessione romana e poi araba.

  • Trasloco non lo vedo, ma sbaglio o c’era un’osservazione di Ivano cui non ho risposto sul successo delle colonie greche il Italia. In anticipazione rispondo con una citazione da un recente Cangini su altro tema: “Abbiamo il 70% del patrimonio artistico culturale del mondo occidentale. Abbiamo la Pianura Padana, la più fertile e irrigabile porzione di terra europea, abbiamo milioni di ettari di colline, miglia di chilometri di coste nel mare tra i più pescosi al mondo.
    Due tra le più belle grandi isole del mediterraneo.
    Non esiste al mondo una cultura del cibo come in Italia.
    Abbiamo più formaggi della Francia.
    Le montagne più belle d’Europa.
    Abbiamo una insolazione media che ci invidia chiunque per la generazione di energia.
    Ma a noi, dell’Europa, che cazzo ce ne frega?!”
    Il fatto è che all’Europa e anche al medio oriente frega di noi, perché l’eccezionalità di questo territorio non è mai sfuggita, e il crogiolo di culture che ne è derivato è unico, alla base delle nostre vette di grandezza e vizi profondi” (La domanda di Ivano suonava più o meno “merito della posizione geografica?”

  • Sì Adriano, hai letto bene. La geografia per forza determina la storia. Prima della globalizzazione si intende, prima di Cristoforo Colombo e Magellano, ma anche ora, vedi il tema dell’immigrazione.

    • Ivano, oltre a mettere in comune una passione, ho voluto realmente discutere sulle nostre radici, visto che i problemi che avevano “loro” erano in embrione quelli che scoppiano fra le mani adesso a noi!
      E allora, se ci siamo avvantaggiati, ma senza approfittarne fino in fondo, delle potenzialità dell’ibrido culturale, vediamo da cosa fuggivano loro per cercare l’America qui! E ci sembra tanto difficile ragionare in termini di sovrappopolazione e sfrutamento del territorio riferendoci a quei tempi,… Eppure è così, il primo male resta quello! Vi toccheranno anche gli Etruschi, i nostri veri padri, ma ci credereste che in pianura padana, intorno a Felsina (Bologna) inventarono i campi a maggese per lasciar riposare la terra esausta, e che l’avevano imparato dai Greci che per primi avevano avuto il problema dell’impoverimento del suolo?
      Giacomo, tu che sei un maestro di produzioni, che ne dici?

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