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ANNA ZANIBELLI

Perchè San Remo … Non esiste

L’avreste mai detto che San Remo, il Santo che tutti noi immaginiamo abbia dato il nome alla città di Sanremo, in realtà non esiste? Pare che il nome della città ligure, signora del Festival della canzone italiana, derivi in realtà da San Romolo, chiamato però Roemu in dialetto locale. Immagino costui, eremita sopravvissuto in una

L’avreste mai detto che San Remo, il Santo che tutti noi immaginiamo abbia dato il nome alla città di Sanremo, in realtà non esiste? Pare che il nome della città ligure, signora del Festival della canzone italiana, derivi in realtà da San Romolo, chiamato però Roemu in dialetto locale.
Immagino costui, eremita sopravvissuto in una grotta e dedito alla preghiera, guardare smarrito il Festival di Sanremo e chiedersi sconvolto che roba è.
Personalmente, il clima che aleggia intorno alla kermesse per l’assurdità, l’esagerazione o solo per la stupidità, mi diverte assai. La qualità delle canzoni è ogni anno più scadente, ma è tutto il trash, la retorica, il chiasso di questi avvenimenti nazional popolari a divertirmi. C’è qualche brano che sfonda in radio e ci tormenta tutta l’estate, altri finiscono nel nulla. Ci sono però cose di Sanremo che ogni anno si ripetono come una rassicurante routine.
Il presentatore imbellettato per esempio, il quale si aggira sul palco con le sue giacche sberluccicose. Le vallette, bellissime nei loro abiti scenografici, costrette a scendere le scale come in una sorta di prova iniziatica: se percorri almeno venti gradini sui trampoli senza frantumarti i malleoli sei una dei nostri.
Peccato che, al momento di presentare una canzone ( tre righe in tutto), leggano il gobbo come un novantenne che scandisce i numeri della tombola al circolo degli anziani.
E poi ci sono i fiori, che ti sembra di sentirne il profumo da casa e i comici i quali riescono sempre a far impennare gli ascolti.
Anche i duri che rinnegano il Festival sono convinta che una sbirciatina al baraccone gliela danno, pur nel mezzo di serate interminabili dove arriva mezzanotte come niente, mentre si ascoltano si e no tre canzoni. Mi chiedo come facciano cantanti attempate come Ornella Vanoni o Patty Pravo a non domandare, a un certo orario, un brodino o una camomilla. Assieme a tutti gli altri relitti che, ogni anno, la kermesse recupera dal fondo di qualche oceano.
Del resto, come potremmo rinunciare al balconcino da cui escono le anticipazioni? Come potremmo fare a meno degli outfit barocchi di un Achille Lauro, di Loredana Bertè e delle perle che ci regala? Come faremmo senza il direttore d’orchestra Beppe Vessicchio? Quest’uomo con gli occhi da coccoloso cane da riporto il quale compare in TV una settimana all’anno e si eclissa per 360 giorni?
Mi diverte la comparsa di nuove voci dai nomi improbabili come Diodato o i Pinguini Tattici Nucleari. Come divertente è il dettaglio che, ogni anno, fa clamore: la farfallina di Belen, il bacio tra Benigni e Baudo, il botulino di Gabriel Garko. Del resto, per ogni Sanremo che si rispetti, ci vuole lo scandalo e tutti che gridano allo scandalo. Per dare alla gente, ai media, ai giornalisti, qualcosa con cui dilettarsi a spettegolare.
Chissà quest’anno quali e quanti cambiamenti ci saranno a causa dell’emergenza COVID.
In ogni caso tu, San Romolo/Roemu, se ce la fai, butta giù un occhio davanti a questi “tesori” impareggiabili nella storia del trash italico, utili solo a farci dire “cosa paghiamo a fare il canone”. Il trash dipinto di share, perché tutto va bene purché se ne parli.
Infatti, la domenica mattina dopo l’ultima puntata, anche i più integerrimi contro Sanremo, anche chi si ritiene troppo acculturato per entrare in questa logica si chiederà:ma chi ha vinto?

ANNA ZANIBELLI

27 Feb 2021 in Antropologia

27 commenti

Commenti

  • Ignorare Sanremo è impossibile. Sarebbe come ignorare i 49 milioni che la Lega ex del Nord, ora ecumenicamente italiana tutta, siano carta straccia, come ignorare che ci sono medici e infermieri che combattono ogni giorno per salvare vite umane e nonostante ciò chi ha la seconda casa a Portofino, parte da Campagnola Cremasca per un fine settimana, perché la qualità della vita è importante per qualcuno più di altri, e si può discutere di Seneca in riva al mare, meglio che sul Canale Vacchelli, e si gode un meritato riposo con vista. Come si fa a ignorare Sanremo? Sarebbe come ignorare Matteo Renzi? Impossibile. Come ignorare il mal di stomaco, non si può. Si può ignorare il su e giù per Via Mazzini a Crema? È un tutto dire. Vedere gente, sparlare degli altri sottovoce incrociandoli, è una necessità. Come Sanremo. Non posso ignorare Sanremo, cara Anna, perché le Istituzioni non si possono ignorare, e il ricordo di “Ciao amore Ciao” di Luigi Tenco ancora brucia. Come il suo suicidio in diretta in quel brutto edificio che è l’Ariston, piazzato nello struscio di Sanremo bassa, talmente brutto, che è meglio passeggiare su alla Pigna di Sanremo, tra i vicoli che sanno d’urina e ora di immigrati, spaccio, ma sono delizia architettonica. Puoi far finta di ignorare Sanremo, tanto tu ne parli, mentre non hai scritto due righe sull’altro Sanremo, che è il “festival del club Tenco” con bravi musicisti e cantautori, ma che non frega a nessuno,che ignorano quasi tutti, purtroppo tu compresa. Come si fa a ignorare Sanremo? E’ come ignorare l’herpes che ce l’hai addosso per sempre e basta una debolezza e ti si gonfia sulle labbra. Non si vive senza il pettegolezzo, la musichetta, i divi.

    • Grazie del festival Tenco: lo ignoravo

  • Brava Anna (ma questo brava ora si ripete troppo, magari ti beatificano se non la piantiamo!).
    Dicevamo, il problema, al di là del giro di soldi che si automantiene, è nella visibilità internazionale di Sanremo. Ma se inventassimo un Sanromolo? Loro due si avvalsero dell’ornitomanzia per decidere i ruoli rispettivi, anche se poi ci furono le lame, noi potremmo consultare la rotta di qualche jet che ancora vola, il meteo…
    Basta, il tuo tono leggero mi contagia. Dicevo, se il mondo ci vede come canzonettari frivoli, cosa dobbiamo sperare, che dopo la pizza ci scippino anche quello?
    E parlando di musica, anche in tempi recenti abbiamo perso grandi occasioni di recupero del nostro ruolo di compositori ed esecutori nel campo della musica contemporanea, a livello internazionale, quella che ancora alcuni chiamano “leggera”, facendo una gran confusione.
    Non so, e andrò a vedere, del festival Tenco, ma penso siano canzoni: c’è ben altro!
    Un, ruolo, un patrimonio in un primato difficile da recuperare, che riguarda ormai più il mondo della finanza che quello dell’arte, ma scrutiamo la possibilità.
    Certo, ora mi dirai: ma che sono un’impresaria musicale io?
    No certo, hai additato un problema, e io ne pongo un altro più basilare di cultura.
    Ultima: a me nessuno è entrato in casa per vedere cosa vedo, e in realtà la sera leggo con la musica in cuffia, che non è Sanremo, per quanto sia musica contemporanea, ma se è vero che sanno tutto servirà boicottare? A me dà una noia mortale ‘sta roba, giuro che anche una sbirciata è una sofferenza, e noto che anche mia moglie ha boicottato da anni, senza coercizioni. Spargiamo la voce di quanto è noioso, chi sa…

    • Festival del Premio Tenco, rassegna della canzone d’autore, Sanremo. Esiste da diversi anni, e ha premiato spesso i migliori. Come si fa a ignorarlo? Infatti lo ignorano in tanti, non solo Adriano. Quest’anno certamente salterà. Non è una necessità, a quanto pare, come l’altro festival.

  • Basterebbe intitolarne uno a San Scemo. Sai quanti concorrenti e business? Sufficienti per risanare il debito pubblico.

  • Titolo da sccop il tuo, Anna !
    Il “sacro” Sanremo, nientepopòdimeno, che appassiona il “pubblicoacasa” a tal punto punto da accreditare la creazione della “Giuria popolare” che assegna praticamente la vittoria al canterino/a di turno.
    Le diverse conduzioni del Festivalone si sono poi sbizzarrite nel convolgere personaggi scelti nei settori socio/culturali più svariati e diversi, da Nunzio Filogamo ( il primo, 1951 “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!“) a Mike Buongiorno, Pippo baudo, da Enzo Tortora a Gorbaciov, per arrivare ai più recenti Morandi, Baglioni, Amadeus.
    Essere in poltrona nelle prime file dell’ Ariston era uno “status symbol” riconosciuto e perciò ambito assai, a Crema pochissimi gli “eletti” che se lo potevano permettere. E li si nominava, a bassa voce, con rispetto!
    E anche quest’anno malgrado la terribile pandemia che ci stà massacrando (anche fuor di metafora, purtroppo!) “San Remo” non mancherà di elargirci la sua “benedizione” canora.
    Massì, noi del “buffo stivale” siamo fatti così……prendere o lasciare, e allora?
    “Ciapistess”, avrebbe detto Enzo Jannacci, magari, cantando in modo struggente, proprio a Sanremo “Guarda la fotografia”! https://www.youtube.com/watch?v=m2DdCmt0H8Q

  • Ignorare il Festival di Sanremo è possibile. Come è possibile ignorare i finti centurioni al Colosseo, i reality show in televisione, gli Imbiss altoatesini e i loro wurstel inquietanti, i banchetti dei recuerdos teresianos ad Avila, le attempate buttadentro acchiappaturisti di Soho, le finte brasserie parigine coi cinesi nel retrobottega, i libri di poesie di certe ispirate tardone di provincia, le installazioni artistiche del solito originale ad ogni costo e tutto il resto del kitsch e trash del mondo, vicino e lontano (anche un elenco cremasco non sarebbe difficile).
    Insomma, della lunga serie “come vivere, e bene, senza …”. In questo caso, senza il Festival di Sanremo. Meglio beccarsi la solita patente di intellettuale, radical chic, schifamondo e via dicendo, piuttosto che perdere tempo con certe cose, soprattutto quando l’età avanza e il tempo stringe. Sempre della lunga serie “non un soldo, non un minuto”. Il Festival di Sanremo? No grazie, con tutto quello che offre la vita.
    Quanto alla faccenda di San Remo (da decenni la diatriba si è risolta sullo stacco delle due parole) e di San Romolo, la versione data da Anna Zanibelli, tra le due principali spiegazioni oggi esistenti, riguardo al Romolo divenuto nel tempo Remo, è quella più convincente. Resta da capire se era un Romolo solo oppure due (il vescovo e l’eremita). Potrebbe essere lo stesso?
    Quando ero bambino alcuni cremaschi avevano il motoscafo (di quelli belli, tutti in legno, tipo quello che guidava Candido a Sirmione nei primi anni Sessanta) proprio a Sanremo. Fin da allora, quelle palme e quei casinò mi facevano abbastanza tristezza. Poi, adulto, ho scoperto i dintorni, a partire da Dolceacqua e da certi percorsi nell’entroterra.
    Per noi cremaschi, è importante l’Eremo di San Michele: la parte in cui abitava il nostro Vincenzo Toffetti, l’enigma del suo ritiro, i suoi ospiti misteriosi, la leggenda su Carlo Alberto, la bellezza, ancora oggi, di quei luoghi così strani.
    Quello sì è un San Remo che merita. Altro che Amadeus, Fiorello, Bugo, Ghemon e Colapesce.

  • Nulla da dire su artisti come Tenco ( mia mamma era una sua accanita ammiratrice e, grazie a lei, ho conosciuto la sua storia). Io sono di una generazione un po’ più in là, cresciuta comunque con le canzoni del Festival, con Baglioni, Ramazzotti, Tozzi, ecc.
    Certo che a quell’epoca, il Festival di Sanremo era ancora permeato di buongusto, di classe diciamo. Forse perché la cosa più importante, una volta, erano davvero le canzoni…

  • Si può talmente ignorare il festival di Sanremo quelli sulla bocca di tutti, che se ne parla, parecchio, anche qui, mentre non un cane, eccetto chi scrive, che ha il naso grosso e lungo e storto, che ricorda che esiste, o è esistito fino a ieri l’altro festival, il controfestival Tenco. Non vicino, perché Sanremo è lontana, quasi Francia, ma è solo una constatazione che si spendono parole a iosa sul festival di “San-Scemo” come dice Ivano e zero sull’altro. Si ignora col cavolo Sanremo uno! Magari si ignora Sanremo due.

    • Caro Marino, ho il piacere di confermarti che, da quando ho l’età della ragione (per la santa madre Chiesa, da quando ero “fanciullo”), ho sempre ignorato, e bene, e felicemente, il festival di San Remo. Il fatto di parlarne su un blog per farlo presente e per far presente anche quanto parecchi, davvero parecchi italiani della mia generazione abbiano fatto costantemente lo stesso (erano ben altri gli interessi musicali veri, tra la metà dei Sessanta e la metà dei Settanta, per noi nati nei primi Cinquanta), non significa affatto che non lo si sia ignorato effettivamente. A meno che affermare su un blog di ignorare nella vita (e in una vita ormai bella lunga) una certa cosa, sinceramente, con soddisfazione, non per snobismo o per spocchia o per iattanza o per livore rancoroso, bensì per innocentissima e libera e gioiosa indifferenza, debba per forza significare che quella cosa non la si ignora per davvero ma la si ignora “col cavolo”, come dici tu. Mi sembra un salto logico, una sincope dialettica, uno scarto laterale del tutto senza fondamento. Quanto al festival Tenco, non vedo perché dovrebbe sentirsi in colpa chi, pur conoscendolo, gli ha riservato la stessa totale e soddisfacentissima indifferenza. A parte il fatto che la vicenda Tenco / Dalida era già del suo di una tristezza infinita. A parte il fatto che personalmente ritengo le canzoni di Tenco noiosissime e anche piuttosto presuntuose. A parte il fatto che quando a Parigi ho trovato una vietta intestata a Dalida mi sono venuti i vermi. A parte queste e cento altre cose, se proprio devo rattristarmi per qualcuno venuto a mancare in quel lontano e musicalmente glorioso 1967 (non certo a Sanremo), tra i musicisti non ho alcun dubbio: Otis Redding. E poi, un bel pezzo dopo, il povero John Coltrane. Oltre ai musicisti, peccato che in quell’anno siano morti Ernesto Che Guevara, Edward Hopper, quel genio di Joseph Pilates e altri personaggi ben più meritevoli di Tenco. Che se non si fosse suicidato non sarebbe cero diventato così famoso. Ad esempio, prima di lui rimpiango persino Spencer Tracy e Totò.

  • In tutti i casi il mito di Tenco continua. Non ricordo chi, pochi giorni fa, ha dichiarato che Tenco non si è suicidato e di averne le prove. Vediamo se il complottista le rivelerà. E poi penso anche che, sensibilità del cantautore a parte, che non conosco, la spettacolarizzazione della sua morte, da sè medesimo voluta, io credo, già allora entrò in quella logica dello spettacolo che poi ha portato al trash al quale abbiamo assistito nei decenni successivi. Senza limite. Anzi di più, io l’avrei consigliato di spararsi in diretta sul palcoscenico. Allora altro che mito. In tutti i casi la mia pietà la riservo ad altri suicidi.

  • Certamente, anche senza vedere mai il festival, Pietro ha ragione perchè anch’io non lo vedo, devo riconoscere che senza avere nessuna considerazione della canzonette, e forse neppure di quelle d’autore, alcune di queste ti ronzano comunque in testa e le riconosci, non fosse perchè poi diventano ospiti fisse da Fabio Fazio. E su youtube qualche volta, perchè suggerite dal sistema, si ascoltano. O perchè diventano colonne sonore, gli autori, se non proprio quella canzonetta, di film che ti sono piaciuti. Almeno per me, partecipe indiretto, riconosco, del festival. E allora “avanti o popolo che crede nel miracolo, elaboriamo il lutto con un Amen Amen”. Martella e martella, come per la calunnia, qualcosa rimane.

  • Dire che le canzoni di Tenco sono noiose è un parere che vale cento e zero, ci mancherebbe, come nobilissimo il suo contrario, cioè cento. Sta il fatto che Luigi Tenco e le sue canzoni, i suoi testi sono ascoltati ancora oggi, eseguiti da musicisti e cantanti, bravi e brave vocalist. Sono usciti libri dedicati a Luigi Tenco. Più di uno. E il Premio Tenco, non intestato a un imbecille ma chissà perché a Tenco, non a un’altro, ha premiato cantautori bravi a cui lui ha ceduto il testimone, come Guccini; di lì, dal Premio Tenco sono passati i migliori cantautori e cantautrici italiani. Era il premio della critica musicale. Quello della qualità, a partire da Tenco.

  • Come si fa a non apprezzare “Mi sono innamorato di te” e “Vedrai vedrai”? Madonna santa!! La scuola genovese è figlia di Brassens, Brel, Leo Ferre’. Chiedilo a Gino Paoli cosa pensa di Tenco. Chiedilo a Mina.

  • Marino, lasciamo per un momento da parte Guccini, che è Guccini, dico Guccini, persino per un destro come me, quel Guccini che di certo quel che vale non lo deve a Tenco. Come le cinque o sei cose valide di Finardi (musica ribelle, la radio, extraterrestre, poco altro), che pure con Tenco poco c’entra. Lasciamo stare le altre poche cose giuste della musica italiana, tra cui il Battisti più valido.
    Ciò posto, ci rendiamo conto di che cosa è stata in quegli anni la musica della nostra generazione in Inghilterra e negli States e in qualche altro raro posto del pianeta, rispetto a certe lagne nostrane?
    La tua domanda però merita una risposta precisa. Come si fa a non apprezzare la scuola genovese, come si fa a non apprezzare Gino Paoli? Perso che i loro mancati estimatori, che nel mondo non sono proprio pochissimi, possano avere molte ragioni diverse. Ogni uomo ha una sua storia, anche riguardo alla musica. Personalmente la mia risposta è facile. Come si fa a non entusiasmarsi per certi cantautori genovesi? Semplice. Basta essere cresciuti dai dodici ai vent’anni con i Cream, i Led Zeppelin, i Rolling Stones, gli AC/DC, Jimi Hendrix, Bob Dylan, i Queen e altra gente come loro. Come si fa a non entusiasmarsi per Gino Paoli? Semplicissimo. Basta essere cresciuti, sempre negli stessi anni, con Otis Redding, Aretha Franklin, Wilson Pickett, Tina Turner e altra gente come loro. Se i Beatles e i Bee Gees erano un po’ stucchevoli, se CSN&Y e certa West Coast dopo un po’ stancavano, se i Creedence e simili alla fine si ripetevano, figurati sorbirsi Tenco, Paoli, Lauzi e compagnia cantante. Ancora oggi, a sessantasette anni, apprezzo di più i Greta Van Fleet.
    Comunque ti ringrazio, Marino, per questo scambio di opinioni. Mi fa molto piacere discutere con te e trovo molto positivo dialogare con una persona corretta e valida come te.
    La musica è stata una parte importante della nostra giovinezza. E, ovviamente, a giovinezze diverse hanno corrisposto musiche diverse. E ognuno è contento della propria. In fondo, è giusto e bello così.

  • Finalmente dento parlare di musica, anticipandomi. Perché credo che a Cremascolta quest’ascolto manchi proprio. Pietro ci pone un problema: ci piace perché ce lo faano piacere a forza di ascoltare o perché è bello?
    Che poi apriamo un secondo sottoproblema sul bello. La musica è la colonna sonora d qualcsa che stiamo vivendo, ed ecco che il tema si salda a quello del piano di sopra. Alla nostra età, ma anche a quella più giovanili, direi che è più interessne capire cosa rispecchia in un certo momento storico una certa musica. Perché quella?

    • Mama mia quanti errori! Lo ammetto, parlavo e scrivevo insieme.

  • Torno a scrivere senza seconda attività. Ora non sbaglio più, spero.
    Il tema del gusto musicale, a mio avviso, si intreccia con quello più profondo della cultura da cui viene quella musica, quanto condivido quella cultura, e infine quanto sono plagiato dalle mode, dall’opporutnità.
    Mi spiego: noi non usciamo più con belle figliole, ma non ne avremmo portata una in discoteca per ascoltare un quartetto d’archi anni adddietro, ma nemmeno i Gensis o consimili, non ballabili, da semplice (si fa per dire) ascolto.
    Certo, se è una ragazza “impegnata” possiamo ascoltare del Jazz, e poi… Un accidente, inutile fantasticare, e poi noi niente più e basta! Vi risparmio il “parla per te”.
    E allora queste “altre musiche” che a Sanremo non ci arriveranno mai, perché sono nate? Perché fanno casetta?
    Moda? La moda nasce da una pulsione, dal famoso subconscio, ma uno collettivo, poi prende piede secondo il criterio di tutte le fenomenologie di massa.
    E questo è quello che mi interessa: a cosa corrisponde antropologicamente? A cosa in politica, nel costume?
    Allora il problema è “se mi piace una musica perché mi configuro una certa cultura”, se ne ascolto un’altra per “comodità sociale di condivisione” (quindi la bella figliola) quanto sono disposto a scendere a compromessi?Oppure, intendiamoci, se sono proprio un individuo che rappresenta la propria epoca e la sua colonna sonora meglio saperlo, mica accuso nessun’epoca!
    Lascio poco spazio al gusto? Forse, ma credo che vada capito. Perché è così? cosa vuol dire?

    • Adriano, tutto giusto. Tra l’altro, se la nostra generazione ha toppato in politica in modo clamoroso, se in economia quello che abbiamo combinato è sotto gli occhi di tutti, se l’ambiente l’abbiamo ridotto a quello schifo che è, invece dalla musica sono venute fuori cose forti, durature e ancora oggi molto valide. Le illusioni sono finite a remengo, e forse è stata una fortuna, figurati se certe scempiaggini si fossero realizzate. La musica, quella musica là, invece no (certo, non tutta, intendo quella giusta). Vai in giro per l’Europa, per il mondo, e sentirai che ancora certi gruppi, certe canzoni, certe esperienze musicali sono belle vive e vegete, migliori di tanta fuffa dell’ultima ora. E a più di settant’anni ci sono personaggi che hanno ancora da insegnare parecchio a tanti epigoni dell’ultimo minuto. Inutile fare nomi, a livello mondiale (non certo in qualche orticello o cortiletto) li conosciamo tutti.
      L’importante, inoltre, sarebbe poi avere rispetto dei gusti musicali altrui e di chi li esprime. Una cosa è dare certi giudizi sui contenuti musicali e sui musicisti, una cosa direttamente sugli interlocutori che esprimono i propri gusti. Non è che se non ti piacciono certi cascamorti “con i loro cuori infranti”, come diceva Finardi, hai la sensibilità di un “paracarro”. Se no si va di brutto in escalation e vien da rispondere che se ti piacciono certi lugubrissimi beccamorti hai la sensibilità di un ………. (omissis). E non va bene. Anche visto che un certo stile di relazione lo si è sempre cercato di mantenere.

  • Certo Pietro, poi posso anche innamorarmi dell’attualità di un affresco etrusco, e sicuramente sono un ignorante patentato che solo adesso si pone certi problemi, ma sicuramente c’è un collegamento fra una certa pittura, musica, poesia epocale, e molto si è scritto in proposito, lo so, ma forse non ho le chiavi di accesso.
    Perché ovviamente un’empatia mi può riverberare dal suoni di un tamburo pellerossa, e mi è facile capire il suo fascino, ma, dietro a scelte musicali più complesse mi chiedo il perché, e ciò è quel che più mi interessa, più del “mi piace e basta!” Perché se è vero che Mozart influenza processi vitali e riequilibra la mente profonda (non lo do per scontato, lo dicono, lo praticano, Lo trasmettono in stalla, nelle cantine di invecchiamento dei vini), ma dietro a queste balzane idee, che c’è?
    Intendiamoci, hanno trovato giustificazione in certe frequenze che si ripetono e bla, bla, bla. Ma la musica, arte primordiale, che misteri antropologici ci cela ancora? Cosa c’è dietro il Jazz? Perché non è caos ma armonia?
    Perché Pippo Pippo non lo sa? E la gente, mio zio l’Avvocato Tango, direttore del Banco di Napoli, lo comprava quel disco, e mica si vegognava nel negozio a chederlo, come accadrebbe a me.
    Va bene Ivano, quando parlo non si capisce…
    Va bene Marino, io mi faccio… e la gente fa la fame e muore di covid.
    Ma anche questo ha il suo spazio: perché?
    Ma soprattutto scusaci Anna, pensavi a rifessioni più leggere forse!

  • Cara Anna, non solo i duri la danno una sbirciatina al festival di Sanremo, come dici tu, anche se fanno spallucce (e nemmeno sanno che c’è un controfestival a Sanremo che da diversi anni premia la migliore canzone italiana), ma pensano che Sanremo fa schifo, anche se, con il dramma Covid per molti musicisti e cantautori italiani (che non hanno la pensione assicurata ogni mese e fanno la morale agli altri dicendo che “si può ignorare Sanremo” (ma se tu fossi musicista e hai bisogno di lavorare e t’invitano a Sanremo ci vai o no? Non ci vai solo se sei palancoso o di buona famiglia, o no?). Quante balle. Facile fare la morale con il portafoglio non magro. Sanremo non fa così schifo a Laura Pausini da poco premiata per un Golden Globe per il film “La vita davanti a se'” tratto dal romanzo del grande scrittore Romain Gary, pseudonimo di Roman Kacew che ha pubblicato il romanzo di cui è tratto il film citato con il nome di Emile Ajar che sarà quest’anno a Sanremo. Ma guarda un po’. Brava la Pausini, e merita molto il romanzo di Gary, scrittore che apprezzo, la cui vita è un romanzo di per se’.

    • Brava davvero Laura Pausini, cantante della mia adolescenza, quando vinse con “ la solitudine”. Chi se la dimentica? Da allora ha avuto una carriera costellata di successi in varie parti del mondo. Tra l’altro io e lei, con un anno di differenza, siamo quasi coscritte, per cui non posso che tifarla. Complimenti!

  • Grazie Ivano!
    Stupendo video, stupenda …..canzonetta!!!!

  • Io stasera mi son visto “La ragazza dall’orecchino di perla”. Stupendo film del 2003 di Peter Webber interpretato dal solito bravissimo Colin Firth (Johannes Vermeer) e Scarlett Johansson, Su RARO video di prime.
    E voi?

    • Francesco io ho sbrigato due cose del lavoro e poi sono andata a letto presto. Ultimamente è la mia routine 😅. Buona giornata 😊

  • Allora Anna davvero Sanremo ….nn esiste!!!!!
    Buona giornata a te.

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