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ANNA ZANIBELLI

Chi fa spia non è figlio di Maria

Non ho mai amato fare la spia. A scuola ero quella sonnacchiosa del terzo banco con la testa tra le nuvole, sempre intenta a fare ghirigori con la penna mentre, in classe, poteva anche scoppiare una guerra mondiale. Se qualcuno, ad esempio, tirava il cancellino imbrattandoci tutti e la prof chiedeva “chi è stato?” Io

Non ho mai amato fare la spia. A scuola ero quella sonnacchiosa del terzo banco con la testa tra le nuvole, sempre intenta a fare ghirigori con la penna mentre, in classe, poteva anche scoppiare una guerra mondiale. Se qualcuno, ad esempio, tirava il cancellino imbrattandoci tutti e la prof chiedeva “chi è stato?” Io tacevo. Sempre. Un po’ per spirito di gruppo, un po’ per la tendenza a farmi i fatti miei, la quale mi ha permesso di sopravvivere nella giungla umana fino a oggi.
Ma gli spioni ci sono, gente! E sono tra noi. Nella situazione drammatica in cui siamo stati e siamo tutt’ora, esistono gli spioni che denunciano le strutture che non fanno rispettare il distanziamento, la festa di compleanno del vicino con dieci invitati, l’amico che è uscito dalla regione per far visita ai parenti, il dirimpettaio che non rispetta il coprifuoco, chi si è vaccinato e chi no.
Questi pseudo agenti sotto copertura ricordano molto un paradossale scenario orwelliano. Qualcuno si è anche sbizzarrito in vendette personali, giusto per spezzare la monotonia della quarantena, giustificandosi con l’alibi sacrosanta della salute pubblica. Che preservarla va benissimo, senza però alimentare il sospetto e la diffidenza tra le persone.
James Bond e CSI sono ormai superati! Nell’era dell’alta tecnologia ogni scusa è buona per guardare in casa d’altri o spiare le faccende altrui. Anche nei social troviamo gli spioni. Su Facebook, ad esempio, questi non interagiscono mai. Non pubblicano un post se non raramente. Si limitano a spiare quelli altrui come le vecchiette del paese dietro le tendine delle finestre, che guardano chi va e chi viene e sanno sempre tutto di tutti.
Esiste la brutta categoria degli spioni sul posto di lavoro, pessime persone prive di etica secondo me. Senza contare le varie telecamere più o meno lecite ma comunque accessibili sotto le quali siamo sorvegliati tutti i giorni per strada, nei luoghi pubblici, nelle strutture sanitarie e persino nei luoghi di culto. Bazzecole per gli spioni professionisti. Ormai con l’informatica, gli smartphone, i droni, i satelliti, siamo tutti sotto controllo e c’è poco da stare allegri, altro che privacy!
Evidentemente qualcuno, sulla nostra privacy, ci campa. A livello mondiale non sapremo mai cosa si muove ai piani alti mentre maneggiano i nostri dati personali, ma nel nostro piccolo?
Sulla nostra privacy di paesello di provincia, ci campa sicuramente qualche Homo Insapiens nemmeno in grado di compensare il famoso “anello mancante” nella scala evolutiva della nostra specie. Per motivi che neanche Piero Angela puó sapere, questi individui si interessano ad avvenimenti che, normalmente, non interesserebbero a nessuno, spesso inventandosi di sana pianta fatti e misfatti. Perchè Tizia ha lasciato Caio che andava con Sempronia. O Perchè Sempronia era l’amica di Tizia che ha sposato Caio. Ecc.
Persino Giancarlo Magalli, esprimendosi nei confronti dell’ex compagno di classe Mario Draghi, afferma in un’intervista: “ Draghi era intelligente, simpatico, non era uno di quelli che faceva la spia al professore.”
Quindi, cari miei, come dice il famoso proverbio “ chi si fa i fatti suoi campa cent’anni “. E, con i tempi che corrono, credetemi, forse conviene farci un pensierino.

ANNA ZANIBELLI

17 Mar 2021 in Antropologia

14 commenti

Commenti

  • ….non è figlio di Maria/non è figlio di Gesù/quando muore va laggiù/va laggiù incatenato/e all’inferno va bruciato!
    O per lo meno, la cantilena mi è riaffiorata così!
    “Fare la spia” si trova su un crinale scivoloso tra l’opera socialmente meritoria e il tradimento spregevole. Dipende da “chi fa la spia a chi”!
    “Collaboratori di giustizia”/Vs “omertosi”, “delatori”/Vs “mi parli nò”!
    Si, il terreno è francamente (ops!) sdruciolevole assai e la casistica necessita di volta in volta di contestualizzazione!
    Oddio, c’è anche chi (nn pochi, in verità) sceglie la via delle ….tre scimmiette, o, al contrario, chi parla, parla, magari a vanvera, senza rifletterci su.
    La via della consapevolezza non è tanto frequentata, pochi sanno/vogliono percorrerla, e cmq ci sono anche quelli che, magari per ripicca prendono il coraggio a due mani e rispondono “….MI TE DISI PROPRI UN BEL NIENT! TE CAPII?!! FACCIA DE MERDA!!!

  • 😂😂😂fantastico! Si, in effetti ci possono essere diverse varianti, interpretazioni e contestualizzazioni, sono assolutamente d’accordo. Tutto puó variare da caso a caso e dipende sempre dal fine ultimo. Ma io scrivo un po’ in modo istintivo e stavolta mi è venuto così. Un abbraccio

    • Brava Anna. Hai ritmo, che per me è la cosa più importante, se già si frequenta decentemente la lingua che si scrive. Fregatene dei pareri altrui. Il mio incluso. Trovati uno che che tu giudichi bravo o brava a orecchio, e se ti strapazza o ti elogia, allora va bene. Questo sarà importante. Il resto no.
      Come si fa a non essere pettegoli in un piccolo centro come il nostro? Non essere un po’ spioni, oltre le telecamere, e il resto tecnologico che c’è oggi? Già, come si fa.
      È per questo che Montale che aveva casa in Via Bigli a Milano, viveva bene a Milano. Diceva che quando passeggiava (e non era ancora il grande poeta) non lo conosceva nessuno, e passeggiare così è un piacere. Lui diceva che gli piaceva Milano soprattutto per quello. Passeggiava tranquillo e sconosciuto. È rilassante, non devi dire “salve” a nessuno, per fortuna.
      Meno spioni, meno gente che ti vede trecentoventicinque volte su e giu’ per Via Mazzini, e crede di sapere cose di te.
      Bella la foto di Stanlio e Ollio. Segnalo un bellissimo piccolo museo dedicato a Stan Laurel (che era inglese mentre Hardy era americano) a Ulverston un paesone mercato della Cumbria, ultima regione del nord-ovest dell’Inghilterra prima della Scozia, dove mi sono sposato. Stan Laurel è nato lì, poi e’ emigrato da bambino, con la famiglia, negli Stati Uniti. Il museo è visitato dagli appassionati che arrivano da tutto il mondo. Credo che ci sia ancora. Erano i comici favoriti di mio padre e con lui ho visto molte volte “Oggi le comiche” che lo davano subito dopo la Messa delle dodici, la domenica, dopo la Messa dive facevo il chierichetto, alle Grazie. Ulverston è a pochi chilometri dal Lake District, molto turistico per gli inglesi.

  • Grazie Marino😊. Stanlio e Ollio io li adoro! Li stanno trasmettendo or ora su Rai Movie. Per chi volesse immergersi ancora nell’atmosfera nostalgica del bianco e nero.

    • strapazzo e elogio

  • Mi fai ricordare che un mio vicino ha proprio un drone con tanto di telecamera. Un giorno gli hochiesto “Ma che ci fai?”. “Sai, per controllare il tetto della casa” mi risponde. E io fra me e me h pensato “umh?”
    Pi invece ho scoperto invece che è proprio un appassionato di giochi sofisticati, la notte in cui è venuta la poliza su segnalazione della ciatat vecchietta dietro le tendine, che sentiva rumori come di furto con scasso: un trapano e poi dei colpi. Niente di simile: era lui che giocava con le macchinine telecomandate.
    Comunque in generale dico che uno sguardo in casa a vicenda è meglio darselo. In una villetta periferia Crema un vicino impiccione ha forse evitato un delitto, ma non perché avevea sentto qualcosa, ma per un anom,malo silenzio in casa di un’anziana signora: un noto malvivente che aveva già ucciso in passato si era introdotto, minacciandola con la pistola. Ricordate? Passa montagna, occhi di ghiaccio, il vezzo di roteare l’arma sull’indice… Lo presero infine alla frontiera est.
    Il problema sono le liti coniugali: come prevedere se possono degenerare?
    In generale poi il mio criterio lo sapete: se abbiamo poco da nascondere ci sarà meno da indagare!
    Case di vetro. Ed era un principio del veccho Seneca, mica una mia estrosità no privacy!

    Dimenticavo: brava Anna!

  • Tema dibattutissimo e causa di acerrime controversie, da secoli (come minimo).
    Di recente, le foltissime e molto differenziate rappresentanze dei due schieramenti contrapposti annoverano, da un lato, agenzie investigative, uffici marketing aziendali, unioni di cittadini “in prossimità” e “in vigilanza”, parecchie suocere, servizi statali di spionaggio, giornalisti d’assalto, innumerevoli ficcanaso, impiccioni, betònighe e perpetue; dall’altro, garanti, responsabili e portabandiera della privacy, mafiosi e camorristi e ‘ndranghetosi vari, evasori fiscali e relativi avvocati difensori, parecchi generi, servizi statali di controspionaggio, colpevoli ex art. 593 C.P., innumerevoli acquiescenti, complici, reticenti e omertosi. Avendo letto di recente “Basta!” di Lilli Gruber, “La vasca del Führer” di Serena Dandini e “Stai Zitta” di Michela Murgia, so di dover aggiungere che oltre a “suocere” va anche detto “suoceri” e che oltre a “generi” va pure detto “nuore”.
    Insomma, mi sembra di poter condividere il commento di Francesco, almeno da quanto mi pare di intendere da lui, se ho ben compreso. Quindi? Come spesso succede, direi “dipende”. Dipende da che cosa ci sarebbe da dire oppure no. Certo, poi esistono profili caratteriali, modelli attitudinali e propensioni comportamentali che portano a trovarsi più facilmente a dire o a non dire, a intervenire o a non intervenire.
    In certi paesi, se hai lo yacht e dichiari al fisco diecimila euro all’anno, qualcuno che manda due righe al fisco c’è spesso. In Italia lampeggiamo ai veicoli che arrivano in senso opposto quando abbiamo appena superato una postazione di carabinieri o poliziotti di pattuglia.
    Tutto sommato, a mio parere, resta in fondo molto importante soprattutto lo specifico contesto in cui si sceglie di agire oppure no.

    • “In Italia lampeggiamo ai veicoli che arrivano in senso opposto quando abbiamo appena superato una postazione di carabinieri o poliziotti di pattuglia” mi è piaciuta, e la dice tutta: primo nemico la legalità.

  • Come in tutte le cose serve l’uso del buonsenso che determina il fatto di agire oppure no. E, detto fra noi, qualche volta ho fatto i lampeggianti anche io 😉😅

    • Cara Anna, nonostante le barzellette che girano sui carabinieri, come quella della doppia striscia verticale sui pantaloni, alla Adidas, altrimenti li indossano al contrario ; ma non posso che ringraziare i carabinieri, la polizia, che si prendevano le sassate dai sessantottini ricchi di famiglia, dai fascisti e dai maoisti.
      Con la mia Fiat 127 beige comperata usata, una mattina che correvo sulla Crema-Treviglio, all’altezza di Casaletto Vaprio i carabinieri mi intimarono lo stop. Ero in ritardo, la mia compagna che arrivata da Padova in treno, mi aspettava alla stazione di Treviglio, e avevo certo superato i limiti di velocità, e di finanze contavo gli spiccioli. Mi scusai, e dissi loro che meritavo la multa, e spiegai, raccontai che ero in ritardo, insomma: i due carabinieri dopo avermi ascoltato in silenzio, mi restituirono i documenti e mi dissero di andare via, però piano, senza correre con l’auto. Non finì lì. La Fiat 127 non voleva partire, e i due carabinieri mi aiutarono spingendo l’auto. Sembra una farsa, una balla, ma non lo è. È da allora che sono dalla parte dei carabinieri, più che dei maoisti che dicevano che la Cina è vicina (ora è vicina, non allora). Quindi non lampeggio, preferisco i carabinieri agli automobilisti.

  • Come non ricordare Pasolini. E a quei tempi era davvero controcorrente. Adesso, nei miti contemporanei certe distinzioni non esistono più. Non si combattono più i sanbabilini e i pariolini. Adesso l’obiettivo é diventare uguali tutti, gli influencer insegnano.

  • Gli influencer, non gli scienziati, non gli intellettuali, non i politici. Reclutati loro per convincere i giovani a vaccinarsi.

  • Prendo spunto dallo scambio di commenti con Francesco su De André per segnalare, a proposito di spioni oppure di mafiosi, uno dei tanti esempi nei quali, in opposizione a chi “fa la spia e non è figlio di Maria”, viene lodato (direttamente o indirettamente) chi si comporta in modo omertoso. Proprio De André lo fa in modo evidente, con il testo della sua canzone “Il Pescatore” (con musica di Zauli e Reverberi), composta nel 1970 e poi inserita in un singolo del 1978 a 45 giri, con successivo nuovo arrangiamento della PFM nel 1979.
    Molti ricorderanno la vicenda narrata. E qualcuno ricorderà il palpito emozionale positivo provato allora verso il Pescatore, che non risponde alla domanda postagli e sembra sorridere appisolato.
    Una canzone celebrativa non solo della omertosità più palese ma di un complessivo modello attitudinale e comportamentale, in quel tempo molto in voga in certi ambienti politici e culturali di sinistra. Ma riprenderò questo aspetto in un commento successivo.
    Vediamo la storia. Un delinquente è braccato dalle forze dell’ordine. Non è un ladruncolo, è un assassino. Per cui, niente scuse dickensiane sul solito povero affamato che ruba la mela. Un assassino, uno che ammazza e vuole gabbare la legge, la giustizia e la società. Chiede pane e vino al Pescatore. Non acqua per dissetarsi, vino. Il Pescatore lo rifocilla, mentre è chiaro a tutti i commossi ascoltatori che l’acchiappaspigole è ben consapevole di mescere a un criminale. Cin cin. Poi l’assassino se ne va. Arrivano due gendarmi. Che ovviamente hanno le armi, non solo per la rima. Sono a cavallo, quindi o siamo al parco Sempione o la faccenda si svolge prima della motorizzazione della forza pubblica. Il farabutto deve essere verosimilmente passato di lì e i due gendarmi chiedono al Pescatore se ha visto niente. E lui fa quello che fanno quelli che commettono una mezza dozzina di reati, a partire dal favoreggiamento ex art. 378 C.P., quando vogliono coprire un delinquente che ha commesso un crimine, per di più in questo caso gravissimo. Mente. Perché si può mentire affermando od omettendo, dicendo o tacendo. Quindi il Pescatore diventa pure lui un criminale da mettere subito al gabbio. Però si capisce che la farà franca anche lui, come quell’altro manigoldo. Sonnecchia, sorride, li ha presi per i fondelli. Proprio furbo.
    Bene, ecco l’eroe celebrato da De André. Ed ecco l’esempio di uno che “non fa la spia” e quindi “è figlio di Maria”. Chissà la Madonna che cosa ne pensa, di figli simili.

  • De André la pensava politicamente in un certo modo e su questo direi che c’è poco da aggiungere.
    Però, rispetto agli altri cantautori della cosiddetta scuola genovese, non provocava lo spleen sonnambulico da letargismo catatonico e catalessico delle canzoni di Paoli, Lauzi, Tenco & C., perché i suoi testi avevano un certo brio e anche una ritmicità e una tonicità tali da mantenere gli ascoltatori, contrariamente a quegli altri casi, in uno stato di veglia. Inoltre, i suoi testi erano a volte in rima e ciò ne favoriva la giusta orecchiabilità, una buona gradevolezza e una “presa” maggiore sul pubblico.
    Ovviamente, era un cantautore ideologicamente posizionato, come ben sappiamo. Ecco perché ne “Il Pescatore” l’assassino sembra evocare una figura probabilmente perseguitata da un “sistema”, da un “potere” cattivo. Magari era un piccolo Robin Hood, un piccolo Zorro, chissà, forse era un assassino giustiziere di re, di potenti e di borghesi, forse era Gaetano Bresci prima che lo beccassero. E il Pescatore? Attenzione, il richiamo evangelico è palese. Il Pescatore Caritatevole e Perdonatore. Soprattutto, dalla parte degli “ultimi”, contro i “primi”. Il pane e il vino, poi, confermano l’adombrato catto-sinistrismo dell’acchiappasogliole. Naturalmente, i gendarmi sono i cattivi, i biechi scherani dei poteri costituiti. Arrivano con le armi. Orrore. Le armi puntate contro il figlio del popolo. Magari li manda Bava Beccaris. E arrivano in sella, a cavallo. Altro tòpos delle narrazioni proletariste. L’equitazione, il cavallo, l’idea di un mondo di privilegi, sopraffazione, come nel film Novecento sull’argine o alle cariche nei moti in Lunigiana. Per questo l’omertà connivente del Pescatore è un valore, una buona cosa, la scelta giusta. Non è “contro” la giustizia. Anzi. Il capitalismo e la borghesia si abbattono anche facendo scappare gli assassini dai gendarmi servi del potere. Forse erano gendarmi fascisti.
    Questa era, in buona parte, l’Italia musicale e giovanile del 1970, che noi nati nei Cinquanta abbiamo conosciuto. Infatti, la canzone fu un successone. Anche se istigava alla connivenza, all’omertosità e alla mafiosità. A fin di bene, certo. In favore del popolo.
    Ben diversa la bellissima locomotiva di Francesco Guccini. Lanciata a bomba contro l’ingiustizia. Lì, nessuna omertà. Tra l’altro, una storia di verità.

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